Tag Archives: capriccj

340. Capriccio VI.

23 Set

PER BELLISSIMO GIOVANE VESTITO DI CUOJO.
Mandi baleni al tuo passaggio, e ai tuoi
Lucidi movimenti, ai macellaj
Porgon la gola stalle, stie, pollaj,
E muojono d’amore i mattatoj.
    Sotto un’altra epidermide se vuoi
Nasconder quella naturale ch’hai,
E’ perché bene, e troppo bene, sai
Che ci sia sotto i freddi e cupi cuoj.
     Scie d’odore selvaggio lascj a lui
Che ti segue con gli occhj, e devanei
Ispiri grevi, e dai colori buj.
     Quella scia chissà dove seguirei;
Sicuramente fino al punto in cui
Di tre pelli tra noi, due ne farei.

339. Capriccio V.

23 Set

TOSSICO CHE URLA DA SOLO.
Mentre cammini per la strada, foga
Ti prende di gridare ai quattro venti
Non il tuo sì alla vita, o i tuoi tormenti,
Ma quel che dentro a te detta la droga.
    Mi fa rabbia, poiché quella s’arroga
Un’esclusiva che lunghi momenti
Avrei voluto propria ai miei talenti,
Come sul gobbo al giudice la toga.
    Quanto avrei dato, invece d’anni persi,
Per avere una delle tue giornate,
Di fuoco sacro, & impeti perversi!
    Quante libbre di sangue avrei donate
Per dar con pari slancio fuori i versi
All’émpito con cui spari cazzate!

338. Capriccio IV.

23 Set

BUCO.
Benché l’armamentario del poeta
Non lo comprenda, almeno normalmente,
Purtuttavia l’aver sempre presente
Anche questo, lo sai?, non mi si vieta.
    Se al tuo braccio è evidente, e ti decreta
& pubblica per quel che sei, l’ho in mente
Io, invece, e in me serbato è fatalmente
Porta d’estasi, no: pena segreta.
    Come vedi, in un buco volle un dio
Che avessero ricetto il mio / tuo vizio;
Solo hai il buco fatidico in te; il mio
    E’ in te non meno, & ambo è precipizio
L’uno in cui cadi, & l’altro quello in ch’io
Vorrei cadere, tua mercè, orifizio.

337. Capriccio III.

23 Set

LACCIO.
Porto il braccio da un vago crine avvolto,
Tu d’un laccio emostatico: fedele
Mi mostro al segno mio, ma di querele
Riempio il cielo, urla tu di gaudio hai sciolto.
    Tu ridi, io piango; io colpa d’un bel volto,
A causa tu d’un brutto braccio, e anele
Voglie ambo abbiamo: eppure in lamentele
Do solo, mentre ridere t’ascolto.
     Il tuo demone riempie di energie,
Di sprezzo del dolore, & è perfetta
Estasi, a differenza della mia.
     Tanto il trasporto dentro me difetta
Che gemo; tanto può in te bramosia,
Che alle volte ti fai co’ ‘na forchetta.

336. Capriccio II.

23 Set

SIRINGA.
Manda un’eco di morte lo strumento
Che impieghi a dar sollazzi alla tua vita;
Il mio, che una metafora m’invita
A chiamare ugualmente, non dà accento.
    Quello che impieghi fuor di sentimento
Ti manda, & hai la fonte inaridita
D’ogni affetto; di fiato a forza, & dita,
Tento sonare il mio; ma nulla sento.
    Tossico tu ti chiami, e t’avvelena
Certo il sangue sostanza spaventosa,
Che però canta quando ce l’hai in vena.
    La mia mania è una più leggiadra cosa,
Ma al canto non ha più fiato, né lena,
E m’addolora, perlopiù ritrosa.

335. Capriccio I.

23 Set

DI UN CONOSCENTE TOSSICO CHE FRASTORNAVA UN MIO TENTATIVO POETICO.
Mentre tento spillare da Ippocrene
Qualche verso non meno d’altri indegno,
Tu indefesso persegui il tuo disegno,
Facendo la rassegna delle vene.
Parli, cercando quella che conviene,
Non soltanto senz’ombra di ritegno,
Ma annichilendo a chiacchiere in me impegno
Che con silenzio e requie si sostiene.
Sicché di te già ambo la tasca ho piena,
E mentre in non poetica siringa
Versi il veleno, e versi quello in vena,
La vena a me, benché a mio modo io spinga,
Arida d’entusiasmi getta a pena,
Comech’estasi tua la mia respinga.