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CCXXXIII. Infatti.

12 Mar

CCXXXIII. Infatti, il numero era sbagliato (comunque ho corretto).

CCXXXII. Evabbè.

12 Mar

CCXXXII. Non so nemmeno se sia il numero giusto, ma fa tutto lo stesso. Veramente, non so che cosa scrivere. Se lo faccio in questo momento è solo per non sprecare tutto il tempo della connessione, sarebbe deprimente. Fuori rete riesco a scrivere cose che non metterei sul blog. Sul blog, finora, sono riuscito a scrivere solo cose che non varrebbe la pena io facessi leggere fuori rete. Ma fa tutto — veramente — lo stesso.

Mi sento solo in vena di recriminazioni (alla prima provocazione, è ovvio); per il resto ho cominciato a guardare le mie attuali condizioni in maniera diversa. Forse delirante — forse, non posso saperlo e non potete saperlo nemmeno voi (non può saperlo, cioè, nessuno). Sto cominciando a dirmi che non merito affatto di vivere le cose in questo modo. Che è il mio punto di vista ad essere sbagliato.

CXXXII. A proposito di Marzio Pieri.

4 Nov

CXXXII. Ho trovato questo, in giro: http://www.italianisticaonline.it/2005/pieri-paratasso/

Potrebb’essere interessante (come tante altre cose di cui si può dire che sono interessanti, a vario titolo), ma non credo mi sconfinferi.

CXXX. Le biblioteche.

4 Nov

CXXX. Diciamo, a me piacerebbe, piace, fare un po’ di ricerca per conto mio (e per conto di chi altri, sennò? Marzio Pieri, a proposito del card. Rospigliosi, parla se ben ricordo di "autocommittenza paranoide". Non ricordo se fossero queste le parole esatte, ma rendono perfettamente l’idea — anche se non mi è ancora riuscito di condurre [felicemente o disperatamente questo non importa] una beata coppola di cazzo).

Di fatto, è il clima delle biblioteche che mi deprime. Non riesco a starci. La loro non è immobilità. Non sono poeticamente statiche come i cimiteri. Sono ibernanti. Non c’è spazio. Non ci si può muovere. Io, per confezionare una balletta erudita, ho bisogno di molti libri, e poi non posso fidarmi di quel colabrodo che sarebbe improntitudine da parte mia denominare pomposamente "memoria". Non riesco a rimanere concentrato su una cosa sola, mi fa male alla salute. Mica sono uno studente. O uno studioso. Puah! Lungi da me.

E’ assurdo avere i testi di consultazione sparsi per ogni dove, su piani diversi — ma questo, ancora ancora, passi. Ma soprattutto, come si fa ad aspettare per venti, trenta minuti un testo che occorre solo da aprire e chiudere, per una rapida verifica? A me ne occorrono — in media, sparo una cifra — almeno dieci, perlopiù, a questo scopo; e non li posso nemmeno richiedere tutti insieme, perché si accettano fino a tre richieste e non di più. Non sono io fuori squadra, lo so fin troppo bene da tutto quello che ho letto in questi ultimi trent’anni: il fatto è che chi scrive ha a disposizione, normalmente, una biblioteca personale. Io no.

Quando avevo una casa e dei libri, ero abituato a muovermi velocemente dall’uno all’altro, e anche dall’altro all’uno, lasciandoli e riprendendoli secondo il bisogno e l’uso. Recandomi in biblioteca, è ovvio che non m’aspetti di poterne fare un uso altrettanto libero che se fosse una biblioteca personale; ma ad essere personale, troppo personale, è il mio modo di riferirmi alla curtura. Non sono adatto ai tempi e ai modi canonici. Hanno su me un effetto distruttivo, o più effetti distruttivi. E non mi aiuta avere una cazzetta e un pirlino per gomito, che succiano il culo della penna e guardano in aria, o pispigliano tra loro sghignacolando, quando loro viene l’estro di fare qualche chiacchiera. Ma questo passi, ancora ancora.

Sono le verifiche a catalogo, le richieste, la compilazione dei moduli, l’attesa, il dover stilare mentalmente faticose scalette delle priorità che mi fanno capire quanto io sia un animale sostanzialmente non acclimatabile, tra i molti altri ambienti, anche alle biblioteche. D’ora in poi, solo prestiti. E non che non mi dispiaccia; per esempio, la serie dei Cento libri per mille anni, in tal modo, mi resta preclusa; opere di consultazione preziose & importanti, come dizionarii etimologici, repertori, enciclopedie di varie scienze. Potrei dedicare una giornata al mese, previa preparazione spirituale, allo ‘studio’ in bliblioteca. Patirei di meno, certo, però non mi servirebbe a niente.