727. 52.

18 Dic

(52). Le dico questo perché più volte, nel corso degli anni, mentre andavo raccogliendo dati, mi sono trovato nelle condizioni non rifiutare, ci mancherebbe, o tantomeno distruggere materiale audiovisivo Lei riguardante, ché anzi tutte le volte che ci è pervenuto l’abbiamo visto, e anche rivisto, ove ne valesse la pena; ma ho ricevuto, da qualcuno dei nostri informatori, la proposta di assumere materiale di questo tipo, laddove, dall’altra parte, c’era con la massima evidenza la convinzione erronea che a noi occorressero le prove provate, i documenti incontrovertibili certissimi schiaccianti che sono indispensabili a corroborare le verità delle aule di giustizia; per parte nostra, pur non rifiutando — come dissi — nulla di quanto ci era inviato in più rispetto al richiesto, non abbiamo mai fatto nessun conto di quest’in più qualora fosse affidato ai media prefati proprio perché la verità che ci proponevamo di raggiungere e/o tener presente nel suo esplicarsi non era tale da poter essere né confermata né smentita da pseudoprove visive: poiché la verità che ci stava in cuore, più esplicitamente ancòra, non è una verità che si veda — molte cose, e non qualcosa soltanto, mi dicono che è quasi perfettamente inutile scendere in questa sorta di precisazioni, o, meglio, che sarebbe inutile scendere in questa sorta di precisazioni quando si trattasse, da parte mia, di notazioni finalizzate a farLe comprendere la bontà del ragionamento sotteso, ma forse non è altrettanto inutile confermarLe — poiché questo è il mio scopo nel dirLe tanto — che questo è stato il mio e il nostro modo di procedere e d’impostare la questione: non è inutile appunto perché non ci conosciamo, non ancòra, e Lei non può avere nozione né certa né pallida di quali siano i nostri scopi, non sapendo chi siamo, nonsapendo qual siasi la nostra estrazione, come qualmente e per quale motivo noi ci si sia costituiti in società, e molte altre cose, tutte da sapersi per Lei, sulle quali farò luce in queste pagine, e di persona quando — spero (tanto) prestissimo — Lei verrà a Torino per la lettura del etstamento che La benefica, e per sapere che cosa fare del resto della Sua vita; nell’attesa, mi perdoni se a guardia di chiarezza mi permetto una digressioncella, non mica lunga, sulla faccenda delle immagini, che qui, per quanto una digressione possa, cade proprio a fagiuolo, essendo che il più antico documento video registrato che La riguarda risale esattamente a questa data del 18 dicembre da cui la nostra narrazione comincia, e, più precisamente, si rifà proprio a quel preciso istante, le 15.21, in cui Ella, entrando dall’LXXXVI Strada, varcava il limitare del Parco, e adesso Le dico come vennero in possesso nostro quelle immagini, e che idea potetti farmene.

726. 51.

18 Dic

(51). La mia missiva non ha nessun valore di biografia, nello stretto significato del termine: essa non vuol dare, di Lei, una sorta di ritratto, né in piedi, né seduto, né en silhouette, né in altro modo proprio al genere, se non in quanto torni utile a definire il nostro livello di conoscenza per quanto riguarda la Sua persona; di là da questo, una Sua biografia sarebbe stata per me impossibile da scrivere, col tipo di materiale di cui dispongo, almeno quando avessi voluto fare un lavoro rigoroso; inoltre Le sarebbe stato perfettamente inutile, perché suppongo Lei sia perfettamente a giorno degli eventi della Sua propria vita, anche se il retroscena Le è totalmente ignoto. scopo del mio lavoro non è riportare annaloisticamente la successione dei fatti suoi, infatti (anche se dalla somma delle mie annotazioni potrà sicuramente ricavare anche un’idea “storica” di Sé, ma appunto, di là dall’esercizio di reminiscenza, Lei è l’ultimo ad averne bisogno), un ricostruire, molto più specificatamente, l’insorgere di una vocazione; il suo confuso manifestarsi; il definirsi via via; inoltre, enucleare quei molti punti oscuri, e riguardo alla Sua vocazione, e riguardo al Suo destino, che è giunta ormai l’ora d’illuminare pienamente: tutte cose che avrei potuto naturalmente, volendo — chi me lo impediva? –, corredare di belle foto, ma le immagini avrebbero potuto solo illustrare a Lei che è stato un bel bambino, e poi un bel ragazzo, e poi quel bell’uomo che abbiamo detto, con un po’ di barba e gli occhj profondi, e anche un po’ pesti — scusi la petulanza, ma non resisto: faccia di tutto, ragazzo mio, per riguardarSi –, ma a parte il fatto che, almeno limitatamente al presente, allo scopo Le basta lo specchio, a chi Le scrive l’aspetto fisico Suo, come quello delle persone che frequentato in vita Sua, come anche il visibile dei luoghi che ha frequentato e delle case in cui ha abitato e degli spazj che ha attraversato appajono totalmente secondarj rispetto all’assunto; e anche quanto di descrittivo si rinverrà in queste pagine, o vi è entrato per necessità assoluta di cose, o deriva da quello che Ella stesso ha scritto o descritto, e serve a rievocare la Sua percezione delle cose nelle varie fattispecie. la mia, essendo una disamina ostinatamente intenzionale della Sua vita, riguardando, negl’intenti, i Suoi stessi intenti, e l’esplicarsi, non ancòra compiuto e di soccorso esterno necessitoso, della gran Questione della Sua vita, dalle immagini e dalla loro analisi poteva solamente derivare dispersione, e una diffusione decupla rispetto quella, già insostenibile, onde minaccia rimaner gravata: col che, naturalmente, s’intende che nessuna ricerca di illusione di realtà o di realismo isterico ispirerà queste stesse pagine, rendendone — me ne rendo conto; e infatti ho detto dispiacermene — la lettura affaticata da passi ora troppo ragionatìvi, ora troppo dialogati, ora troppo in particolare interpretati.

725. 50.

18 Dic

(50). Immediatamente chiuso il rubinetto delle lagrimosità a cui la precedente clausola avrebbe voluto dare la stura, mi permetto di continuare ad importunarLa sempre su quest’argomento, perché rimane una questione da eviscerare pienamente, e che nonostante la mia prolissità ancòra non è stata lumeggiata a dovere: vale a dire quella della qualità — come medium, per intenderci — della documentazione in mio possesso, e, dunque, di conseguenza, sul taglio della narrazione; e Le dico, o ricordo — dato che più sù ho fornito qualche parziale indicazione in merito –, che la totalità dell’informazione di cui faccio tesoro in queste pagine consiste in materiale scritto: avendo Lei lasciato traccia di Sé specialmente per iscritto, in rade e in fondo secondarie occasioni ricorrendo all’audiovisivo, o al figurato, per esprimere o per comunicare, questo è in fondo ovvio; ma il fatto che, almeno per quanto posso, credo piuttosto lecitamente, inferire io, il materiale scritto che in qualche modo parla di Lei sia la schiacciante maggioranza del materiale disponibile sul Suo conto non implica affatto che non ci sia stato dell’altro: oltre al materiale da Lei filmato, e che La coinvolge, esiste in effetti, soprattutto dal ’95, mettiamo, in poi una quantità piuttosto nutrita che scarsa di videoregistrazioni, quelle di servizio nei luoghi pubblici e nei pubblici esercizj, che La riguardano; esistono alcuni filmati girati da Suo padre, a Lei come a tutto il resto della famiglia, del tipo dei video di Sua nonna Edgarda sopra descritti, e sussiste moltissimo materiale fotografico, quello dovuto alla sollecitudine di Suo padre ad immortalare ogni occasione di primaria, secondaria & infima importanza con i suoi tre apparecchj digitali, un cumulo di svariate migliaja d’istantanee che rendono esatto e folto conto della Sua crescita e dei Suoi più bei (?) momenti  dagli 0 ai 19 anni d’età; dopodiché il materiale fotografico si fa meno corposo, o semplicemente più sparso e disperso, eccettuati alcuni periodi, come per l’anno 1999, in cui Norman Smullyan  L’ebbe come soggetto quasi esclusivo per una serie praticamente interminabile di pose; taccio del rimanente materiale visivo, che in totale non è poco; e passo a precisare, a riguardo del materiale visivo tutto, che nulla di esso, mai, è stato da me richiesto (salvo quei fortunosi frammenti dai suoi ultimissimi ed isolati esperimenti teatrali, che chiaramente m’interessavano e m’interessano non perché ritenga sia loro attribuibile un valore documentario), pochissimo è pervenuto in mano mia e nulla mai è stato impiegato da me a scopo conoscitivo: questo per tutta una serie di ragioni che poi si riconducono sostanzialmente ad una, che è il motivo di questa mia.

724. 49.

18 Dic

(49). Quanto poi al dato — come dire — contestual-atmosferico, quando non sia, per necessità o scelta del notista di turno, incluso nel narrato, io non sono mai intervenuto a completare e complementare con pezze di materiali ultronei, del tipo più sopra specificatoLe: arroge che non sono mai riuscito a scozzonarmi con il moderno elaboratore, benché sia in uso oramai da decennj praticamente ovunque (è sempre la signorina Baudracco il genio del computer in questo ufficio), e che, in special modo a causa dei severi impegni a cui mi obbliga la mia spesso ingrata e alienante professione, intravedo, per televisione, i soli anticipi dei telegiornali, e che non vado più al cinema da vent’anni (non che prima fossi assiduo), e non leggo riviste d’attualità, e che mi càpita di sfogliare in genere pochissimo materiale illustrato, e avrà la misura della mia totale incapacità, di fronte alle non poche carte bianche che ancòra aspettano d’essere vergate, di richiamare alla mente un’idea anche volgare, anche finta, cinematografica?, da cartolina della Città in cui ha vissuto la grandissima parte degli anni della Sua esistenza; vivo da eremita, semiaffogato tra gli stracciumi legali e le carte bollate, dai quali stracciafoglj dipendono tuttavia le sorti di tante persone, e talvolta anche su quelli m’è accaduto di léggere il nome di quella Città, eppure (anche se è la città capitale del mondo) non so, e mai saprei, renderne un’idea, anche la più ingenua, anche la più sbagliata, anche la più stolta e deformata, ma coerente, almeno, e distinta — io divago, Lei dovrebbe ormai aver capìto come, lontano dalle aride compilazioni delle ufficialità, io tenda a rifarmi di tanta polvere respirata una volta salito in Pindo, e qui ricompensarmi di tanto tempo perduto dietro alle proprietà e alle cause e alle successioni altrui ora annusando un fiore, ora riposando il decrepito fianco — vecchierel canuto, mi sfibro facilissimamente — nei pressi d’un ruscello, ora spingendomi lento in una deliziosa inghirlandata di flore aromatose, ora rimanendo incantato ad osservare, con censurabile compiacimento, questo scorcio o quel gioco di damme sul declivio: divago, sì, ma non troppo, perché a chi Le scrive, e questo credo sia comprensibile, premerà anche di sapere, pur nei limiti di una generale impressione e non nella diffusione infinita della disamina particolareggiata, se a torto o a ragione, pur non vedendoLa se non in qualche rara e non ricercata fotografia, ha pensato per tutto lo spazio di questi anni di conoscerLa, d’esserLe vicino; e questo non per eccesso d’immaginazione.

723. 48.

18 Dic

(48). Ma un po’ mi dispiace, sa, non poter ricreare in qualche modo le esatte condizioni contestuali, senza di cui mi sento in effetti di procedere un poco alla cieca, in fondo non sapendo esattamente di che cosa sto parlando e limitandomi, benché la mia irrefrenabile garrulità possa a tratti apparire un diaframma sufficientemente omogeneizzante, a riferire voci accolte e documenti sparsi: l’atto del narrare, Lei m’insegna, è scegliere, fior da fiore, di volta in volta l’oggetto di cui parlare e, insomma, ridurre le tre, le trecento, le tremila dimensioni del reale, il regno assoluto della simultaneità dei fenomeni a due sole dimensioni: per quanto mi riguarda, narrare, in questo stravagante caso, è l’operazione esattamente inversa, vale a dire che consiste nel partire da un filo, peraltro per lunghi tratti spezzato, commetterlo con rozza annodatura ad altri segmenti, di difforme colore, spessore e materiale, e per ingegnarmi a trarne un’idea del contesto — meglio ancòra, dando voce a quell’illusoria cassa di risonanza, per così dire, he la mia sfrenata fantasia, o una simpateticità cementata dagli anni coi Suoi casi, ha creato intorno a quel sottile filo: tanto che, scrivendo, devo spesso reprimere l’ansia di correre avanti ai fatti di fosse pure una sola misura, ciò che mi porterebbe a fare come Lei nel caso della storia del buffo vecchino, sforzandomi di mantenermi del tutto entro i limiti del verosimile, se non del vero, e ben attaccato alla lettera testuale dei documenti che a mano a mano sono riuscito ad avere in poter mio; ma, badi, questa mia operazione rischiosa  è pure necessaria, in primo luogo perché non posso darLe contezza di quanto ho letto di Lei e su Lei riproducendoLe crudamente materiali che potrei benissimo non aver letto, o malamente, o malamente interpretato; in secondo luogo perché questo racconto è in fondo la storia della Sua ricezione da questa sponda dell’Oceano; e questa ricezioneassume per Lei tanto maggiore importanza quanto più si avvicina il momento, per Lei, di conoscerci — cioè (sì, ha letto bene), conoscere noi, il gruppo, o se vuole associazione, che in qualche modo tramite me Le scrive, proprio come mio tramite ha avuto notizie di Lei, sparse ed occasionali fino al dì d’oggi, più nel particolare e per esteso ora che è giunto il momento dei consuntivi, poiché io, inviandoLe questa troppo lunga missiva, ne mando copia anche, per conoscenza, agli altri: così io, e in gran parte noi tutti, L’abbiamo conosciuta, questo è il Quintiliano che ci aspettiamo di ri-conoscere quando verrà a conoscer noi, senza nulla togliere di potenziale illuminazione alla sterminata massa d’informazione che non è in poter nostro, e senza escludere a priori che della Sua — un tantino complessa, mi permetta! — persona e vicenda esistenziale io, e quindi noi, non si sia capìto un bel nulla.

722. 47.

18 Dic

(47). Ribadisco: avessi dovuto descrivere questi fatti a chiunque a parte Lei, a quest’ora già mi vedrei sommerso tra stradarj, atlanti, planimetrie, volumi fotografici, romanzi particolarmente realistici ambientati in Nuova York, a seguire col ditino il fitto reticolo di vie quasi sempre senza nome, quasi tutte numerate, ad immaginarmi come dovesse essere la giornata — ed eccomi alle prese con i bollettini meteorologici dei vostri quotidiani d’allora, procuratimi dalla paziente insostituibile Mariella, ad osservare eventualmente le fotografie d’accompagnamento agli articoli riguardanti la situazione delle strade, e a compilare liste dei femori e delle anche rotte a causa del permanere della neve sulle strade, la viabilità, i guardrail scassati dalle automobili e dalle camionette uscite di controllo, le carrozzerie accartocciate, i tamponamenti a catena –, spremendomi le meningi per capire non se, ma quanto fosse coperto il cielo quel pomeriggio del 18 dicembre 1988, ingegnandomi a ricostruire il profilo delle case, la disposizione dei bidoni della spazzatura, le condizioni del cordolo del marciapiedi, i semafori, le automobili parcate nei pressi — se cigolasse il cancello, quando lo aperse, se avesse molto freddo ma intendesse comunque uscire, se ci fosse neve a scricchiolare sotto i Suoi piedi o se fosse stato tutto spalato via, se non si accorgesse nemmeno del freddo pungente e della condensa che formava nuvolette di vapore intorno alla Sua bocca (con decenza parlando), se incontrasse la comparrocchiana miss Hepzibah Stone o il compagno di scuola Lotario Smith o Meo Abbracciavacca sul Suo cammino, e fosse magari talmente assorto nei Suoi pensieri da non avvedersi nemmeno che, effettivamente, stavano sguindolando disperatamente le braccia nella Sua direzione, salutandoLa, annunciandoLe lo scoppio del Terzo conflitto mondiale, urlandoLe di fare attenzione al crepaccio o al camion della monnezza che stava per arrotarLa, se la via fosse stata alberata di sequoje e su ognuna ci fosse una famiglia di gufi che ripeteva il suo lamento, se nell’attraversare l’incrocio passasse fuggevolmente nella sesta dimensione, o incontrasse la sua immagine riflessa nel didietro di un’auto medica, o incespicasse in un cucciolo di manticora, o rimanesse brevemente in forse se tornare a casa, andare avanti, prendere un’altra direzione, girare in tondo, star fermo, guardare in sù, guardare in giù: io queste cose non posso ovviamente saperle perché non mi sono mai state comunicate in un modo o nell’altro, e quello che non so non posso riferire: soprattutto io non c’ero, Lei sì, e Lei, posto che — chiaramente — sia esatto, per quanto infiocchettato appulcrato colorito, quanto vado ricostruendo, non dovrà far altro che ricorrere agli archivj della Sua memoria per riavere la scena dinnanzi.

721. 46.

18 Dic

(46). Non fatìco affatto (si parva licet) a adre la stura a mia volta all’immaginazione, e a vedermeLa mentre, alla scrivania, cincischia, lo sguardo perso dietro le sue riflessioni, gli angoli già abbondantemente torturati del suo libro di letteratura o di storia, tamburellando con le dita sul ripiano in cerca di una soluzione che per mancanza di elementi non può ottenere; avrà pasticciato su un foglietto pupazzetti, frammenti di frase e un abbozzo di schema — una sconciatura, perché non poté non rendersi conto, per quanto traviato, della patente assurdità d’inquadrare formalisticamente un episodio imperfettamente noto riguardante una persona che, per quanto parente, Ella conosceva solamente di vista; dopodiché si sarà alzato, sarà andato alla finestra a guardare la strada dai margini invasi di cumuli di neve e il traffico di metà pomeriggio; poi, senza nessuna intenzione peraltro di distrarSi dalla Sua riflessione (e come avrebbe potuto?), avrà acceso il televisore, senza trovare, a quell’ora, nulla di interessante (o magari, per un caso fortuito, anche a dispetto dell’ora, c’era; ma Lei non avrebbe mai avuto modo di renderSene conto, perché la Sua testa era altrove); l’avrà spenta; avrà fatto due passi per la camera, senza avere la più pallida idea di come venire a capo dell’enigma; si sarà accostato al tavolo da lavoro, che correva lungo tutto la parete alla destra del riguardante che postergasse la porta, quella parete cui ho tralasciato di riferirmi, il tavolo su cui c’erano i Suoi strumenti, al momento perfettamente inutili a chiarire uno qualunque dei Suoi dubbj, quindi — almeno nella fattispecie — a loro volta poco interessanti; avrà fischiettato e sbuffato, le mani in tasca, girellando intorno nella camera: ma al terzo cerchio tracciato coi passi avrà cominciato a sentirsi poco intelligente; sarà forse andato nuovamente alla finestra, l’avrà aperta; avrà aspirato due o tre boccate d’aria, decidendo che non faceva troppo freddo per una sortita; si sarà spogliato dei vestìti soliti, si sarà messo i pantaloncini, un maglione leggero, le scarpe da corsa, una k-way col cappuccio, e poi sarà uscito dalla camera; incontrando Sua madre in corridojo avrà bofonchiato un succinto I’m leaving di mera prammatica, Sua madre avrà aggiunto qualche raccomandazione sull’ora di cena al See you later, nulla comunque che Le pervenisse all’udito, dopodiché avrà sceso le scale di corsetta, raggiungendo il vestibolo; aperta la porta bianca infissa nel legno bianco, avrà superato il pronao, avrà sceso i sette gradini, avrà percorso il vialetto diritto fino al cancello, avrà aperto il cancello, e toccato il marciapiede avrà preso macchinalmente la sinistra, cominciando a correre, senza renderSi conto dell’andatura già un poco più sostenuta del consigliato; e tutto questo sempre rigirandoSi per la mente quell’interrogativo frustrato: Ma chi può essere, quel vecchietto scemo?

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