872. PULCHERIA, Atto III., Scena I.

16 Mag

ATTO TERZO.

Scena I.
PULCHERIA, MARZIANO, GIUSTINA.

PULCHERIA.
Ve l’ho detto, il mio ordine; Signore, che si faccia
Tutto il cuore a proteggermi da quel che lo minaccia,
Prego; e ha il Senato a involgere l’affare delicato.

MARZIANO.
Signora, sa benissimo quanto Leone è amato,
Ben alto proclamandolo con questo a voi fidare
Una scelta che il palpito vostro già seppe fare.

PULCHERIA.
Perché allora un obbligo di legge non far ciò?
Non vuol dir che lo scelsero, se a me lo si lasciò;
E’ un aspettare l’esito schivando la tempesta;
Se di questo m’applaudono, opera sua è questa;
E se ne avessi il biasimo, egli non vi s’immischia.
In dubbio circa l’esito, in nulla egli s’arrischia;
E volend’io lui farsene garante in faccia al mondo,
Secondo a lui, ai popoli tutti solo io rispondo.
Così abbandonandomi a una scelta a mio gusto,
Dovesse scontentarsene con altri, è mio atto ingiusto;
E solo io avrei il còmpito di placare la furia
Di quanto così scegliere parrà arrecare ingiuria,
E prevenirne i torbidi, e calmare i ribelli
Che i nostri c’invidiassero fati felici & belli.

MARZIANO.
Sarà pur stato visita Aspare, e amareggiato…

PULCHERIA.
Sì, fu, e sentii l’acredine da cui è dominato;
Ma non volle nascondere frattanto al mio giudizio
Quale rischia il mio scegliere col cuore precipizio.
Buoni consiglj nascono spesso dall’avversione;
A frutto si può mettere quello che dà passione;
E dai piani più splendidi chi vuol avere frutto
Sa a tutti ascolto porgere, e profittar di tutto.

MARZIANO.
Pure aveste a promettere, e una promessa seria…

PULCHERIA.
Ma adesso ho il poter massimo, e allora ero Pulcheria.
Di questo soglio, ostacolo al mio più dolce ardore,
Come uno dei miei sudditi considero l’amore:
Il rispetto desidero che deve alla corona
L’insulto abbia a respingere fatto alla mia persona;
Io voglio esegua gli ordini, e non che mi tradisca;
Lo voglio esempio massimo di come s’obbedisca;
E gelosa facendomi del massimo potere,
Su tutti a ch’io l’adoperi, l’ho in me prima ad avere.

MARZIANO.
Quel Leone, carissimo un tempo, o così pare…

PULCHERIA.
L’ho ancòra più nell’animo, più me n’ho a distaccare.

MARZIANO.
Meno ai vostr’occhj il massimo potere ha meritato
Quando premete a eleggerlo maggiormente il Senato?

PULCHERIA.
Come io lo considero forza è si percepisse,
Che di tutto il suo merito con me si convenisse,
E con famoso e pubblico a lui concesso onore
L’accordo tra politica si mettesse, & amore.
Di fuoco tanto nobile compirei la speranza,
Se il Senato, scegliendolo, m’accogliesse l’istanza,
Così al partito dandomi che è d’uopo proibirmi;
Fino a Leone essendomi non dato più avvilirmi,
Sarebbe stato splendido, vedendolo sovrano,
Al trono infine rendermi col dargli la mia mano.

MARZIANO.
Terrà per lui il vostr’animo contro altri concorrenti.

PULCHERIA.
Non sono del vostr’animo, se ha lui quei sentimenti;
No, Signore, è la collera giusta sua, di Leone;
Tramite vostro s’esplica la sua irritazione:
La bocca voi prestandogli, non voi siete animoso
Tanto al mio onor da porgere consiglio a lui dannoso.

MARZIANO.
Ma forse hanno più merito i suoi rivali?

PULCHERIA.
No.
Ma rango a opporvi, e titoli, e impieghi egli non può;
S’ha la scelta fatidica la mia amorevolezza,
Il regno mio inauguro con una debolezza.

MARZIANO.
E siete sicurissima che una futilità
Farà molto più splendere la vostra dignità?
I detti perdonatemi, se han troppa in sé franchezza,
Avrà può darsi il popolo maggiore irrequietezza:
Ama innalzarsi a giudice di chi le leggi impone,
Può spingersi al rimprovero di qualche tradigione.

PULCHERIA.
Già dissi a mio discarico che cosa dia materia:
Adesso ho il poter massimo, allora ero Pulcheria.
Oso più in là sospingermi: egli ha i gelosi suoi,
Che al valutarlo pensano altro che pensiam noi.
Per quanto sia ammirevole per magnanimità,
Le virtù dell’autocrate non fan per la sua età:
Presso loro che giovane sia è un difetto tale
Che dirlo val distruggere tutto quello che vale.
Se dunque oso sceglierlo, parrà un mezzo quello
Per regnare a suo titolo come con mio fratello.
Voi stesso, quale videro essere sotto lui
Consulente autorevole quanto e anche più ch’io fui,
Non dareste ancòra adito di nutrire il pensiero
Che vi voleste scegliere un fantoccio all’impero,
E che in scelta consimile avreste vanità
D’in mano poter stringere tutta l’autorità?

MARZIANO.
Non questo è il mio proposito, Signora; e se davvero
Se sia Leone a scegliersi o no aprirò il pensiero,
M’ispira il cielo, all’attimo lieto che vi sia sposo,
Bisanzio postergandomi, con addio rispettoso,
In calma e solitudine mi voglio ritirare,
E lietamente attendere la morte, e a lei pensare.
Ecco qual è il mio anelito di governar lo stato.
M’avete dato ordine di riunire il Senato;
Signora, eseguo il còmpito.

PULCHERIA.
Marziano, ah!, m’abbandona,
Quando affermar necessito più in capo la corona!
Chi troverò grandanime, prudente, fido, io…

MARZIANO.
Solo un frutto ho da attenderne: morir padrone mio.

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