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576. Scheda: Della Croce – Una giacobina piemontese alla Scala (1978).

30 Lug

Vittorio Della Croce (1924), Una giacobina piemontese alla Scala. La primadonna Teresa Belloc. Prefazione di Giorgio Gualerzi. Edizioni Eda, fin. st. Torino 10 10 1978. Pp. 222.

Scritta dal padrone della casa canavesana in cui la stessa artista trascorse gli ultimi anni di vita, è la biografia di Maria Teresa Trombetta (s. Benigno Canavese 02 07 1784 – s. Giorgio Canavese 13 05 1855), poi, per matrimonio, Belloc (prima ancòra, in arte, “Giorgi”, forse per la residenza in s. Giorgio, forse per omaggiare la madre [come ipotizza l’autore], la georgiana Agnese Arutin), una delle cantatrici più in vista dell’età di Rossini (affrontò per la prima volta un ruolo rossiniano nel 1812, nei panni d’Isabella ne L’inganno felice), impegnata nell’interpretazione di opere dei varj minori – Mayr, Bonfichi, Pavesi, Generali, Coccia – attivi al tempo suo, ma anche di Pacini e Mercadante, e persino Mozart (Nozze di Figaro, Flauto magico, Don Giovanni).

Interprete di assoluta affidabilità, bravissima virtuosa ed attrice, fu giacobina (tanto per spiegare il titolo) in senso patrilineare, essendo Carlo Trombetta suo genitore molto attivo come rivoluzionario quando però la primadonna era ancòra assai piccina, ciò che costrinse la famiglia a numerose e faticose peregrinazioni, fino all’approdo in Francia (1799); e in Francia c’era anche quell’Angelo Belloc, altro fuoruscito, che la Teresa avrebbe sposato nel 1802; avendo esordito già nell’anno 1800, appena sedicenne, secondo una consuetudine ancòra per parecchio tempo piuttosto diffusa.

Tutto il quadro del giacobinismo piemontese 1793-1800 è ricostruito con molta precisione alle pp. 57-65. Eventualmente si può accogliere come ulteriore segno del giacobinismo della primadonna, che in verità a me pare dovesse essere generalmente di complessione piuttosto linfatica e bonacciona, nelle cattive e svogliate esecuzioni – stando alle critiche; ed altrimenti la Teresa di critiche cattive non n’ebbe mai – di due cantate controrivoluzionarie al Regio di Torino nel 1801. Ma esse critiche negative sono da considerarsi nel quadro di esecuzioni complessivamente, e non solo per responsabilità della Teresa, cattive; essendo assai verosimile che le cantate fossero talmente scadenti da rendere penoso per gl’interpreti l’eseguirle, come anche per il pubblico, emunctis auribus, ascoltarle; come spesso avviene con le opere celebrative. Continua a leggere