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880. Come mai su Nazione Indiana non ci vado mai?

18 Giu

«c’è una pace nell’ascolto delle cose
che come l’insieme delle gocce
forma l’incalcolabile vastità del mare […]».
Natàlia Castaldi, componimento cit. da Gilda Policastro.

«No, è stato Broggi a chiamarla “Natalia”. Leggendo nc in calce al suo penetrante giudizio: “queste poesie fanno cagare”, francamente non ci sarei arrivata mai. Poi ora che ho la vastità sconfinata del mare a soccorrermi, ecco, mi torna di più».
Gilda Policastro, 6. marzo 2013. Continua a leggere

651. Dialogo con Gilda Policastro.

20 Ott

https://i1.wp.com/www.fondazione-crmo.it/uploads/Image/Foto%20Policastro.jpgGilda Policastro si è laureata a Roma nel 1999 con una tesi su Dante e le catabasi antiche; nel 2003 ha conseguito un Dottorato di ricerca in Italianistica presso l’Università di Siena-Perugia, e qui è attualmente ricercatrice. In volume ha pubblicato tra l’altro In luoghi ulteriori. Catabasi e parodia da Leopardi al Novecento (Giardini, Pisa 2005), Il potere come degradazione e l’apocalissi come soluzione: Pasolini da Salò a Petrolio (Bulzoni, Roma 2005), una Guida alla lettura per Le strade che portano al Fucino di Tommaso Ottonieri (Le Lettere, Firenze 2007), il saggio Pirandello e Brecht: un incontro possibile? in Gli intellettuali italiani e l’Europa (1903-1956), a cura di Franco Petroni e Massimiliano Tortora (Manni, Lecce 2007), Sanguineti (Palumbo, Palermo 2009), e, ultimamente, la “prosa in prosa” La famiglia felice (D’If, Napoli 2010) e, soprattutto, il romanzo Il farmaco (Fandango, Roma 2010), che ha suscitato notevole interesse. Ha inoltre firmato numerosi interventi critici in rivista, in particolare su Dante, Leopardi, Pirandello, Pavese, Pasolini, Manganelli, Sanguineti. Redattrice della rivista «Allegoria», collabora con «Alias» e «Liberazione». Ha pubblicato poesie su «l’immaginazione» (agosto-settembre 2006, con una breve nota di Romano Luperini) e in un volume di “Ogopogo” con illustrazioni di Cosimo Budetta (agosto 2007).

 


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648. Scheda: Policastro, “Il farmaco” (2010).

18 Ott

Gilda Policastro , Il farmaco, Fandango Edizioni, Roma agosto 2010. Pp. 240.

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Nei ringraziamenti in coda al volume, spiccano due nomi, sprovvisti di cognome: un Mario e un’Alessia. A Mario va la gratitudine dell’autrice perché con opera majeutica l’ha portata a far emergere il lato notturno, inconfessabile, della sua propria psiche; ad Alessia invece perché l’ha ajutata a dare a questo lato un’espressione letteraria. In effetti il romanzo, che il risvolto definisce come “uno dei più disturbanti degli ultimi anni” (ciò che anche Cortellessa ribadisce in una recensione per la Repubblica), colpisce innanzitutto per l’impudica nudità in cui la dotta e battagliera autrice lascia spietatamente ad aggirarsi i suoi personaggj; per la nudità, credo d’esser autorizzato a dire, con cui mostra sé stessa. Né l’argomento – quello di torbide sessualità che s’incontrano, si vagheggiano, si scontrano soprattutto – né lo stile ha alcunché di bellettristico, di artifiziato, di letterato. Emerge, isolata, un'”età provetta”, forse ironico; ma, per converso, a p. 52 l’autrice non ha scrupolo a ricorrere ad un robusto anacoluto, dovuto a concordatio ad sensum, come “la gente s’iniettano sostanze per ammalarsi” – che è anche una frase-chiave nel libro, che la torsione sintattica consente di fissare pressoché indelebilmente nella memoria di chi scorre, con fatìca, bisogna dire, queste densissime e comunque scrittissime pagine. Il romanzo è difficile, ma non perché sia prosa riconoscibilmente letteraria: ma perché, è vero, è disturbante, e la sua prosa, semmai, procedente per frasi perlopiù assai brevi ma implicitamente subordinate, tanto da creare l’effetto di una speciale pastosità, è incredibilmente ellittica, e i piani di realtà – realtà-sogno-fantasia – trascorrono l’uno dentro l’altro senza soluzione di continuità. Continua a leggere