Archivio | 10:06

908. Un messaggio.

8 Giu

Jeri m’è arrivata su Messenger una comunicazione che m’ha fatto un’impressione strana. Era una donna, un’israeliana, che, scriveva, sta facendo una qualche ricerca sui kibbutzim e su quelli che vi sono vissuti – anche parecchio tempo fa, a quel che se n’evince. Faceva il nome di mia madre, chiedendomi se per caso fossi io quel David Ramanzini che si attribuiva a mia madre come figlio. Quanto all’attribuzione, essa si doveva ad un mio zio, that lives in London. In questo modo sono venuto a sapere che mio zio A. è ancora in vita, cosa che non sapevo, mentre l’altro fratello di mia madre, l’ingegnere, l’avevo già scovato su LinkedIn (cambiando profilo sui social, ho dovuto ricominciare tutta la patafiacca dei bloccaggj). Nel caso non fossi quel desso si scusava anticipatamente d’avermi botherato. Figuriamoci, nessuna botheratura, solo mi sono preso (come faccio con tutto) un po’ di tempo per rispondere, rimandando il tutto, diciamo, all’indomani; che poi è oggi. Stamane torno su Messenger per recuperare il messaggio e non lo trovo più. Mi sono chiesto se percaso non mi fossi sbagliato, se non mi fosse arrivata piuttosto una mail – ma è impossibile, il messaggio conteneva un indirizzo mail che sarebbe stato inutile – , o qualcosa su Instagram, ma non c’è nulla da nessuna parte. Mi rifiuto di credere d’aver cancellato il messaggio senza volere, per quanto tutto sia possibile. E comunque sì, ricordo distintamente di essere figlio di mia madre, e che la stessa fece parte di un kibbutz, molti anni fa, anche se non so che cos’avrei potuto raccontare a questa signora (ovviamente non ne ricordo né il nome né l’indirizzo mail), dato che mia madre effettivamente raccontò, a suo tempo, qualche aneddoto sui suoi due anni in Nuova Zelanda, e sul suo viaggio in Russia, e sulla sua esperienza di paracadutista a Pisa, e d’una serie d’altre cose, ma di tutto quello che sentiva della sua parte ebrea non diceva mai niente. Non ricordo che riportasse qualche episodio del kibbutz, non so né il quando né il come, esattamente come so ben poco del campo di prigionia inglese. È da una vita, peraltro, che penso di scrivere di me, e quindi di lei. E rimando, rimando, rimando. (Quanto al messaggio, non ho ancora deciso se la perdita mi lascj più dispiaciuto o più sollevato).