856. OTONE, Atto IV., Scena V.

29 Apr

Scena V.
CAMILLA, MARZIANO, ALBIANA.

CAMILLA.
Marziano, ebbe già a dirmelo costei, l’amate voi?

MARZIANO.
Gli occhj miei se ne incantano,  onta agli sprezzi suoi.
Se il trono si considera, invece, è vostro ancòra;
Galba si lasciò vincere, e Pisone v’adora.

CAMILLA.
Del vostro alto credito è un mero risultato?

MARZIANO.
Quel che al mio zelo è debito non tutto sia spregiato.
Delle mie cure il merito placò l’imperatore,
Rese Plautina docile di nuovo al genitore.
Il nostro nuovo Cesare la voleva sposare,
Ma io seppi convincerlo il sogno a tralasciare.
Galba, in cui il sangue stimola in pro della famiglia,
Vinio fa sì che accomodi altrove la sua figlia,
L’uno il serto rendendovi, e l’altro tutto il cuore.
Meglio consideratene la dolcezza e l’onore,
Quale rischiaste perdere un destino radioso
Per quel vostro malanimo un po’ precipitoso…
E, in vostro pro, degnatevi, prego, considerare…

CAMILLA.
Vedo dov’ebbi a illudermi, e posso riparare,
E tuttavia desidero – ché mai fui vista ingrata –
Riconoscente l’anima sia prima dimostrata,
E nulla ho da concedere che non sia ben accetto.
Amate, a quanto dettomi, un rigoroso oggetto;
Pisone non può stringere la sua alla mano mia
Finché Plautina a cedervi la sua vista non sia,
Sempreché quel malanimo mostrato al vostro ardore
Non v’abbia indotto a volgere a qualcun altra il cuore.

MARZIANO.
Signora, ah! dolci vincoli possiede tanto imene
Che in breve di molteplici odj ragione ottiene,
E almeno dal mio giubilo sarebbe dimostrato
Che di Plautina vendica voi, punisce un ingrato.

CAMILLA.
Mi parve preferibile, quell’ingrato, all’impero,
Lo dissi, e troppo esplicito per rimutar pensiero,
E amore a cui fui debole come chiunque ha amato,
Unisce i vostri aneliti al cuore mio sdegnato,
Sicché vendetta inauguro sul capo di Plautina,
Per presto averla a compiere grazie alla sua rovina.

MARZIANO.
Ah, se ciò si desidera, ho braccia al caso nostro,
E tanto ho caldo l’animo d’ogni vantaggio vostro…

CAMILLA.
Questo è darmi sensibile motivo d’allegria!
Le braccia dunque offertemi a veder mi si dia,
Che a loro dia io l’ordine, e i tempi ne prescriva.
D’Otone gli occhj vedano quell’anima giuliva,
Lui stesso abbia da scorgere del suo amore l’imene
Che a voi stesso quel tenero suo oggetto il dare ottiene,
Questo strazio abbia a coglierlo, avanti di morire:
Cessato lui di vivere, presto ho a da voi venire;
Fino allora guardatevi dal far alcunché fare.
Dal potere concessomi v’è tutto da aspettare.
Andate, e preparatevi a quel momento lieto;
Nulla ponete in opera se non per mio decreto.

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