845. OTONE, Atto II., Scena V.

13 Apr

Scena V.
CAMILLA, LACO, MARZIANO, ALBIANA.

CAMILLA.
Io qui ben a proposito vi trovo, se dio vuole;
Con voi voglio discorrere: solo quattro parole.
Se alle voci che corrono credo, e tacer non voglio,
Mi par troppo in là spingersi dei consoli l’orgoglio;
Si dice voi estenderne la legge sul mio vanto,
E che brighiate a impormele si va dicendo intanto.

MARZIANO.
Signora, noi?

CAMILLA.
E farmivi ch’io possa servitrice,
Io, che Galba già medita fare un’imperatrice?

LACO.
Troppo siam consapevoli del rispetto dovuto.

CAMILLA.
Tanto più grave è il crimine, se l’avete perduto.
Che consigliaste, ditemi, a Galba tutt’e due?

MARZIANO.
L’idee nostre egli accogliere pensò come già sue,
E la scelta imponendosi di qualche successore,
L’impero per concedere a un degno possessore,
Sul dono imprevedibile fatto del serto stesso,
Vinio fu fatto esprimere, e Lacone s’è espresso.

CAMILLA.
Che Vinio e voi non abbiano, dunque, di ciò avvertito,
Che il nuovo & alto autocrate diverrà mio marito,
La mia mano a lui dandosi col dono dell’impero?
Galba, voi consigliandolo, si smente? No, io spero.

LACO.
Resta sempre il medesimo, e noi abbiam parlato
A quello accostumandoci che il cielo ha rivelato.
E’ il cielo in casi simili, poiché tien le corone,
Ad ispirare gli uomini di cui fare elezione.
Credevamo possibile, senza qualche attentato,
Il bene far coincidere e vostro e dello Stato:
Che il vostro possa opporglisi non sfiorò i petti nostri.

CAMILLA.
Foste, voi, lui, solleciti solo agli affari vostri,
E chi un Pisone candida mostra che suo disegno…

LACO.
Signora, immeritevole vi par forse del regno?
Egli ha virtù, ha spirito, il suo coraggio è noto,
E in più v’è a riconoscergli…

CAMILLA.
Che, in più, ha il vostro voto.
Ed è più che bastevole per avere il mio no;
Per rispetto all’origine sua, d’altro tacerò.

MARZIANO.
Colui che Vinio ìndica dunque amereste, Otone?
Ma (e siete consapevole) Plautina ne dispone,
E il suo unico anelito è dar la fede a lei.

CAMILLA.
Ch’arda ancòra ai suoi fascini, o preferisca i miei,
Son cose che riguardano noi soli, & è un fervore,
Il vostro, che s’incarica di me con troppo ardore.

LACO.
Ma consente l’autocrate ch’egli la sposi, ormai;
Io stesso, ora è un attimo, l’assenso conquistai.

CAMILLA.
E fu lui a pregarvene? Ditemi, o invidia v’era…

LACO.
Un amico affidabile non aspetta preghiera.

CAMILLA.
Che amicizia incantevole; e devo confessare
Che Otone v’ha ogni stimolo a doverla lodare,
Che il contrattempo utile del ben raro servizio…

LACO.
Signora…

CAMILLA.
Retta datemi, bando ad ogn’artifizio.
Non v’è tra i vostri còmpiti fare un imperatore.
Galba di Stato ha pratica, io conosco il mio cuore,
Quel che m’è inalienabile io so; sa lui che fare,
Quale allo stato principe sarà più salutare;
Se il cielo va ispirandovi, avrà cura di noi,
Saprà d’accordo metterci su ciò senza di voi.

LACO.
Se Pisone spiacevole vi riesce, altro ve n’è…

CAMILLA.
E’ il bene vostro estraneo a quel che preme a me,
Non vi manca lo spirito, ma ho l’occhio penetrante.
So quanto il poter massimo per ambo è affascinante,
E io non pongo ostacolo, da voi non sia disgiunto
Quel poter vostro, al termine cui è fin oggi giunto;
Quanto allo sposo, fatemi però la cortesia:
Ch’io sola pensi a sceglierlo mal grato non vi sia.
Ho d’amor proprio un pizzico, e sono infastidita
Dal dover per voi perdere la pace della vita.

MARZIANO.
Con voi dovrà egli reggere il mondo, che ai due serti…

CAMILLA.
Dunque devo ripetervi che ho gli occhj bene aperti?
Fin nei cuori so leggervi, e m’ostino a tacere;
Pure l’enigma a sciogliere non manca a me il potere.

MARZIANO.
Credesse a noi l’autocrate…

CAMILLA.
Certo vi crederà,
Certo lo sposo prendermi dovrò che sceglierà,
Sia ai miei occhj piacevole, sia che ripugni al cuore,
Sua sposa dovrò essere, sarà vostro signore;
Il tempo verrà a porgermi su lui qualche potere,
E qualche idea in quell’epoca voi ne potrete avere.
E i quattro detti eccovi che vi dovevo dire.
Vi penserete?

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