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522. PP su Sillabarj di Parise.

9 Feb

http://www.youtube.com/watch?v=gJjaHvu96MM

Sbobinatura più d’altre auspicabile, forse, per lo stesso motivo per cui è stata difficile da fare; PP in questo caso è stato ripreso dalla platea con un telefonino, evidentemente, e l’audio è distante e non molto perspicuo. Sicché qualcosa, ma prevalentemente delle parole dell’intervistatrice, Silvia Bernardi, giornalista de “L’Arena” di Verona, mi è sfuggito. Peraltro sono impossibilitato, qui, ad ascoltare a tutto volume, e questo potrebbe aver avuto il suo peso: se qualcuno, comodamente connesso da casa, riesce ad afferrare meglio di me, buon per lui. L’intervista è interessante per il ricordo di Parise e di Pasolini, i “due professorini” che venivano dal Veneto; ma anche e soprattutto per il giudizio spiritosamente sprezzante dato al lavoro di Giovanni Pennacci, confezionatore di un libro-intervista che è poi l’ultima biografia, di pochissime, di PP, Siamo tutte delle gran bugiarde, Giulio Perrone editore, Roma 2009. Sicuramente PP meritava di più e di meglio; ovviamente datato, il miglior lavoro di qualche respiro dedicatogli rimane il libro di Rodolfo Di Giammarco, Gremese, Roma 1985. Come già per gli altri video, salvo il primo, ho la solita difficoltà a postare sul blog la finestrella di youtube, e quindi lascio il nudo indirizzo.

PP: Io ho conosciuto Goffredo Parise, era di Vicenza e che… aveva più di me… due o tre anni, sarebbe ora ottantacinquenne… L’ho conosciuto a Roma quando stavo in casa da Laura Betti con la quale si faceva una canzone televisiva, “La ballata del pover’uomo”, gnè gnè gnè. Era un romanzo a puntate – tredici puntate – e tredici volte si cantava quelle due o tre canzoncine, con la musica di Fiorenzo Carpi, e.. cambiavano le parole, e così..

Silvia Bernardi: E quindi lì ha conosciuto…

PP: E lì c’eran questi due professorini che venivano dal Veneto, Pasolini e Parise, che il giorno insegnavano nei licei cittadini e poi la sera tornavano nelle loro periferie, dove costava meno l’affitto di una stanza, e venivano a mangiare dalla Laura che faceva dei risotti bonissimi… e allora Parise non parlava mai. Però c’era un mistero nel suo silenzio. Lui a Roma – mentre l’altro scoprì questi ragazzi di vita, perché sai… lui era completo, Pasolini: amava quello che faceva. I film magari non sono belli come quelli di Lubisch o di Dreyer o di Kubrick, però si sente che son fatti con un lungo studio e un grande amore. Per fare qualcosa nella vita non si può fare così tanto per fare: ci vole un sentimento, insieme alla ricognizione mentale, ci vole anche un’adesione, un’adesione… affettiva. Io penso di sì – allora, invece, Parise scoprì la semplicità. Lui raccontava l’episodio di una bambina che ci aveva in mano un quadernetto che si apriva e c’era detto: L’erba è verde. E lui capì che quello era il segreto, di riscoprire di nuovo il racconto. E questi raccontini, che lui pubblicò sul “Corriere della sera”, si sperdevano un po’, perché sai, con le notizie che succedevano in quel momento, dal… ti dico, dal ’37 al ’57, ‘somma… ne successe di tutti i colori. Allora… quando lui ha riempito il volume, ha avuto i complimenti di Garboli, di Italo Calvino… tutte persone che avevano la penna in mano. Era… fisicamente bellino – certo Pasolini, con quella faccia segnata… non era bello, ma faceva venir duro, soprattutto alle donne, pazze, che s’innamoravano di lui col cervello, che dura di più…

Silvia Bernardi: Lei invece in scena da solo. Nel senso, fa tutto a meno di compagnie, di registi, di attori…

PP: No, non è vero, sempre dei collaboratori… be’, soprattutto le donne, io passo per misogino, invece ho avuto chi m’ha ajutato a scrivere, chi m’ha ajutato a fare i movimenti, e chi fa i vestiti e chi fa la musica, ‘somma…

Silvia Bernardi: C’è una squadra che lavora dietro, però poi alla fin fine…

PP: Eh, certo.

Silvia Bernardi: Sul palco…

PP: Sul palco eccomi qui, perché quegli altri so’ andati al cinema!

Silvia Bernardi: […] la passione per il travestimento, per…

PP: Mah, che vuoi, travestimento, sai, quando io ero un bambino erano tutti travestiti, io ci avevo… “balilla alpino”: avevo una corda che non si poteva disfare perché era finta, un salsicciotto di corda, un fucile che non sparava, tutto finto. Puoi fare la sfilata… sicché era come a carnevale oggi, era tutto così. Per fortuna siccome il mio babbo era carabiniere, non ci aveva la tessera fascista, e io non andavo mai alle sfilate, andavo al cinema. E io da bambino ho visto ancóra prima della seconda guerra mondiale tutti i film francesi, Katia regina senza corona, Danielle Tardieu in mutande, quel film francese ancóra un po’ osé prima che da noi… Clara Calamai che faceva i pirati di Sandokan, quelle robe lì, doveva stare nell’acqua con le onde sopra i capezzoli, perché il capezzolo non si poteva vedere. Eh, ma com’era bella, dio mio! Era la figlia del capostazione di Prato, e la mia mamma insegnava a Prato e allora io sono andato una volta con la mia mamma e c’eran quelle stazioncine che sui vasini di fiori scrivevan la data, sai, e c’era scritto 12 dicembre.. oggi è l’11?

Dal pubblico: E’ il dieci.

PP: Eh?

Dal pubblico: Il dieci. Oggi è il dieci.

PP: Dieci. Sì! E alzo gli occhî e sopra c’era l’appartamento del capostazione, e c’era lei, bella, viso da madonna, proprio come diceva Moravia quando intervistava le belle, dice: “Signorina, quanto ha di collo? Quanto ha di polsi?”. Perché è inutile fargli parlare – che gli chiedi a Claudia Cardinale, cosa ne pensa di Dante Alighieri? Meglio chiedergli le misure! E faceva come Policleto con le statue. Policleto è quello che ha scritto il… dice: le mani devono essere la metà della testa, la testa la quarta parte del torace: le misure della bellezza.

Silvia Bernardi: Non sono rimaste invariate nel tempo…

PP: No, tu non avresti… tu saresti bocciata! – La gente si ricorda il vero amore legandolo al motivo di una canzonetta, ecco perché io metto sempre le canzonette in mezzo la prosa. Con la loro sciatta letteratura, ricordano un periodo storico. Non c’è persona, per quanto modesta o poco… sentimentale che non ricordi un motivo… “Parlami d’amore Mariù…”. Dice: “Andavo con lei in quel bar, che ora non c’è più, a bere…” – ora non lo fanno più, il barolo chinato, eh, per dire. Anche l’uomo della strada meno preparato qualche motivetto l’ha sentito. E son quei motivi che ricordano un periodo storico, allora invece di fare la conferenza, che rompe i hoglioni, metto un motivetto, però cercando di mettere insieme delle canzoni che ricreino un quadro storico. Per esempio ora per la Spagna ho messo Cielito lindo che vuol dire “O mio bel cielo” – il cielo da cui sono cadute le bombe tedesche di Guernica: quindi, bello, ‘sto cielo, ma vengono anche giù le pillole, eh, per dire…

Silvia Bernardi: Lei non è solo a teatro ma è anche nelle librerie con la biografia Siamo tutte delle gran bugiarde

PP: Macché, un orrore, scritto da una povera checca periferica! Sono rimasto in… in, in Umbria, a Foligno, e viene questo qui, un quarantenne coi capelli già bianchi… Dico: ma che fai di lavoro?

Silvia Bernardi: Giovanni Pannacci, vero?

PP: Sì, sì.

Silvia Bernardi: Diciamolo…

PP: “Insegno italiano agli arabi” – quindi affamato… Sicché ho fatto un’intervista di du’ ore, e ci ha fatto il libro. Gli ho dato un po’ di fotografie e gli ho raccontato un po’ di cazzate, e via. Ma che vvoi? E lui, emozione!, quando sono entrato in un negozio e ho comprato le ciglia finte… sta a vedere!

Silvia Bernardi: Allora, nel libro ci sarà un errore, però c’è una bella frase, me la son segnata…

PP: Dimmi, dimmi…

Silvia Bernardi: … di Natalia Ginzburg, che dice di lei: “Tra i suoi volti nascosti c’è quello di un soave, beneducato genio del male: è un lupo in pelli di agnello, e nelle sue farse sono parodiati insieme gli agnelli e i lupi”. È una definizione […]…

PP: Carina! Lei era buona. Quando mi bruciò il teatro, venne… tutte le volte che veniva a teatro mi comprava dodici poltrone, e mi portava un cesto con panettoni, come regalo di natale: carina. Perché io le telefonai, nel ’47-’48, chiedendole il permesso di portare in scena Le piccole virtù. Lei aveva fatto un libriccino che mi commosse tanto, dice: ai nostri figlî s’insegna tutte le piccole virtù: il risparmio, la prudenza… No! Nessuno insegna mai l’amore, di buttarsi nella vita…

514. PP al Teatro della Pergola.

26 Gen



ENTE TEATRALE ITALIANO PERGOLA STAGIONE TEATRALE ’06-’07

Intervistatore: Tra i molti modi di raccontare la realtà il giornalismo è sicuramente uno dei più pungenti, e molto più pungente è il giornalismo fatto dalle donne. Paolo Poli ne sceglie sei, sei giornaliste del Novecento, sei penne nobili che gli servono anche per raccontare, non solo con la parola, ma anche con la musica e le canzoni, la storia dell’evoluzione dell’Italia.

[♫ “Gira rigira biondina / l’amore la vita godere ci fa…”]

[♫ “Quella piccola e bizzarra vagabonda a notte ancor…”]

Intervistatore: Perché le giornaliste, perché proprio le giornaliste?

PP: Il perché non si domanda agli artisti, gli artisti raccontano il come, il perché si chiede al filosofo. Oggi uno che sa fare appena la sua firma invece che farlo giornalista, lo fanno… eh come si dice? – opinionista televisivo, o che. Io ho sempre molto amato la letteratura delle donne, quelle poche donne che potevano emergere dalla, così, la fanghiglia della scrittura. Le giornaliste sono state molto brillanti e tempiste. Ma anche le romanziere; ma anche le poetesse. Io ne ho conosciute molte perché ormai battono gli ottant’anni, sicché, eh, posso raccontare. Ma… di tutte quelle signore delle quali racconto la letteratura, la prima, la più gradita, è quella che non ho conosciuto perché è degli anni Venti, e io non c’ero ancóra: Mura, era il suo nome di battaglia. A volte un po’ strafalciona, lei scriveva: ma non importa, lei sapeva che nell’Europa girava la notizia che c’erano le Fanciulle in fiore di Proust, e sùbito nel ’19 ha scritto un romanzo sulle lesbiche – allora lì ho detratto sùbito un mio monologo, perché se c’è una ragazza cogli ormoni giusti per far la lesbica, son proprio io!

[“Signora Celeste! Signora Celeste! ”]

[“Strappandomi lentamente di sulle spalle la seta rossa…]

[♫ “Scusi, avrebbe un salatino”]

Intervistatore: Sei brillanti giornaliste del Novecento di Paolo Poli sarà alla Pergola fino al 4 febbrajo. La prossima settimana un cambiamento di programma: per difficoltà tecniche lo spettacolo Gallina vecchia con Marina Malfatti non avrà luogo, sarà spostato alla fine della stagione, nel mese di aprile. Ma il teatro della Pergola non si ferma: il 6, il 7 febbrajo, spazio a In sua movenza è fermo: le visite guidate, accompagnate anche dal contributo di attori, ai luoghi storici e nascosti del teatro della Pergola. Tutti i dettaglj sul sito: www.pergola.firenze.it.


[Prossimo spettacolo
6-7 febbraio
In sua movenza è fermo
con la Compagnia
delle Seggiole]

512. PP a Napoli.

22 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=VZM7djQFNgE

PAOLO POLI

IL MUSEO DI NAPOLI,

L’ARTE CLASSICA,

LIBERAMENTE

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE

22 FEBBRAIO 2009

Presentatrice: … Intelligente, elegante, eloquente, sorridente, irridente…

PP: [E sembrano i cinque apostoli, dài!]

Presentatrice: …scoppiettante…

[stacco]

PP: Non so, trovate interessante che vi racconti le depilazioni…

Presentatrice: No, ma c’interessa la tua storia.

PP: Eh.

Presentatrice: Vogliamo sapere come hai debuttato. Come perché perchì…

PP: E non c’è mai la prima volta, quelle sono tutte storie inventate. Dice, suora, ero vergine, ero pura… inciampai… in un… come si chiama quello che ci ha le palle… caddi riversa

e la gonna mi si aprì come un ventaglio… sentii un alito caldo… e mi ritrovai incinta, non so come.

[risate]

Quelle son quelle storie lì, che si raccontano alla suora.

[applausi]

Presentatrice: Per fortuna è inarrestabile, per fortuna è inarginabile. Allora, no, io volevo sapere, le tue scelte Per esempio, ti travesti. Questo spettacolo tratto dai Sillabarj di Parise…

PP: Sai, ho avuto tanti guaj con le primedonne,

Presentatrice: Eh.

PP: … nervose… e una volta una m’è entrata anche nel letto, voleva essere galvanizzata, ma non era la mia specialità. E la tenni abbracciata così, e la struccai, perché eravamo tutti tinti dal teatro, coll’olio d’oliva. Quindi eravamo pronti per friggere

[risate]

più che per fare il sesso, a me il sesso m’ha sempre interessato meno… e ho provato solo l’amicizia, come sentimento, e… E poi il matrimonio – nojosi, adesso, i matrimonj dei frocj, o dei preti, son gli unici che si sposano, vero?

[risate]

Eh, sì, e allora… buffè controbuffè, per carità… e le… e i bicchieri di baccarà… eh? No, macché.

Presentatrice: Però non mi hai risposto perché ti travesti e ti piace tanto, e sei bellissima vestita da donna…

PP: Mannò, chissenefrega, non è che sono come Platinette, che essendo un mostro s’è accomodata curiosa, così. No, non m’importa, a me. Io ero effeminato, ero una bellezza fragile…

511. PP: intervista al Teatro Cristallo.

22 Gen



Sei brillanti.

Intervista

a Paolo Poli

Per te di che colore è il teatro?

Di mille colori, non c’è un colore solo. Eh, gli edificj di un tempo, quelli belli, erano rosso e oro, erano Luigi Filippo, eh… come il salotto della Traviata, e… E poi invece sulla scena se ne vedono di tutti i colori, ma questa è una metafora, perché tutto può diventare teatro. Il teatro riflette il gioco dei bambini, i bambini, con la bambola, la mettono a letto, gli dànno da mangiare… sanno benissimo che è una bambola che non mangia però fingono la vita. Già fin dall’infanzia il bambino si abitua alla vita con la finzione. Così come Leopardi dietro la siepe diceva: “io nel pensier mi fingo, / ove per poco il cor non si spaura”.

Perché passare una sera a teatro anziché davanti alla tv?

Non c’è il perché, il perché si chiede al filosofo, al te… all’artista si chiede il come. Allora, eh… il teatro può essere molto nojoso. Io vengo da un’epoca in cui si vedeva sulla scena un tavolino con quattro persone a sedere che chiacchieravano. Eh… questo è il caso di Esuli di Joyce che nessuno rappresenta, oggi nessuno lo vorrebbe più. Vogliono vedere più… variazioni, perché con le macchinette che avete voi in mano l’ascolto si è molto ristretto.

Come è nato in te l’amore per il teatro?

Fin da piccolino. Io ero quello che… memorizzavo in fretta. E quindi dicevo la poesia… e poi… Dalle suore, ho imparato. Perché a quei tempi non c’era ancóra la scuola… prima della elementare, la scuola materna, e quindi si andava dalle monache, che erano maestre a tempo pieno.

Che cosa diresti a chi non viene a teatro?

Che si diverte altrove, si vede. Perché non è vero che bisogna far tutto uguali. Sai… Quando Mussolini mise gratis i musei nessuno ci andò. Dice, dev’esser brutto, se non costa.

Intervistatrice: Dici: se non pagano…

Se tutti vanno volentieri agli eventi musicali dove non capiscono magari un accidente di quello che canta il cantante, ma tutti si dimenano così… perché, eh… c’è molta parte del pubblico che somiglia alle pecore e allora ecco che… Già anche i fratelli Lumière avevan fatto l’uscita degli operaj dalla fabbrica e poi avevano messo l’uscita delle pecore dal chiuso per fare un paragone…

Facce da teatro è un progetto del

TEATRO CRISTALLO

Ideazione: Gaia Carroli

REALIZZAZIONE: Elena Careddu

Veste grafica ed editoriale:

Elena Careddu

Montaggio: Elena Careddu

Musiche degli: PSICHE.

510. PP: divagazioni.

21 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=Leo8kW9IHco

Filmstudio 80

27/03/2004

PAOLO POLI INCONTRA IL PUBBLICO

PP: Era uno spettacolo che facevo a Milano… e era sugli scritti di Savinio, e quindi ci avevo le scenografie che ricordavano i quadri del Novecento, e canzonette, insomma le mie specialità, e allora poi cantavo ancora meglio perché ora poi pian piano, sai, s’affloscia, tutto s’affloscia, anche …

Dal pubblico: Le corde vocali.

PP: La corda vocale, sì. E finalmente in questi ultimi tempi… ho detto: perché non rifare il mio grande successo, che fu Rita da Cascia? Nel ’67 lo feci in uno scantinato di Milano perché ero pieno di… di debiti, non ci avevo soldi, e allora… poi le primedonne: una m’ha lasciata a mezzo della stagione; delle nervose… se non venivano trombate… io non le potevo trombare. Una notte s’è dormito insieme, ma non l’ho trombata. Lei fingeva di essere ubriaca. Non faccio il nome. Perché ci sono anche delle donne specializzate nei frocj. Perché, dice: Le donne no; ma io, l’unica…

PP: E Marlene? Marlene io l’ho vista, a Milano, in una saletta come questa… ciccì coccò… e lei, col culo, si muoveva – che eravamo su un grattacielo – e le han chiesto: “Signora, come mai si…” “Seguo la luce!”. Il sole declinava, e lei si metteva en faveur… Ma brava, eh… Ma si potrebbe ridare, con un pochin di musica, fatta bene, Assunta Spina di…. della…

Dal pubblico: Francesca Bertini.

PP: Eh?

Dal pubblico: Francesca Bertini.

PP: Eh! Dio mio. che lei dice: “Io ho inventato lo specchio!”. Quando lui la sfregia, lei dice: [mima] … e soffre! Perché sennò come fa a sapere dov’è lo sfregio?

PP: Mio nipote […] mi disse: “Paolo, Biancaneve finisce male”. “Perché?”. “Perché va via col principe. E chi gli lava ai nani, chi gli fa da mangiare?”. Aveva ragione. S’è fatta tanta fatìca ad arriva’ dai nani, e poi dopo va via con quello stronzo?

PP: Questo Sissignora piacque molto perché c’era protagonista la camerierina buona, che fu quella che salvò Visconti dalla Villa Triste, che andò a letto col tedesco, ma non si deve dire; lei dice: “No, non gliel’ho data”. Che importa? La mia mamma è stata trombata dai tedeschi. “Eh, mammina!!!” “Paolo, sù! ci si lava e è bell’e passata!”.

509. PP. Breve intervista, II parte.

21 Gen

Devo rettificare: non è un’intervista radiofonica, e le immagini, girate al manicomio di Imola il 13/03/2008, sono originali; solo che sono state registrate a una velocità che è la metà della parte audio. Qui c’è la sbobinatura della seconda parte. L’inizio di una frase riguardante il papa è coperto da rumori: ma non si tratta di censura, è solo un problema tecnico.

http://www.youtube.com/watch?v=MMCckof2Bzw&feature=related

Sabatoseraonline. L’informazione utile.

Intervista a Paolo Poli

Imola 13 marzo 2008

II parte

SULL’ITALIA

PP: C’è un… una palude nella quale fiorì il fascismo, che c’è ancora, questa palude, che applaude ciò che si deve applaudire. Perché tutti dicono eh questo spettacolo televisivo ha avuto una audience… Ma Hitler ne aveva di più! Anche perché era un sapiente organizzatore di spettacoli: parlava la sera al bujo, aveva dei grandi coreografi che preparavano il locale con tutte le bandiere, con tutte le svastiche, e poi in fondo c’era lui, sotto la luce, illuminato come Giovanna d’Arco, capìto, mentre il nostro Mussolini, più casereccio, parlava di pomeriggio, però aspettava le quattro e mezza, le cinque quando il sole non dardeggiava più, che uccideva i balilla e le vecchie signore che facevan la folla oceanica in Piazza Venezia a Roma; però si affacciava da un balcone storico, dove prima si erano affacciati i papi. Il che non è poco, e questo ti spiega [inudibile] sia stato ed è sempre l’orribile pontefice [sorriso perfido].

Intervistatore: Quindi che il fascismo sia l’autobiografia degl’italiani è vero ma non…?

PP: Come no?

Intervistatore: E però…

PP: Lo vedi che ogni tanto riciccia qualcuno che dice: “Sì! Sono stato e sono ancóra fascista” – mah, insomma, meno male che è sincero, però gli altri, dice, “No, non si deve dire, si cambia il nome”… Come qui mi trovo nel manicomio di Imola, che adesso non si chiama più… si chiama “casa di riposo”, capisci? Così come alla villa dove si cura il cancro dice Villa dei Giglj, Villa delle Magnolie, …dei Tiglî… dei Ciclamini, ecco. Si mettono dei nomi ottimistici a una realtà agghiacciante.

Cambia l’attualità, ma la storia si svolge con più lentezza… e quindi… non so, il… i miei genitori, per esempio – nelle persone, lo vedo –, i miei genitori erano molto più tolleranti delle mie sorelle, dei miei fratelli. I miei genitori erano della fine dell’Ottocento, e quindi riflettevano una cultura laica. Mia madre parlava di Garibaldi, di Anita, con… capìto, avevan fatto l’Italia – poi chissà che Italia avevan fatto; ma, intanto, il povero Mazzini era morto col passaporto falso, mister Smith, nel ’62, a Pisa, è morto col passaporto falso, altrimenti gli orribili Savoja l’avrebbero messo in galera. E allora? Come la vedi? E la mia mamma mi diceva: “Vedi, la principessa di Piemonte ha mandato i suoi figlî a studare dalla Montessori, però se il bambino è intelligente impara anche col sistema antico, abì abà abù. E invece se è duro non impara nulla”. E quando poi Vittorio Emanuele IV ha sparato al natante m’ha detto: “Hai visto? È venuto coglione nonostante le Montessori!”.

LA FIABA È LA BIBBIA DEI PICCOLI?

PP: È la verità, perché in ogni bambino c’è il terrore di essere abbandonato dai genitori, perché si sa che avveniva. C’eran troppi figlioli, allora cosa fanno, dice, beh, li porteremo a sperdere nel bosco, perché ammazzarli da sé è più difficile. Oggi siamo arivati anche a quello, ci son le mamme assassine… le sorelline che dicono al fidanzato: dammi la prova d’amore, sgozzami il fratellino più piccolo, e così si vede il vero amore, ecco. E sicché ‘somma le fiabe, quelle tradizionali, che c’è stato un periodo che venivano, dice: “No, fanno paura ai bambini!”. I bambini hanno bisogno di qualche spavento. Collodi, che era un genio e scriveva Pinocchio a puntate, in ogni puntata ci ha messo un cattivone; per cui è difficilissimo fare una riduzione di Pinocchio perché e c’è il serpente, e c’è Mangiafoco, il Pescatore verde, e… ‘somma, troppa roba. Ma il bambino ha bisogno – come l’antico greco che sapeva che c’è la tragedia greca – ha bisogno di superare… – fino alla catarsi come dicevano i nostri greci, ecco, e… e io trovo che le fiabe… e oltre il lieto fine, quando il principe sposa la principessa, che è banale, perché il mio nipotino mi disse: “Paolo, Biancaneve finisce male”. “Come, male?” “Va via col principe! E i nani, chi gli fa da mangiare?” “È vero”, dico, “non ci avevo pensato”. Quella scema doveva rimanere coi nani. Eh! E invece c’era questo principe che non ha fatto nulla, che arriva all’ultimo, che la porta via. Mah. Eh… E invece poi i bambini adorano, anche e soprattuto i bambini europei – perché noi abbiamo, come lo spicchio della noce, aggrovigliato nel cervello, la storia – adorano la punizione dei malvagj, ‘e allora’, dice, ‘la strega fu messa in una botte coi chiodi e rotolata giù’ — come attilio regolo –, tutte quelle robe lì, e i figlioli godono come pazzi, dice, ‘e allora dalla rabbia si buttò nel pozzo e la bambina colle frecce cadde giù nel pozzo e affogarono tutt’e due’. ‘Ha! Ha!’ I bambini godono – perché c’è una componente anche di cattiveria, che va soddisfatta.

Intervistatore: Quindi anche la Bibbia è una fiaba per adulti?

PP: Come no? Eh!

Di Massimiliano Boschi

Riprese di Alessandro Borsani

Teatro dell’Osservanza, Imola, 2008.

Una produzione XAIEL

“oltre la rete”

508. PP. Breve intervista radiofonica.

21 Gen

Sempre da youtube, è un estratto d’intervista radiofonica, caricato abbastanza disastrosamente. Non è molto significativo; il video è tratto da un’altra intervista, ed è di cinque minuti più lungo dell’intervista, sicché gli ultimi cinque minuti sono muti. Mancano alcune domande; non si capisce chi sia la “brava persona” a cui si riferisce PP, manca la domanda iniziale (anche se si desume in questo caso dalla risposta, &c.). Per completezza posto comunque anche questo.

http://www.youtube.com/watch?v=PJ9Y64bgYyI

Sabatosera online. L’informazione utile.

Intervista a Paolo Poli.

[…]

PP: Perché, perché bisogna lavorare: nessuno chiede all’idraulico, dice, ma perché lei accomoda i rubinetti? Perché è il suo mestiere. Il mio mestiere è quello di intrattenere il publico. Anche se ho valicato l’età sinodale dei sessanta, quando uno si mette a riposo eccomi che ancóra invece son qui che imperverso perché… ho una brutta pensione e devo lavorare per vivere, e anche perché adoro questo mestiere. L’ho fatto volentieri; non non per ripiego come molti attori del cinema, dice, tace il grande cinema, ci butteremo alla televisione, ci butteremo al teatro, come fossero delle attività… sotto… valutate. Invece no, il teatro è la prima, è la cosa diretta fra te e me, fra la nonna e il nipotino. Quando c’erano ancóra le nonne: ora ci sono delle veline un po’ invecchiate che le ritiran tutte, ma invece noi avevamo delle nonne bruttissime che raccontavano delle fiabe che non finivano mai: meravigliose. Anche perché c’era una grande tradizione… orale che adesso manca un po’. E poi c’erano i libri, che noi si agognavano, io avevo un bruttissimo libro francese, Less Miserabless, “La paoupè de Cosetteh”, e poi ho studiato il francese grazie a questo brutto libro che c’era in casa, perché i miei erano poveri, non ci avevo la biblioteca del nonno, così, perché i nonni erano coltivatori diretti, e però… ho adorato questo libro. E poi ho adorato un libro pornografico che mi avevano prestato: Storia di allegri costumi romani. Tutto di trombate nella suburra sai… oooh uuuh aaah… eh, e io ero costretto dalla scrittura a immaginare, e ero un bambino, avevo sette-otto anni, non capivo che cosa succedeva molto bene, però gli dissi alla mia mamma: “Mamma, questo libro è meraviglioso, un libro porcellone, non capisco nulla ma lo voglio leggere tutto fino in fondo”. “Sì”, disse la mia mamma che era montessoriana, sapeva che il bene e il male sono aggrovigliati, “sì, poi restituiscilo a chi te l’ha dato perché non mi pare un libro da bambini”. “No, mamma, è da grandissimi, ha, ha, ha!”. E così sono rimasto legato alla letteratura, perché è quella ci dà la profondità del vivere: l’esperienza diretta non può mai bastare. Io credo che Flaubert non provò il dolore del parto, né i dolori dell’arsenico, eppure era giusto e vero quando disse: Sono io la signora Bovary.

[domanda inudibile]

Era una brava persona, io venni qui e feci in questo locale uno spettacolo che si chiamava Apocalisse con mia sorella Lucia, e c’eran delle robe strane… “No, no va bene”, mi disse, “non si preoccupi che ai matti piace tutto!”. Infatti piacque molto.

Intervistatore. Non piacque a qualcuno, perché mi hanno raccontato che…

PP: Sì, eh?

Intervistatore: …. che c’è stata una scena che… qualche personaggio vicino alla diocesi… per fortuna…

PP: Ma sai, ci sono sempre!

[vuoto]

Anche odiernamente sono stato a Bologna e ho ricevuto una letterina di una signora: “Ah che bello spettacolo! Ho apprezzato molto la sua ricostruzione delle canzoni di Sanremo…” – lungi da me di inneggiare a Sanremo, però lei lo vedeva così, poverina – “però quel finale con i sacerdoti che ballano, che diventano vescovi… perché ce l’ha tanto con la chiesa?” Ecco. “Le auguro di fare anche molti spettacoli nel futuro ma lascj stare i sacerdoti”. Ecco. Scherza coi fanti e lascia stare i santi – proverbj popolari… Comunque sono delle minoranze, perché… in generale il pubblico apprezza la – come si dice – la professionalità. E così se sono sopravvissuto fino a questa tarda età – l’anno prossimo avrò ottant’anni –, eh, insomma, vuol dire che, meno male, il suo lavoro l’ha fatto.

507. Ottant’anni da regina.

20 Gen



[Sigla: “Fiocca, la neve fiocca”]

Magazine 2

programma di

Antonello Agliotti


Paolo Poli 80 anni da Regina


AA: Come sei carino.

PP: Euh, un amore, è dalle sei del mattino che sono in viaggio.

AA: Oh che bella questa scultura. Di che cos’è?

PP: Legno.

AA: Ah, questo è legno.

PP: Collo sgorbio, fatto.

AA: Ci fai vedere la tua bella casa, scusa, ci illustri…

PP: Ah, non è tanto mia perché io vivo negli alberghi.

AA: Evabbè, ma questa, intanto…

[Vista dalla finestra]

PP: Qui di fronte ci sono i frati, che ora non ci sono più.

AA: Ah.

PP: Sennò vedrebbero delle meraviglie, eh.

AA: Anche tu vedevi magari delle meraviglie.

PP: No, non son più i tempi in cui il santo, Filippo Neri, andava in Campo de’ Fiori, c’era lì il rogo pronto, si pigliava con tutti i bambini dell’oratorio il prigioniero, lo portava dentro, e diventava frate – e quindi personaggî interessanti…

AA: Sì.

PP: Non eran quelle monachine raffreddate, capisci..

AA: Quindi da qui non hai mai visto niente, che peccato.

PP: Che peccato.

AA: Che una delle cose più belle, è quella, mi sa.

PP: Forse, da vecchî specialmente…

AA:

PP: … come Tanizaki c’insegna, piace più occhiolare che fare…

AA: Eh, beh, sì.

PP: … anche perché fare si fa un po’ meno.

AA: Che fatìca, poi.

PP: Che… sì, che fatìca.

AA: Ma come si fa?

PP: Invece raccontarselo…

AA:

PP: … è più facile.

AA: Sì, e poi si risolve da soli.

PP: Sì. Vedi, anche Moravia…

AA: Sì.

PP: … quando ha scritto il libro…

AA: Sì.

PP: Io e lui, è perché lui stava molto più tranquillo, e lasciava tempo alla scrittura…

AA: Quindi il tuo letto è un letto… da suora, si può dire?

PP: Sì, sì!

AA: … Monacale?

PP: Beh, insomma… perché, le suore, ci sono anche quelle sveglie…

[Wanda Osiris, “Sentimental”].

…quella di Monza…

AA: Vabbe’ allora questo che vuol dire? Che…

PP: Vuol dire che ancóra…

AA: … che ancóra non abbiamo perso i cosi.

PP: Sì, ancóra…

AA: Sempre Luzzati, qui… Poi da qua dove ci porti?

PP: Mah, c’è la cucina.

[Immagini della casa di PP].

AA: Ma che bella casa! Sai che io adorerei avere una casa così… piccola…

PP: Tu non ci hai casa a Roma?

AA: No, sto in albergo, ce l’avevo in via dei Prefetti, era bellissima, poi mi son messo… non bisogna mai mettersi con le donne.

PP: A me me lo spieghi?

AA: M’ha fatto…

PP: Tu taci perché hai dei passati …

AA: M’ha fatto…

PP: … nascosti…

AA: Pazzeschi!

PP: Olghina?

AA: No, un’altra.

PP: Un’altra, dopo

AA: Mi ha fatto lasciare la casa di Roma; sono andato a Milano, e adesso mi tocca stare in albergo. Ma cambiamo discorso, va… Allora, raccontaci, che santo è?

PP: Quello è san Luigino Gonzaga, perché le famiglie importanti quando non avevano un papa almeno dovevano avere un santo…

AA: E sopra, invece?

PP: Questa è una bambolina che m’ha fatto Isa Miranda quand’era moribonda…

AA: Uuh!

PP: … pover’amore…

AA: Te l’ha fatta apposta?

PP: Sì… era ridotta malamente, in miseria

AA: Ah, quello lì…?

PP: La mia mamma, e quella è la mia sorella Lucia… Vedi che mi somiglia un po’ con quella fronte così bombata, a bauletto…

AA: Ma sai che ho visto Lucia, che era bellissima…

PP: Sì, sì, ha avuto i suoi momenti buoni, come tutti, eh.

AA: E dei ragazzi della mia troupe che te ne pare?

PP: Che la più bella del reame è quella cogli occhiali!

AA: A te piace quella?

PP: … No… ma per dire… ma tremendo, sai!… non si può fare, poi taglî tutto… questo, la RAI non vuole ‘sti discorsi…

AA: No, ma noi teniamo tutto

PP: Lo volete voi, bambini, un sorso di vischio? No?

AA: No…

PP: Vedi, non parlano.

[I cameramen]

AA [ride]: I cameramen sono terrorizzati, questi pensano che poi chissà che gli facciamo? [ride]

PP: Ma non è finita qui. Ci ho anche altre due stanze.

AA: andiamo a vedere le altre due stanze…

[La casa]

AA: Ah, c’è un’altra camera da ospite! E dimmelo, che vengo a star da te, scusa, eh.

PP: Per carità, ma io non ti voglio. Chi ti ha detto che ti… Tu credi di essere dovunque bene accetto.

[Altre immagini della casa. Dalla finestra]

PP: La cupola è quella della chiesa nuova

[Bambole]

E qui ciò un po’ di bambole un po’ di robe…

AA: Belle, ‘ste bambole.

PP: Eh, be’.

AA: Che cosa strana.

PP: Dimmi.

AA: Tua sorella ha una casa praticamente da uomo.

[Lucia Poli]

PP: È più virile di me, lei, è sempre stata… ha un animo virile. Ama inventare le robe, scegliere, decidere…

[Immagini della casa di PP]

AA: Hai fatto anche Caterina de’ Medici?

PP: Sì.

AA: Era quella che ammazzava tutti uno dopo l’altro?

[Film]

PP: No, solo una notte, la Notte di san Bartolomeo…

AA: Sì.

PP: … lei ammazzò gli Ugonotti…

AA: Poi Rita da Cascia, anche, hai fatto…

[Rita da Cascia]

PP: Sì.

AA: Cos’è che ti piaceva tanto di santa Rita?

PP: Che ha avuto…

AA: … Perché lei non…

PP: … una vita avventurosa.

AA: Perché lei prima…

PP: Perché prima era una fanciulla e allora aveva i varî corteggiatori… e poi i figlî, che erano cattivi… e allora lei prega il Signore di prenderli… difatti arriva una folgore divina – vrrrum, i figlioli vengono ammazzati…

[Folgore]

AA: Ah che sandali belli che hai!

PP: Sì, è da frate.

AA: Eh, però tu stai fresco.

PP: Beh… “stai fresco”!…

AA: Ce n’hai un pajo per me?

PP: No, non ci ho nulla.

AA: Quanto ci hai di piede?

PP: Ma com’è… entrante, questo ragazzo!

AA: Libri, libri, libri…

PP: Mah, tutti sudiciume: un pacco, bum, butto là, e lì rimane.

AA: E qui c’è un altro letto… eh, questa casa è piena di letti, non me la conti giusta. Beh, un bicchiere d’acqua ce l’offrirai, almeno, spero, eh.

PP: Se volete…

AA: … perché io ci ho sete. Guarda che bello…

PP: Vieni.

AA: … questo Cristo, anche, qui.

PP: Quello era di mio padre, che era un carabiniere che s’affezionava a Gesù Cristo, un personaggio, insomma, di cui si può sempre dire qualche cosa, in bene e in male.

AA: Andiamo a sederci, dài.

[Foto]

PP: Sì.

AA: Ma quante fotografie! Vedo qui anche Fellini…

PP: Era una persona dolce e carina, nella pratica quotidiana, non faceva la sceneggiata come tanti mediocri…

AA: Sì, no, quello era un grande, era un grande…

PP: Sì.

AA: Poi Moravia, perché eri amico anche di Moravia…

PP: Sì, perché quando da ultimo lo lasciavan solo, andavo a fargli compagnia.

AA: Ma va, che tipo era?

PP: Eh… Carino, si stava dalla finestra del balcone a vedere le battone che portavano i clienti nel margine del fiume… Sicché: “Poverina, guarda che mostro!” – lui era sempre dalla parte della donna.

AA: Senti, questo signore qua invece chi è?

PP: È Blasetti. Ci ho fatto un piccolo film. È stato l’uomo più straordinario del cinema italiano.

[Film di Blasetti].

Era fascista, ma faceva dei film russi. Insomma, i vecchî film… La cena delle beffe

[Altre immagini Blasetti]

AA: Questa è tua sorella… a seno nudo?!

PP: No, mia sorella quando c’è il bambino dentro, capìto?

AA: Bella, bella questa foto.

PP: Lei non aveva mai le poppe, come me, siamo molto liscî,

[Lucia Poli]

ma quando aveva il bambino, ecco, le sono venute, così, per l’allattamento…

AA: Qua ci sono delle grandi sorprese. Poi questo, Visconti?

PP: Aveva quel che di sospettoso, del nord…

AA: E questa signora?

PP: La Jole Silvani…

AA: Chi è?

PP: … non so se l’hai conosciuta…

AA: No, no, ma sai che cosa mi ricorda, questa foto qui? Un’epoca che non c’è più.

PP: Io la vidi al Teatro Carcano di Milano che faceva: “Figa di qua, figa di là, figa di sù, figa di giù”,

[Immagini del varietà]

e il pubblico andava matto, tutti i militari ridevano… e io ho capìto che questa aveva quello che Garcia Lorca chiamava il flamenco… Era una donna spiritosissima.

AA: Senti, Paolo, che differenza c’è secondo te

[Attori “di allora”]

tra gli attori di oggi e quelli di allora?

PP: Che ci avevano una personalità, perché avevano fatto un lungo apprendistato. Avevano fatto tante forme di spettacolo. Quelli di oggi li frequento molto meno, io, che mi ricordi…

AA: Li vedrai, ogni tanto.

PP: Ma io non faccio molto parte di una categoria, non sono un rappresentante sindacale [ride]

AA: E poi so che ti piace anche stare per i fatti tuoi.

PP: Mi piace stare molto per conto mio. Sono stato due volte sull’orlo del matrimonio, perché quando ero giovane ho anche avuto delle fidanzate femmine: “Caro, guarda, ti ho fatto il sughetto col”… no, non è roba per me, e così le donne, sì, le ho frequentate, ma poi gli ho detto, a quella mia fidanzata di Firenze, Guarda, sistèmati, figliola, perché io non ritorno: vado, arrivederci e grazie… E dove andrà? Verso Roma farà viaggio Aligi, n’andrà dove si va per tutte strade, con la sua mandra, verso Roma grande… Questa è la Figlia di Jorio.

[Via Laurina]

AA: Questa è via Laurina.

PP: Eccola.

AA: Ah, è arrivata, dov’è?

PP: Ciao.

AA: Ciao.

LP: Ciao!

AA: Come stai?

PP: Dài, andiamo a vedere.

LP: Ah, l’Agnese Di Donato, che cosa sai, visto che sai tutto…?

AA: L’Agnese ha fatto, quando scriveva per il Paese Sera, una serie d’interviste dove ci sei anche tu, e adesso ha fatto un piccolo libro…

LP: Me l’ha detto, m’ha detto: guarda – fa – tu ti ricorderai…

[Alla Feltrinelli, presentazione del libro di Agnese Di Donato]

PP: Con permesso. Come va, cara? Bene? Bene…

LP: Buonasera.

PP: Buonasera, con permesso.

[Giardino]

AA: Ve la sentite di sedervi su questi due sassi?

PP: Volentieri.

LP: Io moltissimo

PP: “Questo non c’entra”, come disse sedendosi sull’obelisco la povera Cleopatra…

LP: Eccola! Ciao, Agnese!

AA: Tu Agnese te la ricordi?

PP: Sì, ma io non mi alzo perché sono anziano.

Agnese Di Donato: Quanto tempo che non ti vedo…

PP [si baciano]: e-mpciù, e-mpciù.

[Dentro]

PP [ad Inge Feltrinelli]: Come va, bella?

AA [a Barbara Alberti]: Vieni, approfittiamo un attimo…

[?]: Anche questo un altro grande artista, un grande […]

[?]: Piacere.

Barbara Alberti: Cara Agnese, ciao.

AA: Allora vi conoscete…

Barbara Alberti: … Anch’io […] oh ma io sono […].

PP: Barbara Alberti…

LP: Ciao.

PP: Allora io mi siedo, sono vecchio, e basta. [saluta e bacia un amico] Come stai?

[Presentazione].

LP: Io non l’ho più vista, Agnese, è sparita, per me, però è come la ricordo perché all'”Alberico” lei era una specie di principessa, perché noi eravamo tutti colle pezze al culo, poverissimi, stracciati… — arrivava lei con delle grandi palandrane anni Settanta, e me la ricordo benissimo perché era elegante, e bella, magica, e scattava le fotografie – noi allora non avevamo nessuno che ci seguiva, eravamo un po’ orfani…

PP: Io non ci sono nel libro…

ADD: Mi sta rifiutando?

PP: No, io sono vecchio, mi dispiace, e dimentico in fretta. Io non mi ricordo, scusate. Non sono molto felice delle interviste, delle fotografie, non m’importa. Non m’avete mai incontrato nei salotti frufrù. Mi piace stare per conto mio e mi piace sta’ così, saltare il pasto… stasera non cenerò, dalla rabbia [risate]. Ma fa bene, fa bene per la bellezza, sì… è cura di bellezza.

[A casa].

PP: Sai, eravamo meglio da giovani. Poi il tempo ci ha calpestato con i suoi piedi di bronzo…

AA: Però non è vero

[Immagini della presentazione]

che ti piace tanto stare da solo come hai detto prima, eh. Alla presentazione del libro di Agnese mi sembravi molto divertito, eri circondato da gente, da amici…

PP: Mia sorella m’ha detto: Sai, Paolo, bisogna andare là, va bene, sono venuto…

AA: Ma, tornando alla tua giovinezza: hai lasciato Firenze, hai lasciato le fidanzate e sei venuto ad abitare qui…

PP: Poi dal Sessanta al Settanta sono stato a Milano

[Teatro a Milano]

che era la città che ha dato da vivere a tutti i teatranti, e allora io mi son dovuto ritagliare una fisionomia che non prevedesse né Shakespeare né Brecht e quindi facevo delle cose di sopra- e di sottoletteratura: delle curiosità, delle robe che mi sceglievo da me.

AA: E sei stato sùbito vincente: addirittura in coppia con Mina in televisione.

[Con Mina]

AA: A Milano, poi oltre a Giorgio Strehler che era un po’ il boss della situazione teatrale c’erano anche tantissimi altri artisti, tra cui Cobelli…

PP: Ci dicevano: ma perché voi che siete il trio del cabaret, Laura Betti, tu e Cobelli, perché non vi mettete insieme? Dico, ma chi ci tiene insieme? Siamo tutti e tre delle diavole, ognuna per conto suo…

[I Legnanesi]

AA: Senti, poi a Milano c’era anche questo gruppo famoso, tutti travestiti…

PP: Ah i Legnanesi!

AA: E com’erano, bravi?…

PP: Li ho visti solo poche volte perché non capivo…

AA: … pensi che…

PP: “picia il ciar”: e io pensavo: “piscia chiaro” – e invece vuol dire: “accendi la luce”…

AA: Però i milanesi erano pazzi di loro.

PP: Sì, sì, anche Arbasino li… apprezzò molto.

AA: Sì, Arbasino, anche, è stato un tuo grande ammiratore, sostenitore.

PP: È stato gentile, lui però, sai, è uno che cià una penna maravigliosa…

AA: Meravigliosa, sì.

PP: È anche troppo difficile per un pubblico grossolano come c’è ora, però averne, di persone così. I giornalisti sono pessimi scrittori. O sono abituati ancóra al pettegolezzo come all’epoca della Callas che ci aveva quella giornalista amica tanto cattiva… Oh, l’ultimo spettacolo che ho fatto parlava delle giornaliste, ma erano

[Giornaliste famose]

delle persone che avevano un dominio del momento storico, non eran quelle che seguivano l’aneddoto del momento.

AA: Questo vuol dire che tu sei più alla parte delle donne, no?

PP: Sai, perché quelle poche che emergono sono…

AA: Splendide.

PP: … straordinarie. Guarda me!

AA: Però anche tra gli uomini c’è qualcuno in gamba, dài!

PP: Anche gli uomini è la stessa roba. Perché il sesso non è tra le gambe…

AA: E dov’è, secondo te?

PP [s’indica la testa]: È qui…

AA: Ma a proposito di sesso, bello come sei stato chissà quanti amanti hai avuto, eh!

[PP giovane]

PP: Sai, bisogna decidere se passare alla storia come grandi amatrici oppure come grandi regine… Eh, Elisabetta d’Inghilterra non aveva tempo di stare a fare troppe ginnastiche col conte di Essex… Soprattutto faceva delle lunghe nuotate con gli amministratori, eh… E io son stato uno dei primi a fare una commedia tutta in abito femminile, e allora mi ricordo che in quel teatrino periferico nel quale agivo, dice: “Ma è quell’uomo travestito da donna?” – “Sì”, non chiedevano neanche che cosa facevo… E allora la curiosità era di vedere… Dice: ma guarda che caviglie! Sembra proprio una donna vera – quando ancóra c’era Marlene…

[Marlene Dietrich].

… Che non voleva essere fotografata di profilo perché aveva un po’ di pancia, però ti portava via il cuore: stava tutto il giorno…

AA: Sì, certo…

PP: … coi tiranti. E poi in quelle due ore in cui cantava quelle due canzoni, senza voce… Ma sapeva vendere la canzone!…

[Marlene Dietrich: La vie en rose].

PP: La vie en ro-ho-hoseBlahck-mahrket… basta: dava i concetti.

AA: Poi era come la Callas, non ci vedeva. Chi m’ha raccontato…

PP: Sì.

AA: … che è cascata, a un certo punto.

PP: Sì.

AA: All’Espace Cardin è cascata da…

PP: Come no!

AA: … forse nella fossa dell’orchestra?

PP: Ma non importa. Che importa? Anche Charlot, quando ha fatto Luci della ribalta, ha fatto che il comico casca di sotto e finisce con il culo dentro il tamburo. Anche la caduta è come morire in scena… È come la tosse per Molière, che ce l’aveva davvero e l’ha utilizzata nel Malato immaginario. Tutto quello che c’è si adopera, come io ho adoprato la mia effeminatezza, che quando io ero giovane era un grave difetto.

AA: Senti, e però non sei mai uscito per strada vestito da donna? Non hai mai provato…

PP: No, mai.

AA: … quel brivido lì?

PP: Non ho bisogno di rimorchiare così.

[Suono di campane].

È la madonna! Io sono molto amico della madonna, che fu molto chiacchierata… poverina, un figlio da signorina.

[Santa Cecilia]

[Al cameraman] Non mi rompere le dita della mia statua, eh, perché vedi che è lì che acchiappa la nota, è la santa della musica, Cecilia che fu trovata nel Seicento ancóra mummificata ravvolta nella seta… E c’è nella chiesa dei Cappuccini all’inizio di via Veneto un arcangelo bellissimo, Michele, che con un piede schiaccia il diavolo, e il diavolo è molto ridicolo perché cià i capelli presi dal buco del culo riportati in avanti, col riporto a capo come certi direttori di banca, e poi sta così schiacciato giù, ma [mima] si rivolta in sù, proprio come Oloferne del Caravaggio…

AA: A proposito del Caravaggio mi risulta che tu detesti un bel po’ il mondo dei gay, GayPride compreso…

PP: Quelli sono i giornalisti

[Immagini del GayPride]

che non capiscono un cacchio. Quando m’hanno telefonato… euh, che devo anda’ a fare? Io trovo nojosissimo anche il carnevale di Viareggio sicché è inutile che vada, alla mia età, gli ho detto: No, io son troppo vecchio per andare a girelloni a fare ehè ehè ehè ehè così…

[Immagini del GayPride; musica]

Quale orgoglio? per me è una cosa naturale essere omosessuale, eh… Pasolini diceva… comunista e pederasta. Benissimo! Eh. La mia mamma era convinta che, come dice Jean Jacques Rousseau, il bambino è perfetto, è sbagliata la società.

AA: Però più che una parata carnevalesca, come la definisci tu, credo sia un maniera per puntualizzare l’esistenza di diritti che ancor oggi non vengono rispettati, no?

PP: Sì, però io sono di un’epoca in cui eravamo aristocratici, come formazione mentale… C’è una cosa bella che è quella più vicina alla natura: e ci si monta addosso, volto il culo e vado via. Così! Nelle avventure. Non facevano che picchiarsi, Verlaine e Rimbaud,

[Verlaine e Rimbaud]

perché erano due poeti. Non fu un matrimonio felice

[Gay celebri]

Mi son laureato in lettere e alla RAI di Firenze ho conosciuto Zeffirelli, allora sono venuto qua grazie a lui, un uomo molto generoso…

[Zeffirelli e i suoi film]

Mi ricordo all’epoca mia Alida Valli…

[Alida Valli]

Ore nove lezione di chimica un film su un collegio femminile, fatto da una regista lesbica, un genio, una certa Logan…

[Leni Riefenstahl]

… Non era quella lì delle Olimpiadi: quella si chiama Leni Riefensthal.

[Immagini della Riefenstahl, le Olimpiadi e l’Africa]

Furba! Appena finito il nazismo lei è andata in Africa, e ha fatto un libro di foto meravigliose su quei negri alti tre metri, tutti infarinati. Lei dice: Io ero un’antropologa – perché prima aveva fatto la razza purissima.

[Riefenstahl].

Eh, furba! E poi fu l’anno delle Olimpiadi di Berlino che vinse anche un negro…

[Olimpiadi]

… però invece quello del nuoto era il mio Tarzan…

[Bathing Beauty].

… andò a Hollywood e ciaveva poi tutto un settore di piscine con le macchine da presa sott’acqua per fare Tarzan che va sott’acqua… quella era Bellezze al bagno, Bathing Beauty, nei ’45-’46: coreografie soprattutto nell’acqua, che aprivano le gambe, facevano le stelle

[Laura Betti].

Laura Betti aveva la bellezza dei quadri barocchi, del Seicento – aveva una vena verde qui, in fronte, una carnagione bianchissima… Rompicogliona, anche, perché quelle donne di allora erano delle virago altrimenti non le avrebbero lasciate sopravvivere.

[Donne e spettacolo].

Io ho provato di più l’amicizia che non l’amore: ho avuto degl’intrighi, ho derubato e ho regalato, ne ho fatte di tutti i colori…

[Bordelli]

… Allora riaprono le persiane, perché “persiane chiuse” si chiamavano anche i film che si svolgevano in casino, e tutte queste belle ragazze bionde si affacciano… Cristina Gajoni, Pascal Petit, tutte le piccolette, le bamboline dell’epoca che duravano un anno, due tre… le nate di marzo… allora i militari, dice: “Hanno riaperto, hanno riaperto!”… Poi c’era l’osceno monumento,

[Immagini di bordelli]

un pisciatojo di quelli châlet d’aisance di ferro battuto e così ho sempre pensato aristocraticamente; mentre mio fratello venuto dopo di me, poverino, arrivava nei posti dove io, come una lumaca diabolica, avevo lasciato le orme – ecco, lui s’è sempre vestito di grigio: scarpe grigie, cravatta grigia… Invece io, qualsiasi cosa, mi facevo un fiocco, una roba, e apprezzavo molto quando Dante nel finale della Vita nuova dice “Dirò di lei cosa mai detta d’alcuna” e difatti di Beatrice ha fatto la religione – una rottura di coglioni; però non era stato mai fatto.

AA: Vabbè non ho capìto la risposta alla domanda che t’ho fatto, prima, sui diritti umani che in occasione della parata vengono rivendicati dai gay. Ma non fa niente, si sa: fa parte del tuo meraviglioso delirio creativo. Comunque hai parlato di Dante, ti piace Benigni quando lo recita?

PP: Benigni è bravissimo perché sa tenere duemila persone,

[Benigni]

però ci sono altre persone, che io ho amato molto, che parlavano con più cognizione di causa.

[Benigni: “Io sono al terzo cerchio de la piova / etterna, maledetta, fredda e greve / regola e qualità mai non l’è nova…”]

PP: Lui ha seguìto non le mie orme come lui dice gentilmente quando gli fanno delle interviste, ma quelle di Carmelo Bene,

[Immagini di Carmelo Bene]

perché ha fatto, come Carmelo Bene, Dante e Pinocchio. Carmelo Bene, più geniale, diceva Sono apparso alla madonna; e la madonna non lo ha smentito.

AA: È vero, povero Carmelo, però chissà che avrebbe fatto. Lui avrebbe avuto più o meno la tua età, oggi?

PP: Era più giovane…

AA: Più giovane.

PP: … però era anche più alcolista.

[Con LP].

AA: Paolo mi ha parlato di Benigni che secondo lui è nato, così almeno ho capìto, ispirato da Carmelo Bene. Io so invece dell'”Alberichino”, so che Roberto Benigni ha cominciato lì, che era un po’ il tuo teatro, vero?

LP: Tutti hanno cominciato dall'”Alberichino”. Questo “Alberichino” era questa cantinetta talmente piccola che non consentiva di fare spettacoli se non a un personaggio solo, quindi monologhi.

[Immagini di Benigni].

AA: E com’era lui da ragazzo?

LP: Roberto era bruttino, da giovane: magro magro, con le buche nelle guance, i capelli già un po’ radi, famiglia molto povera… Era arrivato talmente giovane dal paesello che non aveva visto niente e non sapeva niente… e però tale era la curiosità di apprendere che acchiappava, rubava da tutto e da tutti, e si è formato, si è fatto una … grande cultura, da solo, proprio un autodidatta, lui.

AA: E oltre a Benigni c’era anche Carlo Verdone, no?

LP: Anche Verdone ha debuttato lì,

[Immagini di Carlo Verdone]

faceva il suo primo spettacolo con tutte quelle macchiette, che dopo ha portato nel cinema: il coattone, lo scemo, il corrotto, e tutti…

AA: E piaceva?

LP: Moltissimo! Sai com’era umanamente, come tutte le persone di valore? Umile! Insicuro, aveva paura di sbagliare… diceva: “Oddio, farò bene?”. Noi tutti ci scompisciavamo: “Ma bellissimo, fa ridere!”. “No, ma farà ridere?”. Carino!…

[Incontro con una donna]

AA: Ciao, come stai?

Cristiana Borghi: […] perché non posso fare a meno…

AA [la presenta]: Cristiana Borghi.

[Altro incontro].

AA: Adele.

LP: Adele! Ti do un bacio.

Adele: Grazie.

LP: Ciao.

Adele: Ciao.

LP: Ti volevo dire questa cosa, che sono gli anni, quelli, in cui ho cominciato a lavorare anche con Paolo.

AA: E non avete mai litigato?

LP: Litigato no, mai. Giocava con me quando io ero piccola, appunto, a pettinarmi, a tagliarmi i capelli, a vestirmi… e poi mi disegnava: “Mettiti lì ferma!” — mi toccava stare ferma ore. Giocava come con una bambola, però era un segno d’affetto, a me faceva piacere.

AA: Ma adesso che ha quasi ottant’anni ti preoccupa che va in giro da solo? Lui non ha un compagno, non ci ha amici…

LP: No.

AA: … si mantiene che sembra un ragazzino…

LP: Guarda, si mantiene, sta bene. E poi lui è uno molto responsabile, va sempre dal medico…

[Di nuovo da PP].

AA: Sai che tua sorella è molto fiera di te – va be’ ti dico una scemenza, perché tanto lo sai benissimo. Ma come fai a mantenerti così giovane? Oh, hai compiuto ottant’anni, eh!

PP: Mangio poco.

AA: Ah, è quello il segreto?

PP: Bisogna lavorare molto e mangiare poco.

AA: E mangiando così poco riesci ancóra a scavalcare montagne e montagne, per mesi e mesi… L’altra sera per esempio dov’eri?

PP: Ero dentro la chiesa di san Galgano, “la spada nella roccia”, a Montevarchi, in una bella piazza davanti alla collegiata… E allora a un certo momento il prete: dan, dan, dan…

AA: T’ha suonato le campane.

PP: Eh, ma tutti a ridere, ché ho detto: “Ah la madonna, ho visto la madonna”, sai…

AA: Senti, adesso ti lasciamo, mi sembra di averti spompato anche troppo…

PP: Posso baciarti?

AA: Ma certo, ma mi devi strabaciare…

PP: Come le signore in chiesa…

AA: Mi date un…

PP: … quei saluti che si spengono in preghiera.

AA: Mi dài un foglio di carta?, perché mi sono dimenticato la liberatoria…

PP: Sì.

AA: Ti devo far firmare qualche cosa…

[PP cerca il foglio.

PP, Laura Betti: Ballata dell’uomo ricco]

[Titoli di coda:]

Regia Antonello Agliotti

Produttore esecutivo Anna Maria Acciari

A cura di Francesca Ceci

Assistente alla regia Angelo Amoruso

Consulente musicale Fabio Sartori

In redazione Francesco Locci

Ricerche di repertorio Francesca Griffante Camilla Mazzitelli

Per la comunicazione Stefania Gallo

Per la sigla ideazione grafica Guido Cosentini

505. Paolo Poli (6).

14 Gen



http://www.youtube.com/watch?v=p9EC-Ls7Fx0&feature=related

Paolo Poli: Figliuoli, ora ne’ camerini non vi voglio perché mi metto in mutande, piscio nel lavandino… come la Callas, lo sai che la Callas faceva l’amazzone? L’aveva paura del pubblico, come ho paura anch’io, e allora andava nel lavandino, faceva un goccino, l’ultimo. Poi allora Visconti le aveva detto che stava bene con la pelle tirata, lo chignon, e i capelli a larga tesa, sai… eh, insomma, le checche sono brave a inventare i vestiti alle donne. Non le trombano, ma le sistemano… eh… ciao!

[Pisa, teatro Verdi, aprile 2008]

[Les fleurs, con Ballista]

Marco Messeri: Lui è un lampo. Siccome deve pagare le prove, è uno dei pochi che paga tutto agli attori, eccetera, ha già lo schema preciso: quindi s’imbastisce lo spettacolo a una bella velocità.

[In scena; pezzo dello spettacolo]

Natalia Aspesi: I suoi ballerini son dei mostri, secondo me son bruttissimi, ma non so se ha cambiato, ma durante gli anni, goffi, incapaci di ballare, proprio orribili…

[Sei brillanti: “…cico cico…”].

[“Quella piccola e bizzarra vagabonda a notte ancor…”].

Lucia Poli: Negli spettacoli di Paolo le scene e i costumi hanno sempre avuto molta importanza, più i costumi addirittura delle scene. E il costume è come… una scena addosso all’attore, e cioè un’immagine dell’attore che si trasforma.

[Sei brillanti: “Quanti anni pensate che io abbia?”]

Emanuele Luzzatti: Quando m’ha chiesto… di fare i primi spettacoli per lui era su una scenografia preesistente, quindi io faccio delle illustrazioni per Paolo, e delle illustrazioni anche sotto dettatura, perché lui sa esattamente quello che vuole.

[Pisa, Teatro Verdi, aprile 2008: preparazione delle scene; “Que j’aime à vous voir belles fleurs…”].

Paolo Poli: Ah, comincio il secondo tempo con le canzoni popolari… gli anni Cinquanta, ritiraron fuori le “belle ciao” che i partigiani non hanno mai cantato. Cantavano: Notte e dì soli soli con le mani fra le tue gambe / fino all’orlo delle mutande…, le parodie delle canzonette dell’epoca.

[“Signore e signori, ecco a voi la storia d’un’orrenda madre”].

Rodolfo Di Giammarco: Lui è sempre scontento di sé, vuole sempre offrire dei tagli espressìvi, riconoscitivi, delle possibilità di lettura a più soglie al pubblico, e non sempre il pubblico riesce a cogliere tutte le… i livelli che lui desidera dare, perché lui è un attore popolare, ovviamente, ma è un attore anche raffinatissimo. Ecco, per questo lo trovo un po’ inimitabile.

[“Sola me ne vo per la città”].

[Saluti al proscenio. Paolo Poli: Originale, eh? ‘Un s’era mai visto gli applausi [chiama i ballerini] ].

Lucia Poli: Gli eredi sono stati tanti, perché… perché lui ha, in questa lunga carriera, ha influenzato moltissimi, che poi si sono travestiti dopo di lui, da Mastelloni a Brachetti, tutta… tutta una serie di … di attori che forse non l’avrebbero fatto, oppure l’avrebbero fatto in un altro modo, magari, se non avessero avuto un contatto, un… una sollecitazione dalla personalità di Paolo.

Marco Messeri: Per me è un maestro, e certo non sta a me dirlo, dev’esser lui a dire: sì, è un discepolo.

Rodolfo di Giammarco: Avevo segnalato già, anni anni fa, 586 aggettivi che gli stavano bene. Bene, lui fra 10 anni ancóra si meriterà: A, abbagliante, abile, accattivante, accorto, acido, acidulo, acrobatico, acuto, aereo, affascinante, agghindato, aggiornato, aggraziato, aggressivo

[scorrono in sovrimpressione, intanto, altri aggettivi della serie: bambinesco, burattinesco, camaleontico, caricaturista, casto, cattivo, crudele, damerino, danzante, decadente, delirante, demodé, dolcemaro, eccentrico, eccessivo, eccezionale, educato, elegante, fulminante, funambolico, gaio, garbato, gattesco, irriverente, istrionico, leggiadro, lepido, lezioso, lunatico, madrigalesco, magnifico, narcisi[s]ta, oltraggioso, originale, punzecchiante, raffinato, svenevole, svagato [sic], tagliente, umorista, vecchiotto, volteggiante, vorticoso, zitellesco]

e si può finire… eh, con la zeta… ma veramente ne ho uno solo, che è comunque curioso: zitellesco [ride].

[Rita da Cascia: “C’è una banca sul nel cielo”]

Paolo Poli: Io spero di morire, eh, di un botto! Tu mi vuoi vedere nella carrozzina a rotelle coi tubi nel naso, oppure nella clinica svizzera? Per carità! Quando non gli si dà retta, capìto?, il corpo segue l’anima. Se c’è. Oppure segue la perfidia… na-na-na-ni-na-na… [canticchia, sorride].

504. Paolo Poli (5).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=SmaUI3WYqsI

Natalia Aspesi: Normalmente il travestito cinematografico, teatrale, eh… è pesante, cioè se deve fare la donna fa la donna brutta, la donna grassa, la donna volgare, fa la puttana, fa… ecco…

[Milleluci, con Mina e la Carrà: “O tabarin”].

E siccome, eh… Poli è un uomo molto raffinato e molto intelligente, e molto bello, soprattutto da giovane era bellissimo, lui nei personaggj femminili mette dell’ironia, ma non del disprezzo.

[Milleluci, con Mina e la Carrà: “Vieni, pesciolino mio diletto”].

Paolo Poli: Fu lei che m’invitò… dice: Io mi vesto da omo, tu da donna, sì, va bene…

[Milleluci con Mina e la Carrà: “Mondana, mondana, perché”].

In televisione ho fatto sempre l’amico di qualcuno, mai ho avuto il mio programma, capìto? Tu m’hai citato Raffaella Carrà. Mai sono stato Raffaella Carrà.

[Milleluci con Mina e la Carrà: finale]

[Speciale per voi. Ragazza: Senti, io vorrei sapere, c’è una certa inclinazione al travestimento in te… — Paolo Poli: Sì. — Ragazza: Vorrei sapere se lo fai… solo per una … esigenza teatrale, o perché ti senti meglio in questi panni. — Paolo Poli: Io lo faccio per ‘esigenza teatrale, perché per altri divertimenti potrei farli in privato nel mio salotto, se ce l’avessi, capisci? — Ragazza: Benissimo… — Paolo Poli: Perché trovo che un teatro… il teatro naturalistico a cui già, non so, il futurismo e pirandello avevano dato dei colpi, è ora che deve finire. Sai, […] diceva: Non è uno straordinario attore, ma porta così bene il vestito; non è una straordinaria attrice, ma è molto chic].

Lucia Poli: Abbiamo fatto quattro spettacoli insieme, due negli anni Settanta, che sono Apocalisse, il primo, e Femminilità, fatto a lungo soprattutto Femminilità perché era uno spettacolo molto divertente, pieno… sugli anni Trenta, sulla… la femminilità, la donna negli anni Trenta, e quindi anche pieno anche di costumi, di canzoni… belle, divertenti, e quindi quello è andato benissimo e l’abbiamo fatto a lungo.

[Femminilità: “Dammi un bacio e ti dico di sì”]

[Uoki toki con Lucia Poli: Il dott. Jekyll & Mister Hyde].

4. LA MATURITÀ

[Premio Tenco: “ma se l’Italia ancor / fosse colpita al cuor…”].

Milena Vukotic: Beh, la sua cultura… che è infallibile, che direi che è rara in confronto… a tanti… parlo del nostro ambiente teatrale, io credo che sia… la cultura siamo noi si potrebbe dire nel suo caso.

[Il tranello di Medusa: scioglilingua]

Rodolfo Di Giammarco: Dispiace che non ci sia una sorta di scuola… che lui possa offrire agli altri, perché è sempre così irridente, è sempre così… poco credente, che non crede neanche a sé stesso nel poter consegnare il testimone ad altri, ma quanto sarebbe … un insegnante felice e pieno di… di sgarbi, lui!

[Pierino e il lupo]

Marco Messeri: L’Italia dovrebbe avere, un po’ più come ha la Francia, una carezza in più per gli attori sublimi, e cioè dire, ragazzi, ci sono tante persone che recitano, poi ci sono le eccellenze.

[Mistica]

Rodolfo Di Giammarco: Paolo Poli, lui ha una sua creatività che è più sul corpo e nella bocca, allora, piuttosto che nella stesura, che nella immaginazione dei testi. Lui è un testo, ripeto, scritto nella gamma della sua mimica e nelle possibilità furenti, fluenti del suo parlare.

[L’asino d’oro, teatro: Se la polizia si occupasse degli affari di cuore].

Lucia Poli: C’è una ripetitività, che però è un… una ripetitività rituale, ne, negli ultimi anni, e… lui stesso è talmente… eh, autoironico che dice: ma sai, io faccio sempre lo stesso spettacolo, suppergiù, no? Perché in fondo ha il grande valore di aver inventato qualcosa.

503. Paolo Poli (4).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=gilIYobEmO8



3. IL SUCCESSO

[Cercando cercando. Paolo Poli: Negli anni Sessanta era Milano la città che ha dato da vivere a tutti i teatranti, invece poi negli anni Settanta è diventata Roma, una città dove si faceva il teatro in soffitta, il teatro in cantina, il teatro nella chiesa sconsacrata, in un cortile, purché non fosse colle poltroncine, fosse scomodissimo… mia sorella ci ha preso persino la scabbia, una malattia rarissima].

[Canzone: “Sanzionami questo”].

Natalia Aspesi: Io non sapevo assolutamente chi fosse, sono andata da spettatore a vederlo, e a me questa bellissima ragazza vestita prima da contadinella, poi da… santa Rita, che era lui, invece, mi aveva assolutamente entusiasmato.

[Rita da Cascia: sola al mondo]

Sì, fece molto scandalo: primo perché, appunto, era un travestito, si travestiva, cioè faceva la donna, e poi perché questa santa Rita era una sporcacciona tremenda, vista da lui, peccatrice… [ride]

[Rita da Cascia: “… ti ricorderai di me in cielo?…”].

Lucia Poli: Fu Oscar Luigi Scalfaro che… denunciò per… questo spettacolo per vilipendio alla religione.

Paolo Poli: Erano i democristiani doc, vecchia maniera: tutti di un pezzo, e quindi la religione non si tocca. Io l’ho toccata: ho sbagliato – per lui. Chissenefrega, non porto rancore.

[Rita da Cascia: “Tua, fra le braccia tue”].

Lucia Poli: C’erano gli intellettuali, che naturalmente impazzivano, e c’era, invece, una piccola parte di pubblico, borghese, benpensante, più chiuso più, non so dire come, più osservante, più tradizionalista, che veniva scandalizzato ma erano veramente molto pochi.

[Babau: l’angelo del conformismo].

Marco Messeri: Paolo aveva una madre francescana, che, credo, si sia fatta mettere al cimitero vestita da terziaria, e… e quindi Paolo ha mangiato pane e religione sempre, come è anche nei toscani, perché poi i toscani spesso sono rispettosi della religione, e… a parole invece bestemmiano di continuo.

[Babau: presentazione].

Lucia Poli: Fu trasmesso sei anni dopo che lui l’aveva registrato perché lì c’erano dei frammenti dei suoi spettacoli dove si vedeva lui travestito da donna, e lì già comincia… anche se erano gli anni Settanta, la televisione non era più così… chiusa.

[Babau: “Fiocca, la neve fiocca”].

Marco Messeri: Sul fatto delle intonazioni Paolo Poli è un usignolo, e intonare come fa lui con dei fiati lunghi, insomma, è molto difficile, ed ha i suoni suoi, anzi, le prime volte che l’ho frequentato son tornato a casa mia e parlavo come fa anche lui… oioi … nananà… nananù-na… con tutta la… i suoni… di Paolo.

[Il buono e il cattivo: “Fru fru”].

Milena Vukotic: Ho lavorato con lui soprattutto in teatro, ci siamo conosciuti però prima in televisione, facevamo delle favole.

[Uoki toki, con la Vukotic: “Ecco il regolamento”].

[I tre moschettieri: sigla].

Marco Messeri: [ride] No, era… carino, era carino, era … il rapporto tra lucia e paolo è … è abbastanza buono sempre, insomma, e… poi c’era milena vukotic e… ed io… e in realtà siamo sempre andati d’accordo

[I tre moschettieri: Poli presenta: Così io e i miei compagni nonostante che non siamo più di primo pelo siamo regrediti allo stadio infantile travestendoci in mille modi scambiandoci mantelli e baffi per sceneggiare questo romanzo a puntate dumas ci mise sei mesi a raccontarlo siccome allora non c’era la televisione si servì dell’appendice del giornale il Siècle noi dureremo molto di meno, state tranquilli].

[I tre moschettieri: “Fatevi in là, vile bifolco”].

Marco Messeri: L’operazione l’abbiamo fatta tutta d’un fiato, fa… capìto, quasi improvvisando, dice: ora c’è da fare il guercio [mima]… era veramente come le marionette, uscire fuori e ritornare, uscire e rientrare…

[I tre moschettieri: “Ah Parigi, cominciamo bene”].

Milena Vukotic: Scambiavamo delle parti… è stato un bel lavoro anche non, non facilissimo perché… era in televisione, con la regia di Santo Sequi. Paolo non è un improvvisatore, per cui… bisogna essere preparati.

[I tre moschettieri: decreto].

502. Paolo Poli (3).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=aGLl5gciSwQ

Lucia Poli: Con Zeffirelli ha conosciuto sùbito la Laura Betti, e vivevano insieme, erano… come dire, le due ancelle, e Zeffirelli la principessa, la regina, gli è sempre piaciuto il ruolo [ride].

Paolo Poli: Io con Laura ho fatto solo una canzoncina in televisione.

[“Ballata dell’uomo ricco”]

Paolo Poli: La “Ballata del pover’uomo” [sic] entrò nell’orecchio del pubblico, fra l’altro anche della signora Campari, la vedova Campari, che venne a teatro al Gerolamo che è un teatrino di burattini e lei mi mandò un mazzo di violette (che portan male in teatro) e mi fece fare i caroselli, l’ho fatto… l’unica pubblicità che ho fatto, è perché proprio mi piace ancóra, il Campari.

[Carosello: “La fine della vita già s’appressa”]

Lucia Poli: Ma, a vent’anni il fatto di essere così … magro, alto, esile, ovviamente lo rendeva elegante, raffinato, in confronto al… questi che esibivano il muscolo, ecco, lui era un altro genere.

[Gli amori di Manon Lescaut]

Poli: Ma io ero… avevo un tipo di bellezza un po’ effeminata, però piacevo, e quindi avevo amici, amiche, ho avuto fidanzate, fidanzati, presentati a tutti tranquillamente.

[Non c’è amore più grande]

Milena Vukotic: Se avessero inventato… una sceneggiatura, sarebbe stato straordinario… in cinema, col fisico, poi, che ha…

[Le due orfanelle]

Paolo Poli: Io il teatro ‘un lo fo per ripiego, lo fo perché è quello… è quello che mi piace di più. Finché uno è vivo lavora dal vivo

[Cercando Cercando. Paolo Poli: Ho cominciato a fare delle cose un po’ più interessanti a Genova, con Aldo Trionfo: si facevano dei repertorj per allora inconsueti, si faceva Ionesco, La cantante calva].

[Al cavallino bianco: “Piano piano”]

[Cercando Cercando. Paolo Poli: Ho avuto la fortuna di fare delle riduzioni dell’operetta, che eran dei bei motivi viennesi fatti da degli ebrei scappati in Svizzera durante la Seconda guerra mondiale e allora, proprio nel ’60, mi pare, ho fatto il Cavallino bianco. Io ho lavorato in bianco e nero, come Greta Garbo, poi mi son fermato].

[Al cavallino bianco: ballo]

Marco Messeri: Mi ha raccontato lui che quando ebbe questo grande successo con la Mondaini, lui faceva Filiberto, quindi faceva un bambino, in televisione, che piaceva a tutti…

[Canzonissima, con Sandra Mondaini]

… allora fece la compagnia di teatro, e credo che fece il Candelajo di Giordano… non lo so, in quegli anni lì. E il pubblico andava a teatro per vedere Filiberto, quindi lui si cacciò nei debiti, perché… eh, lui aveva una compagnia costosa, e venne disertata dal pubblico perché non… assomigliava al… al progetto televisivo.

[Canzonissima, con Sandra Mondaini]

Paolo Poli: Davo i cascami delle mie trovate teatrali alla televisione, e sceglievo quelle, purtroppo, che non davano fastidio né a cristo né a satana, quelle robe medie che andavano per la famiglia italiana, che già allora aveva perduto gli ideali mazziniani che sono dio patria e famiglia. Già allora non c’era più. C’era solo, così, un’accozzaglia di persone che venivano tenute in un boom… economico… e gli si diceva ch’erano felici, e ci credevano.

[Canzonissima: “Se stasera il milioncino”]

Queste brutte canzonette italiane sono letteratura modesta, per esempio “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”, vuol dire che… anche in quegli anni… la famiglia sorvegliava la ragazzina, e ci voleva una scusa per scendere di sera, col bujo… quando… dietro la porta stessa si poteva fare qualche cosa. Non ci s’aveva mica la garçonnière!

[Chi canta per amore, chi per follia: “Questo è l’occhio bello”]

Lucia Poli: Ha più.. assimilato, sì, queste… favole, e canzoncine, e filastrocche toscane, sentite dalla mamma eccetera, ma soprattutto le canzoni del suo momento storico…

[Questo e quello: “Io non credevo mai”]

Questa letteratura popolare agiva in lui, perché intanto l’aveva sentita dalla mamma, dalla nonna, dal babbo…

[Chi canta per amore, chi per follia: La cornacchia del Canadà].

[Speciale per voi. Domanda: Tu hai maggiore successo con i bambini che con… le persone che tu vorresti raggiungere con questi messaggj. — Paolo Poli: Perché i bambini non sono ancóra, non sono ancóra, voglio dire, condizionati da una cultura o che. I bambini sono dei piccoli adulti che son terribili, hanno una capacità digestiva, bevono il latte che è un alimento completo, che a me mi fa male al fegato, per esempio. E trovo che… i bambini c’insegnano tante cose… sono dei… hanno anche una certa brutalità e un cinismo che gli adulti non hanno, e non li acchiappi con le civetterie culturali, come invece si può acchiappare anche voi].

501. Paolo Poli (2).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=dnWO8evDHKg

[Aldino mi cali un filino: “Se piove e vaghi per la città”]

Rodolfo di Giammarco: Da un punto di vista personale direi che la sua solitudine, perché è la solitudine l’unico motivo fondante della sua esistenza, può essere per certi versi considerata dall’esterno una fragilità, ma credo che per lui sia stato l’unico modo per vivere.

Paolo Poli: Non vo alle feste, mi tocca baciare Fini, non so… Bello, sì, sì. Può dare felicità a una donna, ma a me no. A me piacciono i mascalzoni, gli assassini, i ladri, gli extracomunitari. Ecco, e quindi…

[L’asino d’oro: “Che martirio, ragazze”].

Natalia Aspesi: Io poi quello che apprezzo, proprio, in lui è il suo isolamento. Facendo un lavoro che ha bisogno di pubblico e di pubblicità, lui riesce a vivere isolato.

Paolo Poli: Avanti, avanti. Dunque, questo è il corridojo che non si può levare perché è una casa vecchia, con le travi ancóra di legno.

E qua c’è la mia cara statua, che ho comprato da questi… eh, antiquarietti che c’eran qui. Cecilia, vedi?, acchiappa la nota colla boccuccia aperta e la mano così… La mano è quella di… anche di Mussolini, “il grande masturbatore del popolo” come diceva – chi lo diceva? Gadda, no? Eh… Dice: Il pòppolo italiano, e faceva una sega al popolo. Ora questo viene tagliato, ma non importa. Ecco, e così….

Guarda com’era bella la mia sorella quando ci aveva il bambino, lei come me, mai sempre avuto poppe, e invece l’è venuto le poppe, e il bambino dentro… allora gli ho fatto fare la foto, perché era proprio bella. Vedi, ci ho Moravìa… Fellini non ho mai lavorato con lui, perché io gli ho detto: Ma tu vai bene con le comparse, di te ci si ricorda la Saraghina; gli attori vanno bene per conto loro. Ma lui era straordinario, con le apparizioni. Quando c’è la nebbia, arriva un vecchio, il nonno… il nonno che scorreggia, questo ci si ricorda di lui.

Vieni, vieni. Ora ti farò scavalcare la porta segreta. E qui ci stava la mia caratterista…

[Jole Silvani]

Quella era la mia caratterista. E fino a quando ce l’ha fatta da sé, a essere indipendente è stata qui con me, e poi è ritornata a Trieste, la sua città di origine, da quell’orribile figlio che sta allattando, che bisognerebbe ucciderli appena nati, capìto?, perché è meglio. Diceva Michelangelo: I miei figlî sono le statue, che stanno ferme e zitte, non dànno noja.

[Babau: “Odio tutti, sono un mammone mancato”]

Lucia Poli: Ora comincia a essere considerato un personaggio di serie A, di primo piano, ma fino a pochi anni fa era considerato un… un comico, quindi già serie B, come se fosse una categoria inferiore. Un comico, uno che fa le sue stranezze, a modo suo… Invece di uno che ha inventato uno stile, no?

Paolo Poli: Non abbiamo autori di teatro, abbiamo comici. E quindi c’è Petrolini, Fellini, Mussolini. Sappiamo fare quello, noi: sappiamo vendere il niente. Ecco. Eh, la bravura del… trasformismo, tutte quelle robe lì, c’è sempre stato… le maschere… noi italiani siamo andati in giro nel mondo a raccontare Arlecchino e Pulcinella, sempre. E Dario Fo giustamente nella Scandinavia l’hanno molto apprezzato per queste sue doti funamboliche, perché da giovane era vivace, alzava una gamba, si rivoltava… [mima].

Rodolfo di Giammarco: Lui avrebbe spopolato sia in Inghilterra sia in Francia, ma lui è stato grandemente fortemente cocciutamente italiano, con il suo fiume di parole, e ha sempre desiderato essere… un – lui lo diceva, che era nato, dice che è nato a maggio, lo stesso mese di Dante Alighieri e di Marilyn Monroe.

Paolo Poli: Questi due puttini sono lo stato e la chiesa, all’epoca del Concordato, 1929: l’anno in cui sono nato io, purtroppo. Non perché sono nato, “purtroppo”, ma perché, purtroppo, c’è stato il concordato. Vedi come son carini?

2. I PRIMI PASSI

Paolo Poli: Eh, della mia mamma, i primi ricordi son le gambe. Perché si sedeva e si levava le scarpe e le calze, la prima cosa. Poverette, facevano tante ore… con sessanta, settanta bambini.

Lucia Poli: La mamma che era… capostipite: grande maestra elementare, montessoriana, e poi rousseauiana, che non ci mandava a scuola da bambini, perché, dice, l’educazione è naturale: i bambini imparano da sé. E nessuno di noi all’inizio è andato a scuola, alle elementari.

[Babau: Pierino porcospino: “Dice la mamma mio buon Corrado”]

Paolo Poli: Mi ricordo a otto anni ho letto un libro pornografico. E la mia mamma mi sorprese e disse: Ma non mi pare un libro per bambini. No, mamma è un libro porcellone, bellissimo, non capisco nulla, ma lo voglio lèggere tutto. Sì, va bene, poi restituiscilo a chi te l’ha prestato. Ma non mi chiese chi era, non voleva sapere… perché sa che dal male viene il bene. Una… la lettura, una roba scritta, immaginare una roba che è vera, è faticoso!

Lucia Poli: Paolo è nato negli anni Trenta, quindi nella Firenze del fascismo.

[Babau: “Appena giunto nell’accampamento”]

Lucia Poli: E mi diceva Paolo che quando appunto disse a suo padre che non era bravo in ginnastica, e veniva preso in giro da quelli più robusti che facevano le esibizioni e le bravure, babbo gli disse: E tu parla in latino, e così li zittisci.

Paolo Poli: Mio padre, un carabiniere semplice, carino. Dice: Paolo, che cos’è questa radice quadrata? Babbo, se lo chiedi a me, non so ancóra le tavoline, figùrati… E mi portò con sé, ammalatosi di tubercolosi, sul Lago di Como, perché all’epoca c’era solo custodimento e svago per guarire. E quindi son stato un anno solo con lui, e mentre la mia famiglia era numerosissima, eravamo sei fratelli, come nelle fiabe di Pollicino…

Lucia Poli: Lui si prendeva cura di me a modo suo, per esempio una volta mi tagliò i capelli. Eh… io seduta piccolina sullo sgabello del bagno, lo specchio del bagno era più alto, io seduta, piccola… e lui era di sopra, e guardando sé stesso mi rifece uguale, cioè coi capelli cortissimi, a sua immagine e somiglianza. Io avevo undici anni, quando mi alzai, a vedermi questi capelli quasi a zero mi misi a piangere, non volevo più andare a scuola… Lui invece sostiene non sono mai stata così carina.

Paolo Poli: A Roma mentre ero ospite in casa di Zeffirelli ho conosciuto Marcel Escoffier che faceva il costumista, aveva fatto tutti i film di Cocteau. Già l’idea che lui m’ha detto che Cocteau diceva di sé stesso: Cocteau è il plurale di cocktail, già mi aprì un orizzonte su queste persone che parlavano con frivolezza, con leggerezza del loro lavoro…

500. Paolo Poli (1).

13 Gen



1. DICONO DI LUI.

Rodolfo di Giammarco: Lui è anche il più classico degli attori. Lui è la tradizione. La tradizione vera, ricordiamocelo, è fatta di attori che ai tempi di Shakespeare erano donne, perché non c’era l’attrice.

[L’asino d’oro, film: “Tersilia, ti ha detto nulla la tua mamma?”].

Domanda: Quando e come avviene il… la grande decisione di occuparti solo di spettacolo?

Paolo Poli: Sai, nella vita non c’è mai un unico avvenimento. Queste sono le donne di facili virtù che raccontano: Suora, io non volevo, passavo di lì e son caduta riversa sul biliardo e la gonna mi s’è aperta come un ventaglio, ho perduto i sensi e… Invece no, nella vita ci sono tutte… prime volte ce ne sono venti, trenta. Io ho raccontato di essere vergine per una ventina d’anni.

[Babau: “Sul lago Tana / Quando la notte si avvicina…”]

Natalia Aspesi: Lui che pure è una persona coltissima e molto intelligente, si serve di questi testi poveri, banali, vecchî, un po’ ridicoli non per essere intellettuale, camp, kitsch, così, ma per rappresentare un periodo, un tempo e un modo di essere.

[Babau: “Ci vuole tempo ed animo sereno / Ma questo ai giorni nostri chi lo sa?”]

Paolo Poli: Sono grato a queste brutte canzonette italiane perché mi hanno consentito di passare da un teatro un po’ più rivistajolo a uno un pochino più di… di prosa. Ma ho sempre mescolato le arti, come s’è fatto all’inizio del nostro secolo. Il canto, il ballo, il parlato, li ho sempre mescolati.

[Rita da Cascia: “Sentimental”]

[Speciale per voi. Domanda: Con queste canzoncine che cosa intendi dire? — Paolo Poli: Queste qui son roba così, di documento. Il messaggio lo lascio nella segreteria telefonica].

Lucia Poli: Qualcosa, diciamo, di toscano c’è, ovviamente, in noi. Anche se poi Paolo dice: “Io? Sono nato in treno! Non sono fiorentino!” Non gli piace essere catalogato, proprio, come uno degli artisti fiorentini.

Paolo Poli: Chissenefrega della toscanità, è come la negritudine. Io ho visto dei negri bellissimi e degli altri orrendi. Quello bello mi garba anche a me.

Natalia Aspesi: E’ un aristocratico. Non è un populista.

Paolo Poli: Insieme alla superbia, di cui io mi vanto, mi piace moltissimo esser superbo, ci ho anche la modestia. Eh, sai… Poi ci son quelli che non ci han né l’uno né l’altro.

[I tre moschettieri: “Viva Bacco”]

Marco Messeri: E l’è, Paolo, è un francescano vero. Cioè la sua mensa è sempre piena di ospiti, non ha rispetto, non guarda mai a certe avarizie di risparmio…

[Babau con Eco: Umberto Eco: In fondo, cos’è in conformismo?, volevo definirlo in modo serio… — Paolo Poli: E’ la cravatta che ti sei messo per venire qui in trasmissione. — Umberto Eco: Ed è il maglione che tu porti per dire che sei un attore… — Paolo Poli: Eh, be’… — Umberto Eco: … e non un ospite esterno. — Paolo Poli: Certo. — Umberto Eco: Esattamente: è l’osservanza di alcuni modelli che la società ci dà].

Marco Messeri: Secondo me il vero fascino di Paolo è la qualità della recitazione. E cioè l’abilità di alternare suoni, di affascinare con la parola, anche se fa dei personaggj maschili, o anche se fa la vecchia.

[H2S: la centenaria]

Paolo Poli: Sai, Totò aveva il ricordo di quegli sketch meravigliosi, di successo fatto in teatro. E, ogni tanto… eh, lo metteva in un film. Quello, il negozio dei manichini, così [mima], che c’è il marito geloso: Dov’è l’amante? Lo voglio uccidere! Allora lui… [mima]. E poi… [mima]. E poi si fermava. Sai, quello che… l’hanno fatto tutti…

Lucia Poli: E’ stato sempre un po’ il gioco la cifra principale. Poi dietro c’è lo studio, l’attenzione, appunto, al particolare, c’è la voglia malandrina di mescolare l’alto col basso, il sacro col profano…

[Jacques il fatalista: “Queste madonne di Raffaello / Per le fanciulle sono un modello…”]

Paolo Poli: Sono stato molto criticato durante la mia vita. Mi dicevano sempre: scherza coi fanti e lascia stare i santi. Non ho lasciato stare né gli uni né gli altri. E così vi chiedo perdòno.

Natalia Aspesi: Ma lui è talmente raffinato, anche e soprattutto quando avvicina lo scandalo, che io credo che farebbe sorridere anche questo papa così rigido. Perché nella… nelle sue prese in giro o quello che si chiama, appunto, trasgressione c’è un’innocenza, non c’è scandalo, non c’è peccato, secondo me.

Paolo Poli: Il peccato… Sai, gli Svizzeri ‘un hanno fatto mai la guerra, però hanno ottenuto i soldi di quelli che la fanno, capìto?

[Mixer (con Lucia Poli). Isabella Rossellini: Tu fai la donna, tu adesso fai un Achille che si traveste da donna per stare con la tua amata, quindi fai due giri di sesso Che è tutta ‘sta confusione? — Paolo Poli: Ma nello spettacolo è giusta, questa confusione dei sessi. E poi l’Ottocento è stato così rigoroso che adesso un po’ di confusione porta un vento di riscossa, di fronda, trovo che va bene].

[Babau: “Quando al tuo sen talora / Mamma mi fai dormir…”]

Paolo Poli: Io invece son partito sùbito col piede sbagliato. Ho sempre saputo che ero una minoranza indesiderata. Però ho fatto in modo… da cavarmela.

Natalia Aspesi: La gayezza secondo me in un… anche negli anni più retrogradi per quello che riguarda il teatro era, diciamo, ammessa, ecco. Non faceva scandalo.

Paolo Poli: Non avevo paura a tingermi i capelli perché eravamo in pochi. Di uomini che si tingevano i capelli c’ero io, Corrado Pani, le sorelle Kessler…

Milena Vukotic: E’ un artista al disopra di questi termini… di questi luoghi comuni, se mi permette.

Paolo Poli: Ero molto amato, da giovane, uomini e donne m’hanno sempre coccolato e non ho mai avuto paura d’essere al mondo. Mi son sempre buttato, con fiducia. Guarda il sole, va e viene, come nella vita, ci sono momenti di tristezza e di gioja. Ma non è detto che la pioggia sia meno allegra del sole. C’è a chi gli piace…

137. Rita da Cascia.

1 Lug

Paolo Poli – Rita da Cascia

Che bello!!!