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502. Paolo Poli (3).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=aGLl5gciSwQ

Lucia Poli: Con Zeffirelli ha conosciuto sùbito la Laura Betti, e vivevano insieme, erano… come dire, le due ancelle, e Zeffirelli la principessa, la regina, gli è sempre piaciuto il ruolo [ride].

Paolo Poli: Io con Laura ho fatto solo una canzoncina in televisione.

[“Ballata dell’uomo ricco”]

Paolo Poli: La “Ballata del pover’uomo” [sic] entrò nell’orecchio del pubblico, fra l’altro anche della signora Campari, la vedova Campari, che venne a teatro al Gerolamo che è un teatrino di burattini e lei mi mandò un mazzo di violette (che portan male in teatro) e mi fece fare i caroselli, l’ho fatto… l’unica pubblicità che ho fatto, è perché proprio mi piace ancóra, il Campari.

[Carosello: “La fine della vita già s’appressa”]

Lucia Poli: Ma, a vent’anni il fatto di essere così … magro, alto, esile, ovviamente lo rendeva elegante, raffinato, in confronto al… questi che esibivano il muscolo, ecco, lui era un altro genere.

[Gli amori di Manon Lescaut]

Poli: Ma io ero… avevo un tipo di bellezza un po’ effeminata, però piacevo, e quindi avevo amici, amiche, ho avuto fidanzate, fidanzati, presentati a tutti tranquillamente.

[Non c’è amore più grande]

Milena Vukotic: Se avessero inventato… una sceneggiatura, sarebbe stato straordinario… in cinema, col fisico, poi, che ha…

[Le due orfanelle]

Paolo Poli: Io il teatro ‘un lo fo per ripiego, lo fo perché è quello… è quello che mi piace di più. Finché uno è vivo lavora dal vivo

[Cercando Cercando. Paolo Poli: Ho cominciato a fare delle cose un po’ più interessanti a Genova, con Aldo Trionfo: si facevano dei repertorj per allora inconsueti, si faceva Ionesco, La cantante calva].

[Al cavallino bianco: “Piano piano”]

[Cercando Cercando. Paolo Poli: Ho avuto la fortuna di fare delle riduzioni dell’operetta, che eran dei bei motivi viennesi fatti da degli ebrei scappati in Svizzera durante la Seconda guerra mondiale e allora, proprio nel ’60, mi pare, ho fatto il Cavallino bianco. Io ho lavorato in bianco e nero, come Greta Garbo, poi mi son fermato].

[Al cavallino bianco: ballo]

Marco Messeri: Mi ha raccontato lui che quando ebbe questo grande successo con la Mondaini, lui faceva Filiberto, quindi faceva un bambino, in televisione, che piaceva a tutti…

[Canzonissima, con Sandra Mondaini]

… allora fece la compagnia di teatro, e credo che fece il Candelajo di Giordano… non lo so, in quegli anni lì. E il pubblico andava a teatro per vedere Filiberto, quindi lui si cacciò nei debiti, perché… eh, lui aveva una compagnia costosa, e venne disertata dal pubblico perché non… assomigliava al… al progetto televisivo.

[Canzonissima, con Sandra Mondaini]

Paolo Poli: Davo i cascami delle mie trovate teatrali alla televisione, e sceglievo quelle, purtroppo, che non davano fastidio né a cristo né a satana, quelle robe medie che andavano per la famiglia italiana, che già allora aveva perduto gli ideali mazziniani che sono dio patria e famiglia. Già allora non c’era più. C’era solo, così, un’accozzaglia di persone che venivano tenute in un boom… economico… e gli si diceva ch’erano felici, e ci credevano.

[Canzonissima: “Se stasera il milioncino”]

Queste brutte canzonette italiane sono letteratura modesta, per esempio “Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte”, vuol dire che… anche in quegli anni… la famiglia sorvegliava la ragazzina, e ci voleva una scusa per scendere di sera, col bujo… quando… dietro la porta stessa si poteva fare qualche cosa. Non ci s’aveva mica la garçonnière!

[Chi canta per amore, chi per follia: “Questo è l’occhio bello”]

Lucia Poli: Ha più.. assimilato, sì, queste… favole, e canzoncine, e filastrocche toscane, sentite dalla mamma eccetera, ma soprattutto le canzoni del suo momento storico…

[Questo e quello: “Io non credevo mai”]

Questa letteratura popolare agiva in lui, perché intanto l’aveva sentita dalla mamma, dalla nonna, dal babbo…

[Chi canta per amore, chi per follia: La cornacchia del Canadà].

[Speciale per voi. Domanda: Tu hai maggiore successo con i bambini che con… le persone che tu vorresti raggiungere con questi messaggj. — Paolo Poli: Perché i bambini non sono ancóra, non sono ancóra, voglio dire, condizionati da una cultura o che. I bambini sono dei piccoli adulti che son terribili, hanno una capacità digestiva, bevono il latte che è un alimento completo, che a me mi fa male al fegato, per esempio. E trovo che… i bambini c’insegnano tante cose… sono dei… hanno anche una certa brutalità e un cinismo che gli adulti non hanno, e non li acchiappi con le civetterie culturali, come invece si può acchiappare anche voi].

501. Paolo Poli (2).

14 Gen

http://www.youtube.com/watch?v=dnWO8evDHKg

[Aldino mi cali un filino: “Se piove e vaghi per la città”]

Rodolfo di Giammarco: Da un punto di vista personale direi che la sua solitudine, perché è la solitudine l’unico motivo fondante della sua esistenza, può essere per certi versi considerata dall’esterno una fragilità, ma credo che per lui sia stato l’unico modo per vivere.

Paolo Poli: Non vo alle feste, mi tocca baciare Fini, non so… Bello, sì, sì. Può dare felicità a una donna, ma a me no. A me piacciono i mascalzoni, gli assassini, i ladri, gli extracomunitari. Ecco, e quindi…

[L’asino d’oro: “Che martirio, ragazze”].

Natalia Aspesi: Io poi quello che apprezzo, proprio, in lui è il suo isolamento. Facendo un lavoro che ha bisogno di pubblico e di pubblicità, lui riesce a vivere isolato.

Paolo Poli: Avanti, avanti. Dunque, questo è il corridojo che non si può levare perché è una casa vecchia, con le travi ancóra di legno.

E qua c’è la mia cara statua, che ho comprato da questi… eh, antiquarietti che c’eran qui. Cecilia, vedi?, acchiappa la nota colla boccuccia aperta e la mano così… La mano è quella di… anche di Mussolini, “il grande masturbatore del popolo” come diceva – chi lo diceva? Gadda, no? Eh… Dice: Il pòppolo italiano, e faceva una sega al popolo. Ora questo viene tagliato, ma non importa. Ecco, e così….

Guarda com’era bella la mia sorella quando ci aveva il bambino, lei come me, mai sempre avuto poppe, e invece l’è venuto le poppe, e il bambino dentro… allora gli ho fatto fare la foto, perché era proprio bella. Vedi, ci ho Moravìa… Fellini non ho mai lavorato con lui, perché io gli ho detto: Ma tu vai bene con le comparse, di te ci si ricorda la Saraghina; gli attori vanno bene per conto loro. Ma lui era straordinario, con le apparizioni. Quando c’è la nebbia, arriva un vecchio, il nonno… il nonno che scorreggia, questo ci si ricorda di lui.

Vieni, vieni. Ora ti farò scavalcare la porta segreta. E qui ci stava la mia caratterista…

[Jole Silvani]

Quella era la mia caratterista. E fino a quando ce l’ha fatta da sé, a essere indipendente è stata qui con me, e poi è ritornata a Trieste, la sua città di origine, da quell’orribile figlio che sta allattando, che bisognerebbe ucciderli appena nati, capìto?, perché è meglio. Diceva Michelangelo: I miei figlî sono le statue, che stanno ferme e zitte, non dànno noja.

[Babau: “Odio tutti, sono un mammone mancato”]

Lucia Poli: Ora comincia a essere considerato un personaggio di serie A, di primo piano, ma fino a pochi anni fa era considerato un… un comico, quindi già serie B, come se fosse una categoria inferiore. Un comico, uno che fa le sue stranezze, a modo suo… Invece di uno che ha inventato uno stile, no?

Paolo Poli: Non abbiamo autori di teatro, abbiamo comici. E quindi c’è Petrolini, Fellini, Mussolini. Sappiamo fare quello, noi: sappiamo vendere il niente. Ecco. Eh, la bravura del… trasformismo, tutte quelle robe lì, c’è sempre stato… le maschere… noi italiani siamo andati in giro nel mondo a raccontare Arlecchino e Pulcinella, sempre. E Dario Fo giustamente nella Scandinavia l’hanno molto apprezzato per queste sue doti funamboliche, perché da giovane era vivace, alzava una gamba, si rivoltava… [mima].

Rodolfo di Giammarco: Lui avrebbe spopolato sia in Inghilterra sia in Francia, ma lui è stato grandemente fortemente cocciutamente italiano, con il suo fiume di parole, e ha sempre desiderato essere… un – lui lo diceva, che era nato, dice che è nato a maggio, lo stesso mese di Dante Alighieri e di Marilyn Monroe.

Paolo Poli: Questi due puttini sono lo stato e la chiesa, all’epoca del Concordato, 1929: l’anno in cui sono nato io, purtroppo. Non perché sono nato, “purtroppo”, ma perché, purtroppo, c’è stato il concordato. Vedi come son carini?

2. I PRIMI PASSI

Paolo Poli: Eh, della mia mamma, i primi ricordi son le gambe. Perché si sedeva e si levava le scarpe e le calze, la prima cosa. Poverette, facevano tante ore… con sessanta, settanta bambini.

Lucia Poli: La mamma che era… capostipite: grande maestra elementare, montessoriana, e poi rousseauiana, che non ci mandava a scuola da bambini, perché, dice, l’educazione è naturale: i bambini imparano da sé. E nessuno di noi all’inizio è andato a scuola, alle elementari.

[Babau: Pierino porcospino: “Dice la mamma mio buon Corrado”]

Paolo Poli: Mi ricordo a otto anni ho letto un libro pornografico. E la mia mamma mi sorprese e disse: Ma non mi pare un libro per bambini. No, mamma è un libro porcellone, bellissimo, non capisco nulla, ma lo voglio lèggere tutto. Sì, va bene, poi restituiscilo a chi te l’ha prestato. Ma non mi chiese chi era, non voleva sapere… perché sa che dal male viene il bene. Una… la lettura, una roba scritta, immaginare una roba che è vera, è faticoso!

Lucia Poli: Paolo è nato negli anni Trenta, quindi nella Firenze del fascismo.

[Babau: “Appena giunto nell’accampamento”]

Lucia Poli: E mi diceva Paolo che quando appunto disse a suo padre che non era bravo in ginnastica, e veniva preso in giro da quelli più robusti che facevano le esibizioni e le bravure, babbo gli disse: E tu parla in latino, e così li zittisci.

Paolo Poli: Mio padre, un carabiniere semplice, carino. Dice: Paolo, che cos’è questa radice quadrata? Babbo, se lo chiedi a me, non so ancóra le tavoline, figùrati… E mi portò con sé, ammalatosi di tubercolosi, sul Lago di Como, perché all’epoca c’era solo custodimento e svago per guarire. E quindi son stato un anno solo con lui, e mentre la mia famiglia era numerosissima, eravamo sei fratelli, come nelle fiabe di Pollicino…

Lucia Poli: Lui si prendeva cura di me a modo suo, per esempio una volta mi tagliò i capelli. Eh… io seduta piccolina sullo sgabello del bagno, lo specchio del bagno era più alto, io seduta, piccola… e lui era di sopra, e guardando sé stesso mi rifece uguale, cioè coi capelli cortissimi, a sua immagine e somiglianza. Io avevo undici anni, quando mi alzai, a vedermi questi capelli quasi a zero mi misi a piangere, non volevo più andare a scuola… Lui invece sostiene non sono mai stata così carina.

Paolo Poli: A Roma mentre ero ospite in casa di Zeffirelli ho conosciuto Marcel Escoffier che faceva il costumista, aveva fatto tutti i film di Cocteau. Già l’idea che lui m’ha detto che Cocteau diceva di sé stesso: Cocteau è il plurale di cocktail, già mi aprì un orizzonte su queste persone che parlavano con frivolezza, con leggerezza del loro lavoro…