852. OTONE, Atto IV., Scena I.

26 Apr

ATTO QUARTO.
Scena I.
OTONE, PLAUTINA.

PLAUTINA.
Che consiglj vi prodigo, infine, mio Signore?
M’angustia in modo simile un simile dolore,
E, tutta vostra, l’anima assai non si possiede
Per ritrovare un farmaco ai mali che prevede.
Non so più se non piangere, pietà di voi avere,
Sol che Pisone scelgano ci dà tutto a temere,
Mio padre già avvertirvene poté, per tutti e tre,
Oltre a scegliere il tramite di morte, altro non v’è;
E in più dobbiam difenderci da un’amante irritata,
Da un’offerta in un attimo profferta e ritrattata,
Da un omaggio cui il séguito così poco ha risposto,
E da un trono il cui inutile per lei voi foste costo.
Per voi il trono era l’unica sua attrattiva adorabile,
Per voi solo ella v’abdica, e nulla ha più d’amabile;
L’ira giusta ove spingere potrà non so davvero
La gran vergogna d’essere priva di voi, d’impero!
Onta più intollerabile, e tanto più sensibile
Quant’ebbe a ripromettersi un ritorno infallibile,
E con il vostro tramite pensò riconquistare
Quel che sembrava l’anima in vostro pro sdegnare.

OTONE.
Mi resta a morte accingermi, Signora, e l’ho voluto,
Quando in pro dei miei palpiti l’ho innocente potuto,
E volerlo m’è d’obbligo se il vostro empio dettato
Per morir senza crimine in reo m’ha trasformato.
A Camilla a un vostr’ordine mi sono presentato,
Con la nostra catastrofe vano tornò il reato,
Morrò vostro serbandomi tutto, e s’ad obbedire
Sembrai amante tiepido, e vi sembrai tradire,
Questa mano a quell’ordine stesso ai vostr’occhj ardita
Nel mio sangue ha da tergere la perfidia mentita.
Donna, non invidiatemi a tal fato inumano
La gloria almeno d’essere morto da buon Romano,
Dopo che vostro placito fu rendermi incapace
Delle grazie di spegnermi da amatore verace.

PLAUTINA.
Ben lungi dal far biasimo alla degna passione,
Voglio fissar lì il limite d’ogni gioja e ambizione.
Per disgrazie anche minime si rinuncia alla vita,
D’Arria l’esempio imito con virtù non mentita,
Ho mano ferma, e l’animo ho grande come lei,
E, quando mi necessiti, io so i doveri miei.
Signore, s’è possibile voi fino a ciò forzare,
Spererei, se m’è lecito, se tutto è a paventare,
Se anche Camilla è in collera, che si possa placare.

OTONE.
Donna, e potreste ingiungermi di costei impalmare?

PLAUTINA.
Ah non poter oppormivi io stessa per la prima!
Ma quando il nostro vivere tanta incertezza opprima,
Se non c’è un’altra egida…

OTONE.
Ah! corriamo alla morte,
O se a scamparla è d’obbligo ch’ambo si faccia forte,
Di Laco ormai si tolleri tutta la tirannia,
Prima di sottomettermi alla soperchieria.
Mi sono preferibili quegli empj colpi suoi
All’affronto di scorgermi senza ed impero & voi,
Alle onte di quel vincolo per cui farei orrore,
Poiché in Camilla additano per crimine l’ardore,
Un trono sottraendole in odio ad una fede
Che me cui ripromettersi per amore non vede.
Non che il trono, mancandomi voi, avessi in cuore,
Per voi volevo giungervi, ma non senza timore,
E Galba non avendomi nel caso disdegnato
Lo scettro potrei stringere, e avreste voi regnato:
Le vostre brame ho uniche mie regine onorande,
Le redini terrebbero d’impero così grande,
Le leggi…

PLAUTINA.
E’ dunque còmpito mio farvi imperatore.
Lo potevo, ma i tramiti per farlo ebbi in orrore,
Ma io saprò ben vincermi, me stessa dando in dono
E insieme riserbandovi la vita con il trono,
Ed orgoglioso crimine far che perciò soccomba,
Che un trono denegandovi vuol schiudervi una tomba.
Da Marziano mio tramite avreste voi vantaggio
Fosse stato soffribile per me il suo vile omaggio,
L’amor suo…

OTONE.
Può conoscersi Marziano così poco
Da osare…

PLAUTINA.
Ma ad estinguere non riuscì ancòra il fuoco,
E checché spinga a scegliere Pisone, & designare,
Mi basta un detto esprimere, molto saprò arrangiare.

OTONE.
Potreste voi ricredervi al punto da ascoltarlo?

PLAUTINA.
Signore, per soccorrervi potrei anche accettarlo.

OTONE.
La gloria consultatene, v’ispirerà il pensiero…

PLAUTINA.
Che parte dei miei obblighi è rendervi l’impero.

OTONE.
Che un fronte ancòra livido dei ferri che ha portato…

PLAUTINA.
E’ giusto abbia a pretendermi, se voi così ha salvato.

OTONE.
Riuscite bene a intenderne l’intero disonore?

PLAUTINA.
Solo salvare il vivere vostro intendo, Signore.

OTONE.
Ch’io vi veda, oh mia massima pena, stretta a costui…

PLAUTINA.
Voi a Camilla datevi, o io mi darò a lui.

OTONE.
A morte, a morte correre d’ambo in pro pensiam noi,
Con la mia gloria integra io, con la vostra voi;
A un trapasso serbandoci d’invidia anche agli dèi,
A me dovreste rendervi, io a voi mi renderei;
O se, in voi conservandomi tutto quello che adoro
A dar voi stessa v’obbliga tenace il mio disdoro,
Alla vostra serbandosi gloria una cura eguale,
Almeno preferitemi un illustre rivale.
Di pena abbia a soccombere, ma d’ira io morirò
S’ad uno schiavo rudere cedervi mi vedrò.

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