855. OTONE, Atto IV., Scena IV.

28 Apr

Scena IV.
CAMILLA, PLAUTINA, ALBIANA.

 

CAMILLA.
Signora, qui servendovi venir fida mi lice
Un omaggio facendone alla mia imperatrice?

PLAUTINA.
Credo non aver titoli a poterlo vietare,
Comunque vi necessita altrove lei cercare.

CAMILLA.
Poiché Galba donatavi v’ha a Pisone in isposa…

PLAUTINA.
Non giunse ancòra l’attimo per voi d’esser gelosa.

CAMILLA.
Ma avessi avuto anelito o all’impero o a Pisone
Potrei di già ben esserlo non senza una ragione.

PLAUTINA.
E avess’io avuto anelito a Pisone o all’impero,
Ragione avrei ben valida di non mutar pensiero.
Ma il vostro esempio agli animi come il mio mostra bene
Che loro sprezzo nobile talvolta non sconviene.

CAMILLA.
Come? Nulla ha d’amabile l’impero, né Pisone?

PLAUTINA.
Quel ch’è per voi spregevole lo tengo in contenzione,
Quel che i vostr’occhj affascina sembra dolce anche a me,
Tanto gloria una regola formarmi su voi m’è.

CAMILLA.
D’Otone io innamorandomi…

PLAUTINA.
Io stessa l’amerei,
Ma una corona dandogli con me solo potrei.

CAMILLA.
Senza trono è impossibile essere di lui degni?

PLAUTINA.
Chi d’oggi è dei suoi palpiti l’oggetto, voi, l’insegni.

CAMILLA.
A voi è più possibile che altrui darne nozione,
E dato che reciproca fu in voi quella passione,
L’esempio vostro equivoco non può altrui lasciare
Che d’un serto privandosi lo si può meritare.

PLAUTINA.
L’esempio mio equivoco non può lasciare altrui
Che d’un serto privandovi vi può lasciare lui.

CAMILLA.
Senza, negli occhj scorgervi seppe tanta attrazione…

PLAUTINA.
Non sempre sono simili l’una e l’altra passione.

CAMILLA.
Infatti il vostro merito è talmente brillante!

PLAUTINA.
L’amore, a parte il merito, talora è stravagante,
Ché l’oggetto cambiandone altro gusto esso prende,
Alle une si vuol cedere, alle altre ci si vende.

CAMILLA.
Chi d’Otone era intimo ben poteva ugualmente
Darmene un amichevole avviso confidente.

PLAUTINA.
E chi l’ha inestimabile, per cui tant’alto sale,
Quando voglia ridirmene potrà quant’egli vale,
Ché se il mio fuoco abbia ordine di ritornare in vita…

CAMILLA.
Io prima di conoscerlo idea ne ho concepita,
A voi poi rinviandolo quando l’ho conosciuto.

PLAUTINA.
Un dono da voi fattomi è sempre il benvenuto.
Accetto il dono, e ho a credere poter senza rossore
Di man vostra prendendolo tenerlo in qualche onore.

CAMILLA.
Egli a rendervi l’anima v’è venuto a vedere?

PLAUTINA.
La legge vostra a infrangere sa troppo il suo dovere.

CAMILLA.
Egli vi lasciò sùbito, e la sua ingratitudine…

PLAUTINA.
Signora, essa può mettervi forse in qualche inquietudine?

CAMILLA.
No, ma amo conoscere come mi s’obbedisce.

PLAUTINA.
Voler troppo conoscere talvolta ci tradisce,
E a un detto un po’ enigmatico che al cuore vuol carpire
Spesso suol più esprimere che non pensasse dire.

CAMILLA.
Il mio non giunse a esprimere tutto quel che pensate.

PLAUTINA.
Su tutto quanto ho in animo ben chiaro a me parlate.

CAMILLA.
Troppo interesse obbliga spesso l’amore a prendere,
E intende più del dettogli, del debito ha più a intendere.
Poteste voi conoscere la mia vera ambizione…

PLAUTINA.
Io vi concedo scegliere: od Otone o Pisone.
La mia ambizione fievole dà l’uno in allegria,
Quanto all’altro, s’è un obbligo che a voi rimandi, & dia,
L’amor mio, ho a confessarvelo, ne avrà forse a patire,
Ma al vostro in pro, v’è cognito, esso ama deferire.

CAMILLA.
Potrei a meno farmene, di questa deferenza.

PLAUTINA.
Di questo io non dubito, ma stando all’apparenza…

CAMILLA.
Abbia il discorso termine, può divenire ingrato.

PLAUTINA.
A Marziano che approssima meglio distrarvi è dato.
Sia a me ritrarmi lecito, e schiavo sia sfuggito
Il cui fastoso palpito m’ha tanto infastidito.

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