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675. Augurj a Giovanni Di Jacovo.

11 Dic

Già volge un anno, e quello che avrei detto
Io esser l’anno tot purché a me noto,
Oggi è comunque un anno fa: a un sol moto
Va inesorato il tempo maledetto.
Aruspice frustrato, segni aspetto
Nei cieli, in aere, in ventri, in fuoco, in loto,
Né mezzo è ch’usi, e che non vada a vuoto 
Il mistero a che sia sciolto e interfetto.
D‘arti divinatrici l’ardua luce
Investe solo un miserando vero:
Jeri era jeri, e l’oggi il sole adduce.
Abbastanza non è – ma è mio pensiero –
Ciò alla scienza; e il mio ufficio si riduce:
Oh! a voi in lasciar, più savj, il gran mistero,
Veli serbando a me;
Oh! in far (GIOVANNI) augurio grande a te! 

671. Urrà!

3 Dic

Esce, dopo che avevo perso ogni speranza o quasi, l’intervista + recensione a Tutti i poveri devono morire di Giovanni Di Jacovo per la “Sesia“. Grazie infinite a Remo Bassini che ha trovato, in un periodo in cui tutti gli spazj sono riempiti da altro, un buco anche per questa cosa. [A Massimiliano Santarossa: coraggio! teniamo duro!!].

Il romanzo che nasce dal fango

658. Dialogo con Giovanni Di Iacovo.

27 Ott

Su Giovanni Di Iacovo vedi qui; sui suoi scritti, qui; e qui la mia recensione del suo ultimo Tutti i poveri devono morire (Castelvecchi, 2010).

1.Il tuo romanzo colpisce per la stringatezza e per la costruzione coerente (e anche un bel po’ complicata), due qualità che condividi con pochissimi scrittori, specie italiani, di questi anni. Qual è la tua formazione di scrittore?

Essendo figlio unico, da piccolo ero spesso da solo e allora ho iniziato a crearmi una sorella immaginaria, Viola e a scrivere le sue storie, avventure che avevano lei come protagonista, un vero e proprio ciclo di episodi che scrivevo mentre mi nutrivo di Poe, Cortazar, Calvino e vari fumetti così come oggi mi nutro di Palahniuk, Wallace, Ellis e moltissimo cinema. E cronaca. Passo diversi mesi accumulando notizie, inquietanti dettagli storici, esperienze di vite borderline o episodi agghiaccianti o esilaranti dalla cronaca del mondo intero. Sotto questo fango scopro dei diamanti che diventano le idee guida del nuovo romanzo e il resto diviene la creta primordiale con la quale inizio a creare il corpo della narrazione.

2. Credo venga spontaneo chiedersi: come hai costruito il romanzo? Hai creato prima il codice del Cenacolo di Caino e poi ci hai fatto una storia o ti sei buttato?

Si, ho prima creato la base teorico-ideologica degli aristocratici assassini , poi ho creato i personaggi principali, poi ho creato le ambientazioni tra Londra e Berlino e poi li ho fatti vivere, interagire, amarsi, ammazzarsi, combattersi, scoparsi, insomma: li ho fatti vivere. Continua a leggere

652. Piccole novità.

21 Ott

Ho notato che da oggi, a cercare “david ramanzini” con google, già digitando “david ra-” vien fuori il resto del nome come primo suggerimento. La cosa mi preoccupicchia un poco, anche perché prima fino a “david ram-” usciva “david ramsay”, che adesso è passato secondo, e non vorrei s’incazzasse per il declassamento.

Nel frattempo – mentre aspetto che anche Giovanni Di Jacovo, sempreché non ci si sia sentito male, e tutto può essere (questo soprattutto, vista la qualità delle domande caine) – ho integrato la lettura di Tutti i poveri devono morire, che ho amato evisceratamente, e che vi esorto (a voi: tutti) a comprare, anche in più copie, & lèggere con molta avidità.

595. Scheda: Di Jacovo, “Tutti i poveri devono morire” (2010).

12 Ago

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Giovanni Di Iacovo (1975), Tutti i poveri devono morire, Castelvecchi, coll. “Le torpedini” n° 4, Roma luglio 2010. Pp. 156 + ìndice + catalogo.

Questo romanzo, che si legge in due ore, è complicatissimo.

Tutti gli assassini del mondo sono uniti in una grande organizzazione verticista, il Cenacolo degli Assassini. Sua antenata è la Setta degli Assassini nata in Medio Oriente nell’VIII secolo, poi capeggiata, dal 1094, da Hasan Ibn-as Sabbah, il leggendario “Vecchio della Montagna”, che le conferì struttura militare e politica, ribattezzandola Ordine degli Assassini ed estendendo la sua influenza in Siria e in Persia. Ma la politicizzazione e la militarizzazione, togliendo all’organizzazione la sua funzione meramente edonistica, incontrò il dissenso di alcuni, portando alla scissione sotto la guida di Elisabetta Battori (1560-1614), che costituì coi dissidenti il Cenacolo degli Assassini. Continua a leggere