Tag Archives: comunicazioni di servizio

536. Ratings.

27 Apr

Ho appena inserito i ratings, ossia la possibilità di votare i singoli post, che ovviamente sono liberi, a differenza dei commenti che di tanto in tanto sono moralmente obbligato a cancellare, tagliare e pesantemente manipolare (una delle mie attività preferite).

Non per altro, ma ho appena scoperto questa simpatica funzione, che non so se tutti troveranno fruibile – io per esempio non voto mai -, e poi le stelline mi piaceno, quindi, dopo aver fatto giusto per vedere che cosa succedeva, decido di lasciarceli.

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412. Mauriziano.

2 Nov

Sono stato poco fa al pronto soccorso del Mauriziano. E’ andata esattamente come mi aspettavo. Il dialogo, tra me e un’infermiera colla faccia invariantemente da stronza e le mèches invariantemente verdi, si è svolto nel modo che segue:

INFERMIERA. Lei che cos’ha?

IO. Ho la febbre da dieci giorni, dopo essere stato a contatto prolungato con una persona con la tbc. Peraltro, a marzo risultavo positivo alla tubercolina.

INFERMIERA. E perché è venuto qui?

Avevo il numero 245, e l’avvertimento della stessa stronza che ci sarebbe stato “un po’ da aspettare”. Ho buttato il numero 245 e sono venuto qui ad aspettare che apra dal medico. Mi faccio fare l’impegnativa e mi faccio mandare direttamente dallo specialista. Tutte le volte che mi sono avvicinato a un pronto soccorso è andata alla stessa, merdosa maniera. Potessero morire tutti, dove sono.

La persona che dovrebbe avermela attaccata ha dovuto aspettare 6 mesi che centrassero la diagnosi giusta; finché non ha avuto la pleura distrutta non hanno cominciato la chemioterapia. E adesso che è a casa con la febbre, ancòra non abbozzano che ha avuto una ricaduta o una recidiva. Lui stesso mi ha raccontato di una OS di 26 anni che, due o tre anni fa, è morta di consunzione senza che i medici avessero mosso un dito. Si parla del 2006-2007, non del 1850 (anzi, magari allora l’avrebbero curata meglio – che è tutto dire).

408. Scadenze.

29 Ott

Adunque, questo blog doveva toccare la cifra mille entro la fine di settembre e chiudere entro la fine di questo mese d’ottobre. Non avevo fatto, ovviamente, i conti con i problemi tecnici che si sarebbero presentati, e con i malori che mi avrebbero colpito; né avevo tenuto nel debito conto i disgusti che non sarebbero mancati, né i tempi di postamento, interminabili, e di per sé soli capaci di mandare a carte quarantotto ogni mio tentativo di serbarmi entro i termini promessi.

Purtroppo la vita fa quello che vuole, e io non ho lo spirito di sagrifizio che mi permetta di tener fede ad impegni, specialmente così ameni. Sicché non mi sarei messo a copiare e postare i sonetti che mancano (gli ultimi tra i quali, molti – e mi vien male, non dico per scherzo -, quelli a cui tengo maggiormente, perché credo esser riuscito a spremermi fuori uno stile da socco, & ben mio, che proprio non m’aspettavo, e mi riferisco in special modo a’ capriccj) con la febbre alta, o facendo la spola tra sette, otto, cento biblioteche con i blocchi in mano e le falde a svolazzarmi dietro.

Tutto a suo tempo arriverà.

Ma devo prolungare l’esistenza di questo blog, anche perché per me non voglio trattener nulla nulla di quello che ho tra mano, che non mi serve proprio, e che comunque è nato per finire qui sopra, sotto i vostri avidi occhj.

Stavolta non mi darò termini così stretti, perché ormai lo so – eh, la lezione l’ho ormai imparata – che tutto può succedere, e qualunque cosa può sconcertarmi i programmi, per quanto semplici possano sembrare, & senza pretese.

La proroga è, più rotondamente, fino alla fine dell’anno. E speriamo che stavolta ce la faccia a votare il sacco senza intoppi.

Scusate l’incomodo, & arrisentirci a domani (ma chi è Emanuela?).

407. Jeri scrivevo (e dimenticavo di postare)

29 Ott

Sospettavo la tbc, mentre il dottore, che finalmente ho consultato oggi, sospetta la suina. Ma è ancóra prematuro stabilirlo: devo prima prendere due medicine, che sono il nimesulide e il ciproxin, che mi permettano di buttar giù la febbre e farmi passare i dolori alle ossa. Ho dolori a tutte le ossa, ciò che mi consente di dire che sì, è vero, il corpo umano contiene non meno di 3892 ossa. Almeno il mio corpo umano. Però devo aspettare a domani a prendere le medicine, perché non ho i soldi, ma consola un poco l’idea che un certo numero di ore che mi separano da oggi a domani lo passerò dormendo, e dunque in stato d’incoscienza; risvegliandomi fradicio di sudore, certo, e con la testa come un cestone, scosso dal parletico, con gli occhî che lacrimano e sparando cazzate ogni volta che apro bocca, ma vivo, perdio, & avviato ad una felice guarigione. Anche se un po’ mi dispiace dover deporre i miei propositi omicidi: sarebbe stata l’unica cosa in grado di dare un minimo di spessore a quest’esistenza da bestia.

 

Rimarrò quattro giorni in osservazione, dopodiché si vedrà se le medicine hanno fatto il loro effetto: se non avranno fatto effetto, spero almeno che avranno contribuito ad abbattere la febbre, rimettendomi nelle condizioni di lucidità indispensabile a continuare la mia opera di delazione e sputtanamento a mezzo blog, la quale dovrebbe continuare alacre, se si trattasse di malattia che non perdona, fino alla mia dipartita. Dipartire passi, ma non con questi pesi sullo stomaco!

406. La fame.

27 Ott

La domenica sera soprattutto, non essendoci alternative, mi reco spesso ai già citati servizî vincenziani, di v. Nizza 24, specialmente quando ho talmente fame da temere seriamente di cominciare ad autodigerirmi furiosamente. Questo anche perché quello che passano lì non è molto buono: di tanto in tanto, anzi, credo su segnalazione di qualche utente, subiscono qualche ispezione, e certi giornali locali riportano, a cadenze di qualche mese, la notizia che nei panini sono state trovate quelle che chiamano “tracce di muffa”. Io non ho nulla in contrario ai miceti, non più di quanto sia ostile ai batterj in sé, o alle polveri sottili: ma so che qualche volta possono far male. Se, aprendo il sacchetto – bianco, dove sono schiacciati dentro i due panini, insieme con due tovagliuoli, normalmente unti del contenuto dei panini stessi –, sento che se ne sprigionano gas tossici, uscendo dal portone deposito il sacchetto direttamente nel cassonetto dell’immondizia, tanto so che per una sera non morirò.

Questo articolo, apparso sulla Stampa di non molto tempo fa, riporta il grido di dolore di questa piccola suora sarda, che si chiama Teresa Bella, che è la responsabile dei servizî che distribuiscono i suddetti panini. Come si vede, lamenta il fatto che il fisco fa pervenire in ritardo il 5 per mille destinato alla chiesa cattolica; vedi qui. Risultato, nello specifico & particulare, Teresa Bella ha meno soldi a disposizione, come tanti altri abituati a raccogliere i soldi della comunità attraverso il fisco, oltre ai donatìvi spontanei. Ma sta di fatto che Teresa Bella non è affatto una dipendente della chiesa, per quanto riguarda il suo lavoro, che consiste appunto nel somministrare colazioni e sacchetti-cena, e nel distribuire vestiti, ma del comune di Torino. I servizî socioassistenziali non sono affidati alla chiesa, che non può farsene carico istituzionalmente: la chiesa ha, ovviamente, le strutture e il personale adatti per svolgere certe mansioni, e gli enti locali pagano lo stipendio a tutti quelli che esse mansioni svolgono. Suor Tirolesa sostiene che i soldini del Comune arrivano in ritardo: e va bene. Capirai che cosa me ne frega a me, sono 28 anni che è lì e l’unica cosa sicura è che non è mai morta di fame. Ma è assai sospetto definirli “i pochi soldi” che il Comune “passa”: non è una mancia, è il necessario a far sì che la struttura, come le altre affini, continui a funzionare.

È sicuramente vero che a questa signora sono venute a mancare risorse, essendo venute a mancare ovunque. Chi vuole accedere al servizio deve esibire un documento d’identità, ed essere registrato; è un servizio ufficiale, che si regge su un’anagrafe interna, come tutti quelli che operano per conto del Comune, e che fornisce al Comune i dati necessarj a sapere quante persone accedono e su quali risorse debbano contare i suddetti operatori per fornire il detto servizio. Capisco che si lamenti che il Comune dà poco – dànno sempre poco per i servizî socioassistenziali, a quello che si sente; ma la sua lamentela riguarda soprattutto il 5 per mille.

Dice poi delle prenotazioni per i vestiti, che sono talmente pochi da non permetterle di dare a tutti al momento in cui fanno richiesta. Prima ci si presentava, ci si metteva in fila, si entrava quando era il proprio momento e si prendeva quello che ti davano. Adesso no: pare ci si debba prenotare – sono anni che non passo a prendere vestiti lì, mi baso sulla notizia del giornale. Io, veramente, ho visto un’altra cosa.

Per quanto riguarda i vestiti, molto, ovviamente, dipende dai donatìvi delle persone che vengono appositamente a lasciare sacchi di vestiario presso una portineria accanto alla mensa. La gente dona poco, s’infervora quest’orfana del 5 per mille.

 

Ma, appunto, io ho visto un’altra cosa, che sul giornale non c’è: sono infatti alcuni mesi che sull’ingresso di detta portineria c’è un cartello che informa con dispiacere che al momento (sic) non si ritirano vestiti. Vale a dire che non si accettano, “per il momento” – un momento può avere una durata assolutamente elastica -, donatìvi in vestiti. Girano voci implausibili sulle favolose ricchezze contenute nei magazzini di via Nizza; attenuando un po’, basterebbe ragionevolmente, e benevolmente, arguire che questa signora ne sia talmente piena da non poterne raccogliere altri. Ma come si spiega, allora, che lamenta di aver dovuto imporre la prenotazione per chi si presenta a chiedere vestiti? A parte il fatto che ho saputo che anche la distribuzione di vestiti, che già tempo fa si lamentava piuttosto insoddisfacente, è stata ripetutamente sospesa, ultimamente, a causa del fatto che molti straccioni prendevano i vestiti più belli per portarli a vendere al Balôn. Non ho ancóra capìto per quale motivo non potessero, o non dovessero, farlo – Teresa Bella preferisce che spaccîno, o rubino? – ma tant’è.

Questo di sospendere a tutti il servizio a causa del comportamento furbetto o troppo esuberante di alcuni è un vizio di questa signora, o di chi la rappresenta. Già la settimana passata, arrivato poco prima delle 19.00, sono stato servito dallo spioncino del portone (che fa tanto Dickens), ciò che poteva essere solo dovuto a disordini dentro l’androne; già in altre circostanze ho visto succedere la stessa cosa. La sera dopo alla stess’ora, infatti, un cartello sul portone informava che i panini non sarebbero stati distribuiti a causa del “comportamento scorretto” di alcuni. Lì dipende, chiaramente, da quanto hai fame: la questione di principio non conta affatto, per me; nella fattispecie io avevo poca fretta, al momento, e m’ero fatto un giro – di là dal fatto che è un periodo in cui comunque, sarà il fresco, mi ritrovo a inghiottire a tutte le occasioni praticamente qualunque tipo di commestibile, o equipollente, senza troppo sottilizzare, purché faccia massa nello stomaco.

Insomma, domenica sera, per esempio, avevo fame. E alla solita ora, verso le 19.00, ero davanti al portone, ermeticamente chiuso, dei servizî vincenziani di v. Nizza, come un imbecillino, sola & unica presenza nell’area antistante; laddove normalmente c’è una piccola folla. Se c’era stato un avviso, non si vedeva più – è supponibile che qualcuno l’abbia strappato, fatto a pezzi e gettato via.

È poi passato un vecchietto, evidentemente antica conoscenza di Teresa Bella, che mi ha detto, richiesto, che quella sera nulla era stato distribuito; a causa del comportamento scorretto di qualcuno – lui ha usato un verbo, che piace qui in Piemonte, “bisticciare”; credo in quasi tutte le regioni d’Italia per “bisticciare” s’intenda il cinguettio di una coppia di passeri che si contendono un fuscello, o la lite di due bambini per una pallina; qui, anche quando si sgozzano, si piantano una scure tra le scapole e s’impiccano nelle reciproche budella, si dice che “hanno bisticciato”.

Understatement o manliness o semantizzazione regionale che sia, benché al servizio accedano molti che non sono certo piemontesi, e nemmeno italiani, e neanche europei, una spessa gromma di tolleranza cola su tutti quelli che si trattengono in queste lande per qualche tempo. Nessuno, che io sappia, si lamenterà per essere stato trattato come un bambino deficiente, e strumentalizzato per una lite che – a me sembra evidente – dovrebbe essere stata scatenata dalla ribalderia villana degli stessi operatori di quel posto del piffero: infatti le liti furibonde che scoppiano lì dentro a cadenze regolari non avvengono in nessun altro posto. Io stesso, pur senza averci mai litigato – anzi, pur senza averlo in precedenza mai conosciuto –, sono stato regolarmente trattato in modo gratuitamente cafonesco & plebeo da un notorio finocchio cogli occhiali dalla montatura spessa, finché una bella sera gli ho dovuto necessariamente spiaccicare i panini sugli occhiali; e devo dire che si è calmato solo relativamente. Ora, per fortuna, non c’è più.

Scommetto che se avessi chiesto a qualcuno dei frequentatori abituali, eccettuati i diretti coinvolti, che cosa ne pensano, mi avrebbero detto con aria virtuosa che “suor Teresa ha fatto bene”, ché così “impariamo” (!) – salvo farsi passare sottocappotto il sacchetto della cena dalla vecchia ciula dall’altra entrata, ovviamente, essendosela lavorata in anni e anni di solerti strategie lecca- e paracule.

 

Per una cena negata il Cristo fu tradìto. Questi cristiani non hanno imparato proprio una mazza, dalla (loro) storia. O hanno capìto tutto?

E codesta Teresa Bella? Cinque per mille a parte, lo stipendio del comune continua a prenderlo?



46. Noticina.

30 Gen

L’idea era ovviamente quella di scrivere tutt’altro, ma il tono di alcuni tra gli ultimi messaggj, prontamente cancellati, m’induce a prendere in considerazione alcune questioni, per così dire, disciplinari. Prevengo: a me dispiace molto, anzi moltissimo, dover prendere la decisione di esercitare qualche forma di censura. Mi dispiacque quando avevo il vecchio blog, omonimo/omologo a questo, su splinder, e mi dispiace adesso. Soprattutto perché, nel clima di sospetto conseguente all’accanimento di qualche relitto umano, molti interventi in sé leciti finiscono nella spazzatura per via di provvedimenti censorj; ma dev’essere anche detto che il contributo che certa gentaglia (purtroppo non solo ‘dispettosa’, ma dannosa) dà al blog perlopiù non fa che attirare tra i commentatori un’utenza decisamente fuori target, che farebbe assai bene a bazzicare siti più adatti. E’ quindi necessario stroncare assai per tempo, se non sul nascere, certe tendenze, per dir così, quantomeno ‘centrifughe’.

Non è affatto un caso quest’improvvisa impennata di tensione degli ultimi giorni, cioè non è un caso la comparsa dei varj barbùn, andrea e via di questo passo: è tutta conseguenza di quello che toniq auspicava, ossia un mio resoconto, se possibile dettagliato, del complesso di circostanze che avrebbe portato fino a qui. Dal momento che il resoconto delle mie vicende personali non potrebbe prescindere, in nessun caso, dal resoconto di quanto altri ha detto e fatto, ecco sorgere le proteste, come volevasi dimostrare, da parte di gente che, grazie all’anonimato e alla registrazione di indirizzi mail falsi, crede di potersi nascondere fino al giorno del giudizio (pur rivelandosi, tramite i proprj interventi, né più né meno che per quello che è).  

In particolare uno tra questi aborti di scimmia si è permesso interventi che non si limitano, ormai, a lambire il codice penale. Dopo aver doverosamente precisato che l’atto comunicativo, nel loro (o nel suo, diciamolo) caso, non deve ridursi ad un mero mutuare il frasario normalmente impiegato dai camionisti per apostrofare sua sorella quando fa il numero col pitone in autostrada, mi corre l’obbligo di puntualizzare che certe anamnesi potrebbero assai meglio ontogeneticamente riferirsi alla propria persona e a quella della propria mammaccia: potrebbero essere rivelatorie circa il buco da cui i barbùn e gli andrea sono usciti, contribuendo a spiegare come mai, in luogo di una normale culla come posto in cui trascinare i primi giorni di una vita schifosa, a loro sia spettata una coppa di gres. Nel caso in cui non mi fossi spiegato, se hanno scambiato questo blog per un pascolo che possa loro addirsi, è proprio il caso che se ne tornino a leccare polipi venerei dalla vieta fregna delle loro fattrici. Piuttosto che venire qui sopra a dar corpo (si fa per dire) alle loro fantasie masturbatorie, non sarebbe il caso che riprendessero certe per loro più salutari abitudini, come il farsi spingere in culo una poltrona a braccioli dal proprio fratello, o accompagnare la nonna a far bocchini alla stazione, o trombarsi le figlie?

Insomma, non tornate più qui. Occupatevi delle corna vostre (ossia degli affari delle vostre bagasce, posto che ancora ne facciano), e non tornate più qui. Se trovo altri commenti vostri, specialmente se di simile impostazione a quelli cancellati, mi rivolgo alla polizia postale.

Se poi riesco (putacaso) a sapere per conto mio dove credete di nascondervi, faccio di peggio.

Chiedo scusa a tutti i frequentatori abituali del blog per la schifezza di cui sono stati involontarj testimonj. Sarà mia cura, per il futuro, provvedere affinché simili inconvenienti non si ripetano.