862. OTONE, Atto V., Scena IV.

5 Mag

Scena IV.
MARZIANO, GALBA, ATTICO, VINIO, CAMILLA.

MARZIANO.
Non più oramai cercatelo, lo vedrete apparire,
Signore, è per suo tramite che un ribelle punito…

GALBA.
E’ dunque grazie ad Attico che il tumulto è finito!

ATTICO.
Lo zelo mio fu il fomite, gli dèi m’hanno guidato;
Sta in voi, Sire, rimuovere quel che nascerne è dato,
Impedire il disordine, por limite ai rigori
Cui contro chi capitola corrono i vincitori.

GALBA.
Voliamo. E consolatevi, purtuttavia, Plautina,
Dello sposo occupatevi a cui vi si destina.
Vinio ve l’ha a concederlo; e voi l’accetterete
Quando quei primi aneliti bene vi scorderete.
Marziano, io qui v’incarico che in custodia l’abbiate;
Dato ch’è la medesima mano sua che aspettate,
Gestitene lo spirito, e non me l’inasprite.
Vinio, i miei passi a libito seguìte o non seguìte;
L’amicizia superstite, se pure ce n’è un resto…

VINIO.
E’ un’amicizia, autocrate, ah! che oramai detesto,
Vostra è tutta quest’anima, e amico non ha avuto
Se non chi ai vostri ordini fu sommesso veduto.

GALBA.
Venite, ma guardatevi da troppa compiacenza.

CAMILLA.
Degli amanti al dialogo ripugna altrui presenza,
Signora, e voglio volgere ai miei appartamenti
Grazie agli dèi a volgere per tali avvenimenti.

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