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407. Jeri scrivevo (e dimenticavo di postare)

29 Ott

Sospettavo la tbc, mentre il dottore, che finalmente ho consultato oggi, sospetta la suina. Ma è ancóra prematuro stabilirlo: devo prima prendere due medicine, che sono il nimesulide e il ciproxin, che mi permettano di buttar giù la febbre e farmi passare i dolori alle ossa. Ho dolori a tutte le ossa, ciò che mi consente di dire che sì, è vero, il corpo umano contiene non meno di 3892 ossa. Almeno il mio corpo umano. Però devo aspettare a domani a prendere le medicine, perché non ho i soldi, ma consola un poco l’idea che un certo numero di ore che mi separano da oggi a domani lo passerò dormendo, e dunque in stato d’incoscienza; risvegliandomi fradicio di sudore, certo, e con la testa come un cestone, scosso dal parletico, con gli occhî che lacrimano e sparando cazzate ogni volta che apro bocca, ma vivo, perdio, & avviato ad una felice guarigione. Anche se un po’ mi dispiace dover deporre i miei propositi omicidi: sarebbe stata l’unica cosa in grado di dare un minimo di spessore a quest’esistenza da bestia.

 

Rimarrò quattro giorni in osservazione, dopodiché si vedrà se le medicine hanno fatto il loro effetto: se non avranno fatto effetto, spero almeno che avranno contribuito ad abbattere la febbre, rimettendomi nelle condizioni di lucidità indispensabile a continuare la mia opera di delazione e sputtanamento a mezzo blog, la quale dovrebbe continuare alacre, se si trattasse di malattia che non perdona, fino alla mia dipartita. Dipartire passi, ma non con questi pesi sullo stomaco!

263. E mo?

12 Giu

Non ho mai avuto un passaporto, prima.

Sono stato in p.zza Cesare Augusto, in Questura, Ufficio Passaporti; c’era anche, volendo, una fila della madonna, ma non era cosa che – ancòra – mi riguardasse, poiché sul modulo che il poliziotto mi ha dato da compilare c’è scritto che devo presentare:

  • Il modulo stesso, compilato in (quasi) ogni sua parte
  • Fototessera 2 di dimensioni, &c., sfondo chiaro, &c., distanza dagli occhj, naso, palpebre & sopracciglia &c. mm. tot &c. &c.
  • Fotocopia del Documento d’identità
  • Marca concessioni governative euri 40, 29
  • Versamento su cc postale di euri 44, 66 per costo libretto da 32 pagine (quelli da 48 o quello che  sono li hanno esauriti, arriveranno a fine giugno – ma me ne fregasse qualcosa).

A parte il fatto che versamento e acquisto della marca erano impensabili prima della chiusura (ore 13.00), e che domani ovviamente tutto è chiuso, per cui tornerò con comodo lunedì, la cosa meno sopportabile è che dal momento della presentazione della domanda si deve cominciare a fare una sola cosa: aspettare.

Tutto è relativo, ovviamente, a partire dal concetto di poco e di molto. Nel mio caso la bellezza (bellezza?) di venticinque giorni, esatti, è una cifra di giorni canonica, prestabilita, una specie di temporizzazione della consegna del passaporto, pochi non sembrano. Specialmente perché lunedì, che è il 15, non pensavo di passare per uno squallido ufficio passaporti a consegnare moduli e bollettini e marche concessioni governative. Pensavo di mettermi in cammino.

Quando il passaporto sarà a disposizione, e io sono convinto, intimamente, nella fibra, che mi sia nientemeno che indispensabile – non voglio assolutamente partire senza, poni il caso mi venga voglia di deviare verso Oriente, o di andarmene affanculo da qualche parte in Africa; nel caso, partendo senza, dovrei fare una cosa orribile, ossia tornare, e presentare richiesta; dopodiché non sarebbe una cosa che risolvi una botta e via, sarebbero sempre, appunto, venticinque giorni -, sarà luglio.

Non mi sembra umano.

Ho tre giorni per pensarci. Sono 85 euri di spesa; & 25 giorni di attesa. Devo decidere.

258. La funzione di questo blog.

6 Giu

Se c’è una cosa altamente positiva (ma anche altamente negativa: dipende da quello che scopri) di un blog wordpress, è che appena accedi, come autore, alla board, vieni a sapere immediatamente non solo tutto quello che vi succede, che è scontato; ma, grazie alle statistiche in bell’evidenza, anche l’esatto perché delle visite al blog stesso – mica è la stessa cosa!

Vale a dire che ho scoperto che il motivo che può spingere i lettori qui sopra possono essere diversissimi da quelli che ho io a scrivere. Tutti i bloggeurs hanno esperito come effettivamente una fetta dei proprj visitatori debbano la loro venuta alle ricerche più strampalate tramite motori di ricerca, e come due o tre parole-chiave, che possono portare su siti dei tipi più disparati, parole che il bloggeur non ricordava nemmeno di aver scritto, possano portare persone dagli interessi del tutto esorbitanti a queste serendipità. Succede anche coi testi copincollati, specialmente quelli che contengono idiozie sesquipedali, o dal fascino singolarmente trash per la volgarità devastante (il copincolla incoraggia questi trasferimenti in blocco senza richiedere sacrificio alla schifiltà del bloggeur più scrimitoso: altro sarebbe dover copiare, fisicamente, ogni cosa: ci sarebbe automaticamente una scelta), poniamo gl’interventi più deliranti su fora molto popolari, o la pornografia casereccia di certi siti a bassissima soglia. Alcuni di questi ricercatori – che uno s’immagina necessariamente come adolescenti soli, ninfomani sboccate, satiriaci impotenti, chissà perché, mentre magari non c’è niente di più distante dalla realtà – si affezionano a certe ricerche, o ne sono addirittura ossessionati, come succede a me con lo sconosciuto compulsivo che cerca sempre nonna bocchinara e a letto con la zia (il primo ha fatto lievitare le visite a quei post che hanno in scolio l’autobiografia di Luca Bersi, i secondi lo sparutissimo articolo con la citazione dal sequel de La zia Mame, tanto per dire quanto c’entrino).

Però questi sono casi diversi da quello che, con un po’ di perplessità, ho esperito anch’io. Questo blog non è stato aggiornato continuamente, e ci sono anche parecchj buchi temporali, settimane e forse mesi in cui non ho scritto niente; però il trend rimane, sia pure in maniera abbastanza velata, visibile: si parla di letteratura, ci sono sonetti, riferimenti abbastanza fitti al Barocco (su cui sono stranamente pudico, lo dico retrospettivamente, nel senso che non me l’aspettavo), al melodramma, &c.; e poi ci sono i riferimenti, più o meno scarni, alla mia situazione vagamente stradajola e gli sfoghi estemporanei; e alcune altre cose che riflettono quello a cui penso, almeno quando scrivo, la maggior parte del tempo. Però ho anche fatto riferimento a cose e persone – soprattutto a queste ultime mi riferisco – che non fanno parte del mio universo di significato, e che ho voluto incontrare, o rievocare sulla base di ricordi, consapevole di portarmi dietro un bagaglio di vissuto e convinzioni non necessariamente compatibile – ma, mi sono detto, come ho potuto vagamente interessarmi di altre realtà che non quelle mie più congeniali, così posso anche scriverne.

L’aspetto paradossale è quello denunciato dalla top list, vale a dire quella statistica generale che riflette l’andamento di tutti i 258 post scritti finora; nemmeno uno contenente miei versi o una mia lettura ‘alta’ vi è compresa. Al primo posto c’è Sonia Cassiani, dopo che per mesi era stata seconda, di cui ricordavo le imprese al Maurizio Costanzo Show; al secondo Giuditta Russo, che venne qui, anche, a commentare, e accolse con molta gentilezza le mie critiche al suo lavoro, che secondo me rifletteva una situazione esistenzialmente e psicologicamente comunque non stabile; al terzo c’è un post in cui ci sono le parole-chiave di una settimana di tempo fa, alcune delle quali parole erano continuamente ricercate prima, e continuano ad essere ricercate adesso, tanto da dare l’impressione di parole-chiave che cerchino sé stesse; una mia filza di quartine, è vero, occupa il quarto posto, ma stando a quello che mi dicono le parole-chiave, e anche la cascata dei commenti, dipende solamente dalla polemica ospitata sotto esse quartine, non alle quartine stesse. &c.

Questo leggo sulla dashboard:

Post più letti

44. Sonia Cassiani. 2,338 visite

 

19. Giuditta Russo. 1,698 visite

127. Search Terms for 7 days ending 2007-06-13 945 visite

10. Freddo cane. 897 visite

141. Dispersione. 834 visite

138. Giuditta Russo e i libri de ’sta cippa. 753 visite

6. Scrivere, &c. 681 visite

177. Per Irina Marina (e le altre). 560 visite

Più ricercati

giuditta russo,  {searchterms},  anfiosso,  sonia cassiani che fine ha fatto,  anfiosso blog

Più attivi

254. Stati generali. 43 visite

256. 15 giugno. 36 visite

127. Search Terms for 7 days ending 2007-06-13 32 visite

19. Giuditta Russo. 21 visite

138. Giuditta Russo e i libri de ’sta cippa. 20 visite

E’ lecito, da parte mia, chiedermi, in base a questi dati, a che cosa sia servito questo blog?

Da una parte i visitatori che mi conoscevano da prima, e che qualche volta hanno commentato, chessò, alcor, isakisisos, ven, ziacap, opi, francesco, hanno continuato, almeno stando ai commenti, ad interessarsi alle cose mie più personali; altri, visitatori occasionali, hanno tenuto a farmi sapere quanto mi disprezzano, magari senza più manifestarsi; ma esiste tutta un’altra fetta di pubblico, che con ogni evidenza è prevalente, che qui viene a leggere tutt’altro, e ha portato i margini del mio blog al centro – di che non lo so: della propria attenzione sicuramente; ma soprattutto della mia.

Che poi quest’attenzione, che non so donde nasca e che non condivido nell’intensità, non significa affatto attenzione di lettore: ho ricevuto anche la mail di uno che diceva di essere un giornalista, di aver visto che avevo intervistato (sic!) la Cassiani, e se avevo ancòra il suo numero di telefono.

Chiaramente non era successo nulla di tutto questo, io la Cassiani non ho mai avuto modo d’incontrarla, men che meno d’intervistarla o di averne il numero di telefono. Poteva essere un giretto ispettivo, come il tentativo di eliminare un sospetto, come uno scherzo: non so nulla.

Anche se di recente m’è parso di scoprirmi dentro una vena intervistajuola; tant’è che Remo Bassini, senza che nemmeno avessi osato proporglielo (avevo confessato una velleità), mi ha dato la sua disponibilità per essere vittimizzato da una sequela di mie domande [alle quali sto effettivamente pensando]).

La mia top list ha profeticamente anticipato, forse, una tendenza che prima o poi si sarebbe manifestata in me: quella di una specie di marzullo autogestito. Rimane, anche, il fatto che Sonia Cassiani e Giuditta Russo sono le colonne portanti, che io lo voglia o no, di questo blog. Io ho continuato a scrivere ottave e resoconti di lettura, mie riflessioni sulle notti di Torino e invettive contro gli operatori. Loro, manco fosse Tv sorrisi, hanno continuato a rileggere i tre articoletti riguardanti queste eterodosse gentildonne.

E’ come scoprire di aver sempre voluto, in realtà, tutt’altro rispetto a quello che si credeva; come Riccardo Greenhow (ma io l’avevo messo, ricordo bene, tra i miei musi ispiratori; insieme alle sorelle Maddox, cui credevo di assomigliare maggiormente), che di giorno pensava a cose alte, e scriveva romanzi rosa in stato di sonnambulismo.

A questo punto, perché non portare tutto alla luce del sole?

Adunque: essendomi scoperto piccolo intervistatore; essendomi già visto attribuire un’intervista da un visitatore, per quanto sia successo solo una volta, e sia stata un’esperienza fuggevole; dovendo probabilmente crearmi un parco-intervistati di qualche spessore, per non lasciare il povero Bassini da solo; dovendo trovarmi pure qualcosa da fare, oltre alle 375837252187 che già ci sono, la settimana prossima, perché non propormi in questa inedita (o quasi: ci sono due cosucce mie in questo senso, in rete, a quella scellerata di Gianni Papa e ad uno scrittore di cui non ricordo nemmeno più il nome – l’idea era sempre di papa) veste?

Qualcuno vuol farsi intervistare?

Chi vuole aderire accj un grido, alzi il medio, mostri dove il nonno portava l’ombrello – insomma, faccia sapere.

250. E’ tardi!!!

19 Mag

Mi dispiace, soprattutto per la buca data a ven, che mi aveva invitato alla Fiera del libro: ma proprio non ce la faccio. Sarà una questione simbolica, sarà che proprio certe cose sono scivolate, molto semplicemente, fuori dalla mia vita, senza che necessariamente possa dirne il motivo, ma nemmeno quest’anno ci andrò. In questi giorni a Torino ci sono stati il Gay Pride, le sentite manifestazioni degli operaj Fiat a Mirafiori, il corteo degli anarchici, che si è attendato lungo il Po, dirimpetto ai Muri, e che jer mattina ha avuto qualche scontro con la polizia – devo ancòra leggerne sui giornali. Ho tratto, da tutto questo fermento, solo un’impressione generale e generica di sottotono, o perché sono disattento, e in fondo sarebbe anche logico essendo tutte tematiche da me distantissime, o perché Torino riesce ad ovattare, neutralizzando, tutto, o perché – e rimane la cosa più verosimile – non ho visto abbastanza di nulla. 

Sta di fatto che nemmeno quest’anno andrò alla Fiera del libro, come dicevo. Della quale Fiera, però, ho letto qualcosa sui giornali che ho sfogliato velocemente in biblioteca – una cosa che non faccio quasi mai -, per trovarvi l’ennesima conferma del fatto che gli eventi sono sempre destinati a superarmi. Sul Corsera di sabato 16/05, p. 20, “Cronache”, si dava conto della lite, scatenata a Genova da tal Nicola Abbundo, Consigliere regionale della Liguria, e da un Michele Scandroglio, Coordinatore regionale del Pdl, che richiedevano l’intervento della [con licenza parlando] Carfagna (sic!) e del Questore su un’iniziativa del Pride cittadino presso la biblioteca comunale “De Amicis”: si chiamava, l’iniziativa, “Due regine, due re”, e il suo scopo era far scrivere ai bambini favole gay di lieto fine. La finalità, secondo Lilia Mulas del GP era quella di far “comprendere la diversità senza drammi”, e non quella di “orientare sessualmente i bambini” – cosa meno agevole di quanto evidentemente paja a questi Abbundo & Scandroglio, specialmente attraverso la scrittura di favole. Per quanto sappiamo quale importanza abbia la narrazione nella creazione di categorie mentali. Sicché suppongo che tale esercizio potesse risultare utile in specialissimo modo ai bambini omosessuali – ho le idee molto chiare in merito, perché, appunto, è da un po’ che ci penso. Come se non bastasse, sulla Stampa in egual data si dava conto, p. 72, del libro scritto da Vladimir Luxuria, nell’art. “Le favole di Luxuria. Pienone ieri pomeriggio per il libro di Vladimir”. La rima interna m’è parsa vagamente sinistra (parlo rigorosamente pro domo mea), ma ho voluto léggere prima di correre immediatamente alle conclusioni. Per avere conferma che un libro di favole omosessuali esplicitamente rivolto ai giovanissimi: il libro del Luxuria s’intitola infatti Le favole non dette, nate da un’idea, e da una proposta, di Elisabetta Sgarbi, che gli/le aveva chiesto “un racconto che aprisse al tema dei transgender”; precisa Luxuria di aver pensato “soprattutto ai più giovani”.

M’è dispiaciuto, perché sono anni che accarezzo, del tutto sterilmente, l’idea di un Fiabe, apologhi e letture per bambini omosessuali, che avrebbe alternato, nello stile di Scappa, scappa, galantuomo e del Libro dei bambini terribili per adulti masochisti, brani di libri già scritti, curiosità storiche, versi e teatro, nonché racconti-apologo di macchinosi innamoramenti infantili & heroiche vendette; avevo già mentalmente pianificato un Vermandois, che mi avrebbe permesso di intrecciare la storia funesta dello sventurato figliuolo di Luigi XIV con quella della Palatine grande sodomitologa, dell’abbé de Choisy il travestito e di Monsieur con tutti i suoi mignons; un tremendo racconto di una gita scolastica, durante la quale il bambino omosessuale manomette i freni del pullmann su cui viaggia la scolaresca facendolo precipitare, compreso di compagni di scuola e maestre, in un burrone, e altre cose. Un poemetto sarebbe stato dedicato ad Andrew Philip Cunanan, e non sarebbero mancati portraits en silhouette di numerosi personaggj storici, vindiciae storiche, riabilitazioni, e spigolature copiose dai più gustosi e codini testi che si sono dilungati in materia; ed un rifacimento della Guerra di Troja tutta in funzione della storia di Achille & Patroclo, magari, se la mia ambizione fosse giunta a tanto. Aggiungivi i Racconti della Manica Tagliata, rifatti alla mia foggia, o in varie fogge, e integrati di notizie storiche, & novelle; &c., &c., &c.

Non voglio dire che la cosa non possa più farsi, ma il fatto che mi si sveli così crudamente nello spirito dei tempi (ma anche la serie delle raccolte Mondadori per lesbiche, quella parallela a Man on Man, s’intitola Principesse azzurre, se è per quello), oltre a privarmi dell’eccitante prospettiva di fare il proverbiale botto, rende lo spunto un po’ più opaco persino agli occhj miei, e ne addomestica, comunque, in partenza qualunque eventuale ricezione. Lo stesso fatto che quei già condotti esperimenti siano esplicitamente rivolti ai giovanissimi, mentre la mia idea avrebbe tratto forza dal poter contrabbandarsi per una lettura infantile, senza necessariamente essere, mi sgonfia ulteriormente gli entusiasmi. Ma credo non dovermi lamentare, dal momento che con questo, molto meritamente, sconto la mia prosuntuosa accidia, la mia stolida lentezza, la mia sfiduciata smidollatezza.

245. Stronzi.

4 Mag

Io ho un problemuccio con la société. Non dico, e nemmeno presumo, di avere problemi con la société al gran completo – ci mancherebbe, non li conosco nemmeno tutti, e li leggo anche molto, molto poco -, ma almeno con uno di loro sì. Ultimamente è comparso un post, parto di uno dei più prolifici associati, vale a dire Mario Bianco, dedicato alla recente pubblicazione di un altro membro della ‘ndrangheta di S. Salvario, il cosiddetto Egi Volterrani, che nel passato, per tramite di una terza persona, del tutto innocente, ma, si vede, conoscitrice solo superficiale dell’ineffabile prefato, mi affidò un lavoro di redazione, regolarmente non pagato (mi hanno detto, anche, che per lui è una cosa del tutto normale); nella fattispecie la schifezza di cui dovetti occuparmi, facendomi un culo a paracqua per un mese, e già vi accennai tempestivamente, è stata di recente pubblicata, non per l’orrenda casa editrice del Volterrani medesimo, ma da un editore anche più oscuro, e sarà anche presentata a Torino il 12 c.m.

Posso solo sperare che la versione che ha fatto pur mo gemere i torchj non assomiglj in nulla a quella che avevo approntato io.  

Prendendo spunto dalla natura del testo, dedicato alle frattaglie, avevo detto che le uniche frattaglie che cucinerei volentieri sono quelle del Volterrani medesimo (ho usato il verbo cucinare, non mangiare); e ho aggiunto anche qualche notazione sui pregressi “rapporti” di “lavoro” – una reazione a caldo, tumultuaria anche se non, adesso, causa d’alcun particolare pentimento. Com’è logico, i due interventi sono stati cancellati, ciò che era grosso modo previsto, o comunque non è giunto imprevisto – anche se ribadisco che le uniche frattaglie delle quali mi occuperei volentieri sono quelle di quel cesso a rotaje Egi Volterrani – e aggiungiamovi anche quelle della scrittora Ulla Ahlasjerva o Alasjärvi, finlandese di nascita, italosvedese di fenotipo (ella sembra infatti il prodotto di uno sforzo congiunto della FoppaPedretti e della Ikea per produrre il comonotte più brutto della storia umana – uno sforzo coronato da un successo che non ti dico [e dire che su wikipedia la scorfana aveva avuto l’ardire di definirsi attrice e drammaturga “di alto profilo“, prima che glielo cancellassero; mentre posso assicurare che è bassa e tozza come un comodino]).

Però, dal momento che la société è per buoni tre quarti feudo personale di Mario Bianco, ciò che mi ripugna; dato che vi s’incensa un Egi Volterrani; dato che questi nomi bastano ad evocare le più sinistre associazioni con realtà squallidissime come, ad es., quel manipolo di fancazzisti come l’Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario, le due lesbicacce di Opportunanda, gli avvelenatori di V. Belfiore [nonché, ad abundantiam, una notoria zoccolaccia che abita nell’antidetta via, al n.° 17, già che ci sono], poiché non riesco a dissipare il sospetto che tutte queste realtà infami siano in realtà segretamente connesse, né mi riesce di scuotere entro me la convinzione che codesta mefitica unione esista in parte anche per congiurare ai miei danni — dato tutto questo, m’è sembrato il minimo chiedere che, almeno, il link al presente blog fosse levato: quasi fossi amico loro (voglio anche ricordare che quissopra Mario Bianco è negl’indesiderati da quant’ha).

Non sono stato accontentato; cosa che, stando all’ultimo commento che ho letto sotto la presentazione di quel coso di Rivolterrani, non stupisce solo me.

‘Mbè?

Che aspettate?

238. Passeggio.

25 Mar

    
 Non fan per me quelle sagome dritte
Che sempre passano agli stessi orarj,
Ben ravviate, e coi vestiti cari,
Stirate e vacue, come in un Magritte.
     Composte a un modo, sia che stiano zitte,
Sia nei ridenti e vuoti conversari,
Non amo genti che a numeri pari
Passano, non felici, e non afflitte;
     Senza che in anni abbia mai posto mente
Che di quel di cui vivono, escludendo
Che non ne so, non me ne frega niente.
     Non rinvenire, in tanta massa, è orrendo
Nulla di non omologo, & saliente;
Salvo in chi è perso, o in chi si sta perdendo.

237. Che ci fa, qui, QUESTA?!

9 Mar

http://www.bassasogliapiemonte.it/pagine/appello_con.html

L’assistenza a tempo determinato per gli immigrati comunitari. Il Servizio Adulti in Difficoltà (S.A.D.) del Comune di Torino a fine maggio ha fatto pervenire alle case di ospitalità notturna una circolare contenente le nuove disposizioni in materia di accoglienza riguardo agli stranieri comunitari, operative, in forma sperimentale, a partire dal 1° giugno 2008.
Gli ospiti, la cui nazionalità è inclusa in un elenco comprendente gli stati membri e quelli equiparati, sono tenuti alla compilazione di un atto sostitutivo di notorietà in cui dichiarano di avvalersi del servizio, per la prima volta dopo la data di entrata in vigore e garantendosi l’accesso al sistema delle liste di attesa per un periodo massimo di 3 mesi. Tale limite verrà notificato dagli operatori in turno apponendo una data di scadenza su tale documento, redatto in duplice copia, una in lingua italiana da inviare al S.A.D., l’altra in lingua rumena da consegnare all’interessato.
Non sono state fornite al momento traduzioni in altre lingue.
Il ridotto periodo di ospitalità è prorogabile o revocabile a discrezione dell’ufficio competente in base alla singola analisi dei casi; studio già parzialmente redatto e dal quale emerge una lista di poco più di una decina di soggetti recanti problematiche sanitarie degne di nota e che pertanto al termine del periodo individuato di tre mesi potranno essere accolti nei soli posti di emergenza riservati alle persone in stato di grave disagio.
Tale elenco è ovviamente passibile di defezioni ed incrementi del numero di soggetti inseriti.
Gli altri comunitari richiedenti ospitalità verranno inseriti in una ulteriore lista a disposizione delle case e del S.A.D.
Le motivazioni cui si fa riferimento per chiarire il ricorso alle nuove norme fa cenno al progressivo aumento delle richieste di ospitalità giunte da persone provenienti, in particolare, dall’Est Europeo, nonché all’esigenza di tutelare soggetti in condizione di estrema marginalità a scapito di altri in possesso di discrete abilità personali.
Gli operatori vengono inoltre invitati a sviluppare forme comunicative idonee al recepimento delle direttive unite a strategie anche di controllo al fine di prevenire chi utilizza le limitate risorse a disposizione per assecondare i propri progetti di vita personale e familiare a scapito dei più fragili.

Come operatori, dopo attento dibattito, ci sentiamo in dovere di muovere una serie di critiche alla circolare in oggetto sottolineando la distanza che ci separa da logiche che riteniamo nemiche dell’etica professionale del lavoro sociale.

(…).

http://www.bassasogliapiemonte.it/pagine/adesioni_appello.html

Hanno finora aderito all’appello

Singoli Operatori Enti / Agenzie

Franco Cantù – Torino
Lorenzo Camoletto – Torino
Maria Teresa Ninni – Torino
Tiziana Ciliberto – Torino
Raffaella Rizzello – Torino
Giuseppe Forlano – Torino
Mauro Maggi – Torino
Nicola Pelusi – Torino
Sabrina Sanfilippo – Torino
Lucia Portis – Torino
Susanna Ronconi – Torino
Massimo Carocci – Torino
Nanni Pepino – Torino
Ugo Zamburru – Torino
Tonino Ponzano – Alessandria
Alice Rossi – Torino
Angelo Pulini – Torino
Daniele Di Gioia – Torino
Hatimy Abdelouahed – Torino
Marco De Giorgi – Torino
Maurizio Poletto – Valle di Susa
Enrica Recanati – Torino
Luciana Monte – Rivoli (TO)
Mauro Milesi – Rivoli (TO)
Tiziano Del Sozzo – Rivoli (TO)
Luigi Arcieri – Torino
Andrea Fallarini – Torino
Gene Apicella – Torino
Mohammed Tallaoui – Torino
Paola Conterio – Torino
Angelo Giglio – Torino
Giulia Suriani – Torino
Alessandra Gallo – Torino
Massimo De Paolis – Torino
Carla Mereu – Chieri (TO)
Rocco Mercuri – Torino

Anna Chiarloni

– Torino

Terry Silvestrini – Torino
Sabrina Anzillotti – Orbassano (TO)
Fabio Tedeschi – Torino
Paolo Bianchini – Torino
Davide Sprocatti – Torino
Andrea Guazzotto – Torino
Maria Grazia Barbero – Ivrea
Egidio Costanza – Cuorgnè
Roberto Bellantone – Torino
Tatjana Mianulli – Torino
Marco Spada – Torino
Paola Bertotto – Rivoli (TO)
Daniele Previati – Rivoli (TO)
Tiziano Del Sozzo – Rivoli (TO)
Ombretta Turello – Alessandria
Manuela Cencetti – Torino
Chicca Scarfò – Torino
Epaminondas Thomos – Torino
Giovanna Murru – Torino
Roberto Piscitelo – Torino
Younis Kutaiba – Torino
Raffaella Sorressa – Torino
Mauro Calò – Torino
Federico Carruccio – Torino
Eliana Enne – Torino
Cristina Salomoni – Torino
Anna Liberatore – Torino
Veronica Paolella – Torino
Federica Sanna – Lanzo (TO)
Claudio Rolfo – Torino
Francesco Vacchiano – Torino
Silvia Pescivolo – Torino
Carla Gottardi – Torino
Cristiana Cavagna – Torino
Francesca Morgano – Torino
*******
Associazione Nazionale Forum Droghe
Circolo Caffè Basaglia – Torino
Associazione Isola di Arran – Torino
Associazione Nico 93 Solidarietà AIDS – Alessandria
CSOA Gabrio – Torino
CUB Sanità e Assistenza – Torino
A.I.Z.O. rom e sinti – sede nazionale di Torino