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529. Strano tipo di deficiente.

30 Mar

Prendo quest'immagine da marcotravaglio; da essa si nota come la straordinaria rassomiglianza tra Jean-Claude e il più pirla dei presidenti di regione non sia stata rilevata solo dal sottoscritto.

L’altrojeri d’andare a votare mi uscì di mente, mentre jeri non m’entrò nemmeno. Poi, jersera, ho accompagnato il solito amico a casa, piuttosto sul presto, e nonostante il proponimento di staccare presto, ché doveva dormire, mi sono trattenuto più a lungo del previsto per seguire i risultati elettorali. E, nonostante in teoria non me ne dovrebbe fregare niente, è andata a finire che mi sono trattenuto fino alle 2.20, perché ci premevano – a lui che aveva votato e a me che non avevo votato – i risultati del Piemonte. Anche se, a ben pensarci, non so che differenza possano fare – non dico per lui, dico per me.

Manco a farlo apposta, i risultati del Piemonte sono arrivati praticamente per ultimi – per sapere qualcosa di utile su chi aveva vinto – dato che tra il presidente uscente e lo sfidante c’era pochissimo margine, e pochissimo è rimasto fino all’ultimo.

E’ una cosa incredibile la quantità di banalità e di frasi ad effetto che sono in grado di strapparmi le trasmissioni di politica. Come niente mi ritrovo a dire Un tempo il popolo poteva trovarsi a sostenere un politico terrificante, vedi Mussolini; poi c’è stata una specie di ex-aequo tra l’atrocità del politico e la sordidezza del popolo (Andreotti, Craxi); al momento attuale fanno spavento solo gli elettori. E anche: I partiti di destra non sono partiti né movimenti, perché non servono a fare politica, ma a distruggerla, a vantaggio di una plebe, soprattutto quella arricchita, che ha bisogno di capidiminchia per continuare a fare i suoi verri comodi senza papà che ti guarda e ti dica si fa e non si fa. &c. Tutte cazzate, ovviamente, come quelle barzellette che si sentono raccontare nei sogni, che nel mondo dei sogni fanno ridere, e in quello della veglia sono totalmente insensate.

Ma qualunque trasmissione televisiva per me è piuttosto istruttiva: sono parecchj anni che non ne vedo regolarmente, e se non posso esattamente dire che tramite il televisore dell’amico posso tenermi a giorno delle novità – effettivamente sono ancòra tutti lì, come venti-trent’anni fa -, posso almeno farmi un’idea di quello che sono diventati nel frattempo.

Abbiamo visto un pezzo della trasmissione di Fede, che era ovviamente di rara inutilità, poi Porta a Porta, indi Mannoni sul 3.

Impressioni sparse (chiedo venia per le ingenuità):

1. Ombretta Colli mostra il suo essere destrorsa con i capelli violetto e le labbra a gommone. Ma le è rimasta una certa patina pensosa, evidentemente mutuata dalla retorica mimica delle fricchettone anni Settanta. L’effetto è francamente lacerante.

2. Bossi è veramente rincoglionito. Mi spiego: Dal momento che è ancòra dov’era tre o quattro lustri fa, supponevo che l’ictus lo avesse colpito, magari invalidandolo, ma lasciandogli integri quei quattro o cinque nidi di mosche che custodiva nella scatola cranica. E invece no, non solo ha la bocca storta da una parte, i movimenti inceppati, la dizione impastata (si sbavava addosso anche prima), ma anche i concetti faticano tanto a formarsi quanto a giungere all’espressione. Il fatto che l’abbiano conservato in quel posto è la dimostrazione della mera funzione di figurante che ha sempre avuto.

3. Straordinaria Rosi Bindi nel dare addosso a quel sordido leccaculo. L’amico mi ha fatto notare la rispondenza fonica “Bindi / Bondi”, e di ciò lo ringrazio – come Tom e Jerry, un po’. E splendida l’uscita di quel politico seduto accanto alla Bindi, che ha suonato: “Ecco, e adesso torna a cuccia a palazzo Grazioli”, che è la tana di Berlusconi nella città eterna. Motivo per cui Bondi si è anche alzato, agitatissimo, come se volesse lanciarsi addosso al malcauto, ma si vedeva che non ci ha le ppalle, e ha del tutto inutilmente chiesto se il tutto era stato registrato – certo che è stato registrato, coglione, è una trasmissione televisiva.

4. Ho trovato fastidioso il piddino con gli occhj a palla, che si è mostrato troppo ottimista circa il fatto che la Bresso avrebbe vinto (che abbia portato jetta?) e che il PD fosse il primo partito italiano. S’è dovuto rimangiare tutto un pajo d’ore più tardi, non è stato un piacere.

5. Grillo, col suo movimento delle 5 stelle, avanza; e hanno espresso preoccupazione (anche Ombretta Colli, molto col tono di quella che ci ha ragione) contestando le modalità di espressione, sintetizzo, di Grillo, e la sua politica urlata. Penoso Fede che ha ostentato di non sapere nemmeno chi fosse – perché fanno i nobiluomini, che sono ladri di cavalli e mignotte?

6. Grillo (e 2) potrebbe aver qua e là rubato voti al Centrosinistra, è vero; ma è assolutamente falso per il Piemonte (dov’era rappresentato da un Davide Bono), perché è stato votatissimo specialmente in ValSusa, più del 33%, perché ha cavalcato molto il noTAV. La Bresso stessa ha detto, appena è apparsa, che c’è stato un drenaggio di voti da parte dei grillini, segno che ci crede, suppongo; e invece non è così, perché in ValSusa la odiano in quanto filoTAV, e non l’avrebbero mai votata. La Lega avrebbe forse potuto avvantaggiarsi di parte di quei voti – sarebbe stato più plausibile per la Lega, sono convinto, nella sua schifosa, attaccaticcia territorialità avrebbe potuto cavalcare anche questa causa.

7. La Lega è un partito essenzialmente antitaliano, vale a dire che è espressione conscia di una mancanza totale di senso civile (“Io ho fatto i soldi, io me li tengo”), ma, inconsciamente, ed è ovvio che questa sia la cosa che più conta, è espressione di una clamorosa alienazione di una fetta di piccola-media borghesia industriale, che poi può essere favolosamente ricca ma sempre cerebroadesoaterra rimane. Il fatto che sia così cresciuta, nonostante l’inettitudine paurosa dei sindaci leghisti (ah, Montecchio Vicentino), nonostante l’improponibilità dei suoi candidati, nonostante il fatto che Bossi sia rincoglionito tutto, fa capire come la gente voti per non essere intralciata dalla politica, non per essere ben governata. I prossimi anni saranno sempre più interessanti. 

La cosa che ovviamente, e l’ho detto, premeva più di sapere era come fosse andata a finire in Piemonte. Dove ha vinto, non stravincendo, Roberto Cota, quello strano figuro, contro Mercedes Bresso. Mercedes Bresso è l’unica presidente uscente e trombata che si sia commossa, e che abbia rilasciato affermazioni risentite, tra cui l’anticipo che avrebbe chiesto un nuovo conteggio delle schede, per via del voto disgiunto, che potrebbe &c. – ma me ne fregasse qualcosa. Ha detto, e questo preme di più, e l’ha detto prima di dire che vuole che le schede siano ricontrollate, che ha vinto – dunque sapeva, al momento, di aver perso – una politica urlata, contro il buon governo. E ha anche pianto un po’ – ma non come la coattona Polverini, che è pure simpatica, ammazza, con la mamma fuori campo e nessuno osi mai più contrastare la volontà po-po-la-re! -, ed è trasparsa molta amarezza, una rabbia fredda.

Dico che a perdere contro Roberto Cota chiunque se la sarebbe presa, ovviamente. Ma anche se la Bresso ce l’avesse fatta – cosa che mi auguravo, perché in verità nulla dovrebbe cambiare, ma non si sa mai che cosa possano combinare quei pezzi [e sono disposto a dimenticare anche le panchine sparite da piazza s. Carlo] – ce l’avrebbe fatta per pochi voti, e nulla avrebbe tolto che Cota ne aveva presi veramente troppi. Il quale Cota ha poi strafatto, prendendo oltre il 60% a Cuneo, per esempio, città medaglia d’oro della Resistenza, e attestandosi nettamente il primo in tutto il Piemonte, eccettuata la civile Torino.

Cota è un personaggio strano: ha 41 anni e una laurea, ma un’età mentale di molto inferiore. Non è affatto un oratore brillante – non nel senso che sia pieno di contenuti e niente forma: è perennemente in difficoltà, nei dibattiti alza una vocetta stridula, che sembra quella dello sfigato della classe di nuovo beccato senz’aver fatto il còmpito. Ha pianto anche lui, ma dall’incredulità, ha promesso di fare il bagno in una fontana; viene da Novara, dove la Lega è da sempre forte, e per lui questa è una conquista (da Novara a Torino, prego notare). Ha un sacco di idee da realizzare, maledetto a lui – naturalmente non sono le sue, ma del movimento del rincoglionito.

Quando la Bresso ha fatto presente la sua intenzione di ricorrere, ha reagito come sempre: istericamente. “La Bresso non cambia mai”, ha strillacchiato, affranto, e ha rilanciato, copiando, che sono LORO, semmai, ad aver subìto  un furto di voti – il tutto tra strani strizzamenti di faccia, scoprendo i dentoni in una specie di sorriso da canide, strabuzzando gli occhj, richiamando all’ordine con lunghi guaiti da vecchia zia. Era incredulo della vittoria, povero novarese, ma è basta una moderata rimostranza della Bresso per far saltare fuori tutto il suo furor regni da intossicato aziendale – ed è uno che soffre tremendamente lo stress, è uno spettacolo pauroso, e forse è questo che fa tenerezza -, il suo noi noi noi, io io io.

Se questi sono uomini di paglia, ed è ovvio che sia così, la camorra che ci sta dietro, che li vota e li rende appetibili anche a quella parte di elettorato (cioè di umanità) che vive di speranza e di voria ma non poso, dev’essere ben compatta. E questo (ma c’è bisogno di dirlo?) già rende meno divertente anche una macchietta come Cota.

525. Radio BlackOut.

25 Feb



https://i1.wp.com/radioblackout.org/files/2010/02/blo-adesivo-bn.jpg

Un po’ per tutta Torino si trovano affissi manifesti con la dicitura “spegni la censura, accendi BlackOut”, che denunciano come atto censorio da parte delle istituzioni, ed esplicitamente del sindaco Sergio Chiamparino, che è contro tutte le occupazioni, la decisione di non rinnovare il contratto che ha consentito alla radio anarchica di trasmettere per 4 anni dallo stabile di via Antonio Cecchi 21/A per soli 1300 euri l’anno. Entro il 31 03 BlackOut dovrebbe sgombrare.

Le realtà occupate di Torino sono diverse, e diversi sono gli sgomberi, le occupazioni e le rioccupazioni. La casa Fenix di c.so s. Maurizio è stata sgombrata con successo il 20 07 2005, murata e adibita dal Comune a punto informativo; ancóra il 28 11 2010 un gruppo di anarchici ha cercato di far risorgere la Fenix dalle ceneri occupando la palazzina dell’università in p.zza Arbarello; hanno dovuto sgombrare in poche ore, ed è stato un vero peccato, perché la costruzione è veramente magnifica. Il 25 03 2009 lo Squat[1] Velena di c.so Chieri è stato sgombrato, dopo che era stato occupato il 28 02, rioccupato il 17 04 seguente, risgombrato il 20 10 2009. Il 28 01 2010 è stata sgombrata la Boccia, v. Medici 121, che aveva già subìto sgomberi nel passato (era stata rioccupata il 23 02 2008, per esempio), e l’edificio è stato abbattuto l’01 02. Lo squat Lostile di c.so Vercelli è stato sgombrato il 06 12 2009, per cui l’11 12 ancóra c’era guerriglia per le strade, e il 29 01 2010 c’è stata la drammatica occupazione della sede del comitato elettorale per Merbredes Cesso da parte degli sloggiati; il 07 11 gli aderenti della FAI, Federazione Anarchici Italiani, hanno occupato l’ex-scuola infermieri di v. Zandonai, e sùbito dopo sono stati sgombrati.

I centri sociali storici di Torino sono passati in rassegna qui. El Paso Occupato ha una voce su wikipedia; è nato nel 1987. Il Barocchio è stato fondato nel 1992; al 1994 risale la nascita del Gabrio e al 1996 quella dell’Askatasuna. Uno dei più vivaci è l’anarchico Mezcal, sistemato dentro un padiglione dell’ex-manicomio di Collegno (sono stati miei vicini di casa per un sei mesi, tre anni fa), nato, mi pare, nel 2006.

Mercoledì 03 06 2009 l’anarchica Assemblea antirazzista di Torino, che è un’altra cosa dalla radio, è sciolta; non vuol dire che smette di esistere, ma semplicemente che (nel link è detto: non ha nessun tipo di gerarchia, nessun capo o referente o responsabile) detta Assemblea non è un’organizzazione formale, ma una nebulosa di persone che si riconoscono informalmente negli stessi valori e nello stesso impegno. Da allora l’Assemblea torinese, occasionalmente, si riunisce nello stabile di via Cecchi 21/A, dove ha sede Radio Blackout. L’Assemblea antirazzista è responsabile di parecchie iniziative in favore dei migranti nel corso degli ultimi anni.

23 02 2010. Radio Blackout è perquisita dalla Digos su ordine dei pm Andrea Padalino e Manuela Pedrotta (è solo uno dei 23 luoghi colpiti dallo stesso provvedimento) perché nello stesso stabile ha avuto luogo l’Assemblea antirazzista; per 6 ore non può trasmettere. Radio Blackout subisce il sequestro di computer (in numero di 3) e cellulari; nel corso di perquisizioni altrove effettuate sono stati sequestrati anche caschi da moto, mazzette d’acciajo, uova riempite con vernice nera.

Massimo Numa, noto per il suo atteggiamento ostile nei confronti di quelli che chiama anarco-insurrezionalisti, pubblica sulla Stampa questo articolo. Massimo Numa è anche uno di cui su indymedia si racconta che, sotto il falso nome di Mario Ghiso e senza presentare il tesserino di giornalista, il 16 11 2001 si mise in contatto con un’associazione assistenziale in favore dell’eutanasia, sostenendo di avere la mamma moribonda – dando il nome di una persona realmente esistente, la signora Vittoria Ghiso di Savona, peraltro, po’ra disgraziata, rivelatasi viva e vegeta –, denunciando sùbito dopo l’associazione alla polizia con accuse inconsistenti – che intanto costarono ad essa associazione una pesante perquisizione, in cui fu portato via praticamente tutto l’asportabile. Nel 2008 ha pubblicato, con Mario Portanova (già del Diario), Francesco La Licata suo collega alla Stampa e i due giornalisti del Corriere della Sera Guido Olimpio ed Elisabetta Rosaspina, il volumetto celebrativo Sbirri, dedicato agli agenti di Polizia.

È un giornalista soprattutto di cronaca, scrive male e in modo sensazionalistico; è filofascista. Può essere interessante scorrere la lista dei suoi articoli per la Stampa; è significativo che il primo articolo che appare – per rilevanza – sia dedicato a una martire “fascista”. Dei 33 articoli che ha scritto per la Stampa tra il primo dell’anno e il 18 02, ben 12 sono dedicati agli anarco-insurrezionalisti; peraltro, ed è molto interessante, devono essere rubricate a questa voce tutte le corrispondenze dalla Valle di Susa, perché le manifestazioni antiTAV secondo il Numa sono tutte d’ispirazione anarchica.

Nell’articolo sostiene che si ispirano al pensiero-azione di Alfredo Maria Bonanno, 72 anni, attualmente agli arresti in Grecia per rapina. Urza, per esempio, sostiene che non c’è nessun legame. Ma bisogna ringraziare Numa per la segnalazione perché sembra un personaggio tutto da conoscere. È l’autore de La gioia armata, 1977, libro che gli costò 18 mesi di carcere (l’incipit suona: Ma perché questi benedetti ragazzi sparano alle gambe di Montanelli? Non sarebbe stato meglio sparargli in bocca?…”, vedi il testo integrale qui), come si dice su wikipedia; su anarcopedia c’è un profilo più esaustivo e interessante.

Colpiti da provvedimenti sono in 7 (vedi anche qui):

3 sono gli arrestati:

  1. Fabio Milan, ing., 32 anni
  2. Andrea Ventrella, magazziniere, 36
  3. Luca Ghezzi, 30

3 sono agli arresti domiciliari (i particolari sulle altre condanne oltre agli arresti li trovo qui, in un articolo dedicato ad Andrea Ventrella, e sul Giornale):

  1. Maja Cecur, 33 anni, compagna di Luca Ghezzi,
  2. Paolo Milan, fratello di Fabio, 27, dottorando
  3. Marco Da Ros, pavese residente a Torino, sociologo, 36

1 è stato colpito da divieto di dimora: Massimo Aghemo, 41 anni, di Trofarello, residente a Torino.

Oltre a questi 21 sono gl’indagati, e altri anarchici della provincia di Torino (Carmagnola e Moncalieri), Trento (Rovereto), Cuneo (Vicoforte) e Mantova (Viadana), tra cui Simone Pettenati, 26 anni, ed Erica Giorgi.

Cumulativamente si è proceduto contro una serie di iniziative tipicamente anarcoinsurrezionaliste degli ultimi anni (2005-’10), tra cui notevoli:

giugno 2008. Irruzione al Museo Egizio;

dicembre 2008. Irruzione nel Consolato greco di Torino

marzo 2009. Irruzione nella lavanderia “La nuova” di Torino

marzo 2009. Irruzione al ristorante “Il cambio”

settembre 2009. Irruzione nella sede della Cgil

Il linkato articolo del Giornale, di Simona Lorenzetti, è notevole perché riporta in sunto parti di conversazioni telefoniche intercettate, tratte dall’ordinanza della Gip Emanuela Gai, nella quale si attribuiscono responsabilità precise degli anarchici nelle rivolte all’interno dei CPT, poi CIE (cioè Centro Permanenza Temporanea, poi, più brutalmente, Centro Identificazione ed Espulsione; a Torino è il cosiddetto lager di c.so Brunelleschi); ricorrono i nomi dell’allora detenuto Bikiki, dell’attualmente arrestato Andrea Ventrella e dell’attuale esule Massimo Aghemo:

A scandire questo connubio le intercettazioni telefoniche. In una conversazione del luglio 2009 Andrea Ventrella parla con un tale Bikiki che dice di avere dei numeri di telefono di alcuni extracomunitari arrestati a Sanremo che ora sono al Cie. Quindi Bikiki chiede a Ventrella se la legge sia passata, riferendosi al pacchetto sicurezza che aumenta il periodo di detenzione all’interno del Cie. Andrea Ventrella conferma e dice che entrerà in vigore entro due settimane e varrà anche per chi è già dentro. Bikiki gli chiede allora come mai la volta prima fosse stata bloccata e Ventrella risponde: «Perché l’altra volta dentro avete fatto talmente tanto casino, soprattutto a Milano, a Torino e a Bologna, che hanno avuto paura e l’hanno tolta; adesso bisogna ricominciare a fare casino e la taglieranno». In un’altra intercettazione vengono registrati Massimo Aghemo e un extracomunitario ospite del Cie. L’uomo dice ad Aghemo: «Abbiamo ricevuto le lettere, abbiamo messo tutti d’accordo, da domani sciopero, non mangia più nessuno… siamo 90 persone, adesso buttiamo i materassi fuori da dove dormiamo, buttiamo tutto fuori, vogliamo accendere un fuoco. C’è casino adesso». Aghemo risponde: «Buono, buono», quindi chiede se hanno già appiccato il fuoco e l’uomo risponde di sì.

L’accusa più pesante è quella di associazione per delinquere, ma i capi d’imputazione sono un’ottantina.

Negli articoli di Numa i nomi di Fabio Milan (il cui esordio sulla Stampa risale al 1995, per aver preso 10 in matematica, informatica e fisica al liceo Scientifico) e Andrea Ventrella ricorrono più di altri. Anche Ventrella esordisce sulla Stampa nel 1995, ma già per scontri tra polizia e anarchici, quando subisce la prima condanna: ha 20 anni. E nell’articolo ricorre anche il nome di Edoardo “Edo” Massari, che morirà inspiegabilmente suicida alle Vallette (28 03 1998) seguìto dopo pochi mesi (11 07) dalla compagna Maria Soledad Rosas ai domiciliari presso una comunità di Bene Vagienna: sono “Sole” e “Baleno”, rimasti da allora sempre nei ricordi degli anarchici torinesi. Nel 2002 Silvano Pelissero, arrestato con loro con le stesse accuse di ecoterrorismo e associazione sovversiva, processato, ebbe stralciata questa seconda accusa, che sarebbe caduta anche per gli altri due. Con l’accusa di associazione sovversiva si prevede l’isolamento; si è detto, all’epoca, che l’isolamento fosse la prima casa del doppio suicidio di Edo & Sole. Attualmente (Stampa di oggi 25 02 2010, riquadro di R[aphael] Zan[otti], un altro buono, dentro l’articolo dell’immancabile Massimo Numa) i tre arrestati, Milan, Ghezzi e Ventrella, sono in isolamento, e sono ritornati alle loro celle valendosi della facoltà di non rispondere. Il loro avvocato, Claudio Novaro, che ancóra non li ha sentiti, ha però chiesto che innanzitutto siano tolti dall’isolamento, che definisce

una condizione che mi stupisce, viene data di rado, e non in questi casi, di solito”.

La risposta del pm Padalino di fare regolare istanza è stata definita dal Novaro

una risposta che non promette nulla di buono”.

L’articolo del Numa si concentra però su Radio Blackout, e questa è una novità interessante. Essa è, secondo il Numa,

considerata dagli inquirenti uno dei centri direzionali del gruppo degli estremisti”.

Chiaramente i redattori della Radio, anarchici, hanno dato il rilievo che ritenevano alle varie iniziative degli anarchici. Tre cose hanno fatto saltare la mosca al naso degl’inquirenti:

  1. Il servizio ‘viaggiare informati’ anarchico, il “Cisti”, che funzionava grazie alla segnalazione tramite sms dei posti di blocco e di concentrazioni di poliziotti.
  2. Le dirette dai varî presidj. A questo proposito, nel maggio 2008 un “redattore di BlackOut” aveva annunciato che “in mattinata un poliziotto aveva sottoposto un immigrato a un pestaggio, poi lo aveva riempito di botte” [?] “e ammanettato” (nell’articolo la frase è tra virgolette). Secondo il Numa niente del genere era accaduto. (È un’ammissione implicita che tutte le altre eventuali segnalazioni di pestaggj e ammanettamenti sono da considerarsi vere?).
  3. L’attacco continuo contro la Croce Rossa”. L’08 09 2009 Ventrella, la Cecur, F. & P. Milan, Luca Abbà (del NoTAV valsusino) e Simone Pettinati (altrove Pettenati, v. supra; ferito negli scontri a Susa) hanno fatto irruzione nella sede della Croce Rossa di Torino: “Volevano costringere i militi” (anche qui il Numa cita) “a un’assemblea sulle atrocità del Cie”.

Di fatto il punto 2 e il punto 3 sono strettamente connessi. La rabbia anarchica contro la Croce Rossa deriva molto semplicemente dal fatto che è questa che si occupa di contenere i senzadocumento all’interno dei CIE. La questione del pestaggio che secondo il Numa e/o chi per esso non è mai avvenuto risale alla fine del maggio 2008, e riguarda il detenuto Said, che aveva tentato di fuggire dal cpt ed era stato riacciuffato. Il Numa si limita a dire che il pestaggio di Said non è mai avvenuto; e tace di quello che è successo qualche ora dopo, e cioè che il maghrebino Fathi Hassan Nejl, 38 anni, còlto da malore, dopo aver inutilmente cercato, direttamente e tramite compagni, di attirare tra le urla l’attenzione degli operatori, era morto – di qualcosa che dapprima fu identificato con una polmonite fulminante, e poi con un’overdose (quasi facesse differenza). Responsabile del centro è il col. Antonio Baldacci, che a caldo avrebbe dichiarato ai giornali che non aveva ritenuto di intervenire perché

sapete che tipo di persone sono. Non si sa neppure quale sia la loro vera identità”.

La Repubblica ha riportato altre dichiarazioni del colonnello, non così esplicite ma pesantemente ambigue:

Non ci sono state negligenze, non c’è stata alcuna mancanza. Gli ospiti sono clandestini abituati a dire bugie. Mentono sulla data di nascita, sulla nazionalità, sul nome. Per loro è facile non dire la verità. Non vedo allora perché si debba credere a delle storie sui mancati soccorsi. Quelli vogliono solo creare caos”.

Gli anarchici avevano messo a disposizione del pubblico, in rete e tramite manifestini attacchinati un po’ ovunque, l’indirizzo di casa del colonnello, il numero fisso e il cellulare con queste conseguenze.

Uno dei motivi degli arresti di questo 23 02 è stato il blitz durante il quale, il 21 03 2009, alcuni anarchici sommersero di merda il ristorante di lusso “del Cambio”, sito in p.zza Carignano, di fianco all’omonimo teatro, di faccia all’omonimo palazzo. Questa volta il Numa non fu il solo a imbrattare il suo angolo di Stampa sull’accaduto, ci pensò anche altri (come da link); vale la pena di essere citata, per la prosa particolarmente agghiacciante, l’ineffabile Monica Perosino (“Il sole e l’indolenza della prima domenica di primavera. Occhiali scuri, gelati, cani che corrono sui ritagli verdi del centro. Eppure, basta scavare pochi centimetri sotto l’ozio, per trovare tutt’altro…” – scavare pochi centimetri sotto l’ozio? Occhiali scuri e gelati che corrono, per giunta sui ritaglî verdi del centro?! E poi ci si stupisce che la gente lancia i boli di cacca) che ha raccolto qualche impressione post-traumatica.

L’articolo che il Numa dedica a Fabio Milan segnalato alla procura per danneggiamento identifica l’ingegnere come “leader carismatico dell’ala dura del piccolo gruppo anarchico”, che è una contraddizione in termini, trattandosi – appunto – di anarchici, per giunta se si tratta di un gruppo di anarchici che ha scelto la non-organizzazione pur di non avere capi (v. supra circa lo scioglimento); segue un livido curriculum del brillante professore supplente del Politecnico, comprese alcune pubblicazioni che recano la sua firma. Incredulità e invidia nera. Raccoglie, il Numa, anche una dichiarazione che sembra da morto:

La prof. Michela Meo, che fu la sua «advisor» al Poli, lo ricorda con un certo affetto: «Uno studente dalle grandi capacità, estremamente bravo e preparato. Un’ottima persona, con cui si parlava volentieri. Ma, fatto strano, l’abbiamo perso di vista. Da tempo non sappiamo più nulla di lui. Avevamo saputo dopo, un gossip, che frequentava gli anarchici».

In quell’occasione, il Numa cerca anche di ottenere una dichiarazione dal preside, che giustamente dice di non essere interessato alle idee politiche di F. Milan; dalla risposta si capisce che il Numa non ha chiesto un’opinione sulle eventuali responsabilità penali dello stesso, ma proprio sulle idee politiche – quasi un docente non fosse libero di avere le idee politiche che vuole; quasi che le gerarchie accademiche fossero tenute a saperne alcunché e, magari, ad agire di conseguenza. A F. Milan dovrebbe essere anche attribuita la responsabilità dell’organizzazione dei tornei di calcetto contro gli alpini a P.ta Pila, del lancio delle biglie gialle dentro il CIE con dentro messaggj di solidarietà, delle incursioni nella lavanderia di via Santhià che lava i panni del CIE, delle incursioni della cooperativa che avrebbe cominciato a lavare i panni del CIE dopo che la prefata lavanderia avrebbe smesso di farlo.

I 15 anarchici che nel febbrajo 2008 bloccano i bus diretti a Varese per una manifestazione nazionale della Lega sono definiti responsabili di un’azione criminale.

I due nomi, di Fabio Milan e Andrea Ventrella, sono identificati dal Numa come “guide” degli “estremisti” nell’articolo di jeri 24 02 di riepilogo degli ultimi fatti.

&cetera. Non ci sarebbe motivo di dare rilievo agli articoli del Numa se, scrivendo lo stesso sulla Stampa, non fosse il principale interfaccia tra anarco-insurrezionalisti e opinione pubblica, locale e nazionale.

Qui l’articolo dedicato alle scritte contro Luigi Calabresi sulle mura delle sedi della Stampa e del Partito Democratico, altra incriminazione per Fabio Milan, oltreché per il fratello Paolo. Il figlio del commissario Luigi Calabresi, ucciso (1972) da anarchici per vendicare la defenestrazione di Pinelli (1969), Mario Calabresi, autore di un volume apologetico nei confronti della figura del padre (Spingendo la notte un po’ più in là, Milano 2007), è l’attuale direttore della Stampa, e dunque anche di Massimo Numa. [Recentemente sul sito letterario Nazione Indiana qualcuno si scandalizzava per l’ospitalità data ai delirj fascisti del povero scemo di guerra Piero Buscaroli sulle pagine culturali dello stesso giornale (“Tuttolibri” 06 02 2010), uno dei diversi segni d’involuzione politica – e non solo – del giornale da qualche tempo in qua].

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[1] “Iuno era fuor di sé di essersi lasciata cogliere in trappola così scioccamnte e senza nessuna resistenza presagedo che ora passerebbe dei brutti momenti per il prossimo avvenire, fino a quando non riuscirebbe di fuggire. | Poiché il colono era uno dei cosiddetti squatter (vale a dire colono senza averne il diritto, che si stabiliscono in qualche contrada deserta e coltivano terra, che loro non appartiene) e che sono arcicontenti di procurarsi operai a buon mercato in un modo o nell’altro, lecito o illecito. | La negra gli veniva proprio a proposito…”. Ennio Foscari, La reietta. Grandioso romanzo storico, cap. CCCXXI, [1900 ca.], n.t., III vol., pp. 2310-2311. L’azione si svolge negli anni ’90 del XIX secolo negli USA.