854. OTONE, Atto IV., Scena III.

27 Apr

Scena III.
VINIO, PLAUTINA.

 

VINIO.
Figlia, altro v’è a conoscere: felice evento, e vero
Qualunque cosa càpiti, assegna a te l’impero.

PLAUTINA.
Otone aveste a illudere d’una vana chimera?

VINIO.
No, la nuova recatagli da me è del tutto vera,
Credo poter te scorgere sul trono, e il caro Otone,
Ma meno non attenderti da parte di Pisone.
Galba a lui vuol concederti. Da Camilla irritato,
Che col suo amore inutile fa quant’ha progettato,
Vuol che il nuziale vincolo, del suo no in punizione
Vada riconciliandomi Marziano con Lacone,
E svii col miglior esito i presagj sinistri
Del dissidio che scorgere può di tra i suoi ministri.
Dai due lati a combattere s’andrà così per te,
Il capo che avrà a vincere ti dia la fede, e sé,
Scevra dai suoi pericoli l’avrai per dargli gloria,
E ai pie’ vedrai ostendere l’una o l’altra vittoria.

PLAUTINA.
Come, e il da voi medesimo cuore all’eroe donato
Potrebbe d’amar smettere se non sia coronato,
E a Pisone sommetterci dovesse la sua morte
Di Pisone possibile mi sia viver consorte?

VINIO.
Se quanto d’ambo s’auspica avrà un contrario effetto,
Di nuovo sia quell’animo a uno sforzo costretto,
E chi, or è un attimo, Otone diede al trono,
A sua volta per reggere può dar sé stesso in dono.

PLAUTINA.
Se di corone a cingerlo m’usai un degno torto,
Me ne userò uno ignobile per goder con lui morto?
Acconsentii a privarmene senza vendermi altrui,
Signore, e frutti ho a cogliere quando sia morto lui,
E il mio cuore accecandosi al rango balenante
Voli una mano a stringere del sangue suo fumante,
Ed alle sue catastrofi trionfante, rapita,
L’infame prezzo ho ad essere della sua spenta vita!
No, Signore, a un medesimo fato oggi v’è a perire,
Regnar con lui vedetemi, o insieme a lui morire,
Uno dei due è quell’unica mèta in cui tutta spero.

VINIO.
Quanto mostri conoscere male quel ch’è un impero!
Due giorni basterebbero solo per te a provare,
E mai potresti crederlo troppo caro a pagare,
E mille amanti perdersi vedresti in allegria
Se tutto il sangue ha a chiederne lo schiudervi la via.
Ama Otone, se amandolo certa base è concessa,
Ma dove ti necessiti, ama di più te stessa,
E senza troppo chiederti chi cerchi la tempesta,
Lascia agli dèi che scelgano a chi spezzar la testa,
Prendi lo scettro, a scapito di chi soccomberà,
E regna senza scrupolo con quel che regnerà.

PLAUTINA.
Oh, che principj insoliti per ragione di stato!
L’amor mio insino scorgervi, se l’osa, può il reato.
So amare, e del mio animo la fede mantenere,
Per un amante compiere so bene il mio dovere,
Signore, e so a soccorrerlo offrirmi in sacrifizio,
Saprei a morte correre se rischj il precipizio:
Ma alcun’arte non m’ìndica forzar quel che mi strazia
I frutti per raccogliere di lui dalla disgrazia.

VINIO.
Però tien pronta l’anima a darne qualche saggio;
I sensi tuoi modifica, o almeno il tuo linguaggio,
E d’accordo per mettere la tua fortuna e il cuore,
Per l’amante pure auspica, serbati al vincitore.
Addio, vedo che approssima l’imperiale Camilla:
Qualunque cosa t’àgiti mostra anima tranquilla,
Del fallo suo avvantaggiati, sia l’occhio tuo più acuto
Al raggio vivo e amabile del trono che ha perduto.

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