864. OTONE, Atto V., Scena VI.

6 Mag

Scena VI.
PLAUTINA, FLAVIA.

FLAVIA.
A dirvi che la collera dei superi irritata,
Ossia, piuttosto, l’invido del destino furore…

PLAUTINA.
Che Otone in ferri mettere fece l’imperatore,
E in questo caso orribile la fortuna corriva
Volle così deludere la dolce aspettativa?

FLAVIA.
Otone regna libero, e tuttavia, ahi lasso!…

PLAUTINA.
Tanto costui ferirono da temerne il trapasso?

FLAVIA.
No, che ovunque abbassarono le armi i suoi astanti,
Ma il suo destino prospero pagherete coi pianti.

PLAUTINA.
Spiegami, dunque, spiegami che cos’ho a lamentare.

FLAVIA.
Ecco che tutto un tremito mi dà il dover spiegare.

PLAUTINA.
E’ male tanto orribile?

FLAVIA.
Da un poggio, del fratello,
Vidi… Ah che cosa simile pure il tacere è bello,
Signora, o, in pianti vistami, ché non fu divinato
Che Vinio…

PLAUTINA.
Avanti, séguita.

FLAVIA.
Fu or ora assassinato.

PLAUTINA.
Giusto cielo!

FLAVIA.
Inflessibile Laco, e troppo crudele…

PLAUTINA.
Di danno inconoscibile presagio ahimè fedele!
Lacone…

FLAVIA.
E’ il responsabile di quel colpo fatale.
Presso Galba avanzavano ambo con passo eguale,
Quando insieme col prendere la curva che lì appare,
Otone ecco che scoprono la via tutta ingombrare;
Lo spavento recedere li fa quant’è bastante
Perché vedano il milite del palazzo occupante,
E Laco avvampar sùbito per l’ira dell’oltraggio
Vedendo Otone chiudere loro ciascun passaggio,
Vinio è visto trafiggere di sguardo micidiale,
Senza un motto accostarglisi, e tratto ora un pugnale…

PLAUTINA.
Ohimè, Flavia, quel perfido! Che più mi resta a fare?

FLAVIA.
Signora, ormai intendetemi; fatemi terminare.
Quel vile in atto identico Galba investe in furore,
“Sire, morite”, strepita, “però da imperatore,
E questo colpo abbiatevi come mio estremo omaggio,
Al vostro onore debito d’un nobile coraggio”.
Cade Galba; egli, aprendosi il fianco ignominioso,
Mescola un sangue ignobile a quel sangue prezioso.
Otone disperandosi male al turpe spettacolo
I passi suoi precipita per frapporre un ostacolo,
Quanto gli sforzi possono del caro preminente
E’ di versare lacrime sopra Vinio morente,
Ormai morto abbracciandolo. Ma eccolo, Signora,
Lui stesso abbia ad esprimervi tutto quel che l’accora.

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