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621. Scheda: AAVV, La conferenza operaja (1970).

3 Set

La Conferenza operaia. Dopo l’”autunno caldo” il convegno degli operai comunisti rivendica con forza il rinnovamento democratico e socialista del paese. Con un Discorso di apertura di Rodolfo Bellini, una Relazione introduttiva di Fernando Di Giulio e interventi di Davide Sabbadini, Antonietta Marcante, Eddio Lori, Angelo Sion, Piero Angiolini, Liliana Battistelli, Angelo Cremonini, Carlo Parodi, Emma Menon, Giuliano Pajetta, Salvatore Hernis, Giorgio Salvini, Walter Moretti, Rinaldo Scheda, Gabriella Sbreviglieri, Salvatore Careri, Ivano Perini, Antonio Panderi, Giorgio Amendola, Giorgio Giorgini, Giovanni Guerra, Anna Maria Del Grande, Mauro Venegoni, Saul Cosenza, Franco Sartori, Giorgio Cipriani, Giovanni Salvai, Mazzola, Umberto Vivaldi; un Discorso conclusivo di Enrico Berlinguer; interventi scritti di Nicolino Fiscelli, Giovanni Gerbi, Roberto Balilli, Edoardo Battisti, Ennio Cadeddu, Sebastiano Desogus, Antonio Esposito, Vito Giuliano, Primo Greganti, Raffaele Labriola, Nello Lanzone, Nicola Lungo, Giovanni Milanese, Roberto Pistilli / Armando Filippi, Paolo Prandi, Augusto Pampanelli, Marzio Roggero, Attilio Sabbadini, Renzo Serrelli, Sergio Tolentinati, Enzo Zelli, Collettivo della IX sez. “A. Banfi” Torino, Maurizio Davolio, Cellula PCI dell’ANIC, Sezione Vigili urbani, Lino Zancanaro, Carlo Mazzoli, Francesco Guarneri; saluti delle delegazioni dei tranvieri di Milano, della Vegnastampa di Pomezia, della FINA di Genova, delle Creazioni Bellini di Firenze, dell’Istituto Poligrafico dello Stato. Editori Riuniti, Roma apr. 1970. Pp. 405 + Catalogo della collana “Il punto”.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/thumb/6/64/1970operai.JPG/250px-1970operai.JPGCome ricorda Berlinguer nella sua conclusione sulla V Conferenza nazionale degli operaî comunisti, Milano 28/02-01/03/1970, lo stato italiano ha fino a quel momento reagito con la violenza alle rivendicazioni degli operaî attraverso l’applicazione da parte di Tambroni e Scelba del codice Rocco in materia di scioperi, un codice fascista che ha lasciato parecchî morti sul terreno, e altri ha costretto all’emigrazione. Col boom economico, una leggenda inventata dallo strapotere padronale e retta su 2 milioni di disoccupati e un costante ricatto ai danni dei lavoratori sfruttati e sottopagati, qualche conquista era stata fatta, per essere però seguìta da un triennio (’64-’66) di crisi. Alla fine del 1967, in concomitanza con la IV Conferenza operaja (Torino) c’era stata una ripresa della lotta all’interno delle aziende. Lo stretto àmbito aziendale era stato superato nel corso del ‘68; entro la fine dell’anno la maggioranza delle fabbriche grandi e medie, sull’onda anche del successo elettorale delle sinistre il 19 maggio, era coinvolta nelle rivendicazioni, e la lotta aziendale si era fusa con le lotte rivendicative nazionali. Continua a leggere