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629. Che vita, che vita.

14 Set

La settimana scorsa, sempre in tema di rami secchi, sono andato a cambiare avvocato. Non che conosca molto bene l’avvocata che avevo scelto: l’avevo scelta, se così si può dire, esclusivamente dietro segnalazione di una ragazza che fa praticantato nello studio di ess’avvocata, e non avendo motivo di preferire l’una (quella assegnatami d’ufficio) all’altra (l’avvocata che dovrei ancòra avere, credo), ho accettato di trasferirmi da quest’ultima. Ma, appunto, andandomene non voglio avere nessun filo diretto coi cazzi miei: per quanto mi risulta, l’inverno scorso l’ho sempre passato sotto i portici, e non un cane alzò un dito per me. Non che dovesse: ma, appunto, non l’ha fatto. Mi volgo all’indietro, guardo al passato, e vedo che è sempre quello. I quattro mesi invernali passarono proprio lì sotto, non sono cambiati di una virgola. Andò tutto benissimo, ci mancherebbe, e magari, volendo, potrei anche ripetere l’esperienza. Non mi chiedo, però, angosciato, “Fino a quando, mio dio?”, perché non è questo il punto – fino a che le forze lo consentano, è ovvio, o cose come la salute, o la tolleranza dell’attuale giunta, o della forza pubblica, o il mancato insorgere di complicazioni come una carcerazione, o un ricovero in qualche clinica per malati di mente. Non è questo il punto: il punto è che sono un disperso, la mia solitudine è grande assai, non faccio nulla per nessuno, nessuno fa nulla per me. Non c’è nemmeno una causa a cui pensi di consacrarmi, o uno scopo. A questo mi riferisco, coi rami secchi: non che facciano danno, ma è assolutamente meglio mollare tutto quello che non ha una funzione, uno scopo avvertibile, un fine apprezzabile. Non so se mi spiego. Continua a leggere

593. Diffamazione.

9 Ago

Mai più pensavo di tornare in argomento, ma Marco Palasciano, col solito senno, mi fa notare su facebook – sede in cui non riesco al momento a rispondere, sarà un problema tecnico; ma comunque il discorso merita di essere affrontato a parte – che le mie espressioni a riguardo della putrida donna di cui sotto, oltre a riferirsi alla stessa con tanto di nome-e-cognome riportato, sono estremamente volgari e pesanti e lesive; e di per sé stesse passibili di denunzia, come diffamazione a mezzo internet.

E’ effettivamente per questo che non ho pensato né a controdenunzie né a muovermi in altro modo; punto 1. perché di tutta questa faccenda, come al lettore avveduto sarà già venuto fatto d’arguire, di là dalla benedetta mia solita prolissità, non me ne frega assolutamente niente; punto 2. perché non so, effettivamente, che cos’abbia fatto scrivere la slandrona nella denuncia. Non posso sapere se la chiatta si sia limitata alle ingiurie o se abbia anche tentato di procedere contro quello che di lei ho scritto. Sta di fatto che ha risposto, qui sopra, col pietoso nick di “Veronica” – coll’unico risultato di farsi riconoscere benissimo e di fare la figura della vigliacca, dato che il suo nome qui sopra c’era già, quindi già che c’era tanto valeva firmarsi -, ribadendo, N.B., la questione indimostrabile del libro nel cesso (diosanto, che livelli) e la sua stravagante posizione ideologica, per cui uno che in un pubblico ufficio come questo “non si trova bene” dovrebbe rinunciare a venirci – perché è ovvio, questo sembra un pubblico ufficio, in realtà è casa di Lardo Jane, e noi qui dentro siamo tutti sulle sue spese. Ma va in miniera, cesso a pedali! (“Riki” è invece un cameriere ricchione che fa avantindré coi vassoj in via Po).

In effetti una bibliotecaria di nome Daniela, molto gentile e intelligente, mi ha altre volte raccomandato, conversando del più e del meno, del per e del diviso, di “fare attenzione” col blog, dal momento che i bibliotecarj, specialmente quelli che hanno troppo da fare, cercano spesso il proprio nome-e-cognome qui sopra, e ogni tanto sono pure intervenuti. Faccio memoria, però, che oltre a Grazia Tota, avrei da temere denunce anche da Antonio Pavone, Davide Monge, Andrea Guazzotto, Laura Scarpellino, Giacomina Tagliaferro, Max Ramanzini, Federica Minetto, Roberto Bellantone, & altri nomi che è nausea il riferire, più tutta una serie di non-persone con cui me la sono presa nel frattempo, esclusine solo quelli che non potrebbero denunziarmi solo perché ho sempre ignorato il loro cognome – altrimenti ce l’avrei messo, è chiaro – e alcuni con cui non ho avuto ancòra l’uzzolo o l’estro di prendermela. Continua a leggere

590. Come sospettavo.

5 Ago

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Non ho parlato coll’avvocata che m’avevano dato d’ufficio perché ho parlato con un’altra. Di fatto mi sono trasferito armi & bagaglj presso un altro studio legale. Intanto pare che in tal modo ottenere il codice fiscale a forma di badge diventa un giuoco da ragatzi, è sufficiente per dire che la cosa ha avuto i suoi risvolti positivi. Il codice fiscale a forma di badge è inviato direttamente da Roma, dal ministero, se non si ha una residenza è molto difficile farselo mandare. Continua a leggere