Tag Archives: Lucia Poli

505. Paolo Poli (6).

14 Gen



http://www.youtube.com/watch?v=p9EC-Ls7Fx0&feature=related

Paolo Poli: Figliuoli, ora ne’ camerini non vi voglio perché mi metto in mutande, piscio nel lavandino… come la Callas, lo sai che la Callas faceva l’amazzone? L’aveva paura del pubblico, come ho paura anch’io, e allora andava nel lavandino, faceva un goccino, l’ultimo. Poi allora Visconti le aveva detto che stava bene con la pelle tirata, lo chignon, e i capelli a larga tesa, sai… eh, insomma, le checche sono brave a inventare i vestiti alle donne. Non le trombano, ma le sistemano… eh… ciao!

[Pisa, teatro Verdi, aprile 2008]

[Les fleurs, con Ballista]

Marco Messeri: Lui è un lampo. Siccome deve pagare le prove, è uno dei pochi che paga tutto agli attori, eccetera, ha già lo schema preciso: quindi s’imbastisce lo spettacolo a una bella velocità.

[In scena; pezzo dello spettacolo]

Natalia Aspesi: I suoi ballerini son dei mostri, secondo me son bruttissimi, ma non so se ha cambiato, ma durante gli anni, goffi, incapaci di ballare, proprio orribili…

[Sei brillanti: “…cico cico…”].

[“Quella piccola e bizzarra vagabonda a notte ancor…”].

Lucia Poli: Negli spettacoli di Paolo le scene e i costumi hanno sempre avuto molta importanza, più i costumi addirittura delle scene. E il costume è come… una scena addosso all’attore, e cioè un’immagine dell’attore che si trasforma.

[Sei brillanti: “Quanti anni pensate che io abbia?”]

Emanuele Luzzatti: Quando m’ha chiesto… di fare i primi spettacoli per lui era su una scenografia preesistente, quindi io faccio delle illustrazioni per Paolo, e delle illustrazioni anche sotto dettatura, perché lui sa esattamente quello che vuole.

[Pisa, Teatro Verdi, aprile 2008: preparazione delle scene; “Que j’aime à vous voir belles fleurs…”].

Paolo Poli: Ah, comincio il secondo tempo con le canzoni popolari… gli anni Cinquanta, ritiraron fuori le “belle ciao” che i partigiani non hanno mai cantato. Cantavano: Notte e dì soli soli con le mani fra le tue gambe / fino all’orlo delle mutande…, le parodie delle canzonette dell’epoca.

[“Signore e signori, ecco a voi la storia d’un’orrenda madre”].

Rodolfo Di Giammarco: Lui è sempre scontento di sé, vuole sempre offrire dei tagli espressìvi, riconoscitivi, delle possibilità di lettura a più soglie al pubblico, e non sempre il pubblico riesce a cogliere tutte le… i livelli che lui desidera dare, perché lui è un attore popolare, ovviamente, ma è un attore anche raffinatissimo. Ecco, per questo lo trovo un po’ inimitabile.

[“Sola me ne vo per la città”].

[Saluti al proscenio. Paolo Poli: Originale, eh? ‘Un s’era mai visto gli applausi [chiama i ballerini] ].

Lucia Poli: Gli eredi sono stati tanti, perché… perché lui ha, in questa lunga carriera, ha influenzato moltissimi, che poi si sono travestiti dopo di lui, da Mastelloni a Brachetti, tutta… tutta una serie di … di attori che forse non l’avrebbero fatto, oppure l’avrebbero fatto in un altro modo, magari, se non avessero avuto un contatto, un… una sollecitazione dalla personalità di Paolo.

Marco Messeri: Per me è un maestro, e certo non sta a me dirlo, dev’esser lui a dire: sì, è un discepolo.

Rodolfo di Giammarco: Avevo segnalato già, anni anni fa, 586 aggettivi che gli stavano bene. Bene, lui fra 10 anni ancóra si meriterà: A, abbagliante, abile, accattivante, accorto, acido, acidulo, acrobatico, acuto, aereo, affascinante, agghindato, aggiornato, aggraziato, aggressivo

[scorrono in sovrimpressione, intanto, altri aggettivi della serie: bambinesco, burattinesco, camaleontico, caricaturista, casto, cattivo, crudele, damerino, danzante, decadente, delirante, demodé, dolcemaro, eccentrico, eccessivo, eccezionale, educato, elegante, fulminante, funambolico, gaio, garbato, gattesco, irriverente, istrionico, leggiadro, lepido, lezioso, lunatico, madrigalesco, magnifico, narcisi[s]ta, oltraggioso, originale, punzecchiante, raffinato, svenevole, svagato [sic], tagliente, umorista, vecchiotto, volteggiante, vorticoso, zitellesco]

e si può finire… eh, con la zeta… ma veramente ne ho uno solo, che è comunque curioso: zitellesco [ride].

[Rita da Cascia: “C’è una banca sul nel cielo”]

Paolo Poli: Io spero di morire, eh, di un botto! Tu mi vuoi vedere nella carrozzina a rotelle coi tubi nel naso, oppure nella clinica svizzera? Per carità! Quando non gli si dà retta, capìto?, il corpo segue l’anima. Se c’è. Oppure segue la perfidia… na-na-na-ni-na-na… [canticchia, sorride].

Annunci

504. Paolo Poli (5).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=SmaUI3WYqsI

Natalia Aspesi: Normalmente il travestito cinematografico, teatrale, eh… è pesante, cioè se deve fare la donna fa la donna brutta, la donna grassa, la donna volgare, fa la puttana, fa… ecco…

[Milleluci, con Mina e la Carrà: “O tabarin”].

E siccome, eh… Poli è un uomo molto raffinato e molto intelligente, e molto bello, soprattutto da giovane era bellissimo, lui nei personaggj femminili mette dell’ironia, ma non del disprezzo.

[Milleluci, con Mina e la Carrà: “Vieni, pesciolino mio diletto”].

Paolo Poli: Fu lei che m’invitò… dice: Io mi vesto da omo, tu da donna, sì, va bene…

[Milleluci con Mina e la Carrà: “Mondana, mondana, perché”].

In televisione ho fatto sempre l’amico di qualcuno, mai ho avuto il mio programma, capìto? Tu m’hai citato Raffaella Carrà. Mai sono stato Raffaella Carrà.

[Milleluci con Mina e la Carrà: finale]

[Speciale per voi. Ragazza: Senti, io vorrei sapere, c’è una certa inclinazione al travestimento in te… — Paolo Poli: Sì. — Ragazza: Vorrei sapere se lo fai… solo per una … esigenza teatrale, o perché ti senti meglio in questi panni. — Paolo Poli: Io lo faccio per ‘esigenza teatrale, perché per altri divertimenti potrei farli in privato nel mio salotto, se ce l’avessi, capisci? — Ragazza: Benissimo… — Paolo Poli: Perché trovo che un teatro… il teatro naturalistico a cui già, non so, il futurismo e pirandello avevano dato dei colpi, è ora che deve finire. Sai, […] diceva: Non è uno straordinario attore, ma porta così bene il vestito; non è una straordinaria attrice, ma è molto chic].

Lucia Poli: Abbiamo fatto quattro spettacoli insieme, due negli anni Settanta, che sono Apocalisse, il primo, e Femminilità, fatto a lungo soprattutto Femminilità perché era uno spettacolo molto divertente, pieno… sugli anni Trenta, sulla… la femminilità, la donna negli anni Trenta, e quindi anche pieno anche di costumi, di canzoni… belle, divertenti, e quindi quello è andato benissimo e l’abbiamo fatto a lungo.

[Femminilità: “Dammi un bacio e ti dico di sì”]

[Uoki toki con Lucia Poli: Il dott. Jekyll & Mister Hyde].

4. LA MATURITÀ

[Premio Tenco: “ma se l’Italia ancor / fosse colpita al cuor…”].

Milena Vukotic: Beh, la sua cultura… che è infallibile, che direi che è rara in confronto… a tanti… parlo del nostro ambiente teatrale, io credo che sia… la cultura siamo noi si potrebbe dire nel suo caso.

[Il tranello di Medusa: scioglilingua]

Rodolfo Di Giammarco: Dispiace che non ci sia una sorta di scuola… che lui possa offrire agli altri, perché è sempre così irridente, è sempre così… poco credente, che non crede neanche a sé stesso nel poter consegnare il testimone ad altri, ma quanto sarebbe … un insegnante felice e pieno di… di sgarbi, lui!

[Pierino e il lupo]

Marco Messeri: L’Italia dovrebbe avere, un po’ più come ha la Francia, una carezza in più per gli attori sublimi, e cioè dire, ragazzi, ci sono tante persone che recitano, poi ci sono le eccellenze.

[Mistica]

Rodolfo Di Giammarco: Paolo Poli, lui ha una sua creatività che è più sul corpo e nella bocca, allora, piuttosto che nella stesura, che nella immaginazione dei testi. Lui è un testo, ripeto, scritto nella gamma della sua mimica e nelle possibilità furenti, fluenti del suo parlare.

[L’asino d’oro, teatro: Se la polizia si occupasse degli affari di cuore].

Lucia Poli: C’è una ripetitività, che però è un… una ripetitività rituale, ne, negli ultimi anni, e… lui stesso è talmente… eh, autoironico che dice: ma sai, io faccio sempre lo stesso spettacolo, suppergiù, no? Perché in fondo ha il grande valore di aver inventato qualcosa.

503. Paolo Poli (4).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=gilIYobEmO8



3. IL SUCCESSO

[Cercando cercando. Paolo Poli: Negli anni Sessanta era Milano la città che ha dato da vivere a tutti i teatranti, invece poi negli anni Settanta è diventata Roma, una città dove si faceva il teatro in soffitta, il teatro in cantina, il teatro nella chiesa sconsacrata, in un cortile, purché non fosse colle poltroncine, fosse scomodissimo… mia sorella ci ha preso persino la scabbia, una malattia rarissima].

[Canzone: “Sanzionami questo”].

Natalia Aspesi: Io non sapevo assolutamente chi fosse, sono andata da spettatore a vederlo, e a me questa bellissima ragazza vestita prima da contadinella, poi da… santa Rita, che era lui, invece, mi aveva assolutamente entusiasmato.

[Rita da Cascia: sola al mondo]

Sì, fece molto scandalo: primo perché, appunto, era un travestito, si travestiva, cioè faceva la donna, e poi perché questa santa Rita era una sporcacciona tremenda, vista da lui, peccatrice… [ride]

[Rita da Cascia: “… ti ricorderai di me in cielo?…”].

Lucia Poli: Fu Oscar Luigi Scalfaro che… denunciò per… questo spettacolo per vilipendio alla religione.

Paolo Poli: Erano i democristiani doc, vecchia maniera: tutti di un pezzo, e quindi la religione non si tocca. Io l’ho toccata: ho sbagliato – per lui. Chissenefrega, non porto rancore.

[Rita da Cascia: “Tua, fra le braccia tue”].

Lucia Poli: C’erano gli intellettuali, che naturalmente impazzivano, e c’era, invece, una piccola parte di pubblico, borghese, benpensante, più chiuso più, non so dire come, più osservante, più tradizionalista, che veniva scandalizzato ma erano veramente molto pochi.

[Babau: l’angelo del conformismo].

Marco Messeri: Paolo aveva una madre francescana, che, credo, si sia fatta mettere al cimitero vestita da terziaria, e… e quindi Paolo ha mangiato pane e religione sempre, come è anche nei toscani, perché poi i toscani spesso sono rispettosi della religione, e… a parole invece bestemmiano di continuo.

[Babau: presentazione].

Lucia Poli: Fu trasmesso sei anni dopo che lui l’aveva registrato perché lì c’erano dei frammenti dei suoi spettacoli dove si vedeva lui travestito da donna, e lì già comincia… anche se erano gli anni Settanta, la televisione non era più così… chiusa.

[Babau: “Fiocca, la neve fiocca”].

Marco Messeri: Sul fatto delle intonazioni Paolo Poli è un usignolo, e intonare come fa lui con dei fiati lunghi, insomma, è molto difficile, ed ha i suoni suoi, anzi, le prime volte che l’ho frequentato son tornato a casa mia e parlavo come fa anche lui… oioi … nananà… nananù-na… con tutta la… i suoni… di Paolo.

[Il buono e il cattivo: “Fru fru”].

Milena Vukotic: Ho lavorato con lui soprattutto in teatro, ci siamo conosciuti però prima in televisione, facevamo delle favole.

[Uoki toki, con la Vukotic: “Ecco il regolamento”].

[I tre moschettieri: sigla].

Marco Messeri: [ride] No, era… carino, era carino, era … il rapporto tra lucia e paolo è … è abbastanza buono sempre, insomma, e… poi c’era milena vukotic e… ed io… e in realtà siamo sempre andati d’accordo

[I tre moschettieri: Poli presenta: Così io e i miei compagni nonostante che non siamo più di primo pelo siamo regrediti allo stadio infantile travestendoci in mille modi scambiandoci mantelli e baffi per sceneggiare questo romanzo a puntate dumas ci mise sei mesi a raccontarlo siccome allora non c’era la televisione si servì dell’appendice del giornale il Siècle noi dureremo molto di meno, state tranquilli].

[I tre moschettieri: “Fatevi in là, vile bifolco”].

Marco Messeri: L’operazione l’abbiamo fatta tutta d’un fiato, fa… capìto, quasi improvvisando, dice: ora c’è da fare il guercio [mima]… era veramente come le marionette, uscire fuori e ritornare, uscire e rientrare…

[I tre moschettieri: “Ah Parigi, cominciamo bene”].

Milena Vukotic: Scambiavamo delle parti… è stato un bel lavoro anche non, non facilissimo perché… era in televisione, con la regia di Santo Sequi. Paolo non è un improvvisatore, per cui… bisogna essere preparati.

[I tre moschettieri: decreto].

502. Paolo Poli (3).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=aGLl5gciSwQ

Lucia Poli: Con Zeffirelli ha conosciuto sùbito la Laura Betti, e vivevano insieme, erano… come dire, le due ancelle, e Zeffirelli la principessa, la regina, gli è sempre piaciuto il ruolo [ride].

Paolo Poli: Io con Laura ho fatto solo una canzoncina in televisione.

[“Ballata dell’uomo ricco”]

Paolo Poli: La “Ballata del pover’uomo” [sic] entrò nell’orecchio del pubblico, fra l’altro anche della signora Campari, la vedova Campari, che venne a teatro al Gerolamo che è un teatrino di burattini e lei mi mandò un mazzo di violette (che portan male in teatro) e mi fece fare i caroselli, l’ho fatto… l’unica pubblicità che ho fatto, è perché proprio mi piace ancóra, il Campari.

[Carosello: “La fine della vita già s’appressa”]

Lucia Poli: Ma, a vent’anni il fatto di essere così … magro, alto, esile, ovviamente lo rendeva elegante, raffinato, in confronto al… questi che esibivano il muscolo, ecco, lui era un altro genere.

[Gli amori di Manon Lescaut]

Poli: Ma io ero… avevo un tipo di bellezza un po’ effeminata, però piacevo, e quindi avevo amici, amiche, ho avuto fidanzate, fidanzati, presentati a tutti tranquillamente.

[Non c’è amore più grande]

Milena Vukotic: Se avessero inventato… una sceneggiatura, sarebbe stato straordinario… in cinema, col fisico, poi, che ha…

[Le due orfanelle]

Paolo Poli: Io il teatro ‘un lo fo per ripiego, lo fo perché è quello… è quello che mi piace di più. Finché uno è vivo lavora dal vivo

[Cercando Cercando. Paolo Poli: Ho cominciato a fare delle cose un po’ più interessanti a Genova, con Aldo Trionfo: si facevano dei repertorj per allora inconsueti, si faceva Ionesco, La cantante calva].

[Al cavallino bianco: “Piano piano”]

[Cercando Cercando. Paolo Poli: Ho avuto la fortuna di fare delle riduzioni dell’operetta, che eran dei bei motivi viennesi fatti da degli ebrei scappati in Svizzera durante la Seconda guerra mondiale e allora, proprio nel ’60, mi pare, ho fatto il Cavallino bianco. Io ho lavorato in bianco e nero, come Greta Garbo, poi mi son fermato].

[Al cavallino bianco: ballo]

Marco Messeri: Mi ha raccontato lui che quando ebbe questo grande successo con la Mondaini, lui faceva Filiberto, quindi faceva un bambino, in televisione, che piaceva a tutti…

[Canzonissima, con Sandra Mondaini]

… allora fece la compagnia di teatro, e credo che fece il Candelajo di Giordano… non lo so, in quegli anni lì. E il pubblico andava a teatro per vedere Filiberto, quindi lui si cacciò nei debiti, perché… eh, lui aveva una compagnia costosa, e venne disertata dal pubblico perché non… assomigliava al… al progetto televisivo.

[Canzonissima, con Sandra Mondaini]

Paolo Poli: Davo i cascami delle mie trovate teatrali alla televisione, e sceglievo quelle, purtroppo, che non davano fastidio né a cristo né a satana, quelle robe medie che andavano per la famiglia italiana, che già allora aveva perduto gli ideali mazziniani che sono dio patria e famiglia. Già allora non c’era più. C’era solo, così, un’accozzaglia di persone che venivano tenute in un boom… economico… e gli si diceva ch’erano felici, e ci credevano.

[Canzonissima: “Se stasera il milioncino”]

Queste brutte canzonette italiane sono letteratura modesta, per esempio “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”, vuol dire che… anche in quegli anni… la famiglia sorvegliava la ragazzina, e ci voleva una scusa per scendere di sera, col bujo… quando… dietro la porta stessa si poteva fare qualche cosa. Non ci s’aveva mica la garçonnière!

[Chi canta per amore, chi per follia: “Questo è l’occhio bello”]

Lucia Poli: Ha più.. assimilato, sì, queste… favole, e canzoncine, e filastrocche toscane, sentite dalla mamma eccetera, ma soprattutto le canzoni del suo momento storico…

[Questo e quello: “Io non credevo mai”]

Questa letteratura popolare agiva in lui, perché intanto l’aveva sentita dalla mamma, dalla nonna, dal babbo…

[Chi canta per amore, chi per follia: La cornacchia del Canadà].

[Speciale per voi. Domanda: Tu hai maggiore successo con i bambini che con… le persone che tu vorresti raggiungere con questi messaggj. — Paolo Poli: Perché i bambini non sono ancóra, non sono ancóra, voglio dire, condizionati da una cultura o che. I bambini sono dei piccoli adulti che son terribili, hanno una capacità digestiva, bevono il latte che è un alimento completo, che a me mi fa male al fegato, per esempio. E trovo che… i bambini c’insegnano tante cose… sono dei… hanno anche una certa brutalità e un cinismo che gli adulti non hanno, e non li acchiappi con le civetterie culturali, come invece si può acchiappare anche voi].

501. Paolo Poli (2).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=dnWO8evDHKg

[Aldino mi cali un filino: “Se piove e vaghi per la città”]

Rodolfo di Giammarco: Da un punto di vista personale direi che la sua solitudine, perché è la solitudine l’unico motivo fondante della sua esistenza, può essere per certi versi considerata dall’esterno una fragilità, ma credo che per lui sia stato l’unico modo per vivere.

Paolo Poli: Non vo alle feste, mi tocca baciare Fini, non so… Bello, sì, sì. Può dare felicità a una donna, ma a me no. A me piacciono i mascalzoni, gli assassini, i ladri, gli extracomunitari. Ecco, e quindi…

[L’asino d’oro: “Che martirio, ragazze”].

Natalia Aspesi: Io poi quello che apprezzo, proprio, in lui è il suo isolamento. Facendo un lavoro che ha bisogno di pubblico e di pubblicità, lui riesce a vivere isolato.

Paolo Poli: Avanti, avanti. Dunque, questo è il corridojo che non si può levare perché è una casa vecchia, con le travi ancóra di legno.

E qua c’è la mia cara statua, che ho comprato da questi… eh, antiquarietti che c’eran qui. Cecilia, vedi?, acchiappa la nota colla boccuccia aperta e la mano così… La mano è quella di… anche di Mussolini, “il grande masturbatore del popolo” come diceva – chi lo diceva? Gadda, no? Eh… Dice: Il pòppolo italiano, e faceva una sega al popolo. Ora questo viene tagliato, ma non importa. Ecco, e così….

Guarda com’era bella la mia sorella quando ci aveva il bambino, lei come me, mai sempre avuto poppe, e invece l’è venuto le poppe, e il bambino dentro… allora gli ho fatto fare la foto, perché era proprio bella. Vedi, ci ho Moravìa… Fellini non ho mai lavorato con lui, perché io gli ho detto: Ma tu vai bene con le comparse, di te ci si ricorda la Saraghina; gli attori vanno bene per conto loro. Ma lui era straordinario, con le apparizioni. Quando c’è la nebbia, arriva un vecchio, il nonno… il nonno che scorreggia, questo ci si ricorda di lui.

Vieni, vieni. Ora ti farò scavalcare la porta segreta. E qui ci stava la mia caratterista…

[Jole Silvani]

Quella era la mia caratterista. E fino a quando ce l’ha fatta da sé, a essere indipendente è stata qui con me, e poi è ritornata a Trieste, la sua città di origine, da quell’orribile figlio che sta allattando, che bisognerebbe ucciderli appena nati, capìto?, perché è meglio. Diceva Michelangelo: I miei figlî sono le statue, che stanno ferme e zitte, non dànno noja.

[Babau: “Odio tutti, sono un mammone mancato”]

Lucia Poli: Ora comincia a essere considerato un personaggio di serie A, di primo piano, ma fino a pochi anni fa era considerato un… un comico, quindi già serie B, come se fosse una categoria inferiore. Un comico, uno che fa le sue stranezze, a modo suo… Invece di uno che ha inventato uno stile, no?

Paolo Poli: Non abbiamo autori di teatro, abbiamo comici. E quindi c’è Petrolini, Fellini, Mussolini. Sappiamo fare quello, noi: sappiamo vendere il niente. Ecco. Eh, la bravura del… trasformismo, tutte quelle robe lì, c’è sempre stato… le maschere… noi italiani siamo andati in giro nel mondo a raccontare Arlecchino e Pulcinella, sempre. E Dario Fo giustamente nella Scandinavia l’hanno molto apprezzato per queste sue doti funamboliche, perché da giovane era vivace, alzava una gamba, si rivoltava… [mima].

Rodolfo di Giammarco: Lui avrebbe spopolato sia in Inghilterra sia in Francia, ma lui è stato grandemente fortemente cocciutamente italiano, con il suo fiume di parole, e ha sempre desiderato essere… un – lui lo diceva, che era nato, dice che è nato a maggio, lo stesso mese di Dante Alighieri e di Marilyn Monroe.

Paolo Poli: Questi due puttini sono lo stato e la chiesa, all’epoca del Concordato, 1929: l’anno in cui sono nato io, purtroppo. Non perché sono nato, “purtroppo”, ma perché, purtroppo, c’è stato il concordato. Vedi come son carini?

2. I PRIMI PASSI

Paolo Poli: Eh, della mia mamma, i primi ricordi son le gambe. Perché si sedeva e si levava le scarpe e le calze, la prima cosa. Poverette, facevano tante ore… con sessanta, settanta bambini.

Lucia Poli: La mamma che era… capostipite: grande maestra elementare, montessoriana, e poi rousseauiana, che non ci mandava a scuola da bambini, perché, dice, l’educazione è naturale: i bambini imparano da sé. E nessuno di noi all’inizio è andato a scuola, alle elementari.

[Babau: Pierino porcospino: “Dice la mamma mio buon Corrado”]

Paolo Poli: Mi ricordo a otto anni ho letto un libro pornografico. E la mia mamma mi sorprese e disse: Ma non mi pare un libro per bambini. No, mamma è un libro porcellone, bellissimo, non capisco nulla, ma lo voglio lèggere tutto. Sì, va bene, poi restituiscilo a chi te l’ha prestato. Ma non mi chiese chi era, non voleva sapere… perché sa che dal male viene il bene. Una… la lettura, una roba scritta, immaginare una roba che è vera, è faticoso!

Lucia Poli: Paolo è nato negli anni Trenta, quindi nella Firenze del fascismo.

[Babau: “Appena giunto nell’accampamento”]

Lucia Poli: E mi diceva Paolo che quando appunto disse a suo padre che non era bravo in ginnastica, e veniva preso in giro da quelli più robusti che facevano le esibizioni e le bravure, babbo gli disse: E tu parla in latino, e così li zittisci.

Paolo Poli: Mio padre, un carabiniere semplice, carino. Dice: Paolo, che cos’è questa radice quadrata? Babbo, se lo chiedi a me, non so ancóra le tavoline, figùrati… E mi portò con sé, ammalatosi di tubercolosi, sul Lago di Como, perché all’epoca c’era solo custodimento e svago per guarire. E quindi son stato un anno solo con lui, e mentre la mia famiglia era numerosissima, eravamo sei fratelli, come nelle fiabe di Pollicino…

Lucia Poli: Lui si prendeva cura di me a modo suo, per esempio una volta mi tagliò i capelli. Eh… io seduta piccolina sullo sgabello del bagno, lo specchio del bagno era più alto, io seduta, piccola… e lui era di sopra, e guardando sé stesso mi rifece uguale, cioè coi capelli cortissimi, a sua immagine e somiglianza. Io avevo undici anni, quando mi alzai, a vedermi questi capelli quasi a zero mi misi a piangere, non volevo più andare a scuola… Lui invece sostiene non sono mai stata così carina.

Paolo Poli: A Roma mentre ero ospite in casa di Zeffirelli ho conosciuto Marcel Escoffier che faceva il costumista, aveva fatto tutti i film di Cocteau. Già l’idea che lui m’ha detto che Cocteau diceva di sé stesso: Cocteau è il plurale di cocktail, già mi aprì un orizzonte su queste persone che parlavano con frivolezza, con leggerezza del loro lavoro…

500. Paolo Poli (1).

13 Gen



1. DICONO DI LUI.

Rodolfo di Giammarco: Lui è anche il più classico degli attori. Lui è la tradizione. La tradizione vera, ricordiamocelo, è fatta di attori che ai tempi di Shakespeare erano donne, perché non c’era l’attrice.

[L’asino d’oro, film: “Tersilia, ti ha detto nulla la tua mamma?”].

Domanda: Quando e come avviene il… la grande decisione di occuparti solo di spettacolo?

Paolo Poli: Sai, nella vita non c’è mai un unico avvenimento. Queste sono le donne di facili virtù che raccontano: Suora, io non volevo, passavo di lì e son caduta riversa sul biliardo e la gonna mi s’è aperta come un ventaglio, ho perduto i sensi e… Invece no, nella vita ci sono tutte… prime volte ce ne sono venti, trenta. Io ho raccontato di essere vergine per una ventina d’anni.

[Babau: “Sul lago Tana / Quando la notte si avvicina…”]

Natalia Aspesi: Lui che pure è una persona coltissima e molto intelligente, si serve di questi testi poveri, banali, vecchî, un po’ ridicoli non per essere intellettuale, camp, kitsch, così, ma per rappresentare un periodo, un tempo e un modo di essere.

[Babau: “Ci vuole tempo ed animo sereno / Ma questo ai giorni nostri chi lo sa?”]

Paolo Poli: Sono grato a queste brutte canzonette italiane perché mi hanno consentito di passare da un teatro un po’ più rivistajolo a uno un pochino più di… di prosa. Ma ho sempre mescolato le arti, come s’è fatto all’inizio del nostro secolo. Il canto, il ballo, il parlato, li ho sempre mescolati.

[Rita da Cascia: “Sentimental”]

[Speciale per voi. Domanda: Con queste canzoncine che cosa intendi dire? — Paolo Poli: Queste qui son roba così, di documento. Il messaggio lo lascio nella segreteria telefonica].

Lucia Poli: Qualcosa, diciamo, di toscano c’è, ovviamente, in noi. Anche se poi Paolo dice: “Io? Sono nato in treno! Non sono fiorentino!” Non gli piace essere catalogato, proprio, come uno degli artisti fiorentini.

Paolo Poli: Chissenefrega della toscanità, è come la negritudine. Io ho visto dei negri bellissimi e degli altri orrendi. Quello bello mi garba anche a me.

Natalia Aspesi: E’ un aristocratico. Non è un populista.

Paolo Poli: Insieme alla superbia, di cui io mi vanto, mi piace moltissimo esser superbo, ci ho anche la modestia. Eh, sai… Poi ci son quelli che non ci han né l’uno né l’altro.

[I tre moschettieri: “Viva Bacco”]

Marco Messeri: E l’è, Paolo, è un francescano vero. Cioè la sua mensa è sempre piena di ospiti, non ha rispetto, non guarda mai a certe avarizie di risparmio…

[Babau con Eco: Umberto Eco: In fondo, cos’è in conformismo?, volevo definirlo in modo serio… — Paolo Poli: E’ la cravatta che ti sei messo per venire qui in trasmissione. — Umberto Eco: Ed è il maglione che tu porti per dire che sei un attore… — Paolo Poli: Eh, be’… — Umberto Eco: … e non un ospite esterno. — Paolo Poli: Certo. — Umberto Eco: Esattamente: è l’osservanza di alcuni modelli che la società ci dà].

Marco Messeri: Secondo me il vero fascino di Paolo è la qualità della recitazione. E cioè l’abilità di alternare suoni, di affascinare con la parola, anche se fa dei personaggj maschili, o anche se fa la vecchia.

[H2S: la centenaria]

Paolo Poli: Sai, Totò aveva il ricordo di quegli sketch meravigliosi, di successo fatto in teatro. E, ogni tanto… eh, lo metteva in un film. Quello, il negozio dei manichini, così [mima], che c’è il marito geloso: Dov’è l’amante? Lo voglio uccidere! Allora lui… [mima]. E poi… [mima]. E poi si fermava. Sai, quello che… l’hanno fatto tutti…

Lucia Poli: E’ stato sempre un po’ il gioco la cifra principale. Poi dietro c’è lo studio, l’attenzione, appunto, al particolare, c’è la voglia malandrina di mescolare l’alto col basso, il sacro col profano…

[Jacques il fatalista: “Queste madonne di Raffaello / Per le fanciulle sono un modello…”]

Paolo Poli: Sono stato molto criticato durante la mia vita. Mi dicevano sempre: scherza coi fanti e lascia stare i santi. Non ho lasciato stare né gli uni né gli altri. E così vi chiedo perdòno.

Natalia Aspesi: Ma lui è talmente raffinato, anche e soprattutto quando avvicina lo scandalo, che io credo che farebbe sorridere anche questo papa così rigido. Perché nella… nelle sue prese in giro o quello che si chiama, appunto, trasgressione c’è un’innocenza, non c’è scandalo, non c’è peccato, secondo me.

Paolo Poli: Il peccato… Sai, gli Svizzeri ‘un hanno fatto mai la guerra, però hanno ottenuto i soldi di quelli che la fanno, capìto?

[Mixer (con Lucia Poli). Isabella Rossellini: Tu fai la donna, tu adesso fai un Achille che si traveste da donna per stare con la tua amata, quindi fai due giri di sesso Che è tutta ‘sta confusione? — Paolo Poli: Ma nello spettacolo è giusta, questa confusione dei sessi. E poi l’Ottocento è stato così rigoroso che adesso un po’ di confusione porta un vento di riscossa, di fronda, trovo che va bene].

[Babau: “Quando al tuo sen talora / Mamma mi fai dormir…”]

Paolo Poli: Io invece son partito sùbito col piede sbagliato. Ho sempre saputo che ero una minoranza indesiderata. Però ho fatto in modo… da cavarmela.

Natalia Aspesi: La gayezza secondo me in un… anche negli anni più retrogradi per quello che riguarda il teatro era, diciamo, ammessa, ecco. Non faceva scandalo.

Paolo Poli: Non avevo paura a tingermi i capelli perché eravamo in pochi. Di uomini che si tingevano i capelli c’ero io, Corrado Pani, le sorelle Kessler…

Milena Vukotic: E’ un artista al disopra di questi termini… di questi luoghi comuni, se mi permette.

Paolo Poli: Ero molto amato, da giovane, uomini e donne m’hanno sempre coccolato e non ho mai avuto paura d’essere al mondo. Mi son sempre buttato, con fiducia. Guarda il sole, va e viene, come nella vita, ci sono momenti di tristezza e di gioja. Ma non è detto che la pioggia sia meno allegra del sole. C’è a chi gli piace…