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881. Sh. LXXIII.

13 Ago

L’età dell’anno in me io ti rivelo

Che ha gialle foglie, o poche, o niente,  in quelli

Tra i rami ancora in lotta contro il gelo,

Già teatri al bel canto degli uccelli.

In me vedi il crepuscolo del dì

Che al tramonto dà ad Espero la face,

Che nera notte qua e là ghermi

Altra morte, che il Tutto serra in pace.

In me vedi del fuoco l’ammiccare

Sulla sua prima incenerita forza,

Letto di morte in cui dovrà spirare;

Ed è chi l’avvivo’ quel che lo smorza.

Ciò vedi, e amore in te faccia più forte

Saper l’amato in breve in preda a morte.

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492. Dialogo con Giuditta Russo.

1 Apr

[Attenzione: questo Dialogo, pubblicato assai per tempo anche sull’Eco dello Sbramato di Vercelli, risale al

novembre del MMIX.

Qualche aggiornamento sulle ultimissime vicende giudiziarie della Russo, conclusesi benissimo, o malissimo secondo i punti di vista, sono state aggiunte in calce, e sono tutte rinvenibili tramite motore di ricerca].

***

Introduco il dialogo con un ragguaglio-cronologia della vita di Giuditta Russo (tratto dal suo libro-confessione: Giuditta Russo, Confessioni di un avvocato senza laurea, Cairo Editore, Milano 2006).
Tutti i nomi di persona, anche quelli dei genitori di GR, sono fittizî. Veri sono solo il suo nome, quello della nonna, quello di prete Franco Soprano e quelli dei due avvocati difensori.

*** Continua a leggere

838. OTONE, Atto I., Scena II.

31 Mar

Scena II. VINIO, OTONE.

VINIO.
Soli, Albino, lasciateci; con lui ho a conferire.
Che m’amiate ho da credere, Signore, e che mia figlia Continua a leggere

835. ORAZIO, Atto V., Scena II.

26 Mar

Scena II.

IL VECCHIO ORAZIO, ORAZIO, TULLO.

IL VECCHIO ORAZIO.
Ah, Sire, onore simile troppo eccede per me;
Non questo è il luogo idoneo per vedervi il mio re: Continua a leggere

821. Immortalato 2. [la vendetta]?

16 Mar

Nel frattempo sto prendendo copiosi appunti – magari non TANTO copiosi, ma spero succosi, ricchi di informazione & dirigenti a soda pietà. Dato che in quel cesso di biblioteca di Grosseto (una città che è un cesso, in genere, di per sé; che cosa pensare di una città la cui mappa contempla una via “Riccardo Leoncavallo”? Che cosa di una città che nella sua toponomastica comprende una “piazza Bettino Craxi” [priva di panchine, peraltro. Che siano tutte ancòra a Hammamet?]? Che cosa di una città che come unico ponte sull’Ombrone, che avrebbe bisogno di altri transiti, ha il “ponte Benito Mussolini”?), nonostante quanto spergiurato dal sito circa le 10. postazioni internet, non esiste possibilità di connettersi a terminale, ho dovuto aspettare di trovarmi in questa ridente Orbetello – ridente davvero; è molto bellina. Non scherzo – per riportare quanto da me registrato per il vii.iii: Continua a leggere

813. La zia Gerta.

27 Feb

http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?item_id=01e0e1b5babdc1a8b7&time=&type=4Ho trovato di recente questo libretto, Psicologia della zia ricca (“Die Psychologie der Tante”, 1905.), che è diventato automaticamente l’ultimo mio libro preferito [il penultimo era The Rock Pool di Connolly], di Erich Muhsam, anarchico e genio. Si tratta di 25. ritratti di altrettante vecchie zie che, secondo la tesi della raccolta, non crepano mai quando dovrebbero lasciare cospicue eredità: o muore prima il nipote, o la zia effettivamente muore ma non lascia nulla di quanto ci si aspettava, o il nipote finisce diseredato, &c.

Tutto questo si presta, sicuramente, ad analisi economicomarxiste quanto mai interessanti circa i mutamenti radicali che, in tempi di mutamenti appunto radicali come furono i primi anni del secolo scorso, portarono a rendere particolarmente tortuoso il procurarsi mezzi di sussistenza — almeno per chi all’epoca era lontano dalla terza età e da una rendita decorosa. Si tratta di problematiche cui l’autore, peraltro, non fu affatto personalmente estraneo. Continua a leggere

812. Eco.

23 Feb

Invece per Eco morto non mi viene nemmeno un versicolo (giuro che ci ho pensato). Ho letto a Pisa, un mese e mezzo fa, come ultimissima mia lettura echiana, l’ultimissimo suo romanzo, Numero zero. Perché avevo parlato con uno muy lector, a cui provocatoriamente avevo detto che Eco non necessariamente scrive male – per esempio, una grande pagina di prosa è la filza d’insulti del cuoco al povero Salvatore (“scorreggione d’un minorita”, “te e quella troja bogomila che t’inculi la notte, majale” – volevo copiare quella paginetta, ma naturalmente nelle biblioteche tutt’i Nomi della rosa sono in prestito, per ragioni commemorative). E lui m’aveva prestato quella nel complesso modesta cosa. Certo, quel romanzo in particolare non mi è piaciuto, sembrava fatto coi cascami di cose più elaborate & complesse che avrebbe sicuramente potuto fare se non gli si fosse accorciato – per l’età, ovviamente; non solo fisicamente, anche intellettualmente si perde elasticità ben prima della fine (in proporzione, ovvio) – il respiro. Oltre al fatto che non trovo affatto interessante l’idea che Mussolini possa essere sopravvissuto. Anzi, mi fa schifo. Ma mi sono domandato, seriamente, E se fosse stato scritto da qualcun altro? – allora forse mi sarebbe piaciuto di più. Forse. Rimane il fatto che sarebbe stato meglio scriverlo e farlo uscire nel ’95., non nel 2015. – per via di quel Vimercate padrone del giornale, che tuttavia ha l’handicap di essere un Berluschino formato minore, mentre quello vero non ha problemi ad entrare in nessun giro. Insomma, una cosa surretizia, un pochino inutile. Continua a leggere