880. Come mai su Nazione Indiana non ci vado mai?

18 Giu

«c’è una pace nell’ascolto delle cose
che come l’insieme delle gocce
forma l’incalcolabile vastità del mare […]».
Natàlia Castaldi, componimento cit. da Gilda Policastro.

«No, è stato Broggi a chiamarla “Natalia”. Leggendo nc in calce al suo penetrante giudizio: “queste poesie fanno cagare”, francamente non ci sarei arrivata mai. Poi ora che ho la vastità sconfinata del mare a soccorrermi, ecco, mi torna di più».
Gilda Policastro, 6. marzo 2013.

Mi perdo sempre qualcosicchia.

Qui Natàlia [con licenza parlando] Castaldi contro Gilda Policastro. Che secondo lei scrive “gran cagate” (ricordo che era anche quella che non riusciva a lèggere gli endecasillabi, e quando ce l’ha fatta è andata in cocaina con i settenarj. E anche quella che aveva consigliato il labor limae  (commento di “Lucifero”) ad Ottavio Fatìca.😦 ).

Mi rendo conto che è vecchiume, ma l’impressione per me è enorme.

Enzo Campi scrive:

Castaldi si presenta rappresentandosi a partire da ciò in cui essa stessa, per libera scelta, tende a mancarsi, ovvero si espone disseminando una tracciatura dei luoghi della mancanza.

Col che credo che si spieghino molte cose.

Infine, qui, come può accadere dove Natàlia [con licenza] Castaldi si accampa, finisce coll’esserci una “o” di troppo nel nome del sito.

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