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324. Impresa XXXIX.

19 Set

SOLE ATTRAVERSO LE NUBI. “NITOR IN ADVERSVM”.
Forza è che il Sole, benché spesso attenti
Coltre di nubi al suo vivo nitore,
Parte scemando al tutto suo candore,
Raggj prolunghi nondimeno ardenti;
    E tra i vapori sozzi contendenti
Al ministerio suo, dispensatore
Sia di luce, di frutti, & di calore
Ai mondi senza lui freddi, & languenti.
     Forza è che l’ombra là dove più brilla
La luce, là più ostenda manti oscuri;
E se al gran fonte luminoso stilla
     Detrae talora d’atramenti impuri,
Non sottrae, con un raggio, una scintilla,
Nulla ai suoi beneficj imperituri.

323. Impresa XXXVIII.

19 Set

SOLE SEMINASCOSTO TRA LE NUBI; ROCCE CHE LE FRECCE NON SCALFISCONO. “IDEM SEMPER VBIQVE”.
Il Sole, che è del vero chiara insegna,
Si cela spesso dietro nubi oscure;
Ma solo in parte, e sulle rocce dure
Della fortezza i raggj suoi disegna.
    L’inimicizia invano i dardi impegna
Contro la roccia, invano le misure
Prende ai suoi lancj; monche spuntature
Restano infine della furia indegna.
    Dove chiaro non è, a chi ben l’addentri,
Questo groppo di frecce, rocce, sole,
Come stia insieme, cosa illustri, o c’entri.
    Ma in fondo è giusto che a chi fare vuole
Che fondo senso in un quadretto rientri,
Di fondo senso manchino parole.

322. Impresa XXXVII.

19 Set

ECLISSI LUNARE. “CENSVRAE PATET”.
Splende la Luna, a rimediar l’ammanco
Del Sole al mondo, e, benché sian minori,
Comparte a queste tenebre splendori,
Mostra nell’ombra nera il volto bianco.
    Se ad intervalli essa ritrae il fianco
Tra le tenebre stesse, e a noi di fuori
Non mostra usato il serto di pallori,
E’ a celare a periodi il volto stanco.
   Ma è quando questa terra s’è intromessa
Tra lei e il Sole che essa mostra, mesta,
La sua luce non propria, ma riflessa;
   Ché se larva non ha di cui si vesta,
Larva a vestir le è in raggio altrui concessa;
E, larvata, sé stessa manifesta.

321. Impresa XXXVI.

19 Set

TORRE CAMPANARIA, & CAMPANA ROTTA. “EX PVLSV NOSCITVR”.
Chiamata a richiamare con profonde
Note i fedeli a messa, e a partir l’ore,
La campana non serve più il pastore,
E, chiamata a chiamare, non risponde.
    Al batacchio oramai più non nasconde,
Suo svegliarino, e suo torturatore,
Come a troppo sollecito premuore
Richiamo volontà, che si confonde.
    Senza più tempo a sviluppare il callo,
Scontato ha insufficiente la sua lega,
Mentre serviva, il fragile metallo.
    D’ora con l’ozio mai più in santa bega,
Per servire inservibile, ecco in fallo
D’ozio chi si spezzò, e più non s’impiega.

320. Impresa XXXV.

19 Set

SOLE SPENTO IN MANO AL FILOSOFO. “LVMINE CARENS”.
Schiodato il Sole dalla propria sfera
Tanto è ridotto di misura (oh arcano)
Che può ad un uomo stare nella mano,
E in vista è, senza raggj, stella nera.
    Dubita il mondo che sia quella vera,
Dato il latore e il suo fosco gabbano;
Eppure è quel del cielo alto sovrano,
Eppure ha luce in sé non meno altèra.
    Poiché nel mondo il Sole ha tanti impaccj
A mostrarsi, ché al Sole ha il mondo invidia,
Non teme di ravvolgersi tra straccj,
    Smarrire il lume, d’apparente accidia
Preferendo risplendere tra i laccj,
Che spegnersi per colpa d’altrui insidia.

319. Impresa XXXIV.

19 Set

IL SOLE ALLO ZENIT NON PROJETTA ALCUN’OMBRA.
La virtù che ti splende dritta in testa
E’ uno zenit che ombra non projetta;
Ombra che ombra sopra te non getta,
E che i passi tuoi segua, ombra molesta.
    Nel meriggio perenne, mai non resta
Di splendere Virtù; la sua saetta
E’ il nadir dell’invidia, che rigetta,
Precipitando in tenebra funesta.
    L’ombra, che adombra altrui, di faccia ai lumi
Che ti dona virtù dall’ombra intatta,
Ti rende pari uno splendore ai numi
    Che a pro di sé l’ombra d’inferno han fatta:
Ché tanta maggior luce su te assumi
Quanto più d’ombra sé l’invidia imbratta.

318. Impresa XXXIII.

19 Set

SOLE AL TRAMONTO, CORONA E SCETTRO SU UNA TOMBA. “FVTVRVM INDICAT”.
E’ il tramonto sereno, e sulla terra
Manda raggj morenti il Sole in pace;
E’ in pace perché muore, e nel fugace
Ultimo istante al mondo non fa guerra.
    Non cinto serto, scettro che non serra
Più alcuno, su un sepolcro è la loquace
Impresa del silenzio in che al re piace
Chiudersi, ora che un sasso lo rinserra.
    Vuole tranquillità; non terra ambìta,
Ma debita; non terra sterminata,
Bastano sette palmi al fin di vita.
    Auspicio d’un’età non perturbata
Quieto tramonta il re; roseocrinita
L’alba annuncia il morir della giornata.