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416. Ups ‘n downs.

7 Nov

Mai disperare. Stamane mi sono alzato bene, diciamo alle 5.30, ciò che non disturberebbe affatto se non fossi un tantino debilitato, quantomeno senza febbre. Insomma, la cosa è parsa ingranare. Ho dovuto spostare leggermente in avanti l’orario dell’antibiotico, diciamo tra le 9.30 e le 10.00, per via del problema tecnico incontrato con una siringa, che non tirava più e mi ha solo permesso, jeri, di non interrompere la terapia. Trattandosi di un antibiotico non devo interrompere.

Stamani poi mi sono addormentato, e fiducioso di avere l’occorrente con me, me ne sono uscito, lasciando tutto quanto non occorreva (ah se avessi saputo) in deposito in un posto che non riaprirà fino alle 20.00 di stasera.

Alle 9.15 puntualmente è salita la febbre. Mi sono precipitato a fare l’iniezione in un posto tranquillo, ma – disdetta – non ho l’antibiotico con me. L’ultima volta che l’ho fatto è stato alle 22.00 di jersera, adesso sono le 10.00, adesso scade il termine per farla. E devo aspettare almeno le 20.00, che fanno altre 10 ore. E’ sabato, il medico di base è in montagna. Non ho uno straccio di ricetta con cui dimostrare che sto prendendo detto farmaco, e non è certo un farmaco da banco. Ho le difese basse. In 22 ore tutto l’autoimmunizzabile si autoimmunizzerà, e io potrò buttare nel cesso tutte le belle boccette che avanzano. Dopodiché che cosa mi prescriveranno? Ad essere sincero, mi viene un po’ da ridere. 

Qualcosa succederà.

Qualcosa deve sempre succedere: intanto è successo questo. Si vede che era destino.

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415. Prosa.

6 Nov

L’unica novità eccitante è che ho imparato, prima di andare a dormire sotto le stelle, a bucare la mia pelle; ma non sono un ragazzo ribelle, in primis perché non sono un ragazzo, secundum perché sono un vigliaccone di prima categoria. Grazie a qualche chiara istruzione di alcor, via mail, adesso mi trafiggo i glutei a tutto spiano, spremendoci dentro una soluzione di acqua e principio attivo che una volta dentro duole come un forte calcio in culo, ma pare fare il suo effetto. Jeri ebbi solamente due ore di febbre, dalle 15.00 alle 17.00 in circa; oggi nemmeno quelle, almeno finora. Inoltre questo parente del ceftriaxone, che si chiama ceftazidima, è (copiazzo dalle indicazioni terapeutiche del bugiardello) “Di uso selettivo e specifico per infezioni batteriche di accertata o presunta origine da gram-negativi ‘difficili’ o da flora mista con presenza di gram-negativi resistenti ai più comuni antibiotici”, vale a dire che – credo – se fungia, vuol dire che il mio Male è causato da agenti patogeni gram-negativi, ciò che esclude a fortiori che possa trattarsi di tisi perché il bacillo di Koch è gram-positivo. Nel caso non fungiasse, e avessi nuovamente cantato vittoria troppo presto, sto anche prendendo dell’acetilcisteina, mucolitico fatto in bandiera per fornire ottimo espettorato in cui galleggiano e si contorcono i tipici stronzoli anaerobi – se ci sono. Comunque sia, nulla di preciso mi diranno le analisi del sangue, perché sono del tutto inutili a rilevare la presenza del lurido procariota.

L’assenza di febbre mi restituisce alla realtà dei fatti, veduta saggiata assaporata in tutte le sue autentiche sfumature. Non sono più visitato da devanei blandi, incubi leggeri, strane visioni. La mia ispirazione torna ad essere fatìca quotidiana. Vedo distintamente le case dai muri scrostati, le strade dissestate, le facce pendule delle persone che si recano al lavoro, le facce fresche ed ebeti degli studenti che ridacchiano sopra i libri di scuola, e attaccano le caccole sotto i banconi. Posso contare una per una le rughe sui ceffi patibolari dei compagni di sventura, che mi sputtanano comodamente seduti sui gradini delle biblioteche. La tinta color mattone della paranoica rumena che circola in ciabatte rosa per i piani della biblioteca mi appare in tutta la sua cruda evidenza. Sostengo conversazioni di una noja allucinante senza perdere il filo, ma solo la pazienza. Ho recuperato il discernimento necessario a capire che merdate siano le tristissime vignette del dilettante rumeno che hanno appeso nel vestibolo. Non mi appare più cinto da una suggestiva nebbiolina Antonio Pavone seduto alla sua postazione, mentre sonnecchia, o si riporta i capelli su dal buco del culo, servendosi di una Bic verde comprata dal Comune. Se incontro un esemplare di Però, non la raccolgo per leggerla, come mi può capitare quando tocco i 39 gradi di temperatura corporea, ma per far sparire un’altra copia dentro qualche cassonetto. Se incontro l’ineffabile Getau, non rimango a chiedermi affascinato in qualche misterioso idioma mi parli, sputacchiando consonanti fuori dal muso di bull-dog; sento distintamente “zingaro di mérda!”, “tue leggi italiane, leggi di mérda!”, “italiani mérda”, “ti do io albano carisi di mérda”, “romina puttana!”, e, insomma, tutte le solite cose.

Mi sono affrettato, tra i fumi dell’affezione, a trascrivere sogni e visioni, come Poe o Yeats: mi sembrano quantitativamente così poca cosa! Se ci sono motivi per non rimpiangere lo stato febbrile – e ce ne sono, & potenti -, mi rattrista l’idea di questo ritorno alla prosa.

Non è vero che voglio avere la febbre: è che la vita manca clamorosamente di poesia, questo è il fatto.

410. Lampioni colorati.

30 Ott

Sono in p.zza s. Carlo, mi ritrovo su una panchina davanti agli archi intestati alla s. Paolo, che sono tredici. Ci sono 14 gradi e sono le 20.11. Ho il caval d’brons del Marocchetti sulla sinistra, davanti a me. Noto che hanno già messo quelle discutibili installazioni prefestive, che rendono la piazza ancóra più buja di quanto sia normalmente: i lampioni sono stati ornati in modo che adesso non mandano la solita smorta luce giallastra, ma, nell’ordine – cominciando dai lampioni che pendono dagli archi suddetti, luci giallo-rosso-blu, verde-giallo (almeno; forse giallo-verde-giallo, ma di qui non si vede bene), blu-giallo-rosso, rosso-giallo(-?), rosso-blu-giallo (proprio davanti a me), azzurro-giallo-rosso, rosso-giallo-verde, una specie di arancio-rosso, rosso (?)-rosso, verde-giallo-rosso, blu-giallo, giallo-blu-rosso. La piazza è poi illuminata, all’interno del perimetro, da 4 coppie di di alti grappoloni di lampioni, colorati adesso allo stesso modo, e avvolti come in specie di matasse, o gomitoli, che però non s’illuminano, e comunque sono una cosa tristissima a vedersi. Guardo le cose, pur tra i fumi del nimesulide e della febbre, con una tale affettuosità – anche gli sporchissimi piccioni, che continuano a fare la spola tra la fontanella e una delle panchine interne ai portici alle mie spalle, passandomi tutte le volte sopra la testa, col rischio di lasciarmi qualche stronzo in capo – che mi rendo conto di volerne prendere nota perché domani, effettivamente, potrei dovergli dare l’addio, per qualche tempo. Domani spero veramente che mi ricoverino, ho un’infezione violenta, e domani faranno otto giorni. Finirà col fondermi il cervello, e preferirei evitare, ché già funziona sì e no.

407. Jeri scrivevo (e dimenticavo di postare)

29 Ott

Sospettavo la tbc, mentre il dottore, che finalmente ho consultato oggi, sospetta la suina. Ma è ancóra prematuro stabilirlo: devo prima prendere due medicine, che sono il nimesulide e il ciproxin, che mi permettano di buttar giù la febbre e farmi passare i dolori alle ossa. Ho dolori a tutte le ossa, ciò che mi consente di dire che sì, è vero, il corpo umano contiene non meno di 3892 ossa. Almeno il mio corpo umano. Però devo aspettare a domani a prendere le medicine, perché non ho i soldi, ma consola un poco l’idea che un certo numero di ore che mi separano da oggi a domani lo passerò dormendo, e dunque in stato d’incoscienza; risvegliandomi fradicio di sudore, certo, e con la testa come un cestone, scosso dal parletico, con gli occhî che lacrimano e sparando cazzate ogni volta che apro bocca, ma vivo, perdio, & avviato ad una felice guarigione. Anche se un po’ mi dispiace dover deporre i miei propositi omicidi: sarebbe stata l’unica cosa in grado di dare un minimo di spessore a quest’esistenza da bestia.

 

Rimarrò quattro giorni in osservazione, dopodiché si vedrà se le medicine hanno fatto il loro effetto: se non avranno fatto effetto, spero almeno che avranno contribuito ad abbattere la febbre, rimettendomi nelle condizioni di lucidità indispensabile a continuare la mia opera di delazione e sputtanamento a mezzo blog, la quale dovrebbe continuare alacre, se si trattasse di malattia che non perdona, fino alla mia dipartita. Dipartire passi, ma non con questi pesi sullo stomaco!

405. Il Male.

27 Ott

Va bene, stamani dovevo andare a farmi assegnare un altro medico della mutua, perché la dottoressa che avevo scelto, solo per il fatto che era in zona molto centrale, prima che ne avessi bisogno la prima volta, si è ritirata, e quello che l’ha sostituita mi ha detto che comunque il trasferimento devo farlo. Insomma, già che c’ero, mi sono fatto consigliare il medico di famiglia da qualcuno che mi sembra goda ancòra di buona salute, e prendo quello.  A me è ignoto se all’Asl di v. s. Donato siano aperti, nel pomeriggio; se sì, bene, sennò faccio tutto domani in giornata. Continua a leggere