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766. Immortalato!

2 Feb

Dalle parole ai fatti: CronacaQui regala i primi sacchi a pelo (Se vuoi partecipare anche tu, scrivi a <a href=mailto:redazione.to@cronacaqui.it>redazione.to@cronacaqui.it</a>)

Prima  mi premeva raccontare un sogno di due notti fa, che si ricollega a quello della notte scorsa per motivi che parranno ovvj. Mi ricordo specialmente l’ultima parte del sogno. Disponevo di una camera da letto fatta grosso modo come quella a cui ero abituato, identica per quanto riguarda la bassa libreria a quattro comparti, a destra del letto – una sorta di comodino, se si vuole, ma lungo quanto il letto. Quello che mi occorreva fare in quel momento era risolvere una questione molto importante, ossia rivoluzionare concettualmente la disposizione dei libri. Il criterio che aveva dominato fino a quel momento, per quanto riguardava la scelta, si doveva alla presunta esigenza di avere letture leggère a disposizione nell’ora o due precedenti il sonno; e dunque soprattutto la scansia immediatamente a destra del guanciale era un coacervo di letture di scarso impegno, o stupide. Continua a leggere

596. Impressioni mattutine.

14 Ago

Piazza Vittorio. Però qualche annetto fa, & col sole.

Stamane pioveva di nuovo, molto forte; per questo era impossibile, faute de montre, sapere che ore fossero quando mi sono svegliato, perché era bujo. Due donne che passavano parlando ad alta voce all’altro capo del colonnato non facevano fede: di lì passano anche molti che vanno, a piedi, alla stazione, e il primo treno parte alle 4.40. Ho dovuto aspettare che spiovesse un poco, poi sono andato a prendere il 13, dove grazie all’obliteratrice ho saputo che era mostruosamente presto – le 6.25, ciò che vuol dire che non mi sono svegliato dopo le 6.00. Ho raggiunto l’Oftalmico, e mi sono preso un caffè. Non ho il computer dietro, quindi non mi sono soffermato a vedere se si prendeva qualche wireless – e poi la mappazza che mi porto dietro per quasi tutta la settimana non prende molto bene. Fumata la sigaretta, ha ripreso ovviamente a piovere, motivo per cui ho attraversato via Juvarra, rimanendo il più possibile accosto al muro, anche se era praticamente inutile, raggiungendo i portici di corso s. Martino. Qui c’era già parecchia gente, che però era un manipolo di gitanti che aspettava zaino in spalla il pullmann per Caselle; tutti molto allegri, mentre io, che strascicavo i piedi, ero assorto nel mio pensiero dominante – e cioè che non voglio passare un altro inverno a Torino. Quest’anno l’escursione termica ebbe qualcosa di eroico, s’è passati dai -15 gradi della brutta stagione ai quasi 40 dei giorni più caldi, e ha piovuto poco. Le piogge attuali hanno molto dell’autunnale, può darsi che la stagione sia già rovinata. Ma devo, devo arrivare a farmi quella settimana, quelle due settimane al coperto e al chiuso, è indispensabile per arrivare da qualche parte; o meglio, per sapere se è possibile arrivare da qualche parte, e, se sì, come. Continua a leggere

590. Come sospettavo.

5 Ago

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Non ho parlato coll’avvocata che m’avevano dato d’ufficio perché ho parlato con un’altra. Di fatto mi sono trasferito armi & bagaglj presso un altro studio legale. Intanto pare che in tal modo ottenere il codice fiscale a forma di badge diventa un giuoco da ragatzi, è sufficiente per dire che la cosa ha avuto i suoi risvolti positivi. Il codice fiscale a forma di badge è inviato direttamente da Roma, dal ministero, se non si ha una residenza è molto difficile farselo mandare. Continua a leggere

565. Mancata risposta a una domanda non posta.

15 Lug

Esistono da sempre, barboni, spostati, tossici, disoccupati non qualificati, persone insomma che, per dedicarsi a qualcosa di meglio o per non riuscire a dedicarsi a qualcosa, si sono ritrovate fuori (teoricamente) dalla società. In casi come questi, il punto di vista progressista consiste effettivamente nel prendere atto che “questa è una società” che produce scarti, che vivono di scarti; ma mentre il panorama degli spostati è variegato, e quantomeno suggerisce l’idea che ognuno abbia avuto un suo solitario percorso, a condurlo là dove attualmente si trova, l’argomentazione, oltre ad avere la menda di consistere in una presa d’atto, rimane sugli universali, non entra nel merito delle singole specificità, dei particulari. Un taglio più raffinato di riflessione sul realeè consentito dal ricorso ad una specie di via di mezzo tra contingente (transeunte, e dunque trascurabile, preso nel suo complesso, che è stracarico di implicazioni non utili all’indagine, cioè al raggiungimento di un senso, alla risposta alla domanda “Perché?”) e universale, vale a dire il faticoso e paziente rinvenimento di tutte le caratteristiche che si manifestino identiche e immutabili da caso a caso. Se, infatti, il comportamento della società nel complesso degli spostati è chiaro, anche senza necessità di troppo approfondite analisi – ed è chiaro grazie all’intenzione che la persona integrata riconoscere essere perfettamente trasversale, a prescindere da vissuto idee politiche opinioni esperienza, a tutte le persone integrate -, risulta del tutto oscuro che cosa dovrebbe pensare lo spostato della propria situazione, mancandogli la forza intellettuale, oltre alle possibilità oggettive, di svolgere analisi in questo senso: che cosa mi ha portato in questa situazione, e che cosa c’è di invariante dal mio caso al caso di X, Y e H, tra i fattori che hanno condotto ad essa situazione? E’ abbastanza logico che siano persone adatte a fare di essa analisi idiografica la propria missione; solo che non lo fanno. Sarebbe utile? Continua a leggere

559. Risveglj.

2 Lug

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La facciata settecentesca di Palazzo Carignano, col suo porticato.

E’ bello comunicare con la gente. Per esempio, dopo mesi di comprensibile silenzio, l’omino che fa il custode a palazzo Carignano giorni fa s’è proposto come svegliarino, e quando mi alzo prima delle 8.30 si compiace, e me lo dice, Ah, oggi ti sei svegliato prima, e mi chiede: E adesso che fai? Vai a lavorare? Rispondo sempre di sì, anche se la faticosità delle mie giornate mi rende bolso e rincoglionito, e l’unica risposta che si potrebbe sensatamente chiedere al mio abbrutimento di fronte a una domanda del genere dovrebbe essere Sì, porcoddio, oppure: Mavaffanculo. Ma temo ritorsioni – i custodi sono sempre freschi e riposati, con riflessi scattantissimi, non come i miei, e potrei prendermi un cazzotto in bocca, e trovarmi a rinunciare ai diciotto denti che mi sono rimasti. Continua a leggere

555. Feuilleton.

24 Giu

Un fatto concreto su cui ho vergognosamente trasandato d’insistere ogni tre per due, nel corso di tutti questi mesi, anche quelli di maggior attività (relativa – si fa per dire) del blog è poi quello più importante, la vera e reale e incontrovertibile misura della mia invidiabile tempra e della mia semileggendaria resistenza alle avversità: vale a dire il fatto che gl’interi quattro mesi invernali – stante il calendario, 21 dicembre 2009 : 20 marzo 2010 (sei giorni dopo l’aver toccato un’età indicibilmente veneranda) – io li ho passati all’aria aperta: in un periodo in cui il termometro ha segnato -8 gradi durante il giorno, e fino a -15 durante la notte. Tanto costa, in effetti, la libertà. Continua a leggere