745. 70.

18 Dic

70. I danni che erano stati calcolati erano talmente ingenti che Olu sarebbe andato avanti a pagare vita naturaldurante; e Lei, che di tanto in tanto almeno credeva di ravvisare in Olu un altro Sé stesso, ma tra qualche anno, prestò da allora una cura rasentante la paranoja tutte le volte che attraversava una strada, per quanto Le dispiacesse, o La disgustasse, ritrovarSi ad imparare dagli errori altrui: ma nel caso di Olu, aveva riflettuto, essendo isto da Lei appunto come un altro Sé stesso tra qualche anno, era come imparare, molto più onestamente, dai Suoi proprî errori; per sgravio di coscienza ne aveva anche parlato ad Olu, dicendogli che da quando l’amico pativa le conseguenze dell’incidente Lei aveva sempre guardato a destra e a sinistra, anche quando il semaforo era verde, anche quando pareva che non ci fosse nessuno, anche quando nessun rombo appropinquantesi preannunziava il transito di qualunque mezzo, leggero o pesante, e nemmeno un discreto ronzio di raggî faceva supporre che una bicicletta potesse piombarLe addosso da un momento all’altro; che da quel momento, tutti gl’incrocî, i passaggî a livello, i camminamenti pedonali, i marciapiedi costeggiati da piste ciclabili, tutti i percorsi a circolazione mista erano diventati per Lei luoghi di apprensione, su cui aleggiava sinistra l’eventualità respingenda di un dispiacere, quantomeno, a mamma e papà, di spese insostenibili da sostenere, di danni ingenti da rifondere, di lamiere accartocciate, ciclisti agonizzanti, pozze di sangue, finestrini infranti, perdite di liquidi infiammabili, gemiti, rantoli, assicurazioni, polizia stradale, invalidità permanenti, stroppiature, morti sul colpo, processi, multe, sirene d’ambulanza, medici incapaci, ambulanzieri pazzi, spese ospedaliere faraoniche; e che queste visioni, che incoercibilmente La forzavano a prestare ogni cura, ogni attenzione nel lasciare isole di traffico e marciapiedi, da una parte risultandoLe utili perché riducevano ad una percentuale trascurabile la possibilità che Lei subisse o provocasse un incidente, dall’altra La facevano sentire uno stronzo, una carogna, una specie di vampiro di specie etico-comportamentale, che succhiasse dagli erarî della compromissione altrui l’oro della propria salvaguardia: poiché da sempre era convinto, e per l’esempio e per l’insegnamento dei Suoi genitori, e per nobiltà ingenita dell’animo che i fallimenti altrui, le altrui disattenzioni, gli altrui sbaglî sono eventualità da compatire o da disapprovare, non insegnamenti da far proprî; e su questo Si era anche parecchio diffuso, con l’amico, che in primis s’era rallegrato perché quella confessione lo confermava amico d’un giovane d’animo non dozzinalmente sensibile.

744. 69.

18 Dic

69. Non che Si aspettasse chissà che ajuto da parte di Olu: Olu non era né un tipo diagnostico né un tipo analitico, né un tipo critico né un solutore di enigmi particolarmente raccomandabile: a quanto Ella stessa annota, con convinzione, il Suo amico recava nella fisionomia stessa i segni tangibili della Sua stessa malattia; vale a dire negli occhî, che erano enormi e voraci, e nella bocca, che pareva volersi portar via l’altra metà del volto: una facies quasi miserifica, tanto disperatamente rifletteva una bulimia di cose a riempire un vuoto incolmabile: in particolare gli occhî sembravano fatti per raccogliere quanto più poteva del circostante, e la bocca per buttar fuori per adeguata foce la fiamma prodotta dalla concozione di tutto quello che quel vuoto aveva cercato di riempire, in tal modo alimentandone costantemente l’assenza di pienezza, mentre il naso, piccolo e fine, aveva forse lo scopo di denotare che tanta voracità non implicava indiscriminatezza, che tanta avidità non voleva dire affatto assenza di gusto, ché anzi le due nari, così piccole, sembravano fatte apposta per raccogliere i più tenui profumi di tra gli odori grossolani, e le orecchie, anch’esse aristocraticamente piccole, e a punta, per captare le sonorità, le echi più vaghe e più segrete, escludendo probabilmente tutti i rumori e i suoni dalle vibrazioni indeterminate, troppo brutali, quali il frastuono del traffico, le urla della folla, lo strombazzare dei clackson – un’idea che L’aveva colpita dedicando qualche dolente considerazione ad un incidente che Olu aveva subìto un anno avanti, quando, mentre attraversava la XII durante l’ora di punta, era talmente assorbito nel tentativo di ricostruire mentalmente il quinto tableau di Quesnay che non aveva sentito né lo stridore dei freni d’una motoretta che per poco aveva evitato di centrarlo, né il clackson d’un’auto in corsa che per un pelo non l’aveva appiattito sulle strisce che il semaforo ancóra non consentiva di attraversare, né lo stridore dei freni, il clackson e e le urla attraverso il finestrino abbassato del dipendente d’una ditta di trasporti che, tamponando la macchina e agganciando la motoretta col parafango anteriore, mandò autista e motociclista all’ospedale, arrecando ingenti danni e all’uno e all’altro veicolo; motivo per cui la Polizia, già per conto suo sul luogo, si era fatta trovare da Olu direttamente dall’altro capo del marciapiede: tutta sua, ovviamente, era stata la colpa, benché di nulla si fosse reso conto finché gli agenti non gliel’avevano detto.

743. 68.

18 Dic

68. Ma di tutto questo Ella non Si dava alcun pensiero, mentre compiva di corsetta il tragitto che La separava dal baracchino di Olu: né pensava che un colloquio con lui su questi fatti, piccolezze che formavano la montagna che avrebbe partorito il ridiculus mus, qualora avesse portato a qualcosa in più che un rifiuto più o meno netto da parte dell’amico di metter lingua su un oggetto così vago, senza nemmeno quegli scarsissimi, insufficienti elementi di cui Lei disponeva, avrebbe potuto, nel caso, solo aggiungere confusione alla confusione, potendo Olu solamente porre sul tavolo conviviale altri oggetti, sceli in via puramente deduttiva od analogica, aumentando così la massa delle informazioni inverosimili ma forse vere, verosimili ma non necessariamente vere e né verosimili né vere: e dato il modo di procedere da parte di Olu nel ragionamento, data la sua stravagante erudizione, data la sua tendenza più a cogliere i particolari che a scegliere, in base ad un retto giudizio, quello che poteva occorrere ad illustrare un pensiero e non tremila dei più disparati e inconseguenti, se c’era qualcosa di verosimile nel Suo immediato futuro era proprio la prospettiva di trovarSi alle prese con una quantità soverchiante di dati incerti, speciosi, falsi, inservibili – e utili, semmai, a distruggere definitivamente ogni più remota possibilità di avvicinarSi, vuoi per bontà di metodo vuoi per serendipità avventurosa, a una ragionevole larva del vero; persino a conseguire e stringere un mazzetto di non troppe, e tutte scelte, possibilità; dirò di più: a perdere di vista lo stesso dato oggettivo, e cioè che quello spezzone di film era realmente singolare, persino inquietante (con quelle espressioni, che parlavano volumi, ma in lingua dell’Isola di Pasqua, almeno per ora, sulle facce di Josiah van Barnavelt ed Edgarda Cheevey), certamente definibile come strano, curioso, enigmatico, e in quanto tale effettivamente capace, salvo che nel caso di un visore distratto o con le terminazioni nervose bruciate da qualche psicoattività, di far sorgere interrogatìvi, provocare domande, ricercare risposte: il fascino arido delle casistiche avrebbe intrecciato la griglia su cui sarebbe stato posto a troppo prolungata cottura, fino alla totale carbonizzazione, il primo polposo esculento impulso di volontà conoscitiva; non avrebbe più riconosciuto in quel moncone di cosa già viva, ill killed, ill quartered & ill cooked, qualcosa di mai stato commestibile, e, non potendo non rifiutarne quanto il rogo aveva risputato, nemmeno avrebbe potuto sottrarsi al digiuno, rimanendo impranso dopo tanto creduta promessa di ricca imbandigione.

742. 67.

18 Dic

67. Nel tragitto, meno di mezzo miglio, tra l’ingresso dell’LXXXVI e il baracchino di Olu avrà avuto sicuramente modo di ordinare le idee, e di organare i concetti in modo da riuscire a porre al Suo amico una domanda, o una ragionevole serie di domande, a cui fosse possibile dare una risposta, o una ragionevole serie di risposte, di cui fosse apprezzabile l’utilità: ma scommetto – è illazione mia, e non sia mai che Gliene attribuisca la responsabilità, nemmeno indiretta: ma il sospetto, tornando a scorrere queste Sue pagine di diario, s’è in me rafforzato, invece di dissiparsi, dalla prima lettura – che, per quanti sforzi eventualmente facesse, nulla di fatto Le riuscisse in questo senso: il Suo pensiero a proposito del contenitore di legno laccato aveva prodotto nella Sua mente una tale messe di false conseguenze che nemmeno cinque cervelli come il Suo avrebbe potuto rimettere ordine, quantomeno sceverando vero da falso: il Suo amico Olu, oltre ad essere molto intelligente (e destinato immancabilmente, perciò, ad essere Suo amico, come ogni bipede intelligente si aggirasse in Central Park per uno spazio di tempo sufficientemente lungo; come un’anziana ex-insegnante, Argiria Shaw, spesso rinvenibile col cane Wimpy, mezzo rattiere e mezzo yorkshire, nei pressi di uno dei laghetti a sud del Parco, dalle diciassette in poi tutti i pomeriggî dell’anno; o Reso Mancato, un vecchio emporista di Hell’s Kitchen, che parlava tanto calabrese quanto americano, e in questo semincomprensibile impasto L’aveva succintamente ma accuratamente introdotto ai filosofi della sua terra, e questa non è poca cosa, dati gli sviluppi che attendono di essere lumeggiati nelle prossime pagine), aveva anche qualche anno (cinque) più di Lei, e, forse, con una maggiore e più aspra esperienza del mondo, sarebbe stato in grado di darLe qualche informazione utile, o di suggerirLe qualche metodologia d’analisi più sennata, sol che si fosse trattato di un argomento meno intimo che non fosse quello: Olu conosceva Lei, non Edgarda Cheevey, e non aveva visto nemmeno un fotogramma di quel filmato; avrebbe tutt’al più potuto rilevare, e questo era vero, che Lei aveva una gran confusione in testa, e, posto che avesse avuto la pazienza di ascoltare l’intero resoconto, appesantito d’ogni ammennicolo, dell’intricato sistema deduttivo da Lei costruito sul quasi nulla di quelle immagini, Le avrebbe tutt’al più detto che non credeva nella validità delle Sue conseguenze, e nulla più; senza poterLa ajutare a risolvere alcun mistero.

741. 66.

18 Dic

66. Quella mattina del 20 dicembre Ella, pur essendo entrato nel parco con l’idea di lasciarSi andare ad una corsa libera, vale a dire proprio una di quelle corse da cui venivano sempre fuori figurazioni inaspettate – poteva farlo grazie all’espediente di pensare, nel frattempo, a tutt’altro, o di ripassare la lezione per l’interrogazione del giorno dopo; quando si fermava Le appariva in immagine istantanea l’esatto tracciato, e a quel punto decideva se continuare, o se, nel caso di soggetti triviali, abbandonarlo -, dal momento che, nel corso del tempo, da quando quegli esperimenti di disegno e scrittura automatici si erano rivelati così significatìvi, aveva cominciato ad attribuirvi una valenza ambigua, tra la rivelazione del Sé profondo e il medianico-profetico, e in quel caso, avendo che fare con un mistero bello e buono, Le sarebbe stato prezioso avere un ‘indicazione, un segno, un suggerimento dondunque venuto che Le mostrasse una via qualunque – altri si sarebbe servito, se superstizioso o fin troppo razionalista, dei tarocchi, dei dadi, dello YiJing; Lei aveva quel mezzo Suo proprio ed esclusivo: ma è anche uno dei timidi accenni di apertura al sovrannaturale in questi primi vagiti della Sua vocazione; ho perciò caro farvi debito riferimento -, ma, a causa della tensione, molto probabilmente, che Le causava quell’arcano irrisolto, il non essere riuscito ancóra a cavare il ragno dal buco, il non poterlo fare prima dell’arrivo della nonna (con la quale non era in confidenza, motivo per cui avrebbe dovuto fare ricorso a tutta l’astuzia e a tutta la diplomazia di cui era capace), e soprattutto l’idea ricorrente di quel vecchio pirla semisepolto tra le coltri del suo fottuto letto a baldacchino, decise di non fare assolutamente nulla del genere: per oggi l’album di Central Park sarebbe rimasto chiuso, e Lei non avrebbe disegnato alcunché, né scritto epigrammi e citazioni: se la situazione era eccezionale, ogni tentativo di soluzione doveva essere adeguato: dunque si desse il bando ai mezzi tradizionali, e si trovasse un modo, uno qualunque, purché diverso dal solito, di cercare; pensando e ripensando, mentre saltellava nei pressi dell’accesso dall’LXXXVI senza poter ancóra decidere nulla, in una specie di corsa da fermo che impediva al freddo d’intirizzirLa ma non La portava, in tutti i sensi, da nessuna parte, ebbe per un attimo la tentazione di uscire addirittura dal parco e andare a fare un po’ di jogging nel West End, per quanto l’idea Le sorridesse poco, ma l’accantonò quasi sùbito; e infilato un viale, si diresse senz’altro verso uno dei Suoi punti preferiti, un ponticello giapponese presso cui il Suo amico Olu, oriundo nigeriano, teneva un baracchino di bruscolini e hot dogs.

740. 65.

18 Dic

65. Tanta consuetudine col parco cittadino Le permetteva di sfogare, da ultimo, tutti gli accessi fantastici a cui poteva andare soggetto: sicché, lasciato lo studio delle mappe e la loro paziente integrazione, a punta di china, del tipo più sottile, ultimamente, nel varcare il limitare del parco, improvvisava lì per lì un’immagine o il verso d’un sonetto Suo parto, magari improvvisando anch’esso, e completandolo in quattordici giorni, e con tutte le rime al posto giusto (salvo non dimenticasse l’incipit, o la strofa precedente, nel frattempo, o smettessero di piacerLe), e disegnava e scriveva sulla grande superficie verde, grigia e blu (quando guadava, non visto, qualche fiumicello, dovendo seguire una linea retta nel tracciato – nelle giornate e nelle ore di punta aveva sempre cura di evitare disegni o lettere dell’alfabeto che cadessero proprio là dove non era consentito passare) quello che Le era venuto in mente; non senza il caso in cui, abbandonandosi all’apparente capriccio della corsa, si avvedesse a metà o alla fine del suo zigzagare che effettivamente aveva tracciato un volto, o ritratto un animale, o scritto una frase – poteva anche aver tracciato la silhouette di un’anziana signora appena intravista all’ingresso, o scritto un’affermazione particolarmente notevole, o per profondità o per idiozia, sentita per radio o da qualche compagno di scuola, la mattina: immagini e suoni che sul momento aveva registrato distrattamente, se non seminconsciamente, che poi riemergevano nelle Sue composizioni libere, rivelandoLesi per quello che erano solo a posteriori, o quasi: riusciva in quel caso a fotografare mentalmente la mappa, che recava incisa nelle ime profondità della memoria, e dapprima congiungendo punto a punto, e in séguito senza nemmeno bisogno di quello, a ricostruire l’immagine e le parole disegnata o scritte, che poteva vedere come una linea ininterrotta nera nel riquadro della mappa del parco, dove i particolari planimetrici erano in grigio, sfumati, come retrostanti, “sotto”: Central Park era un rettangolo verde e un foglio bianco, su cui Lei aveva imparato a scrivere, grazie ad un esercizio strenuo, apparentemente, ed ostinato, di fatto lasciandoSi andare ad un’ispirazione del tutto estemporanea, a forza di gambe: arrivò persino a chiederSi – secondo me non senza ragione – se la Sua inclinazione alle attività fisiche, un po’ vicaria, necessariamente, rispetto all’inclinazione alle lettere, non fosse stata in gran misura incoraggiata ed accresciuta dalla doppia possibilità e di stancare e di temprare il corpo, e di continuare in qualche modo la Sua attività intellettuale come se non Si fosse mai dipancato dal Suo tavolino.

739. 64.

18 Dic

64. Forse nel Suo Diario di quegli anni è possibile trovare altri casi, altrettanto significatìvi di questo, in cui ebbe modo di verificare la capacità dell’artificio sia di distruggere, devitalizzando o impoverendo la natura, sia, utilizzandolo contro un altro e preesistente artificio, o in sovrapposizione ad esso, di recuperare uno degli attributi della natura, o del naturale, la mutevolezza continua, il continuo fluire, e il metamorfosarsi che è proprio dei viventi; ma il polmone verde, come suole definirlo, della Sua grande e assai edificata Città, oltre ad essere una delle Sue ossessioni, e una, tra le Sue ossessioni, delle più durevoli, era anche il luogo in cui artificio e natura, in proporzioni (come sempre avviene in questi casi) ìmpari e in rapporto profondamente ambiguo, mai totalmente definibile, si misuravano con la massima evidenza di scarto reciproco, abbracciandosi e guardandosi in parte con amorevolezza e in parte in cagnesco: in linea di principio sarebbe andata bene, come spunto di riflessioni omologhe, anche un’ajola, o un buco di terra da ficcarci una pianta in un viale alberato; ma in una zolla di terra erbosa o fiorita, in una porzione di terreno chiazzata di vegetazione stentata non era naturalmente (appunto) possibile perdersi, né, contemplando oggetti così limitati, sarebbe stato mai possibile, per mancanza di suggestione, innalzarsi fino agli universali, tra i quali aggirarsi con ispirato onduleggiare per lo spazio di qualche ora almeno, con il vantaggio indiscutibile di un abbondante afflusso di ossigeno al cervello, afflusso quale poteva essere garantito solo dal moto sostenuto delle gambe che pompavano sangue verso il cuore: le idee che potevano manifestarsi durante lo sforzo della corsa, in special modo dopo che la fase di riscaldamento era terminata e i muscoli, movendosi con sicura regolarità, erano ancóra lontani dall’essere invasi dall’acido lattico, erano immagini che si succedevano rapidamente, non di rado accavallandosi e confondendosi non senza armonizzare in qualche modo: solo ore più tardi, col corpo stanco e piacevolmente indolenzito di fresco ristorato dalla scozzese e con la lenta respirazione profonda, tornata scandita e regolare al lento battito del cuore, era possibile mettesi alla scrivania, accendere la lampada da tavolo mentre fuori imbruniva, dare uno sguardo ai dorsi dei libri sparsi sulla scrivania (allo studio in quel momento) e di quelli pigiati sugli scaffali alle pareti, e recuperare, dal magma luminoso, confuso, preverbale, delle immagini accumulate nel pomeriggio, la visione più nitida, durevole o ricorrente, e projettarne la luce sulla pagina, in forma di parole; come chiunque sia mai riuscito a qualcosa tra le Muse, Ella non ha mai trascorso intero un giorno a tavolino, ma solo alcune dense ore ogni volta.

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