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529. Strano tipo di deficiente.

30 Mar

Prendo quest'immagine da marcotravaglio; da essa si nota come la straordinaria rassomiglianza tra Jean-Claude e il più pirla dei presidenti di regione non sia stata rilevata solo dal sottoscritto.

L’altrojeri d’andare a votare mi uscì di mente, mentre jeri non m’entrò nemmeno. Poi, jersera, ho accompagnato il solito amico a casa, piuttosto sul presto, e nonostante il proponimento di staccare presto, ché doveva dormire, mi sono trattenuto più a lungo del previsto per seguire i risultati elettorali. E, nonostante in teoria non me ne dovrebbe fregare niente, è andata a finire che mi sono trattenuto fino alle 2.20, perché ci premevano – a lui che aveva votato e a me che non avevo votato – i risultati del Piemonte. Anche se, a ben pensarci, non so che differenza possano fare – non dico per lui, dico per me.

Manco a farlo apposta, i risultati del Piemonte sono arrivati praticamente per ultimi – per sapere qualcosa di utile su chi aveva vinto – dato che tra il presidente uscente e lo sfidante c’era pochissimo margine, e pochissimo è rimasto fino all’ultimo.

E’ una cosa incredibile la quantità di banalità e di frasi ad effetto che sono in grado di strapparmi le trasmissioni di politica. Come niente mi ritrovo a dire Un tempo il popolo poteva trovarsi a sostenere un politico terrificante, vedi Mussolini; poi c’è stata una specie di ex-aequo tra l’atrocità del politico e la sordidezza del popolo (Andreotti, Craxi); al momento attuale fanno spavento solo gli elettori. E anche: I partiti di destra non sono partiti né movimenti, perché non servono a fare politica, ma a distruggerla, a vantaggio di una plebe, soprattutto quella arricchita, che ha bisogno di capidiminchia per continuare a fare i suoi verri comodi senza papà che ti guarda e ti dica si fa e non si fa. &c. Tutte cazzate, ovviamente, come quelle barzellette che si sentono raccontare nei sogni, che nel mondo dei sogni fanno ridere, e in quello della veglia sono totalmente insensate.

Ma qualunque trasmissione televisiva per me è piuttosto istruttiva: sono parecchj anni che non ne vedo regolarmente, e se non posso esattamente dire che tramite il televisore dell’amico posso tenermi a giorno delle novità – effettivamente sono ancòra tutti lì, come venti-trent’anni fa -, posso almeno farmi un’idea di quello che sono diventati nel frattempo.

Abbiamo visto un pezzo della trasmissione di Fede, che era ovviamente di rara inutilità, poi Porta a Porta, indi Mannoni sul 3.

Impressioni sparse (chiedo venia per le ingenuità):

1. Ombretta Colli mostra il suo essere destrorsa con i capelli violetto e le labbra a gommone. Ma le è rimasta una certa patina pensosa, evidentemente mutuata dalla retorica mimica delle fricchettone anni Settanta. L’effetto è francamente lacerante.

2. Bossi è veramente rincoglionito. Mi spiego: Dal momento che è ancòra dov’era tre o quattro lustri fa, supponevo che l’ictus lo avesse colpito, magari invalidandolo, ma lasciandogli integri quei quattro o cinque nidi di mosche che custodiva nella scatola cranica. E invece no, non solo ha la bocca storta da una parte, i movimenti inceppati, la dizione impastata (si sbavava addosso anche prima), ma anche i concetti faticano tanto a formarsi quanto a giungere all’espressione. Il fatto che l’abbiano conservato in quel posto è la dimostrazione della mera funzione di figurante che ha sempre avuto.

3. Straordinaria Rosi Bindi nel dare addosso a quel sordido leccaculo. L’amico mi ha fatto notare la rispondenza fonica “Bindi / Bondi”, e di ciò lo ringrazio – come Tom e Jerry, un po’. E splendida l’uscita di quel politico seduto accanto alla Bindi, che ha suonato: “Ecco, e adesso torna a cuccia a palazzo Grazioli”, che è la tana di Berlusconi nella città eterna. Motivo per cui Bondi si è anche alzato, agitatissimo, come se volesse lanciarsi addosso al malcauto, ma si vedeva che non ci ha le ppalle, e ha del tutto inutilmente chiesto se il tutto era stato registrato – certo che è stato registrato, coglione, è una trasmissione televisiva.

4. Ho trovato fastidioso il piddino con gli occhj a palla, che si è mostrato troppo ottimista circa il fatto che la Bresso avrebbe vinto (che abbia portato jetta?) e che il PD fosse il primo partito italiano. S’è dovuto rimangiare tutto un pajo d’ore più tardi, non è stato un piacere.

5. Grillo, col suo movimento delle 5 stelle, avanza; e hanno espresso preoccupazione (anche Ombretta Colli, molto col tono di quella che ci ha ragione) contestando le modalità di espressione, sintetizzo, di Grillo, e la sua politica urlata. Penoso Fede che ha ostentato di non sapere nemmeno chi fosse – perché fanno i nobiluomini, che sono ladri di cavalli e mignotte?

6. Grillo (e 2) potrebbe aver qua e là rubato voti al Centrosinistra, è vero; ma è assolutamente falso per il Piemonte (dov’era rappresentato da un Davide Bono), perché è stato votatissimo specialmente in ValSusa, più del 33%, perché ha cavalcato molto il noTAV. La Bresso stessa ha detto, appena è apparsa, che c’è stato un drenaggio di voti da parte dei grillini, segno che ci crede, suppongo; e invece non è così, perché in ValSusa la odiano in quanto filoTAV, e non l’avrebbero mai votata. La Lega avrebbe forse potuto avvantaggiarsi di parte di quei voti – sarebbe stato più plausibile per la Lega, sono convinto, nella sua schifosa, attaccaticcia territorialità avrebbe potuto cavalcare anche questa causa.

7. La Lega è un partito essenzialmente antitaliano, vale a dire che è espressione conscia di una mancanza totale di senso civile (“Io ho fatto i soldi, io me li tengo”), ma, inconsciamente, ed è ovvio che questa sia la cosa che più conta, è espressione di una clamorosa alienazione di una fetta di piccola-media borghesia industriale, che poi può essere favolosamente ricca ma sempre cerebroadesoaterra rimane. Il fatto che sia così cresciuta, nonostante l’inettitudine paurosa dei sindaci leghisti (ah, Montecchio Vicentino), nonostante l’improponibilità dei suoi candidati, nonostante il fatto che Bossi sia rincoglionito tutto, fa capire come la gente voti per non essere intralciata dalla politica, non per essere ben governata. I prossimi anni saranno sempre più interessanti. 

La cosa che ovviamente, e l’ho detto, premeva più di sapere era come fosse andata a finire in Piemonte. Dove ha vinto, non stravincendo, Roberto Cota, quello strano figuro, contro Mercedes Bresso. Mercedes Bresso è l’unica presidente uscente e trombata che si sia commossa, e che abbia rilasciato affermazioni risentite, tra cui l’anticipo che avrebbe chiesto un nuovo conteggio delle schede, per via del voto disgiunto, che potrebbe &c. – ma me ne fregasse qualcosa. Ha detto, e questo preme di più, e l’ha detto prima di dire che vuole che le schede siano ricontrollate, che ha vinto – dunque sapeva, al momento, di aver perso – una politica urlata, contro il buon governo. E ha anche pianto un po’ – ma non come la coattona Polverini, che è pure simpatica, ammazza, con la mamma fuori campo e nessuno osi mai più contrastare la volontà po-po-la-re! -, ed è trasparsa molta amarezza, una rabbia fredda.

Dico che a perdere contro Roberto Cota chiunque se la sarebbe presa, ovviamente. Ma anche se la Bresso ce l’avesse fatta – cosa che mi auguravo, perché in verità nulla dovrebbe cambiare, ma non si sa mai che cosa possano combinare quei pezzi [e sono disposto a dimenticare anche le panchine sparite da piazza s. Carlo] – ce l’avrebbe fatta per pochi voti, e nulla avrebbe tolto che Cota ne aveva presi veramente troppi. Il quale Cota ha poi strafatto, prendendo oltre il 60% a Cuneo, per esempio, città medaglia d’oro della Resistenza, e attestandosi nettamente il primo in tutto il Piemonte, eccettuata la civile Torino.

Cota è un personaggio strano: ha 41 anni e una laurea, ma un’età mentale di molto inferiore. Non è affatto un oratore brillante – non nel senso che sia pieno di contenuti e niente forma: è perennemente in difficoltà, nei dibattiti alza una vocetta stridula, che sembra quella dello sfigato della classe di nuovo beccato senz’aver fatto il còmpito. Ha pianto anche lui, ma dall’incredulità, ha promesso di fare il bagno in una fontana; viene da Novara, dove la Lega è da sempre forte, e per lui questa è una conquista (da Novara a Torino, prego notare). Ha un sacco di idee da realizzare, maledetto a lui – naturalmente non sono le sue, ma del movimento del rincoglionito.

Quando la Bresso ha fatto presente la sua intenzione di ricorrere, ha reagito come sempre: istericamente. “La Bresso non cambia mai”, ha strillacchiato, affranto, e ha rilanciato, copiando, che sono LORO, semmai, ad aver subìto  un furto di voti – il tutto tra strani strizzamenti di faccia, scoprendo i dentoni in una specie di sorriso da canide, strabuzzando gli occhj, richiamando all’ordine con lunghi guaiti da vecchia zia. Era incredulo della vittoria, povero novarese, ma è basta una moderata rimostranza della Bresso per far saltare fuori tutto il suo furor regni da intossicato aziendale – ed è uno che soffre tremendamente lo stress, è uno spettacolo pauroso, e forse è questo che fa tenerezza -, il suo noi noi noi, io io io.

Se questi sono uomini di paglia, ed è ovvio che sia così, la camorra che ci sta dietro, che li vota e li rende appetibili anche a quella parte di elettorato (cioè di umanità) che vive di speranza e di voria ma non poso, dev’essere ben compatta. E questo (ma c’è bisogno di dirlo?) già rende meno divertente anche una macchietta come Cota.