749. 74.

18 Dic

74. Io già m’immagino, e m’affretto a dirLe: io già capisco, quale sarà la Sua irritazione adesso nel vederSi così esplicitati (o semplicemente scoperti) i sentimenti: dato che nei suoi diarî non c’è nulla di simile, almeno non in forma esplicita, a quello che ho appena detto: esso è in ogni parte mia illazione, e non sua affermazione; per quanto, date le Sue affermazioni, era impossibile per me trattenermi dallo spiegare in questo modo il Suo proprio modo di vedere e l’amico e Sé stesso; a guidarmi per questa via, forse perigliosa, arrischiata per quanto si voglia, senz’altro azzardosa, non ci sono però solo le Sue note, ma anche quello che una lunghissima esperienza di vita mi va dettando; e quello che ho appreso dell’amicizia e dell’amore in tanto spazio d’anni – o meglio, in una prima parte della mia vita, dato che, dopo che ho capìto come funziona il principio, e per tutti gli uomini, senza alcuna esclusione, non ho mai più visto altro che un opaco ripetersi delle medesime, identiche dinamiche; le quali prevedono, invariantemente, che un profondo amore per un proprio simile, sia o non sia associato ai più voluttuosi sentimenti, consiste sempre, nella forma più pretta ed originaria, nell’anelito a fondersi con la figura amata, e fare tutt’uno di quelle che fino a quel momento erano due indvidualità distinte; dall’impossibilità di raggiungere l’assoluta fusione nasce un dolore di genere speciale, mescolato di rimpianto e di piacere (di complaints parla Lei nelle pagine che sto consultando; e più avanti di un’unhappy happiness in tutto degna di un titolo della Behn, se non d’una sua scrittura), e Lei, a cui è stato dato in sorte di provare più intensamente di altri quello che altri parimente provano, ma non di nutrire sentimenti quidditativamente differenti dalla totalità degli altri uomini, in quel momento cominciava a provare, per la prima volta, o per la prima volta con tale intensità, proprio questa tensione a raggiungere un’assoluta, impossibile identità con un amico – il Suo migliore amico, nello specifico, il Suo amico baracchinista Olu, del quale la incantavano e la incuriosivano parimente passato, nazionalità, mestiere, aspetto fisico, atteggiamento, cultura, pensiero, modo di avvicinarLesi, competenze & abilità: tutto quanto, perché parte di un tutto che l’affascinava, diventava affascinante per un fenomeno di transitività, anche preso singolarmente; e suppongo che questo sia stato assolutamente salutare, perché molte aride occupazioni e molti concetti nojosi sono stati spesso appresi con facilità grazie al fatto che erano possedute e noti a persone profondamente amate, e pertanto da imitare in ogni cosa.

748. 73.

18 Dic

73. Quando Ella, infatti, pensava ad Olu come ad un altro Sé stesso, non doveva essere, almeno in teoria, in senso fisico: di fatto, la complessione singolarissima del Suo amico, la sua fisionomia per sé così incredibilmente arguta ed eletta, in cui un’accozzaglia di sproporzioni sembrava voler dare luogo ad uno spettacolo in cui la bellezza, libera dalle pastoje di armonie sempre pedissequamente debitrici ad un modello, e pertanto tutte simili tra loro – i belli sono tutti intercambiabili –, volesse superare sé stessa disfacendosi della sua ovvietà conformista, innanzitutto, non era nulla che Le appartenesse, né prometteva di appartenerLe nemmeno nel giro di qualche anno: Lei era bello in primo luogo della beltà che si dice dell’asino, come può essere un ragazzo (bello, non necessariamente asino), e sarebbe diventato bello come uomo perché così doveva essere, ma non aveva, non ha, alcun carattere spiccato, o così spiccato da costringere, come nel caso del Suo amico, ad ammettere che fa caso a Sé: e tuttavia, a dispetto dell’evidenza, dal momento che al Suo riferirsi ad Olu come ad un altro Sé tra qualche anno non era estranea nemmeno qualche considerazione di ordine men che spirituale o elettiva, alla lunga aveva finito col confondere un po’ l’idea dei Suoi proprî tratti con quelli dell’amico, e, benché il renderSi spiattellatamente conto delle strane tortuosità di percorso seguìte in ciò dal Suo pensiero L’avrebbe lasciata del tutto stupefatta, nel pensare a Sé tra qualche anno Si trovava di fatto a pensare a un Sé non dissimile da una mescolanza di Sé e di Olu, vedendo un uomo color cioccolatte, dai tratti delicati salvo gli occhî e la bocca in teoria troppo grandi: perché così, anche se non Le era chiaro, sarebbe voluto essere, tanto tra qualche anno come ora, sùbito, adesso; se solo, ahiLei, fosse stato possibile, e non era, e se solo Le fosse stato possibile avere diciannove anni, una cultura ancóra più stravagante irregolare eclettica composita di quella di cui disponeva, un passato in gran parte misterioso ma assai ricco di eventi, anche dolorosi, le radici in quell’altra parte del mondo, un’estrazione molto meridionale, subtropicale, assolata, un baracchino di barrette di sesamo, Coca cola, dolciumi di cocco, würstel – tanto un mestiere sostanzialmente disgraziato Le appariva affascinante, dato che affascinante era per Lei l’uomo che lo esercitava –, nessuna apparente ambizione, un sorriso lento ed enorme, abbagliante come un lampo tra nubi tempestose, uno sguardo come il fondo dell’inferno in un mare di latte, una voce di velluto bruno, mani di seta nera, e un’infinità di piccole attività collaterali a cui dedicarSi, un ordine sparso d’impegni, chiusure anticipate, tornosùbito, corse trafelate su un furgone scassato in direzioni mai troppo precise, interminabili riparazioni di motorette in un cortile squallido e fuori mano, e, spesso, un pajo di occhiaje profonde ad oscurare e a rendere, se possibile, ancóra più spirituel uno sguardo che era già l’esprit fatto sguardo: era, egli, un altro Lei, sì; ma Lei era infelice perché non era un altro Lui – non ancóra.

747. 72.

18 Dic

72. Ciò non spiegava affatto se Olu avesse orecchie così nobilmente piccole allo scopo di raccogliere solamente le più elette armonie, tralasciando i suoni molesti, rimbombanti & grossolani; ma certamente aveva il potere di sollevarLe un gran peso dal cuore, e di consentirLe di passare a considerare altre parti del corpo di Olu, come per esempio le mani, le quali a loro volta contrastavano con la complessione generale per la loro graziosa enormità; graziosa, perché avevano le dita leggermente noderose, e affusolatissime, tanto da far pensare ai figuranti delle mani maschili, i granchi, sennonché non rosei o bianchi, ma bronzei, del più scuro pigmento che si riscontri su epidermide umana, non eburnei ma d’ebano, con ogni dito terminante in una spatoletta appuntita, di forma esattamente triangolare, come l’una terminazione della ganascia d’una pinza, e in apparenza altrettanto forte; ecco, anche le sue mani, del colore della notte, sul dorso, e lunghe, e larghe di ventaglio come le mani d’un’ombra della sera, incantevolmente rapide nell’afferrare pacchetti di bruscolini e perette di salse industriali, e nell’approntare panini, e nell’afferrare delicatamente cartamoneta o moneta, nel pescare dalla cassa per dare i resti, nel tracciare ideogrammi nell’aria, nello schematizzare un concetto, nel vergare righe di parole anch’esse affusolate e sottili agli estremi, come robuste di corpo, anche quelle mani, dicevo, erano della famiglia dei suoi occhî e della sua bocca, perché erano fatte per ricevere tutta una quantità di oggetti, e per restituire altrettanto, in cambio o semplicemente di conseguenza; e forse non è nemmeno di mestieri il dire che corrispondevano a quelle superiori anche le estremità inferiori, i piedi che macinavano con regolarità di passo chilometri di strade, e di parco, talvolta fuorviando, anche – s’è visto – con rischio di tutto quello che sopra essi si reggeva, e per i quali non potevano convenire tragitti men che eccezionalmente lunghi: come lunghi erano essi, 10 e ½ nella misura americana, 49 per la nostra europea, una base del tutto più che sufficiente, se non eccessivamente estesa e quasi sproporzionata, per uno sviluppo verticale di un metro e ottantacinque centimetri, sennonché, come mostravano nelle calure staterecce sandali e ciabatte, erano talmente sottili, allungati e gentili da non parere troppo grandi, e trovavano comunque con tutte le altre teoriche sproporzioni una finale armonia, conferendo slancio, grazia e un’eleganza tutta spirituelle alla sua complessione di lemure.

746. 71.

18 Dic

71. Secundum Le aveva detto che si recava ad onore e vanto, semmai, l’essere utile all’amico, non solo con la conversazione virtuosa e con i frutti della propria deliberazione di tornare all’amico di quell’utilità senza cui l’amicizia non ha motivo alcuno di sussistere, bensì anche con gli stessi proprî comportamenti involontarî, e, tra questi, con le sue stesse colpe e defezioni; anche in questo caso per un in primis ed un secundum, quello essendo che si dimostrava in tal modo un’affinità elettiva tanto pronunciata che il buono non solo, ma anche il cattivo diventava buono; & questo essendo che in quel caso Lei, Quintiliano, aveva conferma della bontà dei sentimenti di Olu nei Suoi confronti, dato che anche con le sue mancanze questi La beneficava, mentre Olu poteva gioire all’idea che le proprie stesse men che buone azioni tornassero di vantaggio a chi gli era amico, sia perché voleva beneficare l’amico, sia perché il bene dell’amico rendeva in sé un bene, & inestimabile, il male commesso o non impedito; allo stesso modo, gioito come si conviene anche del bene che, per sé, aveva trovato Quintiliano in una cura di Sé che ne proteggeva e ne salvaguardava i giorni, Olu poteva rassicurarlo che l’idea che Quintiliano s’era fatto dell’amico come d’un altro sé stesso vanificava qualunque ipotesi di malafede da parte sua, & anzi quell’incidente, per quanto dalle conseguenze pecuniariamente così moleste, doveva considerarsi in tutto più che un bene, perché senza esso non ci sarebbe stata una così completa presa di coscienza da parte di Quintiliano che Olu era un altro sé stesso, ciò che prima poteva sentire solo in astratto e solo vagamente: tanto da poter inferire che tale eccesso i cautela, tanta iperbole di preoccupazione, tanto esorbitante ansia dovessero essere riferite all’impulso, nel proteggere i proprî giorni, anche di proteggere quelli dell’amico, di cui l’incidente aveva reso tanto patentemente la fragile soggezione alle avversità di questo genere, poiché non era possibile che Quintiliano vedesse Olu come un altro sé stesso senza vedere sé stesso come un altro Olu: e sapendo che Olu era passibile d’una morte sciagurata sulle strisce pedonali sbadatamente attraversate non poteva non sapere che Quintiliano era esposto al rischio d’una simile morte: e ispirato dall’affinità amicale, che di due fa uno solo, pur essendo uno solo, faceva attenzione per due; del che Olu grandemente gioiva, & si compiaceva.

745. 70.

18 Dic

70. I danni che erano stati calcolati erano talmente ingenti che Olu sarebbe andato avanti a pagare vita naturaldurante; e Lei, che di tanto in tanto almeno credeva di ravvisare in Olu un altro Sé stesso, ma tra qualche anno, prestò da allora una cura rasentante la paranoja tutte le volte che attraversava una strada, per quanto Le dispiacesse, o La disgustasse, ritrovarSi ad imparare dagli errori altrui: ma nel caso di Olu, aveva riflettuto, essendo isto da Lei appunto come un altro Sé stesso tra qualche anno, era come imparare, molto più onestamente, dai Suoi proprî errori; per sgravio di coscienza ne aveva anche parlato ad Olu, dicendogli che da quando l’amico pativa le conseguenze dell’incidente Lei aveva sempre guardato a destra e a sinistra, anche quando il semaforo era verde, anche quando pareva che non ci fosse nessuno, anche quando nessun rombo appropinquantesi preannunziava il transito di qualunque mezzo, leggero o pesante, e nemmeno un discreto ronzio di raggî faceva supporre che una bicicletta potesse piombarLe addosso da un momento all’altro; che da quel momento, tutti gl’incrocî, i passaggî a livello, i camminamenti pedonali, i marciapiedi costeggiati da piste ciclabili, tutti i percorsi a circolazione mista erano diventati per Lei luoghi di apprensione, su cui aleggiava sinistra l’eventualità respingenda di un dispiacere, quantomeno, a mamma e papà, di spese insostenibili da sostenere, di danni ingenti da rifondere, di lamiere accartocciate, ciclisti agonizzanti, pozze di sangue, finestrini infranti, perdite di liquidi infiammabili, gemiti, rantoli, assicurazioni, polizia stradale, invalidità permanenti, stroppiature, morti sul colpo, processi, multe, sirene d’ambulanza, medici incapaci, ambulanzieri pazzi, spese ospedaliere faraoniche; e che queste visioni, che incoercibilmente La forzavano a prestare ogni cura, ogni attenzione nel lasciare isole di traffico e marciapiedi, da una parte risultandoLe utili perché riducevano ad una percentuale trascurabile la possibilità che Lei subisse o provocasse un incidente, dall’altra La facevano sentire uno stronzo, una carogna, una specie di vampiro di specie etico-comportamentale, che succhiasse dagli erarî della compromissione altrui l’oro della propria salvaguardia: poiché da sempre era convinto, e per l’esempio e per l’insegnamento dei Suoi genitori, e per nobiltà ingenita dell’animo che i fallimenti altrui, le altrui disattenzioni, gli altrui sbaglî sono eventualità da compatire o da disapprovare, non insegnamenti da far proprî; e su questo Si era anche parecchio diffuso, con l’amico, che in primis s’era rallegrato perché quella confessione lo confermava amico d’un giovane d’animo non dozzinalmente sensibile.

744. 69.

18 Dic

69. Non che Si aspettasse chissà che ajuto da parte di Olu: Olu non era né un tipo diagnostico né un tipo analitico, né un tipo critico né un solutore di enigmi particolarmente raccomandabile: a quanto Ella stessa annota, con convinzione, il Suo amico recava nella fisionomia stessa i segni tangibili della Sua stessa malattia; vale a dire negli occhî, che erano enormi e voraci, e nella bocca, che pareva volersi portar via l’altra metà del volto: una facies quasi miserifica, tanto disperatamente rifletteva una bulimia di cose a riempire un vuoto incolmabile: in particolare gli occhî sembravano fatti per raccogliere quanto più poteva del circostante, e la bocca per buttar fuori per adeguata foce la fiamma prodotta dalla concozione di tutto quello che quel vuoto aveva cercato di riempire, in tal modo alimentandone costantemente l’assenza di pienezza, mentre il naso, piccolo e fine, aveva forse lo scopo di denotare che tanta voracità non implicava indiscriminatezza, che tanta avidità non voleva dire affatto assenza di gusto, ché anzi le due nari, così piccole, sembravano fatte apposta per raccogliere i più tenui profumi di tra gli odori grossolani, e le orecchie, anch’esse aristocraticamente piccole, e a punta, per captare le sonorità, le echi più vaghe e più segrete, escludendo probabilmente tutti i rumori e i suoni dalle vibrazioni indeterminate, troppo brutali, quali il frastuono del traffico, le urla della folla, lo strombazzare dei clackson – un’idea che L’aveva colpita dedicando qualche dolente considerazione ad un incidente che Olu aveva subìto un anno avanti, quando, mentre attraversava la XII durante l’ora di punta, era talmente assorbito nel tentativo di ricostruire mentalmente il quinto tableau di Quesnay che non aveva sentito né lo stridore dei freni d’una motoretta che per poco aveva evitato di centrarlo, né il clackson d’un’auto in corsa che per un pelo non l’aveva appiattito sulle strisce che il semaforo ancóra non consentiva di attraversare, né lo stridore dei freni, il clackson e e le urla attraverso il finestrino abbassato del dipendente d’una ditta di trasporti che, tamponando la macchina e agganciando la motoretta col parafango anteriore, mandò autista e motociclista all’ospedale, arrecando ingenti danni e all’uno e all’altro veicolo; motivo per cui la Polizia, già per conto suo sul luogo, si era fatta trovare da Olu direttamente dall’altro capo del marciapiede: tutta sua, ovviamente, era stata la colpa, benché di nulla si fosse reso conto finché gli agenti non gliel’avevano detto.

743. 68.

18 Dic

68. Ma di tutto questo Ella non Si dava alcun pensiero, mentre compiva di corsetta il tragitto che La separava dal baracchino di Olu: né pensava che un colloquio con lui su questi fatti, piccolezze che formavano la montagna che avrebbe partorito il ridiculus mus, qualora avesse portato a qualcosa in più che un rifiuto più o meno netto da parte dell’amico di metter lingua su un oggetto così vago, senza nemmeno quegli scarsissimi, insufficienti elementi di cui Lei disponeva, avrebbe potuto, nel caso, solo aggiungere confusione alla confusione, potendo Olu solamente porre sul tavolo conviviale altri oggetti, sceli in via puramente deduttiva od analogica, aumentando così la massa delle informazioni inverosimili ma forse vere, verosimili ma non necessariamente vere e né verosimili né vere: e dato il modo di procedere da parte di Olu nel ragionamento, data la sua stravagante erudizione, data la sua tendenza più a cogliere i particolari che a scegliere, in base ad un retto giudizio, quello che poteva occorrere ad illustrare un pensiero e non tremila dei più disparati e inconseguenti, se c’era qualcosa di verosimile nel Suo immediato futuro era proprio la prospettiva di trovarSi alle prese con una quantità soverchiante di dati incerti, speciosi, falsi, inservibili – e utili, semmai, a distruggere definitivamente ogni più remota possibilità di avvicinarSi, vuoi per bontà di metodo vuoi per serendipità avventurosa, a una ragionevole larva del vero; persino a conseguire e stringere un mazzetto di non troppe, e tutte scelte, possibilità; dirò di più: a perdere di vista lo stesso dato oggettivo, e cioè che quello spezzone di film era realmente singolare, persino inquietante (con quelle espressioni, che parlavano volumi, ma in lingua dell’Isola di Pasqua, almeno per ora, sulle facce di Josiah van Barnavelt ed Edgarda Cheevey), certamente definibile come strano, curioso, enigmatico, e in quanto tale effettivamente capace, salvo che nel caso di un visore distratto o con le terminazioni nervose bruciate da qualche psicoattività, di far sorgere interrogatìvi, provocare domande, ricercare risposte: il fascino arido delle casistiche avrebbe intrecciato la griglia su cui sarebbe stato posto a troppo prolungata cottura, fino alla totale carbonizzazione, il primo polposo esculento impulso di volontà conoscitiva; non avrebbe più riconosciuto in quel moncone di cosa già viva, ill killed, ill quartered & ill cooked, qualcosa di mai stato commestibile, e, non potendo non rifiutarne quanto il rogo aveva risputato, nemmeno avrebbe potuto sottrarsi al digiuno, rimanendo impranso dopo tanto creduta promessa di ricca imbandigione.

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