Archivio | le notti di salem RSS feed for this section

604. Scheda: King, “Le notti di Salem” (1975).

21 Ago


Stephen King (1947), Le notti di Salem [“Salem’s Lot”, 1975], trad. Carlo Brera, Bompiani, Milano 199519 (19941). Pp. 444.


Arrise un enorme successo a questo secondo romanzo di SK, benché sia un rifacimento del Dracula di Bram Stoker, con personaggî che, per giunta, hanno letto il capolavoro relativo del vecchio scrittore irlandese e sono in grado di notare via via le somiglianze tra la storia che stanno vivendo e il classico; un esempio, a suo modo, di metaletteratura per un sottogenere che tre anni prima (1978) dell’inizio del ciclo di Anne Rice con Intervista col vampiro avrebbe conosciuto ben altre novità. Nel 1996 SK ha poi dato alle stampe una nuova edizione dell’opera, impreziosita da fotografie in bianco e nero della moglie Tabitha e materiale inedito – vale a dire gli scarti di lavorazione del romanzo secondo l’edizione originaria –, segno di un successo durevole.
Si può dire che SK con questo libro dia cappello ad una fitta serie di rifacimenti meglio o peggio fatti dell’opera di Stoker, nei quali il Dracula è sfruttato come fabula, e mi riferisco al gotico maturo, più o meno straccione, degli anni Settanta, fatta salva l’ambientazione semirurale tipica di SK (anche questo romanzo è ambientato nel Maine); laddove, con la Rice, ha inizio il nuovo corso: con lei il vampiro entra strombazzando nella società dei consumi degli anni Ottanta, ammantato di un glamour neobarocco-neoromantico che sarà la sua cifra quasi esclusiva in tutti i venturi esempî del genere, affiorando persino in rivisitazioni parecchio originali come il recente (2004) Fammi entrare di Lindqvist, nel quale sopravvive una seduttività non solo sinistra, ma affettuosa, se non voluttuosa, del vampiro, e una serie di aspetti “umani” di sensibilità, fascino e ironia che servono, anche, a farne un perfetto ajutante magico e un pur contraddittorio e violento raddrizzatore di torti, specialmente per amore. Tanto che anche nelle sue apparenti derive il sottogenere vampiresco conferma quelli che sono i suoi nuovi presupposti archetipici; non è stato SK a fissarli, e il suo contributo al filone non spicca per particolare originalità.

Continua a leggere