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217. Ah…

12 Nov

… e vaffanculo a Mario Bianco, naturalmente.

75. A proposito di troll.

5 Mar

Jeri pomeriggio sono andato, com’è ormai tradizione, alla Mondadori, dove ho leggiucchiato un libro, questo, di Ciro Ascione, classe 1968, napolitano, insegnante (storico del cinema, massmediologo) e ‘inguajatore’ di Internet. La casa editrice in cui è pubblicato è un’editrice giovane e moderna di Milano e si chiama, come si vede seguendo il link, “neon”, e infatti ha titoli e scritte messi su bandine fluorescenti, rosa shocking verdi arancioni, che sono un vero cazzotto nell’occhio; la collana è diretta da Aldo Nove. Il libro, che è scritto benissimo (tant’è vero che l’ho letto più perché è ben scritto che in quanto realmente interessato a quello che vi si diceva — anche se è tutt’altro che privo di interesse, soprattutto al momento per me), da una parte si limita a dare semplici ricette su come diventare un perfetto troll, dall’altra espone in modo letterariamente consapevole e scaltrito i momenti più divertenti di un’esperienza (siamo intorno al 2000) che non può più essere tanto facilmente ripetuta a causa del fatto che l’habitat naturale del troll, cioè i NewsGroups (o NG) sono attualmente assai in declino.

Codesta esperienza è poi quella maturata nell’andare a rompere la gloria su svariati di questi NG coi più svariati pretesti, come — traggo gli esempj dal libro stesso — fingere di essere dell’associazione cattolico-intransigente “San Carlo Borromeo” di Afragola e catapultarsi nel gruppo di discussione dei fan di Stephen King, cominciando a deprecare che la ragazzina di It la dia a tutti gli sfigati del suo gruppo, fornendo un esempio negativo alle adolescenti che leggessero il libro; fingere di essere di un’associazione di militari omosessuali, e insistere presso il NG dei bersaglieri che il gen. Lamarmora non solo tollerava gli episodj omoerotici tra le sue file, ma anche li incoraggiava (il caratteristico pennacchio sarebbe stato ispirato al costume di un famoso travestito di café-chantant, sostenevano i fantomatici attivisti; e lo stesso caratteristico grido del mattino deriverebbe dalla necessità fisiologica di liberare la trachea dai residui di una fellatio; &c.); parimente omosessuali i neofascisti che un giorno contattarono i rappresentanti di uno sparutissimo partito fascista (registrato proprio come “partito fascista”, l’unico in Italia, they boasted), invitandoli ad un convegno su omosessualità e fascismo, e approfittandone per una serie di proclami a sfondo razzista contro le prostitute nigeriane, “che portano via il lavoro alle nostre madri, sorelle, spose”; &c. Suscitando, in quest’ultimo caso, com’è comprensibile dati i tipi, un vespajo tremendo, con le più truculente minacce — in modo abbastanza simile finì quando Ascione (che come nome di battaglia aveva “Kuros”)  fornì delle false tracce per la maturità, comprendenti anche un ‘inedito pascoliano’ la cui falsità era marchiana, addirittura esibita, ma produsse ugualmente una serie di palloccolose analisi (riportata quella, particolarmente elegante, di un bravo diciassettenne; ma non ho capìto se ci fosse o ci facesse [e comunque non ha importanza]), finendo addirittura sul giornale, dove un pubblicista tentò un primo inquadramento critico. Non solo la poesia non assomigliava a qualcosa di Pascoli più che le rime del signor Bonaventura, ma era veramente orripilante; eppure i ragazzi (come nota l’Ascione), abituati a ritenere la prova d’italiano in particolare come il primo esercizio di paraculaggine della vita, non fiatarono fino a dopo la maturità. Da ricordare anche la sedicente giornalista che contattò una lista di nerd, sottoponendo agli occhialuti frequentatori un questionario altamente provocatorio, a cui un vero luminare rispose privatamente, vantandosi candidamente degli alti esiti accademico-professionali che gli aveva fruttato l’esser stato, a tempo suo, un nerd, citando titoli e lavori in corso. L’Ascione riporta le mail scambiate tra la “giornalista”, sempre più impertinente, e il professore, che aveva chiuso l’intervista con una serie di risposte zeppe di refusi e di sconciature morfo-sintattiche, tanto era stravolto dalla rabbia — dovesse prendere il Nobel, commenta l’Ascione, venderò queste mail a peso d’oro.

Naturalmente non c’è da aspettarsi che il simpatico troll faccia mai qualcosa di così meschino; almeno dando fede all’aura gentilmente cavalleresca che aleggia intorno alle sue imprese, e che sola le rende non solamente tollerabili, ma anche piacevoli, & gioconde, come non può dirsi delle imprese, squallide volgari ributtanti, di tanti scherzi di natura circolanti in Rete.

In effetti l’Ascione insegna regole che servono ad essere cattivi con successo, e dice esplicitamente, in esordio, che non vuole offrire nessunissima pezza giustificativa d’ordine ideologico, come avveniva con gli ex-Luther Blissett, da cui poi, mutatis mutandis, nacquero quei campioni d’incassi che si sono radunati sotto il non-pseudonimo mandarino di Wu Ming, ma che vuole soltanto offrire qualche spunto valido a chi ha semplicemente voglia di divertirsi prendendo per i fondelli gli altri, godendo — dice esplicitamente anche questo — delle sofferenze altrui. Ciò che presuppone una dinamica fissa, sia nel comportamento del troll (così chiamato, dice Ascione, proprio dal mitologico personaggio, bozzuto e dispettoso), sia, comportamentisticamente, nelle reazioni delle vittime di turno.

Il troll dev’essere impassibile, e deve anche avere gusto e una certa ricercatezza nel conio d’insulti (sono controindicati epiteti come “figlj di troja”, per esempio, che denotano mancanza di fantasia, sì, ma soprattutto basso livello culturale, e perciostesso una debolezza che difficilmente si perdona a un troll), deve digitare con cura i suoi messaggj, senza lasciarsi sfuggire errori morfosintattici o di altro tipo. Deve evitare in tutti i modi di apparire quello che è la vittima a dover essere (nervoso irascibile suscettibile); insomma, non può mai consentirsi il lusso di perdere il controllo. Una vera e propria macchina per rompere i coglioni, diciamo.

Soprattutto in tale sua programmaticità il troll appare qualcosa di altamente immorale. Almeno in generale; anche se, guardando allo specifico, non appare tanto immorale “inguajare” un gruppuscolo di fascisti, un manipolo di militari impiumacchiati, un’accozzaglia d’inutili ciancioni. Perché, se è vero che tutto quello che è discussione in Rete ha fornito troppo facilmente e troppo spesso spunto per giochini provocatorj come quelli dei troll, è altrettanto vero che invece di un luogo di serio scambio di informazioni, di fatti, è stato sfruttato, ed è, diffusamente e intensivamente, come una vetrina per perdigiorno, un luogo in cui discutere di un argomento, anche — paradossalmente — quando questo è ben posseduto, è troppo spesso un pretesto, non solo e non sempre per fare conoscenza (magari fosse pretesto per qualcosa del genere, sarebbe un interesse materiale, e perciostesso fondato), quanto per aprir bocca e tirar fiato, per digitare qualunque cosa, pur di esserci, in un modo o nell’altro, pur di projettare una qualunque immagine di sé verso un esterno qualunque; comportamento che è stato variamente, quanto in fondo consolatoriamente, in modo più o meno patologizzante tassato (anche se soprattutto questo si è detto dei blog) come vanità, mania di protagonismo, esibizionismo, e in realtà rimane molto di qua dall’essere qualcosa di tanto imponente, essendo nella stragrande maggioranza dei casi un modo, molto semplicemente, per non crepare di noja, come attacare bottone al bar, o scambiare due battute di volo in ascensore, o rompersi i minchioni in qualunque altro modo più o meno tradizionale. Si aggiunge a tutto questo un altro fattore (e posso dire, in questo caso, che riguarda molti, forse tutti, ma assolutamente non me), e cioè il timore di annojare; la tema del tedio è un altro discorso, che meriterebbe una trattazione a parte. Mi limito a dire, in questo caso, che non ho mai, mai capìto per quale motivo un blog, un sito, una mailing list, un forum non dovrebbero annojare. E’ chiaro, uno non può farsi un debito d’onore di fracassare i marroni a chiunque passi, ma non è pensabile essere divertenti e consistenti nel 100% dei casi.

Il motivo per cui l’Ascione non è andato avanti fino ad ora a trolleggiare dipende dai motivi da lui stesso esposti, ossia dallo stato preagonico o agonico in cui ormai versano i NG, ma anche da una certa comprensibile stanchezza personale. Per quanto, volendo, mi pare di poter cogliere anche un ulteriore motivo, non detto dall’Ascione ma forse altrettanto valido: e cioè il risultato di una certa formazione diffusa, per cui anche quelli che sono arrivati dopo i momenti più “caldi” della Rete, avendo e non avendo imparato dagli errori, dalle goffaggini, ma soprattutto dalle ingenuità altrui, oggi non si prestano più in maniera così marchiana allo spietato sfottò di “Kuros” e dei suoi umorosi colleghi; esattamente come non càpita più di trovarsi di fronte (a parte forse quello del sottoscritto) di fronte a blog come quello, di cui già parlai secondo alcuni troppo diffusamente, di Sonia Cassiani, oggi presumibilmente un modello improponibile, anche in negativo. La Rete è piena di blog, anche italiani, assolutamente inutili, sciocchi e vuoti, ma non ce ne sono probabilmente più di così genuinamente e vistosamente brutti, in cui la buonafede dei volenterosi compilatori faceva sì che si ammassassero perle di saggezza e cafonate tremende, delirj spaventevoli e cosine tutto sommato più che decenti. Probabilmente anche grazie ai troll tutto, in Rete, si è accostumato ad un’aurea medietà. Non ci sono più cose da far accapponare la pelle, ma non c’è nemmeno più, in fondo, qualcosa da leggere con interesse. Per avere, finalmente, una di quelle oasi miracolose, a cui aggrapparsi con le unghie dei piedi e a cui appendersi colla pelle dei denti, che è un NG di imbecilli totalmente incompetenti, o il blog di un cretino integrale, bisognerebbe inventarli di pianta, cioè fare un vero e proprio falso. Quello che è venuto a mancare, con la bruttezza più eclatante, è la già citata buona fede. Una vittima capace di reale sofferenza è un corrispondente, un forumista, un blogger che crede veramente in quello che scrive. Attualmente, forse, prevale un generico blasé, un modo piuttosto obliquo ed impersonale di trattare qualunque argomento — e trattare questo o quell’argomento sembra avere molta meno importanza del non farsi cogliere in flagrante delictu con il congiuntivitico sbaliato in punta di penna, o il refuso facile, o la citazione sbilenca. Difficilmente, anche come lettori, ci si può far coinvolgere da blog, forum, mailing lists, NG frequentati da persone timorose di sbagliare.

Concludo dicendo, anzi ripetendo, che il libro dell’Ascione è scritto veramente benissimo. Adoro le sue similitudini, hanno qualcosa di barocco. Una in particolare, per dare l’idea dell’inopportunità, è invitare un branco di cornuti a una rappresentazione di Tristano e Isotta.

[Un’altra particolarità a livello di lingua è una scelta lessicale particolare, che è un po’ un cultismo e un po’ no, e non riesco a ricostruirne la genealogia (data la mia sfolgorante ignoranza non poteva essere altrimenti): ricorre molto spesso l’agg. farlocco, che piaceva tanto a Francesco Fulvio Frugoni, e che io stesso ho impiegato in un sonetto. E’ in origine espressione dialettale, piuttosto lombarda credo, utilizzata proprio a partire dal ‘600 in contesti non-dialettali e anzi iperletterarj. Da dove la tira fuori il napolitano Ascione (e pure l’artifiziale l’ha utilizzata, ricordo, almeno in un caso)? E’ Gadda (di cui non ricordo nulla) che la usa, per caso?]