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757. 82.

18 Dic

82. In un contesto familiare normale – ragionò –, Continua a leggere

756. 81.

18 Dic

81. Non differentemente da molti altri contenitori, animati e inanimati, anche il parallelepipedo di vetro infrangibile dietro il quale Olu trascorreva la gran parte delle sue giornate aveva una parte visibile e un contenuto nascosto: solo al riparo da occhî indiscreti egli poteva infatti concepire una simile ammucchiata di oggetti personali e di personalissimo uso, quali non era dato probabilmente tenere così nascostamente sciorinati nemmeno in casa; metti che venisse qualcuno in visita, o ci fosse un’irruzione della Polizia, non sarebbe stato pensabile avere appiccicati da tutte le parti tanti bigliettini, non solo con promemoria riguardo spese da fare e rifornimenti, ma anche con numeri telefonici, indirizzi, e frasi sentite dai passanti e segnate per non dimenticarsele: se poi qualcuno gli avesse chiesto, posto che il suo ragionamento – è chiaro – fosse stato quello, se annetteva qualche pericolo oggettivo per sé nel fatto che altri vedesse i suoi generi di conforto, la sua rubrica a feuilletons, i suoi libri, le sue cassette, con ogni probabilità o non avrebbe saputo che cosa rispondere o avrebbe irriflessamente risposto no, che non era proprio per quello che l suo piccolo retrobottega gli pareva la sede più consona, anche se non avrebbe mai saputo spiegare, allora, per cosa: e Lei, Quintiliano, si lasciò a questo punto andare a una serie di considerazioni circa il valore intrinseco della privatezza: come se, e così era stando alle apparenze, il solo fatto di essere al riparo dagli occhî degli altri potesse di per sé implicare un più libero e fiducioso godimento delle cose, un più pieno uso delle stesse, e – perché no? – magari anche una maggior efficienza nel gestirle: ma non capiva come mai questo avvenisse, ossia perché, anche in assenza di qualunque pericolo di subire un furto o incorrere nella più o meno sensibile riprovazione altrui, sia più o meno naturale istinto per un essere umano godere di nascosto, prevalentemente, di quello che possiede: ricordò che anche al chiuso delle case dei padroni, i cani mangiano più volentieri riparati negli angoli, perché l’atavica prudenza rammenta sempre loro che mentre consumano il loro pasto sono più vulnerabili all’attacco del nemico; e probabilmente, anche in quei contesti in cui l’uomo sa di potersi fidare dell’alto livello di civiltà o di reddito della gran parte del proprî simili – Central Park in questo senso non faceva molto testo, ovviamente, perché era un porto di mare – , tendeva in ogni caso a serbare memoria preconscia, se non genetica, dell’eventualità del furto, dell’invidia o dell’esposizione eccessiva ad un attacco di qualche proprio simile: anche quando questo non era da preventivare, la privatezza era comunque ricercata e voluta.

755. 80.

18 Dic

80. Tutte immagini deprimenti e grandiose a cui Le piaceva pensare, forse non prive di qualche fondamento reale o verosimile ma di per sé meri riflessi della conseguita consapevolezza che al mondo nulla è certo e nulla si lascia conoscere con facilità; consapevolezza che tuttavia, come sempre avviene in questi casi, non schiudeva di per sé nessuna possibilità di avviarsi a qualche indagine coronabile da successo – e che aveva una sola, un’unica eccezione, che poi in quel momento era la sola cosa che Le premesse e Le stesse in cuore, vale a dire l’esatta corrispondenza di un corpo spirituel e uno spirito spirituel (in totale, tre quarti di esprit e uno solo di corps) nel Suo amico baracchinista Olu; che, al termine d’un vialetto, sullo sfondo di un ponticello giapponese e una siepe stecchita che levava le branche dalle terminazioni multiple e sottili come fili di ragnatela, ora Le si rendeva visibile, dietro lo scatolone di vetro trasparente infrangibile che conteneva tutta la sua mercanzia, mentre, intento, con aria totalmente assente, o contava il denaro nella cassa o sceglieva un nastro da mettere nel registratore o faceva qualsiasi altra cosa potesse impegnarlo in quel momento: e anche quei semplici gesti al riparo dagli occhî del pubblico, in effetti, Le parve confermare sostanzialmente quello a cui aveva pensato fino a quel momento: una scatola, chiusa al riguardante, era il baracchino di Olu, e in parte occulto era il suo contenuto, perché davanti erano disposti in bell’ordine hot dogs con würstel di majale e di tacchino, panini con presciutto e cheddar, tramezzini tonno panna e funghi, Coca cole, Pepsi cole, orangine, brasilene, acque toniche, barrette di sesamo e miele, schiacciata di albicocche, e duemila altre cose all’incirca – mentre dietro la mercanzia c’era una fila di Penguins consunti, classici soprattutto, il Dictionary of Poetry di Princeton, un manuale di analisi matematica da un anno ormai continuamente abbandonato e ripreso, due stradarî di New York, alcune boccettine dal contenuto non precisato, un piccolo mangianastri a pile con accanto diverse cassette (tra cui si segnalavano il Wohltemperierte Clavier, “Fandango & Other Sonatas of padre Solér”, e alcune novità – di allora – di musicisti che non conosco, gli “Slayer” e i “Judas Priest”, con due titoli recentissimi, South of Heaven e Ram it Down; & altro), il “NYTimes” del giorno, di solito, almeno Newsweek e lo Scientific American, cataloghi di mostre, crema per le mani, un elenco telefonico dell’anno prima, una moca italiana, un barattolo di caffè.

754. 79.

18 Dic

79. Una tesi non ha bisogno di starsene nascosta tra le tenebre in cui la coscienza non riesce a spingersi se non quando il pensiero, che è un anfibio tra le tenebre e la luce, vuole nascondere alla coscienza stessa che quello che si va concependo in mezzo a quelle ombre non è una possibile, eventuale forzatura della realtà dei fatti, ma semplicemente una constatazione, una presa d’atto; mentre è vero il contrario: poiché una tesi nasce sotto forma di tentazione a credere, anche quando l’evidenza potrebbe rivelarne tutta la fallacia, in una certa idea; dopodiché il pensiero, prima di lasciar emergere in piena luce la tesi, passa qualche tempo a consultare la memoria, teoricamente vagliando non selettivamente il materiale, di fatto andando a trascegliere tutto quanto può corroborare la tesi stessa, dunque, di fatto, escludendo a priori tutto quanto potrebbe invalidarla; a quel punto la tesi può uscire allo scoperto e mostrarsi nella piena luce, corteggiata da prove senza smentita: ecco, in questo caso la Sua tesi era che tutti gli uomini sono come scatole chiuse, come contenitori che servono, occultando, a fuorviare il riguardante circa il proprio contenuto, dando le viste di contenere una cosa per un’altra, o una cosa che è il contrario di quella che di fatto contengono, o di non contenere nulla quando contengono molto, o di contenere un po’ di tutto quando contengono una cosa sola; o di contenere qualcosa di incomparabilmente più ricco o incomparabilmente più povero di quello che in realtà c’è; dovunque si giri lo sguardo, Si dicev’Ella, insomma, ogni fisionomia, ogni volto, ogni apparenza mente; con lo scopo, evidentissimo, o di proteggere quello che secondo i cristiani è il nascosto talento, a chiunque voglia eventualmente distruggerlo, o saggiarlo, o servirsene o farne chissà che altro uso perverso o sconvolgente: così il reale delle anime si camuffa colla maschera dei volti, pensava, e così il mondo, che a detta dei pragmatici che odiano il chiuso confortevole e artificiale dello studiolo e fanno di tutti i libri e di tanti monumenti degl’ingegni solitarj un fascio d’inanità, è solo una galleria di simulacri, una recita che nasconde una morale talvolta di segno inverso rispetto al rappresentato, talora di segno solamente diverso, una giostra di cavallini e carrozzine che stanno fermi mentre si muovono e mentre si muovono stanno fermi, un’esposizione di statue di cera a cui inutilmente si chiederebbe una parola di risposta, un segno di vita; una stele di geroglifici che ad ogni riga, ad ogni parola richiedono una chiave interpretativa diversa, un’apparenza vana e perfida, uno stagno di acque morte brulicante di vivissimi batterî; una morte galvanizzata e con la maschera mortuaria sopra il teschio inespressivamente ghignante; & cetera.

753. 78.

18 Dic

78. In questo senso Le pareva che effettivamente un uomo potesse essere paragonato ad una cassetta di legno o di metallo, ad uno scrigno ricoperto di cuojo e dai rinforzi d’acciajo, ad un baule dalla chiusura ermetica, o ad una cassa dalle liste larghe, attraverso le cui imperfette commessure era visibile un contenuto o dozzinale giusta l’esterno oppure inopinatamente valente e prezioso; ma soprattutto era simile ad un contenitore che nulla tradisse del proprio contenuto, e perché di materiale rigido, e ben chiuso, o perché, addirittura, menzognero riguardo il proprio interno, come una cassa con sopravi ALTO e FRAGILE, stampigliata con una dicitura con la quale si attribuisse un contenuto di cristalli, vetri e coccî mentre poi conteneva animali vivi o putrelle o trucioli, o perché aveva già svolto il proprio servizio per quanto riguardava la merce che dichiarava o perché all’ultimo momento se n’era trovato un differente impiego: se anzi riandava con la memoria a tutte le persone a Lei note, se proprio doveva trovarne una il cui aspetto fisico corrispondesse – in specie il volto, come appunto l’aspetto esteriore di una cassa, o la prima mezza pagina di un libro, o un presagio di pioggia verso l’alba – basandosi su quello che poteva sapere dell’anima, dello spirito, dell’intelletto di quelle persone, non ce n’era forse nemmeno una (o nemmeno una, sicuramente, Le riuscì di richiamare alla mente in quel preciso momento) in cui il fenomenico corrispondesse pienamente a quello che stava più sotto: conosceva vecchî dall’aspetto talmente incallito da far pensare che non avessero più nemmeno battito cardiaco eppure dotati di una sensibilità ultrafine, e adolescenti di aspetto delicato e gentile dalle chiare inclinazioni sadiche; uomini dall’aspetto rozzo e brutale e dall’animo mite e gentile, e donne dall’aspetto raffinato dalla parlata, dai modi, dai pensieri volgari; per quanto interrogasse la Sua memoria non Le era dato trovare nemmeno un caso in cui l’aspetto fisico, la complessione, il volto denunciassero un contenuto spirituale esattamente corrispondente: e, se non era inverosimile che una tesi a Lei da Lei stesso sottaciuta forzasse la dimostrazione o la falsificazione in una direzione piuttosto che in un’altra, era quantomeno assai verosimile che in tutta la Sua vita avesse conosciuto pochissime persone la cui intenzionalità e la cui personalità fossero stampate a chiare lettere nel volto, nei gesti, nei comportamenti: era da credere che, se pure c’erano, fossero pochissime, e non potevano far testo nella materia che stava tra Sé dibattendo.

752. 77.

18 Dic

77. Tolta questa particolare, per quanto abbastanza cruciale, possibilità di coincidenza simbolica tra una scatola e un uomo inteso come contenitore, in special modo in senso morale, rimanevano comunque incidenze interessanti, o che tali Le parevano: Olu era, come qualunque uomo, un contenitore della propria storia, in un certo senso, come anche Lei, Quintiliano, o chiunque tra i Suoi familiari, i Suoi insegnanti, i Suoi compagni di scuola o di squadra e, insomma, come qualunque Suo simile: posto di precisare, però, che quel contenitore era animato, flessibile, umido, in grado di emettere suoni e fluidi, trasformabile e deperibile – trasformabile anche dal proprio stesso contenuto, a differenza di un contenitore inanimato che non fosse costituito da materiale flessibile e permeabile – come un sacchetto di carta, per esempio, ma al momento non Le interessava, come termine di paragone, poniamo, un sacco o una borsa; perché la questione essendo Può un uomo essere paragonato a un contenitore e al suo contenuto?, era molto difficile non trovare più suggestivo e ricco di conseguenze il paragone che vedesse da una parte l’uomo e dall’altra uno scrigno, un contenitore rigido, atto a contenere e nascondere insieme; poiché, così almeno Le pareva in quel momento, il fenomenico di un uomo era sì anche forgiato dal suo contenuto, ma di esso era anche cattivo ambasciatore, anzi, più cattivo ambasciatore che buono, o enigmatico o menzognero o fuorviante, o quantomeno reticente sul proprio contenuto, non mancandoLe molti esempî, Olu a parte, di uomini e donne dotati di fisionomie dal fascino misterioso che indiscutibilmente non erano all’altezza, sia dal punto di vista spirituale sia dal punto di vista della storia personale, del loro assetto più superficiale, vistoso ed esteriore; e, per converso, di uomini e donne d’aspetto del tutto dozzinale, insignificante e per nulla attraente, che nascondevano passati e contenuti e sapienze i più straordinarî: come il prof. Hirsch, che Le aveva dato alcune lezioni private di latino, e nonostante fosse fuggito fortunosamente da Auschwitz, avesse attraversato il Sud della Francia trascinando una gamba spezzata, fosse dotato di uno spirito eccezionalmente acuto e di una cultura ineffabilmente ampia e profonda, e in più appartenesse al Popolo eletto, mostrava la fisionomia sgraziata e priva di qualunque fascino di un attempato parroco di campagna; al contrario, Roger Olsen, con cui giocava a hockey un giovedì sì e uno no, era alto, già a quattordici anni, un metro e ottanta, aveva un volto da lemure dominato da due occhî di diverso, e ciascuno particolarissimo, colore (uno viola e l’altro di un verde-oro praticamente giallo), la testa sormontata da un gonfio casco arcangelico di liscî capelli biondobianchi sparsi di fila di rame, e un fisico adorno in pari misura di muscoli e di grazia, un semidio, o un dio, dal sorriso solenne ed enigmatico, dalla voce armoniosa, olimpica e distante, molto richiesto e sbavato dietro da numerose ragazze sceme e da qualche gay dei più ritardati – eppure ignorante come una capra, pessimo giocatore, prosaico, senza carattere, un imbecille perfetto.

751. 76.

18 Dic

76. Lei aveva faticato parecchio a trattenerSi dal fantasticare su un personaggio le cui doti concorrevano in pari misura al mistero che lo circondava ad attrarLa: e nel gioco analogico che aveva cominciato a fare tra Sé e Sé e che ormai aveva irretito tutti i suoi pensieri, concepì l’idea di Olu come quella, a sua volta, di un contenitore, ovvero uno di quei Sileni a cui Socrate era stato equiparato: solo che l’involucro di questo Sileno Le pareva bellissimo, e l’interno oscuro, forse nei due sensi, e perché non manifesto, e perché in qualche modo inquietante e sinistro: anche nel caso di Olu, si disse, l’interesse che provava era dovuto in primo luogo a quello che, riposto nascosto negato rimosso recondito, non vedeva e non sapeva: Olu dai gesti precisi e dal sorriso di lupo sarebbe stato solo bello da vedere, con il suo fisico affusolato, al sua fisionomia nervosa; ma l’attrazione prepotente che esercitava su Lei era dovuta al fatto che quel fisico, con quelle caratteristiche, fasciava racchiudeva escludeva allo sguardo cose sconosciute – e che potevano non essere belle: la segreta speranza di trovare conferma di un passato del tutto confacente alla sua figura gradevole, metafisica, slanciata, una sequela veloce di vicende intricate, avventure che ne esaltassero, tra le tortuosità di un percorso tutto accidentato, tutto sfide, tutto prove concrete, il suo vivacissimo umorismo, la sua puntutissima arguzia, il retrogusto soavemente acidulo dei suoi sfottò, La portavano talora a disperderSi in devanei versicolori, appunto, che tuttavia tentava di dissipare con la ragione: nel caso di Olu non avrebbe mancato di trovare malsano un esercizio paragonabile a quello fino a mo svolto circa la scatoletta nera di nonna Edgarda, e infatti non aveva la minima intenzione di passare dalle illazioni su un oggetto inanimato alle illazioni sul Suo sconosciutissimo miglior amico: la scatoletta, in primis, era un’ambasciatrice neutrale, una latrice insensibile, impassibile, una cosa morta il cui eventuale orribile segreto, una volta scoperto, l’avrebbe lasciata esattamente qual era; Olu, come uomo, poteva avere non solo una storia da occultare, ma anche da difendere, una massa di fatti, di azioni compiute, di intenzioni non mensurabile né gestibile che lo stesso contenitore poteva decidere se rendere manifesti o no – ma pareva assodato che no, almeno per il momento –, e, se sì, in che forma, integra o parziale, sincera o interessata, letterale o viziata: soprattutto, qualunque cosa nascondesse la scatola non avrebbe mai implicato una valutazione morale sulla scatola stessa, se non per transività capricciosa o vezzo animistico; nel caso di Olu, invece, valeva l’esatto contrario.

750. 75.

18 Dic

75. Lei non era affatto sicuro di poter diventare come Olu, però, perché Olu in parte, forse in gran parte, Le sfuggiva: disperava, anzi, di poter diventare come lui, dato che Olu, nella sua maniera espansiva ed affettuosa, così pieno di slancio da trasformare ogni espressione di simpatia in una specie di delubro traforato, in una strofe di pindarica, che sembravano attraenti, nonché per i concetti esprèssivi, per la sola meraviglia della lavorazione, della tournure capricciosa, della grazia tortile delle colonnine proposizionali, dell’ariosità delle logge lessicali, in realtà era uno di quegli uomini – non moltissimi per la verità – per cui la vita ha senso solo nella dimensione dello hic et nunc, e che di rado o mai si servono dei verbi al passato, o aggrottando le sopracciglia e guardando lontano snocciolano i farò, i dirò, i penserò, i provvederò che aggravano d’ansia il momento non ancóra trascorso; per quanto, a ben pensarci, “passato” non sia affatto sinonimo di “intimo”, o “geloso”, essendo che molte cose riservate possono benissimo avvenire anche nell’ora e sùbito, e anche quando sono passate, proprio perché sono state passibili di archiviazione nell’ampio preterito, devono pur essere state, al tempo loro, in un hic et nunc: e per quanto Lei vedesse Olu praticamente solo sul posto di lavoro, e la posizione dietro un baracchino di vivande non invitasse né a fare considerazioni troppo personali né a fare alcunché, in generale, di troppo privato, tuttavia il sospetto era che Olu, diffuso e sontuoso benché per verba, fosse in realtà reticente e chiuso alle confidenze più delicate; giocava anche, arroge, in sfavore di queste ultime, la differenza d’età, ma Olu era pur sempre un ragazzo, se non un adolescente, e, per quanto in un lasso cruciale, cinque anni non rendono incomunicabili; inoltre non confessava mai disagio a parlare con un ragazzino, e questo sicuramente, anche, grazie alla Sua maturità e ad una certa giocosità di carattere propria del Suo amico: ma il fatto è che Lei era tormentato, talvolta, da dubbî e timori e scrupoli di cui Olu ascoltava pazientemente l’intera esposizione, senza noja apparente né artificiosa compostezza mimica; e Le dava consiglî, portava alla Sua attenzione cose che Le erano sfuggite o rimaste recondite od oscure, ma nella sua dizione tonda, piena di eleganze, c’era come il lapislazzuli e l’oro di un codice illuminato, colorita com’era ma bidimensionale, incapace di rendere l’idea di un retroterra storico, di qualcosa di oscuro d’irrisolto di doloroso di problematico: insomma, alla lunga Si era convinto che Olu Le si nascondesse, o si nascondesse, in generale, dietro la floridità delle espressioni di cavalleresca fragranza; soprattutto perché un lampo di malizia o l’espressione di una saggezza antica, o il velo d’un’incredibile stanchezza, col loro messaggio inquieto, e forse sinistro, gli passavano di quando in quando negli occhî, senza minimamente comunicarsi alla bocca.

749. 74.

18 Dic

74. Io già m’immagino, e m’affretto a dirLe: io già capisco, quale sarà la Sua irritazione adesso nel vederSi così esplicitati (o semplicemente scoperti) i sentimenti: dato che nei suoi diarî non c’è nulla di simile, almeno non in forma esplicita, a quello che ho appena detto: esso è in ogni parte mia illazione, e non sua affermazione; per quanto, date le Sue affermazioni, era impossibile per me trattenermi dallo spiegare in questo modo il Suo proprio modo di vedere e l’amico e Sé stesso; a guidarmi per questa via, forse perigliosa, arrischiata per quanto si voglia, senz’altro azzardosa, non ci sono però solo le Sue note, ma anche quello che una lunghissima esperienza di vita mi va dettando; e quello che ho appreso dell’amicizia e dell’amore in tanto spazio d’anni – o meglio, in una prima parte della mia vita, dato che, dopo che ho capìto come funziona il principio, e per tutti gli uomini, senza alcuna esclusione, non ho mai più visto altro che un opaco ripetersi delle medesime, identiche dinamiche; le quali prevedono, invariantemente, che un profondo amore per un proprio simile, sia o non sia associato ai più voluttuosi sentimenti, consiste sempre, nella forma più pretta ed originaria, nell’anelito a fondersi con la figura amata, e fare tutt’uno di quelle che fino a quel momento erano due indvidualità distinte; dall’impossibilità di raggiungere l’assoluta fusione nasce un dolore di genere speciale, mescolato di rimpianto e di piacere (di complaints parla Lei nelle pagine che sto consultando; e più avanti di un’unhappy happiness in tutto degna di un titolo della Behn, se non d’una sua scrittura), e Lei, a cui è stato dato in sorte di provare più intensamente di altri quello che altri parimente provano, ma non di nutrire sentimenti quidditativamente differenti dalla totalità degli altri uomini, in quel momento cominciava a provare, per la prima volta, o per la prima volta con tale intensità, proprio questa tensione a raggiungere un’assoluta, impossibile identità con un amico – il Suo migliore amico, nello specifico, il Suo amico baracchinista Olu, del quale la incantavano e la incuriosivano parimente passato, nazionalità, mestiere, aspetto fisico, atteggiamento, cultura, pensiero, modo di avvicinarLesi, competenze & abilità: tutto quanto, perché parte di un tutto che l’affascinava, diventava affascinante per un fenomeno di transitività, anche preso singolarmente; e suppongo che questo sia stato assolutamente salutare, perché molte aride occupazioni e molti concetti nojosi sono stati spesso appresi con facilità grazie al fatto che erano possedute e noti a persone profondamente amate, e pertanto da imitare in ogni cosa.

748. 73.

18 Dic

73. Quando Ella, infatti, pensava ad Olu come ad un altro Sé stesso, non doveva essere, almeno in teoria, in senso fisico: di fatto, la complessione singolarissima del Suo amico, la sua fisionomia per sé così incredibilmente arguta ed eletta, in cui un’accozzaglia di sproporzioni sembrava voler dare luogo ad uno spettacolo in cui la bellezza, libera dalle pastoje di armonie sempre pedissequamente debitrici ad un modello, e pertanto tutte simili tra loro – i belli sono tutti intercambiabili –, volesse superare sé stessa disfacendosi della sua ovvietà conformista, innanzitutto, non era nulla che Le appartenesse, né prometteva di appartenerLe nemmeno nel giro di qualche anno: Lei era bello in primo luogo della beltà che si dice dell’asino, come può essere un ragazzo (bello, non necessariamente asino), e sarebbe diventato bello come uomo perché così doveva essere, ma non aveva, non ha, alcun carattere spiccato, o così spiccato da costringere, come nel caso del Suo amico, ad ammettere che fa caso a Sé: e tuttavia, a dispetto dell’evidenza, dal momento che al Suo riferirsi ad Olu come ad un altro Sé tra qualche anno non era estranea nemmeno qualche considerazione di ordine men che spirituale o elettiva, alla lunga aveva finito col confondere un po’ l’idea dei Suoi proprî tratti con quelli dell’amico, e, benché il renderSi spiattellatamente conto delle strane tortuosità di percorso seguìte in ciò dal Suo pensiero L’avrebbe lasciata del tutto stupefatta, nel pensare a Sé tra qualche anno Si trovava di fatto a pensare a un Sé non dissimile da una mescolanza di Sé e di Olu, vedendo un uomo color cioccolatte, dai tratti delicati salvo gli occhî e la bocca in teoria troppo grandi: perché così, anche se non Le era chiaro, sarebbe voluto essere, tanto tra qualche anno come ora, sùbito, adesso; se solo, ahiLei, fosse stato possibile, e non era, e se solo Le fosse stato possibile avere diciannove anni, una cultura ancóra più stravagante irregolare eclettica composita di quella di cui disponeva, un passato in gran parte misterioso ma assai ricco di eventi, anche dolorosi, le radici in quell’altra parte del mondo, un’estrazione molto meridionale, subtropicale, assolata, un baracchino di barrette di sesamo, Coca cola, dolciumi di cocco, würstel – tanto un mestiere sostanzialmente disgraziato Le appariva affascinante, dato che affascinante era per Lei l’uomo che lo esercitava –, nessuna apparente ambizione, un sorriso lento ed enorme, abbagliante come un lampo tra nubi tempestose, uno sguardo come il fondo dell’inferno in un mare di latte, una voce di velluto bruno, mani di seta nera, e un’infinità di piccole attività collaterali a cui dedicarSi, un ordine sparso d’impegni, chiusure anticipate, tornosùbito, corse trafelate su un furgone scassato in direzioni mai troppo precise, interminabili riparazioni di motorette in un cortile squallido e fuori mano, e, spesso, un pajo di occhiaje profonde ad oscurare e a rendere, se possibile, ancóra più spirituel uno sguardo che era già l’esprit fatto sguardo: era, egli, un altro Lei, sì; ma Lei era infelice perché non era un altro Lui – non ancóra.

747. 72.

18 Dic

72. Ciò non spiegava affatto se Olu avesse orecchie così nobilmente piccole allo scopo di raccogliere solamente le più elette armonie, tralasciando i suoni molesti, rimbombanti & grossolani; ma certamente aveva il potere di sollevarLe un gran peso dal cuore, e di consentirLe di passare a considerare altre parti del corpo di Olu, come per esempio le mani, le quali a loro volta contrastavano con la complessione generale per la loro graziosa enormità; graziosa, perché avevano le dita leggermente noderose, e affusolatissime, tanto da far pensare ai figuranti delle mani maschili, i granchi, sennonché non rosei o bianchi, ma bronzei, del più scuro pigmento che si riscontri su epidermide umana, non eburnei ma d’ebano, con ogni dito terminante in una spatoletta appuntita, di forma esattamente triangolare, come l’una terminazione della ganascia d’una pinza, e in apparenza altrettanto forte; ecco, anche le sue mani, del colore della notte, sul dorso, e lunghe, e larghe di ventaglio come le mani d’un’ombra della sera, incantevolmente rapide nell’afferrare pacchetti di bruscolini e perette di salse industriali, e nell’approntare panini, e nell’afferrare delicatamente cartamoneta o moneta, nel pescare dalla cassa per dare i resti, nel tracciare ideogrammi nell’aria, nello schematizzare un concetto, nel vergare righe di parole anch’esse affusolate e sottili agli estremi, come robuste di corpo, anche quelle mani, dicevo, erano della famiglia dei suoi occhî e della sua bocca, perché erano fatte per ricevere tutta una quantità di oggetti, e per restituire altrettanto, in cambio o semplicemente di conseguenza; e forse non è nemmeno di mestieri il dire che corrispondevano a quelle superiori anche le estremità inferiori, i piedi che macinavano con regolarità di passo chilometri di strade, e di parco, talvolta fuorviando, anche – s’è visto – con rischio di tutto quello che sopra essi si reggeva, e per i quali non potevano convenire tragitti men che eccezionalmente lunghi: come lunghi erano essi, 10 e ½ nella misura americana, 49 per la nostra europea, una base del tutto più che sufficiente, se non eccessivamente estesa e quasi sproporzionata, per uno sviluppo verticale di un metro e ottantacinque centimetri, sennonché, come mostravano nelle calure staterecce sandali e ciabatte, erano talmente sottili, allungati e gentili da non parere troppo grandi, e trovavano comunque con tutte le altre teoriche sproporzioni una finale armonia, conferendo slancio, grazia e un’eleganza tutta spirituelle alla sua complessione di lemure.

746. 71.

18 Dic

71. Secundum Le aveva detto che si recava ad onore e vanto, semmai, l’essere utile all’amico, non solo con la conversazione virtuosa e con i frutti della propria deliberazione di tornare all’amico di quell’utilità senza cui l’amicizia non ha motivo alcuno di sussistere, bensì anche con gli stessi proprî comportamenti involontarî, e, tra questi, con le sue stesse colpe e defezioni; anche in questo caso per un in primis ed un secundum, quello essendo che si dimostrava in tal modo un’affinità elettiva tanto pronunciata che il buono non solo, ma anche il cattivo diventava buono; & questo essendo che in quel caso Lei, Quintiliano, aveva conferma della bontà dei sentimenti di Olu nei Suoi confronti, dato che anche con le sue mancanze questi La beneficava, mentre Olu poteva gioire all’idea che le proprie stesse men che buone azioni tornassero di vantaggio a chi gli era amico, sia perché voleva beneficare l’amico, sia perché il bene dell’amico rendeva in sé un bene, & inestimabile, il male commesso o non impedito; allo stesso modo, gioito come si conviene anche del bene che, per sé, aveva trovato Quintiliano in una cura di Sé che ne proteggeva e ne salvaguardava i giorni, Olu poteva rassicurarlo che l’idea che Quintiliano s’era fatto dell’amico come d’un altro sé stesso vanificava qualunque ipotesi di malafede da parte sua, & anzi quell’incidente, per quanto dalle conseguenze pecuniariamente così moleste, doveva considerarsi in tutto più che un bene, perché senza esso non ci sarebbe stata una così completa presa di coscienza da parte di Quintiliano che Olu era un altro sé stesso, ciò che prima poteva sentire solo in astratto e solo vagamente: tanto da poter inferire che tale eccesso i cautela, tanta iperbole di preoccupazione, tanto esorbitante ansia dovessero essere riferite all’impulso, nel proteggere i proprî giorni, anche di proteggere quelli dell’amico, di cui l’incidente aveva reso tanto patentemente la fragile soggezione alle avversità di questo genere, poiché non era possibile che Quintiliano vedesse Olu come un altro sé stesso senza vedere sé stesso come un altro Olu: e sapendo che Olu era passibile d’una morte sciagurata sulle strisce pedonali sbadatamente attraversate non poteva non sapere che Quintiliano era esposto al rischio d’una simile morte: e ispirato dall’affinità amicale, che di due fa uno solo, pur essendo uno solo, faceva attenzione per due; del che Olu grandemente gioiva, & si compiaceva.

745. 70.

18 Dic

70. I danni che erano stati calcolati erano talmente ingenti che Olu sarebbe andato avanti a pagare vita naturaldurante; e Lei, che di tanto in tanto almeno credeva di ravvisare in Olu un altro Sé stesso, ma tra qualche anno, prestò da allora una cura rasentante la paranoja tutte le volte che attraversava una strada, per quanto Le dispiacesse, o La disgustasse, ritrovarSi ad imparare dagli errori altrui: ma nel caso di Olu, aveva riflettuto, essendo isto da Lei appunto come un altro Sé stesso tra qualche anno, era come imparare, molto più onestamente, dai Suoi proprî errori; per sgravio di coscienza ne aveva anche parlato ad Olu, dicendogli che da quando l’amico pativa le conseguenze dell’incidente Lei aveva sempre guardato a destra e a sinistra, anche quando il semaforo era verde, anche quando pareva che non ci fosse nessuno, anche quando nessun rombo appropinquantesi preannunziava il transito di qualunque mezzo, leggero o pesante, e nemmeno un discreto ronzio di raggî faceva supporre che una bicicletta potesse piombarLe addosso da un momento all’altro; che da quel momento, tutti gl’incrocî, i passaggî a livello, i camminamenti pedonali, i marciapiedi costeggiati da piste ciclabili, tutti i percorsi a circolazione mista erano diventati per Lei luoghi di apprensione, su cui aleggiava sinistra l’eventualità respingenda di un dispiacere, quantomeno, a mamma e papà, di spese insostenibili da sostenere, di danni ingenti da rifondere, di lamiere accartocciate, ciclisti agonizzanti, pozze di sangue, finestrini infranti, perdite di liquidi infiammabili, gemiti, rantoli, assicurazioni, polizia stradale, invalidità permanenti, stroppiature, morti sul colpo, processi, multe, sirene d’ambulanza, medici incapaci, ambulanzieri pazzi, spese ospedaliere faraoniche; e che queste visioni, che incoercibilmente La forzavano a prestare ogni cura, ogni attenzione nel lasciare isole di traffico e marciapiedi, da una parte risultandoLe utili perché riducevano ad una percentuale trascurabile la possibilità che Lei subisse o provocasse un incidente, dall’altra La facevano sentire uno stronzo, una carogna, una specie di vampiro di specie etico-comportamentale, che succhiasse dagli erarî della compromissione altrui l’oro della propria salvaguardia: poiché da sempre era convinto, e per l’esempio e per l’insegnamento dei Suoi genitori, e per nobiltà ingenita dell’animo che i fallimenti altrui, le altrui disattenzioni, gli altrui sbaglî sono eventualità da compatire o da disapprovare, non insegnamenti da far proprî; e su questo Si era anche parecchio diffuso, con l’amico, che in primis s’era rallegrato perché quella confessione lo confermava amico d’un giovane d’animo non dozzinalmente sensibile.

744. 69.

18 Dic

69. Non che Si aspettasse chissà che ajuto da parte di Olu: Olu non era né un tipo diagnostico né un tipo analitico, né un tipo critico né un solutore di enigmi particolarmente raccomandabile: a quanto Ella stessa annota, con convinzione, il Suo amico recava nella fisionomia stessa i segni tangibili della Sua stessa malattia; vale a dire negli occhî, che erano enormi e voraci, e nella bocca, che pareva volersi portar via l’altra metà del volto: una facies quasi miserifica, tanto disperatamente rifletteva una bulimia di cose a riempire un vuoto incolmabile: in particolare gli occhî sembravano fatti per raccogliere quanto più poteva del circostante, e la bocca per buttar fuori per adeguata foce la fiamma prodotta dalla concozione di tutto quello che quel vuoto aveva cercato di riempire, in tal modo alimentandone costantemente l’assenza di pienezza, mentre il naso, piccolo e fine, aveva forse lo scopo di denotare che tanta voracità non implicava indiscriminatezza, che tanta avidità non voleva dire affatto assenza di gusto, ché anzi le due nari, così piccole, sembravano fatte apposta per raccogliere i più tenui profumi di tra gli odori grossolani, e le orecchie, anch’esse aristocraticamente piccole, e a punta, per captare le sonorità, le echi più vaghe e più segrete, escludendo probabilmente tutti i rumori e i suoni dalle vibrazioni indeterminate, troppo brutali, quali il frastuono del traffico, le urla della folla, lo strombazzare dei clackson – un’idea che L’aveva colpita dedicando qualche dolente considerazione ad un incidente che Olu aveva subìto un anno avanti, quando, mentre attraversava la XII durante l’ora di punta, era talmente assorbito nel tentativo di ricostruire mentalmente il quinto tableau di Quesnay che non aveva sentito né lo stridore dei freni d’una motoretta che per poco aveva evitato di centrarlo, né il clackson d’un’auto in corsa che per un pelo non l’aveva appiattito sulle strisce che il semaforo ancóra non consentiva di attraversare, né lo stridore dei freni, il clackson e e le urla attraverso il finestrino abbassato del dipendente d’una ditta di trasporti che, tamponando la macchina e agganciando la motoretta col parafango anteriore, mandò autista e motociclista all’ospedale, arrecando ingenti danni e all’uno e all’altro veicolo; motivo per cui la Polizia, già per conto suo sul luogo, si era fatta trovare da Olu direttamente dall’altro capo del marciapiede: tutta sua, ovviamente, era stata la colpa, benché di nulla si fosse reso conto finché gli agenti non gliel’avevano detto.

743. 68.

18 Dic

68. Ma di tutto questo Ella non Si dava alcun pensiero, mentre compiva di corsetta il tragitto che La separava dal baracchino di Olu: né pensava che un colloquio con lui su questi fatti, piccolezze che formavano la montagna che avrebbe partorito il ridiculus mus, qualora avesse portato a qualcosa in più che un rifiuto più o meno netto da parte dell’amico di metter lingua su un oggetto così vago, senza nemmeno quegli scarsissimi, insufficienti elementi di cui Lei disponeva, avrebbe potuto, nel caso, solo aggiungere confusione alla confusione, potendo Olu solamente porre sul tavolo conviviale altri oggetti, sceli in via puramente deduttiva od analogica, aumentando così la massa delle informazioni inverosimili ma forse vere, verosimili ma non necessariamente vere e né verosimili né vere: e dato il modo di procedere da parte di Olu nel ragionamento, data la sua stravagante erudizione, data la sua tendenza più a cogliere i particolari che a scegliere, in base ad un retto giudizio, quello che poteva occorrere ad illustrare un pensiero e non tremila dei più disparati e inconseguenti, se c’era qualcosa di verosimile nel Suo immediato futuro era proprio la prospettiva di trovarSi alle prese con una quantità soverchiante di dati incerti, speciosi, falsi, inservibili – e utili, semmai, a distruggere definitivamente ogni più remota possibilità di avvicinarSi, vuoi per bontà di metodo vuoi per serendipità avventurosa, a una ragionevole larva del vero; persino a conseguire e stringere un mazzetto di non troppe, e tutte scelte, possibilità; dirò di più: a perdere di vista lo stesso dato oggettivo, e cioè che quello spezzone di film era realmente singolare, persino inquietante (con quelle espressioni, che parlavano volumi, ma in lingua dell’Isola di Pasqua, almeno per ora, sulle facce di Josiah van Barnavelt ed Edgarda Cheevey), certamente definibile come strano, curioso, enigmatico, e in quanto tale effettivamente capace, salvo che nel caso di un visore distratto o con le terminazioni nervose bruciate da qualche psicoattività, di far sorgere interrogatìvi, provocare domande, ricercare risposte: il fascino arido delle casistiche avrebbe intrecciato la griglia su cui sarebbe stato posto a troppo prolungata cottura, fino alla totale carbonizzazione, il primo polposo esculento impulso di volontà conoscitiva; non avrebbe più riconosciuto in quel moncone di cosa già viva, ill killed, ill quartered & ill cooked, qualcosa di mai stato commestibile, e, non potendo non rifiutarne quanto il rogo aveva risputato, nemmeno avrebbe potuto sottrarsi al digiuno, rimanendo impranso dopo tanto creduta promessa di ricca imbandigione.

742. 67.

18 Dic

67. Nel tragitto, meno di mezzo miglio, tra l’ingresso dell’LXXXVI e il baracchino di Olu avrà avuto sicuramente modo di ordinare le idee, e di organare i concetti in modo da riuscire a porre al Suo amico una domanda, o una ragionevole serie di domande, a cui fosse possibile dare una risposta, o una ragionevole serie di risposte, di cui fosse apprezzabile l’utilità: ma scommetto – è illazione mia, e non sia mai che Gliene attribuisca la responsabilità, nemmeno indiretta: ma il sospetto, tornando a scorrere queste Sue pagine di diario, s’è in me rafforzato, invece di dissiparsi, dalla prima lettura – che, per quanti sforzi eventualmente facesse, nulla di fatto Le riuscisse in questo senso: il Suo pensiero a proposito del contenitore di legno laccato aveva prodotto nella Sua mente una tale messe di false conseguenze che nemmeno cinque cervelli come il Suo avrebbe potuto rimettere ordine, quantomeno sceverando vero da falso: il Suo amico Olu, oltre ad essere molto intelligente (e destinato immancabilmente, perciò, ad essere Suo amico, come ogni bipede intelligente si aggirasse in Central Park per uno spazio di tempo sufficientemente lungo; come un’anziana ex-insegnante, Argiria Shaw, spesso rinvenibile col cane Wimpy, mezzo rattiere e mezzo yorkshire, nei pressi di uno dei laghetti a sud del Parco, dalle diciassette in poi tutti i pomeriggî dell’anno; o Reso Mancato, un vecchio emporista di Hell’s Kitchen, che parlava tanto calabrese quanto americano, e in questo semincomprensibile impasto L’aveva succintamente ma accuratamente introdotto ai filosofi della sua terra, e questa non è poca cosa, dati gli sviluppi che attendono di essere lumeggiati nelle prossime pagine), aveva anche qualche anno (cinque) più di Lei, e, forse, con una maggiore e più aspra esperienza del mondo, sarebbe stato in grado di darLe qualche informazione utile, o di suggerirLe qualche metodologia d’analisi più sennata, sol che si fosse trattato di un argomento meno intimo che non fosse quello: Olu conosceva Lei, non Edgarda Cheevey, e non aveva visto nemmeno un fotogramma di quel filmato; avrebbe tutt’al più potuto rilevare, e questo era vero, che Lei aveva una gran confusione in testa, e, posto che avesse avuto la pazienza di ascoltare l’intero resoconto, appesantito d’ogni ammennicolo, dell’intricato sistema deduttivo da Lei costruito sul quasi nulla di quelle immagini, Le avrebbe tutt’al più detto che non credeva nella validità delle Sue conseguenze, e nulla più; senza poterLa ajutare a risolvere alcun mistero.

741. 66.

18 Dic

66. Quella mattina del 20 dicembre Ella, pur essendo entrato nel parco con l’idea di lasciarSi andare ad una corsa libera, vale a dire proprio una di quelle corse da cui venivano sempre fuori figurazioni inaspettate – poteva farlo grazie all’espediente di pensare, nel frattempo, a tutt’altro, o di ripassare la lezione per l’interrogazione del giorno dopo; quando si fermava Le appariva in immagine istantanea l’esatto tracciato, e a quel punto decideva se continuare, o se, nel caso di soggetti triviali, abbandonarlo -, dal momento che, nel corso del tempo, da quando quegli esperimenti di disegno e scrittura automatici si erano rivelati così significatìvi, aveva cominciato ad attribuirvi una valenza ambigua, tra la rivelazione del Sé profondo e il medianico-profetico, e in quel caso, avendo che fare con un mistero bello e buono, Le sarebbe stato prezioso avere un ‘indicazione, un segno, un suggerimento dondunque venuto che Le mostrasse una via qualunque – altri si sarebbe servito, se superstizioso o fin troppo razionalista, dei tarocchi, dei dadi, dello YiJing; Lei aveva quel mezzo Suo proprio ed esclusivo: ma è anche uno dei timidi accenni di apertura al sovrannaturale in questi primi vagiti della Sua vocazione; ho perciò caro farvi debito riferimento -, ma, a causa della tensione, molto probabilmente, che Le causava quell’arcano irrisolto, il non essere riuscito ancóra a cavare il ragno dal buco, il non poterlo fare prima dell’arrivo della nonna (con la quale non era in confidenza, motivo per cui avrebbe dovuto fare ricorso a tutta l’astuzia e a tutta la diplomazia di cui era capace), e soprattutto l’idea ricorrente di quel vecchio pirla semisepolto tra le coltri del suo fottuto letto a baldacchino, decise di non fare assolutamente nulla del genere: per oggi l’album di Central Park sarebbe rimasto chiuso, e Lei non avrebbe disegnato alcunché, né scritto epigrammi e citazioni: se la situazione era eccezionale, ogni tentativo di soluzione doveva essere adeguato: dunque si desse il bando ai mezzi tradizionali, e si trovasse un modo, uno qualunque, purché diverso dal solito, di cercare; pensando e ripensando, mentre saltellava nei pressi dell’accesso dall’LXXXVI senza poter ancóra decidere nulla, in una specie di corsa da fermo che impediva al freddo d’intirizzirLa ma non La portava, in tutti i sensi, da nessuna parte, ebbe per un attimo la tentazione di uscire addirittura dal parco e andare a fare un po’ di jogging nel West End, per quanto l’idea Le sorridesse poco, ma l’accantonò quasi sùbito; e infilato un viale, si diresse senz’altro verso uno dei Suoi punti preferiti, un ponticello giapponese presso cui il Suo amico Olu, oriundo nigeriano, teneva un baracchino di bruscolini e hot dogs.

740. 65.

18 Dic

65. Tanta consuetudine col parco cittadino Le permetteva di sfogare, da ultimo, tutti gli accessi fantastici a cui poteva andare soggetto: sicché, lasciato lo studio delle mappe e la loro paziente integrazione, a punta di china, del tipo più sottile, ultimamente, nel varcare il limitare del parco, improvvisava lì per lì un’immagine o il verso d’un sonetto Suo parto, magari improvvisando anch’esso, e completandolo in quattordici giorni, e con tutte le rime al posto giusto (salvo non dimenticasse l’incipit, o la strofa precedente, nel frattempo, o smettessero di piacerLe), e disegnava e scriveva sulla grande superficie verde, grigia e blu (quando guadava, non visto, qualche fiumicello, dovendo seguire una linea retta nel tracciato – nelle giornate e nelle ore di punta aveva sempre cura di evitare disegni o lettere dell’alfabeto che cadessero proprio là dove non era consentito passare) quello che Le era venuto in mente; non senza il caso in cui, abbandonandosi all’apparente capriccio della corsa, si avvedesse a metà o alla fine del suo zigzagare che effettivamente aveva tracciato un volto, o ritratto un animale, o scritto una frase – poteva anche aver tracciato la silhouette di un’anziana signora appena intravista all’ingresso, o scritto un’affermazione particolarmente notevole, o per profondità o per idiozia, sentita per radio o da qualche compagno di scuola, la mattina: immagini e suoni che sul momento aveva registrato distrattamente, se non seminconsciamente, che poi riemergevano nelle Sue composizioni libere, rivelandoLesi per quello che erano solo a posteriori, o quasi: riusciva in quel caso a fotografare mentalmente la mappa, che recava incisa nelle ime profondità della memoria, e dapprima congiungendo punto a punto, e in séguito senza nemmeno bisogno di quello, a ricostruire l’immagine e le parole disegnata o scritte, che poteva vedere come una linea ininterrotta nera nel riquadro della mappa del parco, dove i particolari planimetrici erano in grigio, sfumati, come retrostanti, “sotto”: Central Park era un rettangolo verde e un foglio bianco, su cui Lei aveva imparato a scrivere, grazie ad un esercizio strenuo, apparentemente, ed ostinato, di fatto lasciandoSi andare ad un’ispirazione del tutto estemporanea, a forza di gambe: arrivò persino a chiederSi – secondo me non senza ragione – se la Sua inclinazione alle attività fisiche, un po’ vicaria, necessariamente, rispetto all’inclinazione alle lettere, non fosse stata in gran misura incoraggiata ed accresciuta dalla doppia possibilità e di stancare e di temprare il corpo, e di continuare in qualche modo la Sua attività intellettuale come se non Si fosse mai dipancato dal Suo tavolino.

739. 64.

18 Dic

64. Forse nel Suo Diario di quegli anni è possibile trovare altri casi, altrettanto significatìvi di questo, in cui ebbe modo di verificare la capacità dell’artificio sia di distruggere, devitalizzando o impoverendo la natura, sia, utilizzandolo contro un altro e preesistente artificio, o in sovrapposizione ad esso, di recuperare uno degli attributi della natura, o del naturale, la mutevolezza continua, il continuo fluire, e il metamorfosarsi che è proprio dei viventi; ma il polmone verde, come suole definirlo, della Sua grande e assai edificata Città, oltre ad essere una delle Sue ossessioni, e una, tra le Sue ossessioni, delle più durevoli, era anche il luogo in cui artificio e natura, in proporzioni (come sempre avviene in questi casi) ìmpari e in rapporto profondamente ambiguo, mai totalmente definibile, si misuravano con la massima evidenza di scarto reciproco, abbracciandosi e guardandosi in parte con amorevolezza e in parte in cagnesco: in linea di principio sarebbe andata bene, come spunto di riflessioni omologhe, anche un’ajola, o un buco di terra da ficcarci una pianta in un viale alberato; ma in una zolla di terra erbosa o fiorita, in una porzione di terreno chiazzata di vegetazione stentata non era naturalmente (appunto) possibile perdersi, né, contemplando oggetti così limitati, sarebbe stato mai possibile, per mancanza di suggestione, innalzarsi fino agli universali, tra i quali aggirarsi con ispirato onduleggiare per lo spazio di qualche ora almeno, con il vantaggio indiscutibile di un abbondante afflusso di ossigeno al cervello, afflusso quale poteva essere garantito solo dal moto sostenuto delle gambe che pompavano sangue verso il cuore: le idee che potevano manifestarsi durante lo sforzo della corsa, in special modo dopo che la fase di riscaldamento era terminata e i muscoli, movendosi con sicura regolarità, erano ancóra lontani dall’essere invasi dall’acido lattico, erano immagini che si succedevano rapidamente, non di rado accavallandosi e confondendosi non senza armonizzare in qualche modo: solo ore più tardi, col corpo stanco e piacevolmente indolenzito di fresco ristorato dalla scozzese e con la lenta respirazione profonda, tornata scandita e regolare al lento battito del cuore, era possibile mettesi alla scrivania, accendere la lampada da tavolo mentre fuori imbruniva, dare uno sguardo ai dorsi dei libri sparsi sulla scrivania (allo studio in quel momento) e di quelli pigiati sugli scaffali alle pareti, e recuperare, dal magma luminoso, confuso, preverbale, delle immagini accumulate nel pomeriggio, la visione più nitida, durevole o ricorrente, e projettarne la luce sulla pagina, in forma di parole; come chiunque sia mai riuscito a qualcosa tra le Muse, Ella non ha mai trascorso intero un giorno a tavolino, ma solo alcune dense ore ogni volta.

738. 63.

18 Dic

63. Col passar del tempo, quel parco che, a forza di percorrerne, nei primi anni, tutti i viali, scavalcandone tutti i fiumicelli tramite i ponti di legno, seguendone docilmente i tracciati, e poi studiandone la mappa, più di recente, segnandovi in più tutto quello che in una mappa non può capire, oramai conosceva perfettamente a memoria, anche nei più intimi recessi, anche nei più riposti particolari, come il numero delle panchine del tal segmento di viale, il numero di tornanti di un tracciato, il numero di dossi nei pressi del tal lago, e poi la lunghezza di tutti i viali, la profondità e la vegetazione di tutti i laghetti, la flora estiva del tale e del tal altro punto, i coleotteri e i lepidotteri tipici di ogni angolo, la data di costruzione di tutti i ponticelli, le indicazioni i divieti le esortazioni di tutti i cartelli segnaletici con relativa normativa citata, suscitava in Lei due sentimenti perfettamente espliciti e perfettamente contrapposti: da una parte ormai aveva deciso che lo odiava, con quella sua forma di rettangolo troppo perfettamente rettangolare, con la relativa scarsità di percorsi e la loro insufficiente tortuosità – la mano degli artefici si era piegata con sforzo evidente a seguire l’andamento primigenio di certe viuzze, ma in taluni casi l’ossessività romanizzante dello sviluppo a scacchi era prevalsa prepotentemente (per non parlare della forma così oltraggiosamente rotonda del laghetto centrale), e il tiralinee aveva avuto la meglio sulla naturalezza -, con la fauna umana che talora, a intervalli inesorabilmente regolari durante la settimana, nel corso dei mesi, nello scandirsi delle stagioni, in certi momenti dell’anno, ne riempiva fino a coprire totalmente il tappeto verde certe zone più d’altre popolari; dall’altra lo amava perché, pur con tutto l’esercizio che faceva, non era mai riuscito a coprirne gran parte della superficie di corsa, in un solo tratto, senza doversi fermare a riprender fiato su qualche panchina o accosciandosi a lato di qualche viale: perché il fatto che La soverchiasse implicava che in esso parco, magari con un po’ d’inventiva, era possibile anche perdersi, come nella sylva, e questa era una caratteristica che un luogo per tanti versi innaturale aveva in comune con la natura che non era riuscito, o molto semplicemente non aveva del tutto puntato, ad umiliare: ma su ogni altra considerazione e scoperta prevaleva, doveva prevalere, la considerazione che se nulla di quel luogo, come di qualunque altro luogo, consentiva di apprezzarne una naturalità intatta, perfettamente variata nel suo interno e inesplorabile nella sua totalità, il ricorso ad un artificio continuamente applicato poteva continuamente mutare la prospettiva dalla quale si guardava al luogo stesso, facendo sì che a sua volta esso luogo ne uscisse mutato.

737. 62.

18 Dic

62. Lei, nell’andare e riandare a Central Park tante volte pur nel non lunghissimo spazio d’anni che aveva vissuto, diviso tra l’impulso a tenere in allenamento i muscoli e la necessità di vedersi intorno un panorama più confacente al Suo divorante horror vacui, aveva finito coll’inventare, questa volta per Sé solo, il seguente gioco, che si basava sul cambiamento continuo di prospettiva, nell’impossibilità di cambiare la realtà oggettiva delle cose: calcolando con cura le distanze, complice una mappa del parco in tutto analoga a quella poc’anzi da me alla breve consultata, ma complementata da una serie di indicazioni ed annotazioni di Sua mano – finché il reticolo largo dei vialetti bianchi sul fondo verde, e il profilo dei laghi blu, e i contorni stessi di tutta l’area interessata sfumarono sotto l’intrico delle scritte e dei simbolini e dei percorsi alternatìvi, nel frattempo tutti sperimentati, e più volte, e venutiLe a loro volta a noja una volta perfezionati oltre ogni dire; sicché passò ad un’altra mappa, e ad un’altra, e ad un’altra ancóra – , con fitti richiami ad oggetti presi come punti di riferimento, come la posizione del tale albero, del tale cartello di divieto, del tale masso, della tale panchina in riva al tale lago, giunse a inventarSi corse su sentieri virtuali che nella loro capricciosità eludevano i percorsi tracciati dai vialetti, e nella loro regolarità Le permettevano di disegnare, con la trajettoria del percorso compiuto, i profili di forme geometriche di crescente complessità, dal triangolo isoscele alla projezione ortogonale dell’icosaedro, poi il Suo nome, poi un verso di Shakespeare, o di Webster, o di Aubigné, e persino – precocemente sui Suoi successìvi studî, & è un anticipo commovente, che ha tutto il sentore di un presagio, dato quello che è – VENDO LA LIBERTA’, COMPRO IL DOLORE, di sghembo, con la V di VENDO in basso a sinistra, verso il confine con il West End, e la E di DOLORE in alto a destra, verso il confine con lo East: un verso fuor di contesto, colto nella nota a piè di pagina di uno scarno volumetto del ’42 di letteratura italiana, una di quelle letture che per ora si confondevano volentieri con altre curiosità, come la storia del Nepal o un trattato di mineralogia e gemmologia; uno di quei versi melodrammatici e artatamente rozzi tipici del secolo d’oro e di fango, verso del quale le era corso l’obbligo di verificare il significato di una sola parola che non era convinto di capire (COMPRO) su un vocabolario in biblioteca, per il resto risultandoLe chiaro e suggestivo, memorabilissimo, buono per far mazzo con UNE ROSE D’AUTOMNE EST PLUS QU’UNE AUTRE EXQUISE e poche altre esotiche sceltezze che Le risultassero abbastanza componibili con un canone quasi senza eccezioni di soli elisabettiani; perle tutte del Suo repertorio che da allora ornano invisibilmente il manto erboso del parco e intersecano i viali e costeggiano i laghetti di Central Park, per quanto nessuno, almeno che io sappia, ne sia mai venuto a conoscenza.

736. 61.

18 Dic

61. Non c’era nulla che come quel divagare da un viale all’altro riuscisse a ristorarLa dal sovraccarico di pensieri,consentendoLe non tanto di distrarSi, perché è sempre stato incapace di ogni distrazione, quanto di distanziare da Sé le idee, metà delle quali erano di qualità altamente astratta, e pertanto, di tanto in tanto, da salutarmente rifuggire; esattamente al contrario rispetto alle cose concrete, a partire proprio dal Parco, che, una volta immersi tra i vialetti e i viali e i tornanti e i ponticelli, perdeva quell’apparenza di enorme vasca da bagno verde delimitata dalle sponde dei grattacieli bianchi tutt’intorno: tantopiù l’idealità dei Suoi pensieri richiedeva di essere posta a debita distanza quantopiù tutte le cose concrete che La circondavano richiedevano di essere affrontate immergendovisi, essendo intollerabili una volta considerate da una prospettiva sufficientemente comprensiva, in un colpo d’occhio totale: erano gli anni in cui proprio l’intensificarsi della Sua attività fisica a livelli prima irraggiunti La portava a sempre più vivo, feroce contatto con la materialità, e la finitudine, del Suo proprio corpo, che faticava, provava freddo, caldo, sudava, si sviluppava muscolarmente, conosceva e superava limiti; ma anche con la materia del suolo su cui camminava o correva o si fermava a fare esercizî, asfalto terriccio erba; con i luoghi, parimente, spoglî e – non l’avrebbe mai detto, non ancóra; si può dire che avrebbe pensato di non pensarci, a quest’altezza – squallidi in cui si recava per svolgere simili attività, un mondo che, bello o brutto, Le appariva finalmente enorme, non dominabile e da cui non essere dominàti, da conoscere, di cui incuriosirsi continuamente, magari con un po’ di sforzo se i fenomeni esperibili in varî luoghi non erano sufficientemente tra loro difformi, ma da cui, anche, difendersi: non tanto per i brutti incontri che si preventivano in uno spazio grande, sovraffollato e attraversato da tanta attività, per gl’inciampi, le buche che crivellano qualunque terreno molto battuto, non – dunque – per quello che riservava in effetto, ma per quello di cui, con Sua immensa inammissibile infelicità, pareva voler mancare a tutti i costi, per quello che in tutto ciò faceva sentire la propria assenza, per quello che tutto ciò crudelmente negava: ed ecco, dunque, il movimento, il procedere indiretto e girovagante, la tortuosità con la quale Le era possibile creare anfratti in una regolarità altrimenti ininterrotta, ossia volumi e spazî nel vuoto di una continuità senza soluzione: senza poter sapere donde Le venisse, prima ancóra – anzi – di aver identificato con esattezza la qualità e la consistenza della Sua stravagante malattia, prima ancóra di averla nominata, anche col meno esatto dei nomi, Lei istintivamente cercava un rimedio, venendo a patti tutti i giorni con l’eziologia del male e, insieme, cautamente, tentando di eliminarne ogni volta una piccola parte, almeno dall’immagine che di esso male Ella aveva dentro Sé.

735. 60.

18 Dic

60. Ad una rapida consultazione della mappa di Central Park, che trovo su una pubblicazione turistica qualunque (ma non è una contraddizione, se non formale, con quanto Le dissi più sopra: laddove proprio non capisco sono in pratica costretto a ricorrere a qualche supporto che ovvî alle deficienze della mia istruzione: in questo caso Ella si riferiva ad un luogo per Lei risaputissimo, accennando al quale non si conveniva più d’un’indicazione brachilogica), ricostruisco che Ella, partendo da una traversa di v. Amsterdam girò, poche decine di sgambate, due volte l’angolo, a sinistra, e che immessosi nell’LXXXVI Strada entrò nel grande parco; dove, seguendo la consuetudine, aveva preventivato che sarebbe venuto a perderSi, correndo ad andatura abbastanza sostenuta come sempre nei momenti d’ansia o nervosismo, tra viali e vialetti: questo interessante perdersi in un luogo che si conosce come le proprie tasche è uno degli espedienti più graziosi che una mente sensibile possa escogitare per sollevarsi dal padule di un momento critico, o dalla congestione derivata da una troppo intensa concentrazione; come il lettore dimentica continuamente il contenuto dei libri che rilegge più di frequente per tornare ogni volta alla sorpresa della prima lettura, così io m’immagino Ella abbia fatto per anni, tutte le volte che si perdeva in tal modo in Central Park: luogo in cui, per inciso, odiava recarsi la domenica e in genere durante la bella stagione, a causa dell’enorme afflusso di pubblico, ma di cui nemmeno apprezzava e apprezza gli endroits troppo aprichi, le sponde perfettamente compassate dei laghi, i viali più ampî, gli spiazzi: come non ha mai apprezzato la quadratura postromana della zona in cui si trovava, o, in genere, della città: non fa naturalmente stupore che uno dei primi (se non il primo) forti segni di alienazione dal Suo medesimo mondo Le fosse cagionato dall’assetto urbanistico, perché il più patente, il più vistoso aspetto di esso mondo – bastava uscire di casa per una commissione qualunque, o per andare a scuola, o guardare un panorama, o anche solo sporgersi dalla finestra; anche questo rifiuto dello sviluppo a nastro o a rasojo, insomma del piano viario tracciato dal tiralinee disumanamente rettificante dei Suoi presunti antenati era alla base del Suo lasciarsi perdere laddove è praticamente impossibile non tornare al punto di partenza qualunque direzione si prenda; segno ce Central Park era sì uno dei Suoi amori cittadini, ma anche, e al contempo, uno dei Suoi odî; per non parlare dei rientri a casa, quando cominciava a sentirSi nelle gambe il rammollimento dell’acido lattico: quando era capace, nonostante appunto la stanchezza, o forse proprio a causa di quella, di prendere la via di casa dal fondo del parco, risalendo v. Amsterdam con il più irregolare dei percorsi, zigzagando per le traverse, una sì e due no, tre sì e quattro no, per arrivare regolarmente tardi per cena; o facendo addirittura il giro lungo la costa del West End, infilando la via di casa da molto alla larga, e rientrando a casa quando Norma van Barnavelt aveva già praticamente mezzo deciso di chiamare la morgue – e questo perché la costa era un limite naturale, in quanto naturale discrimine tra la terra e il mare, e quindi, specialmente nei momenti di maggior scoramento o malumore, l’unico percorso accettabile, come parte dell’ingens sylva.

734. 59.

18 Dic

59. Il Suo caso, insomma, non si differenzia da ogni altro caso, per quanto riguarda la testimonianza video: se è eccezionale, è perché, nella Sua fattispecie, la verità secondo me oggettiva della tendenziale mancanza di valore della testimonianza video in assenza di una responsabilità assai precisamente, individuatamente e circoscrittamente ravvisanda, diviene mancanza di valore non tendenziale soltanto ma assoluta; e Le risparmio, perché altro ci mancherebbe ed altro abbiamo da eviscerare in queste pagine, quanto anche nel caso del video come prova – senza, spero, scivolare nel tout comprendre est tout justifier – continui a nutrire i miei forti dubbî – ma, fortuna mia e dei miei non-assistiti, non sono avvocato, bensì notajo, e il mio ufficio, più prevedibile e tranquillo, non implica confronti altrettanto drammatici con le insidie del reale; quelle insidie dalle quali, ora che abbiamo sgombrato il campo da questo piccolo inciampo, possiamo difenderci, io direi, meglio e con maggior impegno dalle molte bellette e dai molti trabocchetti che attendono il passaggio dello storico sul sentiero di ogni sua piccola o grande impresa; e mi scuso nuovamente, e le cento, e le mille volte, se mi sono preso il lusso di una così lunga ed arida parentetica, ma era mio dovere scongiurare il rischio che Ella, che spero abbia tutta la pazienza necessaria a seguirmi in questo mio ragionamento e oltre, ben oltre, fino alla fine, trattandosi di cosa di tale importanza per Lei innanzitutto (e per altre persone in secondo luogo, ma se ne parlerà a suo tempo), Si limitasse a considerare questo mio peculiare taglio storico non frutto di una dossologia accurata – poi, magari, fallimentare negli esiti, ma non conseguente ad inconsapevolezza –, ma limite dovuto ad un’incapacità mera di venire a patti con le nuove tecnologie, o ad una mia umanistica insensibilità o sclerotica diffidenza nei confronti del figurativo, ciò che non è: tutto il mi sproloquio non ha avuto altro scopo che quello di confermarLe, in tutta semplicità no, ma spesso abbastanza chiaramente, come quest’operazione mia potrà apparire incondita, in tempi come i nostri, solo ad una lettura parzialissima e superficialissima; e che, dato l’assunto e il fine dell’opera, essa non doveva essere compiuta in modo diverso da com’è stato fatto – col che non intendo affatto dar voce ad eventuale sospetto che Ella abbia ceduto a false ideologie di moda, o altre corbellerie da vecchio bisbetico (altrimenti non perderei e non farei perdere tempo).

733. 58.

18 Dic

58. Ma – mi obietta il mio cattivo genio, l’avvocato del diavolo – non hanno significato nemmeno le immagini che riferiscono brani di conversazione, incontri, discussioni?, domanda a cui è semplicissimo per me rispondere, precisato doverosamente che mi riferisco, in questa fattispecie, essenzialmente al Suo solo ed unico caso, dunque fuor d’ogni universalità, con un No senza ripensamenti: e qui mi conforta non solo la qualità intrinsecamente infida delle immagini, ma anche e soprattutto la qualità della Sua indole rara, del Suo genio del Suo talento; il quale non è tanto selvatico, già l’abbiamo detto e (forse) non lo ripeteremo, da indurLa al sequestro dalle genti, ma non è nemmeno sufficientemente espansivo da consentirLe mai di esplicare in pieno pensieri e sentimenti e intenzioni, nel corso di conversazioni o di scambî comunque diretti: è indole, dirò di più, ma non solo: è anche, caro Amico, consuetudine con la penna, e questo fatto è causa efficiente, per il principio di necessità che nega totale equipollenza a due fenomeni producentisi all’interno dello stesso sistema, che Ella possa trovarsi, esclusivamente non dico, in generale, perché sarebbe assurdo, ma per la parte importante ed essenziale questo sì, e lo dico, e lo ribadisco, innanzitutto in quello che di sé ha lasciato per iscritto; laddove la prefata consuetudine, ed ossessione, quasi, non si fosse manifestata, o si fosse manifestata con minor, o molto minor intensità, confinandosi modestamente nei limiti della subsecività e non ambendo ad alcun maggior campo d’espressione, esplicandosi in poche righe laddove Lei, ragazzo mio, s’è spiegato su un’Amazzonia di pasta di legno e cellulosa, bene, in quel caso non avrei esitato a conferire importanza allo stralcio di conversazione che nel 1997 La tenne impegnata con quella Minona Flakes o Farkes (?, se ben scrivo, non me ne ricordo bene e non ho le pezze d’appoggio sotto mano), o al video allucinante (altra registrazione di servizio) con la megarissa presso il locale Vulture, testimone del torbido 1999, iniziata con il camionista fino a coinvolgere la totalità degli altri presenti, o ad altri testimoni, teoricamente più animati e interessanti, ricchi d’informazione e succosi dei Suoi opacissimi esordî in video, ma di fatto in nulla più significatìvi o pregnanti o istruttìvi; Lei essendo scrittore da capo a piè, per quanto conversatore, non dico di no, dotato di una sua brusca piacevolezza, e dunque non essendo il vero Lei rinvenibile in quello che ha detto o fatto o manifestato in circostanze le più comunali e meno significative (ci pervenne, in plico anonimo, una registrazione che s’annunziava come quella del Suo coito con un giovane mate universitario; ma non Si preoccupi, l’abbiamo distrutto senza visionarlo).

732. 57.

18 Dic

57. Ma, a parte il piacere di ammirare il nostro bamboccione americano in mise diportiva, proprio non si scorgeva in quelle immagini nessun impiego men che edonistico: una conferma alle mie convinzioni, insomma, ma che mi colse – non so come dire – in parte impreparato, o che mi sorprese; ingenerando in me una sensazione inaspettata, mi mise definitivamente di fronte alla consapevolezza che non era questione di contenuto delle immagini, quanto delle immagini per se, del fatto che la mia generale sufficienza nel considerare il materiale visivo in mio possesso non era affatto dettata – o sì, poteva anche essere, ma non era questo il punto vero e proprio – da una mia maggior dimestichezza, per abitudine formazione indole, con lo scritto o con le parole in genere, ma da un limite delle immagini, di tutte quante le immagini prodotte producibili riproducibili in sé: in un mondo in cui una delle principalissime manifestazioni dell’assoluto Male è il divorzio, tragico, irrimediabile, tra intenzione e atto, le immagini, ovvero ciò che si vede, mai e poi mai potranno superare – e dico questo in proposito di qualsiasi immagine, di tutte le immagini – il loro limite e la loro ambiguità fondamentale, quella che rende quasi ogni processo, a suo modo, essendo fondato su un’evidenza fattuale che nella quasi totalità dei asi è fondata a sua volta su una verifica de visu del fatto o dei fatti, un’ingiustizia forse no, ma certamente una forzatura – credo sempre, in fondo, eccedente il tollerabile – del reale; e, a parte il fatto che a noi non interessava affatto istruire processi nei Suoi confronti, né stabilire Sue responsabilità – tolta la ricerca e l’attribuzione delle responsabilità, qualunque dato visivo sbiadisce, come documento, toltone chiaramente il caso di uno spettacolo, che non deve e non può dimostrare altro che la bontà di una regìa, le capacità di attori e cantanti, e danzatori la bellezza dei costumi e delle scene e quant’altro –, quanto ci è reso visibile della sua vita, oltre ad essere di per sé una parte infinitesimale della sua vita dal punto di vista meramente ottico, e nemmeno la più presuntamente significativa, essendo dovuta al suo trovarsi a passare per un luogo piuttosto che per un altro, per I motivi più banali, non ha avuto il potere di comunicarci nulla di essenziale sul Suo conto, perché mai avrebbe potuto: una volta stabilito, sulla base almeno delle immagini in nostro possesso, che in tre casi di rapina a mano armata che La videro coinvolto Ella non fu mai attore, tutto quello per noi diviene materiale muto, inerte, di scarto.

731. 56.

18 Dic



56. Mi pervenne una decina d’anni fa; e io, già scarsamente convinto per motivi che a taluno potranno apparire leggermente ideologici, a questo punto, ma, a questo o a quel punto, io non so proprio che farci – non visionai sùbito quel materiale, e, per quanto ne ricavai alcuni mesi più tardi, quando mi decisi, nel corso di una breve vacanza estiva in una mia casetta a Saluzzo, dove c’era l’unico videoregistratore in mio possesso, a visionarle, devo aver l’onestà di riconoscere a me stesso che avevo avuto tutte le ragioni a non voler raccogliere nulla del genere, e a non aver mai concentrato le mie ricerche in quella insulsa direzione: certo, la Mariella – lei in queste cose deve sempre ajutarmi, io non ci son buono – ha avuto la pazienza di cercare le immagini giuste, fermando le cassette nei punti in cui compariva Lei, o prendendo nota del minutaggio delle Sue apparizioni (quando appariva più volte nel giro di una bobina), in modo da consentirmi di spettare a una sorta di blob – già nojoso in sé, quindi figuriamoci che cosa s’era subìta la povera donna – con le Sue entrate e le Sue uscite; e la Mariella ha visto con me le immagini, abbiamo esclamato a una voce – perdoni, La prego – oh che bel ragazzo!, tutti inorgogliti quasi fosse un nipotino, che ne so, e oh com’è già cresciuto, apprezzando il tutto anche a prescindere dal fatto che L’avevamo vista in altre immagini, anche molto recenti, che Lei aveva ormai già diecianni più di quella gazzella maschio dalle membra guizzanti, dalla zazzerina vaporosa, dall’incarnato di rosa, dallo sguardo tragico, e che quel kouros dai movimenti fluidi aveva lasciato campo da gran pezza a quel monumento alla virilità che era Lei a quell’altezza cronologica, a quello schianto, a quello splendore, a quel maschione sontuoso, per non dire del dì d’oggi; dopodiché la Mariella ha affidato tutto il materiale – tre grossi scatoloni, prego notare – a suo cugino Emilio, già tecnico della RAI (Radiotelevisione Italiana, in caso non sapesse), che ha ritagliato fuori da quella montagna di materiale perfettamente inutile le sole immagini che la riguardavano, estraendone una cassetta di forse dieci minuti, in cui La si vede, mentre la luminosità ambiente cambia all’impronta ogni pochi secondi, entrare ed uscire dal parco, in un continuo, un po’ penoso, saltabeccare avanti e indietro, indietro e avanti, ora in tuta, ora in brache corte, ora con la maglietta scura, ora con la maglietta chiara, ora pettinato, ora spettinato, ora con k-way, ora senza: un mazzetto d’immagini perfettamente inservibili che ho chiaramente trasmesso a quelle persone alle quali di tanto in tanto faccio riferimento, in modo che le avessero come souvenir: so che ne fecero fare due copie, per prudenza, e che rividero quelle immagini molte volte – ad altro non servirono: so bene che Le ho proposto un caso limite, ma crede sinceramente che altre immagini, a dispetto delle apparenze, siano state più significative (ma lo vedremo via via più avanti, semmai)?

730. 55.

18 Dic

(55). Ma non essendo la sede né per parlare di Nietzsche né per parlare delle mie abitudini intime, tralascio tutto questo discorso, troppo flaccido di subsecività  per potersi gabbare per semplice preliminare, e passo al punto; quello — cioè — della telecamera che ebbe l’indubbio onore di immortalarLa per prima tra tutte le telecamere pubbliche, vale a dire quella che da alcuni mesi, e ancòra per pochi mesi soltanto, fu incaricata di sorvegliare quell’angolo dell’LXXXVI che Ella quel giorno svoltò per introdursi in Central Park: l’installazione della stessa, in quell’epoca assai costosa rispetto a questi tempi evoluti, era stata decisa per motivi inerenti allo spaccio distupefacenti, piaga vecchia della zona, e negli ultimi tempi addirittura incrementato, e che l’opera della Polizia valeva men che mediocremente a contrastare; e come quella che La inquadrò ce n’erano altre, non molte, sparse per il parco e agli imbocchi dei punti più critici: tutti espedienti che alla lunga — ed è un problema che si verifica, se è per quello, ancor oggi, causa manutenzione, trattamento dati e quant’altro;tutte cose che implicano il ricorso ad un numero di stipendiati sorprendentemente alto — si rivelarono, almeno per il momento, non tanto efficaci quanto ci si sarebbe aspettati, e soprattutto controproducentemente dispendiosi, ragion per cui, dopo esser rimaste inattive quanto tempo bastava a cadere in obsolescenza, le telecamere furono a un dato momento rimosse e sostituite da altre, più efficienti e meno costose — ma soprattutto in grado di prelevare immagini e di inviarle a monitor senza doverle necessariamente registrare su qualche supporto, ciò che solo potevano fare quelle loro antenate: ed è questo il motivo per cui tracce dei suoi passaggj — quasi quotidiani, quell’inverno — fu serbata; di più: vuoi per la mancanza, ancòra, di un volume di materiale che desse problemi logistici — anche se i supporti di allora erano molto più voluminosi di quelli attuali — o la gestione, vuoi per i costi abbastanza proibitìvi, che rendevano tutta quell’archeologia videosorvegliativa in qualche modo geloso, o non distruggibile a cuor leggero, i chilometri di nastro che se ne cavarono rimangono a tutt’oggi a sbriciolarsi in un archivio dimenticato, che, se manca di qualcosa, è solo delle cassette, tutte quante, che riguardano i Suoi ingressi a Central Park, una quantità di materiale eccedente che una facente parte della deplorevole commissione incaricata di visionare l’intero materiale in cerca d’immagini d’interesse criminale, conoscendomi e sapendo di Lei, decise di far oggetto d’esproprio, indi inviandomelo per posta.

729. 54.

18 Dic

(54). Chi Le scrive, Le scrive, forse non per nulla, dalla città in cui secondo i dettàmi della scienza, o dell’ignoranza, d’allora perse il ben dell’intelletto colui che abbracciò il cavallo: atto tutt’altro che privato, perché l’affettuoso amplesso non ebbe naturalmente teatro la sala necessaria ma la pubblica via, dove in molti videro compiere quest’atto innocente, e in molti, purtroppo, lo deprecarono o male intesero; ma non ci si dimentichi che una delle prove più decisive del manifestarsi della follia fu raccolta dal suo medico spiando dal buco della serratura del bagno: laddove Nietzsche, in quel momento nudo, ballava seguendo il ritmo di una musica da lui solo intesa, senza sapere di star dando spettacolo: con l’abbondanza di telecamere che oggi ci fa ricchi una cosa del genere non sarebbe mai potuta capitargli, perché sarebbe dimostrabile, con poco sforzo, tutta una quantità di casi del tutto affini: la telecamera democratizza a tal punto una condizione un tempo ritenuta appannaggio di pochi privilegiati, anche per la scomodità che comportava un tempo lo spionaggio di celebrità in atti indecorosi — pensi Lei se tutti gli psicoterapeuti del mondo dovessero prendersi la briga di controllare quello che fanno i loro pazienti al cesso, spiando dal buco della serratura! –, che in primis, oggi come oggi, non ci appare più così lesiva della nostra intimità, anche perché il materiale trato da tutto questo filmare è talmente soverchiante da essere quasi inutilizzabile, se non per gli scopi mirati della polizia; ragion per cui, al termine di un lungo periodo di suicidj per vergogna e di autoinduzioni alla prostituzione in séguito alla diffusione di materiali compromettenti specialmente in Rete, fatto il callo all’idea che certe cose possono succedere, probabilmente senza nemmeno rendercene troppo conto, come avviene per tutti i cambiamenti, in fondo, davvero epocali, tutta una serie di strategie preventive, che ci fanno esercitare un’assoluta economia di gesti, sincopizzando sui movimenti fino all’anodinità, anche mentre sciogliamo i visceri sulla coppa, senza confabulare con noi stessi, e nemmeno canticchiando, per tema di passare per schizofrenici qualora non si riuscisse a distinguere parlato da cantato per qualche motivo tecnico; ed è un gran peccato, secondo me, poiché questo dà un contributo di rilevanza pressoché incalcolabile alla nostra progressiva spersonalizzazione, o alienazione, da una parte, costringendoci sempre a tener presente che qualcuno può star guardando — ammenoché non si ricorra regolarmente al cesso di casa propria, cosa che a me, per esempio, non è sempre possibile, perché spesso sono in giro e devo far riferimento al Roma, o al Bar Blu, locali che lei non conosce, non sono lontani dallo studio, ma non posso rientrare tutte le volte appositamente, ho le gambe affaticate e non posso permettermi, per motivi d’età, indugj fatali al mio decoro — è più forte di me, non mi fido più di fare la ginnastica facciale allo specchio, e mi manca molto.

728. 53.

18 Dic

(53). In questo MMIX anno dal principio dell’Era Volgare siamo oramai perfettamente assuefatti alla presenza di telecamere, visibili per il passante oppure no, praticamente in ogni angolo di spazio pubblico o messo a disposizione del pubblico, ivi compresi, oltre a banche, ufficj postali, musei, cinematografi e biblioteche, anche i cessi dei caffè e dei ristoranti e degli alberghi; Le faccio grazia di tutto il dibattito che in questo Paese si fece a metà degli anni Novanta circa i pericoli che l’autorizzazione concessa ad ogni bottegajo o bettoliere di mettere quest’occhiuta tutrice dell’ordine praticamente in ogni angolo, specie nei posticini reconditi, avrebbe rappresentato per la privatezza dei cittadini: Gliene faccio grazia perché tutto questo dibattito è cominciato prima ancòra, ovviamente, nel Suo Paese, dove è sicuramente stato dibattuto più approfonditamente e seriamente che qui, pertanto in merito potrebbe esser Lei a dar lezioni a me, e non l’inverso: ciò che più conta, qui, è ricordare che vent’anni e qualche giorno fa, quando la telefonia mobile era pressoché un miraggio all’orizzonte, la Rete era inaccessa alla quasi totalità delle persone e la trasmissione d’immagini doveva avvenire con mezzi molto meno agili e sofisticati  degli attuali, sicché le fotografie si facevano con macchine apposite e le videoregistrazioni pure, immagini ne circolavano molte meno, mentre in quest’ultimi tempi tutti i centri città, almeno delle città importanti, sono costantemente tenuti d’occhio da centinaja e migliaja di questi occhj silenziosi, non tutti e non sempre per verità funzionanti, mentre il satellite penetra ovunque spiando, e quasi chiunque può fotografare e filmare chi o quello che vuole quando vuole; ragion per cui ci siamo totalmente abituati all’idea di qualcuno che ci osserva o può osservarci, almeno a lunghi tratti, ogniqualvolta facciamo capolino fuori la soglia di casa. ciò che, verosimilmente, ha condizionato anche i nostri comportamenti, sicché chi era solito muovere due passi di danza tutte le volte che andava in bagno, prima o dopo essersi liberato dai pesi del ventre (ci sono, o c’erano, due scuole di pensiero in proposito), o mentre si lavava le mani, o chi era solito raccontarsi cose, o storielle, o barzellette, durante le sedute, ed era solito far tanto indifferentemente nella propria domestica o nell’altrui, privata o pubblica, ritirata, adesso ha dovuto darsi una ridimensionata, e dar prova di riserbo anche in quei posti, almeno fuori casa (posto che sia sufficiente): non sempre, dissi, quegli occhj sono aperti e vigili, ma non è mai detto.

727. 52.

18 Dic

(52). Le dico questo perché più volte, nel corso degli anni, mentre andavo raccogliendo dati, mi sono trovato nelle condizioni non rifiutare, ci mancherebbe, o tantomeno distruggere materiale audiovisivo Lei riguardante, ché anzi tutte le volte che ci è pervenuto l’abbiamo visto, e anche rivisto, ove ne valesse la pena; ma ho ricevuto, da qualcuno dei nostri informatori, la proposta di assumere materiale di questo tipo, laddove, dall’altra parte, c’era con la massima evidenza la convinzione erronea che a noi occorressero le prove provate, i documenti incontrovertibili certissimi schiaccianti che sono indispensabili a corroborare le verità delle aule di giustizia; per parte nostra, pur non rifiutando — come dissi — nulla di quanto ci era inviato in più rispetto al richiesto, non abbiamo mai fatto nessun conto di quest’in più qualora fosse affidato ai media prefati proprio perché la verità che ci proponevamo di raggiungere e/o tener presente nel suo esplicarsi non era tale da poter essere né confermata né smentita da pseudoprove visive: poiché la verità che ci stava in cuore, più esplicitamente ancòra, non è una verità che si veda — molte cose, e non qualcosa soltanto, mi dicono che è quasi perfettamente inutile scendere in questa sorta di precisazioni, o, meglio, che sarebbe inutile scendere in questa sorta di precisazioni quando si trattasse, da parte mia, di notazioni finalizzate a farLe comprendere la bontà del ragionamento sotteso, ma forse non è altrettanto inutile confermarLe — poiché questo è il mio scopo nel dirLe tanto — che questo è stato il mio e il nostro modo di procedere e d’impostare la questione: non è inutile appunto perché non ci conosciamo, non ancòra, e Lei non può avere nozione né certa né pallida di quali siano i nostri scopi, non sapendo chi siamo, nonsapendo qual siasi la nostra estrazione, come qualmente e per quale motivo noi ci si sia costituiti in società, e molte altre cose, tutte da sapersi per Lei, sulle quali farò luce in queste pagine, e di persona quando — spero (tanto) prestissimo — Lei verrà a Torino per la lettura del etstamento che La benefica, e per sapere che cosa fare del resto della Sua vita; nell’attesa, mi perdoni se a guardia di chiarezza mi permetto una digressioncella, non mica lunga, sulla faccenda delle immagini, che qui, per quanto una digressione possa, cade proprio a fagiuolo, essendo che il più antico documento video registrato che La riguarda risale esattamente a questa data del 18 dicembre da cui la nostra narrazione comincia, e, più precisamente, si rifà proprio a quel preciso istante, le 15.21, in cui Ella, entrando dall’LXXXVI Strada, varcava il limitare del Parco, e adesso Le dico come vennero in possesso nostro quelle immagini, e che idea potetti farmene.

726. 51.

18 Dic

(51). La mia missiva non ha nessun valore di biografia, nello stretto significato del termine: essa non vuol dare, di Lei, una sorta di ritratto, né in piedi, né seduto, né en silhouette, né in altro modo proprio al genere, se non in quanto torni utile a definire il nostro livello di conoscenza per quanto riguarda la Sua persona; di là da questo, una Sua biografia sarebbe stata per me impossibile da scrivere, col tipo di materiale di cui dispongo, almeno quando avessi voluto fare un lavoro rigoroso; inoltre Le sarebbe stato perfettamente inutile, perché suppongo Lei sia perfettamente a giorno degli eventi della Sua propria vita, anche se il retroscena Le è totalmente ignoto. scopo del mio lavoro non è riportare annaloisticamente la successione dei fatti suoi, infatti (anche se dalla somma delle mie annotazioni potrà sicuramente ricavare anche un’idea “storica” di Sé, ma appunto, di là dall’esercizio di reminiscenza, Lei è l’ultimo ad averne bisogno), un ricostruire, molto più specificatamente, l’insorgere di una vocazione; il suo confuso manifestarsi; il definirsi via via; inoltre, enucleare quei molti punti oscuri, e riguardo alla Sua vocazione, e riguardo al Suo destino, che è giunta ormai l’ora d’illuminare pienamente: tutte cose che avrei potuto naturalmente, volendo — chi me lo impediva? –, corredare di belle foto, ma le immagini avrebbero potuto solo illustrare a Lei che è stato un bel bambino, e poi un bel ragazzo, e poi quel bell’uomo che abbiamo detto, con un po’ di barba e gli occhj profondi, e anche un po’ pesti — scusi la petulanza, ma non resisto: faccia di tutto, ragazzo mio, per riguardarSi –, ma a parte il fatto che, almeno limitatamente al presente, allo scopo Le basta lo specchio, a chi Le scrive l’aspetto fisico Suo, come quello delle persone che frequentato in vita Sua, come anche il visibile dei luoghi che ha frequentato e delle case in cui ha abitato e degli spazj che ha attraversato appajono totalmente secondarj rispetto all’assunto; e anche quanto di descrittivo si rinverrà in queste pagine, o vi è entrato per necessità assoluta di cose, o deriva da quello che Ella stesso ha scritto o descritto, e serve a rievocare la Sua percezione delle cose nelle varie fattispecie. la mia, essendo una disamina ostinatamente intenzionale della Sua vita, riguardando, negl’intenti, i Suoi stessi intenti, e l’esplicarsi, non ancòra compiuto e di soccorso esterno necessitoso, della gran Questione della Sua vita, dalle immagini e dalla loro analisi poteva solamente derivare dispersione, e una diffusione decupla rispetto quella, già insostenibile, onde minaccia rimaner gravata: col che, naturalmente, s’intende che nessuna ricerca di illusione di realtà o di realismo isterico ispirerà queste stesse pagine, rendendone — me ne rendo conto; e infatti ho detto dispiacermene — la lettura affaticata da passi ora troppo ragionatìvi, ora troppo dialogati, ora troppo in particolare interpretati.

725. 50.

18 Dic

(50). Immediatamente chiuso il rubinetto delle lagrimosità a cui la precedente clausola avrebbe voluto dare la stura, mi permetto di continuare ad importunarLa sempre su quest’argomento, perché rimane una questione da eviscerare pienamente, e che nonostante la mia prolissità ancòra non è stata lumeggiata a dovere: vale a dire quella della qualità — come medium, per intenderci — della documentazione in mio possesso, e, dunque, di conseguenza, sul taglio della narrazione; e Le dico, o ricordo — dato che più sù ho fornito qualche parziale indicazione in merito –, che la totalità dell’informazione di cui faccio tesoro in queste pagine consiste in materiale scritto: avendo Lei lasciato traccia di Sé specialmente per iscritto, in rade e in fondo secondarie occasioni ricorrendo all’audiovisivo, o al figurato, per esprimere o per comunicare, questo è in fondo ovvio; ma il fatto che, almeno per quanto posso, credo piuttosto lecitamente, inferire io, il materiale scritto che in qualche modo parla di Lei sia la schiacciante maggioranza del materiale disponibile sul Suo conto non implica affatto che non ci sia stato dell’altro: oltre al materiale da Lei filmato, e che La coinvolge, esiste in effetti, soprattutto dal ’95, mettiamo, in poi una quantità piuttosto nutrita che scarsa di videoregistrazioni, quelle di servizio nei luoghi pubblici e nei pubblici esercizj, che La riguardano; esistono alcuni filmati girati da Suo padre, a Lei come a tutto il resto della famiglia, del tipo dei video di Sua nonna Edgarda sopra descritti, e sussiste moltissimo materiale fotografico, quello dovuto alla sollecitudine di Suo padre ad immortalare ogni occasione di primaria, secondaria & infima importanza con i suoi tre apparecchj digitali, un cumulo di svariate migliaja d’istantanee che rendono esatto e folto conto della Sua crescita e dei Suoi più bei (?) momenti  dagli 0 ai 19 anni d’età; dopodiché il materiale fotografico si fa meno corposo, o semplicemente più sparso e disperso, eccettuati alcuni periodi, come per l’anno 1999, in cui Norman Smullyan  L’ebbe come soggetto quasi esclusivo per una serie praticamente interminabile di pose; taccio del rimanente materiale visivo, che in totale non è poco; e passo a precisare, a riguardo del materiale visivo tutto, che nulla di esso, mai, è stato da me richiesto (salvo quei fortunosi frammenti dai suoi ultimissimi ed isolati esperimenti teatrali, che chiaramente m’interessavano e m’interessano non perché ritenga sia loro attribuibile un valore documentario), pochissimo è pervenuto in mano mia e nulla mai è stato impiegato da me a scopo conoscitivo: questo per tutta una serie di ragioni che poi si riconducono sostanzialmente ad una, che è il motivo di questa mia.

724. 49.

18 Dic

(49). Quanto poi al dato — come dire — contestual-atmosferico, quando non sia, per necessità o scelta del notista di turno, incluso nel narrato, io non sono mai intervenuto a completare e complementare con pezze di materiali ultronei, del tipo più sopra specificatoLe: arroge che non sono mai riuscito a scozzonarmi con il moderno elaboratore, benché sia in uso oramai da decennj praticamente ovunque (è sempre la signorina Baudracco il genio del computer in questo ufficio), e che, in special modo a causa dei severi impegni a cui mi obbliga la mia spesso ingrata e alienante professione, intravedo, per televisione, i soli anticipi dei telegiornali, e che non vado più al cinema da vent’anni (non che prima fossi assiduo), e non leggo riviste d’attualità, e che mi càpita di sfogliare in genere pochissimo materiale illustrato, e avrà la misura della mia totale incapacità, di fronte alle non poche carte bianche che ancòra aspettano d’essere vergate, di richiamare alla mente un’idea anche volgare, anche finta, cinematografica?, da cartolina della Città in cui ha vissuto la grandissima parte degli anni della Sua esistenza; vivo da eremita, semiaffogato tra gli stracciumi legali e le carte bollate, dai quali stracciafoglj dipendono tuttavia le sorti di tante persone, e talvolta anche su quelli m’è accaduto di léggere il nome di quella Città, eppure (anche se è la città capitale del mondo) non so, e mai saprei, renderne un’idea, anche la più ingenua, anche la più sbagliata, anche la più stolta e deformata, ma coerente, almeno, e distinta — io divago, Lei dovrebbe ormai aver capìto come, lontano dalle aride compilazioni delle ufficialità, io tenda a rifarmi di tanta polvere respirata una volta salito in Pindo, e qui ricompensarmi di tanto tempo perduto dietro alle proprietà e alle cause e alle successioni altrui ora annusando un fiore, ora riposando il decrepito fianco — vecchierel canuto, mi sfibro facilissimamente — nei pressi d’un ruscello, ora spingendomi lento in una deliziosa inghirlandata di flore aromatose, ora rimanendo incantato ad osservare, con censurabile compiacimento, questo scorcio o quel gioco di damme sul declivio: divago, sì, ma non troppo, perché a chi Le scrive, e questo credo sia comprensibile, premerà anche di sapere, pur nei limiti di una generale impressione e non nella diffusione infinita della disamina particolareggiata, se a torto o a ragione, pur non vedendoLa se non in qualche rara e non ricercata fotografia, ha pensato per tutto lo spazio di questi anni di conoscerLa, d’esserLe vicino; e questo non per eccesso d’immaginazione.

722. 47.

18 Dic

(47). Ribadisco: avessi dovuto descrivere questi fatti a chiunque a parte Lei, a quest’ora già mi vedrei sommerso tra stradarj, atlanti, planimetrie, volumi fotografici, romanzi particolarmente realistici ambientati in Nuova York, a seguire col ditino il fitto reticolo di vie quasi sempre senza nome, quasi tutte numerate, ad immaginarmi come dovesse essere la giornata — ed eccomi alle prese con i bollettini meteorologici dei vostri quotidiani d’allora, procuratimi dalla paziente insostituibile Mariella, ad osservare eventualmente le fotografie d’accompagnamento agli articoli riguardanti la situazione delle strade, e a compilare liste dei femori e delle anche rotte a causa del permanere della neve sulle strade, la viabilità, i guardrail scassati dalle automobili e dalle camionette uscite di controllo, le carrozzerie accartocciate, i tamponamenti a catena –, spremendomi le meningi per capire non se, ma quanto fosse coperto il cielo quel pomeriggio del 18 dicembre 1988, ingegnandomi a ricostruire il profilo delle case, la disposizione dei bidoni della spazzatura, le condizioni del cordolo del marciapiedi, i semafori, le automobili parcate nei pressi — se cigolasse il cancello, quando lo aperse, se avesse molto freddo ma intendesse comunque uscire, se ci fosse neve a scricchiolare sotto i Suoi piedi o se fosse stato tutto spalato via, se non si accorgesse nemmeno del freddo pungente e della condensa che formava nuvolette di vapore intorno alla Sua bocca (con decenza parlando), se incontrasse la comparrocchiana miss Hepzibah Stone o il compagno di scuola Lotario Smith o Meo Abbracciavacca sul Suo cammino, e fosse magari talmente assorto nei Suoi pensieri da non avvedersi nemmeno che, effettivamente, stavano sguindolando disperatamente le braccia nella Sua direzione, salutandoLa, annunciandoLe lo scoppio del Terzo conflitto mondiale, urlandoLe di fare attenzione al crepaccio o al camion della monnezza che stava per arrotarLa, se la via fosse stata alberata di sequoje e su ognuna ci fosse una famiglia di gufi che ripeteva il suo lamento, se nell’attraversare l’incrocio passasse fuggevolmente nella sesta dimensione, o incontrasse la sua immagine riflessa nel didietro di un’auto medica, o incespicasse in un cucciolo di manticora, o rimanesse brevemente in forse se tornare a casa, andare avanti, prendere un’altra direzione, girare in tondo, star fermo, guardare in sù, guardare in giù: io queste cose non posso ovviamente saperle perché non mi sono mai state comunicate in un modo o nell’altro, e quello che non so non posso riferire: soprattutto io non c’ero, Lei sì, e Lei, posto che — chiaramente — sia esatto, per quanto infiocchettato appulcrato colorito, quanto vado ricostruendo, non dovrà far altro che ricorrere agli archivj della Sua memoria per riavere la scena dinnanzi.

721. 46.

18 Dic

(46). Non fatìco affatto (si parva licet) a adre la stura a mia volta all’immaginazione, e a vedermeLa mentre, alla scrivania, cincischia, lo sguardo perso dietro le sue riflessioni, gli angoli già abbondantemente torturati del suo libro di letteratura o di storia, tamburellando con le dita sul ripiano in cerca di una soluzione che per mancanza di elementi non può ottenere; avrà pasticciato su un foglietto pupazzetti, frammenti di frase e un abbozzo di schema — una sconciatura, perché non poté non rendersi conto, per quanto traviato, della patente assurdità d’inquadrare formalisticamente un episodio imperfettamente noto riguardante una persona che, per quanto parente, Ella conosceva solamente di vista; dopodiché si sarà alzato, sarà andato alla finestra a guardare la strada dai margini invasi di cumuli di neve e il traffico di metà pomeriggio; poi, senza nessuna intenzione peraltro di distrarSi dalla Sua riflessione (e come avrebbe potuto?), avrà acceso il televisore, senza trovare, a quell’ora, nulla di interessante (o magari, per un caso fortuito, anche a dispetto dell’ora, c’era; ma Lei non avrebbe mai avuto modo di renderSene conto, perché la Sua testa era altrove); l’avrà spenta; avrà fatto due passi per la camera, senza avere la più pallida idea di come venire a capo dell’enigma; si sarà accostato al tavolo da lavoro, che correva lungo tutto la parete alla destra del riguardante che postergasse la porta, quella parete cui ho tralasciato di riferirmi, il tavolo su cui c’erano i Suoi strumenti, al momento perfettamente inutili a chiarire uno qualunque dei Suoi dubbj, quindi — almeno nella fattispecie — a loro volta poco interessanti; avrà fischiettato e sbuffato, le mani in tasca, girellando intorno nella camera: ma al terzo cerchio tracciato coi passi avrà cominciato a sentirsi poco intelligente; sarà forse andato nuovamente alla finestra, l’avrà aperta; avrà aspirato due o tre boccate d’aria, decidendo che non faceva troppo freddo per una sortita; si sarà spogliato dei vestìti soliti, si sarà messo i pantaloncini, un maglione leggero, le scarpe da corsa, una k-way col cappuccio, e poi sarà uscito dalla camera; incontrando Sua madre in corridojo avrà bofonchiato un succinto I’m leaving di mera prammatica, Sua madre avrà aggiunto qualche raccomandazione sull’ora di cena al See you later, nulla comunque che Le pervenisse all’udito, dopodiché avrà sceso le scale di corsetta, raggiungendo il vestibolo; aperta la porta bianca infissa nel legno bianco, avrà superato il pronao, avrà sceso i sette gradini, avrà percorso il vialetto diritto fino al cancello, avrà aperto il cancello, e toccato il marciapiede avrà preso macchinalmente la sinistra, cominciando a correre, senza renderSi conto dell’andatura già un poco più sostenuta del consigliato; e tutto questo sempre rigirandoSi per la mente quell’interrogativo frustrato: Ma chi può essere, quel vecchietto scemo?

720. 45.

18 Dic

(45). Giunto nella Sua camera (che comprendeva un letto ad una piazza e mezza contro la parete di sinistra, per il resto tappezzata di libri, una scrivania sotto la finestra, che si apriva di fronte, una poltrona con un tavolino davanti, di faccia alla parete che separava quella contro cui era spinto il letto e quella in cui s’apriva la finestra; parete a sua volta tappezzata di libri eccettuato un televisore che si poteva guardare comodamente seduti in poltrona) doveva riprendere a studiare qualcosa a proposito di Edmund Wilson e Franklin Delano Roosevelt, sennonché, com’era in fondo perfettamente previsto, con tutto quello che Le turbinava in testa era praticamente impossibile: né è da sottovalutare la straordinaria suggestione costituita dalla scoperta di qualche mistero riguardante una figura così poco suggestiva, in fondo, per non dire scialba, come la nonna; per esempio, la zia — di cui non esisteva nessuna traccia né audio né video, in poter di Josiah van Barnavelt, per cui Ella doveva affidarSi esclusivamente a ricordi, tuttora molto vividi nel caso della zia Alinda, benché potessero rifarsi solo ad un’occasione, quella dell’unica visita della parente, due anni avanti, in quella stessa casa — sarebbe stata teoricamente molto più indicata a coprire qualche mistero, ma era proprio la sua apparenza anticonvenzionale, stravagante e capricciosa — con quella fisionomia leggermente adunca, i capelli a caschetto sempre in movimento a causa degli scarti a destra e a sinistra del collo (niente cervicale, a quanto pareva, a dispetto dell’età e dei fazzoletti versicolori che portava sempre intorno alla gola, evidentemente perché le piacevano i fazzoletti da collo), gli occhj sempre semichiusi, a fessura, con lo sguardo puntuto da rettile, il naso lungo ed aguzzo, la bocca priva di labbra sempre pronta a scoccare la citazione giusta, la battuta cinica, talora anche il gros mot; con quelle mani affilate e tozze insieme, coll’indice e il medio della destra macchiati dal bruno nicotinico della perenne sigaretta; con quei ciondoli al collo, pochi e sceltissimi, ma di forma curiosa, molto diversa da quello che ci si aspetta da un giojello, una piccola tejera d’argento, una testina di gatto di rame, due inservibili coltellini di metallo vile, e altro, che faceva pensare allo strumentario di qualche ritualità oscura, o a talismani; con quelle mises sempre leggermente lunghe e svolazzanti, trasandate e/o sofisticate, perlopiù sete stampate scure, che le creavano intorno un’aura sciatto-coloniale molto tipicamente sua, sofisticata e volgare in parti eguali — che rendeva il mistero a tal punto pacifico, scontato, da vanificarne ogni aura, e da far pensare che non nascondesse nulla: la nonna, invece, sua sorella, con la sua ordinarietà, era un’occultatrice di misteri, tutto sommato, molto più convincente.

719. 44.

18 Dic

(44). Cosicché altro non Le rimase che tornare in camera Sua, teoricamente a terminare un còmpito d’inglese, in pratica a pensare al Suo imbecille vecchino, e dunque, alzatosi dalla seggiola di fòrmica da sempre parte della suppellettile dell’autorimessa e rimessala a posto, rimuginando tra sé sul terzo filmato, mentre papà estraeva la pizza dal projettore e sbaraccava schermo e macchina, Si avviò a passo tardo e lento sù per i quindici gradini tramite cui si raggiungeva il vestibolo della casa; giuntovi, socchiudendo gli occhj per il candore accecante della neve illuminata dal sole, che riverberava di luce cruda in tutto l’ambiente incendiando i finestroni sul pronao, fece i tre passi che La separavano dalla prima rampa della scala recante ai piani superiori, e postergando l’ingresso invaso dalla luce salì altri nove più nove gradini, raggiungendo il primo piano, e poi altri nove più nove, raggiungendo il secondo, laddove, in fondo al corridojo in penombra, a destra, si trovava la porta della Sua stanza: e verso quella, un po’ strascicando i piedi sulla moquette, Si diresse, senza che il Suo pensiero riuscisse a staccarsi dalle immagini viste per ultime, ma, anche, senza riuscire a far appello a quel tanto di discernimento sufficiente a renderLe manifesto che era proprio in quel continuo riandare e reminiscere la causa prima della deformazione di un ricordo, secondo l’arcinoto meccanismo autosuggestivo per cui un evento insignificante, ma che mancano i presupposti per spiegare, o un trauma di modestissima entità iperfetavano nella mente non padrona di sé dell’uomo naturale storie di fantasmi e possessioni, apparizioni demoniache e sabba di streghe, animali fantastici e popolazioni antipodiche, flore ignote alla botanica e terre australi inconditamente sorte dagli abissi d’un mondo d’ignoranza e d’inconsce pulsioni; ma c’era ben da scusarneLa, poiché se l’indefesso studio anche d’aride astratte impervie materie L’avevano condotta per molti versi ad una finezza di giudizio quasi senile, per il rimanente Ella era pur sempre un ragazzo di quattordici anni, se non per scarezza d’ingegno e di letture, per esperienza diretta delle cose, e dunque tuttora prossimo al piccolo uomo selvaggio che l’educazione e la consuetudine col mondo s’incaricano a mano a mano di dirozzare: quindi se le belle qualità del Suo genio in questo caso non seppero rettamente indirizzarLa, e soccombettero all’enfasi immaginatrice dell’adolescente, credo sia perfettamente condonabile, ma non solo: le conseguenze del Suo ostinato speculare (so che non è dignitoso farsi beffe dell’inesperienza, ma la mia intenzione non è quella!) furono in quel caso così — come dire? — gustose che val la pena d’inseguirne, di ricostruirne, tutte le anfrattuosità, tutti i torti errori.

718. 43.

18 Dic

(43). Ma, benedetto ragazzo, a quel punto il misterioso destinatario delle immagini girate da Josiah van Barnavelt sarebbe potuto essere indifferentemente anche Guy Fawkes, Maria Stuarda, Nixon, Mistinguett, il Sor Pampurio o Indiana Jones, e io mi chiedo, in effetti, come mai non Le sia venuto in mente, così allegramente cavato il tappo alla spumante botte dei devanei, di passare in rassegna anche altri personaggj, vuoi storici, vuoi di Sua o altrui invenzione, scapricciandosi nell’invenzione colorita e variata di tutta una galleria di facce prima contratte dall’ansia, poi compiaciute e soddisfatte, una sequela multiforme di ceffi grotteschi ingrugnati nella concentrazione spastica dapprima, poi orridamente distesi nel sorriso, esaltati financo, od ispirati, od entusiastici, od esicastici, od invasati — pensi la faccia da mascherone di Uriah Heep spalancarsi, come, nel beato riso del trionfo vedendo Edgarda Cheevey tornare fortunata possessora di una scatoletta, o i vecchiaccj dello Zanetti danzare tra orridi scrocchj d’ossa e squacqueri d’emozione per il felice prospero conseguimento, o il culo grande comunicatore di Ronald Reagan sganciare lunghe loffe di contentezza! O Eliogabalo sacrificare cento leoni in segno di contentezza, scoprendo la gambetta a coorti di militi inzibettati, che so io, o Nerone imbracciare la lira –, ma qualcosa, suppongo il Suo cattivo genio, non volle prestare al Suo sciocco traviamento, che non poteva portare a nulla di sensato né di fruttuoso, almeno le attrattive un esercizio che, se non costituiva un impiego utile del Suo tempo, poteva, col ricorso ai belletti, ai crespi, ai bisantini d’una varietà speciosa, risultare un modo non men d’altri divertente di sciupinarlo: macché, l’idea di quello sciapo vecchietto arravugliato nelle sue coperte, che batteva le manine, saltando sù tutte le volte nell’atto istesso, come il più cretino dei misirizzi, come il più spelacchiato dei cucù, aveva sedotto la Sua fantasia proprio, paradossalmente, con quella modalità contorta che hanno le visualizzazioni dotate di grande vividezza, ma in sé nulla proprio attraenti, che seducono gl’intelletti sovreccitati a ritenerle come mandate da fuori, e pertanto segni e visioni di qualche realtà concreta, a causa della distanza, del tempo non esperibile in via diretta ma resa in immagine & larva attingibile grazie ad alcunché di personale, come il fluido dei cerretani, ovvero a qualche volontà preternaturale inesplicamente operante proprio in quella fattispecie, su quella persona, in quel momento: tutto e il contrario di tutto può darsi, in effetti, o così Le avevano insegnato troppe letture su fenomeni specialmente ondulatorj, perfettamente naturali, che si verificano in contemporanea anche in luoghi lontanissimi tra loro, che in Lei si confondevano con spettacolarità classiche come fulmine che cadendo e facendo cagliare come formaggio il vino nelle botti impennacchia il colmo della sua nube d’un fuoco rosso di riscontro, e lo spettro del Brocken che specchia nelle foschie le sembianze del riguardante, e la luce delle stelle morte, che ce le mostra nel loro splendore di decine di millennj fa, e il tempo che può fermarsi, o svanire, o piegarsi come una barra di metallo incandescente sotto il maglio di un fabbro inveduto: la deriva del ragionamento, quando è peraltro confinato entro un troppo angusto àmbito, e subisce le graziette del gioco analogico, genera mostri.

717. 42.

18 Dic

(42). Chissà perché Se lo raffigurava come un vecchietto grinzoso, tremuto, con la papalina in testa, semiaffondato tra le coltri e i piumoni di un letto a baldacchino, mentre con gli occhj a palla, spauriti in un musetto da mustelide secolare, seguiva spasmodicamente la cerimonia della consegna su un decrepito Telefunken a quindici canali per ottanta pollici, in bianco e nero; come la mano robusta, cosparsa sul dorso di peluria rossa che sullo schermo appariva, era giocoforza, grigio chiara, depositava la cassetta tra le mani fragili, sottilissime e appuntite, diafane, della nonna, il povero vecchino deficiente balzava, o quasi, a sedere sul suo iperbolico letto a baldacchino, ed eccitandosi tutto, anfanando e sbavando, batteva pateticamente le manine simili alle granfe di una pojana centenaria, mentre gli occhioni ossessi si facevano lucidi come lampioni in una notte d’inverno; dopodiché afferrava un telecomando dalle dimensioni di una scatola di scarpe, e armeggiando, abbastanza penosamente (che fosse un povero vecchio mentecatto era ormai abbondantemente assodato, e poi era visibile, anzi vistoso), coi labbruzzi semischiusi e le palpebre strizzate si dava a pestare sui tasti finché lo schermo si oscurava e un suono di turbina segnalava il riavvolgimento del nastro: dopo pochissimi secondi un tonfo secco, annunciando il completo riavvolgimento, faceva oscillare un vaso pieno di mortelle posto sopra il televisore, dopodiché il vecchio scemo, intento, farfugliando come una beghina alla messa, pigiava l’avvio, e la breve scena ripartiva da capo, dipanandosi davanti agli occhj infinitamente preoccupati del disturbato nonnino, che, probabilmente dimentico del fatto che quelle immagini ormai potevano solo deteriorarsi, non cambiare, seguiva ogni movimento, ogni momento, con la stessa ansiosa partecipazione della primissima volta, tornando a battere le scheletriche manine, lagrimando di gioja e sbavando dalla contentezza, quando si vedeva Edgarda Cheevey prendere la cassetta nera; e così via, per un bel po’ di volte, finché o le immagini sbiadivano, o il nastro si grippava, o il videoregistratore faceva cortocircuito, o si fulminava il tubo catodico, o sopravveniva un black out, o tagliavano la luce per morosità, o il vaso delle mortelle esplodeva tirando giù l’intera ala della casa, o il vecchietto moriva nell’incendio fortuito del suo fottuto letto a baldacchino: un minus habens, quel vecchio, un povero rincoglionito, che allietava in quel modo pietoso alcuni dei disperati istanti che gli restavano prima di esalare l’ultimo respiro.

716. 41.

18 Dic

(41). Si era detto che quel video doveva mostrare a terzi che il cofanetto era finalmente giunto tra le mani della nonna, segno questo che, dato che la Terza Persona aveva biosogno di essere rassicurata in merito, laddove si era trovato fino a quel momento non era al sicuro: ma esso cofanetto, fino a quel momento, era rimasto tra mano di non altri che Suo padre; a parte il fatto che l’idea stessa che Suo padre potesse rappresentare un custode poco affidabile nella migliore delle ipotesi, o un potenziale danno per l’integrità dell’altrui proprietà privata nella peggiore, Le pareva decisamente offensiva, e La tentava ad abbandonare, già come procurans odium motu proprio, quel percorso d’ipotesi, considerata anche solo un po’ più emunctae naris quella possibilità Le pareva scarsamente convincente: difficile, o difficilissimo, dire a quel punto come mai, ma non Le pareva possibile che un oggetto potesse finire proprio tra le mani della persona nelle cui mani non doveva arrivare, tutto qui: e Si risolse optando per un’altra possibilità, più verosimile se non altro perché non implicava nessuna valutazione poco piacere circa l’affidabilità o, peggio, l’onestà di Suo padre, un uomo altamente stimato e responsabile, per quanto a tratti un po’ distratto: quella che prevedeva, molto semplicemente, che la cassetta dovese pervenire alle mani di Sua nonna perché da lei la Terza Persona doveva riceverla, punto e stop — salvo darsi immediatamente dopo del cretino, sapendo che fisolosifamente non è accettabile sostenere che una cosa è quella cosa perché è quella cosa e non altro, “punto & stop”: ma, insomma, anche a costo di dover darsi del cretino di bel nuovo, ormai la decisione era presa, ed era mille volte preferibile accogliere una tesi che non spiegava nulla al dover accoglierne una che tentava una spiegazione, in effetto, ma gettava una luce sgradevole sulla figura di Suo padre; piuttosto che sostenere che Suo padre potesse essere passato per poco fidato o poco onesto agli occhj di qualcuno (ma di chi? un imbecille, di sicuro), preferì fare qualche illazione sulla Terza Persona, che non essendoLe nota e non essendo sicuramente uno dei Suoi diretti parenti, rappresentava campo neutro, e poteva essere tranquillamente, soprattutto a livello così intimo e privato come nel teatro della Sua fantasia, calunniata e presa a pesci in faccia a volontà: stabilito questo, decise di non badare a spese, e si divertì per qualche quarto d’ora a costruirsi mentalmente questa figura così antipatica, certamente un mentecatto pieno d’ansie di tic, degno più di misericordia che di disprezzo.

715. 40.

18 Dic

(40). Ma arrivato a questo punto doveva ammettere a Sé stesso che il gioco delle probabilità, spunto oltre, Le avrebbe portato più confusione che illuminazione, perché per procedere avrebbe dovuto sforzarsi di divinare il contenuto di quei fantomatici foglj: e qui, per quanto Si scervellasse, non poteva appigliarSi a nessun indizio minimamente suffragante, poiché il filmato non Le forniva altro che le immagini della nonna che prendeva un cofanetto nero dalle mani di papà, e nient’altro: né intendeva infrangere il tacito accordo, stretto non sapeva nemmeno Lei esattamente come, ma stretto, con Suo padre di non tornare sull’argomento con domande che avrebbero solo potuto irritare il domandato e far ottenere a Lei un nettissimo rifiuto laddove aveva avuto solo un’occhiata d’intelligenza, e non Le avrebbe fatto fare nessunissimo progresso nella conoscenza dei contenuti eventuali di quel cofanetto: a meno di non inferire soluzioni assurde, quali l’anagrammare tra loro i titoli più leggibili sui dorsi dei libri a scaffale alle spalle della nonna, o chiudere gli occhj e aspettare che nel bujo crivellato dai fosfeni apparisse una parola in grado di guidarLa, o di ricorrere a qualche gioco combinatorio, non vedeva modo di pervenire a una risposta, fosse giusta o sbagliata, ai suoi interrogatìvi: comunque tentasse di affrontare la questione, non trovava modo di portare avanti il procedimento, o il gioco, deduttivo in nessuna direzione possibile; le uniche cose che Le apparivano certe erano quelle a cui era approdato, ossia che il filmato documentava a pro di una terza persona il fatto che Edgarda Cheevey era tornata in possesso della cassetta — tutto qui; ma qualcosa Le impedì di abbandonare il ragionamento portato tanto innanzi, Le pareva una sciocchezza buttar via così all’impronto tutto un così bel castello deduttivo; era come uno spingersi quasi alla meta, dopo che non s’era preventivato di riuscire a muovere anche solo qualche passo, per tornare indietro, o prendere tutt’altra direzione, o spararsi una bomba nello scafo in modo da affondare in porto, rinunciando all’oggetto dell’inchiesta: e Lie non sapeva come qualmente, ma sapeva che la soluzione non era affatto lontana, tutt’altro: era lì a portata di mano, solo che Lei la mano ancòra non l’aveva avanzata, o, se l’aveva avanzata, stava ancora armeggiando alla cieca; era lì, a un tiro di schioppo, solo che Lei lo schioppo non l’aveva ancòra imbracciato, e, se pure l’aveva imbracciato, non l’aveva ancòra caricato a pallettoni; era lì, a un passo, solo che Lei ancòra non aveva avanzato il piede — una cosa sola Le pareva certa in quell’istante: qualunque indizio, o segno, o prova aspettasse ancora di essere rinvenuto da Lei, esso non si sarebbe trovato in quello che ricordava del filmato, ma altrove (dove?): anche se un dubbio, un dubbio solo, sussisteva circa le immagini poc’anzi viste.

714. 39.

18 Dic

(39). Ma dato che il gioco delle ipotesi era cominciato, tanto valeva portarlo avanti: e dato che era deciso che Edgarda Cheevey non aveva potuto aprire il cofanetto, e che questo era dovuto al fatto che non ne aveva la chiave o non poteva azionare nessun meccanismo che l’aprisse, si schiudeva tutta una serie di possibilità per cui la nonna non poteva aprirlo, questo cofanetto; ma quello che Lei era tentato di pensare era solo questo: il cofanetto doveva essere reso alla nonna, e il momento in cui ne veniva in possesso doveva essere immortalato al fine di di far sapere a terze persone che adesso era in poter suo; ma pareva altamente probabile che il cofanetto non fosse destinato a Lei: non era suo — esso era importante, come si era stabilito, per il suo contenuto, ma quello che conteneva non era destinato a lei: doveva passare per le sue mani ed essere da lei custodito, probabilmente, fino a quando giungesse il momento di consegnarlo al proprietario, o comunque alla persona nelle cui mani avrebbe trovato l’ultima destinazione — a meno di non ipotizzare una staffetta, come dire, un continuo se non infinito, almeno idealmente, passaggio di consegne; per cui il cofanetto dovesse passare da una mano all’altra, come nella catena di s. Antonio, o qualunque scambio gli somiglj — ma il cofanetto poteva apparire jellato, o dotato di qualche misterioso potere, solo a persone d’infima estrazione, incolta e dalla psiche dominata dal pensiero magico per i più riprovevoli motivi: queste erano fantasie del tutto sconvenienti a una gentildonna come Edgarda Cheevey, e ad un uomo di scienza come Josiah van Barnavelt: l’ideache potesse trattarsi di un gioco così cialtrone era del tutto escluso, non foss’altro per l’ansietà che traspariva dal volto di Edgarda Cheevey durante la consegna, e dalla tensione evidente nella fisionomia di Josiah van Barnavelt — si trattava certamente di una cosa seriissima, dunque, e la cosa più seria a cui riuscisse a pensare, più seria ancòra di un oggetto o d’un insieme d’oggetti di alto valore venale, era qualche specie di documento importante, come ufficialità comprovanti un possesso o un diritto, o qualche verità gelosa: non giojelli, dunque, non oro e gemme, ma qualche incartamento, foglj di protocollo bollati, ingialliti e consunti, dagli angoli sbriciolati, recanti date assai arretrate nel tempo, stilati pazientemente in calligrafia dalle majuscole slanciate, dai tratti inclinati, dai segni ascendenti sfoggiati, dalle paraffe svettanti.

713. 38.

18 Dic

 (38). Assodato oltre ogni ombra di dubbio questo fatto, risaltava ancòra maggioremente la stranezza costituita dal non aver né la nonna né Suo padre aperto il contenitore, appunto: in questo caso, ossia per valutare come mai, Le falliva purtroppo una qualità sufficientemente definita delle immagini: sarebbe stato infatti prezioso capiure come funzionasse l’apertura della scatola — anche se, come già dissi, non Le era passato totalmente inosservato qualcosa, sul lato della stessa, che era naturale identificare con una cerniera, benché non fosse mai detto e dato per certo –, se ci fosse la toppa di una chiavetta o il pulsante di un meccanismo a scatto da qualche parte, comunque fosse funzionante, che fosse segreto o visibile impossibile a dire e per il momento non rilevante; l’unico altro indizio utile a formulare qualche ipotesi non sulla scatola ma sul suo contenuto erano le sue dimensioni: non era minuscola, potevano essere venticinque per quindici centimetri, una capacità sufficiente (l’altezza poteva essere di sette od otto centimetri) a contenere una quantità notevole di gemme ed oro, meno facilmente qualche scritto o diploma (Le sarebbe piaciuta una mappa del tesoro, o un segreto soprannaturale), anche se una piccola pergamena arrotolata poteva anche starci; ma anche in questo caso altri fattori dovevano essere chiamati in gioco, oltre alle dimensioni del contenitore: segnatamente il modo di Josiah van Barnavelt di porgerla ad Edgarda Cheevey e il modo che quest’ultima aveva di stringersela al petto: non poteva mancare di significato il fatto che il papà usasse le due mani, e che la nonna facesse altrettanto, ciò che tuttavia poteva in sé e per sé dipendere dalle sole dimensioni della scatola, appunto non minuscola; ma sembrava di poter inferire che essa avesse un peso sensibile, superiore per intenderci a quello di un foglio di carta, per via del fatto che sia la nonna, sia, soprattutto, il papà, più forte, per reggerla tenessero una mano sotto la scatola, al centro, senza afferrarla, poniamo, ai lati più corti, come sarebbe stato naturale fare per un oggetto molto leggero: la possibilità della pergamena con la mappa del tesoro o col suo agghiacciante segreto non era totalmente esclusa, accludendo un sigillo metallico abbastanza pesante e grosso; ma, per quanto avesse deciso di essere indulgente con sé stesso, per una volta tanto, data soprattutto la pochezza degli elementi a disposizione, questo era veramente un troppo ardito ipotizzare.

712. 37.

18 Dic

(37). Qui il ragionamento cominciava a farsi rischioso, poiché molte e non molto resistibili erano le ragioni e le possibili cause di una deriva dalla realtà dei fatti; ma, dato che si trattava semplicemente di formulare ipotesi, e dato che ancòra non scorgeva all’orizzonte un modo per comproverane in concreto l’esattezza o la fallacità, tanto valeva andare avanti; e stabilito che tra le altre cose perplettenti c’era anche il fatto che Edgarda Cheevey non avesse dato uno sguardo che uno al contenuto della cassettina, Ella postulava due possibilità: o la cassettina aveva valore in sé, nel qual caso poteva anche essere vuota; oppure la nonna non vi aveva guardato dentro per il semplicissimo motivo che non poteva aprirla; inutile dire, o quasi, che Ella propendeva per la prima piuttosto che per la seconda ipotesi, dal momento che in sé e per sé la cassettina, per quanto poco fosse visibile nelle immagini viste poc’anzi scorrere, proprio non mostrava nulla che potesse renderla preziosa in alcun modo, né il materiale, quasi certamente legno laccato, né la particolare vetustà — la scatiletta poteva avere dieci, venti, trent’anni al massimo (e in quest’ultimo caso pareva ben conservata), non recava vistosi segni d’uso di logoramento, almeno non abbastanza vistosi da essere captati dalla telecamera, né c’era segno tangibile che potesse essere un raro manufatto d’altri tempi (avrebbe potuto giurare che era liscia, integra, lucida, e che aveva tutta l’apparenza di essere un prodotto di serie piuttosto che un pezzo d’artigianato); in secondo luogo, non le tornava che potesse essere la scatola in sé l’oggetto di tante attenzioni, non perché in sé impossibile — di fatto, per quanto ne sapeva, tutto era possibile, in sé — ma perché Si era proposito di mantenersi entro le guide del verosimile, l’unico modo possibile di tener lontano qualunque rischio di deriva nell’irrazione o nel fantastico, e in termini di mera verosimiglianza Le pareva più plausibile che un contenitore, qual è una scatola, riscotesse attenzioni per il proprio contenuto che in sé per sé; inoltre la nonna, nel video, non mostrava di usare, nel maneggiarla, quelle cautele che si mettono in opera per non esporre a rischj oggetti di gran pregio: semmai i suoi gesti potevano essere definiti sorvegliati, si poteva dire che facesse semmai attenzione a non scuotere la cassetta, ma la presa sia di Josiah van Barnavelt, sia di Edgarda Cheevey sull’oggetto era piuttosto franca e sicura; pareva proprio che la scatola valesse per quello che conteneva.

711. 36.

18 Dic

(36). Della nonna esistevano pochissime immagini in video, anche perché nel corso degli anni si era vista molto poco spesso, e quando Josiah van Barnavelt aveva voluto fare le cose all’americana, o semplicemente trovare un’occasione per rivedere immagini che altrimenti sarebbero rimaste a sbiadire nella pizza nascosta in qualche scatola (perché girare filmini se non per rivederli o infliggerli a qualcun altro), si era accorto di quanto misero fosse il materiale a disposizione: soli due filmati — più le pochissime immagini del filmato scartato, inutilizzate finora perché inutili allo scopo per cui erano state girate, ma pur sempre immagini della nonna, e dunque riproponibili a mero scopo familiar-documentaristico, anche e soprattutto per fare, per quanto possibile, un po’ massa con gli altri due; per questo Josiah van Barnavelt doveva averle recuperate e incollate in fondo ai due primi spezzoni: dopodiché, il disastro: Lei aveva visto quelle immagini, non aveva avuto la spiegazione che Si aspettava quando le stesse avevano suscitato in Lei quelle perplessità, indi aveva cominciato a costruire la sua macchina illatoria, una cosa ben diversa e dalle conseguenze ben più allarmanti rispetto al semplice porsi domande quali, per esempio: “A chi era destinato il video?”, “Perché lo studio di papà era stato messo in ordine, compreso il Merck’s Index?”, “Che cosa c’entrava la nonna con la cassetta?”, “Che cosa conteneva, o contiene, la cassetta?”, “E’ stata girata un’altra versione del video?” — ma soprattutto: “Perché la nonna non ha fatto la cosa più intelligente, più intelligente ancòra che mostrare il coperchio della scatola alla telecamera, e cioè non ha aperto la scatola, mostrandone molto sensatamente il contenuto alla telecamera e rassicurando la Terza Persona circa il fatto che non solo la scatola era quella che doveva essere, ma che il contenuto stesso era quello che era necessario che fosse?” — poiché, anche se la scatola era la scatola, il contenuto, finché la scatola rimaneva chiusa, poteva essere qualunque cosa: se era previsto che dovesse contenere un pajo di guanti, finché rimaneva chiusa poteva contenere anche un pitale, una Bibbia delle missioni, o una putrella; se era necessario che contenesse uno smeraldo montato nel platino, finché non era aperta poteva custodire, per quel che ne sapeva, un animale morto, una maniglia da finestra, o una ciabatta; e anche qui i casi erano due: o la nonna non ci aveva pensato, o papà non ci aveva pensato, e questo pareva piuttosto strano; oppure, molto semplicemente, la nonna non poteva aprire la cassetta — per quale motivo ancòra non sapeva.

710. 35.

18 Dic

(35). Suo padre a parte, e valutazioni mimiche a parte, aveva già fatto un bel po’ di passi in avanti, col ragionamento — sul video, non sull’espressione di Suo padre –; a questo punto, per quanto fosse sveglio e per quanto il Suo cervello fosse capace di lunghi sforzi deduttivi, si sarà fermato a prendere respiro, non senza un po’ di compiacimento per sé stesso; il video imperfetto, riepilogò, non poteva essere prodotto come dimostrazione d’alcunché, proprio per colpa della sua imperfezione; sicché — pensò di conseguenza — non può essere stato spedito, o dato ad alcuno, per qual era, perché quell’alcuno nulla se ne sarebbe potuto fare; sicché i casi a questo punto erano due: o la terza persona era rimasta senza video, senza dimostrazione, senza prove; oppure, come pareva molto più verosimile, Josiah van Barnavelt, rivedendo a breve o lunga distanza di tempo le immagini del filmato, doveva aver ragionevolmente deciso che non servivano allo scopo, che il filmato non poteva essere sottoposto alla terza persona, e che doveva esserne girato un altro: a questo punto, com’è logico, dovette chiedere nuovamente a Edgarda Cheevey di fargli da attrice, e girare un secondo filmato, o quanti filmati fossero necessarj per arrivare ad ottenere immagini in cui la cassetta si vedesse distintamente e in tutti i particolari: la versione meglio riuscita, fosse la seconda o la dugentesima non aveva per il momento nessuna importanza stabilire, era stata quindi inviata alla terza persona, che aveva potuto constatare che, sì, in quelle immagini lo scatolino era proprio quello scatolino, e che il disegno sul coperchio, la parte più probante dell’intero oggetto, si distingueva nitidamente — non più di questo Ella poteva attentarSi a dire in sul momento; poteva, tutt’al più, immaginare che in quella miglior versione Edgarda Cheevey, consigliata o no da Josiah van Barnavelt, poteva aver avuto il buonsenso, invece di stringersi abbastanza ottusamente l’oggetto al seno, magari senza perdere quel suo sorriso leggermente smarrito, ansioso e fisso, di portare avanti le mani con lo scatolino sù e mostrarlo per bene alla telecamera, dimodoché l’obiettivo potesse cogliere dettagliatamente il coperchio e il suo disegno: il gesto più semplice, e in fondo il solo, che si possa fare per mostrare alcunché (in effetti, anche le signorine dall’aria conformista dei vecchj spot rimanevano in posa minuti interi mostrando alla telecamera l’oggetto pubblicizzato, quasi ficcandolo sù per l’obiettivo, in modo che si vedessero anche le molecole), sicché, anche se quell’altro filmato Lei forse non l’avrebbe visto mai, poteva dirSi abbastanza sicuro che le cose fossero andate esattamente così.

709. 34.

18 Dic

(34). Una soluzione, del tutto presuntiva, la irritava, e l’altra la sgomentava per l’ampiezza delle possibilità che apriva: da una parte a far da ostacolo tra Lei e la soluzione del mistero c’era una piccola, anzi meschina, ragione, che non poteva aggirare; dall’altra una serie incalcolabile di ragioni sconosciute, che non poteva conoscere: a questo punto non poteva far altro che tentare di capire, appunto, qualcosa in base alle immagini viste: ma era arduo, arduo veramente, perché (ricapitolando) aveva solo l’espressione tesa della nonna nerovestita, che guardava con apprensione qualcosa fuori campo, alla sua destra, e poi il qualcosa entrava nell’inquadratura sotto forma di mano destra di suo padre, supportata dalla mano sinistra, e di scatoletta nera non troppo ben visibile; aggiungivi, volendo, l’espressione sempre lievemente appanicata della nonna che riceveva tra le proprie mani la scatola suddetta, e tenendola al seno guardava in macchina, sorridendo fissamente, con una specie di compiacenza infelice (la nonna, però, non aveva sempre quell’espressione vagamente lacrimosa? Dovevano essere, si supponeva, i numerosi acciacchi che affliggevano, senza trasparire troppo se non appunto dal volto, in specie a tratti, quella sorta di airone bianco dalle ali ripiegate, assottigliato dai decennj — a Lei, allora, sessantotto anni parevano un cumulo di lustri del tutto favoloso, solo una rupe, una sequoja, una cattedrale potevano esservi paragonati), e si vedeva anche il sorriso tirato di papà, che entrava e usciva con la testa dall’inquadratura, dopodiché la nonna tornava protagonista assoluta, faceva il suo muto monologo con la macchina, e infine le immagini cessavano, e c’erano alcuni fotogrammi neri, ballonzolanti e sparsi di fosfeni bianchi seguìti da alcuni fotogrammi bianchi costellati di fosfeni neri, e poi si udiva il borbottio soffocato del projettore che continuava ottusamente a sparare il suo cannone di luce, e si sentiva la pellicola che, fuoruscendo dalla pizza per via di un piccolo guasto o del projettore o della pizza, papà l’aveva detto, ma chi se ne ricordava, avrebbe dovuto controllare (no, no: questo non c’entrava, col suo mistero, non accolto agli atti), frustava l’aria per qualche giro prima che Josiah van Barnavelt la fermasse col dito — dopodiché aveva spento il projettore, aveva estratto la pizza, ed estraendo la pizza aveva ascoltato quella famosa domanda, e, estratta la pizza, aveva risposto con quella stringatezza da non-voglio-altre-domande, accompagnata da quell’espressione definitiva e non contestabile: tutto qui.

708. 33.

18 Dic

(33). Suo padre non era mai stato, in quindici anni, né duro né pretensioso né scostante né troppo impegnato per potersi prender cura di Lei come si conveniva ad un padre nei confronti di un figlio: per cui, tutte le volte che quell’espressione compariva sulla sua faccia, e non vi compariva spesso, Lei doveva sapere di non chiedere: e si trattava, di norma, di cose della massima delicatezza, come — poteva ricordarsene distintamente, perché, appunto, quell’espressione non faceva mai la sua comparsa per nulla — il malore che la mamma aveva avuto due anni prima, a proposito del quale i Suoi non avevano voluto dirLe nulla (doveva aver colpito Norma Cheevey in qualche luogo delicato, come suppose già al momento, tanto da renderne sconveniente, per Lei che aveva solo tredici anni, anche solo il saperne), o quando, ormai cinque anni prima, erano dovuti tornare di corsa da Long Island dove avrebbero dovuto passare qualche tempo (in realtà papà si era dimenticato qualcosa di fondamentale a casa, e non voleva che Lei, con la petulanza propria dei bambini, si credesse autorizzato a mettere in discussione l’infallibilità paterna per così poco), ragion per cui non poté impedirSi di pensare che quelle immagini si riferissero a qualcosa di importante insieme e di delicato, da non trattare devant les enfants — fu questa l’espressione che Le venne al momento, e, nonostante Suo padre non si fosse nemmeno sognato di dirLe alcunché del genere, e men che meno di usare quell’espressione, ugualmente Le venne fatto di sentirSi leggermente offeso: Lei non era più un bambino, e ormai da parecchio tempo, sicché, se certe questioni, di maggiore o minore importanza, dovevano esserLe tenute nascoste, tutti i motivi si potevano ritenere validi e giustificabili, ma non certo quello: benché, da un punto di vista meramente speculativo, il fatto che il silenzio fatto calare da Josiah van Barnavelt sul significato della sua breve videoregistrazione dipendesse esclusivamente dall’incapacità di crederLa grandicello abbastanza da poter reggere il colpo dell’eventuale rivelazione fosse piuttosto comodo: se infatti non era quello il motivo (come dovette pur ammettere che potesse essere, dopo un istante di lucido ragionamento: Suo padre non Le aveva affatto detto: Non te lo dico perché sei troppo piccolo per certe cose) si apriva tutta una serie di possibilità, per non dire che si apriva una serie incommensurabile se non infinita di possibilità, di spiegazione: la questione rimaneva con ogni probabilità della massima importanza, e con ogni verosimiglianza assai delicata, ma era assolutamente impossibile, a quel livello, stabilire in che termini, perché, inquantoché riguardante quali altre persone a parte la nonna e papà, e tutta una serie di altre cose che, allo stato attuale delle Sue conoscenze, non sapeva assolutamente, e avrebbe dovuto assolutamente sapere per arrivare a qualche risultato.

707. 32.

18 Dic

(32). Ma proprio nel rispondere alla Sua domanda Josiah van Barnavelt aveva avuto quell’espressione che hanno i padri quando intendono non plus ultra, e i figlj devono capire anche in assenza di quella spiegazione che comunque non capirebbero, e si ritrovano, come appunto Lei in questa occasione, di fronte la sola via praticabile dell’illazione, una via da Lei battuta e ribattuta ogniqualvolta un ostacolo alla Sua comprensione o una deficienza di sapere La ponevano di fronte all’ignoto: era questo il caso in cui, sommerso tra le tenebre dell’ignoranza del Suo personale secolo bujo, passava qualche preziosa ora a fabbricare, e di rado a smontare successivamente, ipotesi: esattamente come un Isidoro di Siviglia, poniamo, aveva avuto la ventura, senza sapere fattivamente quando né perché, d’imbroccare qualche esile lampo di verità tra immense caligini d’errori, così anche a Lei occorse, talora, quando il gioco dei possibili non si faceva troppo gratuitamente e capricciosamente in sé e per sé gradevole, qualche buona intuizione, purtroppo per Lei ancòra indistinguibile dalle moltissime cattive: fu questo uno di quei rari casi, si dette il caso, in cui riuscì ad escogitare un insieme di cause e concause molto prossimo alla realtà, fino a un certo punto almeno, ovverossia pensò che quel brevissimo filmato, a differenza dei precedenti due, non fosse affatto stato girato allo scopo di essere rivisto come affettuoso documento familiare; che esso fosse originariamente stato destinato ad una terza persona, o a terze persone, facenti o non facenti parte della famiglia, a cui premeva particolarmente che Edgarda Cheevey tornasse o venisse in possesso dello scrigno nero, e che di conseguenza conveniva fossero informate dell’avvenuta restituzione, quando appunto fosse avvenuta, nel più incontrovertibile dei modi; che il filmato fosse dunque destinato a queste terze persone, o a questa terza persona — mentre, con un po’ di sforzo, era possibile dedurre come mai, allora, pur non essendo destinato ad essere veduto da altri che da questa terza persona, il filmato fosse stato incluso a formare un magro terzetto con le altre due serie d’immagini della nonna: una soluzione altamente plausibile, se non l’unica immaginabile, se non l’unica possibile, era nel fatto che quel filmato, per svolgere il suo scopo, doveva dimostrare che quello scrigno, e nessun altro oggetto al mondo, era passato dalle mani di Josiah van Barnavelt a quelle di Edgarda Cheevey in quel giorno e a quell’ora (come facevano fede le coordinate cronologiche in sovrimpressione accanto allo scorrere dei secondi e dei decimi di secondo, in alto a destra), scopo che il filmato in questione non aveva tuttavia raggiunto, perché, appunto, in esso lo scrigno si vedeva poco e male.

706. 31.

18 Dic

(31). Da questo Le pareva di poter dedurre, con l’ajuto di un po’ d’immaginazione — ma, in fondo, che cos’altro avrebbe potuto o dovuto pensare? –, e dopo numerosi passaggj, che la stanza fosse stata messa in ordine in previsione della visita della nonna, la quale doveva tornare in possesso della sua scatoletta, questo Le pareva evidente, lì e non altrove al fine d’essere al riparo da sguardi indiscreti (sguardi di chi? I Suoi, forse? Quelli di Norma Cheevey? O di tutti e due — ma quartum non dabatur); lì Josiah van Barnavelt aveva disposto la telecamera, e l’aveva accesa, dopo aver invitato la nonna a mettersi in posa davanti alla stessa: qui le aveva dato, o reso, la scatoletta, o scrigno, o cofanetto, in modo tale che si vedesse che colui che la consegnava era proprio lui, e non altri, e per asseverare che il latore era lui e non altri e per fugare ogni sospetto sull’identità del consegnatore della scatoletta aveva voltato la faccia verso la telecamera, facendosi inquadrare per bene qualche istante, mentre la nonna, il cui sorriso in quelle immagini aveva alcunché di fisso, di stereotipato — ma traspariva qualcosa, dal suo sguardo, che a projezione ultimata Lei non poté non identificare come apprensione, ansia, anche se ben dissimulata –, rimasta sola nell’inquadratura, stringeva al petto la scatoletta: parole come vistoso, o recitato, a proposito di quel ritratto della riservatezza che era Sua nonna, sarebbero state indiscutibilmente fuori luogo, ma in questo caso nell’atteggiamento della sig.ra Cheevey, nel suo afferrare delicatamente la scatola dopo avervi tenuto fisso sù lo sguardo un poco imbambolato per tutto il tempo che occorreva a Suo padre per farle compiere il tragitto dalle proprie alle mani della suocera, che non alzava gli occhj alla telecamera se non quando aveva la scatoletta saldamente in mano, c’era qualcosa di simile al comportamento di un’assistente, non incapace ma ancòra alle prime armi, che ajutasse il professore nell’esperimento, o, più ancòra, quell’imbastitura, quell’appretto vagamente funerarj, rarefatti, dei più vecchj spot televisivi, in cui magre signorine dall’aspetto affidabile e spaesato mostravano all’occhio di una telecamera miope una scatola di cibo per gatti, o di lucido per le scarpe, o un copritejera in tessuto non tessuto: reggendo l’oggetto per pubblicizzato — anche se avevano l’audio che la nonna, qui, non aveva –, dopo aver proferito tre frasi del tutto anodine nel tempo necessario a scolpirle su una lapide, quelle signorine di norma tacevano a lungo, o a lunghissimo, con un interminabile sorriso fisso ed ebete stampato sulle facce cavalline, evidentemente perché a quel tempo ancòra non ci si rendeva ben conto che c’era qualcuno, dall’altro capo del tubo catodico, che vedeva e si rompeva maestosamente l’anima.

705. 30.

18 Dic

(30). Né l’assenza di una qualsiasi spiega introduttiva, né il silenzio di Josiah van Barnavelt adesso che sullo schermo — uno di quegli schermi di plastica che si srotolano — scorrevano solo fotogrammi fatti di luce macchiata di nero –, interrotto da un assorto «That’s all folks», sottovoce, facevano per la verità supporre che Suo padre avrebbe risposto men che evasivamente, men che meno si può dire invitassero a fare domande, ma in fondo chiedendo non faceva nulla di male, e infatti lo chiese, che cosa fosse quella scatoletta nera in mano alla nonna; ma la risposta (che si trattava di una cosa appartenente alla nonna, che in quell’occasione le era stata
restituita) non fu soddisfacente, perché non diceva nulla che spiegasse la singolarità, se non la stranezza, della scena in sé e per sé: passata una breve sequenza di schermo nero, la nonna appariva d’improvviso, il bel volto di ex-danzatrice che spiccava bianco, e sormontato dalla bianca crocchia voluminosa dei capelli, sopra il velluto nero del vestito severo, e contro la parete dello studio di papà, una parete interamente tappezzata di libri, disposti in modo, diverso rispetto al momento attuale, e sicuramente non tutti gli stessi (cadendo via via in obsolescenza) che adesso facevano mostra di sé sulla parete della casa che entro la fine dell’inverno corrente avreste lasciato: Le parve che la stanza, che di norma era nel caos, e che non era una delle stanze che i Suoi avrebbero mai pensato di far visitare un ospite, fosse pure un intimo, fosse stata messa in ordine (e in fondo Le pareva di poter ricordare una cosa del genere) in via del tutto eccezionale, non perché il filmato comprendesse altre immagini della stanza — di fatto la telecamera era stata fissata su un treppiede, e guardava solo la nonna davanti alla libreria, e nient’altro salvo appunto papà quando entrava nell’inquadratura, prima colla mano, poi col braccio, indi colla faccia, per porgere alla nonna quel nero oggetto non identificato –, ma perché il dorso del Merck’s Index, che di regola non lasciava mai la scrivania, s’intravedeva in alto, a destra, poco sopra la testa della nonna, e la parete di dorsi multicolori si mostrava compattamente senza buchi, quando, che Lei ricordasse, quella stessa parete era di norma crivellata da assenze, e decine di volumi di svariatissimo formato erano stabilmente fuori posto, sparsi per la stanza, spesso aperti ovvero con biette, blocchi d’appunti, riviste e volumi più sottili posti tra le pagine a far da segnalibro.

704. 29.

18 Dic

(29). Le immagini, come le precedenti non accompagnate da audio, erano, ho detto, incomparabilmente più ferme e meglio definite di quelle degli altri due, ma appunto la cassetta che la nonna prendeva tra le mani, nero su nero, eccettuato il bianco delle nervose dita, leggermente deformate, della nonna, non si vedeva affatto bene; e a Lei, che era rimasto un po’ tediato — benché non lo desse a vedere, ci sarebbe mancato — dalle immagini finora viste scorrere, che salvo i soggetti, non si differenziavano minimamente da qualunque altro filmato casereccio mai girato a quello scopo di souvenir e di tortura domestica, sarebbe piaciuto vedere meglio proprio quell’oggetto, quel portagioje, o scrigno, o scatolino, o qualunque fossesi altro tipo di contenitore, in primo luogo perché, ed era una cosa assai curiosa, era coprotagonista accanto alla nonna di queste immagini, una videoregistrazione di non più di un minuto; in secondo luogo, perché la scatoletta, che poi pareva uno di quegli astuccj cinesi chiuso uno dentro l’altro dal più grande al più piccolo, non nella forma forse quanto nel materiale, quasi patentemente legno laccato, nero e lucido, recava sul coperchio, che forse aveva una chiusura a scatto (Le pareva che nel passaggio alle mani di Josiah van Barnavelt a quelle di Edgarda Cheevey [lento quel tanto che bastava a far capire che gli attori erano consapevoli di dover muoversi in favor di telecamera, con Josiah van Barnavelt che nel lasciare lo scrigno alle mani della suocera si voltava verso l’obiettivo e sorrideva, ma anche quell’espressione aveva qualcosa di strano, di tirato, se non di falso] si fosse intravista una cerniera, sul lato), alcunché di figurato, vuoi un’immagine dipinta, vuoi uno stemma, o un simbolo, o una greca o motivo ornamentale: non si capiva, non si scorgeva altro se non una macchia di colore, nelle immagini in movimento nella penombra dell’autorimessa, dove papà aveva attenuato la luce esterna abbassando quasi interamente la serranda a ghigliottina, sicché adesso l’Encyclopaedia Harmonica era confusa in un biancore indistinto e l’in via di preparazione ultima casetta per l’albero era una macchia scura non identificabile in un angolo, ma a differenza degli oggetti circostanti non c’era modo di illuminarla meglio, quell’immagine, e di vederla più nel particolare — non sarebbe mai stato tanto rozzo da dichiarare che la nonna Le interessava molto meno della cassetta che la stessa reggeva tra le mani in quei pochi fotogrammi, nemmeno a Sé stesso (anche se avrebbe potuto giustificarSi, attenuando la brutalità dell’affermazione col dire che tra breve la nonna sarebbe stata lì, in carne & ossa), ma la nonna non destava in Lei alcuna curiosità, ovviamente, mentre mentre la misteriosa cassettina sì; e, in generale, il fatto che Suo padre avesse voluto dedicare un filmato, per quanto breve, a quell’informale e insieme, a modo suo, solenne cerimonia della consegna.

703. 28.

18 Dic

(28). Lei aveva visto forse quattro volte e l’una e l’altra, in tutta la sua vita, finora; dalle ultime volte che le aveva viste, non se le sarebbe pi ricordate tanto bene se non ci fossero stati alcuni filmati girati da Josiah van Barnavelt in quelle precedenti occasioni, a rinfrescarLe la memoria: papà, appunto, aveva voluto projettarli due giorni prima dell’arrivo della nonna, e forse della zia (posto che riuscisse, perché al momento era impiccata, era reduce dall’Estremo oriente e aveva gli uomini in casa, dovevano finire di rifare un impiantito e un parquet a lisca di pesce, avevano fatto un lavoro, riferisco, di stramerda ed erano indietro da maledetto), proprio per prepararLa al nuovo incontro, in specie con la nonna – la nonna non era solo in genere più disponibile, e quindi anche a farsi filmare, ma era anche considerata più importante della zia, che era strana e rompiscatole, motivo per cui i tre filmati che papà Le projettò avevano la sola nonna come protagonista; il primo, il più vecchio, girato nel 1975, mostrava l’immagine sfarfallante e mossa di Edgarda Cheevey, ancòra bella donna (e molto visibilmente più giovane, come avrebbe constatato vedendola), mentre La teneva delicatamente in braccio, nell’appartamento newyorkese in cui la Sua famiglia aveva abitato in precedenza, una sequenza piuttosto nojosa, lunga una decina di minuti, alla quale un Suo imprevisto caccone conferiva una modesta capacità di divertimento, con tutte le smorfie che faceva la signora Cheevey che non sapeva se continuare a tenerLa in braccio, appoggiarLa da qualche parte o mollarLa direttamente a pavimento; il secondo filmato si rifaceva ad un’epoca in cui Lei aveva già qualche ricordo, una vacanza alla casetta di Malibu, un posto che Ella già allora non poteva soffrire per una serie di confusi motivi, vacanza durante la quale la nonna, già sfidando qualche acciacco (si era al 1978) e fors’anche un po’ sofferente, aveva affrontato un lungo viaggio in aereo per venire a scaldarsi al sole della California – il viaggio l’aveva però talmente affaticata che qualunque vantaggio si ripromettesse era già sostanzialmente compromesso in partenza, ma fu olimpicamente serena, bianca e affabile, il più delle volte seduta sulla sedia di vimini della veranda a causa delle gambe gonfie, per tutto il tempo: la gran parte delle immagini la mostrava infatti, col suo sorriso dolce e gentile, appunto su quella sedia, altrimenti mentre camminava lentamente sulla spiaggia, riparata da un gigantesco cappello di lino bianco e col supporto di una canna dal manico argentato, sennò a tavola, mentre conversava coi parenti, sempre sorridente, e sotto sotto sottilmente infelice; il terzo spezzone filmato, dalla definizione incomparabilmente migliore dei due precedenti, risaliva al 1980, quando Lei aveva sei anni, e mostrava la nonna, diafana ed elegantissima, avvolta nel velluto nero, nella casa che la Sua famiglia attualmente occupava, mentre riceveva dalle mani di Josiah van Barnavelt una cassettina il cui colore nero facilmente si confondeva con quello del vestito della nonna nel momento in cui quest’ultima, afferratala delicatamente, la traeva a sé e quasi, sì, pareva stringerla al seno, come una cosa gelosa.

702. 27.

18 Dic

(27). Nell’inverno del 1988 a casa Sua furono ospiti due anziane parenti, la nonna, Edgarda Cheevey, madre di Sua madre Norma, e la di lei sorella, la prozia Alinda: due parenti che Lei, per varj motivi soprattutto inerenti alle difficoltà di spostamento della prima – malata alle gambe da ormai molti anni – e ai continui viaggj a cui la seconda, più in gamba di salute anche se non più giovane, non aveva tuttora la minima intenzione di rinunciare; notazioni, queste, insufficienti a lumeggiare, certo, le personalità dell’una e dell’altra come si converrebbe, ma bastanti a rilevarne le reciproche differenze di carattere: nonna Edgarda pareva infatti il ritratto in vecchio di mamma van Barnavelt, era una signora – cioè – alta, ossuta, dal carattere dolce solo occasionalmente soggetto a qualche tratto imperioso, la zia Alinda invece era piuttosto bassa che alta di statura, aveva tratti somatici singolarmente marcati e aguzzi per essere della famiglia, ed era detentrice irredenta di un carattere discretamente pestilenziale: ironica, sarcastica, a tratti sferzante, piena di curiosità e di molte letture, non aveva mai trovato un uomo all’altezza, e dopo una serie di convivenze sciagurate s’era ritrovata sola, senza figlj, e più felice d’esser sola e senza figlj che sposata per la vita a uno stronzo (definizione che, a rigor di termini, non si attagliava a nessuno dei suoi ex-compagni, ma Lei ricorderà quale speciale connotazione desse zia Alinda a questa parola), e con figlj magari somiglianti a lui; l’una, insomma, donna anticonformista, intelligente e capace ma in genere, anche esulando dai rapporti con l’altro sesso, poco propensa ai rapporti umani approfonditi, piuttosto schiva, solitaria e distante anche coi parenti; l’altra una brava madre di famiglia, ex-brava moglie (il marito, gen. Cheevey, dell’Esercito americano, nell’ ’88 era morto da vent’anni, e Lei non aveva fatto in tempo a conoscerlo), una brava (ex-, anche, volendo, ora che Norma e Philip erano più che cresciuti), una brava parente, una brava vicina di casa, un a brava parrocchiana, a suo tempo una brava figlia e una brava fidanzata; una brava cittadina, una brava persone, verosimilmente una brava nonna, sol che avesse modo di dimostrarlo (inviava sempre dolci e regali, per natale e le altre feste occasioni di scambj di dolci e regali; la zia Alinda invece [testualmente] non mandava mai un cazzo), ma, tirando le fila, di quelle persone, perlopiù donne, che di per sé non sono sostanzialmente niente, e non sussistono e non consistono (eccetto che nei meri termini della legge d’incompenetrabilità dei solidi) se non in funzione di qualcun altro, e di qualcos’altro.

701. 26.

18 Dic

(26). E io mi chiedo se non sarebbe stato meglio, in effetti, così: posto difatti che ne avesse l’ambizione, la capacità di attingere risultati non per tutti conseguibili non mancavano; non mancava nemmeno la solidità psicologica, il metodo, la disciplina, come non mancava il sostegno, indispensabile specialmente in una fase iniziale, della famiglia, ossia di un padre e di una madre affettuosi, solidi, bennati e ancor giovani; sarebbe stato un tradizionalista dalle vedute aperte, e forse le Sue attuali escursioni in campi non direttamente attinenti alle materie scolastiche Le avrebbero garantito la conversazione affascinante di qualche erudito un po’ strambo e nulla più — posto che non fossero ampliamenti & approfondimenti di qualcosa che c’entrava, per quanto latamente, con la scuola, nel qual caso avrebbe dato semplicemente più filo da torcere ai Suoi competitori, e null’altro: e i Suoi genitori, augurandosi che così stessero le cose, comunque paghi del fatto che le Sue applicazioni extra-vaganti non fossero d’intralcio alle Sue normali doverose attività, furono ben contenti di non dover interferire con qualche correzione o mezzo dissuasorio qualunque fossesi; sicché, quando tutta questa sotterranea tellurie, questo sobbollire inquieto d’implicazioni eterodosse, con tutto il loro portato di devianza, uscirono come di latenza, poiché la pressione interna era evidentemente arrivata oltre il livello di guardia, quando insomma si produsse la grande esplosione –immagine che non rende molto l’idea, perché nel Suo caso tutto ciò si produsse in modo abbastanza graduale; ma poiché i primi effetti passarono inosservati, o furono semplicemente male interpretati o sottovalutati, sicché l’impressione che s’ingenerò fu quella appunto di un impazzimento del tutto intempestivo, subitaneo, non annunciato: manifestandosi quindi in diverse forme, tutte inconciliabili con il carattere della Sua formazione, e, per Sua stessa dichiarazione, con le persone che fino a quel momento Le erano state accanto, e Le avevano voluto e Le volevano e Le avevano dimostrato e Le dimostravano affetto: ma a questo momento drammatico di distacco e come di ripudio di tutto quello che era stato, a quest’altezza cronologica, mancano ancòra diversi anni — anni cruciali, segnati dall’impressionante crescendo del Suo sfaglio dalla norma, e dal tradimento sostanziale di tutta la Sua vita precedente.

700. 25.

18 Dic

(25). C’erano delle stravaganze, insomma: ma nulla di moralmente riprovevole, nulla d’irregolare o spiacevole alla vista, all’udito, o all’odorato; non erano note tendenze omoerotiche, nulla faceva supporre inclinazioni feticiste, sadomasochiste, pedofile, zoofile, necrofile; non aveva nessun interesse collezionistico inquietante (ossa, strumenti di tortura sessuale, reliquie del Terzo Reich, animali imbalsamati), non mostrava segni di degenerazione ideologico-politica, non predicava la superiorità della razza ariana, non propugnava il libero amore, non sembrava marxista, non era cattolico, non era all’evidenza un anarchico; Si lavava regolarmente e con altrettanta regolarità Si cambiava i vestìti; era seguìto da un dentista da cui andava una volta ogni quattro mesi a fare la pulizia dei denti, e non aveva carie; non aveva malattie della pelle, il Suo equilibrio ormonale era notevolmente stabile per l’età, la Sua traspirazione adattissima a un giovane gentiluomo; il primo accenno di acne era stato stroncato grazie all’intervento del medico; non si mangiava le unghie, non si grattava il cavo delle ascelle, non sembrava altro che un ragazzo normale e in ottima salute, difficile da mettere in imbarazzo, riservato più che chiuso, mai visto arrossire, dall’aria seria e gentile, non troppo sollecito e non inerte: si percepiva una cert’ansia di arrivare da qualche parte, questo è vero, ma solo da parte di chi La conosceva veramente bene, a partire dai Suoi genitori innanzitutto, ma quella era naturale impulso a farsi valere in qualche modo, e Lei era in grado di farSi valere, senza dover abbassarsi a sgomitare, semplicemente proseguendo per la propria strada: era un ragazzo virtuoso, da cui ci si poteva aspettare qualche scapataggine ma nessun colpo di testa, nessuna deviazione sostanziale da un percorso del tutto prevedibile, che dall’istruzione superiore a suo tempo L’avrebbe portata ad una carriera di soddisfazioni proporzionali all’impegno profuso, a un matrimonio condecente, ad avere figlj e a compiere ogni legittimo voto dei Suoi genitori, che non Le avevano fatto mai mancare nulla, e sarebbero stati ripagati con gl’interessi dal Suo successo; avrebbe educato i Suoi figlj e avrebbe amato Sua moglie; sarebbe ivecchiato, bene e il più tardi possibile, e avrebbe raggiunto i gradi più alti della Sua professione, qualche Presidenza, qualche Dirigenza; avrebbe potuto aspirare anche al primo nel campo scelto, sol che ne avesse avuto l’ambizione, e avrebbe costituito un grande esempio per i Suoi figlj, per i sottoposti, per i competitori.

699. 24.

18 Dic

(24). C’erano, & è vero, delle stravaganze; ma Ella le teneva per sé, in primis, senza nasconderle e senza farne pompa, ma, come concetti e nozioni che non hanno luogo nella normale conversazione, senza forzare la mano affinché trasparissero in alcun modo; alla fine dei conti nessuno era in grado di valutare la natura, la vastità e la profondità dei Suoi interessi, essendo che nessuno nel Suo ambiente ne coltivava di simili: ciò da una parte Le consentiva di progseguire indisturbato nei Suoi studj a latere di quelli regolari e di dovere, ma avrebbe potuto destare, e forse in qualche caso destò, perplessità il fatto che, benché Le mancassero completamente scambj con chiunque in merito, il Suo interesse per queste complesse e torbide materie non diminuisse, stando almeno al continuo accumularsi di volumi dalle intitolazioni peregrine, delle dispense polverose e degli ammennicoli dall’incerto impiego, beute, sestanti, boccette dal contenuto imprecisabile anche per le assai più pratiche competenze di Josiah van Barnavelt, tavole con sopravi disegni simili a pentacoli, strumenti identificabili come misuratori (ma chi avrebbe potuto dire di che cosa, tra Suo padre e Sua madre?), panoplia di discipline remote dagli scaffali più frequentati della biblioteca delle scienze, di per sé suggestiva e un po’ inquietante, ma priva almeno di quei pezzi da collezione che, magari unitamente all’adesione a qualche moda vagamente necrofila, avrebbero saputo identificare le Sue passioni come romantiche cialtronerie, se non come accessi morbosi e perversi: quando, naturalmente, tra i componenti al paragone tutto sommato anodini, e fino a prova contraria del tutto scientifici, del Suo composito strumentario avessero fatto capolino ghigliottine in miniatura, mani-di-gloria, zampe di scimmia, scheletri, portapenne in forma di sarcofago, paralumi in forma di teschio, olisbi chiodati, videocassette con snuff-movies, armi da taglio, pornografia s/m, cylum, polveri aromatiche e dagli effetti riprovevoli, fruste & cilizj, bottiglie di alcoolici, preservatìvi, album di gruppi dark, non sussiste dubbio che i signori van Barnavelt avrebbero saputo ricondurLa con ferma sollecitudine ed amorevole rigore alla ragione, a costo di sbattere ogni cosa nell’inceneritore; ma non ce n’era motivo, perché la sua stanza conteneva, è vero, molto di più di quanto normalmente ci si aspetta di trovare nella cameretta di un adolescente, ma quell’in più non comprendeva nulla di malsano, maleodorante, illegale o pericoloso; e, nei limiti del possibile per un adolescente normale, la stanza era pure ordinata.

698. 23.

18 Dic

(23). C’erano, è vero, delle stravaganze; ma non era nulla di sconveniente per sé, tanto per cominciare, quali sarebbero potute essere, poniamo, anomalie fisiche, cioncature, sproporzioni, spariglj di spalle o di gambe, o anche solo sgraziatezze e disarmonie, come la bocca troppo grossa, il naso eccessivamente saliente, gli occhj a palla, le sopracciglia folte, spettinate e saldate insieme, o i capelli impettinabili; anzi, per quanto riguarda il fenotipico, Ella appariva come il risultato anche un po’ prevedibile di una selezione genetica assennata e conformista, come i Suoi modi in genere e il Suo generale tenore di vita: senza eccessi, anche in questo, né quell’apparenza o languida o macilenta o vagamente ascetica facilmente ricscontrabile nei giovani troppo dotati in qualcosa molto spesso a scapito di tutto il resto; non pallido, non smunto, non gracile, dal gestire privo di quegli sgradevoli ticchj maniacali sovente osservabili nei ragazzi cerebrali, quali lo strabuzzamento degli occhj, la torsione compulsiva del collo, gli scatti ossessivi delle giunture, le mani e i piedi in perpetuo movimento; e nemmeno quegl’inconvenienti fisici che si accompagnano a un’attività troppo specializzatamente intellettuale, quali gonfiezza di stomaco, gravezza di capo, pigrizia intestinale, fiacchezza delle membra, dolori di schiena; nulla di tutto questo La toccava, dato che la Sua attività non si restringeva ad un campo solo ma si estendeva a tutte le discipline alle quali volgono la sollecitudine dei più anziani e il dovere: non sembrava che la biologia molecolare o l’acustica Le levassero i sonni al punto di trasformarLa in un fantasma farfugliante formule e tabelle; come non era tanto assorbito dall’esercizio fisico che l’esercizio della mente ne fosse ostacolato, così la Sua inclinazione verso le più astruse materie, anche se a vederLa mentre volgeva pagine zeppe di cifre e parole incomprensibili pareva di scorgerLe sempre in volto una scontentezza così profonda da far temere sempre d’essere sul punto d’alienarsi completamente, non sembrava alla fin dei conti rubarLe il tempo indispensabile alla coltivazione delle amicizie, ai normali divertimenti della sua età, agli amoretti senza impegno e senza conseguenze — e una certa tepidezza nei Suoi rapporti col mondo, nonché l’assenza di qualunque volontà di apparire, unitamente ai caratteri di quella che si definisce una personalità completa, non dando appiglio per poterLa definire più in un senso che in un altro, facevano di Lei un perfetto piccolo ometto senza qualità.

697. 22.

18 Dic

(22). C’era, è vero, delle stravaganze; come per esempio quella specie di codice Dewey che occupava invariantemente, nonostante le tante variabili, praticamente il 90% delle pareti dell’autorimessa, senza che si fosse ancòra potuto indurre Quintiliano a toglierne almeno le parti più logore; c’erano le sue manie linguistiche, indubbio segno di vivacità intellettuale e presagio di un futuro in quel campo o contigui, ma di per sé inquietanti; c’erano i libri che leggeva normalmente, trattati tediosissimi, alcuni in lingue straniere, cose di livello universitario nei migliori dei casi, o stranezze da anfiteatro delle scienze morte, incomprensibili sin dai titoli, Acrotismus si annunciava uno, Progymnasmi un altro, e poi Metametrica, Grammatica transcendentalis, una grammatica evidentemente di tipo più che superiore, quasi sempre in latino, perché il ragazzo leggeva il latino nel testo e poteva accedere ai polverosissimi scaffali delle parti più trasandate dello scibile, e poi testi di scienze varie, e matematica, anch’essa “superiore”, che davano da pensare che tra grammatica, fisica, biologia, studj sulla densità della terra, microbiologia, acustica, linguistica storia, informatica e quant’altro, il ragazzo stesse mordendo infelicemente il freno per crescere a tutti i costi oltre i limiti imposti dalla sua età e dal numero d’informazioni che secondo ragione poteva aver assorbito fino a quel momento, per quanto brillante e mentalmente ricettivo; nel caso in cui quella mania, per il momento innocua, di pervenire a gradi di conoscenza proibitìvi avesse dato i minimi segni di squilibramento e disarmonizzazione di un’organatura finora rivelatasi tanto ben proporzionata, efficiente e completa, i coniugi van Barnavelt avrebbero saputo sicuramente intervenire con dolce fermezza, distraendolo da occupazioni a quel punto della crescita perniciose, all’occorrenza sottraendogli  i volumi e inchiavardandoli in cantina: ma per quanto forte paresse l’attaccamento di Quintiliano appena tredicenne a quelle scritture, e per quanto esse apparissero — qualunque cosa fossero, di qualunque cosa trattassero — inadatte ad un ragazzo di quell’età, Quintiliano non dava alcun segno di esserne in qualunque modo o misura turbato o stravolto: la sua vita proseguiva tranquilla, sennata, conformista, serena, senza sbalzi né lacune: nel ragazzo la melancolia era evidentemente ingenita, ma non irta e spiacevole, era abbastanza popolare e molto rispettato per i risultati scolastici e diportivi.

696. 21.

18 Dic

(21). Correva dunque il 1987; Ella in quel periodo (aveva, ricordiamo, 13 anni), lasciate le scuole primarie frequentava il primo anno del liceo: il riconoscimento dei docenti alle Sue belle capacità si concretava in bei voti, a cui facevano riscontro i risultati non meno esaltanti nelle attività ginniche e diportive che, specialmente ora, praticava con tanta apparente passione e con proporzionali esiti anche in senso agonistico: e i Suoi genitori, sig.ri van Barnavelt, non potevano non considerarsi fortunati avendo un figliolo che, senza necessità di troppi incoraggiamenti, coercizioni non se ne parli nemmeno, si dimostrava capace non solo di snocciolare senza impaperarsi tutti gli articoli della Costituzione, tutta la teoria dei Presidenti degli Stati Uniti, tutta la sequenza degl’Imperatori romani, ma anche di portare a casa da trionfatore la coppa di tolla dorata spettante alla squadra I classificata nel torneo di pallanuoto (la vittoria era stata quasi tutta merito Suo), e la medaglia per il I arrivato all’annuale Corsa su Terreni Argillosi; un ragazzo esemplare, per il cui sapere i registri scolastici si smascellavano in A stuporosi, che frequentava ogni tre mesi una brava ragazzina diversa; un ragazzo normale, che di tanto in tanto usciva con pochi ma fidàti amici, aveva messo via saviamente i risparmj per comprarsi le Adidas, riconosceva senza sforzo le canzoni di Madonna e degli U2 quanto le passavano per radio, e, ciò ch’era più importante, senza scambiarli gli uni per l’altra o viceversa, e all’ultima recita scolastica aveva declamato la parte del padre, con tanto di barba bianca, in She Stoops to Conquer con accento chiaro e scandito; un ragazzo leale e cavalleresco, che difendendo una ragazza importunata da un bullo s’era buscato uno sganassone in un occhio ma ne aveva mollti tre, stendendo il competitore a pavimento; un ragazzo coscienzioso, che alla faccia della superficialità ormai dilagante, insensibile ai richiami illecebrosi e alle bellette infide di una società edonista, brilluccicante e pervertita, non aveva negato una firma di sostegno ad un Comitato antirazzista della sua classe (sciolto l’anno seguente per sopravvenuta mancanza di coloured da difendere) e aveva acconsentito a sostituire per ben due turni alla casa di riposo Petunia’s l’amico infortunato Jerrold Fletcher, molto impegnato nel volontariato a livello di parrocchia; un ragazzo sagace, che aveva riconosciuto dei truffatori in due fantomatici addetti al controllo del contatore gas, sgominandoli con la semplice minaccia di una denuncia alla società; un ragazzo giudizioso, maturo, responsabile, cortese, affidabile, dalle maniere inappuntabili e dalle frequentazioni irreprensibili: un ragazzo di che andare orgogliosi.

695. 20.

18 Dic

(20). Notavo quanto sia peculiare il Suo rapporto con la poesia, o furibonda pratica versificatoria, proprio perché, quasi ilaremente, stavo poc’anzi chiedendomi quale sarebbe l’effetto che la lettura di queste pagine potrebbe avere sull’ingenuo lettore, una persona che non conoscesse né me né Lei e si trovasse di fronte a tante promesse di soluzione circa basilari questioni identitario-esistenziali (ma si potrà dir così? L’obsolescenza delle espressioni per me più congeniali mi pone sovente di fronte a scelte nomenclatorie stridenti, e probabilmente anche gosse, data la mia pronunciata ignoranza in merito a qualunque terminologia esuli dal consueto formulario legale) mescolate a tante osservazioni in materia di poetica, & specialmente in merito alla Sua propria poetica: per quell’ingenuo lettore — ed è scaramanzia, da parte mia, poiché auspico anzi che queste gelose privatissime carte non siano sottoposte ad alcun occhio estraneo; & a questo proposito è certamente inutile che io Le faccia presente che quanto qui Le scrivo deve rimanere tra me e Lei, ed essere calato appena letto nella muta tomba della Sua riservatezza — dovrei indugiare in spieghe, e precisare la natura, rarissima o unica, del nostro caso: e specificare che in questo, cioè il Suo, Quintiliano, la vocazione è stata segno dell’insorgere di un’altra recondita inclinazione; che la Sua produzione di versi, questa selva foltissima di letterati componimenti, quest’Africa lussureggiante di metriche fioriture, quest’Asia molle di ritmi complicàti, questo mondo intricato di prosodiche prodezze, oltre al valore intriseco, che Le amicherà certamente gl’intendenti, che per speciale crudeltà dei tempi sono oggimai sventuratamente pochi, furono per lei in realtà il vagito di continenti e mondi nuovi, l’incubazione, lenta ma inarrestabile, di un’altra inclinazione, alla quale fa ultimo s’è tuttavia accompagnata, compenetrandosene e compenetrandola, e creando un’unione stravagante, forse più bella di quanto sarebbe stato quando la Sua natura fosse stata sin dall’inizio libera di esprimersi, sicuramente bizzarra e difficile da portare con sé in mezzo agli uomini (un caso al Suo abbastanza simile, ma per altre cause, che riguardano il triste andamento delle cose da questa sponda dell’Oceano, mi è noto, ma non ci riguarda direttamente, e dunque non ne parlerò), causa evidente del suo crescente isolamento — lo stesso isolamento che questa mia, ora, si proporrebbe alla fine di spezzare.

694. 19.

18 Dic

(19).All’assenza di Suoi scritti s’è aggiunta anche la Sua crescente selvatichezza,m che almeno per il corso degli ultimi tre anni L’havisto praticamente sequestrato dalle genti, peraltro a menar vita privba di eventi di rilievo esteriore — anche se il dubbio che a dare questa impressione sia stata più la Sua solerzia a non lasciar tracce di Sé, piuttosto che un tenore di vita molto lontano dagli eccessi della Sua irrequietissima gioventù, sussiste sempre; posto che veramente da ultimo nella Sua vita non sia successo nulla di che, ciò che quantomeno implica una notevole riduzione dei rischj, questo lungo silenzio, interrotto da poche e non esaurienti notizie di quando in quando, ha ingenerato in quelle due Persone quanto in me personalmente uno stato, non dirò di preallarme, ma di costante apprensione, passando noi anche un anno senza sapere quale fosse la Sua esatta ubicazione, in quale di due o tre abitazioni Ella passasse la maggioranza del tempo, se non si poteva, e non si può, dire che abitasse, se fosse in viaggio, se abbia trascorso periodi di malattia — quanto lunghi periodi e quanto grave malattia era impossibile per noi, & è impossibile per me, a sapersi, nel caso, né se con Lei vi fosse alcuno in grado di sovvenirLa o di vegliare su Lei; non sapevamo sostanzialmente più nulla, né delle Sue abitudini, né della Sua situazione lavorativa — con il Suo stravagante curriculum poteva essere andato, per quanto potevamo saperne noi, tanto a spaccar pietre in una cava quanto a dirigere la Gazzetta di Sonoma County –, né se avesse trovato finalmente una compagnia fissa (vede bene che, molto discretamente, ho posto una “i” tra la u e la a), dopo tanto peregrinare, peritarsi e periclitare, se abbia data (e mi permetta, dato che, almeno a mio paragone, è ancòra giovinotto, che Le dica che sarebbe anche ora), insomma, una qualche, una qualunque, direzione alla Sua tanto tormentata vita: mi duole anzi farGliene menzione proprio qui, e così inopinatamente, ma Glielo dico così come mi vien dal cuore: le due Persone per conto delle quali sono stato per tanti anni sulle Sue tracce sono venute a mancare — in circostanze peraltro piuttosto dolorose — senza sapere se e in quale porto la Sua nave si fosse finalmente decisa ad attraccare; ma, come l’ho detto, ritiro tutto, perché a questo punto Lei non sa ancòra nulla delle molte cose che serviranno a capire che cosa implichi questa perdita, questa mancanza, e non per lei solo! — e ripromettendomi di tornare sul fatto a suo tempo, riprendo il nostro consuntivo degli anni scorsi, gli anni su cui più copiosa e certa è la mia informazione sul Suo conto.

693. 18.

18 Dic

(18). Non mi è noto, o almeno non ricordo, altri, se non qualche personaggio, e non certo dei più oscuri, di un remoto passato, in cui una spiccata inclinazione a lasciare orma profonda del proprio passaggio in Pindo fosse tanto strettamente legata alle vicende che sogliono definirsi esistenziali, ma non nel senso comune — senso nel quale sono invece molte le personalità, anche delle meno illustri e memorande, che si possono recare ad esempio — della poesia che prende dalla vita, ossia dalle occasioni in sé e non da alcun simbolo che da tante occasioni si possa elaborare e trarre; ma nel senso inverso, tale per cui è la poesia che dà senso alla vita, illuminandola o quantomeno portando vicino ad una verità; in fondo è un erroire di prospettiva, perché di fatto anche in Lei la poesia conseguiva, com’è solo verificabile, alla vita, ma non a quella vita che si ritrovava a vivere, quanto a quella vita che avrebbe dovuto vivere se qualcosa non fosse intervenuto a spezzare il legame tra la Sua condizione e il Suo destino: comunque fosse, già solo questo ripetuto tentativo di crescita in una direzione apparentemente diversa rispetto a quella normalmente prevedibile sarebbe bastato come motivo d’interesse per più d’uno, se non di curiosità, e anche del tipo più deprecabile, solo che Lei, essendo ben calato nei Suoi proprj panni in primis, secundumque essendo come già detto intelligente, lo sapeva bene, tanto che da un certo momento in poi, se non pensò mai veramente a diradare fino al totale abbandono l’esercizio della penna, tralasciò decisamente qualunque velleità di pubblicazione, ciò che, stando alle apparenze, non dovette costarLe poi molto sforzo, ma soprattutto cominciò a prestare attenzione particolarissima a non lasciare traccia di Sé da nessuna parte — proprio Lei, che fino a non molti anni fa abbandonava senz’alcun rimpianto fino a migliaja di quaderni, quinterni, cartucce, stracciafoglj, scartocchiature e scartafaccj nervosamente compilati praticamente in qualunque luogo si ritrovasse ad occupare per un periodo di tempo superiore alla settimana; sicché, oltre al dispiacere di poterLa leggere molto meno e, anche in quei casi, alla disperata fatìca di decifrazione dei Suoi sempre meno comprensibili geroglifici, per quanto riguarda gli ultimi anni è stato lamentabile anche un certo vuoto d’informazione, che qualche scarso relitto rimasto a galleggiare sulle acque morte d’un oceano d’oblivione non poteva certo bastare a colmare.

692. 17.

18 Dic

(17). Se mi mostro, e mi mostrerò, così incline a dar voce ai Suoi pensieri, e quasi a riportarli divinandoli, non è né folle profetismo al contrario, né vezzo manieroso, né amore del teatro: gli è che chi Le scrive, sapendo per certo quello che per Lei è solo l’ombra, per quanto lunga persistente oscura, di un semplice sospetto, e cioè che avendo la piena e dimostrabile nozione che sì, effettivamente tutta la Sua vita è trascorso finora nel segno d’una fatale menzogna, e che quella falsatura originaria l’ha tutta svisata, in modo più o meno avvertibile, chi Le scrive — dico — sa, esattamente e quasi fosse stato materialmente spettatore e testimone di vista, quali fossero i Suoi sentimenti in special modo in quei momenti di angoscia acuta, insopportabile, in cui una forza misteriosa, una lama di luce chissà donde projettata veniva a portarLa il più vicino possibile alla verità dei fatti: la testimonianza di qualche persona presente, che a distanza di tempo ha acconsentito a darmi ragguaglio dell’accaduto, le tracce talora eloquenti, nonostante in genere un sì chiuso operare, da Lei lasciate in qualche scritto proveniente (in modo spesso faticoso, talora fortunoso), da ultimo la mia stessa immaginazione mi hanno come creato dinanzi agli occhj la scena, dandomi l’illusione dell’esperienza diretta, e forse inducendomi — ma anzi, perché no?, di sicuro! — a qualche appulcramento; sicché tutto qwuanto di Lei Le dirò, e a dimostrazione della mia conoscenza dei fatti che La riguardano, e allo scopo di verificare la fondatezza dei Suoi stessi sospetti, sarà come un ripercorrere la Sua stessa vita per quadri successìvi, tanto vividi quanto, lo metto in preventivo, falsi nelle tinte: cosicché Ella Si vedrà rivelata col falso una verità; e la verità dei fatti, una volta da me falsata, svelerà al fondo la propria falsità, e un’altra e finora non veduta verità (così, qualche volta, il falso serve al vero, specialmente quando il vero si rivela di fatto falso): resti al Suo discernimento, e alla Sua memoria, il còmpito di grattare la superficie adulterata delle tinte appulcrative, di levare quel tanto di teatrale e iperfetato che la mia versione presenterà dei fatti, per vizio inevitabile, e, scorzato tutto il falso — un falso tutto dovuto ad un quasi eccesso di buona fede, ad uno sforzo estremo di sollecitudine e protezione nei Suoi riguardi stessi! –, collazionare vero con vero, stabilendo con certi fondàti criterj l’editio princeps del libro della sua vita: come chi sfrondando un romanzo ne traesse soda storiografia — coll’auspicio che le pagine più importanti rimarranno ancòra da scrivere, in un volume secondo.

691. 16.

18 Dic

(16). Tutto, a suo tempo, sarà spiegato; se Le faccio scontare tutti gl’inconvenienti d’un’esposizione lenta ed esitante, è sia perché la questione è assai complessa, e richiede tutto il ricorso al Suo non scarso comprendonio, che vuol essere pertanto dolcemente sollecitato piuttosto che tutt’in una volta sovraccaricato di notizie, e sia perché so che la veritàm complessa, difficile, implausibile nella sua apparenza, La ripagherà con ricca usura di questi momenti, per quanto lunghi, di contrarietà e sconcerto; non per altri motivi che questi due mi permetto di farLa così lungamente aspettare, pregandoLa di reprimere la premura, di soffocare la fretta, di porre il morso all’impazienza, e di seguire con molta attenzione e calma assaissimo quanto questo vecchio sconosciuto Le verrà a mano a mano svelando: spavento, rabbia, sospetto, tutte queste Furie, cfhe fanno un inferno dell’intelletto in cui s’insediano, siano scacciate dal Teseo coraggioso del Suo bel discernimento, dunque; per parte mia farò ogni violenza alla mia stessa fretta di dir tutto, dopo tanti anni che mi porto questo peso sul cuore, e procurerò di seguire con ogni metodo ogni ordine ogni rigore il mio racconto, proponendomi sin d’ora di seguire una traccia razionale, semplice e piana per quanto si può, nell’esporLe quanto Le compete: poiché sapere, ormai, è Suo pieno diritto, e mio dovere dirLe tutto, anche con ambagi purché senza approssimazioni: partendo proprio dal punto fondamentale, ossia quei tanti momenti della Sua vita in cui Le è parso chiaro che qualche misterioso evento avesse condizionato la Sua esistenza fin dalla nascita, che nulla di quanto Le perteneva fino a quel momento le appartenesse veramente, che il Paese in cui abitava in realtà non fosse il Suo, che le persone che identificava con un padre ed una madre non fossero realmente quelle che sarebbero dovute essere, che la Sua casa non fosse il luogo in cui era stato destinato a vivere, che la lingua che parlava non fosse in realtà quella che avrebbe dovuto parlare, che tutto quanto Le s’andava insegnando non fosse in realtà quello che avrebbe dovuto sapere, che tutto quello che Si vedeva intorno non fosse il luogo al quale avrebbe dovuto appartenere, che alla base, insomma, di tutto quello che era costretto a considerare come il Suo Sé, o il Suo ambiente, il Suo mondo, ci fosse qualche non ancòra scoperta menzogna.

690. 15.

18 Dic

(15). In ogni caso,io so che Ella è perfettamente in grado d’intendermi, e di seguirmi, anche, nelle involuzioni e nella anfrattuosità più irremeabili: e non perché Ella sia particolarmente paziente, ché, anzi, e questa è la mille e unesima cosa che so di Lei, paziente Lei non è affatto, nonostante sia tanto portato, in apparenza, ad applicarsi a lunghe fatìche mentali e sia sempre stato abile e meticoloso costruttore di macchinismi; ma perché ha un possesso di questo idioma, tanto più povero e semplice del Suo nativo, che la totalità degli stranieri che se ne incapricciano, di quanti a mia conoscenza almeno, troverebbero invidiabile [e anche per questa sua conoscenza c’è un perché; & ci arriveremo], e inoltre è intelligente, molto; d’un’intelligenza portata alla contorsione e alle macchinosità, all’elaborazione e alla complicazione: ciò ch’è strano, in concomitanza con una rara franchezza e un’indomita volontà di arrivare al punto — doti, che sono sia pregj e sia difetti, di rado o mai riscontrabili nella stessa persona senza schizofrenica contraddizione; contraddizioni difficilmente osservabili in una sola indole; contrasto infrequentemente verificabile in una sola anima; è vero: ma, anche, schizofrenia, contraddizione, contrasto, antitesi feconde di conseguenze tanto interessanti e originali!, tanto che mi trovo costretto a confessarLe , probabilmente confermandoLe quello che il Suo cor già s’annunziava, che la mia costante vigilanza sulle Sue vicende degli ultimi sette lustri, nonché dovuta a preciso incarico e debito amicale nei confronti di quelle due per ora a Lei ignote persone cui alludevo qualche riga più sù, è stata dovuta, a mano a mano, anche alla mia personale curiosità, una curiosità che — badi bene, perché tutto sopporterò che Ella metta in dubbio e discussione di chi Le scrive, ma non questo, che esigo che Ella accolga come la più pura delle verità — non era in sé manifestazione morbosa, né mero gusto d’indiscrezione: una vigilanza sollecita, partecipata, oserei dire — quando non temessi in ciò d’offenderLa — affettuosa, poiché il legame tra me e quelle due Persone, e lo ribadisco, era d’amicizia, & affetto, amicizia & affetto che fatalmente dovevano ridondare sulla di Lei figura: quando l’emergere, nella Sua personalità, di caratteri impreveduti, di inclinazioni non credute doversi manifestare mai, destò preoccupazione in quelle due persone, quella preoccupazione divenne anche la mia, e la volontà di dare soddisfazione al loro giusto desiderio di sapere divenne la mia stessa volontà di sapere; volontà che ho tuttora che quelle due persone non sono più — e poi, sa, io non ho figlj.

689. 14.

18 Dic

(14). Ma giunti a questo punto, io già m’immagino a quale disappunto, se non collero, sarà Ella preso, leggendo tanto particolareggiate, presuntuose ricostruzioni di Suoi pregressi stati d’animo, e vedendoSi scoperta in modo tanto marchiano e indiscreto, e forse del tutto surretizio, la qualità intima dei Suoi pensieri, dei Suoi intenti, dei Suoi dubbj, delle Sue frustrazioni: finora la Sua è infatti una storia di difficoltà non ancòra risolte (e che tali sono rimaste fino al momento di scriverLe, mi permetto di aggiungere già ora), di ostacoli non superati, di nodi non sciolti; ma, non fosse questo, fosse pure una storia di certezze e di trionfi, quale non sarebbe, ugualmente e in ogni caso, la Sua rabbia, nel vederSi notomizzare la sostanza stessa dell’anima, con andamento così fastidiosamente, funerariamente annalistico, e senza nemmeno il bene d’un fatto — essendo che lo spirito e il significato dei fatti conseguono ai fatti e non sono nei fatti stessi — che corrobori e comprovi quanto si va con tanto sprezzata disinvoltura sottoponendoLe, e da parte, e questo con ogni verosimiglianza Le parrà il colmo dell’invadenza, di una persona che Le scrive inopinatamente, da un altro Paese, da un altro Continente, senza né conoscerla né esser da Lei conosciuto: una persona che finora per Lei consiste solo in un nome mai per l’innanzi inteso, seguìto dall’indirizzo in una città che Lei nemmeno conosce se non — forse, ma nemmeno è detto — di nome; una persona che La costringe a ripercorrere questa privata storia d’un’anima fatta d’illazioni e deduzioni in parti uguali, forse forzando il significato d’un’intera esistenza — che a me che sono vecchione pare ancòra brebve, ma che a Lei, forse con più ragione, parrà semplicemente quella d’un uomo fatto, che ha tutto il diritto di starsene per gli affaraccj sua — in questa mia oratio soluta dall’andamento bizzarramente strofico, prolissa e bitorzoluta, diffusa e divagante, senza nerbo né calore, senza franchezza né vigore, inabile a rappresentare in pochi tratti la soda sostanza, procedente per accumulo di parole, in gran parte sicuramente inutili ad aggiungere alcunché alle Sue conoscenze, involuta nelle sue ipotassi fronzute, faticosa nelle sue paratassi ribattute, fiorita e nemmeno troppo precisa, simile a un vetro smerigliato e colorato che un buontempone, o un cretino, si ostinasse a pararLe davanti agli occhj, impedendoLe di veder chiaramente quello che deve vedere: me ne dispiaccio io per primo, mi creda, ma anche per questo mio curioso modo d’espressione c’è un motivo, e Glielo spiegherò volentieri a suo tempo.

688. 13.

18 Dic

(13). Sopraggiunse come in un lampo il 1986, le nuove applicazioni in campo ginnico implicarono per Lei, com’era ovvio e in fondo previsto, frequentazioni volgarissime, con le quali sarebbe stato totalmente impossibile, quando pure ce ne fosse stata la tentazione, intavolare qualunque discussione in materia di metametrica, quasar o dubbj esistenziali: a Lei non occorreva, assolutamente, trovare interlocutori all’altezza: perché sapeva che cosa ne sarebbe venuto fuori, e sarebbe stata una jattura sentirsi ripetere la descrizione dell’incubo che Le sembrava di vivere, poiché Le avrebbe confermato che non d’incubo si trattava ma di realtà; e Lei voleva, fin dove poteva e quanto più a luingo possibile, conservare l’illusione che le verità che era giunto tanto anzitempo a toccare fossero una bizzarria della Sua mente, o il risultato di un punto di vista del tutto singolare, scentrato rispoetto alla visuale che di norma hanno le persone: il concetto dell’esistenza che era andato maturando, ne era praticamente sicuro, e sicuro voleva essere, era quello che poteva ricavare dall’essersi scelto una specola di tipo tutt’affatto particolare, una scelta di cui non aveva potuto valutare tempestivamente come una superfluità, un lusso, una di quelle subsecività alle quali non conviene mai applicarsi con troppo fervore, in primo luogo per lo scarso momento di cui sono, in secondo luogo perché inducono ad una visione distorta della realtà, proprio nel loro essere parziali: la distorsione, ecco la verità che Le veniva manifestandosi ultimamente, coincideva con la parzialità, l’incompiutezza: tutto quello che aveva determinato la Sua visione tetra e soffocata del mondo Le proveniva non dal mondo in sé, beninteso, ma dall’aver voluto forzare entro una visione limitatissima tutto il conoscibile: è una deformità, avrà pensato un giorno, un mondo in un guscio di noce perché in mondo, in un guscio di noce, può stare solo in epitome; è un mondo nano, e soprattutto non è il vero mondo; solo un sistema rigoroso e veramente aperto avrebbe potuto contenere, via via, il mondo, ma in qualunque caso, anche in quest’opera perennemente definitoria, sempre di una copia sdi sarebbe trattato, e infinitamente più piccola — a quale scopo dovrei procedere a quest’opera, quando pure fosse possibile?, si sarà chiesto; che cosa me ne dovrei fare, di un mondo impercorribile, inabitabile, finto, la cui funzione sarebbe solo quella di distrarmi dalla conoscenza e dalla vita del mondo vero, quando avessi l’infinita idiozia di applicarmici?

687. 12.

18 Dic

(12). Fino al 1985, quando tanto rigore, tanta precisione, tanta fatalità di esiti Le venne molto fatalmente a nausea; S’era ormai accorto che la scienza, importando le difformità rapinose del mondo naturale nelle stitiche forme della sua poesia geometrizzante, non aveva affatto vivacizzato il gioco, ma l’aveva stabilmente mantenuto entro i suoi ferrei limiti, e che per quanto riguardava il Generatore nel suo complesso non si stava più trattando di una macchina che supportava la creazione poetica, ma di Lei che era entrato a quasi pieno servizio di una macchina, una condizione che proprio non Le andava, una funzione alla quale proprio non riusciva a piegarSi; quanti più progressi faceva, sia pure occasionali, & quasi saltuarj, nella scoperta delle potenzialità insospettate della Sua macchina, tanto più inaspettate e sorprendenti quanto più rudimentale, in fondo, & elementare era il principio combinatorio, tanto più un senso di schiavitù, limitatezza, alienazione e disperazione le invadeva la mente: l’umor nero, o atrabile, quella che oggi in certi casi si chiama depressione & è in fondo l’unica reazione sensata alla consapevolezza dell’inanità di qualunque proprio sforzo, era un esercito in armi in attesa sotto le mura non più così ben munite del Suo spirito; un colpo di mano, un assedio appena prolungato sarebbero stati sufficienti a far crollare la ròcca: e fu allora — ricordo nuovamente che correva il 1985 — che molto saggiamente decise di ritrarSi e distrarSi, prima che il ragionamento giungesse a conclusioni troppo radicali, costringendoLa a mettere in discussione certezze indispensabili e continuamente a rischio di andare in frantumi, quali il libero arbitrio, il concetto di personalità e di unità della mente, la nozione di merito e di virtù e di responsabilità, e si diede alla scrittura (galeotto qualcuno dei peggiori numeri di Weird Tales, che con la loro torva scemenza La salvarono, si può dire, dalla più cupa follia) di novelle di fantascienza, nei ritaglj di tempo dalla scuola e dai diporti, opericciole alla fin dei conti tutt’altro che disimpegnate, con alcuni tours de force vertiginosi, che ebbero il dubbio onore, anche, di essere ospitati sulle pagine di qualche rivista specialistica, vale a dire sulle pagine di qualcuno di quei giornali ciclostilati di diffusione rionale che forse riuscirono a garantirLe una decina di lettori, ma non certo, nonché l’immortalità, qualcosa di simile a una passabile durevolezza, dato che, con poche fortunose eccezioni, quasi nulla di quella produzione, proporzionalmente, è sopravvissuta fino al dì d’oggi — peccato, perché anche questo esercizio venendole spaventevolmente a noja, rimase limitato a questo solo breve periodo, lasciando quindi pieno spazio alle attività diportive, in specie la corsa campestre, la pallavolo, la pallacanestro, la pallanuoto, la palla incatenata o che altro, lo sci, il nuoto, &c.: attività, non nego, corroborantissime, apportanti preziosi quantitativi d’ossigeno al cervello ed ai tessuti tutti del corpo, responsabili di una copiosa traspirazione nemica del ristagno di umori cattivi, altrimenti detti tossine, segnatamente di qualunque eccesso di umor nero; permanendo in Lei purtuttavia – non voglio trasandarlo – quel tanto di umore peccante che tutto l’esercizio delle membra al mondo mai e poi mai avrebbe potuto eliminare.

686. 11.

18 Dic

(11). Fin qui nulla ancòra di strano: il 1983 era trascorso, correva ormai il 1984, & Ella, notevolmente sorpassando tutti i coetanei che conosceva nell’apprendimento, non dava però segno alcuno di volersi distinguere da loro per qualche virtù rara, sconosciuta ai più o particolarmente curiosa; per tutto l’anno procedette nell’assorbimento di nozioni di natura fisica, svolgendo anche qualche esperimento in un angolo della sua spaziosa taverna americana: ma lo spazio maggiore, in quello spazio per il resto ingombro di utensìli da giardino, gomme di ricambio, una Chrysler – quella del babbo, Josiah van Barnavelt -, due motorette (tra cui una vera Lambretta), attrezzi per riparazione,  una cassetta da idraulico e il ciarpame che secondo consuetudine ingombra le taverne, americane e no, era e rimaneva e sempre rimase occupato dalla grande Tabula synoptica dell’Encyclopaedia Harmonica; nel corso dell’anno due foglj di cartoncino soprascritti a caratteri molto incisi con le parole Harmonia Universalis ed Encyclopaedia Sapientialis Harmonico-Poetica in Omnem Modum Versificationis Congesta, Opus Totale, per la verità, erano sopraggiunti a mascherarne la faccia, ma la sostanza rimaneva la stessa, e bencé in Lei si fosse ormai fatta strada la disperazione di mai riuscire a compiere veramente l’enorme impresa, per quanto tempo di vita mortale e per quanta buona volontà Le fosse possibile ottenere dalla sorte e da Sé stesso, per tutto quel tempo, senza peraltro più seguire un ruolino di marcia impossibile a seguirsi, aveva di fatto affastellato diversi componimenti, a cui aveva conferito qualche originalità in più qualche curiosità scientifica o naturalistica di fresco assorbita da pubblicazioni di carattere ed importanza le più disparate; stavolta seguendo l’ispirazione del momento, ed aggiungendo variabili allo schema e bandine trasparenti a scorrimento alle fittissime colonne del Generatore: rimanendo stuito, piacevolmente ben s’intende, dall’evenienza sempre più facile a verificarsi che il semplice comporsi delle variabili portasse ad un obbligato, anzi fatale, poeticamente ineluttabile disporsi in versi, numerosi e limpidi per giunta, in cui anche le rime avevano un modo destinato di cadere e ribattersi a distanze misurate: una poesia che, insomma, era una sorta di miracolo della tecnica compositiva, a volerla mettere in questi termini — in fondo, Si diceva Lei, non è forse il correlativo oggettivo l’unica espressione poetica esatta di una determinata condizione sentimentale; e non lodiamo noi nei poeti proprio il corrispondere delle parti tra loro, e di ciascuna al fatto; non lodiamo – cioè – la precisione lirica, l’aderire dell’espressione ad un’evidenza fattuale?

685. 10.

18 Dic

 (10). Correva il 1983, ed Ella aveva uno sviluppo apparentemente equilibrato ed armonioso; ma ben altra Harmonia occupava i Suoi pensieri, e un tarlo segreto Le rendeva impossibile l’allegria spensierata dei coetanei, che frequentava, tuttavia, senza troppi problemi: la spensieratezza, in un novenne così scontata, in Lei cedeva il passo ad una sorta di humour nero, una certa acrimoniosità temperata di melancolia, che La faceva apparire mentalmente più grandicello della Sua età, e che manifestava un’intelligenza spiccata, la quale aveva modo peraltro di mettersi in evidenza anche concretamente in giochi di notevole ingegnosità, ai quali, annojato dai soliti diporti, faceva partecipare gli amichetti: e proprio in questo ’83 della Sua scoperta dell’avalorialità delle lingue, parallelamente all’insorgere di un nuovo interesse nei confronti della Natura, e del suo studio, interesse che Le faceva macinare nella solitudine dei Suoi pomeriggj pensosi opere del tipo “Meraviglie della natura” come volumetti divulgatìvi sullo zero assoluto, sulla barriera del suono, sulla formazione dei banchi coralliferi, sulla vita delle api, sull’origine della vita, sulla nascita delle stelle, sul Big Bang, sulle stelle a neutroni, sul buco nero, sulla flora di Yellowstone, sulle zolle tettoniche, sui mutamenti del clima, sul comportamento sociale delle oloturie, sulla gastrulazione dei cefalocordati, sulla strettura dei nodi marinari, sulla formazione delle nuvole, sul funzionamento dell’accensione piezometrica, sulla glaciazione e sulla scomparsa dei dinosauri, sulla ripartizione dell’anno in giorni, del giorno in ore, delle ore in minuti — ma anche in trattati in 4, in 8, in 16, in 256 volumi di analisi matematica e calcolo differenziale, poliorcetica e strategia, ingegneria civile e idraulica, termodinamica ed elettronica, di cui non fa mestieri dire che non capiva praticamente nulla (ma faceva incetta di terminologia) — parallelamente, dicevo, a questo nuovo interesse, Ella diventava presumibilmente il miglior costruttore di capanne sull’albero dello Stato, elaborava un avvincente nuovo modello di gioco dell’oca, s’impratichiva con gli scacchi, con la dama, con il ramino, con le minchiate, studiava tavole probabilistiche e, nascostamente dai genitori, che ovviamente non Gliel’avrebbero perdonato, tentava anche le riffe con certi suoi sistemoni non privi di efficacia, non di rado vincendo di bei gruzzoli, che investiva naturalmente in libri, che poi doveva léggere o compulsare sempre nascostamente dai Suoi, che altrimenti Le avrebbero chiesto come Se li fosse procuràti, e con che soldi: altro accumulo tutto sommato indiscriminato di nozioni e curiosità, che ebbe modo di darLe, data l’infinita vastità della materia, l’illusione di aver finalmente trovato il porto — poiché il porto era l’Assoluto; nessuna fantasia può infatti rivaleggiare con successo con la natura, e lo studio della stessa non conosce i limiti in cui invece la poesia è costretta.

684. 9.

18 Dic

(9). Correva il 1982, e la lingua le si dimostrava in quel periodo come un pessimo criterio da seguire per fissar ei confini interni del Suo generatore di poesia: la lingua aveva sì reso possibile il pensiero, ma era altrettanto vero che il pensiero, e l’assenza di pensiero, aveva generato le lingue; laddove non le aveva potute mutare, agendo di prepotenza, ne aveva aggirato le deficienze con l’astuzia, insinuandosi tra le commessure tra i mattoni laddove aveva tentato invano di abbattere il muro: con qualche forzatura, in effetti, il pensiero filosofico e storico può tradursi praticamente in qualunque lingua da qualunque lingua, se non direttamente almeno con qualche spiega di supporto, e parole proprio intraducibili si vedono ogni giorno migrare da una lingua all’altra, recando il proprio concetto con sé, o una sua parvenza, e con sé introducendolo, in organismi che praticamente, al contrario degli organismi che studia la biologia, conoscono rigetto solo nel caso di elementi a sé già in qualche modo organici, e non conoscono rigetto di elementi totalmente estranei, e che pertanto hanno un’utilità: e questi casi limite, se si vuole, sono gli unici in cui la lingua, si può dire, generi pensiero, poiché in ogni altro caso, come Ella dovette accorgerSi, la lingua, quando non è uno strumento, genera da sé, tutt’al più, solo altra lingua, e non pensiero; ecco allora manifestarLesi l’Encyclopaedia harmonica come un ammasso di voci, e non come una vera macchina poetica; come un macchinismo ipertrofico, e non come la provetta d’un nuovo organismo da crescere; e mentre nel Suo cervello andavano accumulandosi radici e desinenze, uscite e flessioni, il Suo sapere in qualunque altro campo non superava quello di qualunque altro ottenne del Suo Paese: sapeva a malapena il nome del Presidente degli USA, aveva un’idea rudimentale della storia del mondo, della Sua stessa religione (battista, ma assai adacquata nel passaggio da una generazione all’altra), di che cosa succedesse ogni volta che premeva un interruttore o che tirava uno sciacquone, di quello che avveniva in una foglia d’albero durante la fotosintesi, di quali fossero le implicazioni psicosociologiche di quello che vedeva in tivvù o leggeva nei Suoi fumetti, di quali creature vivessero sui fondali oceanici, di quale fosse la composizione della rocca, di come funzionassero i Suoi organi interni, di quale fosse esattamente il peso del suo banco pieghevole a scuola, di quali muscoli movesse nel corso di una corsa campestre, di chi fosse incaricato di coordinare l’operato del vigile che dirigeva il traffico all’incrocio più vicino durante l’ora di punta, di chi avesse inventato la rotativa, di quale speranza di vita avesse Lei in base al Suo patrimonio genetico, di come si compilasse una dichiarazione dei redditi, di quale fosse la Sua condizione giuridica; se Le avessero chiesto a bruciapelo quanti giorni esattamente mancassero alla fine dell’anno, o un breve ragguaglio delle Guerre puniche, o quale fosse la funzione dei topi nell’ecosistema, Ella avrebbe avuto difficoltà a rispondere, o perché non se ne ricordava, o perché non era sufficientemente veloce nel calcolo, o, molto più semplicemente, perché non sapeva.

683. 8.

18 Dic

(8). Nulla ancòra Le occorreva di compromettente, o vistoso; correva il 1981, Ella cresceva per il momento sano e robusto, e delle Sue peculiari ambizioni nessuno sapeva nulla, eccettuati i Suoi tolleranti genitori, a cui peraltro quelle manifestazioni parevano, ancòra disarmoniche e ingenue, arra di un futuro non comune; e intendendo mettere a frutto queste Sue qualità in boccio pensarono bene di porLa alle cure di un giardiniere sapiene, che potesse, addomesticandone la salvatichezza, ammonestandone gli eccessi, accompagnarne la crescita secondo i dettami d’una natura che non facesse salti, e scongiurasse l’eventualità d’una corolla mostruosa su uno stelo troppo fragile e inetto a sostenerla, o d’uno stelo di sgraziata grossezza sormontato da petali rachitici; e seguendo qualche inclinazione pretenziosa, forse, o pensando di coltivare con ciò più intensiva- & intensamente quel campo ancòra non dissodato ma certamente promettente di ventura ubertà, La posero sotto precettore privato, che la dirozzò nelle tre lingue, servendosi d’un antico metodo, che talune relative novità in campo filologico avrebbero dovuto probabilmente rimettere in auge — ciò che tuttavia non è stato; insegnamento fruttuoso, effettivamente, stando a quanto il Suo intelletto giovinetto in quell’esercizio pareva assorbire, ma notevolmente isterilente sull’altro versante, uscendo dalla generalità di quell’esercizio con una nuova certezza deprimente: tutte le lingue deferivano da una lingua come i rami dal tronco, ma non afferivano ad una lingua come i fiumi al mare; ognuna essendo una fioritura che non poteva essere interamente ridotta alla radice, e non essendo le lingue componibili tra loro, mostrando difformità anche nelle parentele, e affinità anche nelle disuguaglianze, cosicché la lingua dell’Encyclopaedia harmonica non poteva essere la Lingua Perfetta inesistente né quel latino che l’ignoranza pregressa era parsa additarLe come la più perfetta delle lingue più che altro per la sua fama di loquela prestigiosa — tanto per cominciare, rimuginava tra sé, l’intitolazione stessa del Suo opus magnum ancòra in embrione era latina per l’occhio, per i caratteri, per le desinenze, ma i due lessemi che la componevano erano greci pretti, e i Greci erano venuti prima dei Romani, e ricchi dei loro composti, impossibili ai Romani, e degli articoli determinatìvi, avevano avuto levate d’ingegno tali da oscurare ogni velleità dei loro successori; e le antichità greche non erano a loro volta paragonabili alla vetustà vertiginosa e compatta delle antichità giudaiche, che erano nella lingua la più prossima alle favelle originarie dell’uomo — la quale a sua volta aveva tante rassomiglianze con le altre due, ad essa succedute.

682. 7.

18 Dic

(7). Ma mal si dissimula un’indole; male si tentano contenere gl’impeti della natura; mal si contrasta, in definitiva, all’imperio di quella che non potrei non identificare, dati i mille patenti & altrimenti inspiegabili indizj, con un’eredità: sicché quella che nella primissima infanzia s’era manifestata come prepotente, sì, ma gelosa inclinazione — esprimentesi nella compilazione di una Tavola sinottica nella quale è ridotta a schema tutta l’opera, dove l’opera era la componenda Encyclopaedia harmonica, allora concepita in latino, allora appunto rappresentata da questo schema ripartito verticalmente nelle quattro stagioni dell’anno e nei 12 mesi e nelle 52 settimane e nei 366 giorni dell’anno bisesto, e orizzontalmente nei 7777 sostantivi più importanti delle tre lingua antiche, con bandine trasparenti a scorrimento con sopravi scritti gli eventi più rilevanti degli ultimi 7777 anni della storia umana, 777 dèi degli antichi, 7777 toponimi importanti, 7777 personaggj storici, sicché per ognuna delle varie combinazioni avrebbe dovuto comporre un componimento, la cui struttura metrica sarebbe stata a sua volta da decidere in base alle combinazioni uscite da un simile cartaceo macchinismo, più piccolo, con i metri in orizzontale, le strofe in verticale e altre bandine trasparenti a scorrimento lungo le file e le colonne, fino a generare 77.777 componimenti ciascuno di struttura e metro differente — a mano a mano che gli anni passavano, e Lei si avvicinava alla pensosa maturità, e ovviamente si allontanava ogni possibilità di realizzazione del gran progetto metametrico — al quale tuttavia occasionalmente tornava un anno fa, diffondendo un Suo programmino per moderno elaboratore in grado di produrre un numero disperatamente alto di combinazioni, anche grazie all’introduzione di una settantina di altre variabili che permettevano la costruzione automatica di componimenti in apparenza complessi — , come sotto l’eccessivo peso del ragionamento la Sua mente cominciava a dare in apparenti stramberie, non tutte di natura strettamente poetica, ma con ricadute anche poetiche piuttosto interessanti — o allarmanti, secondo il punto di vista –; bizzarrie dovute naturalmente alla schiavitù della ragione alla quale S’era voluto costringere fino a quel momento; trovatosi al punto in cui non sussisteva più nessun dubbio che la Encyclopaedia harmonica sarebbe potuta esistere anche a prescindere dal suo autore, grazie a qualunque imbecille che spostasse bandine di scorrimento, l’autore, impazzitone, non sapendo rassegnarsi e chinare la fronte ad un ordine superiore, come anche gettarsi tra le braccia del caso, voleva a quel punto un motivo per cui vivere; o vivere per qualcosa da cui la sua propria vita fosse imprescindibile.

681. 6.

18 Dic

(6). Risolto in maniera apparentemente facile il mistero di un nome italiano — perché Ella non riusciva a capacitarsene (vivendo in un Paese in cui forse soprattutto alle donne sono affibbiàti i nomi più stravaganti — Belva, o Brittany, Gronda o Sam –, mentre gli uomini portano nomi più giustificabili, vero? ma è una mia mera impressione) — col pretesto d’un vecchio gentiluomo conosciuto a Firenze, durante il viaggio di nozze, nessun altro arcano, nessun’altra ombra si protendeva dal Suo passato, o meglio da quello della Sua famiglia, a rendere dubbj i contorni del Suo presente: i Suoi genitori erano lavoratori, sani e benestanti, e nemmeno fisicamente Ella pareva troppo dissimile, presentando tratti somatici non denunzianti ascendenze presuntamente ultronee (incarnato tendente piuttosto al pallido, capelli castani, occhj castani, altezza di m. 1 & 81 nel massimo sviluppo, corporatura comunalmente armoniosa); avendo, in genere, comportamento savio e disciplinato, mostrandosi rispettoso verso i meno fortunati e all’occorrenza soccorrevole; non dimostrando comportamenti socialmente o sessualmente ritenuti problematici o devianti; avendo tratto, eccettuata qualche scontrosità e un’ingenita tendenza alla melancolia, beneducato e cortese, se non espansivo e socievole in grado eccessivo; dando prova ottima di Sé negli studj, tanto da far sperare piuttosto altamente di Sé per una carriera futura; avendo buoni risultati anche nelle attività diportive, pur partecipando a partite, campionati, tornei più per acquiescenza alla consuetudine, con una certa condiscendenza, anzi, che per propria inclinazione: e se tutto questo si traduceva in una sorta di equidistanza sia dagli atteggiamenti più popolari sia da atteggiamenti eccessivamente saturnini, e se la Sua unica partecipazione a una competizione di rap (1994) creò sconcerto sia per la ricerca delle rime sia per l’argomento (il premito peristaltico) non troppo politico; e se continuò sin dalla più tenera infanzia a edificare quella Encyclopaedia harmonica che avrebbe dovuto consacrarLa nella meritata posizione tra le eminenti in un pantheon di poeti a cui pochissimi sono venuti a sacrificare nei secoli scorsi, e che nessuno più leggerà nei secoli a venire; e se la Sua applicazione a studj di economia, poi al praticantato in uno studio legale, pur indefessa, appariva scarsamente partecipata e ambiziosa; ebbene, poco o nulla di tutto questo ebbe modo di attrarre l’attenzione, o anche solo di pervenire, a più di due o tre persone con cui aveva quotidiano commercio; sicché la Sua vita trascorreva apparentemente senza nessuna sostanzialmente percepibile avvisaglia di crisi.

680. 5.

18 Dic

(5). Le ripeto: non S’allarmi se mi dimostro così a giorno dei fatti Suoi, almeno per quanto riguarda le Sue lunghe escursioni tra le Muse; la mia attenzione, mi capirà avendo sicuramente già sperimentato quanto basta in questo senso, in luogo forse ancòra meno adatto di questo ad accogliere chi, come Lei, s’è volto con tanta decisione allo stile sfoggiato & artificioso, in un tempo, come il nostro, che ne ha perso la nozione oramai da qualche secolo — sarebbe stata motivata dalla natura stessa delle Sue esercitazioni, quando non ci fossero stati motivi d’ancor maggiore momento a spingermi a mantenere desta essa attenzione, con la maggior benevolenza del mondo, nei Suoi confronti: se sono al corrente di tutti i Suoi, talora penosi, tentatìvi di venire a patti — La mi perdoni, e tanto, se mi permetto di metterla già in questi termini; perché non si tratta di cose da ora e superficialmente a me note — con una realtà che in qualche modo Le è sempre parsa aliena, se conosco nelle grandi linee praticamente tutto quanto La rigurda, se — soprattutto — rievocando i frutti di una nobile ostinazione, o piuttosto seguendo gli imperativi di un’indole in qualche modo inflessibile, impossibile a tradirsi, tradendosi anzi essa in ogni manifestazione propria, finisco con rievocare una storia d’incomprensione tra Lei e il Paese che, più che darLe residenza, La ospita, e di Suoi, per quanto ammirevoli, fallimenti; nature come la Sua trovano nella solitudine non solo la propria inevitabile condanna, ma anche il proprio unico nepente, e il proprio costante lenitivo: una terapia di mantenimento che adesso si rivela placebica, forse, a Lei, che in tutto questo tempo, può ritenere, è stato spiato, tenuto sotto osservazione;  ma tenga, La prego, a mente che questa continua sorveglianza non ha implicato alcun peraltro impossibile controllo diretto sugli eventi, e fino a ridurre chi Le scrive a ruolo di impotente spettatore, nei casi più drammatici; che quanto è stata mia cura è consistito esclusivamente nell’informarmi, a posteriori, raccogliendo quante informazioni (poche e frammentarie, a me sembra) potevo da persone con cui Lei aveva cessato ogni contatto, in modo da essere passabilmente sicuro che almeno nella gran parte dei casi nulla Le fosse riferito; e mi valga soprattutto di giustificazione il fatto che non agivo, così conducendomi, spinto da interesse o interessamento personale, ma esclusivamente per incarico di due persone che avevano tutto il diritto di sapere, e solo dopo che Ella cominciò a manifestare inclinazioni impreviste e difformità di comportamente rispetto a quanto quelle due persone auspicavano.

679. 4.

18 Dic

(4). Qualunque cosa sia indotto a credere dall’ultima parentetica, La scongiuro, non S’allarmi: anzi, già che siamo in argomento, consenta a prender nota che presso la sig.ra Wheeley, née Alexandra Arne, C.O. Box 23211 San Francisco, zia materna del Suo ex-compagno di camera al college, Sam Wheeley, sono tuttora custoditi (come ha confermato una telefonata della mia segretaria, sig.na Mariella Baudracco, di non prima di jer pomeriggio, h. 15.40 incirca) in luogo asciutto e riparato faldoni 18 contenenti gran numero di componimenti Suoi, tra cui un grosso mazzo di Experimenta metametrica, comprendenti carmi quadrati, sonetti retrogradi in inglese e latino, componimenti in eco, molti epigrammi, tragedie 5 in distici, libretti 2 per musica (comici; rimasti allo stato d’abbozzo), capitoli quadernarj e in settima rima incatenata, rime burlesche anagrammatiche ghematriche enigmistiche, poemi 4 in sciolti tra cui una Masada, 1 poema in endecasillabi gliuommerati, varj e numerosi frammmenti, 35 grandi pindariche, 8 inni, tutta opera e cosa Sua, e recuperabile in qualunque momento Ella desìderi, pagando ben s’intende le spese postali; donate invece all’Università di Athens, Facoltà di lettere, come fondo — destinazione non spiegabile altrimenti che col rifiuto di Harvard e la compiacenza di quest’altro Istituto, disponente di maggiore spazio per ospitarLa — risultano molte carte non costituenti opera organica ma, data l’unità d’argomento, titolabili nel complesso come “Appunti di fonologia”, più una quantità di sunti e materiale erudito, tutto d’interesse esclusivamente letterario, come praticamente qualunque cosa Ella abbia seminato in giro di proprio, eccettuato, volendo, un curioso prosimetro, in due parti di rispettive cc. 1630 + 2480, suddiviso teatralmente in “Prologo, 5 Atti & un Epilogo”, per un totale di 70 “Quadri”, dal titolo Il Carlo Marzio, ovviamente di qualche attinenza con la disciplina nella quale S’è tanto controvoglia laureato; e quest’ultima Sua opera, apparentemente uno scherzo colossale, o capriccio, che tuttavia secondo Sam Wheeley doveva essere destinata a un ciclo di pubbliche letture, è custodita, benché non ancòra catalogata, tra i ms. della NY Public Library, sez. Teatro; mentre sussistono a stampa, e sono stati pertanto più facili (ma non sempre) da reperire il frammento di “poema d’appendice”, se ben intendo, Railway, interrotto al X canto (o fogliettone), ospitato su tre giornali universitarj, e una versione in distici inglesi da Nonno; mentre della Sua opera più appariscente, la sagra scenica Carmenta, in 7 giornate, altra opera Sua di cui purtroppo ho solo notizia, non rimane nulla, com’Ella sa, data la Sua idea, certo sdata, mai però in precedenza realizzata, di farla rappresentare (abusivamente, e in un abusivissimo teatrino di legno eretto alla breve in Central Park, di notte e quasi a lume spento) e di dar fuoco al teatro e a tutto quanto conteneva, eccettuàti fortunatamente spettatori, orchestrali, attori e autore, immediatamente al termine della VII giornata: naturalmente il poema con la partitura doveva rimanere, e rimase, divorato a sua volta dalle fiamme, e in questo caso è il solo mio rimpianto, e la mia curiosità frustrata, a spingermi a prenderne nota.

678. 3.

18 Dic

(3). Chi Le scrive la conosce, non di vista (eccettuata una fuggevole occasione di più di trent’anni fa), ma di nome e per sentito dire, e innanzitutto per aver conosciuto i Suoi genitori: e il fatto che la presente lettera Le provenga dall’Italia (come anche il Suo nome, peraltro) rende tutto per il momento poco credibile, esattamente come usura d’implausibilità è la familiarità del tono di me notajo e latore di notizie, ufficiali innanzitutto, che Le scrivo; eppure è proprio così: non sono, ma fui un ottimo amico dei Suoi genitori, e La vidi nascere; e so dirLe che Ella nacque il I di gennajo del 1974, esattamente trentacinque anni orsono al momento di scriverLe, e so bene dove; se un neo sotto il capezzolo sinistro, come talora avviene, è stato riassorbito nel corso del tempo, o asportato, farà parzialmente fede che L’ho vista poco dopo ch’era sortito dell’utero materno una piccola voglia di fragola sul collo, alla base, poco sopra l’attaccatura della spalla destra, ma mi rendo conto che queste non sono prove, e che potrebbero essere benissimo nozioni desunte a loro volta dal sentito dire, come peraltro tutto quant’altro so di Lei, quale, alla grossa, e senza troppa fatìca, il suo brillante cursus honorum, la buona carriera scolastica presso una scuola elementare della Hell’s Kitchen prima, poi presso la CII scuola pubblica di New York, poi l’istruzione superiore presso licei di varie parti degli Stati, tortuosità della Sua formazione dovute ai frequenti spostamenti, fino ai primi anni ’90 del secolo appena scorso, di Suo padre, Josiah van Barnavelt, chimico, impiegato come esterno presso diverse industrie alimentari prima e rappresentante poi — fino all’approdo a Harvard, grazie ad una borsa di studio e alla Sua in fondo strana ostinazione a volerSi laureare in una disciplina arida e lontana dai Suoi interessi, economia, ciò che non Le venne propriamente fatto, a dispetto del brillantissimo esito, ma Le costò infiniti infelicità e sforzo; dopodiché, dal 1995 in poi, i Suoi numerosi tentatìvi di dar corpo alle Sue aspirazioni in campi meno gretti, coltivàti sin dall’infanzia, colla creazione (ed era anche quella una forzatura, anche se minore, alle Sue inclinazioni) di un fumetto, Melmoth the Wanderer, di cui sono in poter mio le prime 3 uscite, le uniche, interessante e sfortunato primo parto del Suo ingegno; l’edizione di una curiosa raccolta poetica, latinamente Sylva, specimen di una più robusta produzione antecedente, peraltro andata, per Sua trascuratezza volontaria, quasi completamente dispersa (non so, anche se amo fare illazioni, specialmente riguardanti la Sua persona, con quanto postumo rimpianto; ma se quella produzione andò dispersa, non fu tuttavia distrutta, e voglia anzi prender nota, nel caso appunto Le interessasse, che stanno in poter mio, tra molte altre cose, un mazzetto di odi inglesi dal titolo Some Visions of History, comprendenti un’elaboratissima Death of Athalia; il poemetto Ivi Atua; il tentativo in ottave Marianna e la Libellula, frutto primaticcio dei Suoi studj di lingua e letteratura italiana dal ’98; la “sceneggiatura in distici”, in una sorta di pidgin angloitaliano Giòvan Franchising, Busy Nelly!, che è la storia di una ex-librettista ispirata alla Camerata de’ Bardi che risolleva le proprie sorti economiche lavorando per una catena di lavanderie a gettone; più cinque o sei centinaja di suoi Sonnets, e molte altre cose & cosucce).

677. 2.

18 Dic

(2). In allegato a questa mia discorsiva lettera, segno e prova che quanto Le verrò qui narrando non è né dovuto alla garrulità dello scrivente, né è insulsa ciancia, o follia, o malafede di ciarlatano, troverà alcuni documenti, in busta chiusa: io La prego, per il momento, di non volerli toccare, e di servirSene dopo la lettura della presente come suffragio della sua veridicità — ossia della veridicità di quanto un documento può comprovare –, e di non sostituirli ad essa, per quanto penosa possa risultarGliene la lettura: una preghiera caldissima, e una fervidissima esortazione, che spero di tutto cuore sarà da Lei esaudita, senza cedere a qualche contraddittoria curiosità, a qualche infrattoria seduzione, a qualche tumultuarietà sospettosa nei confronti di chi con tanta franchezza, senza esser conosciuto, si permette di scriverLe; e non perché essi documenti consistano in chissà quali rarità al sole ignote, essendo molto semplicemente 3 certificàti di nascita, 2 di morte, 1 di matrimonio, 1 stato di famiglia, 1 testamento, 1 stima patrimoniale; ma perché i nudi nomi significano tutto e non significano niente, l’induzione, o il facile inferimento consolatorio, di un’omonimia, di un vizio di forma, di un errore qualsiasi possono benissimo rendere dubbio, specie agli occhj di chi non è preparato alla verità, quello che invece è in sé tanto chiaro, fin troppo chiaro, e nella sua formulazione cancellaresca, nella nudità delle sue espressioni, nell’incontrovertibilità dei dati prodotti è, per paradossale meccanismo della mente umana, più facile a rifiutarsi che ad accogliersi & accettarsi in pieno; se si eccettua la possibilità, che pure sussiste, del contrario, ossia che le si accolga, invece, invece di rigettarle, e le si accetti e le si comprenda in luogo di respingerle, nel qual caso la nettezza di contorni dell’evidenza è come il filo d’una lama, e la coscienza che se ne risente è come carne viva sotto essa lama; se, dunque, Quintiliano, io poc’anzi fui indotto da tristi, complicate circostanze a prometterLe, con le mie rivelazioni, tutta la brutalità d’un’operazione chirurgica invasiva, preferisca la lama scrimitosa nascosta nel taglio di queste pagine alla lama rotante, attivata da un meccanismo insensibile, che L’aspetta chiusa in quella busta: & acconsenta, per il tempo, certo non scarso, necessario a leggere con attenzione e per intero questa mia, a lasciarSela cadere di mano: chi Le scrive, spietatamente pietoso, procurerà di ridurre la dolorosità delle nuove che aspettano d’essere da Lei sapute al minimo indispensabile; e la piaga sarà forse suturata, almeno in parte, dalla salute, il premio che l’aspetta al termine di tanta sofferenza.

676. 1.

18 Dic

Parto con questo post a pubblicare (un verbo che agli scrittori veri fa venire l’orticaria, ho letto, ma il tastino blu qui a destra dice proprio questo: pubblica) un mio vecchio brogliaccio abbandonato, e totalmente illeggibile, che ingombra parte della mia casella di posta elettronica e parte della chiavetta. Si articola in alcune decine di frasi senza punti fermi, non so più perché.

La stesura è cominciata intorno a metà gennajo 2009, e s’è interrotta meno d’un mese dopo.

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Studio notarile

ATTUARIO MENECONI,

Via Pietro Micca 18 – 10122 Torino

 

I gennajo 2009

 

A Quintiliano van Barnavelt.

 

(1). Vengo con questa mia, pregiatissimo Signore, ad esporLe una questione della massima rilevanza, per Lei e per chi Le scrive; ed il fatto che chi a Lei scrive ha in cuore la questione quanto Lei che legge queste righe, dev’essere almeno parziale scusa alle prolissità a cui l’urgere dei ricordi e la necessità di comunicarLe cose attinenti la Sua persona (fatti che Ella ignora essendone stato volontariamente tenuto all’oscuro per tutti questi anni) mi cotringerà: con la speranza che Ella voglia sempre credere e tener conto che uanto anrò a Lei esponendo, se parrà quasi in ogni caso non conveniente ad una comunicazione proveniente da uno Studio notarile, negl’intento del medesimo scrivente sarà sempre mirata ad informarLa, nel migliore e nel più esaustivo dei modi possibili, riguardo molte faccende inerenti alla Sua famiglia, la Sua posizione attuale nei confronti delle persone con cui vive o ha vissuto fino a poc’anzi, la Sua posizione ereditaria e patrimoniale, e, ciò che più conta, il Suo passato in generale; quanto Le andrò rivelando nelle pagine che seguono La costringerà per forza ad assumere una posizione fino a questo momento per Lei non preventivabile; e La porterà a chiedersi — quali risposte dandosi, almeno negli auspicj di chi Le scrive, per ora si tacerà; ma vedrà da Sé che non potrà, per logica, non capire quale soluzione io mi àuguri — se sia o non sia il caso di mutare diverse cose, se non tutto, della propria vita, risolvendo anche di cambiare Stato, città, casa, occupazione, e in genere la visione stessa della vita quale finora l’ha menata, portandoLa ad essere quasi altr’uomo da quel che era; tutte considerazioni che, unitamente alla lunga consuetudine e al lungo rapporto di stima, e di affetto che univa chi Le scrive alla di Lei famiglia, inducono appunto lo stesso, nella mia modestissima persona, a dilungarsi tanto in racconti di fatti passati; se tutto questo Le arrecherà, e Le arrecherà, pena, mi creda quando Le protesto che la mia intenzione non è altra che beneficarLa, come il medico, che talora, per salvare un corpo, deve inciderne col bisturi le carni.