Tag Archives: segnalazioni

480. Due cose.

15 Nov

Metto tra i file l’Ode, nella bella veste grafica che Francesco Marotta aveva confezionato per rebstein; tenendo conto che si tratta di una versione a cui mancano 5 stanze. Ma dato che è già molto che qualcuno se ne legga anche solo dieci, della prima o seconda versione non conta, suppongo che non faccia molta differenza. Grazie ancòra a Francesco per l’indefettibile cura prestata a una mia cosa.

Altra cosa, che mi è nota sia in via diretta sia grazie a segnalazioni di terzi, qualche spiritosone – che non so chi sia, anche se ho sospettato, forse ingiustamente, di Dario Borso; ma poteva anche essere “giggino”, per quel che ne so (e non ne so nulla di sostanziale) – ha lasciato, o va lasciando messaggj a mio nome, limitandosi a fare quello che quasi sempre faccio anch’io, ossia mettendo l’url del presente umile blog nella stringa dei commenti e lanciando l’intervento.

Un commento presuntamente mio è apparso sul blog di azu, io stesso ne ho ricevuto, come ho detto, un buon numero, e Marotta mi ha detto di averne dovuti cancellare cinque o sei (ed erano pure osceni, quasi che il sottoscritto già non s’impegnasse a dare il peggio di sé!), e non so dov’altro ne siano apparsi.

Portiamo pazienza, unica arma alla lunga efficace contro questi maligni infelici persecutori. Sui blog di splinder i miei messaggj appariranno sempre con la dicitura estesa che vien fuori quando ci si logga, su wordpress sono sempre loggato e non dovrebbero esserci problemi.

479. Metto il filtro ai commenti.

15 Nov

Dario Boro, che questa notte non deve aver dormito un minuto, mi ha riempito il blog di spam (con numerosi commenti persino a nome mio; chissà che non fosse lui il finto anfiosso apparso da azu). Finché non si stanca devo filtrare i commenti, & me ne dolgo per l’eventuale disagio arrecato.

477. Precisazione.

13 Nov

Ero convintissimo di aver postato su nazioneindiana, nella fattispecie qui, una risposta di rassicurazione al sig. Carrino, che s’era offeso per essere stato incluso nel tag “recchie” del mio blogroll. Non credo affatto che esso commento sia stato censurato, perché non conteneva – anzi – nulla in sé d’offensivo; ma qualunque sia il motivo, adesso non risulta in nessun modo quello che ho ritenuto di dover fare e dire di aver fatto in séguito alla lamentela di esso sig. Carrino.

Ho naturalmente tolto il suo link dal blogroll, nel quale, può starne certo, non sarà mai più reinserito, sotto alcuna categoria; ho messo i suoi commenti tra gl’indesiderati, in modo tale che non ci siano mai più occasioni di screzio, malinteso od offesa; e ho ritirato la mia già espressa intenzione di léggere almeno uno dei due libri che ha fatto correre in sulle stampe: non leggerò, mai, né l’uno né l’altro.

In questo modo spero di aver reso la pace al sig. Carrino, ci sia stato o no equivoco tra noi.

Mi limito a precisare, anche, che la mia notazione circa la sinforosità del poco che l’estensore dell’articolo di NI ha fatto intravedere – a me che non l’ho letto, né mai lo leggerò – del primo libro di esso sig. Carrino, non poteva comportare alcun’offesa nei confronti dell’autore, com’è nelle parole stesse. Tuttavia l’autore ha detto di esser “passato sopra allegramente”, quasi prova di stoicismo, sul mio “sinforoso” (che ha peraltro vòlto al femminile, enfatizzando l’uscita di genere sbagliato: sinforosA; e che c’entra, di grazia?).

Solo questo è sufficiente a farmi serenamente chiudere sin d’ora i rapporti e col sig. Carrino, nei confronti del cui “lavoro” non potrei mai indurmi ad avere il “rispetto” che con tanta jattanza pretende da me, e con quello che il sig. Carrino scrive o fa.

Ci sarebbe molto da dire e da ridire sul vizio antico degli autori che si gettano a scrivere e, peggio, a pubblicare prima di aver imparato a léggere, quantomeno, o servirsi d’un dizionario, ma per il sig. Carrino & seguaci sarebbe veramente troppo. Mi limito, nella fattispecie, a notare che se un disguido può avvenire, tra me e il sig. Carrino, per quest’assurda causa, chissà nel futuro quanti e quali e chenti altri equivoci non si produrrebbero.

Mando pertanto con la massima serenità a quel paese il sig. Carrino, con tutto il suo “lavoro”.

445. Sì, mi chiamano Tibbì.

9 Nov

Ce l’ho finalmente fatta a postare tutto il trattatello del Colletet sul Sonetto, & sono contento.

Oltre a ciò, ho trascorso il mio tempo a gemere e lamentarmi per la morte propinqua, e mi sono fatto continuamente pere di antibiotico; fino a jeri che, approfittando di alcuni sballamenti nella successione dei bucamenti, e dell’assicurazione del bugiardino che un essere umano abbastanza normale tollera fino a 3 g di sterminabatterj al dì senza morire, mi sono fatto pere 3 di antibiotico, stufo di quelle due-tre ore di febbriciattola fetente che mi funestavano tutti i pomeriggj; ne risulta che sono al momento del tutto sfebbrato, e nonostante sia distrutto dalla diarrea, sudi freddo e barcolli, l’allontanarsi della pestilenza che mi sembra implicitare il calo definitivo della febbre mi galvanizza & ringalluzzisce. Ho ancòra due delle schifose fialette, che intendo sbattermi in intramuscolo seguendo le indicazioni affinché la situazione sia più stabile, e il Male si allontani vieppiù, consentendomi di dimostrare con qualche festeggiamento straordinario & ciucca solenne questo mio morboso e ributtante attaccamento a questa vita di merda.

Pare comunque ormai assodato che sono un vigliacco di primissima categoria: non ho nessuna intenzione di morire. Dopo tutto quello che mi è successo, & abbenché sia, io, una trascurabile e riprovevole figura di barbone e mantenuto; privo di qualunque siasi prospettiva, un demotivato, uno spostato e, d’ufficio se non per vizj (magari!), un debouché.

Seguirà in brevi termini il Trattatello dello stesso Colletet sull’epigramma, altra cosa che poteva benissimo non essere fatta, ma che egualmente ho fatto, & che fa pandàn con i 24 capitoletti pur mo postati.

Dovesse ripigliarmi il Male sarete, tutti, debitamente e puntualmente informati.

Vado a bucarmi.

407. Jeri scrivevo (e dimenticavo di postare)

29 Ott

Sospettavo la tbc, mentre il dottore, che finalmente ho consultato oggi, sospetta la suina. Ma è ancóra prematuro stabilirlo: devo prima prendere due medicine, che sono il nimesulide e il ciproxin, che mi permettano di buttar giù la febbre e farmi passare i dolori alle ossa. Ho dolori a tutte le ossa, ciò che mi consente di dire che sì, è vero, il corpo umano contiene non meno di 3892 ossa. Almeno il mio corpo umano. Però devo aspettare a domani a prendere le medicine, perché non ho i soldi, ma consola un poco l’idea che un certo numero di ore che mi separano da oggi a domani lo passerò dormendo, e dunque in stato d’incoscienza; risvegliandomi fradicio di sudore, certo, e con la testa come un cestone, scosso dal parletico, con gli occhî che lacrimano e sparando cazzate ogni volta che apro bocca, ma vivo, perdio, & avviato ad una felice guarigione. Anche se un po’ mi dispiace dover deporre i miei propositi omicidi: sarebbe stata l’unica cosa in grado di dare un minimo di spessore a quest’esistenza da bestia.

 

Rimarrò quattro giorni in osservazione, dopodiché si vedrà se le medicine hanno fatto il loro effetto: se non avranno fatto effetto, spero almeno che avranno contribuito ad abbattere la febbre, rimettendomi nelle condizioni di lucidità indispensabile a continuare la mia opera di delazione e sputtanamento a mezzo blog, la quale dovrebbe continuare alacre, se si trattasse di malattia che non perdona, fino alla mia dipartita. Dipartire passi, ma non con questi pesi sullo stomaco!

361. Altro che suor Tirolesa!

7 Ott

https://i0.wp.com/www.radiogrp.it/public/gallerie/gal_410.jpgEppure questa mia fregola censitoria non mi lascia, non mi lascia. Mentre uscivo dalla Civica per recarmi al terminus del 72, nell’ultimo tratto di via Barbaroux ho visto che qualche anima buona ha pensato bene di lasciare, nei pressi della spazzatura ma, con delicatezza financo eccessiva, a discreta distanza dalla stessa, due graziosi sacchetti di carta, con sopravi il logo “Exki”, quello di un posto molto fiko di via Pietro Micca.

I quali due sacchetti contenevano n° 20 panini, confezionati e da consumarsi in questa giornata del 7 d’ottobre 2009, eliminati perché invenduti, ma bonissimi ancòra, salvo errore. Sceverati i panini non suitable, ho rinvenuto panini del tipo “Vanessa” (esemplari 5, di cui tre mangiati sul 72) e del tipo “Chopin” (1 solo, purtroppo); & erano buoni, & saporiti.

A chi fosse, almeno in potenza, interessato a qualche prezioso abbinamento, dirò che il Vanessa è di pane integrale, bruno, con il sesamo, ingravidato (ingravidata? trattandosi di femmina) con zucchine grigliate, grana in scaglie, pomodori secchi & rucola (riporto esattamente la dicitura degl’ingredienti, solo diffalcando qualche barbarismo). Lo Chopin è invece una focaccetta con crema di carciofi, pomodoro fresco, & valeriana.

(Se si cerca su gùgol, tra gli esercizj commerciali, “teresa” + “torino”, il primo sito che esce, peraltro, è exki.it. Come tout se tient, veramente!).

359. Ripresa.

6 Ott

Non so com’è, ma la discussione avutasi per via di Palasciano sull’endecasillabo mi ha indispettito – probabilmente com’è giocoforza che faccia l’essermi avventurato su un sentiero, che è difficile lasciare proprio adesso, disseminato purtroppo di stronzi molli.

Nel frattempo, finalmente, proprio stamani, ho ripreso il cavo.

La vita, nel frattempo, è andata avanti: qui Francesco Marotta ha messo dieci miei vecchj sòni a disposizione del pubblico leggente. Me ne sono accorto solo adesso!

278. Annuncio.

25 Ago

https://i2.wp.com/www.cartefortunate.com/arcani-maggiori-bagatto.gifRompo nuovamente il silenzio (e, magari, anche qualcos’altro, ma è la mia natura) per annunciare una cosa di cui tanto vado fiero, mi lusinga, sconfinfera, & sfagiuola, ovvero che il gentilissimo Francesco Marotta, tra i link di questo blog, ha dedicato ad alcuni miei balocchi, vecchj e non nuovi, un post, e, verso le 18.00 di stasera, anche uno dei suoi preziosi quaderni in pdf.

Intanto sono in vetrina, da mezzogiorno, sei miei sonetti, ai quali seguirà una raccoltina, e forse più d’una, con materiale non solo vecchio e ritrito, come dissi, ma anche originale. Sono particolarmente contento che tutto sia andato in porto non perché sia contento di esibirmi da quel cerretano che sono (per me è un fatto del tutto naturale), ma perché il post di rebstein è l’approdo di qualche giorno di navigazione reso difficile da miei dubbj e richieste di aggiunta materiale – lo scambio di mail che l’ha preceduto avrebbe fatto bestemmiare un santo, anzi due, dato che Andrea s’è così cortesemente prestato a fare da intermediario, prendendosi la sua parte di sì, di no, di ni e non lo so.

Insomma, grazie a tutti e due. L’effetto di queste cianciafruscole ammazzettate a mo’ di plaquette, pur senza nobilitare l’ignobile sbilenca maniera che esse sono e continueranno ad essere in qualunque foggia, è nondimeno & a maggior ragione commovente.

***

Ore 18.19: c’è, adesso, anche il pdf, con la prima raccolta. Ri-grazie a Francesco Marotta.

277. Per chi ha ricevuto mail vuote da me.

4 Ago

Mi sono accorto adesso che tutto quello che ho scritto per mail a quelle cinque o sei persone non è arrivato –  i mess. non sono stati recapitati, e anch’io ho nella posta inviata solo mail vuote. Ignoro alla perfezione che cosa stia succedendo, ma non disperiamo. Sulle prime pensavo fosse un virus, adesso non saprei.

Mi dispiace!

275. Bear with us.

2 Lug

Signori, non mi sono né dimenticato, né mi sono infortunato, né ho la slongia, né sto sfuggendo al sacro dovere: so benissimo, anche meglio di chiunque di voi, che oggi doveva essere il gran giorno dell’intervista a Giuditta Russo; e che avrei dovuto umiliarvi ai piedi altri parti dell’orsa, a tutt’oggi. Ma sono anche alcuni giorni, ormai, che sto combattendo con alcune finora inspiegate, e crescenti in ratta progressione, difficoltà con il netbook su cui mi sono, con meravigliosa rapidità, ultimamente abituato a lavorare. Sembra che la macchina abbia bisogno di una formattazione per cui mi mancano, se qualche buon samaritano non accorre alle strida che lancio dal mio guazzo di letame, gli strumenti adatti. Spero di risolvere il prima possibile l’inconveniente e di tornare più vispo & più verboso che pria; ma soprattutto di riprendere, e magari di finire in tempi stretti, i pezzi che mancano (quasi tutti, finora) a completare la mia operina. Abbiamo fede, e qualcosa succederà.

A risentirci, spero prestissimo.

270. Ragguaglj.

22 Giu

Chiedo scusa per il (non lungo) silenzio, ma sono stato un po’ in giro. Novità di rilievo non ce ne sono, o meglio, ce ne potrebbero essere se non avessi troppo rispetto del mio smisurato potere mediatico e non avessi la ferma, & magnanima intenzione di tacere circa il fatto che jersera sono stato verbalmente aggredito da un operatore della Parella, che chiaramente non posso nominare (ma magari querelare), che mi ha scagliato addosso accuse spaventose, insulti (tra cui “cazzone”) e almeno un litro di bava filacciosa biancastra (era un po’ eccitato) – tutto ciò in conseguenza di un mio post – del 4 dicembre 2006, prego notare!! – da cui si sentiva sputtanato.

Mah.

Ma naturalmente non ne dirò nulla, perché ovviamente non posso – è anche una questione di dignità, certe questioni non dovrebbero essere dibattute in un posticino di livello come questo (fottuti barboni). Però è stata anche un’esperienza, perché di là dal rischio di linciaggio da parte di alcune decine di Gabriolesi (non lo sanno che ai linciaggj io ci ho fatto altro che il callo, poveri ingenui), era la primissima volta che ero posto di fronte alla responsabilità di quello che avevo scritto sul blog. Finalmente! Toccare con mano che tutto questo ha ricadute sul mondo esterno costituisce una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo (e se non voglio ripeterla, almeno non troppo spesso, mi sa che mi conviene scappare alla svelta, perché questo è un pirla e soltanto un pirla; ma metti che c’è gente che mena).

268. New wave.

19 Giu

E’ la prima volta che scrivo grazie al waifài di p.zza Vittorio Veneto, seduto su uno degli zoccoli delle bifore – non sto a spiegare che cosa siano, sono un poco intontito, è una cosa di cui mi servo in mancanza di una panchina libera. Intorno a me refoli discreti spirano, voci si sovrappongono, passanti passano. Mi sento allo stato dell’arte. Sono efficiente. Sono tecnologizzato. Sono un cesso a pedali.

Buonanotte a tutti quanti.

250. E’ tardi!!!

19 Mag

Mi dispiace, soprattutto per la buca data a ven, che mi aveva invitato alla Fiera del libro: ma proprio non ce la faccio. Sarà una questione simbolica, sarà che proprio certe cose sono scivolate, molto semplicemente, fuori dalla mia vita, senza che necessariamente possa dirne il motivo, ma nemmeno quest’anno ci andrò. In questi giorni a Torino ci sono stati il Gay Pride, le sentite manifestazioni degli operaj Fiat a Mirafiori, il corteo degli anarchici, che si è attendato lungo il Po, dirimpetto ai Muri, e che jer mattina ha avuto qualche scontro con la polizia – devo ancòra leggerne sui giornali. Ho tratto, da tutto questo fermento, solo un’impressione generale e generica di sottotono, o perché sono disattento, e in fondo sarebbe anche logico essendo tutte tematiche da me distantissime, o perché Torino riesce ad ovattare, neutralizzando, tutto, o perché – e rimane la cosa più verosimile – non ho visto abbastanza di nulla. 

Sta di fatto che nemmeno quest’anno andrò alla Fiera del libro, come dicevo. Della quale Fiera, però, ho letto qualcosa sui giornali che ho sfogliato velocemente in biblioteca – una cosa che non faccio quasi mai -, per trovarvi l’ennesima conferma del fatto che gli eventi sono sempre destinati a superarmi. Sul Corsera di sabato 16/05, p. 20, “Cronache”, si dava conto della lite, scatenata a Genova da tal Nicola Abbundo, Consigliere regionale della Liguria, e da un Michele Scandroglio, Coordinatore regionale del Pdl, che richiedevano l’intervento della [con licenza parlando] Carfagna (sic!) e del Questore su un’iniziativa del Pride cittadino presso la biblioteca comunale “De Amicis”: si chiamava, l’iniziativa, “Due regine, due re”, e il suo scopo era far scrivere ai bambini favole gay di lieto fine. La finalità, secondo Lilia Mulas del GP era quella di far “comprendere la diversità senza drammi”, e non quella di “orientare sessualmente i bambini” – cosa meno agevole di quanto evidentemente paja a questi Abbundo & Scandroglio, specialmente attraverso la scrittura di favole. Per quanto sappiamo quale importanza abbia la narrazione nella creazione di categorie mentali. Sicché suppongo che tale esercizio potesse risultare utile in specialissimo modo ai bambini omosessuali – ho le idee molto chiare in merito, perché, appunto, è da un po’ che ci penso. Come se non bastasse, sulla Stampa in egual data si dava conto, p. 72, del libro scritto da Vladimir Luxuria, nell’art. “Le favole di Luxuria. Pienone ieri pomeriggio per il libro di Vladimir”. La rima interna m’è parsa vagamente sinistra (parlo rigorosamente pro domo mea), ma ho voluto léggere prima di correre immediatamente alle conclusioni. Per avere conferma che un libro di favole omosessuali esplicitamente rivolto ai giovanissimi: il libro del Luxuria s’intitola infatti Le favole non dette, nate da un’idea, e da una proposta, di Elisabetta Sgarbi, che gli/le aveva chiesto “un racconto che aprisse al tema dei transgender”; precisa Luxuria di aver pensato “soprattutto ai più giovani”.

M’è dispiaciuto, perché sono anni che accarezzo, del tutto sterilmente, l’idea di un Fiabe, apologhi e letture per bambini omosessuali, che avrebbe alternato, nello stile di Scappa, scappa, galantuomo e del Libro dei bambini terribili per adulti masochisti, brani di libri già scritti, curiosità storiche, versi e teatro, nonché racconti-apologo di macchinosi innamoramenti infantili & heroiche vendette; avevo già mentalmente pianificato un Vermandois, che mi avrebbe permesso di intrecciare la storia funesta dello sventurato figliuolo di Luigi XIV con quella della Palatine grande sodomitologa, dell’abbé de Choisy il travestito e di Monsieur con tutti i suoi mignons; un tremendo racconto di una gita scolastica, durante la quale il bambino omosessuale manomette i freni del pullmann su cui viaggia la scolaresca facendolo precipitare, compreso di compagni di scuola e maestre, in un burrone, e altre cose. Un poemetto sarebbe stato dedicato ad Andrew Philip Cunanan, e non sarebbero mancati portraits en silhouette di numerosi personaggj storici, vindiciae storiche, riabilitazioni, e spigolature copiose dai più gustosi e codini testi che si sono dilungati in materia; ed un rifacimento della Guerra di Troja tutta in funzione della storia di Achille & Patroclo, magari, se la mia ambizione fosse giunta a tanto. Aggiungivi i Racconti della Manica Tagliata, rifatti alla mia foggia, o in varie fogge, e integrati di notizie storiche, & novelle; &c., &c., &c.

Non voglio dire che la cosa non possa più farsi, ma il fatto che mi si sveli così crudamente nello spirito dei tempi (ma anche la serie delle raccolte Mondadori per lesbiche, quella parallela a Man on Man, s’intitola Principesse azzurre, se è per quello), oltre a privarmi dell’eccitante prospettiva di fare il proverbiale botto, rende lo spunto un po’ più opaco persino agli occhj miei, e ne addomestica, comunque, in partenza qualunque eventuale ricezione. Lo stesso fatto che quei già condotti esperimenti siano esplicitamente rivolti ai giovanissimi, mentre la mia idea avrebbe tratto forza dal poter contrabbandarsi per una lettura infantile, senza necessariamente essere, mi sgonfia ulteriormente gli entusiasmi. Ma credo non dovermi lamentare, dal momento che con questo, molto meritamente, sconto la mia prosuntuosa accidia, la mia stolida lentezza, la mia sfiduciata smidollatezza.

248. Boo-hoo.

7 Mag

Questa sera, come annuncia un fogliazzo volante affisso a Foligno, tutti quanti (chi non saprei) dovrebbero farsi trovare, a partire dalle ore 18.00, davanti al dormitorio di strada Castello di Mirafiori, al n.° 172, proprio di fianco alla Bèla Rosìn, è una specie di bidone (anche la Bèla Rosìn, per altri aspetti, ma io mi riferisco al container) dietro un cancello di ferro. Qui, su un blog che non conoscevo e che mi affretto a linkare con voluttà, si spiega anche il perché dovremmo tuttiquanti accorrere. A parte il buffet, pare che il Comune, come si legge chiaramente detto nel pezzo a cui rimanda il link poco sopra, abbia deciso di chiudere esso dormitorio, che finora dava ricetto alle 24 persone canonicamente accolte da una struttura comunale, vale a dire 20 uomini e 4 donne. Più gli operatori. Ed è proprio a questi ultimi che ho pensato.

Dal momento che essi operatori sono alle dipendenze di cooperative che gestiscono strutture di diversa natura, e non solamente dormitorj (i dormitorj del Comune sono appaltati alla coop. Parella [v. Carrera, che ora dovrà essere chiuso a sua volta per ristrutturazione e raddoppiamento (chissà se ne frattempo avevano almeno riparato i cessi, non ci sono più stato), c.so Tazzoli, s.da Castello di Mirafiori (ancòra per poco, appunto], Frassati (v. Foligno), Valdocco (v. Traves, un vero letamajo)], e dal momento che le mansioni a cui possono essere adibiti vanno anche di là dalla distribuzione di lamette da barba e lenzuola nei dormitorj, d’acchito avevo pensato che, come al solito, paraculandosi come tutti i (para)dipendenti (para)pubblici, sarebbero semplicemente sciamati via verso centri crisi, centri d’ascolto, ufficj, pulizie di cessi & puttanate varie – quelle che passano le cooperative di quel tipo lì, insomma.

E invece no!

Pare – vedi quello che dice il blog sullinkato – che quel fascio di Valter e quella pantegana orrenda di Federica, tra gli altri, siano destinati a rimanere con un pugno di mosche in mano – a rimanere senza lavoro, come si dice lì, disoccupati, senza nulla da fare, privi di una fonte di reddito, destituiti di un cespite, orbati di possibilità di sostentamento, di un gettito regolare, insomma di uno stipendio, di un attivo, di entrate, di valsente, di valore di scambio.

Mi piacerebbe molto sapere di più circa la consistenza effettiva di questa prospettiva qui (ma la mia curiosità molto difficilmente sarebbe soddisfatta se andassi al buffè di Castello di Mirafiori, quindi andrò per vie traverse, muovendomi nell’ombra e cercando di ottenere più informazioni di quante effettivamente in poter mio a tutt’adesso).

Ora: è questo un allarme puramente strumentale, uno scatto fàtico diretto ad attrarre l’attenzione dell’eventuale lettore (come, pognamo: “Pronto!”, ovvero: “Al vostro buon cuore”, & similia), ovvero fa capo ad un’effettiva situazione di pericolo? 

Devo aspettarmi di reincontrare quella specie di buttafuori e la camionista, magari con cane a séguito, a S. Antonio, o in qualche dormitorio, in capo a qualche mese? (Se li prendo a sprangate di piombo sul capo, però, rischio una sospensione da 0 a 60 gg., però, invece dei 5 anni che spettano a chi manomette un operatore. E’ vero che volevo andare al mare, nel frattempo, ma poni il caso che me li ritrovi davanti, un giorno o l’altro).

247. E’ tornata.

5 Mag

Mi fa piacere (c’è un pezzo sulla Grecia).

245. Stronzi.

4 Mag

Io ho un problemuccio con la société. Non dico, e nemmeno presumo, di avere problemi con la société al gran completo – ci mancherebbe, non li conosco nemmeno tutti, e li leggo anche molto, molto poco -, ma almeno con uno di loro sì. Ultimamente è comparso un post, parto di uno dei più prolifici associati, vale a dire Mario Bianco, dedicato alla recente pubblicazione di un altro membro della ‘ndrangheta di S. Salvario, il cosiddetto Egi Volterrani, che nel passato, per tramite di una terza persona, del tutto innocente, ma, si vede, conoscitrice solo superficiale dell’ineffabile prefato, mi affidò un lavoro di redazione, regolarmente non pagato (mi hanno detto, anche, che per lui è una cosa del tutto normale); nella fattispecie la schifezza di cui dovetti occuparmi, facendomi un culo a paracqua per un mese, e già vi accennai tempestivamente, è stata di recente pubblicata, non per l’orrenda casa editrice del Volterrani medesimo, ma da un editore anche più oscuro, e sarà anche presentata a Torino il 12 c.m.

Posso solo sperare che la versione che ha fatto pur mo gemere i torchj non assomiglj in nulla a quella che avevo approntato io.  

Prendendo spunto dalla natura del testo, dedicato alle frattaglie, avevo detto che le uniche frattaglie che cucinerei volentieri sono quelle del Volterrani medesimo (ho usato il verbo cucinare, non mangiare); e ho aggiunto anche qualche notazione sui pregressi “rapporti” di “lavoro” – una reazione a caldo, tumultuaria anche se non, adesso, causa d’alcun particolare pentimento. Com’è logico, i due interventi sono stati cancellati, ciò che era grosso modo previsto, o comunque non è giunto imprevisto – anche se ribadisco che le uniche frattaglie delle quali mi occuperei volentieri sono quelle di quel cesso a rotaje Egi Volterrani – e aggiungiamovi anche quelle della scrittora Ulla Ahlasjerva o Alasjärvi, finlandese di nascita, italosvedese di fenotipo (ella sembra infatti il prodotto di uno sforzo congiunto della FoppaPedretti e della Ikea per produrre il comonotte più brutto della storia umana – uno sforzo coronato da un successo che non ti dico [e dire che su wikipedia la scorfana aveva avuto l’ardire di definirsi attrice e drammaturga “di alto profilo“, prima che glielo cancellassero; mentre posso assicurare che è bassa e tozza come un comodino]).

Però, dal momento che la société è per buoni tre quarti feudo personale di Mario Bianco, ciò che mi ripugna; dato che vi s’incensa un Egi Volterrani; dato che questi nomi bastano ad evocare le più sinistre associazioni con realtà squallidissime come, ad es., quel manipolo di fancazzisti come l’Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario, le due lesbicacce di Opportunanda, gli avvelenatori di V. Belfiore [nonché, ad abundantiam, una notoria zoccolaccia che abita nell’antidetta via, al n.° 17, già che ci sono], poiché non riesco a dissipare il sospetto che tutte queste realtà infami siano in realtà segretamente connesse, né mi riesce di scuotere entro me la convinzione che codesta mefitica unione esista in parte anche per congiurare ai miei danni — dato tutto questo, m’è sembrato il minimo chiedere che, almeno, il link al presente blog fosse levato: quasi fossi amico loro (voglio anche ricordare che quissopra Mario Bianco è negl’indesiderati da quant’ha).

Non sono stato accontentato; cosa che, stando all’ultimo commento che ho letto sotto la presentazione di quel coso di Rivolterrani, non stupisce solo me.

‘Mbè?

Che aspettate?

243. “Rive” di Gabriele Frasca.

24 Apr

Arrivo a Gabriele Frasca, di cui avrei dovuto léggere Santa Mira diverso tempo fa (quando ero in tempo a farlo, perché ce l’avevo tra mano), attraverso il neolinkato blog di falecius , a due mani – una delle due mani, l’estensora dell’art. linkato qui, è stata allieva di Marzio Pieri, che a Frasca si è dedicato anche nel contesto di un corso ormai di qualche anno fa. Ho dato uno sguardo, in contemporanea, a due volumetti di poesie (“Collezione di poesia”), Lime del 1993 e questo Rive del 2001, del quale ultimo ho l’impressione, girovagando per la Rete, che in generale si sia parlato di più. In effetti questa seconda raccolta è più ponderosa, ed è sparsa di etichette più centratamente barocche: una serie di Orologj segna l’inizio del libro, mancano totalmente componimenti senza rime, e verso il finale si incontra una carrellata di “ritratti critici”, denominati fenomeni in fiera, titolo, però, deplorevolmente reminiscente Chiambretti, più una serie di piccole parafrasi da McLuhan. La quinta sezione della raccolta, dal titolo rimavi, è costituita di sonetti.

Ho trovato quasi tutto scarsamente comprensibile, salvo un componimento, guarda caso grosso modo narrativo, dal titolo Molli, esempio di realismo postbarocco abbastanza smaccato, in cui è descritta una vecchia canara perseguitata dalla ragazzaglia: potrà non essere originale ma è riuscito (ed è riuscito, va da sé, proprio perché non è originale, ma c’è chi preferisce la riuscita all’originalità).

Uno dei Fenomeni da fiera, i componimenti satirici, i più risentiti, mi è sembrato particolarmente centrato, quello della Donna editor, che m’è rimasto impresso e che riporto così, currente calamo, come mi sovviene:

se la testa raccolgo nei racconti
mi disse una figura senza forma
con le mani convulse a fare i conti
è perché do di calco dentro l’orma
di ciò che senso ha solo nei raffronti
e intreccia le sue corna con la norma
e nel noto ritorna con gli sconti
perché io so che quanto è stato detto
va ribadito, affinché sia perfetto
e che la vostra muta intelligenza
della quale son filtro e quintessenza
sonnecchia mezza viva coi dumas

Mette conto di ricordare però che  tutti questi ritrattini critici sono ispirati al mondo dell’editoria (c’è posto anche per me, volendo: almeno quando scrivo post come questo rientro nella tipologia del brodo-recensore).

Strano l’effetto dei branetti da McLuhan, che deprecava la perdita di orizzonti cosmici in favore di una miopia specialistica nella nostra società, compartimentata ed “elettrica”; tra le mani di Frasca, questa predicatoria luttuosamente sociologico-gesuitica si riduce di significato, semplificandosi, e riducendosi a suono, a sberleffo, a finneghismo. L’effetto è strano perché la palinodia è eseguita da un verso filiato dalla poesia “sbagliata” che tentò di conquistarsi spazj nell’età della scienza (Gravina), assumendone le categorie, o creandosi categorie e prassi omologhe; per cui hai uno studio scientifico che guarda con nostalgia struggente alla poesia, come dev’essere definito qualunque pattern cosmico di qua da ogni formalizzazione; mentre la poesia che ricanta brani di questo studio recupera modalità ed etiche di una poesia che guardava con invidia alla scienza.

Ma è un ragionamento del tutto estrinseco a questi componimenti, che non mi pajono molto felici, esattamente come gli Orologj, che servono semmai a dimostrare, nascendo peraltro, quanto al nucleo originario, una manciata d’anni prima della raccoltina di Orologj barocchi per cura di Vitaniello Bonito (1996), come, con tutta l’acqua che è passata sotto i ponti, sia scivolata via anche parecchia perizia formale, e che quelle cose, su cui passiamo a seconda con compiacimento o con compatimento, fossero belle o brutte, oggi non si possono più fare. E comunque sono poemetti in prosa, il cui primo nucleo nacque per una serie di trasmissioni radiofoniche; laddove il tentativo di recuperare quell’ossessività, quella tragica allegria, quella polverosa micragnosità, quella maraviglia, derivando tutte queste barocche tinte in via direttissima dalla prassi, dalla costruzione paziente, da una forma mentis edificata, artifiziata, non poteva riuscire, mancando appunto al poeta d’oggi quell’organizzazione retorico-formale. Se era solo un omaggio, è un po’ lunghetto: gli orologj di Frasca (non solo a sole, a corda, ad acqua, &c., anche “a rime”, p.es.) sono una dozzina, e sono inerti e scarichi.

Il limite di una poesia d’oggi che sia nutrita di barocco è il limite tecnico: e già i barocchi avevano difetti al limite del sopportabile.

Avevo anche preso qualche appunto, come al solito, ma prendermi il disturbo di andare di là a prendere il blocco con l’unico scopo di tediarvi – non che tema il vostro tedio, ma non è certo il mio fine – mi fa sentire un coglione alla sola idea.

Qui il tempo s’è guastato jersera, nel giro di forse cinque minuti: il cielo si è coperto di un compatto strato nuvoloso, color piombo, lampi ramificati si sono allungati in mezzo al livore bollicante, qualche tuono s’è udito, qualche goccia è caduta. Al momento non piove, ma il sole è nascosto, e fa freddo, o almeno fresco. Il clima qui non è mai esaltante, nel corso dell’anno sono poche le giornate calde. Se poi considero la mia eccitante vita sociale, il surrogato di esistenza che trascino in questa città, la voglia di vivere che tutto quanto mi trovo intorno mi dà, i libri che ogni tanto m’induco – chissà perché – a léggere, insomma, non posso dire di trovarmi davanti un quadro troppo positivo.

240. Dalla porta e dalla finestra.

31 Mar

Termini ricercati nei 7 giorni fino al 2009-03-31

Riassumere: 7 Giorni 30 Giorni Trimestre Anno Dall’inizio

Oggi

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ramanzini david 6Eh, già. Più statistiche
biblioteca civica 3 Brutte cose, caro te. Più statistiche
leggenda del coniglio pasquale 2 Più statistiche
ramanzini david anfiosso 1 Guarda che per me non è mica un insulto, sai? Più statistiche
dolore tutte giunture e forte mal di tes 1 Mettiti a letto, vah. Più statistiche
mal di testa con fitte 1 U. s. Più statistiche
la leggenda del coniglio pasquale 1 Più statistiche
piccole cose pascoli 1 Più statistiche
“i am writing this mail with tears and s 1 Non serve: usa i diti. Più statistiche
m’adergo significato 1 Quando l’hai trovato, spiegami questo: A – NAL- FA – BE – TA Più statistiche
dicasi 1 More fantozziano. Più statistiche
bem con bero e bera 1 Più statistiche
malditesta dopo uno starnuto o tosse 1 Maddònna, che catorcio! Più statistiche
velleitario significato 1 Più statistiche
pirla devoto oli 1 [M’incuriosisci: andrò a vedere]. Più statistiche

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anfiosso 2 Più statistiche
l’arte del porco dio 1 la sopraffina arte del, &c. Più statistiche
ciro di pers 1 Più statistiche
federico carruccio 1 E chi è? Più statistiche
sonia cassiani 1 PRRRRRRRRRRR!! Più statistiche
toscanini bestemmia 1 Più statistiche
cosa scriveresti ultimo quarto d’ora 1 Tiè e aritiè, ricercatore. Più statistiche
un gran porco dio 1 aaah, che bello Più statistiche
la morte non ti riguardava 1 Più statistiche
scarpellini laura 1 ScarpellinO (detta La Contessa, per i suoi modi particolarmente aristocratici). Più statistiche
tommaso stigliani 1 Più statistiche
malditesta liquidi assenza 1 Cocco, io ho SEMPRE assenza di liquidi, ma il mal di testa mi viene assai di rado. Che sia qualcos’altro? Più statistiche
poesia vaffanculo 1 Le rime sono culo, rinculo, straculo, paraculo, rompiculo, rotti(a)nculo, nonché mulo, bajulo, & sulo sulo. Più statistiche
+berenice +poe +significato 1 Pss: Poe è l’autore. Più statistiche
i intervocalica pirandello 1 [c’è già un principio di commozione, da queste parti. (Trovato, peraltro?)]. Più statistiche
postilla.wordpress.com 1 Più statistiche
l anfiosso 1 Più statistiche
comr scrivere un libro sulla propria vit 1 Con i diti, u.s. Più statistiche
tradizione coniglio pasqua 1 Più statistiche
leggenda del coniglio pasquale 1 Più statistiche
cursus honorum 1 Più statistiche
pascoli poesia delle piccole cose 1 Altra cosa che va molto; mi sa che per motivi biecamente pubblicitarj riprenderò in mano gli stracciafoglj di quel vecchio finocchio. Più statistiche
medea fu imene il mio dolor avrò gioia 1 … da imen. (Peraltro, la versione metrica dello Zangarini, inspiegabilmente, è dei primi del ‘900 – fu approntata, credo, per la prima del secolo (quello scorso) con la Mazzoleni, Ester, 1909). Più statistiche
scatola coniglio pasquale 1 Più statistiche
paolo poli rita da cascia 1 Più statistiche
il misterioso caso di collegno wikipedia 1 Più statistiche
che cosa è il meteopatico 1 Più statistiche

2009-03-29

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cassiani+maurizio costanzo show 2 Più statistiche
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fatti spaccare il culo con violenza 1 Prima parliamo un po’, almeno, dài… [sei carino? da dove dgt? qt anni h? Foto?] Più statistiche
ascolta wagner 1 ne sarò inebreato, huh? Più statistiche
leggenda coniglio di pasqua 1 Più statistiche
rettifica per sfere 1 Più statistiche
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come faccio a riconoscere un falso di 5 1 Più statistiche
soporoso 1 Più statistiche
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anfiosso dove vive 1 Più statistiche
anfiosso blog 1 Più statistiche
incesto con la prozia 1 Sempre più difìzile! Più statistiche
roberto bellantone 1 E chi è, quest’altro (ma forse sono nomi nella petizione di A.F.)? Più statistiche
in marmo pario paolo rolli 1 Pario o non pario, a tutt’oggi direi proprio di sì. Più statistiche
meteopatico metereopatico 1 Più statistiche
e quelli chi sono si porta la merda diet 1 EH?! Più statistiche
anfiosso 1 Più statistiche
pascoli e la letteratura delle piccole c 1 Più statistiche
commenti di pascoli sulla poesia delle p 1 Più statistiche
poesie “vaffanculo “ 1 Più statistiche
alessandro cazzi 1 Ciao, ossicino! Non ci fossi stato tu, qui verrebbero in quattro gatti.  Più statistiche

2009-03-28

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giuditta russo 3 Più statistiche
antoine roquentin 2 Più statistiche
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imparare a fare i bucchini 1 Se trovi, ripassa. (Potresti essere accolto a braccia aperte). Più statistiche
bem e bera 1 E bero no? Più statistiche
mater dolorosa opera di gerolamo rovetta 1 Più statistiche
freddo cane 1 Più statistiche
porco e poi dio 1 Ma anche dio, & poi porco. Più statistiche
che gente e merd 1 Più statistiche
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coniglio di pasqua+leggenda 1 Noto che il coniglio pasquale va per la maggiore, altro che Giuditta Russo e Alessandro Mazzi. Gli dedicherò un poemetto, così venite a scafaree. Più statistiche
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vecchia satira napoletana sentita a voce 1 Capirai. Hai presente l’ago nel pagliajo? Più statistiche
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pensiero mal di testa 1 A certi fa quest’effetto, sì. Poraccj, neh? Più statistiche

2009-03-27

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ciucciamenti di cazzo DROOL! 😛 Più statistiche
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son nelle rene mie, dunque, formati para 1 Sarà mica … frasi, vero?! Più statistiche
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come si scrive danno voce del verbo dare 1 Più statistiche
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sandokan cognome camorra 1 La so, la so: Schiavone. (Ho vinto qualche cosa?). Più statistiche
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definizione satira 1 Più statistiche
testo su un luogo solitario 1 Anche Quanto è bello lu cacare, per esempio? Più statistiche
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2009-03-26

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“apre l’homo infelice allor che nasce” 4 Più statistiche
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vaffanculo poesia 1 Più statistiche
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raffaella scarpellino 1 Scarpellino LAURA. Qualcuno sa che fine ha fatto, la vecchia scanfarda? (Dovrei ancòra recapitarle il pacco con la merda dentro). Più statistiche
testa composti greci 1 Più statistiche
marino al sonno 1 Più statistiche
“a letto con la zia 1 Più statistiche
meteopatico 1 Più statistiche
definizione anglista 1 Più statistiche
metafora freddo cane 1 Più statistiche
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poesia”ricche tavole” 1 Commissionata da Ajazzone a Faustina Maratti Zappi, scommetto. Più statistiche
caffè basaglia marzo 2009 1 Più statistiche
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ladislao mittner foto 1 Più statistiche
uccide la moglie in inghilterra con il s 1 Più statistiche
la legge di lupo solitario massimo lugli 1 (Devo léggere ancòra il secondo, tra l’altro – grazie per il memorandum). Più statistiche
mandare un ispezione asl a casa 1 Più statistiche
alessandro cazzi barabba 1 Inteso in senso figurato-allegorico, o è il pub di Rivoli? Più statistiche
cristo!mavaffanculo 1 Più statistiche
marino: “apre l’homo infelice allor che 1 Se ne scrivessi qualcosa le visite salirebbero a cinquecento al dì come sospetto? Più statistiche
imparare una poesia col mnemotecnica 1 Ma siamo VERAMENTE  a questo punto? Più statistiche
orecchie di donna nella poesia barocca 1 Beh, il I premio per i termini di ricerca più belli è tuo. Più statistiche
coniglio fatto a uovo di pasqua 1 Più statistiche
alessandro cazzi torino 1 Cerca, cerca. Mo’ so’ cazzi tua. Più statistiche
sonetto 1 Più statistiche
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2009-03-25

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raffaella sorressa 2 Detta Scorreggia per i suoi modi particolarmente fetenti (dio come AMO questo blog. Che liberazione. Che catarsi). Più statistiche
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confronto alla sera e al sonno 1 Più statistiche
l’italiano: con majuscola o senza 1 Caro (/a)! 😀 Più statistiche
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non si può morire senza aver ascoltato 1 E i sordi nati? Più statistiche
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scorregge ragazze 1 Sostenere sempre che puzzano esattamente come tutte le altre e prenderle con grande positività e souplesse, sennò sei un porco maschilista & pure ricchione. Più statistiche
uova e coniglio pasquale 1 Più statistiche
fitta fortissima alla testa 1 SPARATI. (acc. sulla prima a, a scanso di equivoci). Più statistiche

239. Da adlimina.

25 Mar

e di rampolli che fregano i taxi a capri e che sono i più ignoranti d’europa

Appunto: sono ignoranti come capri.

237. Che ci fa, qui, QUESTA?!

9 Mar

http://www.bassasogliapiemonte.it/pagine/appello_con.html

L’assistenza a tempo determinato per gli immigrati comunitari. Il Servizio Adulti in Difficoltà (S.A.D.) del Comune di Torino a fine maggio ha fatto pervenire alle case di ospitalità notturna una circolare contenente le nuove disposizioni in materia di accoglienza riguardo agli stranieri comunitari, operative, in forma sperimentale, a partire dal 1° giugno 2008.
Gli ospiti, la cui nazionalità è inclusa in un elenco comprendente gli stati membri e quelli equiparati, sono tenuti alla compilazione di un atto sostitutivo di notorietà in cui dichiarano di avvalersi del servizio, per la prima volta dopo la data di entrata in vigore e garantendosi l’accesso al sistema delle liste di attesa per un periodo massimo di 3 mesi. Tale limite verrà notificato dagli operatori in turno apponendo una data di scadenza su tale documento, redatto in duplice copia, una in lingua italiana da inviare al S.A.D., l’altra in lingua rumena da consegnare all’interessato.
Non sono state fornite al momento traduzioni in altre lingue.
Il ridotto periodo di ospitalità è prorogabile o revocabile a discrezione dell’ufficio competente in base alla singola analisi dei casi; studio già parzialmente redatto e dal quale emerge una lista di poco più di una decina di soggetti recanti problematiche sanitarie degne di nota e che pertanto al termine del periodo individuato di tre mesi potranno essere accolti nei soli posti di emergenza riservati alle persone in stato di grave disagio.
Tale elenco è ovviamente passibile di defezioni ed incrementi del numero di soggetti inseriti.
Gli altri comunitari richiedenti ospitalità verranno inseriti in una ulteriore lista a disposizione delle case e del S.A.D.
Le motivazioni cui si fa riferimento per chiarire il ricorso alle nuove norme fa cenno al progressivo aumento delle richieste di ospitalità giunte da persone provenienti, in particolare, dall’Est Europeo, nonché all’esigenza di tutelare soggetti in condizione di estrema marginalità a scapito di altri in possesso di discrete abilità personali.
Gli operatori vengono inoltre invitati a sviluppare forme comunicative idonee al recepimento delle direttive unite a strategie anche di controllo al fine di prevenire chi utilizza le limitate risorse a disposizione per assecondare i propri progetti di vita personale e familiare a scapito dei più fragili.

Come operatori, dopo attento dibattito, ci sentiamo in dovere di muovere una serie di critiche alla circolare in oggetto sottolineando la distanza che ci separa da logiche che riteniamo nemiche dell’etica professionale del lavoro sociale.

(…).

http://www.bassasogliapiemonte.it/pagine/adesioni_appello.html

Hanno finora aderito all’appello

Singoli Operatori Enti / Agenzie

Franco Cantù – Torino
Lorenzo Camoletto – Torino
Maria Teresa Ninni – Torino
Tiziana Ciliberto – Torino
Raffaella Rizzello – Torino
Giuseppe Forlano – Torino
Mauro Maggi – Torino
Nicola Pelusi – Torino
Sabrina Sanfilippo – Torino
Lucia Portis – Torino
Susanna Ronconi – Torino
Massimo Carocci – Torino
Nanni Pepino – Torino
Ugo Zamburru – Torino
Tonino Ponzano – Alessandria
Alice Rossi – Torino
Angelo Pulini – Torino
Daniele Di Gioia – Torino
Hatimy Abdelouahed – Torino
Marco De Giorgi – Torino
Maurizio Poletto – Valle di Susa
Enrica Recanati – Torino
Luciana Monte – Rivoli (TO)
Mauro Milesi – Rivoli (TO)
Tiziano Del Sozzo – Rivoli (TO)
Luigi Arcieri – Torino
Andrea Fallarini – Torino
Gene Apicella – Torino
Mohammed Tallaoui – Torino
Paola Conterio – Torino
Angelo Giglio – Torino
Giulia Suriani – Torino
Alessandra Gallo – Torino
Massimo De Paolis – Torino
Carla Mereu – Chieri (TO)
Rocco Mercuri – Torino

Anna Chiarloni

– Torino

Terry Silvestrini – Torino
Sabrina Anzillotti – Orbassano (TO)
Fabio Tedeschi – Torino
Paolo Bianchini – Torino
Davide Sprocatti – Torino
Andrea Guazzotto – Torino
Maria Grazia Barbero – Ivrea
Egidio Costanza – Cuorgnè
Roberto Bellantone – Torino
Tatjana Mianulli – Torino
Marco Spada – Torino
Paola Bertotto – Rivoli (TO)
Daniele Previati – Rivoli (TO)
Tiziano Del Sozzo – Rivoli (TO)
Ombretta Turello – Alessandria
Manuela Cencetti – Torino
Chicca Scarfò – Torino
Epaminondas Thomos – Torino
Giovanna Murru – Torino
Roberto Piscitelo – Torino
Younis Kutaiba – Torino
Raffaella Sorressa – Torino
Mauro Calò – Torino
Federico Carruccio – Torino
Eliana Enne – Torino
Cristina Salomoni – Torino
Anna Liberatore – Torino
Veronica Paolella – Torino
Federica Sanna – Lanzo (TO)
Claudio Rolfo – Torino
Francesco Vacchiano – Torino
Silvia Pescivolo – Torino
Carla Gottardi – Torino
Cristiana Cavagna – Torino
Francesca Morgano – Torino
*******
Associazione Nazionale Forum Droghe
Circolo Caffè Basaglia – Torino
Associazione Isola di Arran – Torino
Associazione Nico 93 Solidarietà AIDS – Alessandria
CSOA Gabrio – Torino
CUB Sanità e Assistenza – Torino
A.I.Z.O. rom e sinti – sede nazionale di Torino

236. Giallo.

7 Mar

Mi domandò:

– Quando è sceso, lei era a piedi scalzi. Come mai? Non usa pantofole?

– Le uso; ma quando mi sono alzato per andare a prendere la pasticca di sonnifero, poiché la stanza è tutta ricoperta di una grande moquette grigia, non le indossai.

– Ma nel bagno ci sono le piastrelle.

Scossi le spalle.

– A dire il vero non ci ho pensato.

 

Steve Cockrane, Fantasmi in casa Sheldon [titolo originale dell’opera: Goots at Sheldon Lodge, versione italiana a cura di Pino BELLI], collana “Narratori americani del brivido” n° 267, Edizioni Antonino Cantarella, Roma 1980. Pp. 68-69

235. zanna di mirdiv.

7 Mar

1: andra danzi mi vi
2: andra di manzi vi
3: andra divi manzi
4: andra mandi vizi
5: andra manzi vidi
6: danna madri vizi
7: danza in madri vi
8: danza madri vini
9: danza rimandi vi
10: danzavi rimandi
11: danzi madrina vi
12: danzi mandria vi
13: danzi rimanda vi
14: danzi rimandavi
15: dardi mi vi zanna
16: di madri vi zanna
17: divi madri zanna
18: madri vidi zanna
19: mi ridda vi zanna


The Anagrams Engine V.2.4 by Corrado Giustozzi, Copyright © 1996

http://www.nightgaunt.org/anagrams/anagrams.htm

234. Che facce.

2 Mar

Non riesco a staccare gli occhj da questa immagine: la trovo assolutamente rapinosa. Lui è Beniamino Dal Fabbro (1910-1989), un nome che forse dice ancòra qualcosa a qualcuno (però non è detto). Ma lei non lo so chi è.

233. Un momento.

28 Feb

Volevo rispondere a una mail, ma da questa postazione non si riescono più ad aprire i messaggj, e dovrò ritentare più tardi da un’altra parte.

Stanotte ho sognato un coccodrillo gonfiabile che si aggirava ad altezza d’uomo per i marciapiedi di una città sconosciuta, andando a sbattere contro le persone, molestandole e appiccicandosi col muso. Finché non ha incontrato un uomo gonfiabile, e sono scoppiati tutti e due.

222. Italia de profundis.

3 Dic

Domenica ho dato poi uno sguardo, alla Mondadori, all’ultimo romanzo di Giuseppe Genna, scrittore che conosco pochissimo e malissimo (avevo sbirciato dentro il suo Hitler, tempo fa), s’intitola Italia de profundis, e ha qualità abbastanza ovvie per essere il libro di uno che ha intitolato il suo sito ai Miserabili: nelle prime pagine l’autore sembra trasumanare, espandere l’anima fino a “vedere l’Italia”, o “essere l’Italia”, metamorfosi tanto disperatamente voluta da riuscirgli quasi bene prima che compaja il nome fatale (Victor Hugo) a distruggere tutto l’effetto. Non dico che abbia male interpretato Victor Hugo, o che la sua idea di compiuto scrittore, modellata alla vicina o alla lontana su Victor Hugo (!) sia frutto di un’interpretazione discutibile o parziale: di fatto è l’idea di un vittorughismo da vulgata, quello che identifica il genio di Besanzone nell’artefice, industriosissimo, in grado insieme di vagliare un’enorme quantità di materiale erudito e di pescare a fondo nell’inconscio collettivo, e di spersonalizzarsi gloriosamente in nome dell'”espandi l’anima”. All'”espandi l’anima”, però, fa séguito anche “… e nascondi la tua vita”, e bisogna dire che, appena compiuta la sua espansione, l’autore fa tutto fuorché nascondere dettaglj biografici. Anzi, il romanzo è stato praticamente scritto in presa diretta, in un momento in cui Genna sentiva che la materia della sua esperienza, evidentemente, ascendeva e discendeva ad aderire quasi perfettamente al simbolo (c’è anche un’intervista, in rete, in proposito); ciò che implica necessariamente che, a quel punto, parlare di sé equivaleva però a parlare di tutto tranne che di un “me” esistenzialisticamente limitato.

Tutto quello che segue tratta di vicende che, dunque, solo superficialmente si possono riferire a un tal Giuseppe Genna, ma che riguardano l’Italia sub specie Josephi Genna: la morte del padre, rinvenuto dal figlio (previo sfondamento della porta — il telefono taceva da troppi giorni) quando ormai il rigor mortis l’ha raggelato in una specie di grottesca statua col pugno alzato; la prima pera, alla veneranda età di trentotto anni, nei luoghi e non più nei tempi della sua infanzia suburritico-milanese, quella a cui era sfuggito indenne da dipendenze, circostanza nella quale facciamo la conoscenza di un pusher ex-compagno di scuola che non sa come spendere tutti i soldi che ha, prigioniero com’è della sua esistenza e della salute distrutta, e di due lesbiche; l’incontro tramite myspace con un gruppo di trans sue fan, grazie alle quali partecipa ad un orgione paura durante il quale impara a fare i bucchini; e tante altre cose, tra cui, e dev’essere l’apice, la sua “allucinante” permanenza presso un villaggio turistico, esperienza fantozziana quant’altre mai se proprio il vittorughiano Genna ha dichiarato di non aver dovuto studiare molto, se non i volumi della saga del Ragioniere; e questa parte non l’ho letta, ancòra, e sono curioso (come anche dele pagine che riguardano PierGiorgio Welby e di tutte le pagine restanti).

Però, prima di riporre il libro, sono capitato nel mezzo della sbobinatura di una conversazione tra Genna, unico difensore della poesia, e diverse persone non solo poco amanti della poesia, ma addirittura spregiatrici, odiatrici della poesia, con tanto di ragioni ideologiche a sostegno della loro avversione. A un certo punto, e la cosa mi è rimasta ovviamente molto impressa, una donna dice di detestare la poesia perché la trova primitiva: come i musulmani che, in pieno centro a Milano, mettono giù il loro tappetino e si volgono orando verso la Mecca. Affermazione che fa molto effetto all’autore, che debolmente oppone di aver conosciuto un tale, a Torino, che con la poesia ci campa, riuscendo a farsi mantenere da diverse donne. “Perché sono galline”, è la replica della donna; che, a questo proposito, paragona il suo amico a un pescatore che getti l’amo in una vasca di trote — evidentemente Torino ha fama di città in cui i poeti riescono a farsi mantenere dalle galline (“E poi Torino è una città di merda. A Torino piove sempre. Qualcuno di voi è di Torino?”).

A me quello che ho letto non è affatto dispiaciuto. Un suo fan e amico sostiene che Genna sia il primo scrittore italiano vivente, e, per come stanno andando le cose, potrebbe anche avere ragione da vendere, per quanto mi riguarda (solo che è tutto dire, questo è il problema). E’ certo che si fatìca, almeno io fatìco, a chiamare alla mente altri autori di adesso in grado di batterlo, per intensità e profonda fede, nonostante tutta la disperazione che, molto modernamente, traspare dalla sua febbrilità, nel genere iperrealistico-seborroico, date le sue tinte forti, una narratività di largo e lungo respiro, capace di un ritmo costante e molto sostenuto, di lingua copiosa: Genna è un pezzo da novanta, un vistoso nipote degenerato di Pasolini,  fluente e sovrabbondante; ma non caotico, e con un uso disciplinato, umile e intelligente della lingua. E’ uno scrittore; che sia grande o no non m’interessa stabilire, ma sa quel che vuole, o sa di voler volere qualcosa di definito, e quello persegue con tenacia e sincerità. Alla nudità, però, dice, non c’è ancòra arrivato, né pensa arrivarci mai; perché per arrivare alla nudità “bisogna essere dei genj”, ha detto, e lui non è e forse non vuol essere.

Assodato che si tratta di uno che ci sa fare e che è forse necessario leggere, devo ammettere, di là da tutti i limiti di gusto miei nei confronti di una certa scrittura (limiti che dipendono da un’esperienza, la mia, che non comprende il percorso di formazione del letterato, e quindi un rapporto molto diverso, e non necessariamente meno esteriore rispetto agli aspetti sordidi e puzzolenti dell’esistenza: si tratta dell’uso che ci si fa di quest’esperienza) di aver avuto più volte l’impressione, durante le mie spigolature del romanzo, che mi passasse davanti agli occhj l’immagine di un monaco medievale che si fustigasse, e si fermasse solo per sbirciarsi allo specchio i guidaleschi sanguinanti sulla schiena; e poi, tutto felice, ricominciasse. Un monaco, però — si badi bene — che non abbia come scopo la maggior di dio gloria, ma il Guinness dei primati per le piaghe più estese, più profonde e più purulente.

La fede, quando è profonda, è sempre rispettabile; ma essendo un percorso obbligato, escludendo qualunque saporosa deviazione, tende a distruggere in primo luogo qualunque congenialità, intesa come guida — che lo scrittore maturo dovrebbe considerare infallibile –, secundum porta a trasandare moltissime cose: troppe, forse, in determinàti casi.

Come nel caso della conversazione sulla poesia con quella gente così impoetica, tra cui quella donna, nei confronti della quale, pur avendola intravista di fuga tra le pagine di un libro appena leggiucchiato, provo una certa obbligazione: perché la sua definizione della poesia “primitiva” è preziosa e profonda. L’intenzione della donna potrà essere stata negativa, ma non è detto che dovesse essere anche quella di Genna, o di qualunque poeta e/o scrittore, o — perché no? — la mia. La definizione in sé, invece, è calzante, e persin bella. Pensando a quanto Genna sia rimasto di qua sia dai Miserabili sia da un capolavoro come il Secondo tragico, mi riprometto comunque di terminarlo il prima possibile, sicuramente non oltre domenica; dispiacendomi un po’, però, che allo scrittore manchi quella capacità, o quell’esigenza, almeno ogni tanto, di mettere giù il suo tappetino, mentre le macchine trafficano strombazzando per il centro di Milano, inginocchiarsi e volgersi verso la direzione che sente la propria, verso una sua personale mecca.

Qui il sito del libro.

221. Chi è? Chi è?

27 Nov

Chi è quella deficiente che ha cercato Alessandro Cazzi ottanta volte prima delle 8.00 di stamane (facendo lievitare vertiginosamente il numero delle visite, ciò che avrebbe pure potuto farmi un po’ piacere, posto appunto che non si fosse venuti a cercare proprio quello)?

220. Articolo duecentoventi.

22 Nov

Non è che abbia molto senso scrivere un post in cui si dice che non si ha voglia di scrivere — anche perché non è proprio vero: scrivo in continuazione, se è per quello, ma è la voglia di scrivere qualcosa di sinforoso, di concinnato & ben costrutto quella che mi manca; ma tant’è (il tant’è si collega a quello che c’è prima dello hyphen; vale a dire, nel caso in cui non fosse chiaro, magari proprio per niente, che lo so, che no, non ha proprio nessun senso scrivere un post in cui si dice che non si scriverà niente di che; ma è proprio quello che sto facendo, sicché suppongo che un tant’è ci stia bene, sicché ce lo metto — cioè, l’ho messo).

Al momento, in realtà, mi sto occupando di tutt’altro — non di tutt’altro che scrivere, mi sto occupando di altro, non sto scrivendo cose che possano finire in rete perché sono troppo lunghe e non sono complete. E anche se avessi pezzi brevi & in sé conclusi non avrei nessuna voglia di mettermi qui come un pirla a copiarli — cosa che ho fatto spesso nel passato, ma l’intenzione era appunto, se non quella di condividere alcunché con chicchessia, quella di ripassare sul testo, correggerlo, migliorarlo. Be’, si dà il caso che al momento non mi senta di scrivere cose belle, e non mi senta capace di migliorare alcunché. Sono, insomma, in una fase di vomito continuo; ma anche di chiusura rispetto al mondo, non mi sento comunicativo. Cioè, non sono mai stato comunicativo; il fatto è che non ho nessuna voglia di far finta di essere comunicativo. Prima di tutto non mi riuscirebbe (posto che mai mi sia riuscito, ma in questo caso, nel caso di questo preciso pomeriggio di sabato, meno che mai). Punto secondo — non c’è un secondo. Sono alla frutta. Avrò il diritto, no?

Non sono né angustiato né mi sembra di star facendo una di quelle imbarazzantissime confessioni da blog che mai e poi mai si farebbero con qualcuno incontrato per la strada — se qualcuno di voi m’incontra per la strada, se ha proprio tanta voglia di rompersi i minchioni, può anche fermarmi e chiedermi di ripetergli tutto questo da capo a fondo. Magari non con le esatte parole, ma gli ripeterei il concetto esattamente per com’è esposto qui, nella sua succhiosa essenza. Stato soporoso, meschino, squallido, che suppongo essudi dalle mie affermazioni, per scritto e in voce, per qualunque siasi formulazione io voglia optare. Sono spompato, mi rassembro a uno stronzo molle: questa è una formulazione più densa e altrettanto veritiera, dal punto di vista euristico esattamente equipollente. E’ questo uno dei rari casi in cui forma e contenuto, volendo, possono anche essere distinti, ma comunque è inutile, perché anche distinti sono esattamente sovrapponibili.

Oggi, però, è una bella giornata.

217. Ah…

12 Nov

… e vaffanculo a Mario Bianco, naturalmente.

216. E azu?

8 Nov

Il blog di azu è bloccato, nel senso che risulta che non posso commentare — poco male, perché se mi vien da commentare lo faccio privatamente, troppe pippe e mariibianchi, lì sopra, mi viene il vomito all’idea di intervenire in mezzo a quella compagnia.

Non solo, ma non ha più scritto niente.

Bisogna annoverare anche il suo tra i blog estinti? (E io che cazzo mi leggo, adesso?).

Qualcuno ne sa qualcosa?

213. Allouìn.

31 Ott

Adesso mi aspettano due giorni di oscuramento, vale a dire il tetro dì dei morti, e la molto meno spiccata domenica, che tuttavia è nondimeno festiva, quindi per due giorni non ci sentiremo: qualcuno tirerà un sospiro di sollievo, qualcuno tirerà qualche bestemmia, qualcuno tirerà una loffa, o un popper, o la catena del cesso. Quanto a me, tirerò fino a lunedì alla consueta maniera, magari facendomi qualche bella promenata solitaria, di dieci o dodici ore, in modo da essere sicuro di dormire la notte e di arrivare bello tonico & pimpante alla prossima settimana, che dovrebbe essere campale — come tutte le settimane dovrebbero essere, specialmente le mie, peccato per un motivo o per l’altro non ci riescano mai.

Intanto, questa sera è Allouìn, e ho già intravisto aggirarsi tra i ristagni dei gas di scarico (bassa pressione), & attraverso il tenue velo di una pioggerellina deprimente, veramente novembrina, i primi cappelli da strega, che fanno pandàn con le zucche arancioni che sorridono da alcune vetrine, per la verità non molte: ma, almeno a quel che s’è visto finora, l’Allouìn a Torino non si prospetta nulla di particolarmente eccitante. Anche perché non ho mai capìto esattamente che cosa significasse esattamente, come festa, a parte dolcetto / scherzetto, che non so quanto avrà preso piede in Italia (da quando ha preso piede, sia pure non ufficialmente, Allouìn in Italia, a proposito di niente?). L’anno scorso vidi l’Allouìn di Formia, e pare che l’Allouìn di Formia consista in torme di ragazzini che fanno prosaicissime schioppettate (che poi sarebbero comunque già pronte per il giorno seguente, a ben pensarci: basta spalmare le schioppettate su due sere, ed è come avere due feste una appresso all’altra: felicità!) e scappano dagli agenti della forza quando questi decidono che il troppo è troppo: non differentemente, presumo, da quanto avviene a natale, capodanno, pasqua, circoncisione del signore e madonna di mezz’agosto, né più né meno. Qui si limiteranno a rompersi i coglioni in qualche locale, come sempre.

A lunedì.

210. Dove state andando?

23 Ott

Sembra un momento non bello per i blog che frequento più spesso, e che spesso vorrei continuare a frequentare. Giorni fa sono andato a leggermi qualcosa da adlimina, da cui colpevolmente mancavo da un pajo di settimane (il tempo a disposizione è sempre limitato, e se ci sono altre discussioni in corso o sto seguendo qualcos’altro, è giocoforza per me fare delle rinunce), e scopro che ha chiuso. Ma nelle motivazioni che dà dell’insano gesto, dietro la complessità del fraseggio e la consueta opulenza dei riferimenti, mi è stato impossibile non percepire qualche veleno, qualche amarezza, un senso generale di avvilimento che mi ha messo in allarme prima, e poi mi ha fatto riflettere. Poi, con un post-consuntivo sulle prime incomprensibile, ma che di per sé dovrebbe essere anodino come tutti i consuntivi, o un ritmetto niais da vaudeville con cui l’operina dovrebbe concludersi, lo sgargabonzi mi ha dato tutta l’impressione di voler chiudere tutto quanto, e ha anche scritto che prima o dopo, più prima che dopo?, questo avverrà, e, nel caso, aprirà un forum. Infine quello che meno mi aspettavo, e cioè che alcor a sua volta, dopo una serie di post su questioni di lingua, che per la verità rappresentavano una gamma molto varia di posizioni in materia, e dopo un bozzetto ittio-autobiografico di rara bellezza, a sua volta decide di chiudere; stavolta, a differenza degli altri, dichiarando irritazione per le notazioni che evidentemente sarebbero state fatte (ma da chi? da tash?) circa la sua presunta ripetitività, od ossessività, o qualcosa del genere, nel trattare questioni di lingua e di stile — come se girasse sempre intorno alle stesse questioni. Io avevo, chiaramente non richiesto, ma chi è richiesto di qualcosa, quando interviene su un blog?, tagliato la testa al toro dicendo che il problema non è in sé lo stile, ma lo scrittore; e non ero entrato troppo nello specifico di quello che si stava discutendo, anche perché dello stile di uno scrittore posso dire solo semi piace o no, tendo a non dargli un valore oggettivo e a non farne oggetto di osservazione e di studio, e sarei portato, in genere, a preferire basse questioni grammaticali (sempre in vista di quello che posso farmene io); sicché ho spigolato quello che meglio riuscivo a capire, sempre tiranneggiato, anche, da problemi di tempo a disposizione (che può essere anche un vantaggio, come ho già detto altre volte), quindi mi sono perso il momento della discussione; i commenti sono stati chiusi prima del mio arrivo e io non posso in alcun modo ricostruire la storia.

Quello che mi ha reso perplesso e un po’ aggrondato è lo stato d’animo con cui i varj bloggeurs hanno chiuso, adlimina con apparente amarezza, lo sgargabonzi con stracchezza, alcor con irritazione: solo poi mi sono reso conto che non c’è modo di chiudere un blog col canto sulle labbra, che se lo si fa è per forza per stanchezza, o perché non si è ottenuto quello che si voleva, o perché non ci si è trovàti bene, o per una serie di altre ragioni negative, e mi sono sentito anche un po’ un pirla per non averci pensato prima. Più che altro è strano, questo sì, che proprio questi blog, strafrequentati, pieni di commenti interessanti, siano abbandonàti dagli ownerz nei momenti del massimo affollamento. Con gli stessi apparenti sentimenti di frustrazione (sgargabonzi a parte) con cui chiuderebbe, e ha chiuso, chi col suo blog non è riuscito a raggiungere abbastanza persone.

Lo sgargabonzi non mi pare inasprito, ma mi piacerebbe che non parlasse più (poi faccia quel che vuole, per carità) di chiusure. Adlimina ha detto che probabilmente riaprirà, se non tra breve, almeno poi.

Invece alcor ha detto che è irritata e che chiude una volta per tutte (ma è un post da leggere, con quell’aggettivo “periglioso” appiccicato al sostantivo blog che dovrebbe dar da pensare).

L’effetto di questi abbandoni m’è deprimente. Non capisco che fine dovrebbero poi fare queste scritture in rete, salvo i casi in cui si decida (esiste un comando a disposizione per questo, sui blog di tutti i tipi, credo, almeno splinder e wordpress ce l’hanno) di distruggere tutto. Continuano a rimanere come testimonianza di un tempo che si allontana sempre più, sempre meno raggiunti per caso da motori di ricerca e da frequentatori del bel tempo che fu? L’owner che chiude potrebbe decidere di farlo anche per vent’anni, poniamo; trascorsi i quattro lustri, posto che non abbiano chiuso per sempre anche splinder, wordpress, iobloggo, leonardo e chi altro kacchio c’è, potrebbe tirar fuori dal cassetto la pass accuratamente segnata su un foglietto, ormai ingiallitissimo, e riprendere. O potrebbe interrompere tutti i fine di settimana, o chiudere per sempre tutti i fine anno. O fare annuncj falsi di chiusura, per vedere l’effetto che fa. O annunciare, al contrario, continue aperture: tutti i mesi potrebbe inaugurare un blog nuovo, e magari non scriverci un bel nulla. Non so, certi meccanismi della vita reale, come quello di dire “lascio”, per esempio [quel “lascio” così necessario da dire, in certi casi, vedi quello che m’è venuto fatto di fare negli ultimi giorni, & già attediai i miei 3 lettori con quella sordida faccenda due post fa], qui sopra suonano strani. Strani perché, è vero, non tutti i giorni, non a tutte le ore si ha lo stesso entusiasmo di mettersi davanti allo schermo, e “mettersi a scrivere”; ma in realtà un blog non richiede, per sua natura, propriamente prestazioni di tipo letterario.

Se non per lo scrittore che vorrebbe sempre che le sue parole splendessero, e che deve anche fare sforzi per renderlo possbile, e dovunque e comunque scriva vuole e deve essere sempre sé stesso. I due blog che hanno chiuso sono due blog di scrittori (scrittrici, anzi). Se si tratta di scrivere, se scrivere è una condizione, perché non continuare? Ammenoché siamo ancòra tutti romantici, e io non me ne sia accorto, e via via, come tante lucine che si accendono, e tanti blog che si spengono, gli scrittori che mi ritrovo intorno ricevessero, un dopo l’altro, la grazia, e raggiungessero la perfezione del silenzio. E io qui, come un coglione, a pigiare i tasti a ore fisse. E lo stesso Gori, che si vanta di aver letto due libri in vita sua e di essere un cretino di agente di assicurazioni (sto citando dalla zia Mame, non so che cosa faccia di preciso ma c’entra, credo, con l’economia), ha confessato un pajo di volte l’assoluta accuratezza che mette in quello che scrive, può definirsi esattamente un “diarista in rete”? Perché, se la risposta è no, mette in conto, prima o dopo, di chiudere? Chiudere cosa? Posso capire che si continui a scrivere in altra sede, per quanto il blog è un ulteriore versante della scrittura, dopo averlo conquistato, anche se non è una conquista che costi lacrime & sangue & merda, intendiamoci, non sarà autopenalizzante rinunciarci?

Avrei potuto trovare interrogatìvi molto più intelligenti, data la luttuosa circostanza, ne convengo, ma i lutti non avranno mai il potere di rifarmi il cervello, e vi tenete gli interrogatìvi che ho posto, imbecilli (ma spero di no! spero di no!) giusta la matrice che li ha partoriti.

204. La vendetta del broker fantasma.

8 Ott

Negli Usa un broker
perde tutto: si uccide
e stermina la famiglia.

LEGGO, mercoledì 8 ottobre 2008.

202. Abbastanza bene, grazie.

29 Set

Senz’occhio di riguardo a ciò che sento (1),
O ai numerosi impegni (a cui non crede
Quasi nessuno, in verità), si chiede
Spesso da me qualche componimento.
 
Senza inferire intoppo, o patimento,
Che alla musa dispiace, e che mi lede,
Senza cui solo con baldanza incede
Coi suoi numeri Clio, che odia il tormento.
 
Senza pensar ch’io abbia le risorse
Impegnate in qualch’opera importante,
Immatura tuttora, e ancòra in forse.
 
Senza idea della mia borsa vacante.
Senza sospetto di sventure occorse.
Comunque, sto benino. Grazie tante.
 
—————–
(1) Qui c’era un’ipermetria.
Così impari a improvvisare.
Stronzo.

201. E’ quello che mi chiedo anch’io.

23 Set

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com’è possibile?

Roberto Saviano, Lettera alla mia terra, 22/09/08

200. Varie, & eventuali.

3 Set

Informo tutti che ora urza è qui.

Quanto a s.  (per quando torna dal Dauphiné) mi sa che avevo ben preso il marrone. La battuta esatta non è “Ottimo lavoro, Gaston!, &c.”, bensì è: “Gheràzie, Gaston: hai fatto un ottimo lavoro, &c.”, e comunque il gag completo sta qui:

BRONCOVIZ – TUTTAPATATA

[Da quello che ho beccato su youtube di Sensualità a Corte, Pirovano è quello che fa la madrina. A me peraltro l’episodio che ho visto à piaciàto molto:

mai dire lunedi-sensualita a corte puntata 1

Adesso mi mancano tutti gli altri, ma pian piano recupero].

199. Per Vincenzo Appuzza.

29 Ago

Stamane (mi trovo alla Nazionale), connessomi, apro, dopo la posta, la board del blog e mi ritrovo con due messaggj di spam in attesa dentro il cestino di akismet. Vado a vedere di che cosa si tratta, ed ecco che mi vedo apparire due sgrammaticate fetenzie, autore Vincenzo Appuzza (enzuccio62 su wordpress e blogvillage), con i risultati di due ricerche con google e una serie di marcj insulti al sottoscritto.

Il quale gli avrebbe dato dello “homeless”, scopro con stupore: cosa mai avvenuta.

Semmai “straccione”, ma “homeless” mai e poi mai.

I due sconcj messaggj contenevano le espressioni “vaffanculo”, “stronzo” e “figlio di puttana”. Reso edotto il pezzente schifoso che me li ha mandati che se si tratta di andare a fare in culo ci vado, e quanto mi pare, indipendentemente dai suoi inviti; che, stando all’odore, dei due lo stronzo non credo proprio di essere io; che mia madre fu una persona onesta, a differenza di quello sfasciume pustoloso e ignorante che ha dato i natali al suddetto pezzentone, mi pregio di informarlo che:

1. I suoi messaggj a questo blog sono filtrati, e da lunga pezza, ragion per cui è del tutto inutile che scriva di nuovo, men che meno insulti, che può provarsi a rivolgermi personalmente in qualunque momento, senza ricorrere al vigliacco tramite della Rete;

2. Che è del tutto inutile che si atteggj a màrtire, e che presuma di inchiodare gli altri alle proprie (peraltro inesistenti) responsabilità quando non si pèrita dal ricorrere a mezzi patentemente illeciti per sfogare le sue rabbie insulse — correndo peraltro il rischio di una bella denuncia alla polizia postale.

3. Che qualunque altro attentato alla mia pace, tramite Rete e no, sarà riferito qui sopra, coralmente, in modo che chiunque passi sappia di che pasta è fatto Vincenzo Appuzza. Salvo, appunto, rivolgermi alla Polizia.

Consiglio di dedicare meno tempo a cercare lambiccate mendicate scuse per il fallimento di una vita, e un bel po’ di più all’igiene personale.

Fine della comunicazione.

*************************************************

Pare incredibile, ma il relitto umano (e gran figlio di una troja) s’è permesso di mandare ancòra queste due perle:

  • enzo | vincenzo.appuzza@alice.it | enzuccio69.wordpress.coms | IP: 158.102.162.9Suggerimento: Risparmia tempo premendo Invio sulla tastiera, anziché fare clic su “Cerca”
    se non hai un cazzo da pettinare ficcati un dito uin culo magari poi lecchi,vedi di che merda sei fatto.

    Risultati di ricerca199. Per Vincenzo Appuzza. « anfiosso29 ago 2008 … Vado a vedere di che cosa si tratta, ed ecco che mi vedo apparire due sgrammaticate fetenzie, autore Vincenzo Appuzza (enzuccio69 su …
    anfiosso.wordpress.com/2008/08/29/199-per-vincenzo-appuzza/ – 3 ore fa – Pagine simili

    Non è spam — Ago 29, 1:49 PM — [ Visualizza Articolo ]

  • enzo | vincenzo.appuzza@alice.it | vincenzo.appuzza@alice.it | IP: 158.102.162.9199. Per Vincenzo Appuzza. « anfiosso29 ago 2008 … Vado a vedere di che cosa si tratta, ed ecco che mi vedo apparire due sgrammaticate fetenzie, autore Vincenzo Appuzza (enzuccio62 su …
    anfiosso.wordpress.com/2008/08/29/199-per-vincenzo-appuzza/ – 3 ore fa – Pagine simili

    rivai a vanculo, se non hai un cazzo da pettinare ,ficcati due ndita in culo ,e ,poi leccati le dita, nessuno ti autorizza a menzionare il mio nome

    Non è spam — Ago 29, 1:45 PM — [ Visualizza Articolo ]

  • Questo mentre avvertivo i responsabili della biblioteca di quale uso si stesse facendo dei terminali messi a disposizione del pubblico.
  • Mi sa che non sono stato chiaro.

198. ?

19 Ago

Che cosa c’è, qui?

195. De Valérie?

14 Lug

Ci ho sbirciato dentro e devo ammettere di averci, in generale, capìto assai poco (in specie come mai tra i ringraziati figuri Lina Sotis, di cui è riportato uno di quei pareri per cui di solito si è poco portati a ringraziare. Spirito? Understatement? Ironia? Idiozia?). A un certo punto l’autrice e protagonista sostiene di essere la reincarnazione di molte donne della storia. A questo proposito, a pagina 81 parla di una certa Louise de Valérie, che si attribuisce come amante a Luì Catòrc. Mi ci sono scervellato sù per dieci minuti buoni. Poi alla fine ci sono arrivato. E dire che ci si sono messi in due a scriverlo.

194. Lezioni di satira.

10 Lug

No Cav Day. Sabina Guzzanti #1parte
 
 

 

 

 

 

No Cav Day. Sabina Guzzanti #2parte

Quando Sabina Guzzanti fu trombata, nel ’03, lei col suo Raiot, ricordo che si ripeterono le solite snervanti discussioni su che cosa sia la satira, se essa sia lecita, e in quale forma. Nessuno si rifece, men che meno, ovviamente, quelli che erano stati berteggiati dalla stessa Guzzanti, ai classici; nessuno si diede la pena e la briga di scovare il senso della satira — qualcuno forse ne scovò la definizione sul Devoto-Oli, ma la definizione e il senso sono due cose diverse, e per capire il senso la definizione non basta e non serve.

L’ultima volta che la Guzzanti, col suo fare timido, il suo eloquio insieme puntuale e disordinato, comunicativo e tongue-tied, ha colpito è stato al No Cav Day di Roma, dell’8 luglio appena scorso. Il bersaglio era innanzitutto la prostituta ministra Mara Carfagna (a cui si devono peraltro recenti, fetenti dichiarazioni in materia di diritti gay), che si sarebbe sentita insultata dai franchi riferimenti a quello che lei stessa, la ministra scrofa, ha detto in materia di ciucciamento di cazzi durante una telefonata. La stessa ministra bocchinara ha stabilito di sporgere denuncia contro la Guzzanti. Persino Paolo Guzzanti, padre di Sabina e forzista, è stato circondato dalla disapprovazione dei suoi, mentre la ciucciona ministra riceveva penosi attestati di solidarietà da molte donne che non hanno mai capìto un cazzo, né a destra né a sinistra.

Il blog della Guzzanti è stato oscurato, pare da jeri, e io non riesco ad entrarci.

Sembra pacifico (lo ha detto anche Guzzanti il padre, intervista sulla Stampa di oggi) che ciò si debba a un provvedimento volto a placare l’animo esacerbato dalla ministra bagasciona. Quasi non posso crederci. Spero che alla prossima pompa la Carfagna si strozzi.

Dicevo, comunque, i classici. A me la definizione che più piace, anche perché è la più chiara e netta che abbia mai incontrato, oltreché di fonte autorevole (classica, appunto), è quella che segue:

[Sulla satira in generale].

Dicono che la satira deve mordere i vizi e non le persone: e questo a me pare falso. Che cosa sono i vizi senza l’uomo? Non altro che un’astrazione, la quale può esser cosa da moralista, non da artista. La Satira attacca il vizio nella persona, nel particolare che è un’eccezione ed un’opposizione al generale; il generale non è da Satira, perché non è vizio. La Satira antica, rappresentativa fra i Greci e discorsiva fra i Romani, fu sempre personale, e però fu artistica, diversa da quella moderna che pare piuttosto un sermone o una predica. Aristofane, Luciano, Orazio, Giovenale non istanno su i generali, quindi non declamano, ma feriscono l’uomo tristo senza riguardi: e Dante non teme dire i nomi dei re, dei papi e di tutti i malvagi grandi e piccoli che egli giudica e condanna. Le Satire di acqua e latte non fanno risentire nessuno, non giovano all’umanità, non sono opere d’arte quantunque siano rifiorite di eleganze

Luigi Settembrini, Lezioni di letteratura italiana dettate nell’Università di Napoli [1866-’72], Sedicesima edizione stereotipa. Cav. Antonio Morano Editore, Napoli 1894; p. 343.

[Mi piace anche aggiungere quello che si dice a proposito di “Quinto Settano”, cioè mons. Ludovico Sergardi, 1660-1726, che non riguarda il presente discorso direttamente ma serve ad approfondirlo:

Le migliori satire di questo tempo [sta parlando del Seicento] sono quelle di Q: Settano, ossia di monsignor Lodovico Sergardi sanese, scritte in latino, e da lui stesso voltate in italiano […]. [Contro] Gian Vincenzo Gravina … il poeta avventa le ingiurie più sanguinose, e gliele dice in bella lingua e bei versi; e ne dice anche al Guidi, e agli altri eunuchi poeti d’Arcadia. Avete un bel dire che Settano non doveva pigliarsela con un uomo come il Gravina […] Settano si fa leggere, Settano è un artista […]. L’artista non è uomo da sermone, non gli potete dire il non si può, perché egli può ogni cosa. Dopo di aver letto quelle Satire io ho detto tra me: Hoc more vivitur Romae. Monsignor Sergardi vi ritrae dal vivo quel mondo di abati che si ciurmavano fra loro, e cercavano di ciurmare anche i posteri. Noi ci scandalezziamo di quelle satire perché siamo ancora vigliacchi, ed abbiamo paura di chi dice il vero (Pp. 346-347)].

193. Dattiloscopia.

8 Lug

Questa cosa di alcor è bella, utile e comportevole.

Nel frattempo ho sentito, sempre a proposito dei bambini rom (che ovviamente non sono gli unici e i soli ad essere schedati in questo modo, ma è ovvio che per loro si senta più rincrescimento), che a Napoli e a Torino è già stato fatto.

191. bem bero e bera sono tre cretini?

4 Lug

Termini ricercati nei 7 giorni fino al 2008-07-04

Riassumere: 7 Giorni 30 Giorni Trimestre Anno Dall’inizio

Oggi

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2008-06-29

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2008-06-28

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la legge di lupo solitario autore foto c 1
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189. “Vite perdute per strada” di Fabrizio Filosa.

28 Giu

Quando urza me l’ha visto in mano ha pensato seriamente a una provocazione. Quando gli ho detto che l’idea era lungi da me, e l’ho convinto, m’è parso preoccuparsi; mi ha chiesto che cosa non stia andando, in particolare, nelle mie condizioni attuali, se i servizj sociali funzionino ancòra a dovere, quanti pasti mi siano garantiti al giorno, se mi trovi in una situazione di disagio particolarmente acuto. Nulla di tutto questo: io leggo volentieri libri sul barbonaggio, specialmente quelli di ordine crassamente idio-biografico, perché vi si trovano spunti interessanti, per la vita, per la scrittura, insomma stimoli all’immaginazione. C’è un grande bisogno di immaginazione. Mentre venivo qui, un signore dalla brutta e antipatica faccia da tipico gianduja subalpino, frutto di trentadue generazioni di incesti selvaggj, un abisso di torva idiozia di cupa demenza sotto la fragile maschera imposta dal benessere , mi fissava con sguardo diabolico, con sorriso sardonico, reggendo la copia fresca della Stampa aperta davanti a sé. Eh, lo so, ne ridono tutti così, la gente istruita. Fino a un anno fa avrei provato il desiderio di cacargli in gola. Adesso, oramai, lo compatisco, perché so che trascina una vita di merda — il patrimonio genetico e le false convinzioni ne hanno fatto un morto che cammina — lui e tutti quelli che gli assomigliano, intendiamoci, che (intendiamoci, però) io non disprezzo, cioè non disprezzo più. L’autor del Leviatano dice che ride, sorride, degli altri, deride gli altri chi è sicuro del proprio destino. Io non sono sicuro di nulla, quindi non sorrido, non rido, non irrido, non derido. Compatisco, senza più compassio, sempre sperando — beninteso — che nessuno dei diretti interessati se ne accorga.

Il libro di Fabrizio Filosa, pp. 171, pref. di Oreste del Buono, Muzzio, Padova 1993 è molto bello, ha scelto con cura le storie che compongono il libro, raccolte dalla viva voce di 13 barboni, uomini e donne, di Milano, di Roma e di Torino.

Perché è anche, o soprattutto, una questione di storie, di — horresco referens, ma la movenza usata in questi casi è questa — “storie di vita”. Giungere alla perfetta sicurezza circa il proprio destino, quello dei proprj familiari, quello della propria categoria è frutto di una violenza incessante; non posso dire che “la rifiuto” perché, per mia costituzione, sono totalmente alieno da questi meccanismi — ma nessuno, ed è sicuramente un’altra delle fortune che mi sono capitate, capisce quale sia il mio merito in questo — e una volta integrato finirei coll’aver sempre la parte peggiore. Comunque sia, nessuno al mondo può sfuggire alla società: ad un titolo o ad altro, tutti siamo integrati nel sistema da cui dipendiamo: una vera e propria “uscita” da esso, quale dovrebbe essere determinata da quello che si chiama emarginazione, è materialmente impossibile e inconcepibile. Fuori dai margini non c’è nulla; il dropout non droppa in nessun “fuori” reale. Cambia, radicalmente e con conseguenze sempre più incalcolabili, il modo di star dentro. E’ vero che ci si esclude da certi giri precostituiti; ma entrare nell’indeterminato, o nel meno determinato, o nel diversamente determinato, non vuol dire “uscire”. Nessuno esce. Si cambia posizione, punto di vista — nulla si cancella, tutto si reinveste in una chiave del tutto diversa. E poi ci sono anche esperienze, non sempre dirette va da sé, diverse. Più il punto di vista diverso. Mi piace riportare uno stralcio del libro; si noti, per chi ha presente l’autore, come il tema, la storia, la fabula, in sé sia sostanzialmente similare a quello che si trova, poniamo, in tutti gli insight borgatari di Siti, per esempio; ma c’è un punto di vista diverso, ovviamente, che non è quello dell’osservatore. Sbaglia chi pensa che la cosiddetta vita di strada, a tutti i livelli e con qualunque intensità vissuta, possa essere “libera”, e pertanto cercata e conseguita a questo scopo. La perdita di tutto prelude al compimento di una cosa che è l’esatto contrario della “libertà” volgarmente intesa, cioè di un destino, che è impossibile rivelarsi finché si rimane irretiti nelle convenzioni e nei rapporti di forza contestuali al nucleo familiare, al lavoro e quant’altro — prendendola dall’altra parte: i rapporti codificati hanno in qualche modo il còmpito di eludere il destino (con molte conseguenze che sono sia positive sia negative, come càpita per qualunque “scelta di vita”; ma è una scelta?). Leggendo storie di questo tipo ci si rende conto di come il tragico non sia affatto morto: ha solo girato l’angolo. Finisce per strada chi ha scoperto il suo destino; chi non può liberarsi del destino finisce in strada?

Sono più gli interrogativi che le risposte, come al solito. Ma mi premeva rilevare questa cosa: una parte degli uomini, delle donne, che vivono “a diverso livello” nella società, è più di altri prigioniero della propria vita. E, comunque vada, certe storie, anche grottesche e/o atroci, sono belle:

La mia sfortuna è cominciata nel 1984, quando sono stata picchiata da un ex-carabiniere: Anzi,per dirla proprio tutta, è stato un tentativo di omicidio in piena regola, una cosa che a ripensarci mi vengono ancora adesso gli incubi e sto male per giorni e giorni. Mi ha bastonata con un oggetto pesante e mi ha provocato una lesione permanente alla testa. Tre ore e mezza di sala operatoria ho dovuto fare. Un tentato omicidio per un motivo banale… e la polizia non gli ha fatto niente.

E’ dopo quella storia, dopo il trauma al cervello, che ho preso a bere forte. Anche prima, per la verità, bevevo un po’, ma non ero alcolizzata. E non avevo bisogno di dimenticare.

Quello lì, quell1ex-carabiniere, è uno di Bolzano. E’ l’incubo della mia vita. Mi perseguitava. Nell’ ’89 mi ha bruciato la casa ed è per questo che sono finita in strada, perché mi ero appena divisa dal mio convivente, era lui che pagava l’affitto. Tempo dopo l’incendio del mio appartamento sono riuscita a rintracciare il fratello del criminale e gli ho detto: “Guarda che il tuo bel fratello mi ha fatto questo e questo e questo.” Sa cosa m’ha risposto? “A me se lo ammazzi mi fai solo un piacere. A mia madre la fai rinascere”. Son cose, queste, da cui non ci si riprende più.

Questo biondo qui era uno che aveva conosciuto un certo giro e una certa vita quando faceva il carabiniere e deve aver pensato che gli conveniva di più infilarcisi dentro. Quando ha lasciato la Benemerita si è infatti subito messo a fare il balordo, il piccolo malavitoso. E allora sono cominciati i guai perché ha coinvolto il mio convivente. Quei due insieme facevano un sacco di porcherie: si travestivano da donne e si prostituivano, rapinavano, rubavano portafogli, orologi, quel che capitava. Lo facevano per guadagnare con tutto comodo, perché non avevano voglia di andare a lavorare.

Io lo sapevo fin dall’inizio della nostra storia che lui pendeva un po’ da quella parte lì. Ma non mi sembrava una cosa tanto grave, stavamo bene insieme, la situazione era accettabile. Finché una sera tardi, mentre rientravo, me lo sono trovato sul marciapiede a 500 metri da casa vestito da troia. Madonna, cosa non è successo quella sera! Io non pensavo che il vizietto si fosse spinto fino a quel punto perché in casa non vedevo parrucche, non vedevo vestiti da donna, ma solo degli abiti variopinti, pantaloni alla Celentano, di due colori, che erano di moda. Allora è venuto alla scoperto tutto il movimento e io lì ad assistere.

(…)

Poi piano piano l’ho accettato, l’ho dovuto accettare.

(…)

Pp. 141-142

188. Ricevo e inoltro (se qualcuno vuol darle una mano…).

27 Giu

Dear Beloved‏
Da: hajia mariam (jmd016@mcdaniel.edu)
  Rischio medioPotresti non conoscere il mittente.Contrassegna come sicuro|Contrassegna come non sicuro
Inviato: giovedì 26 giugno 2008 19.52.50
Risposta: hajia mariam (hmariam077@yahoo.gr)
A:  
Dear Beloved, 

Due to the sudden death of my husband General Abacha 
the former head of state of Nigeria in June 1998, 
I have been thrown into a state of hopelessness 
by the presentadministration. I have lost confidence 
with anybody within my country.I got your contacts through 
personal research,and had to reach you through this medium. 
I will give you more details when you reply. Due to 
security network placed on my daily affairs I cant 
visit the embassy so that is why I have contacted you. 
My husband deposited $12.6million dollars with a
security firm abroad whose name is witheld for now 
till we communicate. I will be happy if you can receive 
this funds and keep it safe I assure you 20% of this fund.
I will need your tel/ mobile numbers so that we can 
commence communication. I await your urgent response 
via my private email address(hmariam077@yahoo.gr).

Sincerely yours,

Hajia Mariam.

157. … sigh … sob …

1 Dic

… Sono pentito … non sarei MAI stato tanto duro con tash … se solo avessi saputo che gli era capitato tutto questo … [e SOLO A LUI!! (Be’, poraccio)].

142. Revisione.

28 Set

Ho fatto una revisione. Mi hanno messo in mano un testo tutto sgarrato, di centotrenta cartelle circa, non ci si capiva pressoché niente. Allora l’ho tagliuzzato, ho preso un pezzo qui e l’ho messo lì, e così via, finché tutti i pezzi erano sistemati secondo una specie di ordine, parte logico, parte cronologico, parte tematico. Quando c’era un buco tra i pezzi ho inventato una stronzata, e ce l’ho appiccicata dentro. Ho corretto i secoli, l’autrice conta i secoli dopo cristo come quelli prima di cristo, però al contrario, sicché l’ottocento diventava il settecento, il novecento ottocento, e così via. Ci ho messo un mese, quando ho cominciato era molto commovente, perché accarezzavo in segreto il pensiero di trasformare la cosa più sbilenca che avessi mai letto in un capolavoro — ma mi è passata quasi sùbito, questo devo dirlo. Poi ho dato la revisione all’autrice, che l’ha riletto, e ha detto che adesso si vede la struttura, è un bene, ma preferisce i buchi alle cazzate, e ha levato le cazzate, così adesso è dignitoso, anche se è tutto sforacchiato. Riconsiderandolo così com’è adesso, tutto sommato era meglio prima. Perché era una cosa miseranda, ma era così confusa che si capiva sì e no. Adesso è abbastanza chiara da capire che è proprio immondezza. “Ci lavoro da tanti anni”, mi ha confessato l’autrice con gravità. E’ un testo che ha avuto l’onore di essere respinto da commissioni, rifiutato da editori, contestato da professori. Non è mai piaciuto a nessuno, e a ragione, ma è proprio questo che impone rispetto.

Voltandomi indietro, mi rendo conto che per tutto questo mese non ho fatto nient’altro. Solo questa revisione.

Mi sento tanto coglione.

140. Nello stesso dolore.

6 Lug

Dato che mi trovo a Grugliasco e sto scrivendo, e forse mi può essere utile qualcosa che mi ricordi quali sono, o sono stati, i veri dolori della vita (di là dal fatto che quello di cui sto scrivendo io, e che sto scrivendo io, non ha nulla in sé di particolarmente tragico; ma vero è anche che chi mi ha indicato questo testo non è tenuto a saperlo), mi è stato proposto di leggere una tesi riguardante il campo profughi che nella seconda metà degli anni Quaranta accolse ebrei a Grugliasco. Tesi che poi si è scoperto non essere a disposizione in quanto di prossima pubblicazione presso l’editore Zamorani: e io lo pubblicizzo volentieri, in anteprima: Sara Vinçon, Vite in transito. La storia del campo profughi di Grugliasco (1945-1949).  L’autrice ha vinto, per questa tesi, il premio “Anna Segre” (2006), e tutto quanto ne so consiste in due pagine di discorso di ringraziamento.

Il testo, scrive l’autrice, «è supportato dalle testimonianze di chi si prodigò per la ricostruzione della Comunità ebraica di Torino e si avvale soprattutto dei ricordi di Judith Schwarcz Rubinstein, profuga a Grugliasco tra la primavera del 1946 e l’autunno del 1948».

Mi hanno colpito molto le ultime frasi: «Desidero concludere questo mio intervento condividendo con voi il messaggio che Judith è solita rivolgere a chi si meraviglia della sua incapacità nel provare odio o desiderio di vendetta nonostante la terribile esperienza della discriminazione e del campo di concentramento: “Non importa quale sia il colore della tua pelle, la tua lingua o la tua religione perché nonostante queste differenze siamo tutti uguali. Ognuno di noi è nato dopo nove mesi di gestazione e ognuno di noi è venuto al mondo nello stesso dolore».

L’unica cosa che renda sopportabile l’ingiustizia è la possibilità che troviamo in noi di darle una spiegazione. L’unico dolore col quale riusciamo a convivere è quello di cui riusciamo a spiegare la causa. Tutto quello di cui riusciamo a scorgere la possibilità, l’eventualità, non può colpirci tanto da ucciderci. Al carnefice di cui riconosciamo sempre la natura umana possiamo ancora sfuggire.

139. Elfi.

4 Lug

Qualcuno è arrivato quassù cercando tramite motore di ricerca le parole comune + elfi + fricchettoni. Ho cercato anch’io e mi è venuto fuori questo:

http://redgirl.style.it/archive.php?eid=11

Che tristezza terribile.

E comunque non credo gli elfi possano essere sdentati. Ed è sicuro che sono bellissimi.

129. «Sei là? credea che te ne fossi andato… Hah-ha! Quanta poesia…»

21 Giu

(Citazione d’obbligo, dai Pagliacci di colui di cui il Sommo Water disse: “morì soffocato dall’adipe melodico”. Consiglio una Clara Petrella [Del Monaco, Protti, Erede dir.] d’annata, Decca 1952).

Non solo non riesco a metterlo negl’indesiderati. Non solo non ho il diritto di fare a meno dei suoi appelli per salvare piccole stronzette rapite dal babau di turno. Adesso mi tocca sorbirlo anche nella versione che segue:

 ____________________________________________

 

Da:  Cristiano Sias <info@cristianosias.it>
Inviato:  mercoledì 20 giugno 2007 15.53.22
A:  <“Undisclosed-Recipient:, “@smtp.welcomeitalia.it>
Oggetto:  News occasionale: segnalazione opportunità – guadagnare seriamente su Internet?
 
Messaggio precedente | Messaggio successivo | Elimina | Posta in arrivo
 

Ciao a tutti,

 

a parte fatti gravi o segnalazioni di bufale su Internet,  molto raramente faccio anche questo tipo di segnalazioni, anzi in questo caso è proprio la prima volta. Diversamente dalle solite assillanti Ptr (i famosi siti di guadagni su internet), sembrerebbe stavolta un’opportunità seria, quindi valida per noi pigri internauti, per guadagnare qualcosa sul serio e senza fatica.

Chi infatti non naviga almeno 5 ore al mese?

Insomma, la sto provando e mi sembra valida. Per questo motivo voglio rendervi partecipi.

Si tratta di  una nuova società, nota a livello mondiale. Si chiama “Agloco”. Dopo mesi di anticipazioni sta entrando in funzione in questi giorni. Le iscrizioni sono già aperte!
E’ noto che fra tutte le opportunità che ci sono nel web, i primi sono sempre coloro che guadagnano piu di tutti.  Perciò chi fosse interessato deve sbrigarsi.

Spiego brevemente e in modo semplice di che si tratta:E’ una piccola toolbar, tipo quella di Google per intenderci.
Ecco, bisogna avere questa toolbar aperta sul pc, per almeno un ora fino ad un massimo di 5 ore al mese mentre navigate su internet, poi la si può tranquillamente chiudere. Se la si tiene aperta di più verranno conteggiati i guadagni di 5 ore e basta.
Il software è ancora in fase di testing, ma sul sito è visibile, è piccola e assolutamente priva di spyware.
I guadagni sono alti in rapporto all’utilizzo, se la si tiene accesa per 5 ore al mese, si guadagna dai 5 ai 15$!
Ovvio che potete girare questa opportunità a tutti quelli che conoscete, parenti ed amici, cosi come io sto facendo con voi. Non state pagando nulla per avere questa occasione, quindi potete girarla anche ad altri, sempre gratuitamente.

 

 

E qui arriva probabilmente il bello:Intanto vi prendete i vostri guadagni mensili senza fare nessun tipo di sforzo e investimento. Potete dirlo ad amici e conoscenti, potete trasmetterlo tramite internet magari costruendo un semplice sito web (se avete bisogno di un web master potete contattarmi :-)). Il sito mette anche a disposizione la possibilità di crearsi un blog gratuito che  potrete pubblicizzare, ecc.
Per la riscossione vengono usati: un conto paypal (se non lo conoscete chiedete info a me), bonifico bancario, carta di credito, assegno.

 

Una volta che vi siete iscritti, chi mi ha informato di questa iniziativa mi ha anche detto che potrò chiedere a lui come poter ottenere elevati guadagni, sempre crescenti nel tempo.   Naturalmente spero di potervi supportare nello stesso modo.La toolbar è stata attivata proprio in questi giorni e la provo da ieri. Confermo che si tratta di una società seria che già operava con questo sistema, poi si è fermata per fare cambiamenti del software ed ora riparte. Su internet non esistono feedback negativi al riguardo.

 

Insomma, non la consiglierei se non fosse davvero interessante.

Molti usano l’eurobarre(info eurobarre), che non è incompatibile con Agloco. Si possono far crescere i propri guadagni mensili unendo le due soluzioni.
Preciso che Agloco non gira pubblicità, non contiene worm, non indaga sul vostro pc, ma è solo una toolbar.
Quindi è ancora più conveniente di eurobarre, perché dovete tenerla accesa solo 5 ore al mese per almeno 5$!
L’iscrizione naturalmente, come detto, è gratuita!

 

Ricordate di scaricare la toolbar subito dopo l’iscrizione . Agloco l’ha resa disponibile dal 4/6 in versione 1.0, ma prima ho voluto testarla per voi. Proprio da ieri la Viewbar 1.03 è ora disponibile e Agloco ha  precisato meglio il suo programma:

  1. rendere stabile la viewbar

  2. rendere stabile il sito www.agloco.com

  3. mettere a punto il sistema di rotazione delle pubblicità

  4. incrementare gli incassi della società

Al momento in cui vi scrivo, a 2 settimane dall’uscita della barra, i primi due punti sono stati risolti. Ora stanno lavorando al terzo punto. Infine dovranno lavorare al 4°, sicuramente quello che ci interessa di più.
Agloco ha precisato che gli iscritti guadagneranno dal bilancio positivo della comunità. Questo per dare un assetto stabile e di lungo termine alla società. Agloco sta sostenendo delle spese, non appena gli incassi copriranno queste spese e saranno superiori allora noi riceveremo dei soldi. Mi sembra il minimo, dato che non ci viene chiesto nulla. Aspettare è un ottimo prezzo da pagare. Per cui per i primi 2 (?) mesi sarà improbabile che ci siano dei pagamenti. Comunque possiamo accumulare già le ore che, al momento del primo pagamento, ci saranno ricompensate.

 

Quindi al primo pagamento saranno pagate le ore accumulate fino a quel momento.

 

Investimento GRATIS insomma, perché il web offre anche opportunità serie!
Come dico sempre:
“Provare non COSTA NULLA”. No?

 

Vi riporto le informazioni così come me le hanno inviate:

__________________________________________

Per iscriversi bisogna seguire queste semplici istruzioni

 

1) cliccare sul link sottostante 

http://www.agloco.com/r/BBDM4455

Dopo aver cliccato,  si apre una nuova finestra internet,
Inserire:

First name:  nome
Last name: cognome
Email: tua email
Confirm email : inserire nuovamente la vostra email
City: città
State: None
Zip: cap
Country: nazione scegliere italia
Enter the code: inserire il codice che si trova sopra la scritta “enter the code”
Accettare  le condizioni di membership cliccando sul quadratino in basso.
CLICCARE SU  “Click Here To Join” e vi verrà inviata un’email da agloco che dovrete confermare, apritela e cliccate sul link che troverete all’interno di essa,  inserite email e password (ricevuta via email), cliccate su “Sign In”, poi inserite su “New Password” una nuova password a vostra scelta
” Confirm New Password”: ripetere la vostra nuova password
Andate avanti e l’iscrizione è terminata!Ora sieteUn Membro Di Agloco

Il vostro unico compito è quello di dirlo agli amici e conoscenti che usano internet, semplicemente per dare anche a loro questa opportunità, cosi come noi abbiamo fatto con voi.
Per Assistenza contattatemi.
Grazie per l’attenzione.

Team Agloco Italia


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Un’ultima cosa:

 

Una volta iscritti entrate nel vostro account, inserendo i vostri dati alla pagina https://www.agloco.com/c/portal/login . Come potete notare si tratta di un sito “securizzato” https.
In basso, sotto la tabella con i vostri dati su ore e numero di referrals, troverete il pulsante “Download Viewbar“. Cliccateci per poter scaricare la viewbar ed installarla. Al prompt cliccate su “esegui” e seguite le istruzioni*. Il pacchetto del download è di 2,17 Mb e la viewbar installata occupa poco più di 6 Mb. Naturalmente è compatibile sia per Int. Explorer sia per Firefox.Una volta installata la Viewbar, rimane ben poco da dire. Per guadagnare iniziate ad accumulare da subito le ore (per adesso max 5 ore al mese) lasciando attiva la viewbar mentre navigate ed eseguendo le ricerche dal campo che appare sulla destra della viewbar. Un consiglio per le ricerche: cercando qualcosa con la viewbar di agloco i risultati probabilmente saranno siti inglesi, allora andate sulle preferenze di google e impostate la lingua italiana, così d’ora in avanti i risultati delle vostre ricerche con la viewbar in google saranno in italiano.

 

 

Stavolta vi ho inviato una mail  un po’ lunga, diversa dalle solite, ma credo che siano stati 5 minuti spesi bene.

 

Un caro saluto a tutti

 

Cristiano Sias

ps: se non volete ricevere più e-mail dalla mia rubrica rispondetemi con oggetto “CANCELLAMI”

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Ma non si occupava di poesia?

Ma sarà legale una roba del genere?

127. Search Terms for 7 days ending 2007-06-13

13 Giu

Search Terms for 7 days ending 2007-06-13

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126. Strano.

9 Giu

Credevo che non esistesse, o che fosse veramente una novità del ballo liscio, come cantava quel tale durante la gara di ballo poi vinta da Viola Valentino (= Anna Dandi) e Tomas Milian (= Nico Giraldi) in Delitto sull’autostrada.

(Peraltro, non suonava meglio Delitto IN autostrada?).

125. ?

5 Giu

Chi è che sta cercando tanto ossessivamente Laura Scarpellino (come ho visto in bacheca)?

123. Perché mi trovo ancora qui.

18 Mag

Oggi, dato che magari domani faccio il bravo e torno di nuovo a imbambolarmi davanti alla pagina bianca, faccio due posts due. Il fatto è che dovrei trovarmi in quella casa, a quest’ora, a tentare di scrivere, almeno in teoria. Poi, in pratica, jersera è successa una cosa: ossia il telefonino di una ragazza è stato preso e messo al piano di sopra, nella stanza di un altro. L’altro ha preso il telefonino e l’ha riportato all’una. Poi, l’una e l’altro mi hanno chiesto se per caso fossi stato io a portare il telefonino dell’una nella camera dell’altro. Ho detto sia all’altro che all’una che no, non ero stato io. Ma mi sono fatto spiegare altre due o tre volte la storia, ed è esattamente come l’ho riportata. Un furto non è. E’ uno scherzo. L’ho anche detto: Qualcuno è in vena di scherzi. Posso solo sperare che la vena gli si prosciughi. (Insieme con tutte le altre vene che ha in dotazione, ovviamente). Ma se non è tanto una questione circolatoria, cioè se invece che essere in vena di scherzi fosse di natura scherzosa, io che cosa dovrei aspettarmi? Che oggi, o domani, o dopodomani risucceda una cosa del genere? Dato che ho più di un motivo per sospettare (ultimo tra questi motivi il fatto che sono l’ultimo arrivato, quindi non mi si conosce — è l’ultimo dei motivi, ho detto) che qualunque cosa di poco chiaro o poco legale succeda nel futuro, chi ci andrà di mezzo sarà il sottoscritto, io che cosa dovrei fare? Per una volta ho dato retta al sesto senso, e ho deciso di trascorrere parte della giornata fuori. Ma mi rendo conto che è tutt’altro che una soluzione. In quella casa ci sono in tutto sette persone: quattro maschj (1 studente d’agraria, 1 ingegnere, 1 che fa pesistica e 1 straccione, cioè me) + due femmine (1 studente di scienze forestali [? si dirà così] e 1 francese); + un altro maschio, che è francese e dorme con le due donne.  Il francese mi guarda sempre storto e mi sta sul cazzo, quindi sospetto di lui. Anche se è quasi sicuro che non fosse in casa quando è avvenuto il trasferimento.

Non mi sento tanto appaurato, e nemmeno amareggiato — in realtà me ne fotto. Solo, vorrei avere più margine per prendere le mie precauzioni. Insomma, non si sa mai che cosa potrebbe succedere. Ci stavo pensando: non è così automatico passare qualche anno in strada, o in strutture per sociopatici (che, ricordiamo, nascono proprio per gli avanzi di galera, originariamente), e poi passare direttamente alla convivenza con della squallida gioventù borghese. Non so come prendere la cosa.

Peraltro non credo di poter passare tutta la giornata fuori, devo tornare prima perché devo fare almeno una lavatrice (sono rimasto senza calzini & mutande, dovrò pur cambiarmi). Ma ci ho tanta avversione.

122. Lo schifo-pensiero di lamanu’s art.

18 Mag

Ecco quello che è capace di scrivere quel cessetto sporco di lamanu’s art:

mercoledì 16 maggio 2007

Bata2

Se la chiesa parla di matrimoni è ingerenza,se parla di figli è ingerenza,se parla di fidanzati è ingerenza,se parla di perdono non è umana,se il papa è tedesco perchè il papa è tedesco,se il papa è polacco perchè è polacco…sapete il problema qual’è?l’intolleranza nascosta nell’incommensurabilità dei valori…tutti ugualmente leciti tranne quelli religiosi!
Perchè devo fare la parte della chiesomane?parliamo dello scandalo pedofilia e mi affiancherò alle critiche e alla vergogna per quello che è successo e succede,parliamo del fatto che per stare dietro ai dettami teologici le alte gerarchie sembrano più magistrati che preti…ma per favore non ditemi questa storiella dell’ingerenza che mi cascano le braccia!…non si parla di finanziaria 2007 ,di telecom ,di mediaset…si parla di uomini e valori eccheppale fategli dire quel che cavolo vogliono è il loro diritto e il loro “campo”!

Il “Bata [sic!!!]”si legga “Basta”.

La manu’s art linka proditoriamente, dando del barbone a chi le pare, e scrive (tra l’altro anche “qualè”) servendosi di un cariello vecchio intinto dentro la natura quando si trova in quei giorni lì; tiene ben blindati i commenti, segno evidente che non vuol sentirsi dire negli esatti termini quello che è e quello che merita di sentirsi dire (già qualcuno deve aver provveduto, in passato, altrimenti col cacchio che chiudeva i commenti); che cos’altro ci si doveva aspettare, se non che tutto ciò fosse secreto da una bagascetta clerical-fascista?

120. Il blog di Flavia Vento.

15 Mag

Oggi su City un trafilettone rimandava al blog di Flavia Vento (in particolare a un suo post di cani). Qui peraltro la tenutaria spiega il perché ama tanto these dull friends of us. A me piacerebbe chiederle come si fa a farsi fare un trafiletto su City (ma anche su Metro, o su Leggo), così che abbia anch’io tanti visitatori.

118. Lavori in corso.

1 Mag

E’ del tutto normale che io annuncj dei lavori in corso proprio oggi. Ma questa è una notazione insulsamente spirituosa, praticamente un marinismo d’accatto, ricicciato su una coincidenza tra incidentali, ossia mere esteriorità, e quindi nulla rileva.

Piuttosto, volevo annunciare (non so proprio se la cosa interessi a qualcuno, oltre a me, ma d’altra parte è ormai un pezzo e mezzo che non scrivo più nulla: almeno dico questo, anche se non avrà séguito prima d’un po’) che faccio, appunto, questa mia scelta aventiniana, per cui mi ritiro per qualche tempo a meditare — cioè non rimarrò collo sguardo perso nel vuoto [corna e bicorna, anzi! ché non si sa mai], ma scriverò delle cose, o una cosa, che per una volta tanto non dovranno finire qui, sul blog. Non so se è chiaro. Credo di no, e non m’importa, affatto.

Ora, la sospensione durerà all’incirca un mese.

In un mese succedono tante cose, ci si può anche disamorare del blog, questa parete di latrina da imbrattare con scritte sempre nuove. Ma un mese è anche un lasso di tempo piuttosto breve (o almeno così deve sembrare a chi si fa cattivo uso del tempo, come me), e quindi — com’è peraltro (credo) assai probabile — al termine di questi circa trenta giorni non sarà cambiato assolutamente nulla, e io tornerò a scervellarmi per far pompa dell’erudizione che non ho e per intrattenere gli sconosciuti con lo spirito di cui mi sono regolarmente dimostrato, sin da piccino, così tragicamente carente. Adesso come adesso non lo so.

Piuttosto, mi dispiacerebbe rimanere col mio debito in sospeso nei confronti di Barbara D., alla quale ho promesso una guidina ai luoghi lacero-mangerecci di Torino; ho già tutto qui, come il soldato Mueller, in mio kulo: non ti preoccupare: a stretto giro, ossia quando avrò un piccì e non un terminale sottomano, ti manderò la cosa (anche se so che sono in mostruoso ritardo, e che forse non servirà più a nulla). Per quanto riguarda gl’interessi, è giocoforza rimandare tutto quanto agli esordj di giugno.

Sono contento, perché è una cosa nuova; e poi perché, finalmente, posso riappropriarmi dei miei prediletti circonflessi, abbandonando questa cafonata di i lunghe.

Vi auguro un bonissimo mese di maggio; mando saluti (perché no?) a I. (con cui il dialogo continuerà, spero per lei non troppo serratamente, in privato), ad alcor (idem come sopra, temo ardentemente), a B.D., a ezrarhesus, allo sgargabonzi, a DB, che non so se passerà a leggerseli (i saluti), inquantoché da due secoli e mezzo non si legge più, e insomma a un po’ tutti i bloggeurs che vado a leggere spesso & volentieri; & ai miei due o tre affezionati lettori non-bloggeurs.

Cia’,

d.

109. Borat.

19 Apr

Qualcuno ha visto Borat? Una sera, obbedendo a un impulso, sono entrato in un cinema davanti al quale passo spesso, e l’ho visto. Non che avessi voglia di vedere il film, che in sé mi dava l’idea di qualcosa di tirato per i capelli, mi andava solo di andare al cinema. Era l’ultima projezione, quindi sono giustificato se ne parlo con tanto ritardo. M’è venuto in mente perché, girando tra i blog ‘che stanno crescendo più in fretta’ qui su wordpress ho incontrato questa recensione, su un blog che si chiama fedalmor.

Le parole su cui mi sono concentrato (ma la recensione ne conta poche altre) sono queste:

Il rapporto con gli Ebrei, raccontato da chi Ebreo lo è (come il protagonista, Sacha Baron Cohen, di nazionalità inglese), scevro di quelle remore causate dalla “religione della Shoà” – imperante in Occidente – riesce a carpire quegli aspetti (portati certamente all’assurdo) che, salvo essere stati definitivamente relegati al privato di pochi nostalgici o, esaltati, in forme esecrabili, che hanno fatto di quello ebraico un popolo soggetto a continue diaspore e che oggi lo Stato d’Israele – con la sua arroganza nei confronti dei Palestinesi, legittimi proprietari di quelle terre – mostra a reti unificate con il plauso degli USA.

Il film ha un protagonista che, grosso modo, ha il còmpito di farci sorridere. Tra i due filoni classici, Baron-Cohen, nonostante molte grevità, si affilia decisamente a quello oraziano, non quello giovenaleo: la sua satira rinuncia in buona parte alle proprie possibilità di critica del reale quando, invece che salire, moralisticamente, dal basso, si esercita ‘dall’alto’ nei confronti di un oggetto, peraltro già visto attraverso una lente deformante, col quale non siamo affatto invitati, nemmeno nei momenti pseudo-patetici, ad empatizzare, ma che siamo anzi tenuti a considerare decisamente inferiore a noi. E’ stata osservata ad nauseam la chiave del successo dei comici “cretini”, per intenderci alla Stanlio e Ollio, il cui successo dipende in primo luogo dal loro porsi al disotto di qualunque spettatore, bambini e mentecatti compresi. Borat tira abbastanza verso questo tipo. Con la novità che il suo umorismo è anche leggermente increscioso; e che i materiali con cui costruisce l’evento comico sono tipici dell’altro tipo, quello giovenaleo. Borat è un pirla che si muove in un mondo di pirla. E’ stato definito, il suo film, satirico: e in parte giustamente, perché è vero, il suo è un umorismo acre e graffiante. Ma è totalmente falso, per converso, perché se è vero che alcunché è preso di mira, lo è in maniera assolutamente obliqua, en passant. Baron-Cohen non ce l’ha affatto né col Kazakistan né tantomeno con gli Ebrei, con gli USA o con chicchessia. Ha creato un personaggio: e i personaggj non hanno bisogno di alcuna giustificazione ulteriore ad esistere a parte la propria stessa esistenza.

Borat è certamente antisemita, come dev’essere norma in molti paesi dell’Est; tra le prime immagini del film si vede per esempio la corsa dell’Ebreo, due mascheroni ghignanti, l’uomo Ebreo e la donna Ebrea, che rincorrono una folla biancovestita. La donna Ebrea a un certo punto si ferma, e depone l’uovo: i bambini kazaki sono invitati a saltargli addosso e a romperlo prima che il pulcino Ebreo ne venga fuori. Tra i motivi del suo viaggio negli USA ci sarebbe anche la volontà di scoprire le magagne del paese più plutogiudaico al mondo, ma sono parole con le quali si giustifica durante le riprese per la TV kazaka, prima della partenza, e chi, come me, non sa né leggere né scrivere può solo immaginare che parole del genere fossero pronunciate da tutti i cittadini sovietici che andavano in viaggio di studio negli USA quando l’URSS esisteva ancora: sta di fatto che questo non sembra essere affatto l’interesse di Borat in USA, il cui rapporto con gli Ebrei si riduce ad una notte in parte passata in casa di un’anziana coppia (che ospita bed-and-breakfast), dalla quale è terrorizzato. La scena che segna la fuga di Borat e di suo cognato (? cognato? se ben ricordo) dalla casa è quella alla Woody Allen in cui due topi penetrano in camera da sotto la porta, e i due kazaki cominciano a buttar loro dei soldi, credendo che si tratti dei due vecchietti che si sono trasformati. (Non molto dissimilmente, in Manhattan Murder Mystery, quando la Keaton e Allen, ma non a mani vuote, tentano di sorprendere la vecchietta scomparsa in una pensionaccia — “Ma è morta!” “E’ morta? Prova a darle il regalo”). La vecchia, accogliendo i due, aveva loro fatto vedere la casa, e i quadri che ella stessa dipingeva, ritratti di Ebrei di varie estrazioni. E, no, nemmeno un’innocua maniaca: semplicemente un’Ebrea americana con un hobby da pensionata.

Tutto qui, per quanto riguarda gli Ebrei in Borat. Che ci si potesse leggere l’opera di un Ebreo “scevro di quelle remore causate dalla “religione della Shoà” – imperante in Occidente“, quasi che, per Ebrei e Gentili, avere rispetto delle disgrazie altrui fosse questione religiosa, e non solo, ma un’opera che “riesce a carpire quegli aspetti (portati certamente all’assurdo) che, salvo essere stati definitivamente relegati al privato di pochi nostalgici o, esaltati, in forme esecrabili, che hanno fatto di quello ebraico un popolo soggetto a continue diaspore e che oggi lo Stato d’Israele – con la sua arroganza nei confronti dei Palestinesi, legittimi proprietari di quelle terre – mostra a reti unificate con il plauso degli USA“; beh, questo è veramente un po’ troppo.

[Le ultime righe riportate sono assolutamente incomprensibili, ma ci sono due perché:

1. L’autore non vuol dire apertamente quello che pensa, ossia che gli Ebrei sono stati perseguitati a causa del loro senso di superiorità

2. Deve per forza tenersi sul vago, perché della fantomatica critica a quegli aspetti nel film non c’è nessuna traccia].

108. Il cursus honorum di Giulio Mozzi.

17 Apr

E poi dicono che gli scrittori veri si offendono se rimangono appiedati dai bloggeurs più scalcagnati. Loro (gli scrittori veri), col loro cursus honorum.

Ma dove minchia ha fatto le elementari, Giulio Mozzi?

Scrive te lo dò io, coll’accento sulla o!

106. Dimenticavo.

14 Apr

Jeri l’ho linkato, a titolo dimostrativo (come a dire: per quanto possa sembrare incredibile esso esiste! dimenticando bellamente che per dubitare dell’esistenza di roba del genere uno, a roba del genere, la deve conoscere. Nel qual caso, ovviamente, è inutile il titolo dimostrativo. E non so se mi spiego), oggi (mancandomi ancora nove minuti e non sapendo come buttarli via — ho una mail a cui rispondere, ma devo farlo articolatamente, al momento non posso, non riesco — accanto a me c’è un adolescente con uno stranissimo odore dolciastro addosso, non riesco a capire da che parte gli esca  ma non mi piace) sono andato a dargli uno sguardo.

A voi che effetto fa (c’è qualcuno?)?

105. A me dispiace

14 Apr

che alcor abbia chiuso per un po’. Mi ha preso in contropiede, dapprima, anche se non ho dato gran peso (ma così, senza preavviso — bah). Poi sotto il suo arrivederci è apparso un commento che fa particolarmente tristezza.

104. E invece ci sono: seconde note (in ordine sparso).

13 Apr

A p. 7, sulla base dei dati Eurisko, gli autori del consuntivo, Giuseppe Cornacchia ed Angelo Rendo, manifestano ottimismo circa la creazione di siti letterarj di qualità. La cosa che a dir poco ammazza è che poco dopo indicano un sito a cui tale salto di qualità sarebbe riuscito in quell’orrida fogna della Holden; la quale, è pur vero, adesso è un ordinato, quasi anodino situccio di letteratura, bazzicato (come doveva essere sin dall’inizio) dalla fauna che nel cosiddetto real-mondo (sì, so che non evoca esattamente il suon dell’arpe angeliche; basti dire, se può bastare, che tale espressione non è farina del mio sacco) frequenta la vera Holden. All’epoca, ossia quando io cominciai a frequentarla, era un campo minato per metà occupato da Alessandro Cazzi/abraxas, poi mitnick e porcozio & piri piri con i suoi esperimenti di ingegneria sociale, e per l’altra metà da uno che si faceva chiamare cav. peppino siliberto, denait, nebbiachesale, palmadoro, e che adesso si chiama palmasco e tiene un blog (che poi è quello linkato). Va bene che c’era anche Gino Tasca, decisamente il migliore; ma la fuffa prevaleva di gran lunga. E poi liti, sberleffi, insulti, minacce sanguinose, cose orribili dette o mandate a dire alla madre, alla sorella, al cugino in terza; archivj con dati personali lasciati aperti alla discrezion de’ cani. L’ambiente ideale, per me, che avevo (povero ragazzo anch’io) tanta aggressività da sfogare, e non mi sono mai tirato indietro.

Mai.

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A p. 8 scopro che il poeta Maurizio Cucchi il 18 luglio del 2001 ha dichiarato che “la poesia è un’avventura altissima, e che l’uomo non può farne a meno, se vuole continuare a sperare di essere civile e se non vuole iniziare un cammino di Darwin alla rovescia”. A parte che non ho mai sentito definire l’evoluzione come “cammino di Darwin”, ma non sono per nulla d’accordo! Quanto a me, per esempio, da quando ho ricominciato a far versi il grande cammino dell’uomo (‘somma — mezzo uomo, diciamo) verso la scimmia non solo è cominciato, ma è addirittura quasi compiuto! Io quando poeto mi trasformo, manca poco che ululi alla luna! (Cosa che in ogni caso comincerò a fare presto, lo sento).

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Sempre a p. 8 si dice: “Il risultato sarebbe stato, si pensava, un’opera comune nella quale -diluiti i singoli impulsi- sarebbe confluita la vis creativa generazionale (e non)“; ciò che per la verità sa un po’ di unanimismo. Nulla di male, intendiamoci; anche se, per esempio, sono d’accordo con la Benedetti quando nota che le opere letterarie a più mani hanno qualcosa di poco etico. Qui non si tratta di opera a più mani, ma sì del superamento di quei “singoli impulsi” che invece sono il materiale più prezioso con cui si deve costruire, da soli, l’opera letteraria. Farigoule, in effetti (e lui se ne intendeva), diceva che nel gruppo i singoli impulsi sono lasciati da banda, ma aggiungeva che parallelamente ciascuno tende ad accostumarsi al livello più basso rappresentato all’interno del gruppo. Anche quanto all’ispirazione, suppongo. Dev’essere per questo che i romanzi dei Wu Ming sono così nojosi; e che le antologie dei giovani povèti taliani sono così tutte monocordi, uguali, sciape.

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Molto lodevole, a p. 11, l’esortazione implicita a projettare qualunque velleità letteraria sul più vasto piano della produzione internazionale. Molto onestamente si dice che gl’italiani, come scrittori, non esportano quasi nulla — nulla di troppo rilevante, a parte i classici e Umberto Eco.

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Come esplicitato nel modo meno controvertibile possibile, owners e collaboratori sono tutti laureati. Mi corre l’obbligo di dire che mi sento un pirla tra cotanto senno.

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Incredibile a dirsi, sempre a p. 13 si viene a sapere che una delle cose apparentemente più difficili da riscontrarsi, ossia quanti siano i poeti occasionali in Italia, è nota: “si calcola che quattro milioni siano gli italiani che almeno una volta nella vita hanno scritto una poesia; la metà continua e ne fa un “hobby” più o meno continuativo, cercando aggregazione a livello non ufficiale, fuori dai circuiti editoriali (…)“. Non so come ci siano arrivati, ma le cifre dànno sempre sicurezza.

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Non per fare il poeta a tutti i costi, ma devo confessare che leggere (pp. 14 sgg.) parole come fidelizzazione, know-how, prodotto, concorrenza, turbolenza tecnologica, approvvigionamento, marketing, commercializzazione, factory artistica, pacchetto e.commerce, starting-up e via di questo passo mi ha fatto un poco raggrinzire i coglioni (si può dire “raggrinzire“, su un blog?).

Ma mi hanno linkato.

Che cosa faccio?

Mi metto a piangere sùbito o aspetto domani?

103. Il consuntivo di nabanassar (prime note — anche se non posso essere sicurissimo che ci saranno anche le seconde)

13 Apr

Non so se càpita anche ad altri, ma a me sì: la serie degli anni 2000 &c. mi fa leggermente perdere di vista l’entità, per meglio e più chiaramente dire il senso della quantità di tempo intercorsa dall’inizio della serie ad oggi; o da un anno compreso nella prima metà della serie ad oggi. A me, per esempio, di primo acchito leggere una cosa del 2003 fa un’impressione piuttosto particolare — molto semplicemente, mi sembra di leggere una cosa appena scritta, di stamani. E invece no: sono passati già quattro anni. Dipende dall’argomento, ovviamente. Per certi argomenti, legati al maggioritario àmbito dell’effimero, leggere una cosa del 2003 impone una prospettiva almeno storica. Me ne sono accorto leggendo il consuntivo, in pdf, di nabanassar.

Non è già più il tempo che Berta filava, insomma; basta farsi un pajo di conti. Per esempio, il blog (p. 6) è un fenomeno di massa a partire dal 2002: sono già cinque anni. Il boom della letteratura in rete ha coinciso con l’entusiasmo per le nuove tecnologie (p. 5), vale a dire il biennio 2000-2001: sono già sei o sette anni.

Ma già nel 2003 ci si poneva questo problema (dovuto al fatto che autori affermati erano magari meno letti di sorpampurio.splinder.com che metteva le foto del suo piloro, o di donnaoggetto.leonardo.it che aveva piazzato la webcam nel cesso di su’ nonna):

il fenomeno BLOG costituisce un punto di non ritorno, frequente oggetto di polemica nelle comunità di “Autori Autorizzati” (tra cui la più seguita: http://www.nazioneindiana.com , fondata dagli scrittori “impegnati” Antonio Moresco e Tiziano Scarpa ed essa stessa organizzata in blog): è morta l’autorialità? Non c’è più alcun cursus honorum da perseguire? I numeri di alcuni blog tenuti da illustri sconosciuti parlano chiaro: i contatti vantati e il numero di commenti registrati alle loro elucubrazioni superano di gran lunga quelli registrati dagli Autori. Si tratta ovviamente di una polemica sterile, essendo differenti gli scopi stessi di esistenza tra “scrittori per diletto” e “scrittori autoriali”, ma si fa strada tra questi ultimi una sottile insicurezza sulla necessità di “penetrare qualche decisivo segreto del mondo attraverso una semplice manipolazione simbolica” (da un intervento del poeta Andrea Inglese al convegno “Scritture / Realtà”, Milano, novembre 2000) quale è la letteratura e, al suo grado più alto, la poesia.

 

Arrivato a questo punto mi chiedo: questo è ancora attuale? Di secondi consuntivi nabanassar non ne ha fatti, né di terzi o quarti (ammenoché siano nascosti in qualche angolo ancora per me irraggiunto); questo, del 2003, sembra assumere quindi il peso di qualcosa di definitivo. Capisco bene il problema; capisco che lo scrittore affermato rimanga un po’ male di fronte al successo di qualche scribacchino. Quello che capisco meno è la preoccupazione dello scrittore di definire il proprio ruolo in Rete in relazione a mr. Currente Calamo. 

Lo scribacchino è un semplice, magari volgarissimo diarista, o uno che pretende di essere uno scrittore? Nel caso in cui sia un diarista (del tipo grottesco, e anche abbastanza detestabile, di cui ho recato due finti esempj sopra), quella specie di impudico effettismo può costituire un problema per lo scrittore che sia veramente tale (scrittore, cioè)? E, soprattutto, che cosa s’intende per il cursus honorum di uno scrittore? Studj o estenuanti anticamere? Ordinato trascorrere dalla base al vertice di una gerarchia dei generi e delle retoriche o anzianità? Il fatto di aver pubblicato, con più o meno successo, più di uno, due, cinque, dieci libri?

Ci sono anche, bisogna anche ricordarlo, blog agghiaccianti, nojosissimi, che diventano iperfrequentati non appena si sparge la voce che il tenutario ha pubblicato, o che sta per pubblicare; o quando l’indirizzo del blog è apparso sul blurbo di una pubblicazione. Il fatto di aver pubblicato costituisce effettivamente un richiamo: la carta stampata ha ancora un porfìdeo prestigio. E’ più che altro chi ha pubblicato che si risente per ragioni misteriose di cose così naturali: gente che prima scorrazzava per blog e fora ammollando le dichiarazioni più feroci, sghignazzando di fronte alle controffensive più gagliarde, giunto alla pubblicazione assume un atteggiamento per me poco spiegabile. Insomma, non voglio offendere nessuno, almeno per il momento, ma la cosa stravagante, ben più della confusione presente in Rete, che è poi normale conseguenza di un regime compiutamente anarchico, è vedere Pierino improvvisamente nei panni del Petrarca a Venezia.

Comunque sia, il problema sembra essere solo loro.

Ma non farebbero meglio a buttare la laurea alle ortiche?

102. Dissonanze.

13 Apr

A proposito della scarsa convenienza di interessarsi ai libri altrui quando si tratta di scriverne uno in proprio (cosa che faceva, ma soprattutto riferitamente ai contemporanei, notare alcor), proprio all’ora di pranzo ho parlato, fuori dalla biblioteca, con un signore inglese, di gran lunga la persona più colta da me incontrata per dormitorj — devo anche precisare, dato che non ci vuol molto ad essere comparativamente colti rispetto all’ambientino, che trattasi di persona realmente informata e intelligente. Gli ho detto che starei tentando di scrivere qualcosa, relativamente alla ‘condizione’ barbonesca. Dell’idea, ma in forma molto più virtuale, ricordo che avevamo parlato ancora molto tempo fa, quando entrambi ci trovavamo a via Carrera; e ricordo anche che la prospettiva gli pareva piuttosto ridicola. Non sapevo come mai, in particolare: vuoi perché l’argomento in sé gli sembrava di scarso momento, vuoi perché l’argomento in sé gli sembrava un falso argomento.

Mi pare di aver capìto che è per via della seconda che ho detto, a quel che è venuto fuori parlandogliene. E, guarda il caso, mi ha consigliato tre letture, ovviamente rigorosamente anglofone:

Jack London, Il popolo degli abissi

George Orwell, Senza un soldo a Parigi e a Londra;

John Steinbeck, Cannery Row.

Tutti titoli notissimi, che ho sentito; tutti libri che, con mia vergogna, non ho letto. Dovrebbe trattarsi di quei romanzi realistico-avventurosi in cui lo scrittore angloamericano, mandarino social-meraviglioso, si mostra un virtuoso dell’arrampicata e della discesa sociale. Tutto questo quando le classi sociali esistevano ancora — laddove, ovviamente, sono esistite. Oggi, in effetti, si assiste a un fenomeno in un certo senso opposto — qualcosa di cui nessuno ha ancora scritto, come mi ha fatto notare: il fatto che le classi sociali non sono più quelle di una volta: adesso la condizione dell’uomo nella società assomiglierebbe — l’immagine è mia, spero di non tradire il pensiero mentre cerco di illustrarlo — ad una specie di ascensore; che, a dispetto del nome, non serve solo a salire, ma talora ti fa anche scendere. I cambiamenti di condizione sono infinitamente più rapidi e casuali. L’odierna souplesse, l’hoggidiana desinvoltura consisterebbe nella capacità di rapido adattamento alle più disparate circostanze, dal regolamento di conti sul retro alla cena della duchessa, dalla prima della Scala alla rapina in posta, &c. Posto che non stia avvenendo quello che già un po’ sospetto, cioè che di tutto questo si stia facendo una specie d’indiscriminato impasto.

Ma anche questo tipo di sollecitazione esterna (sono sicuramente molti altri, anche se magari non così significativi, o così belli, i romanzi che hanno trattato di queste cose — forse Algren ha scritto qualcosa di eventualmente accostabile? Ne La mia vita di Reich-Ranicki ho colto l’accenno, ricordo, ad un racconto di Gorki sui dormitori, sive asili notturni) è a suo modo utile. Io per esempio, con questo ricordo di narratori sociali, mi sono reso pienamente conto che quello che scriverò avrà, anche dove sia perfettamente reale, la stessa aderenza al reale di una foletta infantile, e non sarà assolutamente nulla di socialmente impegnato, o utile. M’impedirebbe di nutrire qualunque velleità in questo senso la mancanza di una forma mentis adatta (sono stato sempre troppo preoccupato a farmi sopraffare dai miei problemi personali perché possa permettermi d’ardere di sacro sdegno per le ingiustizie di classe), e qualunque cultura specifica.

Ma continuo a pensare che avere un’idea (necessariamente parziale, necessariamente tendenziosa) dell’immenso calderone in cui andrà a cadere ogni eventuale venturo “libro” sia abbastanza salutare.

Sbaglierò, sicuramente.

101. Curiosità.

13 Apr

Qualcuno vorrebbe essere così carino da andare qui: http://194.242.61.188, e vedere di che si tratta? Dovrebbe esserci un link al presente blog, ma non posso vedere di che si tratta perché lo SmartFilter qui della Nazionale dice che è un malicious site.

Grazie…

100. Niente da dire.

12 Apr

Non mi funziona hotmail, volevo inviare lettere disperate ai quattro angoli del globo (perché disperate? mi escono meglio, tutto qui), e soprattutto vedere se qualcuno mi scriveva qualcosa. Purtroppo msn dev’essere tutta down, per cui non posso. Non posso comunicare privatamente a nessuno che anche oggi non ho trovato lavoro (ho avuto il terzo colloquio terzo con la capa del personale del MicaMale, che mi ha detto per la terza volta terza che hanno bisogno di qualcuno di più giovane, bello e chiomato, e con la scusa che uno vecchio, brutto e spelato gli costa troppo mi ha detto che forse ci sarà qualcosa più avanti. Nel frattempo, a titolo di consolazione, mi ha donato un telefonino con la batteria scoppiata. Ho un principio di commozione.

Avrei voluto, oh, avrei voluto avere qualcosa di fondamentale da dire ma non ce l’ho. Scopro, tra l’altro, di essere stato linkato da un sito che si chiama nabanassar, che è a cura di due scrittori/informatici e si occupa di poesia in rete; ai due dotti webmasters si deve anche questo consuntivo, che è l’unica cosa a cui abbia avuto modo di dare uno sguardo. Mi sembra abbastanza incomprensibile, e pertanto m’induce ad essere grato, lusingato per l’inserimento tra i link del presente, merdoso blog. Non ho ancora avuto tempo di leggere granché del sito, che c’è da parecchio e che contiene molto materiale.

96. Slurp.

7 Apr

Ho poco tempo, quindi sono andato a vedere di volo alcuni dei post più quotati su wordpress. Uno è questo qui. L’autore del blog, e del post, ritiene il suo pubblico eterosessuale (?) in grado di rispondere alla domanda: è più bello il corpo del maschio o quello della femmina? Ricordo di aver letto una barzelletta (di quelle che pagavano 10.000 lire, all’epoca), su una Settimistica Enigmana di tanti anni fa, in cui un marito e una moglie litigavano; stravaganti marito e moglie, poiché il marito sosteneva che fossero più belli gli uomini, mentre la moglie sosteneva che fossero più belle le donne. Alla fine il marito cedeva, “E va bene”, diceva, “sono più belle le donne”. “Naturalmente!”, sbottava la moglie, come a dire: e ci mancherebbe altro che no! E il marito rispondeva: “No: artificialmente“. Seguivano i tre puntini di sospensione di prammatica.

Non so come mai mi è rimasta impressa questa immondizia di tanto tempo fa. Anzi, sì, lo so: perché è del tutto assurdo farne una questione oggettiva, credo. Non è tanto la questione del non è bello ciò che è bello, &c., quanto proprio il fatto che senza attrazione specifica non ci può essere nessuna percezione della bellezza. Ognuno, chiaramente, distingue un uomo proporzionato e ben fatto da un Tersite scrignuto, gobbo e collotorto. Ma riconoscere la bellezza non è come apprezzarla, non so se mi spiego. E’ totalmente velleitario pensare di farne una questione oggettiva. Se se ne facesse una questione oggettiva, alla lunga nessun corpo umano, maschile femminile del terzo sesso, sarebbe più né bello né brutto.

92. Chi diventa famoso chiude i commenti.

3 Apr

Noto che quelli che pubblicano un libro, normalmente quel libro che vale come due libri in uno (il primo e l’ultimo), tende a sviluppare una certa tendenza a considerarsi molto umile. Non so quanto sia sano. Nel senso che, probabilmente (almeno così m’immagino io), appena hanno fatto gemere i torchj e volano in sulle stampe, incontrino i più prosperi successi o mandino le proli del loro ingegno a scopar la polvere nelle librarie, cominciano a pensare: Nonostante io abbia pubblicato un libro, l’unica cosa che m’interessa è aver raggiunto tanti interlocutori, che da adesso in poi potranno entrare in contatto con me, e scrivermi, e parlarmi un po’ di tutto. Poi temono che tutti costoro comincjno a parlare col neo-autore con eccesso di deferenza. In fondo essere pubblicati è una condizione appetita da molti. Dunque è invidiabile. Dunque è verosimile che l’autore sia invidiato. Di questo l’autore dei due-libri-in-uno molto si dispiace.

Non vuole essere sovrastimato. Vuole essere ascoltato, e prendersi i suoi bravi calcinculo, quando e se sia il caso.

La tragedia comincia quando verifica e sperimenta che è davvero così. Nessuno lo tratta con deferenza. Semplicemente molte più persone hanno letto, e finalmente conoscono, qualcosa di abbastanza articolato e rivelatore sul suo conto. Ne consegue che è conosciuto da molte più persone di quelle che lui stesso può mai aspirare a conoscere (e la sola idea gli dà, finalmente, la nausea). Non solo, ma molte di queste persone l’hanno scambiato per una macchina da opinioni, da racconti, da spiritosaggini ingegnose, da poesie, da. E non deve proprio virtuosamente desiderare di essere preso a tavolettate sulle orecchie tutte le volte che è al disotto dei proprj standard, perché è esattamente quello che fanno tutti quelli che passano. Che non sono solo dei rompicoglioni — ma sanno anche, per filo e per segno, il fatto loro e il fatto tuo, neo-autore.

Tutto questo, credo, rappresenta il dilemma del neo-autore che tiene un blog. Mi piacerebbe che qualche neo-autore mi facesse sapere se è proprio questo il problema. Ma li giustificherò e li comprenderò se non vorranno dirmi niente.

Ne ricordo anche altri, ma mi riferisco nella fattispecie a due, che più d’altri sono presenti, cioè pulsatilla, per far sapere alla quale (horresco referens) che ho riso a gola spiegata leggendo i capitoletti “Lingua” e “Gastronomia” (foggiane entrambe) dal suo libretto edito da Castelvecchi ho dovuto ricorrere alla casella di posta elettronica; e a tashtego, su un pajo dei cui ultimi pezzi avrei voluto dire la mia, posto ne valesse la pena (ma ci sono periodi, come questo, in cui proprio non la tengo).

E se lanciassi un nuovo (un altro!) argomento di discussione (tanto, chi mi risponde?) circa La figura sociale dello scrittore. Come dev’essere lo scrittore nei rapporti interpersonali (di Rete e no, ovviamente)?

87. Quasi dimenticavo.

30 Mar

Diverso tempo fa, non so com’è, m’era venuto da cercare con google “arcidio baldani”. Questo strano nome (io penso si pronuncj “Arcìdio”, non “Arcidìo”, ma non è detto da nessuna parte) è quello di un poeta di origine credo emiliano-romagnola, che poi visse prevalentemente tra Roma (dove faceva il professore di lettere in un liceo) e Milano, dove in p.zza Diaz vendeva i suoi libri; fiorì tra la fine dei Sessanta e l’inizio dei Settanta. Doveva essere un tipo quantomeno stravagante.

Comunque, a dar fede a quello che lui stesso dice, delle sue opere (che sono libri di poesie intitolati semplicemente Opera uno, Opera due, Opera tre &c., fino almeno a undici, dodici, tredici) ha piazzato dieci o ventimila copie. Molte ne inviava a titolo gratuito anche ad assessori, capi della polizia e dotti uomini, alcuni dei quali si sono prestati a rilasciare delle dichiarazioni, poi stampate in fondo, credo (ma vai a ricordare, ormai) all’Op. 9  o 11, che Arcidio Baldani era un vero grande, come Chateaubriand, Goethe, Napoleone e Vittor Ugo.

Oggi, comunque, non figura nelle storie letterarie.

Eppure era interessante: non ho esempj sottomano, e me ne dispiace, ma applicava al contrario la massima “nascondi la tua vita ed espandi l’anima”. Aveva una personalità gretta e risentita, portata al piagnisteo cattivo e al più ingessato profetismo, ma scriveva in sonanti metri regolari, quasi sempre endecasillabi, quando non in rima. Con effetti, a tratti, di notevole energia.

Quanto all’anima, quella cosetta rinsecchita che aveva in luogo di essa, lo portava a prendersela in maniera terribile col figlio, con certe prostitute incontrate per la strada, con i suoi studenti, e poi con grandi personaggj, specialmente capi di Stato e politici comunisti e soprattutto Marx, che, in certe pappolate in terzine, soleva apostrofare come “gente neanche battezzata”, come altri dice: “gente che non è nemmeno contribuente”, o “gente che nemmeno cià la terza elementare”. Sempre e comunque con un livore di sottofondo alla lunga (a voler leggere da capo a fondo due o tre suoi libretti) abbastanza spaventevole.

Lessi tre opere dispari, la Settima, la Nona e l’Undicesima. Passando dalla 7 alla 11 si notava un preoccupante crescendo nel suo astio contro il mondo, con venature masochiste e paranoidi. Diverse poesie esprimevano odio per i suoi vicini di casa, che secondo lui gli battevano nel muro col deliberato scopo di farlo impazzire. Un’altra esprimeva schifo di sé per vivere mantenuto da una donna che aveva regolari rapporti col proprio cane, oltre che col povero Arcìdio — non so se in tempi diversi o tutti quanti insieme, come re Orso, Oliba la bella dall’occhio giudeo e Lìgula. Quello che il compianto Gino Tasca avrebbe definito un “subconscio a cielo aperto”, insomma, ma esprimentesi in forme tanto quadre e limpide, in maniera così assolutamente non problematica, scolpita, nature, da risultare molto interessante — clinicamente, di sicuro, anche; ma non è certo questo il tipo di interesse che potessi concepire per un’opera talmente stravagante; direi che era esclusivamente da lettore, un interesse, appunto, letterario. La pazzia è — almeno per me — sempre uno spettacolo penoso, ma in concomitanza con gli accessi più incresciosi può, a seconda del talento del pazzo in turno, manifestarsi anche una forma di bellezza. E poi è salutare vedere fino a che punto può spingersi la sfida al ridicolo — io scrivo in versi rimati e metrati, per una forma di ostinazione (quella che il Baldani chiamava “resistenza”) che non porta mai buono. E’ anche per sapere che fine si può fare. Appunto: che fine ha fatto, Baldani? E’ “guarito”? E’ ancora vivo? E’ morto pazzo, coerentemente con la propria vita?

Quella volta, cercando questo stravagante personaggio in rete, senza particolare speranza di trovare alcunché, ho trovato un intervento, abbastanza strutturato, di un certo Cristiano Sias, su un forum dal nome ch’è tutto un programma.

Il forum oggi è blindato, ma potete, ovviamente, chiedere di iscrivervi, se v’interessa, fornendo nome e cognome, indirizzo di casa, numero di telefono fisso controllabile, numero di cellulare, codice fiscale e numero di documento d’identità.

Non è uno scherzo.

Il perché di una simile scelta mi è chiaro solo in parte, e solo in base alle parole di Cristiano Sias stesso, che poi, come mi ha rivelato in privato, sono insufficienti a dare la misura della catastrofe avvenuta.

Per tutto il tempo a venire, dopo essere intervenuto in proposito di Arcidio Baldani [Cristiano Sias aveva lanciato la provocazione: E se Baldani dovesse essere considerato a sua volta un poeta-contestatore? — se provocazione può essere considerata, dal momento che Arcidio Baldani non se lo caca più nessuno da decenni] non ero più tornato sul forum.

Tuttavia, risultando iscritto, continuavo a ricevere la newsletter, che normalmente archiviavo senza leggere. Una volta o due ci ho sbirciato, e non ho trovato rimandi ad alcunché d’interessante. Finché domenica 11 marzo è pervenuta una mail dai toni piuttosto tesi, questa:

Questa email ti è stata inviata da un Amministratore di “Benvenuti su
Nuovapoesia”.
Se ritieni che questo messaggio costituisca spam (pubblicità non desiderata) o
pensi che il suo contenuto sia offensivo, contatta il webmaster al seguente
indirizzo:

redazione@nuovapoesia.it

Includi questa email, compresi gli headers.

Testo del messaggio:
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Augurando a tutti voi una serena domenica e scusandomi per l’intromissione
“personale” nella vostra casella di posta, dovuta a fatti che ritengo di
interesse vitale per il sito Nuovapoesia, sempre con il fine di una valutazione
costruttiva e un miglioramento, vi invito a leggere con la massima attenzione la
mia comunicazione odierna al link
http://nuovapoesia.forumup.it/about2743-nuovapoesia.html ed esprimere
liberamente la vostra opinione in merito.
Grazie per la collaborazione e un abbraccio a tutti!

Cristiano Sias
admin Nuovapoesia
info@nuovapoesia.it

Facciamo diventare grande questo sito, segnaliamolo a tutti gli amici della
nostra rubrica!

   
   
   
   
   
 
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Mi sono ovviamente chiesto che cosa cacchio ci potesse essere di tanto vitale in un sito che si chiama NuovaPoesia, e, blandamente incuriosito, sono andato a guardare. Non posso più recuperare quelle ridicole parole, non avendo più la possibilità di accedere a quel salottino (peraltro parecchio affollato di cretini, di questo dev’essere dato atto a Cristiano Sias); basti il succo: sostanzialmente l’administrator, e qualche poeta assiduo del forum, era stato centrato di messaggj poco deferenti, in pretto stile troll: il padrone di casa (invento, ma siamo lì) era un cagone, la tal poetessa aveva problemi di alitosi, &c. Sias aveva reagito, non so dopo quante provocazioni, con tono veramente isterico, e ha annunciato che sarebbero state adottate misure.

Quanto a queste, come ha rivelato la seguente newsletter, del 24 marzo,

Questa email ti è stata inviata da un Amministratore di “Benvenuti su
Nuovapoesia”.
Se ritieni che questo messaggio costituisca spam (pubblicità non desiderata) o
pensi che il suo contenuto sia offensivo, contatta il webmaster al seguente
indirizzo:

redazione@nuovapoesia.it

Includi questa email, compresi gli headers.

Testo del messaggio:
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

A tutti gli utenti:

Nuovapoesia CAMBIA e  comunica la prima parte del suo programma. Esprimete la
vostra opinione su “le basi del futuro”:
http://nuovapoesia.forumup.it/about2833-nuovapoesia.html (link in Home Page
nelle comunicazioni della redazione).

Buona domenica e buona scrittura a tutti!

Redazione Nuovapoesia
info@nuovapoesia.it
http://www.nuovapoesia.it
http://nuovapoesia.forumup.it/

Da:  <redazione@nuovapoesia.it>
Risposta:  redazione@nuovapoesia.it
Inviato:  sabato 24 marzo 2007 23.04.07
A:  redazione@nuovapoesia.it
Oggetto:  Le basi del futuro
 
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sono quelle di sopra riportate, cioè iscrivere e lasciar accedere al foro solo chi fornisse nome-e-cognome, indirizzo di casa, telefono di casa, cellulare, codice fiscale e numero di documento. ‘Sta minchia, pensai.

A livello della prima mail ero intervenuto sul forum (altra cosa che non recupererò mai più) dicendo che mi sembrava una reazione spropositata: se era tutto lì quello che Cristiano Sias e le sue frequentatrici avevano subìto, lo stile dei messaggj mi sembrava troppo scemo-chi-legge per essere la credibile scaturigine di tanto fervore.

Risultato: quando ricevetti, tuttora regolarmente iscritto, la newsletter del 24 marzo, quella in cui si annunciavano le basi del blindatissimo futuro del sito, dopo aver letto sul forum le nuove leggi, un po’ ho trasecolato (mi sembra francamente insultante chiedere tutti quei dati, io non li darei — e in effetti qualcuno s’è sin da sùbito detto contrario), un po’ mi sono detto chissenefrega; ma volevo, magari nei giorni seguenti, magari in un momento in cui non avessi proprio nulla da fare, aggiungere qualche parola alla faccenda. Non ho potuto farlo perché non ci riuscivo più.

Sicché, un po’ innervosito come sempre mi accade quando c’è una censura in atto, ho scritto rispondendo, semplicemente, alla newsletter, con queste parole:

—– Original Message —– From: “Melchiorre Gioja” <melchiorregioja@hotmail.com>

To: <redazione@nuovapoesia.it>

Sent: Sunday, March 25, 2007 3:10 PM

Subject: RE: Le basi del futuro


> Non sono mai riuscito a leggere quello che eventualmente era scritto in
> risposta al mio II ed ultimo intervento perché non risulto registrato. Ogni
> tanto mi piovono in casella vostre comunicazioni da ‘nuovapoesia’, sito di
> cui peraltro, avendo poco e pochissimo tempo a disposizione per frequentare
> altro che il mio blog, ho potuto leggere sì e no tre o quattro discussioni.
> L’ultima volta che sono intervenuto è stato in risposta ad una discussione
> nata in séguito alla puerili aggressioni dei soliti troll. Non mi rendono
> perplesso i troll, che sono una piaga della rete e che ho già paragonato
> alla gente che fa telefonate anonime; mi rende perplesso la reazione ai
> troll, offesa angosciata disperata. Credo di non capire nulla della linea di
> condotta della redazione. Anche quest’ultimo annuncio mi pare insulsamente
> sopra le righe, come fatto apposta per attirare gli scherni (come mi sembra
> anche, tutto sommato giusto: a chi ‘nullità umane’? a chi ‘sfruttatori del
> lavoro altrui’? Non sarebbe meglio chiedersi che razza di sentimenti siano
> quelli di chi riesce a farseli ‘assassinare’ così, dal primo coglioncello
> che passa e lancia un insulto? Spero per la vostra sanità che si tratti di
> pura e semplice ipocrisia, da parte vostra: se siete sinceri avete un
> *grande* bisogno di cure). Non so nemmeno se le leggi sulla privacy
> consentano di tenere un’anagrafe come quella che avete in progetto.
> La cosa che più fa ridere (a me personalmente) è che non sono in grado
> nemmeno di lasciare un numero di telefono, né fisso (non ho casa) né mobile
> (non ho un cellulare).
> Be’, auguri.
> Spero che presto o tardi troviate la pace, tutti quanti. Peccato che la
> poesia sia forse l’ultimo tra gli strumenti potenzialmente atti a farla
> conseguire, ma tant’è.
>
> David Ramanzini.
>
> (… RMNDVD74C14L388H ^_^).
 

La risposta a questa mia risposta è arrivata a stretto giro, ed è quella che segue:

Da:  Redazione Nuovapoesia <redazione@nuovapoesia.it>
Inviato:  domenica 25 marzo 2007 14.16.27
A:  “Melchiorre Gioja” <melchiorregioja@hotmail.com>
Oggetto:  Re: Le basi del futuro
 
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Gentile David “Anfiosso”,lei non sta parlando a ragazzini sprovveduti, ma a gente matura che conosce internet da 30 anni e che sa bene cosa dice, unendo capacità di realismo inimaginabile per lei, che denota una certa superficialità quando parla di “sopra le righe” per una vicenda che non conosce e in un contesto che continuerà in una contenzioso penale, con gente abituata, le assicuro, a misurare lo iota e lo iato, figuriamoci gli aggettivi.La preghiamo, si risparmi dunque la sua ironia di così basso livello, come quel codice fiscale in calce. Non è il momento giusto per gli infantilismi, ci creda. Nel suo interesse.Detto questo, se riceve le nostre mail la responsabilità è solamente sua perché  è regolarmente iscritto al sito con nick “anfiosso”, come ben sa.  Si era iscritto “casualmente” per Arcidio Baldani, ricorda? E non era più tornato. Stranamente ora ricompare improvvisamente per una vicenda che non la riguarda e sulla quale sa spargere critiche, fango e offese con strana attenzione. Nè  comprendiamo perché ci dice “Non sono mai riuscito a leggere quello che eventualmente era scritto in risposta al mio II ed ultimo intervento perché non risulto registrato”. Questa è una sciocchezza: lei ha libero accesso al sito e se ha dei problemi sono da ricercare in motivi diversi da un nostro eventuale intervento.Né comprendiamo il senso di queste sue “sospette” offese gratuite verso questa redazione “bisognosa di cure”, se non giustificandole con i suoi così intensi rapporti con i troll di cui tanto parla. A furia di stare fra gli zoppi si zoppica, pare. Naturalmente siamo lieti che lei si preoccupi della nostra sanità mentale, ma se lei non “capisce nulla” (parole sue) se la prenda con la propria ignoranza, non con l’intelligenza altrui. E non si preoccupi delle leggi: le conosciamo certo meglio noi di lei.E studi la regolamentazione di un’associazione, che di virtuale, come il vostro mondo che ormai non distinguete neanche più dal quotidiano, non ha un bel nulla.

Dovrà quindi purtroppo sopportarci.

Così come noi sopporteremo lei e le sue mail, a meno che non ci faccia la cortesia di chiederci la chiusura del suo account per occuparsi unicamente del suo blog.  Sicuramente la nostra pace verrà ritrovata più facilmente, se non riceveremo più mail come la sua.

Sempre felici di divertirla

Buona domenica

Cristiano Sias
info@nuovapoesia.it
http://www.nuovapoesia.it
http://nuovapoesia.forumup.it/

M’è rimasto un pajo di dubbj, che purtroppo sono destinati a rimanere tali:1. Come dev’essere intesa una “capacità di realismo inimaginabile per lei”? Come un “potevamo stupirla con effetti speciali, ma &c. &c. &c.”?2. Non era mia intenzione fare ironia. Pareva ironica, la mia mail?3. Quando dice “Non è il momento giusto per gli infantilismi, ci creda. Nel suo interesse”, che cos’è? Una minaccia?

4. Ho torto quando considero deliranti queste parole:

Detto questo, se riceve le nostre mail la responsabilità è solamente sua perché  è regolarmente iscritto al sito con nick “anfiosso”, come ben sa.  Si era iscritto “casualmente” per Arcidio Baldani, ricorda? E non era più tornato. Stranamente ora ricompare improvvisamente per una vicenda che non la riguarda e sulla quale sa spargere critiche, fango e offese con strana attenzione”?

Critiche? Fango? Offese?

5. Ma quanti ebeti stronzi girano per la Rete?

6. Cristiano Sias? Mavaffanculo, vah.

86. Precisione.

30 Mar

Grazie Ezrarhesus, comunque.

Sono strafalcioni che mi scappano da tutte le parti. Non sviste: cose che non so e non verifico. Rimango sempre perplesso, di fronte a questo tipo di errore. Non devo chiedermi: come ho fatto a confondermi?, ma semplicemente: come mai non ho verificato?

Sono in una strana fase di transizione. Prima ero convinto che la cosa importante fosse una certa tendenza alla precisione, come una forma di buona fede. Adesso comincio a sentire come di fondamentale importanza essere precisi, punto e basta — non distinguo più tanto bene peccato veniale da peccato mortale.

Quanto più tendo a considerare la precisione un valore in sé tanto meno l’aspetto morale della precisione sfuma.

84. Sposto il resto un po’ più in giù.

28 Mar

Ho ancora tre minuti: anche se avessi qualcosa da dire non avrei il tempo materiale per dirlo. Da dire ci sarebbe sempre, volendo: nel senso che il cervello non smette mai di pensare. Quello che ogni tanto smette, si vede, è la voglia di starlo ad ascoltare. Non si dovrebbe mai dire, dunque: Ho la testa vuota. Ma: Vorrei (tanto) avere la testa vuota.

Questo post 84 (comunque sia ho sproloquiato più che a sufficienza in giro per la rete, oggi) invece serve solo a mandare giù l’ultimo post — mi sembra che quando i post rimangono per troppo tempo ‘l’ultimo post’ mettano la muffa e comincino a puzzare leggermente. Fisime di bloggeur e basta, insomma.

Buona serata a tutti.

80. Udir critico mostro, oh meraviglia (e 3).

20 Mar

Mi pare che nel frattempo vi siate portati bene assai, ed è per questo che, come promesso, raccolgo da ecletticae un’altra perla, e ve la dono, da incastonarvi in quel servizio.

************** 

Sapevate che Saviano è veramente strabico? Sapevate che Saviano si rifà a Dante, pure lui?! Sapevate che Saviano ci vuole infettare? Sapevate che Gomorra procede par exempla, letteralmente?

Sapevate che Primo Levi si rifà a Le mie prigioni? Sapevate che il Pellico fu prigioniero allo Spielperg?

Sapevate che al mondo c’è chi si può porre interrogativi pregnanti come quello che segue, ossia (con licenza copincollando): “Alcune parti del romanzo erano apparse su “Nazione indiana” e sarebbe interessante sapere se quegli articoli sono poi stati recuperati per scrivere il libro oppure se Saviano, mentre stava scrivendo “Gomorra”, andava pubblicando alcune parti del romanzo sul web, ossia se questa è una scrittura nata per il web o il web è stata la prima vetrina del romanzo“?

Lo sapevate che il web richiede una scrittura liquida (ma sicuramente non è nella scrittura da web della Ravetta che Bart ha trovato ispirazione, a giudicare dalla consistenza)? Che la scrittura deve alzare il tono per colpire e scandalizzare l’internauta che è sommerso dalla massa del materiale del web?

Lo sapevate che la colpa dei mortammazzati a pistolettate in piena Napoli non è d”o Sistema, ma TUTTA VOSTRA?! Bastardi!!!

SAPEVATELO

SU RAVETTESCIONAL CIANNEL!

79. Ma che meraviglia 2 (la vendetta).

13 Mar

Sto aspettando una mail, non so che fare nel frattempo, se non punirmi per la mia imbecillità con qualcosa di veramente tremendo.

Finalmente ce l’ho fatta.

Oh, come soffro.

Andate qui. Leggete. Rileggete.

E se farete i bravi vi offrirò altri racconti della medesima incomparabile scrittora.

78. Cose che mi piacciono.

13 Mar

Non ho tempo né voglia di scrivere perché sono un po’ in incubazione. (Ho anche buscato un raffreddore, ho la testa un po’ confusa).

Mi limito a segnalare cose che ho letto su blog dove vado regolarmente, e che mi sono piaciute:

Su azu c’è questo.

Su ezrarhesus c’è questo.

76. Ma che meraviglia.

8 Mar

Non mi dilungo, anche perché il personaggio, io spero, per molti che passano di qui (se pure ne passano ancora) non ha certamente bisogno di presentazioni — che peraltro non sarei in grado di fare, dato che lo conosco poco. Vado di rado sul suo blog, ma ogni volta è un’esperienza di rara intensità.

Non si devono leggere solo cose interessanti e istruttive, nella vita. Io, per esempio, se il mio parere valesse qualcosa, lo sconsiglierei. E, quando mi sento un cretino, ma un cretino di quelli col botto, vado sempre qui. Se volete rifarvi gli occhj, ossia se vi sentite doppiamente cretini, ascoltate il tenutario del blog succitato duettare con garbo con un altro della sua rara specie (può passar buono per un antesignano, dato il divario generazionale): a me è bastata la prima domanda-e-risposta per star sùbito meglio, ma tutta l’intervista è un’infilata di gemme berluccicanti.

[Un capolavoro è poi gongolò non poco, lipogramma in o degno di un Varaldo, o di essere posto accanto a capolavori in altri e contigui campi come i dì protrar torpidi bifronte del Bendazzi].

75. A proposito di troll.

5 Mar

Jeri pomeriggio sono andato, com’è ormai tradizione, alla Mondadori, dove ho leggiucchiato un libro, questo, di Ciro Ascione, classe 1968, napolitano, insegnante (storico del cinema, massmediologo) e ‘inguajatore’ di Internet. La casa editrice in cui è pubblicato è un’editrice giovane e moderna di Milano e si chiama, come si vede seguendo il link, “neon”, e infatti ha titoli e scritte messi su bandine fluorescenti, rosa shocking verdi arancioni, che sono un vero cazzotto nell’occhio; la collana è diretta da Aldo Nove. Il libro, che è scritto benissimo (tant’è vero che l’ho letto più perché è ben scritto che in quanto realmente interessato a quello che vi si diceva — anche se è tutt’altro che privo di interesse, soprattutto al momento per me), da una parte si limita a dare semplici ricette su come diventare un perfetto troll, dall’altra espone in modo letterariamente consapevole e scaltrito i momenti più divertenti di un’esperienza (siamo intorno al 2000) che non può più essere tanto facilmente ripetuta a causa del fatto che l’habitat naturale del troll, cioè i NewsGroups (o NG) sono attualmente assai in declino.

Codesta esperienza è poi quella maturata nell’andare a rompere la gloria su svariati di questi NG coi più svariati pretesti, come — traggo gli esempj dal libro stesso — fingere di essere dell’associazione cattolico-intransigente “San Carlo Borromeo” di Afragola e catapultarsi nel gruppo di discussione dei fan di Stephen King, cominciando a deprecare che la ragazzina di It la dia a tutti gli sfigati del suo gruppo, fornendo un esempio negativo alle adolescenti che leggessero il libro; fingere di essere di un’associazione di militari omosessuali, e insistere presso il NG dei bersaglieri che il gen. Lamarmora non solo tollerava gli episodj omoerotici tra le sue file, ma anche li incoraggiava (il caratteristico pennacchio sarebbe stato ispirato al costume di un famoso travestito di café-chantant, sostenevano i fantomatici attivisti; e lo stesso caratteristico grido del mattino deriverebbe dalla necessità fisiologica di liberare la trachea dai residui di una fellatio; &c.); parimente omosessuali i neofascisti che un giorno contattarono i rappresentanti di uno sparutissimo partito fascista (registrato proprio come “partito fascista”, l’unico in Italia, they boasted), invitandoli ad un convegno su omosessualità e fascismo, e approfittandone per una serie di proclami a sfondo razzista contro le prostitute nigeriane, “che portano via il lavoro alle nostre madri, sorelle, spose”; &c. Suscitando, in quest’ultimo caso, com’è comprensibile dati i tipi, un vespajo tremendo, con le più truculente minacce — in modo abbastanza simile finì quando Ascione (che come nome di battaglia aveva “Kuros”)  fornì delle false tracce per la maturità, comprendenti anche un ‘inedito pascoliano’ la cui falsità era marchiana, addirittura esibita, ma produsse ugualmente una serie di palloccolose analisi (riportata quella, particolarmente elegante, di un bravo diciassettenne; ma non ho capìto se ci fosse o ci facesse [e comunque non ha importanza]), finendo addirittura sul giornale, dove un pubblicista tentò un primo inquadramento critico. Non solo la poesia non assomigliava a qualcosa di Pascoli più che le rime del signor Bonaventura, ma era veramente orripilante; eppure i ragazzi (come nota l’Ascione), abituati a ritenere la prova d’italiano in particolare come il primo esercizio di paraculaggine della vita, non fiatarono fino a dopo la maturità. Da ricordare anche la sedicente giornalista che contattò una lista di nerd, sottoponendo agli occhialuti frequentatori un questionario altamente provocatorio, a cui un vero luminare rispose privatamente, vantandosi candidamente degli alti esiti accademico-professionali che gli aveva fruttato l’esser stato, a tempo suo, un nerd, citando titoli e lavori in corso. L’Ascione riporta le mail scambiate tra la “giornalista”, sempre più impertinente, e il professore, che aveva chiuso l’intervista con una serie di risposte zeppe di refusi e di sconciature morfo-sintattiche, tanto era stravolto dalla rabbia — dovesse prendere il Nobel, commenta l’Ascione, venderò queste mail a peso d’oro.

Naturalmente non c’è da aspettarsi che il simpatico troll faccia mai qualcosa di così meschino; almeno dando fede all’aura gentilmente cavalleresca che aleggia intorno alle sue imprese, e che sola le rende non solamente tollerabili, ma anche piacevoli, & gioconde, come non può dirsi delle imprese, squallide volgari ributtanti, di tanti scherzi di natura circolanti in Rete.

In effetti l’Ascione insegna regole che servono ad essere cattivi con successo, e dice esplicitamente, in esordio, che non vuole offrire nessunissima pezza giustificativa d’ordine ideologico, come avveniva con gli ex-Luther Blissett, da cui poi, mutatis mutandis, nacquero quei campioni d’incassi che si sono radunati sotto il non-pseudonimo mandarino di Wu Ming, ma che vuole soltanto offrire qualche spunto valido a chi ha semplicemente voglia di divertirsi prendendo per i fondelli gli altri, godendo — dice esplicitamente anche questo — delle sofferenze altrui. Ciò che presuppone una dinamica fissa, sia nel comportamento del troll (così chiamato, dice Ascione, proprio dal mitologico personaggio, bozzuto e dispettoso), sia, comportamentisticamente, nelle reazioni delle vittime di turno.

Il troll dev’essere impassibile, e deve anche avere gusto e una certa ricercatezza nel conio d’insulti (sono controindicati epiteti come “figlj di troja”, per esempio, che denotano mancanza di fantasia, sì, ma soprattutto basso livello culturale, e perciostesso una debolezza che difficilmente si perdona a un troll), deve digitare con cura i suoi messaggj, senza lasciarsi sfuggire errori morfosintattici o di altro tipo. Deve evitare in tutti i modi di apparire quello che è la vittima a dover essere (nervoso irascibile suscettibile); insomma, non può mai consentirsi il lusso di perdere il controllo. Una vera e propria macchina per rompere i coglioni, diciamo.

Soprattutto in tale sua programmaticità il troll appare qualcosa di altamente immorale. Almeno in generale; anche se, guardando allo specifico, non appare tanto immorale “inguajare” un gruppuscolo di fascisti, un manipolo di militari impiumacchiati, un’accozzaglia d’inutili ciancioni. Perché, se è vero che tutto quello che è discussione in Rete ha fornito troppo facilmente e troppo spesso spunto per giochini provocatorj come quelli dei troll, è altrettanto vero che invece di un luogo di serio scambio di informazioni, di fatti, è stato sfruttato, ed è, diffusamente e intensivamente, come una vetrina per perdigiorno, un luogo in cui discutere di un argomento, anche — paradossalmente — quando questo è ben posseduto, è troppo spesso un pretesto, non solo e non sempre per fare conoscenza (magari fosse pretesto per qualcosa del genere, sarebbe un interesse materiale, e perciostesso fondato), quanto per aprir bocca e tirar fiato, per digitare qualunque cosa, pur di esserci, in un modo o nell’altro, pur di projettare una qualunque immagine di sé verso un esterno qualunque; comportamento che è stato variamente, quanto in fondo consolatoriamente, in modo più o meno patologizzante tassato (anche se soprattutto questo si è detto dei blog) come vanità, mania di protagonismo, esibizionismo, e in realtà rimane molto di qua dall’essere qualcosa di tanto imponente, essendo nella stragrande maggioranza dei casi un modo, molto semplicemente, per non crepare di noja, come attacare bottone al bar, o scambiare due battute di volo in ascensore, o rompersi i minchioni in qualunque altro modo più o meno tradizionale. Si aggiunge a tutto questo un altro fattore (e posso dire, in questo caso, che riguarda molti, forse tutti, ma assolutamente non me), e cioè il timore di annojare; la tema del tedio è un altro discorso, che meriterebbe una trattazione a parte. Mi limito a dire, in questo caso, che non ho mai, mai capìto per quale motivo un blog, un sito, una mailing list, un forum non dovrebbero annojare. E’ chiaro, uno non può farsi un debito d’onore di fracassare i marroni a chiunque passi, ma non è pensabile essere divertenti e consistenti nel 100% dei casi.

Il motivo per cui l’Ascione non è andato avanti fino ad ora a trolleggiare dipende dai motivi da lui stesso esposti, ossia dallo stato preagonico o agonico in cui ormai versano i NG, ma anche da una certa comprensibile stanchezza personale. Per quanto, volendo, mi pare di poter cogliere anche un ulteriore motivo, non detto dall’Ascione ma forse altrettanto valido: e cioè il risultato di una certa formazione diffusa, per cui anche quelli che sono arrivati dopo i momenti più “caldi” della Rete, avendo e non avendo imparato dagli errori, dalle goffaggini, ma soprattutto dalle ingenuità altrui, oggi non si prestano più in maniera così marchiana allo spietato sfottò di “Kuros” e dei suoi umorosi colleghi; esattamente come non càpita più di trovarsi di fronte (a parte forse quello del sottoscritto) di fronte a blog come quello, di cui già parlai secondo alcuni troppo diffusamente, di Sonia Cassiani, oggi presumibilmente un modello improponibile, anche in negativo. La Rete è piena di blog, anche italiani, assolutamente inutili, sciocchi e vuoti, ma non ce ne sono probabilmente più di così genuinamente e vistosamente brutti, in cui la buonafede dei volenterosi compilatori faceva sì che si ammassassero perle di saggezza e cafonate tremende, delirj spaventevoli e cosine tutto sommato più che decenti. Probabilmente anche grazie ai troll tutto, in Rete, si è accostumato ad un’aurea medietà. Non ci sono più cose da far accapponare la pelle, ma non c’è nemmeno più, in fondo, qualcosa da leggere con interesse. Per avere, finalmente, una di quelle oasi miracolose, a cui aggrapparsi con le unghie dei piedi e a cui appendersi colla pelle dei denti, che è un NG di imbecilli totalmente incompetenti, o il blog di un cretino integrale, bisognerebbe inventarli di pianta, cioè fare un vero e proprio falso. Quello che è venuto a mancare, con la bruttezza più eclatante, è la già citata buona fede. Una vittima capace di reale sofferenza è un corrispondente, un forumista, un blogger che crede veramente in quello che scrive. Attualmente, forse, prevale un generico blasé, un modo piuttosto obliquo ed impersonale di trattare qualunque argomento — e trattare questo o quell’argomento sembra avere molta meno importanza del non farsi cogliere in flagrante delictu con il congiuntivitico sbaliato in punta di penna, o il refuso facile, o la citazione sbilenca. Difficilmente, anche come lettori, ci si può far coinvolgere da blog, forum, mailing lists, NG frequentati da persone timorose di sbagliare.

Concludo dicendo, anzi ripetendo, che il libro dell’Ascione è scritto veramente benissimo. Adoro le sue similitudini, hanno qualcosa di barocco. Una in particolare, per dare l’idea dell’inopportunità, è invitare un branco di cornuti a una rappresentazione di Tristano e Isotta.

[Un’altra particolarità a livello di lingua è una scelta lessicale particolare, che è un po’ un cultismo e un po’ no, e non riesco a ricostruirne la genealogia (data la mia sfolgorante ignoranza non poteva essere altrimenti): ricorre molto spesso l’agg. farlocco, che piaceva tanto a Francesco Fulvio Frugoni, e che io stesso ho impiegato in un sonetto. E’ in origine espressione dialettale, piuttosto lombarda credo, utilizzata proprio a partire dal ‘600 in contesti non-dialettali e anzi iperletterarj. Da dove la tira fuori il napolitano Ascione (e pure l’artifiziale l’ha utilizzata, ricordo, almeno in un caso)? E’ Gadda (di cui non ricordo nulla) che la usa, per caso?]

74. Youtube.

3 Mar

Non sono molto assiduo, ultimamente. A parte il fatto che, tranne oggi, quando mi sono connesso sono stato perlopiù impegnato a cancellare gli interventi del troll, ho scoperto da poco Youtube — essendomi procurato degli auricolari vado sempre lì ad ascoltare cose. Perlopiù anch’io mi scopro più motivato a cercare cose strane & ridicole, che belle & edificanti, anche se non cerco canzonette e scenette amatoriali (sempre vomitevoli, sempre sordide, qualunque cosa sia stata filmata, non so perché), ma cose sul mio gusto.

Come questa:

Roberto Devereux – Gruberova – 1.Finale

72. Dimenticavo.

2 Mar

Ho dimenticato le due nuove odi nel posto in cui dormo. Tanto non c’è fretta, e forse altri troverebbe sconsigliabile continuare a postare con questo malato di mente che imperversa, gli venisse un cancro al buco del culo.

Nel frattempo posso dire questo: la mamma di Luca Bersi è una troja incimurrita.

E sua nonna è pure peggio.

70. Iquindici

26 Feb

Era, coll’articolo staccato, il titolo di una famigeratissima enciclopedia per l’infanzia.

Ma io mi riferisco a un forum sul quale si trova, evidentemente, il link al presente, umile blog. Ero curioso di sapere in che contesto si facesse il nome dell’anfiosso.

Il link è nella bacheca, dove si vede da dove gente ha linkato per leggere queste pagine, ed è questo: http://www.iquindici.org/forum_viewtopic.php?3.33294.255. Ma per leggere il forum bisogna registrarsi. Io, stranamente, non ci riesco. Qualcuno riesce ad entrarci?

68. Scusate, ma non resisto.

24 Feb

Questo è un pezzo dedicato a me. A me, capite?

[Rael, per favore, fammi sapere un modo per entrare a vedere quel blog, mi è venuta una curiosità della madonna].

63. Link

16 Feb

WordPress era down, sicché ho scritto un post qui.

61. Preoccupante.

15 Feb

La cosa che più mi preoccupa (ma quante volte avrò ripetuto la parola “preoccupante”, in questi giorni, unitamente a tutta la flessione del vb. “preoccuparsi”, è preoccupante, sono preoccupato, mi preoccupi — sarò teso per qualche motivo?) è che sono riuscito, con sforzo fatica pena, ma alla fine ero molto contento, a mandare due righe (complessive) di mail a due indirizzi diversi; e non ho ancora ricevuto risposta. Non oso riscrivere, perché temo di aver offeso qualcuno. In che modo, non posso saperlo.

59. e 60. Che stanchezza!

13 Feb

Il numero doppio serve per riportarmi in paro: ho finalmente scoperto dove ho sbagliato con la numerazione (ci sono due numeri 46.).

La lite con l’Anonimo (che spero, stavolta, non si faccia veramente più risentire) mi ha lasciato completamente esausto. Non mi ricordo nemmeno più che cosa volevo scrivere — ma non ha una grande importanza, adesso. Domani è un altro giorno. Domani scriverò qualcos’altro, di molto pietoso e lacrimevole.

Buona giornata a tutti.

50. Precisazione indispensabile.

6 Feb

L'”anfiosso” che interviene sul blog di Selvaggia Lucarelli a proposito dell’uomo perfetto che non si trova, e di colori, e di cartellini, non sono io.

16. … &c.

21 Nov

Come stavo dicendo prima di rimanere interrotto (il tempo scade, dopo soli 45 minuti), e così concludo brevemente (oggi sento una nausea tremenda: non sarà l’argomento?), mi provoca un malessere spaventoso (sì, è l’argomento) tutte le volte che entro in argomento C., sentirmi chiamato a rettificare, o a doverla difendere. E questo vale anche per quanto riguarda persone che hanno o dovrebbero avere competenze musicali. Il Metastasio diceva molto saggiamente che i musicisti sono costretti ad allenare le dita per la gran parte della giornata, non ci si può aspettare che abbiano cose intelligenti da dire in fatto di musica. Quello che spiace è che, in materia, non ci sono discriminanti certe e definitive che limitino ben fuori dai confini di qualunque discorso si vorrebbe oggettivo ogni considerazione nata dal gusto personale. Inoltre, e questa è una cosa che dico in generale, non concepisco una “voce” d’enciclopedia scritta per diletto su un argomento per il quale non si prova nessuna congenialità. Chi ci comanda di soffrire? Nessuno, credo. Più che altro mi dispiace molto, perché la pagina in inglese sulla C. è bellissima e completissima, mentre quella in italiano è fatta sulla scorta dell’informazione tratta dal telefilm “Callas & Onassis”. Cioè è una roba da barboni.

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Ma parliamo di cosa più lieta. O di cose più liete. Prima di tutto, è sparita dalle impostazioni dei posts la funzione “giustifica”, quindi tutti i miei posts d’ora in poi saranno deliziosamente sfrangiati sulla destra. A me personalmente dà un fastidio cane, ma non posso prevedere quanto siano condivisi i miei personali fastidii.

Nel frattempo ho letto diverse cose sul Rovetta, in attesa di scappare a Milano a vedere che cosa posso rinvenire (non prima che arrivi il pacco di db, ovviamente). Ricordo di aver visto una marea di Rovettate ristampate (anni ’30 e ’40) dalla Mondadori (c’era anche un Omnibus, e bello grosso anche come Omnibus) e non solo dalla Baldini&Castoldi, tra i banchi delle librerie dell’usato sia qui a Torino che in altre città. Non sono certo libri rari. Chiaramente l’ho sempre trovato poco attraente, e quindi ho lasciato tranquillamente perdere, ma ciò non toglie che possa appassionarmene. Dalla contraddittorietà dei giudizii critici che raccolgo via via posso solo supporre che si tratti di un autore a cui difetta, almeno in qualcosa (stile, forse?), la personalità, sicché non sempre si sa che cosa dirne. Non so com’è, ma ad occhio e croce ho la convinzione che il Mastriani, oltre ad avere un valore documentario certo più consistente, sia molto meglio — ed è un autore che non solo ho trovato attraente, ma che ho anche letto con autentico interesse. C’è anche una questione di date: 1819-1891 per il Mastriani, 1851-1910 per il Rovetta. Il Rovetta è anche cronologicamente verso la letteratura industriale, come possibilità, come via percorribile per uno scrittore non dotato di grandissimo ingegno, non penso, dunque, né al Mastriani in via diretta né alla Invernizio, perché sono le date anche di Anna Vertua Gentile (1851-1916), la più antica delle nostre scrittrici rosa.

A proposito di documenti, e di differenze nord-sud, con un certo vantaggio, secondo me, del sud nei confronti del nord (questa è una cosa che forse val la pena di produrre, giusto per il piacere di ragionarci su), a livello di teatro (il Rovetta, ancora al diquà degli specialismi successivi, maneggiava con egual disinvoltura ed eguali esiti, come altri, chessò Giacosa, sia il teatro che la prosa novellistica e romanzesca) è più importante di altri l’anno 1863, l’anno cioè in cui il Bersezio se ne esce con il suo Monssù Travet, ma anche quello in cui due teatranti (Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca) scrivono una farragine in 4 atti dal titolo I mafiusi della Vicaria, basato non sulle vicende paragogoliane e precourteliniane di qualche De’ Tappetti del piffero, ma sulle autentiche memorie di un vecchio ex-mafiuso, da cui il titolo. Certo, a basarsi sul divario spaventoso che sembra aprirsi tra due pièces soprattutto in termini di cultura civile qualcuno potrebbe anche spaventarsi. Ma anche questo è opinabile, uno può spaventarsi (in specie a teatro, o nella letteratura) più della polvere degli ufficietti e delle piccole infelicità dei piccoli omini piuttosto che dell’aurora della mafia. Ma su una letteratura (non ricordo più quale, posso recuperare gli estremi, ma non importa) questo divario, o abisso se si preferisce, era rilevato quasi con scandalo, contrapponendo il garbo e il bien fait della “civilissima” commedia del Bersezio con la lutulenza del drammone siciliano. Confesso che non è l’ultimo motivo per cui, da grande e stronzissimo razzista che sono, ho provato un moto di simpatia nei confronti delle memorie sceniche del vecchio delinquentone. Spero, prima o dopo, che mi venga la voglia di scollare il culo dalla sedia e andare a cercarmi e leggermi questa famosa cosa.

Del Rovetta m’incuriosisce La realtà, invece. Racconta di un idealista impegnato in un programma di rinnovamento sociale la cui vita è spezzata dal sordido passato che risorge a causa della moglie indegna, già lasciata a suo tempo. Egli è accusato dai compagni di aver dato al partito i soldi destinati a finanziare il matrimonio della propria stessa figlia. Alla fine sia l’idealista che la figlia muojono, ho letto da qualche parte “asfissiati”, sfuggendo all’onta con la morte. E’ ovvio che sia incuriosito, mi pare: che cazzo di storia è?

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Nella collana “Cento Libri per Mille Anni”, quei sontuosi e polputi volumi dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato stampati a ridosso del 2000 per celebrare la fine del millennio e l’inizio di quell’altro, nel vol. dedicato al “Teatro moderno” è compresa Romanticismo, una pièce che a me è vagamente reminiscente (stando ai riassunti che ho scorso in caccia di indicazioni bio-bibliografiche, la pièss non l’ho ancora letta) la Giulia, ossia La Repubblica cisalpina, dramma molto gagliardo (lo dico senza nessunissima ironia, l’ho letto e riletto, ed è drammaticamente ed ideologicamente potente; questo anche se è scritta nello stile più polveroso immaginabile — che tuttavia a dispetto delle apparenze, per quanto ne so, potrebbe essere responsabile di parte della bella riuscita della tragedia) di Melchiorre Gioja, poligrafo sette-ottocentesco al quale è intestata anche la mia casella di posta elettronica (per motivi che ho totalmente dimenticato): il drammone (molto oleografico, a quel che pare) del Rovetta è ambientato all’altezza dei moti del 1854, ma la trama è molto simile, con una semplice inversione delle parti principali (nel Rovetta lui è nobile e lei è rivoluzionaria; nel Gioja lei, la Giulia del titolo, è nobile e lui è rivoluzionario), un tradimento, la madre (nel Gioja di lei, nel Rovetta di lui) che si preoccupa talmente tanto che smarrona tutta la situazione, &c. [Terminano entrambe, se ho ben intravisto, con un deliquio della madre].

6. Scrivere, &c.

6 Nov

6. Mi chiedo quanti anni sono, ormai, che non scrivo un racconto. Ho passato circa vent’anni ad aspettare l’ispirazione. Poi l’ho trovata, e ho scritto per circa due mesi nel 2002, quando ero tranquillo, perlopiù di notte e tutto d’un fiato per non perdere la concentrazione. Marciavo bene, nel senso che scrivevo molto. Poi, per qualche motivo che non ricordo, ho interrotto. E adesso sono tornato punto e a capo, nel senso che non mi ricordo nemmeno più come si faccia. Non ne sono più in grado. Forse tra altri vent’anni sarò in grado di riprovare con successo, posto che tra vent’anni 1. io ci sia ancora, 2. abbia la possibilità di essere tranquillo, 3. abbia la possibilità di scrivere di notte e dormire di giorno. Nel frattempo farei bene, forse, a prepararmi. Alla ricerca di consigli utili, ho trovato questo.

L’ultimo dei 134 messaggi lasciati su www.internetbookshop.it a proposito di Saviano contiene un riferimento all’imbrogliona Giuditta Russo, qui denominata “eroina”, la quale ha fatto per 15 anni l’avvocato senza avere la laurea. Qui si dice che l’ha fatto per amore, ci creda chi vuole. Piuttosto che per amore l’avrebbe fatto per una sorta di surplus di professionismo. E’ vero che anche Benedetto Croce non aveva la laurea e Marcel Reich- Ranicki del pari, e che Giuseppe Verdi fu trombato al Conservatorio. Che Einstein ebbe pessimi rapporti con la matematica e fu dislessico da piccino. E’ vero che lo scrittore è quella cosa per cui la scrittura è un problema molto più grande che per i non-scrittori, per esempio. E’ vero che non avere titoli ti costringe a fare meglio. Ma non sarà che il segreto è proprio quello di fare meglio pur avendoceli, quei titoli? Non sarà che i titoli sono, molto semplicemente, anche parte di un fardello, e non solo una facilitazione? Io non ho titoli, e la cosa sicuramente, penalizzandomi, mi fa prospettare le cose in termini di eccezionali fatiche. Ma è una cosa buona? O non sono, piuttosto, un coglione che si prende a calci in culo coi piedi degli altri? (Io guardo al mio caso. Non aver titoli, nel mio caso, significa avere una preparazione disorganica e lacunosa. Ne sono cosciente. Magari un titolato [posto che sia un cialtrone, e non tutti i titolati possono essere cialtroni] fa strafalcioni perché va avanti senza verificare i suoi contenuti di conoscenza, mentre io, dovendo verificare tutto, ne farei meno, o non ne farei. Ma c’è qualcosa che non mi torna, che non mi spiego. Non avrò fatto una grandissima stronzata?).

2. Hmf.

27 Ott

2. Devo essere sincero: a me questo blog non entusiasma. Lo tengo proprio come depandàns, poi più avanti cerco di tornare su splinder — che preferisco, per via dei commenti &c.