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270. Ragguaglj.

22 Giu

Chiedo scusa per il (non lungo) silenzio, ma sono stato un po’ in giro. Novità di rilievo non ce ne sono, o meglio, ce ne potrebbero essere se non avessi troppo rispetto del mio smisurato potere mediatico e non avessi la ferma, & magnanima intenzione di tacere circa il fatto che jersera sono stato verbalmente aggredito da un operatore della Parella, che chiaramente non posso nominare (ma magari querelare), che mi ha scagliato addosso accuse spaventose, insulti (tra cui “cazzone”) e almeno un litro di bava filacciosa biancastra (era un po’ eccitato) – tutto ciò in conseguenza di un mio post – del 4 dicembre 2006, prego notare!! – da cui si sentiva sputtanato.

Mah.

Ma naturalmente non ne dirò nulla, perché ovviamente non posso – è anche una questione di dignità, certe questioni non dovrebbero essere dibattute in un posticino di livello come questo (fottuti barboni).  Però è stata anche un’esperienza, perché di là dal rischio di linciaggio da parte di alcune decine di Gabriolesi (non lo sanno che ai linciaggj io ci ho fatto altro che il callo, poveri ingenui), era la primissima volta che ero posto di fronte alla responsabilità di quello che avevo scritto sul blog. Finalmente! Toccare con mano che tutto questo ha ricadute sul mondo esterno costituisce una sorta di spartiacque tra un prima e un dopo (e se non voglio ripeterla, almeno non troppo spesso, mi sa che mi conviene scappare alla svelta, perché questo è un pirla e soltanto un pirla; ma metti che c’è gente che mena).

Per quanto riguarda le prestigiose iniziative la cui fabbrica doveva essere fondata in quest’oggi, annuncio che ho tentato di spedire le domande della mia prima intervistina, quella a Remo Bassini, al diretto interessato, il quale però non mi ha ancòra risposto, essenzialmente perché la mail che si trova sul suo sito non è più valida.

Oh Remo, fammi pervenire, obsecro, un indirizzo valido; sennò l’intervista non può farsi (grazie).

Insomma, di questi giorni, poi, dovrei sparire dalla circolazione (fisicamente, rispetto al luogo in cui trascino quest’esistenza rivoltante; non a livello Rete), quindi devo terminare i preparatìvi.

Il da farsi è un cumulo spaventoso di impegni e mezz’impegni: il pezzo per il Gori, che va avanti a spizzichi e bocconi; l’intervista per Giuditta Russo; il Libro; letture che non posso non fare (giacché ci sono i libri), e tutta una serie di altre cosette.

Comunque sia, da adesso in poi sarò puntualissimo, imprometto.

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266. Dialoghi (un programma per l’immediato futuro).

16 Giu

Facciamo un programmino per quella che, auspico, sarà la new wave del blog – e poi sia quello che sia.

Del tutto inaspettatamente Remo Bassini e, come vengo or ora a sapere qui, anche Giuditta Russo hanno dato la loro disponibilità a rispondere ad alcune domande – insomma, a fare una specie di intervista. Quanto al pomposo nome di intervista, ma chi passa di qui già lo sa, nessuno dovrebbe aspettarsi nulla di particolarmente ortodosso; non essendo io un giornalista, né intendendo essere, nemmeno nella fattispecie di queste (intanto due, e tutte da fare) conversazioni. Lo scopo saliente di questa novità è strappare il blog alla mora dei solipsismi, e cambiarne la prospettiva, dall’ombelico della coscienza malata dello scrivente a qualche più aprica specola: essendo questo, anche questi dialoghi saranno da considerare essenzialmente, appunto, come dialoghi, senza limiti di tempo & spazio per quanto riguarda e le domande (ma non sono la Fallaci, nessuno si allarmi), e, in specialissimo modo, le risposte; quanto a queste ultime, senza limiti, dico, senza pretendere che, considerati soprattutto i numerosi e severi impegni dei due personaggj, esse siano estese quanto forse ci piacerebbe.

Dal momento che anch’io, dialoghi a parte, ho, se non severi impegni – ma avrei anche quelli -, severissime limitazioni di tempo e spazio, penso nel frattempo di preparare le domande da porre a Remo Bassini entro lunedì prossimo, giorno 22 giugno; e quelle a Giuditta Russo entro il lunedì seguente, giorno 29. Che poi Giuditta Russo trovi modo di rispondere ai quèsiti in tempi strettissimi, facendo graziosamente pervenire le risposte a noi lettori prima di quando sarà possibile a Bassini, o viceversa, è cosa che non posso predeterminare; ma due testi non sono cosa difficile da gestire e scaglionare nel tempo. Altro è se nel frattempo arriveranno altre adesioni (tra cui Quella da me sospirata, di cui più oltre), ciò che imporrà l’adozione, suppongo, di una cadenza regolare e abbastanza larga, poniamo settimanale, in modo da non intasare il blog e da permettere a ciascuna intervista di essere assorbita e assimilata in pieno dall’attento lettore.

Suppongo che l’indirizzo mail fornito da Giuditta Russo sia quello a cui dovrei – dati i programmi, tra due settimane – inviare le domande; quello di Bassini lo conosco; il mio, ad ogni buon conto, è

melchiorregioja@hotmail.com.

Rimane il cruccio, a fronte delle due entusiastiche adesioni, per le quali mi protesto nuovamente (ma lo farò anche oltre, e in più occasioni) indefinitamente grato, del sepolcrale silenzio che invece continua a custodire gelosamente, avvolgendola, la figura un tempo così vistosa di Sonia Cassiani; la quale tace sul suo sito morto ormai da anni, tace sui canali nazionali e locali (tanto la tivvù non ce l’ho), e tace anche su queste modeste pagine.

Sono molti i motivi per cui amerei che aderisse, e avrei modo di esporli via via tutti a mano a mano che soddisfacessi le curiosità mie e di qualche altro col porle qualche domanda, ottenendo qualche risposta. Sempre considerando il fatto che questa sede, del tutto informale a malgrado delle sfoggiature sintattiche dell’owner, non può essere in alcun modo equiparata alla pagina di un giornale, o ad uno studio televisivo: non sono, né sarebbero mai potuti essere, l’atmosfera vitale di chi scrive, che di quel mondo ignora tutto.

Per dissipare ogni sospetto circa le mie reali intenzioni, e per mostrare che stile intendo far mio nell’intrecciare questi dialoghi, dove non bastasse l’esempio fornito dagl’illustri adesori, potrei inviare alla Cassiani, privatamente, una serie di domande, da me preparate nel frattempo; oppure metterle qui sopra, in pubblico, come Repubblica con Berlusconi, ma appunto questo appariscente presupposto rischia di dare tutt’un altro senso, e non voluto, ad un’operazione che imprendo per motivi svariatissimi, ma non certo per mettere la gente con le spalle al muro.

Insomma, il mio indirizzo mail l’ho messo.

Nella speranza di un segno di vita, di un sussulto, uno spasmo – suo, e non di qualcuno dei suoi supporters; o magari, quantomeno, di qualche supporter abbastanza informato su lei da poterne reggere la parte per il tempo di un’intervista -, e nuovamente ringraziando Giuditta Russo e Remo Bassini per la cortesia, auguro a tutti una bonissima giornata; & a risentirci.

258. La funzione di questo blog.

6 Giu

Se c’è una cosa altamente positiva (ma anche altamente negativa: dipende da quello che scopri) di un blog wordpress, è che appena accedi, come autore, alla board, vieni a sapere immediatamente non solo tutto quello che vi succede, che è scontato; ma, grazie alle statistiche in bell’evidenza, anche l’esatto perché delle visite al blog stesso – mica è la stessa cosa!

Vale a dire che ho scoperto che il motivo che può spingere i lettori qui sopra possono essere diversissimi da quelli che ho io a scrivere. Tutti i bloggeurs hanno esperito come effettivamente una fetta dei proprj visitatori debbano la loro venuta alle ricerche più strampalate tramite motori di ricerca, e come due o tre parole-chiave, che possono portare su siti dei tipi più disparati, parole che il bloggeur non ricordava nemmeno di aver scritto, possano portare persone dagli interessi del tutto esorbitanti a queste serendipità. Succede anche coi testi copincollati, specialmente quelli che contengono idiozie sesquipedali, o dal fascino singolarmente trash per la volgarità devastante (il copincolla incoraggia questi trasferimenti in blocco senza richiedere sacrificio alla schifiltà del bloggeur più scrimitoso: altro sarebbe dover copiare, fisicamente, ogni cosa: ci sarebbe automaticamente una scelta), poniamo gl’interventi più deliranti su fora molto popolari, o la pornografia casereccia di certi siti a bassissima soglia. Alcuni di questi ricercatori – che uno s’immagina necessariamente come adolescenti soli, ninfomani sboccate, satiriaci impotenti, chissà perché, mentre magari non c’è niente di più distante dalla realtà – si affezionano a certe ricerche, o ne sono addirittura ossessionati, come succede a me con lo sconosciuto compulsivo che cerca sempre nonna bocchinara e a letto con la zia (il primo ha fatto lievitare le visite a quei post che hanno in scolio l’autobiografia di Luca Bersi, i secondi lo sparutissimo articolo con la citazione dal sequel de La zia Mame, tanto per dire quanto c’entrino).

Però questi sono casi diversi da quello che, con un po’ di perplessità, ho esperito anch’io. Questo blog non è stato aggiornato continuamente, e ci sono anche parecchj buchi temporali, settimane e forse mesi in cui non ho scritto niente; però il trend rimane, sia pure in maniera abbastanza velata, visibile: si parla di letteratura, ci sono sonetti, riferimenti abbastanza fitti al Barocco (su cui sono stranamente pudico, lo dico retrospettivamente, nel senso che non me l’aspettavo), al melodramma, &c.; e poi ci sono i riferimenti, più o meno scarni, alla mia situazione vagamente stradajola e gli sfoghi estemporanei; e alcune altre cose che riflettono quello a cui penso, almeno quando scrivo, la maggior parte del tempo. Però ho anche fatto riferimento a cose e persone – soprattutto a queste ultime mi riferisco – che non fanno parte del mio universo di significato, e che ho voluto incontrare, o rievocare sulla base di ricordi, consapevole di portarmi dietro un bagaglio di vissuto e convinzioni non necessariamente compatibile – ma, mi sono detto, come ho potuto vagamente interessarmi di altre realtà che non quelle mie più congeniali, così posso anche scriverne.

L’aspetto paradossale è quello denunciato dalla top list, vale a dire quella statistica generale che riflette l’andamento di tutti i 258 post scritti finora; nemmeno uno contenente miei versi o una mia lettura ‘alta’ vi è compresa. Al primo posto c’è Sonia Cassiani, dopo che per mesi era stata seconda, di cui ricordavo le imprese al Maurizio Costanzo Show; al secondo Giuditta Russo, che venne qui, anche, a commentare, e accolse con molta gentilezza le mie critiche al suo lavoro, che secondo me rifletteva una situazione esistenzialmente e psicologicamente comunque non stabile; al terzo c’è un post in cui ci sono le parole-chiave di una settimana di tempo fa, alcune delle quali parole erano continuamente ricercate prima, e continuano ad essere ricercate adesso, tanto da dare l’impressione di parole-chiave che cerchino sé stesse; una mia filza di quartine, è vero, occupa il quarto posto, ma stando a quello che mi dicono le parole-chiave, e anche la cascata dei commenti, dipende solamente dalla polemica ospitata sotto esse quartine, non alle quartine stesse. &c.

Questo leggo sulla dashboard:

Post più letti

44. Sonia Cassiani. 2,338 visite

 

19. Giuditta Russo. 1,698 visite

127. Search Terms for 7 days ending 2007-06-13 945 visite

10. Freddo cane. 897 visite

141. Dispersione. 834 visite

138. Giuditta Russo e i libri de ’sta cippa. 753 visite

6. Scrivere, &c. 681 visite

177. Per Irina Marina (e le altre). 560 visite

Più ricercati

giuditta russo,  {searchterms},  anfiosso,  sonia cassiani che fine ha fatto,  anfiosso blog

Più attivi

254. Stati generali. 43 visite

256. 15 giugno. 36 visite

127. Search Terms for 7 days ending 2007-06-13 32 visite

19. Giuditta Russo. 21 visite

138. Giuditta Russo e i libri de ’sta cippa. 20 visite

E’ lecito, da parte mia, chiedermi, in base a questi dati, a che cosa sia servito questo blog?

Da una parte i visitatori che mi conoscevano da prima, e che qualche volta hanno commentato, chessò, alcor, isakisisos, ven, ziacap, opi, francesco, hanno continuato, almeno stando ai commenti, ad interessarsi alle cose mie più personali; altri, visitatori occasionali, hanno tenuto a farmi sapere quanto mi disprezzano, magari senza più manifestarsi; ma esiste tutta un’altra fetta di pubblico, che con ogni evidenza è prevalente, che qui viene a leggere tutt’altro, e ha portato i margini del mio blog al centro – di che non lo so: della propria attenzione sicuramente; ma soprattutto della mia.

Che poi quest’attenzione, che non so donde nasca e che non condivido nell’intensità, non significa affatto attenzione di lettore: ho ricevuto anche la mail di uno che diceva di essere un giornalista, di aver visto che avevo intervistato (sic!) la Cassiani, e se avevo ancòra il suo numero di telefono.

Chiaramente non era successo nulla di tutto questo, io la Cassiani non ho mai avuto modo d’incontrarla, men che meno d’intervistarla o di averne il numero di telefono. Poteva essere un giretto ispettivo, come il tentativo di eliminare un sospetto, come uno scherzo: non so nulla.

Anche se di recente m’è parso di scoprirmi dentro una vena intervistajuola; tant’è che Remo Bassini, senza che nemmeno avessi osato proporglielo (avevo confessato una velleità), mi ha dato la sua disponibilità per essere vittimizzato da una sequela di mie domande [alle quali sto effettivamente pensando]).

La mia top list ha profeticamente anticipato, forse, una tendenza che prima o poi si sarebbe manifestata in me: quella di una specie di marzullo autogestito. Rimane, anche, il fatto che Sonia Cassiani e Giuditta Russo sono le colonne portanti, che io lo voglia o no, di questo blog. Io ho continuato a scrivere ottave e resoconti di lettura, mie riflessioni sulle notti di Torino e invettive contro gli operatori. Loro, manco fosse Tv sorrisi, hanno continuato a rileggere i tre articoletti riguardanti queste eterodosse gentildonne.

E’ come scoprire di aver sempre voluto, in realtà, tutt’altro rispetto a quello che si credeva; come Riccardo Greenhow (ma io l’avevo messo, ricordo bene, tra i miei musi ispiratori; insieme alle sorelle Maddox, cui credevo di assomigliare maggiormente), che di giorno pensava a cose alte, e scriveva romanzi rosa in stato di sonnambulismo.

A questo punto, perché non portare tutto alla luce del sole?

Adunque: essendomi scoperto piccolo intervistatore; essendomi già visto attribuire un’intervista da un visitatore, per quanto sia successo solo una volta, e sia stata un’esperienza fuggevole; dovendo probabilmente crearmi un parco-intervistati di qualche spessore, per non lasciare il povero Bassini da solo; dovendo trovarmi pure qualcosa da fare, oltre alle 375837252187 che già ci sono, la settimana prossima, perché non propormi in questa inedita (o quasi: ci sono due cosucce mie in questo senso, in rete, a quella scellerata di Gianni Papa e ad uno scrittore di cui non ricordo nemmeno più il nome – l’idea era sempre di papa) veste?

Qualcuno vuol farsi intervistare?

Chi vuole aderire accj un grido, alzi il medio, mostri dove il nonno portava l’ombrello – insomma, faccia sapere.