850. OTONE, Atto III., Scena IV.

20 Apr

Scena IV.
GALBA, OTONE, CAMILLA, ALBINO, ALBIANA.

GALBA.
Otone, e v’è da credere che voi Camilla amiate?

OTONE.
Queste brame sarebbero da parte mia arrischiate,
Sire, ma in più mite epoca, potendo, io oserei…

GALBA.
No, no, ché, voi amandola, v’ama certo anche lei.
E presso me il suo palpito rende per voi uffizj
Tali che voglio darvela, premio ai vostri servizj.
Così, benché oggi il placito a Laco abbia accordato
Che con Plautina in vincolo andiate voi legato,
L’illustre ardore, e nobile, di fiamma così degna
Mi fa disdire l’ordine, ed a costei v’assegna.

OTONE.
Mi vedete di giubilo stravolto, irresoluto.
Già davo a me medesimo un sùbito rifiuto,
E non iniqua collera pensai dover temere,
Che letizia s’immagini mi sia di non spiacere!
E lungi dal far biasimo a brame smisurate…

GALBA.
V’è tuttavolta incognito quanto a costei dobbiate.
Va tanto quel suo animo di quest’imene altèro
Che meglio vostro a farvisi fa a meno dell’impero.
Ad ambo do a decidere, a uniti sentimenti,
Nella mia corte titoli, oppure mandamenti,
Avete solo a dirmelo.

OTONE.
Sire, la principessa…

GALBA.
Pisone è assai implausibile s’opponga alla promessa.
L’ho nominato Cesare per farlo imperatore,
Sapete voi i suoi meriti, rispondo io del cuore.
Addio; io per adempiere a forma accostumata,
Vado in persona a porgerlo agli occhj dell’armata.
Quanto a Camilla, ad utile della lieta alleanza,
Avrà, sicuro siatene, tutta la mia sostanza,
Sin d’oggi dovrà essere mia sola ereditiera.

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