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625. Ma andate a dar via il culo!

4 Set

Jeri ho fatto una capatina alla Civica, giusto per andare in bagno, così ho incontrato anche F., con cui parlo volentieri. S’è parlato del più e del meno, del per e del diviso, insomma si è parlato – specialmente di libri, &c. Della situazione che c’è nel covo dei mantenuti non m’ha detto nient’altro se non che “Oggi c’è un’atmosfera un po’ mefitica”, ragion per cui ho pensato che Grazia Scrofa fosse tornata ad ammorbare vieppiù l’ambiente con qualche scarica delle sue famose tonanti scorregge. E invece no, non ce n’era traccia. Era in vacanza, fino a qualche tempo fa, magari c’è ancòra. A me è stato anche detto che ha tentato di strumentalizzare la situazione in modo da essere trasferita in qualche ufficio, dove può starsene sola sola a scaccolarsi le dita dei piedi, senza utenza rompicoglioni in mezzo alla gloria. Non so, in ogni caso ha sbagliato grosso e la riduco a brandelli.

Però dalle vacanze è tornato quel coso, là, come si chiama?, Francesco, Paolo, o Francesco Paolo, insomma, il sordo, che mi ha chiesto di seguirlo in corridojo per un’importante comunicazione. Ora, il sordo è sordo, e su questo perlopiù non ci piove – ogni tanto, però, qualcosa sente (se sia falso invalido o no non l’ho mai saputo per certo, posso solo darlo per scontato) – , ma il problema grosso è che è un coglione. Era lui che si è prestato a far da guardia del corpo alle due chiatte, che pensavano evidentemente che avrei dato in escandescenze (io? e quando mai?). Mi ha detto infatti che era stato fatto il suo nome per via di questo episodio, e che ancòra non era stato sentito, ma che aveva detto della questione del lancio dell’oggetto – a chi, mi permett di chiedere, se ancòra non era stato sentito da nessuno? e che crede che la denuncia sia catalizzata [!!] sulla questione di esso lancio di esso oggetto. E mi ha chiesto pure scusa, e mi ha detto che non poteva fare altrimenti.

Gli ho detto che capivo benissimo, e che sapevo benissimo aver egli fatto solo il suo dovere. Oh figlio di una troja ipocrita e rottanculo.

Anch’io non posso fare altrimenti, se è per quello, ma mica chiedo la benedizione a nessuno!

Sia F. che Paolo Francesco erano e sono abbastanza assidui in rete, solo che F. ci ha trovato, pare, qualcosa di buono, in quello che scrivo. Per quella merdaccia nonudente di Francesco Paolo io sono rimasto quello “che si permette di scrivere cose degli altri” – ricordo una volta, ancòra tempo fa, che vociava dietro la porta del magazzino.

F. è una brava persona, l’unica che abbia trovato lì dentro. Non dico che mi occorra trovare brave persone nelle biblioteche che frequento, ci mancherebbe: me ne fotto. Ma dato che è venuto fuori tutto quello che è venuto fuori, è stato inevitabile per me notare come sia stata la sola a comportarsi decorosamente.

Temo un po’ che questo le possa creare problemi. Mentre si parlava, si sentiva come al solito vociare ad un livello di decibel superiore al sostenibile, da dietro la maledetta porta del magazzino. F. ha fatto una cosa che non fa nessuno: si è alzata, ed è andata a chiedere che abbassassero la voce. C’è soprattutto un inserviente buzzurro che in particolare fa molto casino, si sentiva quasi solo lui. Dopodiché s’è alzata per andare a recuperare un libro richiesto in consultazione da un’utente al banco. L’inserviente buzzurro è uscito dalla porta del magazzino, e ha detto, rivolto a qualcuno che stava alle sue spalle: “Ma non preoccupatevi, quella è pazza“. Le ci mancherebbe solo di subire un mobbing per causa mia!

Questi posti sono puttanaj schifosi, dovrebbero essere o chiusi definitivamente, o finire bruciati con tutto il personale, o completamente rinnovati.

Ancòra non ho capìto come mai i bibliotecarj debbano essere così teste di cazzo.

Per questo non vedo l’ora di prenderne un bel po’ a mazzate sull’escrescenza: così vedo quanti nidi di mosche ciànno dentro.

616. Antitesi.

28 Ago

Una che lavora veramente. Prendete esempio, cialtroni!

Il tempo non passa invano; e se lo dico io, che oramai conto la bellezza di 136 primavere & rotte. Ricordo la prima volta che incontrai Riccardo Capirone; era inverno, mi recavo all’emergenza freddo in s.da delle Ghiacciaje — l’incrocio tra corso Lecce / corso Potenza e corso Regina Margherita (che anche lei mangiava con le dita, non dimentichiamocelo mai) è zona di battimento abbastanza intenso — , e mi si avvicinò, roteando il marsupio, sotto quella gru azzurra, fluorescente nella notte depressiva, invitando:

Vieni?“.

“E tu, quanto mi dài?” gli chiesi.

Quanto non rimase basito? Il povero Riccardo! Continua a leggere

596. Impressioni mattutine.

14 Ago

Piazza Vittorio. Però qualche annetto fa, & col sole.

Stamane pioveva di nuovo, molto forte; per questo era impossibile, faute de montre, sapere che ore fossero quando mi sono svegliato, perché era bujo. Due donne che passavano parlando ad alta voce all’altro capo del colonnato non facevano fede: di lì passano anche molti che vanno, a piedi, alla stazione, e il primo treno parte alle 4.40. Ho dovuto aspettare che spiovesse un poco, poi sono andato a prendere il 13, dove grazie all’obliteratrice ho saputo che era mostruosamente presto – le 6.25, ciò che vuol dire che non mi sono svegliato dopo le 6.00. Ho raggiunto l’Oftalmico, e mi sono preso un caffè. Non ho il computer dietro, quindi non mi sono soffermato a vedere se si prendeva qualche wireless – e poi la mappazza che mi porto dietro per quasi tutta la settimana non prende molto bene. Fumata la sigaretta, ha ripreso ovviamente a piovere, motivo per cui ho attraversato via Juvarra, rimanendo il più possibile accosto al muro, anche se era praticamente inutile, raggiungendo i portici di corso s. Martino. Qui c’era già parecchia gente, che però era un manipolo di gitanti che aspettava zaino in spalla il pullmann per Caselle; tutti molto allegri, mentre io, che strascicavo i piedi, ero assorto nel mio pensiero dominante – e cioè che non voglio passare un altro inverno a Torino. Quest’anno l’escursione termica ebbe qualcosa di eroico, s’è passati dai -15 gradi della brutta stagione ai quasi 40 dei giorni più caldi, e ha piovuto poco. Le piogge attuali hanno molto dell’autunnale, può darsi che la stagione sia già rovinata. Ma devo, devo arrivare a farmi quella settimana, quelle due settimane al coperto e al chiuso, è indispensabile per arrivare da qualche parte; o meglio, per sapere se è possibile arrivare da qualche parte, e, se sì, come. Continua a leggere

592. E quattro!

7 Ago

Anche questo blog, connesso in qualche modo con quegli altri, ha disattivato i commenti.

Volevo, di questo post, far notare questa frase qui: non posso farlo là, lo faccio quissopra:

Anche quest’anno il corso è stato svolto presso la Scuola C.T.P. Drovetti di Torino risquotendo un’ottimo successo con soddisfazione e partecipazione dei partecipanti.

Per qualche strano caso di fortuna la owner è laureata. O almeno così m’avevano detto.

Ora, a me di tutto il discorso della solidarietà, della droga, del Sozial non me ne frega niente – finché è affrontato così alla mentula di cane, almeno. Solo che mi dà la morte in cuore pensare a quanto sarebbe divertente imbastire qualche pittoresco botta-e-risposta in qualcuno di questi blog, periodicamente, perché – veramente – sono per me così stimolanti. Magari poi si leticava, si coinvolgevano altre persone, era tutto uno schizzar di vaffanculo e taccitua come le fontane di Versaglia, o gli sputi incrociati di giovani prostituti nella sala buja di qualche cinema di periferia.

E invece non posso; è assurdo.

590. Come sospettavo.

5 Ago

https://i0.wp.com/www.gwava.it/blog/imgs/linea_cava_2.jpg

Non ho parlato coll’avvocata che m’avevano dato d’ufficio perché ho parlato con un’altra. Di fatto mi sono trasferito armi & bagaglj presso un altro studio legale. Intanto pare che in tal modo ottenere il codice fiscale a forma di badge diventa un giuoco da ragatzi, è sufficiente per dire che la cosa ha avuto i suoi risvolti positivi. Il codice fiscale a forma di badge è inviato direttamente da Roma, dal ministero, se non si ha una residenza è molto difficile farselo mandare. Continua a leggere

586. Mantenuti.

2 Ago

La Nazionale tiene chiuso – eccettuate due ore il dì, 11.00-13.00 – per inventario, o così dicono. Era dunque ora che tornassi alla Civica, che in questi giorni fa orario 8.30-16.00, anche per vedere che cosa mi avrebbero detto di carino dopo questo fatto qui: non ci sarei potuto tornare senza affrontare qualche litigio, ed ero preparato. Al litigio; ma di fatto non c’è stato assolutamente niente del genere.

Ho così scoperto che se non ci fossi venuto – dovevano avere la sicurezza che prima o dopo sarei tornato sul luogo del delitto; ma perché? chi gliel’ha detto? Ci sono tornato, ma questa sicurezza non c’è mai stata – sarebbe stato pressoché impossibile farmi pervenire una comunicazione della Forza pubblica. Sono stato visto, entrando, dalla dott.ssa Cognigni, dall’occhialona assenteista del II piano, e da un pajo d’altre addette, che mi guardavano strano, e un po’ fisso. Sono rimasto in attesa di quello che sarebbe successo, nel frattempo andando avanti con la lettura del Signor Lecoq, che ho appena iniziato e, ironia della sorte, è perfettamente intonato alla giornata. Continua a leggere

565. Mancata risposta a una domanda non posta.

15 Lug

Esistono da sempre, barboni, spostati, tossici, disoccupati non qualificati, persone insomma che, per dedicarsi a qualcosa di meglio o per non riuscire a dedicarsi a qualcosa, si sono ritrovate fuori (teoricamente) dalla società. In casi come questi, il punto di vista progressista consiste effettivamente nel prendere atto che “questa è una società” che produce scarti, che vivono di scarti; ma mentre il panorama degli spostati è variegato, e quantomeno suggerisce l’idea che ognuno abbia avuto un suo solitario percorso, a condurlo là dove attualmente si trova, l’argomentazione, oltre ad avere la menda di consistere in una presa d’atto, rimane sugli universali, non entra nel merito delle singole specificità, dei particulari. Un taglio più raffinato di riflessione sul realeè consentito dal ricorso ad una specie di via di mezzo tra contingente (transeunte, e dunque trascurabile, preso nel suo complesso, che è stracarico di implicazioni non utili all’indagine, cioè al raggiungimento di un senso, alla risposta alla domanda “Perché?”) e universale, vale a dire il faticoso e paziente rinvenimento di tutte le caratteristiche che si manifestino identiche e immutabili da caso a caso. Se, infatti, il comportamento della società nel complesso degli spostati è chiaro, anche senza necessità di troppo approfondite analisi – ed è chiaro grazie all’intenzione che la persona integrata riconoscere essere perfettamente trasversale, a prescindere da vissuto idee politiche opinioni esperienza, a tutte le persone integrate -, risulta del tutto oscuro che cosa dovrebbe pensare lo spostato della propria situazione, mancandogli la forza intellettuale, oltre alle possibilità oggettive, di svolgere analisi in questo senso: che cosa mi ha portato in questa situazione, e che cosa c’è di invariante dal mio caso al caso di X, Y e H, tra i fattori che hanno condotto ad essa situazione? E’ abbastanza logico che siano persone adatte a fare di essa analisi idiografica la propria missione; solo che non lo fanno. Sarebbe utile? Continua a leggere