863. OTONE, Atto V., Scena V.

5 Mag

Scena V.
MARZIANO, PLAUTINA, ATTICO, SOLDATI.

PLAUTINA.
Andate là a nascondere i pianti che vi sfuggono,
D’Otone le catastrofi voi come me distruggono,
E avesse avuto credito l’auspicio più beato,
Quest’ore lo vedrebbero con voi incoronato.
Ed ecco, ecco l’esito d’avermi troppo amata,
Ecco che effetti nascono…

MARZIANO.
Se l’anima infiammata…

PLAUTINA.
Sta in te, schiavo spregevole, turbare il mio dolore?
Sta in te conforti porgere al mio presente orrore?
In te, onde osa il palpito di peggio a me proporre?

MARZIANO.
Giusto è quando il grandanime prima ai pianti ricorre,
Ma è giusto pure ch’eviti di star troppo a lagnare
Una perdita facile e pronta a riparare.
E’ tempo ormai che un suddito, al principe costante,
Felice empia d’un perfido il posto ora vacante;
Questo vuole un autocrate, d’accordo è un genitore,
Per entrambi v’è un obbligo fare un po’ forza al cuore,
E bandirvi dall’animo quell’ontosa memoria
D’amore riprovevole, macchia alla vostra gloria.

PLAUTINA.
Vigliacco, tu sei valido solo nello smentirti;
Io mi degno discendere fino il tuo fatto a dirti.
Taci, lascia riprendersi un’anima che bea
Una ben malinconica, ma più gradita idea,
Né i pianti miei interrompere.

MARZIANO.
Volgete a me quegli occhj.
Morto lui, che più utile partito mai vi tocchi?

PLAUTINA, mentre due soldati entrano e parlano all’orecchio di Attico.
Checché a sperare fomite ti porga empia arroganza,
Io saprò bene, sappilo, punir la stravaganza,
E io stessa trafiggere o il mio, od il tuo petto
Prima che soffra il vincolo infame tra noi stretto.
Se puoi, per bene guardati; o guarda me.

ATTICO.
Se piace
A voi…

PLAUTINA.
Tu a me rivolgerti così presumi, audace,
D’un eroe tu carnefice, che vedrei senza te
Dare al mondo i suoi ordini, e prenderli da me?
Tu la cui mano barbara mi danna a disperare?

ATTICO.
Se Otone amate, a vivere, Donna, sta per tornare,
Lo vedrete lungh’epoca vivere assicurato,
Se i colpi non l’uccisero di cui mi son vantato.

PLAUTINA.
Otone ancòra vivere!

ATTICO.
E trionfa, Signora,
E dello stato autocrate, servo di chi l’adora,
Presto potrete scorgere lui stesso al vostro piede
Darvi un fato che amabile soltanto per voi crede,
E del quale il suo palpito sdegnerebbe la gloria,
Voi stessa non facendovi premio alla sua vittoria.
L’esercito al suo merito rese infine ragione,
A lui d’innanzi portano la testa di Pisone;
E Camilla promettere può male quel che intende,
O d’altro impero ai superi frattanto grazie rende,
E dei suoi voti inutili ha il cielo ora stancato
Un partito a proteggere che ormai ha abbandonato.

MARZIANO.
La tua promessa, o ignobile, dunque è fiato che vola…

ATTICO.
Chi promette esser perfido può mancar di parola.
Mancando io di promettere l’assassinio spregiato,
Altri avrebbe a tuo ordine commesso l’attentato,
E quanto ebbi a prometterti fu tattica soltanto
Laco in sua mano a mettere, e Galba stesso intanto.
Galba non deve fremerne, ha un nome rispettato,
E Otone regnar medita a lui assoggettato.
Per Laco e te, io scorgere posso poca certezza
Che d’ambo i giorni siano in pari sicurezza,
Salvo Madonna giudichi bontà aver sufficiente
Un vincitore a vincere, irato giustamente.
Il palazzo circondano i miei in doppia coorte,
E per Otone sforzano ora di già le porte;
Essi sono ai miei ordini, Signora, oggi è comando
Mio di pormi ai vostr’ordini, sui giorni suoi vegliando.
Soldati, via recatelo, ché offende qui la vista.

MARZIANO.
E ci fu mai catastrofe, o numi, più imprevista!

PLAUTINA sola.
Sono turbata, e incognito qualche presentimento
Al cuore forma ostacolo al pieno godimento,
Sembra che in mezzo ai gemiti s’abbandoni a letizia,
E benché il lutto soffochi questa nuova delizia,
Io non riesco a trascorrere dall’uno all’altro estremo
Senza un’ombra superstite, ed è ciò per cui fremo.
Sento… Oh a che si precipita qui Flavia spaventata?

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