873. PULCHERIA, Atto III., Scena II.

17 Mag

Scena II.
PULCHERIA, GIUSTINA.

PULCHERIA.
Giustina, e che ciò m’ìndica, e di che ritirate
Le nozze audace intimida, da lui stesso auspicate?
Fu suo piano adoprandosi di Leone a sostegno
Per dirmi che essermi utile ha sotto lui a sdegno?
L’odia? Ossia n’è trepido? Che causa misteriosa…

GIUSTINA.
Con chiunque sposandovi, vorrà la stessa cosa.

PULCHERIA.
Se per lui fosse l’epoca d’aver su me disegno,
Di tutti col suo essere di me assai più degno,
Sospetto cui dà adito sarebbe verosimile;
Ma gli anni gli dovrebbero levare un’idea simile.

GIUSTINA.
Signora, e chi può dircelo? V’è al mondo mai cui tocchi
D’aver cuore impassibile a quei potenti occhj?
Quant’essi hanno abitudine a sempre conquistare
Disposte anime ai vincoli vostri ha sempre a trovare.
L’età non ne può mettere alcuna in protezione;
Non che in Marziano d’esiti, se n’hanno, abbia nozione;
Come a voi, mi comunica ch’a imeneo celebrato
Vuole lontano volgere ad incontrare il fato;
E se un indefinibile sospetto formerò,
Parlo in modo generico, e null’altro ne so.
Quanto al vostro amatissimo Leone, risoluta
Siete oggi a fargli perdere la potenza assoluta?
Perché negargli il vincolo è perderlo di fatto.

PULCHERIA.
Col cruccio in cui precipito, solo il suo nome fatto,
Che io ti spieghi tollera in pro di quel suo ardore,
Dopo il suo grande animo, il tenero suo cuore.
Leone è gioja unica mia, né altro ho da bramare;
Altri non posso scegliere, per lui non oso optare:
Tre anni ormai trascorsero sempre nell’idea stessa,
Ne ho l’anima in ogni attimo in ogni luogo ossessa;
Niente ne potrà scindere il cuore, se non morte,
Né ho di ciò a rispondere, compiuta la mia sorte;
Ché s’anche dentro il tumulo permette il cielo amore,
Nella tomba coll’essere gli sarò tutt’amore.
Trono tu che m’abbacini, titoli che incantate,
Potreste voi mai rendermi quello che mi costate?
Di tutto il vostro splendere il fasto più innalzato
Ha forse un bene simile a quel che m’ha levato?

GIUSTINA.
E prender v’è pensabile per voi un altro sposo?

PULCHERIA.
Lo sai che non può essere questo a cui indurmi oso.
La mia gloria impedendomi a Leone d’arrendermi,
L’amore da chi essere non può lui sa difendermi.
Oh, è amore fortissimo! Salvamene se puoi;
Va da Leone, parlagli, sfa’ i sentimenti suoi:
Ché il farne un furto rapido è rendermi un servizio,
Mi salva, allontanandomi l’orlo del precipizio.
Fa trepida me, trepida mi faccio, se non giura,
Io tutta sua restandogli s’ad esser mio perdura.
Senti di sforzo simile l’amore tuo capace?
L’eroe nulla, è possibile, ti mostri che ti piace?
Degli occhj al tuo incantesimo unirò il mio potere:
Parla, cos’hai di compiere deciso?

GIUSTINA.
Il mio dovere.
Signora, traggo origine tale da farmi vana
Troppo a poter attendere sposo da man sovrana;
E amore solo essendovi in me alla libertà,
Se pretende immolarsela la vostra sicurtà,
Io oserò… Ma eccoci, Signora, il buon Leone;
Volete…

PULCHERIA.
Udire lasciami meglio la mia passione;
Non troppo consapevole sono di quel che sento;
Aspetta un nuovo ordine, e sospendi ogn’intento.

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