Archivio | scrivere RSS feed for this section

882. Fb.

16 Gen

Dov’è che Maupassant dice del risveglio del ventenne e di quello della mezz’età? Lì dice anche che si dovrebbe evitare di guardare lo specchio per sei mesi, e poi condannarsi a guardarsi di nuovo, per vedere quanto si è cambiati nel frattempo. Sei mesi sembrano pochi, anzi pochissimi, ma a me sono bastati tre anni per vedere lo sfiorire di certi volti, che sfiorendo si banalizzano, e si ridicolizzano, come facendosi caricature sempre più grevi di quello che erano. Credo che, ragionando in termini  di lungo periodo, solamente i vecchj dovrebbero fidarsi a postare le proprie fattezze su facebook. I loro volti rinsecchiti possono solamente ulteriormente purificarsi, finché un ultimo troppo prolungato silenzio non annuncia che l’alba è venuta a cogliere la sua messe di sogni.

881. Sh. LXXIII.

13 Ago

L’età dell’anno in me io ti rivelo

Che ha gialle foglie, o poche, o niente,  in quelli

Tra i rami ancora in lotta contro il gelo,

Già teatri al bel canto degli uccelli.

In me vedi il crepuscolo del dì

Che al tramonto dà ad Espero la face,

Che nera notte qua e là ghermi

Altra morte, che il Tutto serra in pace.

In me vedi del fuoco l’ammiccare

Sulla sua prima incenerita forza,

Letto di morte in cui dovrà spirare;

Ed è chi l’avvivo’ quel che lo smorza.

Ciò vedi, e amore in te faccia più forte

Saper l’amato in breve in preda a morte.

492. Dialogo con Giuditta Russo.

1 Apr

[Attenzione: questo Dialogo, pubblicato assai per tempo anche sull’Eco dello Sbramato di Vercelli, risale al

novembre del MMIX.

Qualche aggiornamento sulle ultimissime vicende giudiziarie della Russo, conclusesi benissimo, o malissimo secondo i punti di vista, sono state aggiunte in calce, e sono tutte rinvenibili tramite motore di ricerca].

***

Introduco il dialogo con un ragguaglio-cronologia della vita di Giuditta Russo (tratto dal suo libro-confessione: Giuditta Russo, Confessioni di un avvocato senza laurea, Cairo Editore, Milano 2006).
Tutti i nomi di persona, anche quelli dei genitori di GR, sono fittizî. Veri sono solo il suo nome, quello della nonna, quello di prete Franco Soprano e quelli dei due avvocati difensori.

*** Continua a leggere

838. OTONE, Atto I., Scena II.

31 Mar

Scena II. VINIO, OTONE.

VINIO.
Soli, Albino, lasciateci; con lui ho a conferire.
Che m’amiate ho da credere, Signore, e che mia figlia Continua a leggere

835. ORAZIO, Atto V., Scena II.

26 Mar

Scena II.

IL VECCHIO ORAZIO, ORAZIO, TULLO.

IL VECCHIO ORAZIO.
Ah, Sire, onore simile troppo eccede per me;
Non questo è il luogo idoneo per vedervi il mio re: Continua a leggere

821. Immortalato 2. [la vendetta]?

16 Mar

Nel frattempo sto prendendo copiosi appunti – magari non TANTO copiosi, ma spero succosi, ricchi di informazione & dirigenti a soda pietà. Dato che in quel cesso di biblioteca di Grosseto (una città che è un cesso, in genere, di per sé; che cosa pensare di una città la cui mappa contempla una via “Riccardo Leoncavallo”? Che cosa di una città che nella sua toponomastica comprende una “piazza Bettino Craxi” [priva di panchine, peraltro. Che siano tutte ancòra a Hammamet?]? Che cosa di una città che come unico ponte sull’Ombrone, che avrebbe bisogno di altri transiti, ha il “ponte Benito Mussolini”?), nonostante quanto spergiurato dal sito circa le 10. postazioni internet, non esiste possibilità di connettersi a terminale, ho dovuto aspettare di trovarmi in questa ridente Orbetello – ridente davvero; è molto bellina. Non scherzo – per riportare quanto da me registrato per il vii.iii: Continua a leggere

813. La zia Gerta.

27 Feb

http://image.anobii.com/anobi/image_book.php?item_id=01e0e1b5babdc1a8b7&time=&type=4Ho trovato di recente questo libretto, Psicologia della zia ricca (“Die Psychologie der Tante”, 1905.), che è diventato automaticamente l’ultimo mio libro preferito [il penultimo era The Rock Pool di Connolly], di Erich Muhsam, anarchico e genio. Si tratta di 25. ritratti di altrettante vecchie zie che, secondo la tesi della raccolta, non crepano mai quando dovrebbero lasciare cospicue eredità: o muore prima il nipote, o la zia effettivamente muore ma non lascia nulla di quanto ci si aspettava, o il nipote finisce diseredato, &c.

Tutto questo si presta, sicuramente, ad analisi economicomarxiste quanto mai interessanti circa i mutamenti radicali che, in tempi di mutamenti appunto radicali come furono i primi anni del secolo scorso, portarono a rendere particolarmente tortuoso il procurarsi mezzi di sussistenza — almeno per chi all’epoca era lontano dalla terza età e da una rendita decorosa. Si tratta di problematiche cui l’autore, peraltro, non fu affatto personalmente estraneo. Continua a leggere