Archivio | michela marzano RSS feed for this section

626. Scheda: Marzano, “Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne”.

8 Set

Michela Marzano (1970), Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne. A. Mondadori, maggio 2010. Pp. 160.

Michela Marzano (1970), filosofa.

E’ un saggio in cui, a detta dell’autrice, con le armi della filosofia si analizza la condizione delle donne, specialmente in Italia, per verificare se ancòra hanno valore le conquiste degli anni Sessanta/Settanta. Dato che la trattazione è particolarmente incentrata sul nostro paese, a differenza degli altri saggj dell’autrice questo è stato redatto direttamente in italiano.

"Sii bella e stai zitta", saggio, 2010.

Lo spunto è stato, nel 2009, lo scandalo delle escort di palazzo Grazioli; Sgarbi in quell’occasione ha sostenuto che da sempre le belle donne vanno con gli uomini ricchi e famosi. L’A. è intervenuta con Barbara Palombelli su “Repubblica” per denunciare il maschilismo di Berlusconi, e s’è ovviamente ritrovata con la casella mail zeppa di lettere d’insulti – tra le altre mail, una che la esortava al silenzio, dato che non sapeva che nessuno in Italia era d’accordo con lei. Continua a leggere

605. Scheda: Marzano: “L’estensione del dominio della manipolazione dall’azienda alla vita privata” (2008).

22 Ago

Michela Marzano (1970), L’estensione del dominio della manipolazione dall’azienda alla vita privata [“Extension du domaine de la manipulation de l’entreprise à la vie privée”, 2008], trad. Beatrice Magni, A. Mondadori Editore, Milano 2009. Pp. 202.

L’autrice, normalista e filosofa romana, è un cervello in fuga, attualmente professore associato all’università Paris Descartes; è una pensatrice originale influente.

Da un punto di vista storico generale, la nostra êra è caratterizzata dalla fine della società disciplinare, esplicitamente regolata in senso gerarchico; nel passaggio dal mondo antico al cristianesimo la schiavitù fu abolita solo faticosamente e gradualmente, per pervenire ad una condizione nella quale tra lavoro ed azione esisteva una distinzione piuttosto netta: il lavoro era innanzitutto sussistenza, l’azione perteneva essenzialmente al privato ed individuale. Per quanto riguarda la storia recente, al modello totale dell’impresa ottocentesca si sono sostituiti modelli che prendono il nome da formule applicate la prima volta in condizioni specifiche: portando alle estreme conseguenze intuizioni dell’economia classica, il fordismo ha identificato la produzione con la parcellizzazione del lavoro – ogni lavoratore si dedica solamente ad un componente – e con la catena di montaggio, il taylorismo con l’eliminazione totale degli sprechi, ed un lavoro finalizzato in ogni suo momento all’utile, e il toyotismo, infine, ad una produzione esclusivamente on-demand: risposte precise a precise esigenze del mercato, che in modi leggermente diversi si sono comunque fondati su uno sfruttamento intensivo del lavoratore. Nel passaggio da una società perfettamente gerarchizzata ad una democratica, tuttavia, il valore dell’obbedienza ha ceduto il passo a quello dell’iniziativa personale, e quello della fedeltà al proprio ruolo a quello della capacità d’adattamento. Per continuare ad esercitare il proprio ascendente sul lavoratore ed assicurarsene le prestazioni ad oltranza, l’impresa ha messo in atto, con l’ajuto del marketing e di figure professionali nuove (il formatore, o “coach”), una serie imponente di strategie retoriche per dominare il più possibile la volontà e il tempo del lavoratore. Gli effetti nefasti sono di due ordini: Continua a leggere

562. Vagine d’acciajo.

6 Lug

https://i2.wp.com/giotto.ibs.it/cop/copj13.aspHo appena letto, di Michela Marzano (romana, classe 1970), il saggio filosofico Sii bella e stai zitta, Mondadori 2010, su quest’Italia che offende le donne. Dice di aver preso spunto dallo scandalo delle mignotte a palazzo Grazioli, luglio 2009. Sarà, ma continua a chiamarle escort, non le chiama zoccole nemmeno una volta.

Si potrebbe scrivere anche qualcosa di più costruttivo su una cosa del genere, ma da una parte non mi va, dall’altra ricordo che la Nerina Negrello me lo disse, che tanto a me le donne non interessano, e quindi cui prodest?

Normalmente l’autrice scrive in francese, perché è un cervello in fuga, e i suoi libri, rivolti ad un vasto pubblico eccettuati i saggini per le PUF e cose specialistiche, sono voltati in italiano da traduttori e stampati poi in Italia da Mondadori. In questo caso non poteva parlare di donne italiane allo stesso modo alle donne francesi e alle donne italiane, evidentemente; quindi ha scritto un saggio che sarà voltato in francese da traduttori, e là stampato, ed essendo una traduzione renderà chiaro che essendo rivolto in prima battuta alle donne italiane non ha in sé nessun intento particolarmente sputtanatorio. Continua a leggere