859. OTONE, Atto V., Scena I.

2 Mag

ATTO QUINTO.
Scena I.
GALBA, CAMILLA, RUTILIO, ALBIANA.

GALBA.
Temete, io v’ho a ripetere, la maestà offesa,
Per poco ch’abbia a cogliervi con lui in alcuna intesa.
Il perdòno è impossibile in materia di Stato,
Più la mano ci è amabile, più s’odia l’attentato,
E se l’insania smodera lambendo il sacrilegio,
Né al sangue è a riconoscere, né al sesso privilegio.

CAMILLA.
Questo sospetto ignobile sarebbe ormai distrutto,
Vedendo di quel crimine qual si sperava frutto.
Otone, la cui anima solo a Plautina spetta,
Otone, che manchevole di trono me rigetta,
Se mai riesca a conquiderlo, e a voi detronizzare,
Chi tra le due è pensabile che voglia incoronare?
Di Pisone è possibile ch’io trami alla rovina,
Che il trono sottraendomi vi porterà Plautina?
Ciò i miei interessi attestino, se fede non do io;
Su quelli garantendovi, certo dell’onor mio,
Su Vinio abbiate a volgere tutta la diffidenza
Che vien la gloria a tingermi d’un’ingiusta credenza.

GALBA.
Vinio è fin troppo, tramite lo zelo, scagionato,
In un dì si consideri quanto ha sacrificato.
M’offre Otone, che genero voleva suo, per voi,
Torno a sua figlia a renderlo, né par che ciò l’annoj,
Per Pisone ho a chiederla, seguìto è il mio dettato;
Io, al posto suo ponendovi, ne lo trovo appagato;
Dell’amico all’insorgere, la rabbia mia affina,
A Marziano, pregandolo io, concede Plautina,
E a sospettare un crimine andrò nell’intenzione
D’un uomo che ha per ordine ogni mia inclinazione?

CAMILLA.
Chi inclina in modo simile a tutto ciò ch’è chiesto,
Sovente in fondo all’anima vuol tutt’altro che questo,
Ed essendo dell’anima donno, non ha altra fede
Da dar che la medesima anima gli richiede.

GALBA.
Questo nuziale vincolo però è la prova vera
Di fede sempre limpida, inviolata, sincera.

CAMILLA.
Gli effetti vi dimostrino meglio come agirà,
Signore, e come al termine Plautina obbedirà.
Certo del suo resistere, forse nell’illusione
Di veder presto autocrate qui quel suo caro Otone,
Nello stato in cui versano per voi i dì futuri,
Più di che voglia compiere chissà ch’egli non giuri.

GALBA.
Può il dovere dividere la più forte amicizia,
Ma del dovere è facile faccia amore giustizia,
E il fuoco sussistendone a mezzo palpitante
Non vede in modo simile l’amico dall’amante.
Io Vinio posso scorgere. Mi si porti sua figlia.
Voglio punire il crimine in tutta la famiglia,
Se mai io scopra il tramite d’averne alta certezza;
Prima, è riprovevole da parte mia ogni asprezza.

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