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594. A che punto siamo.

11 Ago

Grazie proprio ad una (civile) bibliotecaria, sono venuto a sapere che quegli strani figuri che si aggirano in questi posti odiosi non sono pubblici ufficiali, manco per il piffero, ma definisconsi invece incaricati di pubblico servizio. Sono contento che così sia, perché in questo modo la mia parola vale di più. Ho rinvenuto anche un testo, vecchio come d’altronde anche le strutture, gl’impiegati e le leggi relative, sulla normativa delle biblioteche: se non è troppo nojoso ne studierò qualche estratto, e poi ne darò conto puntuale & esaustivo qui sopra.

Appena riesco, ricomincio a postare schede, che sto ricopiando – e mi dà un senso di tedio devastante – a parte. Comunque non c’è gran fretta.

Vado a mettere le mie due mani nel racconto che scriverò in collaborazione con opi, per il concorso indetto da Remo.

553. Il ’99.

22 Giu

Quest'orrendo olio è un ritratto immaginario de La Sanfelice.

Non manca forse d’interesse la disputa, alla quale il Palasciano m’invitò a partecipare (ma io mi do il tempo solo di quest’oretta di connessione, la mattina, e il blog basta e avanza), circa il ’99, i giacobbe e i sanfedisti. La disputa, chi vuole se la riveda su facebook, dove il Palasciano ha presenza più intensa, e comunque i link ci sono, era cominciata dall’allarme lanciato per la minacciata chiusura dell’Istituto per gli studj filosofici presieduto eroicamente dal prof. Marotta, un’istituzione della cultura italiana, che comunque già anni fa s’era ritrovato costretto a rinunciare alcune proprietà per mandare avanti un’organizzazione che, nonostante sia fecondissima d’iniziative di momento, e nonostante esse iniziative siano seguitissime e abbiano dato luogo a pubblicazioni prestigiose, non riesce ad ottenere quello che è stato statuito ottenga, ossia i soldi per andare avanti. Non c’è nessun motivo per cui lo Stato non debba sostenere iniziative che evidentemente la collettività recepisce come utili & comportevoli. Ovvio: chiunque, a partire – scommetto – dagli stessi appartenenti all’Istituto, si augurerebbe di poter andare avanti senza contributi di sorta, o che essi fossero solo una parte degl’introiti; ma si dà il caso che o un’organizzazione, di qualunque tipo, ha fini di lucro, o comunque ha un’impostazione di tipo anche commerciale, o non ha: tertium non datur. Non si può rimproverare ad un’iniziativa culturalmente rilevante di non incassare moneta sonante, dato che la legge non lo consente. Legge che, però, consente che un vecchio professore si tragga il sangue di vena sparnazzando del suo, per attirare personalità sul fondo dello Stivale, e permettere a folti uditorj di conoscere e apprendere. Continua a leggere

552. Scusa, aditus!

19 Giu

Scusa!

Ma non posso sempre parlare di te.

Piuttosto, avrei probabilmente fatto bene a scrivere qualcosa di nuovo, magari un poco a braccio come sto facendo adesso, anche se per un motivo o per l’altro – non mi dilungo – non mi piace tanto (non mi piace tanto quello che ne vien fuori; non che preferisca il resto). Ma in fondo sarebbe stato meglio, probabilmente, affrontare il blog come una sorta di discarica scrittoria, non è possibile dargli più di tanta importanza. Continua a leggere