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643. Scheda: Magliozzi, “San Giovanni di Dio narrato dal Celi” (1993).

15 Ott

Giuseppe Magliozzi (1938), San Giovanni di Dio narrato dal Celi. A cura di Fra Giuseppe Magliozzi o.h. Sintesi selettiva della seconda biografia di San Giovanni di Dio, pubblicata a Burgos nel 1621 da Fra Dionisio Celi o.h. Prefazione di Cristoforo Danielut, priore provinciale. Edizioni Fatebenefratelli, Milano1 (1a: Centro Studj “San Giovanni di Dio”, Roma 1993). Pp. 94 + ìndice.

È il riassunto della biografia del santo fondatore del Fatebenefratelli, il portoghese Giovanni di dio (1493 ca. – 8 marzo 1550) scritta da Dionisio Celi ad integrazione di quella, poverissima, uscita nel 1585 a firma di Francesco de Castro; il cui frontespizio, riprodotto come illustrazione della copertina del volumetto, recita: MIRACVLOSA | VIDA Y SANTAS OBRAS DEL | Beato Patriarca Iuan de Dios Lusitano | fundador de la Sagrada Religion | que cura enfermos. | COMPVESTA POR EL MAESTRO | Francisco de Castro. | Aora nuovamente anadída y enmendada por vn | Religioso de la misma Orden. | [Fregio] | En Burgos, en casa de Ioseph de Mena [1621]. Il Celi ha semplicemente integrato il testo originario del Castro con altre testimonianze, molte leggendarie anche per la chiesa, correggendole solo qua e là, sicché i due stili, quello semplice e conciso del Castro e quello più gonfio e artefatto del Celi, stridendo denunciano le due diverse mani. Il Magliozzi, priore di Manila nelle Filippine, specialista della vita del santo fondatore, ha semplicemente fatto un estratto dell’opera del Celi, conservando solamente le parti della di costui mano, e riducendo al minimo indispensabile quelle già note del Castro. L’interesse dell’opera risiede nel fatto che le notizie sul fondatore sono sempre state scarse e difficilmente verificabili, e che la biografia del Castro era apparsa a tutti gli ammiratori del santo (l’espressione è del Magliozzi: gli ammiratori del santo) penosamente insufficiente. Quando nel 1590 Francisco de Castro era andato a Torino ad omaggiare del volumetto donna Sancha de Guzmán, conoscente di Giovanni di Dio e capogovernante (“camerera mayor”) della duchessina Caterina di Savoja, la pia dama aveva lamentato l’esiguità del testo, e aveva rimpianto d’esser donna, perché se l’ingegno gliel’avesse consentito avrebbe voluto ella stessa comporre coi suoi ricordi una biografia ben più sostanziosa. Era saltato fuori nel frattempo un manoscritto, già in antico talmente consunto che fu copiato e mandato al macero. Quello che non ci si aspettava era di trovarne la versione a stampa non prima del XX secolo, tra i Rari della Biblioteca Nacional de Madrid; si crede si tratti di una copia unica: appunto il volume qui riassunto, sempre esiguo ma comunque più ricco di quello del Castro. Il Celi ha infatti inserito le sue integrazioni sulla base di tale manoscritto, di cui è impossibile stabilire l’autore. Alcuni propendono per un fatebenefratello, altri per il noto collaboratore laico Angulo; che Magliozzi escluderebbe, dal momento che quando, nel XVIII capo, riferisce la storia delle quattro prostitute, Celi si rifà alla testimonianza dell’Angulo, citandolo esplicitamente, ciò che non avrebbe mai fatto in quei termini il diretto testimone. Il libretto fu poi stampato, con una fretta che lascia traccia vistosa sull’impaginazione, difettosa e penalizzante la lettura, nel 1621, giusto in tempo per fornire pezze d’appoggio al processo di beatificazione, concluso con la designazione da parte di Urbano VIII nel 1630; il pontefice tenne in effetti conto anche del materiale compreso anche nell’operina qui sintetizzata. Col Concilio vaticano II fu dato impulso a recuperare tutto il materiale storico sulla fondazione dei varj ordini, con loscopo di recuperare la primitiva ispirazione, sia pure aggiornandola ai tempi mutati; ma già nel 1950 Giovanni di dio aveva avuto una biografia scientificamente attendibile, la migliore finora composta. Il Magliozzi definisce l’opera compilata dal Celi come una sequenza di quadretti, ingenui soprattutto per quanto riguarda le giunte del Celi, ma non privi di fondamento storico. L’autore ha discrete conoscenze bibliche, che soprattutto per quanto riguarda la data della morte lo portano a qualche forzatura numerologica, tendente a suggerire un parallelo tra l’istante fatale e la folgorazione sulla via di Damasco. Era poi convinzione diffusa – come riflesso dell’antica effigie del santo, accompagnata dagli estremi biografici, riprodotta all’interno del volume – che fosse nato nel 1495, quando invece Magliozzi ipotizza che quando venne a morte fosse nel 58esimo anno dell’età sua. Continua a leggere