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CCXXXIII. Infatti.

12 Mar

CCXXXIII. Infatti, il numero era sbagliato (comunque ho corretto).

CCXXXII. Evabbè.

12 Mar

CCXXXII. Non so nemmeno se sia il numero giusto, ma fa tutto lo stesso. Veramente, non so che cosa scrivere. Se lo faccio in questo momento è solo per non sprecare tutto il tempo della connessione, sarebbe deprimente. Fuori rete riesco a scrivere cose che non metterei sul blog. Sul blog, finora, sono riuscito a scrivere solo cose che non varrebbe la pena io facessi leggere fuori rete. Ma fa tutto — veramente — lo stesso.

Mi sento solo in vena di recriminazioni (alla prima provocazione, è ovvio); per il resto ho cominciato a guardare le mie attuali condizioni in maniera diversa. Forse delirante — forse, non posso saperlo e non potete saperlo nemmeno voi (non può saperlo, cioè, nessuno). Sto cominciando a dirmi che non merito affatto di vivere le cose in questo modo. Che è il mio punto di vista ad essere sbagliato.

CXX. Alla mia fama sepolta.

3 Nov

CXX. Alla mia fama sepolta.

Ora che al labbro livido ti porge
Mano altrui, benché flebile, la tromba,
Trema il marmo crepato alla tua tomba,
E la carogna già quasi risorge.

Oh l’insopita rabbia ove ti scorge?
Non sai che quel garrire a chi procomba
L’arca dei fetidi segreti impiomba,
Non schiude; e sì, che il mondo non s’accorge?

Se al genio risentito prefiguri
Lingue di fiamma e dardi agli odi tuoi,
Male il pôrto strumento, ahitè, misuri.

Soverchiereranno gli astii i gridi suoi;
E tu, che troppo aneli ai dì venturi,
Scoprirai che raggiungerli non puoi.