492. Dialogo con Giuditta Russo.

1 Apr

[Attenzione: questo Dialogo, pubblicato assai per tempo anche sull’Eco dello Sbramato di Vercelli, risale al

novembre del MMIX.

Qualche aggiornamento sulle ultimissime vicende giudiziarie della Russo, conclusesi benissimo, o malissimo secondo i punti di vista, sono state aggiunte in calce, e sono tutte rinvenibili tramite motore di ricerca].

***

Introduco il dialogo con un ragguaglio-cronologia della vita di Giuditta Russo (tratto dal suo libro-confessione: Giuditta Russo, Confessioni di un avvocato senza laurea, Cairo Editore, Milano 2006).
Tutti i nomi di persona, anche quelli dei genitori di GR, sono fittizî. Veri sono solo il suo nome, quello della nonna, quello di prete Franco Soprano e quelli dei due avvocati difensori.

***

CRONOLOGIA.

  • 1970. Giuditta Russo nasce a Pompei, da “Eduardo” (n. 1944), metalmeccanico, e “Francesca”, casalinga; suoi fratelli sono “Rebecca”, “Renato” e “Cristian” (n. 1987). Dall’infanzia abita a Trecase, paesino alle pendici del Vesuvio.
  • 1989. Compiuti gli studî classici si iscrive a Scienze politiche, pur avendo sempre sognato di fare l’avvocato, perché la fila per l’iscrizione è più corta.
  • 1990. Studia per dare diritto privato, ma nonostante sia preparata non ha il coraggio di affrontare l’esame. Inventa di aver preso 28/30. Andrà così con tutti gli altri esami, tutti preparati, nessuno sostenuto. Senza disiscriversi, decide di “passare” a Giurisprudenza.
  • 1991. È assunta come segretaria nello studio legale dell’avv. “Luca Guerra”, a Pompei. Lascia il primo compagno, “Marco”, con cui ha una relazione difficile. A quest’altezza sostiene di aver dato 10 esami. Comincia una relazione con “Luca Guerra”. All’interno dell’ufficio ha incarichi di sempre maggior responsabilità, che svolge brillantemente. * Trascorre un’estate con “Roberto”, “Fabiola”, “Paolo”, e “Arianna”, che conosce in quest’occasione. Vanno a Lourdes, dove GR s’impegna nel volontariato. * In settembre, “Arianna” le presenta “Flora”, figlia dell’”ing. Salvemini”. GR è molto promettente, e Flora prevede una collaborazione col padre.
  • 1992. Trascorre le vacanze con “Arianna”, di nuovo a Lourdes e poi ad Ibiza. * Scrive la tesi, che si è autoassegnata, sull’art. 416 bis, “Associazioni per delinquere di stampo mafioso”.
  • 1993. Finge di laurearsi. Si reca sola nei pressi dell’Università (non vuole nessuno con sé), e trascorre il tempo strappando le pagine della tesi e gettandole in mare. Si attribuisce un 110/110 con lode. È coinvolta in un ménage à trois con Luca Guerra e un’altra donna, che darà a “Guerra” un figlio. Va e viene dal Tribunale senza mai dover esibire il tesserino di avvocato, che non possiederà mai.
  • 1994. “Luca Guerra” si stacca dagli associati e porta con sé GR come praticante. GR comincia la collaborazione coll’”ing. Salvemini”, imprenditore edile arricchitosi con la ricostruzione del dopoterremoto, dal 1980. * Accetta il caso di “Adriano” (licenziamento per giusta causa), fratello di “Arianna”, e affronta il contenzioso tra “Salvemini” e l’”ing. Fracasso”, una causa lunga che costituisce il suo primo caso importante. Porta sostanzialmente avanti da sola lo studio di Guerra, e ha sempre più incarichi. * Per il caso di “Adriano”, che lavorava a Modena, comincia a fare la spola tra Napoli e la città emiliana collaborando con un avvocato locale. La causa è vinta. * Trascorre l’estate con “Adriano”. * Affronta l’esame di abilitazione alla sua maniera; nei tre giorni delle prove (diritto civile, diritto penale, diritto amministrativo) riesce ad impossessarsi delle brutte copie gettate dagli studenti e copia le tracce, svolgendo le prove nel caso dovesse dimostrare la sua effettiva partecipazione all’esame. Quell’anno, fortunatamente, gli esiti non sono pubblicati in bacheca. * Le è affidata “Flaminia De Angelis” come praticante nello studio di “Guerra”; rinuncerà, ma tra le due nasce una forte amicizia. * “Arianna” sposa “Eugenio”, il suo chirurgo plastico, con cui ha un matrimonio difficile.
  • 1995. e anni seguenti. GR provvede alla gran parte delle cause dello studio, ma fa conferire sempre il mandato anche a “Luca Guerra”, in modo che controfirmi sempre gli atti. Si adopera a far passare in giudicato le sentenze, in modo che non possano essere impugnate. * Affronta la causa di “Carlo” e “Luigi”, due statali che per anni hanno svolto mansioni di livello superiore a quello previsto dal loro profilo senza ricevere alcun riconoscimento. Sembra improbabile sia il poter ottenere le differenze retributive, sia far riconoscere la mansione superiore, ma GR accetta il caso. Ha un incontro traumatizzante con la controparte, un avvocato che le fa troppe domande sospettose. Dopo il processo rinuncia a sottoporre al giudice la teoria a cui ha lavorato e con la quale potrebbe forse vincere la causa. Dice ai clienti che si rifaranno in appello, ma l’iter sarà di 2-3 anni. Trascorso questo tempo riferirà agli assistiti che hanno vinto la causa, che invece nel frattempo è andata in perenzione. * Vive nel sospetto; modera i compensi per le cause al punto da avere difficoltà economiche, che deve a loro volta nascondere. * GR salva “Salvemini” dal fallimento – dopo il ricorso presentato da una banca –, ma l’imprenditore non può saldare i conti con lo studio, e GR lo convincerà a versare cauzioni da recuperare all’esito del giudizio; teoricamente i soldi andrebbero ad una cassa amministrata dall’Autorità Giudiziaria, di fatto finiscono a GR che con essi pagherà le persone con cui s’indebiterà con falsi investimenti. * Conosce tramite terzi “Giacomo”, che abita alla Mirandola (MO). È amore a prima vista. * Muore la nonna, Giuditta, alla quale GR è molto legata. * Per non rischiare di perdere “Giacomo”, GR racconta di essere nata dalla madre fuori dal matrimonio durante un periodo di crisi, di star attendendo il riconoscimento da parte del padre naturale e di non essere stata perciò registrata nell’Albo degli avvocati, ma in un albo a parte.
  • 1999. e anni seguenti. GR e “Giacomo” si sposano, e si trasferiscono alla Mirandola. GR chiude l’incartamento Salvemini il giorno stesso del matrimonio. * “Giacomo” e GR hanno difficoltà economiche. * GR continua a lavorare nello studio di “Guerra” a Pompei. Ha in carico la praticante “Liliana”, con cui nasce un’amicizia. Recupera parte delle proprie parcelle. * “Giacomo” e GR hanno intenzione di acquistare un casale in Toscana. GR racconta a “Giacomo” che il proprio padre è un nobile, appena morto, e che la vedova si oppone in ogni modo a che lei riceva l’eredità di una palazzina di 6 appartamenti e di un miliardo di lire su un conto svizzero. * GR comincia a lavorare in uno studio della Mirandola, con l’avv. “Massimo Piano”. * Segue la causa di divorzio tra “Arianna” ed “Eugenio”. “Carlo” e “Luigi” si aspettano la chiusura del giudizio nel frattempo mandato in perenzione. GR racconta che presto avranno i loro soldi. * Facendo la spola tra la Mirandola e Pompei non guadagna abbastanza. Racconta a “Giacomo” che è stato scoperto che l’eredità del padre naturale è frutto di illeciti, ed è ancóra bloccata. * Per pagare “Luigi” e “Carlo” propone ad “Adriano” il fantomatico progetto “Settanta più Trenta”, un progetto comunitario che permette, investendo 70.000 euro, di percepirne 30.000 in tre mesi. Con quei soldi riesce a coprire parte della somma promessa a “Luigi” e “Carlo”. * Si trasferisce con “Piano” in uno studio più grande. Lavora molto sulla regolarizzazione degli extracomunitarî, e diventa il loro punto di riferimento. * “Liliana” consegue l’abilitazione; GR le propone di aprire uno studio insieme. * Coinvolge “Adriano”, “Arianna”, “Viviano” (amico di “Arianna”), “Flora”, “Fabio”, la signora toscana dalla quale prendono in affitto un appartamentino per 15 giorni d’estate, e altri in investimenti. * “Giacomo” e GR dànno l’acconto per il casolare. * Per recuperare altri soldi, si rivolge ad “Arianna” dicendo che “Salvemini” le ha nascosto alcuni fatti, inducendola a sostenere menzogne, per cui il magistrato ha riferito all’Ordine, che l’ha sospesa dall’esercizio della professione, e in più le è stato sospeso il mutuo della Cassa avvocati. Flora si mobilita. Nel frattempo giustifica con “Giacomo” la mancanza di soldi per via dell’ostruzionismo della “baronessa”. Allarga il giro degl’investimenti per rendere denaro ai conoscenti e agli amici. Inventa nuove magagne del processo “Fracasso”, e nuovamente “Flora” le dà denaro; GR completa l’acquisto del casolare. * Paga “Adriano” con assegni postdatati, e deve pagare “Arianna” e “Viviano”. La causa di “Salvemini” giunge in porto; GR la segue fino in fondo, e “Salvemini” ottiene una somma ragguardevole, che tuttavia accetta solo perché aspetta i soldi versati a titolo di cauzione nel corso degli anni. GR riesce a farlo aspettare, e intanto riceve da “Viviano” una telefonata, nella quale le dice di avere un amico imprenditore interessato agl’investimenti. GR racimola con enorme fatìca una somma utile ad incoraggiarlo a investire. Nel frattempo avverte “Flora” che al massimo in due giorni avrà i soldi delle cauzioni versate a suo tempo da “Salvemini”. Ma il giorno dopo “Viviano” telefona a GR dicendole che l’incontro è saltato a causa di un accertamento della Guardia di Finanza. In rapida successione telefona anche la banca, che ha scoperto che gli assegni portati all’incasso da “Adriano” sono senza copertura, quindi “Flora”, annunciando che “Salvemini” sta venendo alla Mirandola ad incassare l’importo. Deve dirle che non ha i soldi. “Adriano” si rifiuta di ritirare gli assegni, la banca vuole sùbito copertura o manda al notajo per il protesto. “Flora” continua a tempestarla di messaggî, ricordandole anche altri prestiti. GR racconta a “Giacomo” che la “marchesa” è riuscita a far aprire un procedimento penale contro lei, che è stata sospesa dal progetto “70 + 30”, e che rischia il protesto per gli assegni ad “Adriano”. * Si recano a Pompei. Qui GR si dà appuntamento con “Viviano”, e vanno insieme dall’imprenditore. Pare che possa ajutarla, ma le fa anche avances molto esplicite in cambio del denaro. Quando torna indietro con “Viviano”, questi le dice che i soldi ci saranno sicuramente. GR inventa bugie con “Liliana” e il suo compagno, ma non hanno soldi. Chiede a “Giacomo” di vendere il casolare in Toscana; così fanno, e ottengono il necessario per coprire gli assegni. * Per affrontare “Salvemini” decide di raccontare a “Giacomo” che la “marchesa” ha falsificato una serie di articoli cambiarî che stavano arrivando alla banca di GR stessa, i quali, non onorati, le faranno rischiare un protesto. Deve ottenere un documento nel quale la “marchesa” si confessa colpevole delle malefatte, ma per ottenerlo una persona dev’essere pagata. “Giacomo”, però, non ce la fa più. GR lo manda a sollecitare il compratore del casale, che versi il saldo prima della scadenza. Giacomo cede, e provvede. GR chiede poi soldi a tutti i familiari, che le vengono in soccorso. * Riprende a lavorare con “Liliana”, e si sottrae alle domande di “Guerra”, che le chiede che cos’è che non va. Dice ai clienti in attesa dei loro profitti che il Tribunale l’ha nominata responsabile di una serie di aste immobiliari. Numerosi clienti le chiedono di impiegare a quel fine le somme dei rendimenti che dovrebbero avere a giorni, e dànno la disponibilità a partecipare. GR racimola 1 milione di euro, con cui salda con “Fabio”, “Flora”, “Salvemini” e quant’altri. * Un giorno, “Arianna”, “Flora” e “Viviano” si presentano in ufficio. “Flora”, insospettita, ha chiamato il Tribunale di Bologna, da cui ha saputo che il progetto “70 + 30” non esiste. “Salvemini” non ha fatto errori, e comunque GR non sarebbe mai stata sospesa, né le avrebbero sospeso il mutuo. “Arianna” dice che “Viviano” e l’imprenditore hanno agito per loro conto. Venendo alla Mirandola per incassare, non è mai tornato a Napoli. Si è fermato in un albergo in zona e ha telefonato per dire che l’investimento era saltato. In questo modo si è capìto che i soldi ottenuti dall’eventuale investimento sarebbero serviti a coprire gli assegni di “Adriano”. Quando GR e “Giacomo” sono scesi in auto a Napoli, “Viviano” li stava precedendo sullo stesso tratto di autostrada. Infine hanno scoperto che non si è mai laureata. * I soldi se li tengono, per pagare un avvocato nel caso in cui debbano subire un procedimento per causa sua. Non la denunciano solo per il bene della sua famiglia. “Liliana” sente tutto, e avverte “Luca Guerra”. Le chiedono di dimostrare il suo titolo di studio, ma GR chiede tempo. * GR vede “Giacomo” a Grosseto: la “marchesa” ha cancellato la mia identità. Ma “Giacomo” ormai sa della sua mancata laurea, e vuole tutta la verità. GR ne racconta una parte. “Giacomo” la porta dai familiari, dove racconta quasi tutto – salvo la parte riguardante gli ultimi investimenti. “Liliana” e “Luca Guerra” la lasciano al suo destino. * “Adriano” chiede di vederla. Ha sempre saputo che non era laureata e che gl’investimenti erano falsi, ma era anche fiducioso che avrebbe sempre trovato il modo di fargli avere soldi. È stato lui ad instradare “Arianna” e “Flora”, con qualche suggerimento. Non ha intenzione di restituire i soldi, se non all’Autorità giudiziaria. Ma si presta a firmare le carte giustificative dei movimenti bancarî. GR a sua volta firma un documento in cui dichiara che il denaro non era riciclato né proveniva da attività illecite. * Rimane il milione da restituire ai clienti.
  • È l’agosto 2005: “Giacomo” scopre l’ultima verità e, disgustato, vuole lasciarla. Ma è presente quando si confronta, nello studio di “Massimo Piano”, con i clienti inferociti davanti alla famiglia. GR ammette la truffa. Scortati dai clienti, torna a Napoli con “Giacomo” e i familiari. La portano dall’imprenditore che ha anticipato le somme per gl’investimenti. L’uomo capisce da solo che GR non è nemmeno laureata in legge. Seguono giorni di tensione, persecuzioni e inseguimenti, che coinvolgono tutti i familiari di GR. * Inutili le preghiere a “Salvemini” e a tutti quanti hanno ricevuto soldi: nessuno vuole restituire nulla. Basta dire a “Flaminia”, per telefono, che non è laureata in legge per perdere anche quell’ultima amica. * GR si confessa con don Franco Soprano, il prete che l’ha sposata con “Giacomo”, e lui la esorta a costituirsi. Il compagno di “Flaminia” le consiglia di rivolgersi al penalista Elio d’Aquino, che accetta di prendere in carico il suo caso. * “Giacomo” si separa da lei.
  • 01/09/2005. Si autodenuncia. * Qualche giorno dopo torna per essere interrogata dal magistrato effettivo. * Sceglie Gioachino Destra, civilista, per recuperare le somme regalate nel tempo.
  • 01/06/2009. Il giudice monocratico di Torre Annunziata la condanna a 5 anni di reclusione per esercizio abusivo della professione legale, esercizio abusivo della professione di consulente economico e truffa. Con l’avv. Elio d’Aquino decide di ricorrere in appello.

***

DIALOGO
CON GIUDITTA RUSSO.

  • Hai raccontato la tua storia nel libro Confessioni di un avvocato senza laurea, uscito pochi mesi dopo la tua autodenuncia, il I settembre 2005. Che cos’è successo dopo? Com’è evoluta la tua vicenda giudiziaria fino ad oggi?

R: I primi di giugno di questo anno si è concluso il processo a mio carico. Sono stata condannata alla pena di 5 anni di reclusione senza nessuna attenuante! Una sentenza che oserei definire esemplare (lasciami passare l’ironia). Da qualche giorno è stato depositato l’appello. Credo che la pena verrà ridotta e che lo Stato mi attribuirà la giusta punizione, quella che merito non quella che è frutto di giudizi assolutamente personali e fin troppo emotivi.

  • Pensi che la controparte abbia voluto punirti perché ti sei spacciata per “una di loro”? Che atteggiamento hanno avuto nei tuoi confronti durante il processo?

R: La controparte nel processo penale è il Pm (Pubblico Ministero). Il PM ha svolto il proprio lavoro con notevole competenza ed è riuscito ad inquadrare con molto equilibrio la mia vicenda giudiziaria, sia sotto il profilo umano che giudiziario, in ciò coadiuvato dalla Polizia Giudiziaria che ha seguito le indagini e che ha svolto un lavoro altrettanto esemplare. Non a caso, il PM non solo ha chiesto per me una pena inferiore a quella che il Giudice mi ha poi inflitto ma anche chiesto che mi fossero concesse le attenuanti. Il Giudice si è poi pronunciato diversamente. Se devo essere proprio sincera, ammetto che forse aver intaccato una “casta” ha favorivo un giudizio così pesante sul mio conto.

  • Nel libro dài una definizione originale del diritto: “Fu allora che definii il diritto la mia creta. Avrei imparato a plasmarla, a darle sempre una forma logica a seconda dei casi. A trovare una spiegazione razionale per ogni evento anche se sulle prime non riuscivo a vederla” (p. 37). Ma c’è, questa spiegazione razionale? Veramente tutto si tiene, nella legge?

R: Il diritto permette di fornire diverse interpretazioni a un evento, anche a quello che può sembrare banale. Non tutto si tiene nella legge, perchè non tutto ciò che è giusto è anche legittimo e viceversa. Ma è indubbio, a mio avviso, che l’esercizio della legge attribuisce un grande potere a chi lo esercita.

  • Non avrei mai detto che fosse una questione di potere, stando alle tue parole sembrava più passione intellettuale, la tua. Definiresti il tuo approccio alla legge, già allora, piuttosto spregiudicato?

R: Attento, David, non ho detto che ai tempi esercitare il diritto mi attribuiva un potere, ma che l’esercizio del diritto e della legge attribuisce potere. Sta a chi lo esercita o lo amministra non viverlo come tale. Ma è difficile. Io l’ho vissuto come autentica passione, come molti avvocati reali ed autentici fanno. Sarà per questo che prediligevo casi abbastanza complessi e in cui credevo fermamente. Diciamo che ero spregiudicata nell’andare fino in fondo anche quando nessuno credeva al risultato.

  • Il caso su cui inciampi è quello di “Carlo” e “Luigi”, due statali che hanno lavorato per una vita svolgendo mansioni al disopra del loro ruolo riconosciuto, e che hanno chiesto di essere remunerati secondo il lavoro effettivamente svolto. L’incontro con l’avvocato della controparte è stato così spiazzante, per te, che li hai difesi male, e hai mandato il loro caso in perenzione per non doverlo più rivedere. Quell’avvocato ti aveva semplicemente chiesto da quanto eri iscritta all’Albo. Secondo te sapeva? Lo hai più rivisto?

R: Si, secondo me sapeva. E ti dirò di più. Dopo essermi presentata all’Autorità Giudiziaria ho appreso di molti, fra amici e avvocati, che hanno riferito di aver sempre saputo che non ero un avvocato. Solo che pesava a tutti denunciarmi perchè a detta loro ero brava, gentile, disponibile, educata e davo sempre una mano a tutti. Quell’avvocato in particolare, no… mai più rivisto.

  • Il personaggio più sorprendente che s’incontra nelle tue pagine è “Adriano”. Quest’uomo, alla fine, ti dice chiaro e tondo di aver sempre saputo che non eri laureata e che gl’investimenti in cui l’avevi coinvolto erano falsi, ma che eri talmente brava che avresti sempre trovato il modo di fargli avere i soldi. Si è peraltro rifiutato di restituire un centesimo, esattamente come l’imprenditore edile per cui avevi lavorato per anni e tutti gli altri tuoi conoscenti. Tutte queste persone hanno poi restituito i soldi?

R: Nessuno ha restituito. Ho avviato proprio contro “Adriano” un giudizio civile per il recupero delle somme. Spero, infatti, che con una sentenza pilota sia più semplice ottenere una restituzione anche dagli altri.

  • Alla Mirandola, dove avevi uno studio insieme con un altro avvocato, nel bel mezzo del groviglio dei tuoi raggiri, sei diventata il punto di riferimento degli extracomunitarî della tua zona, specializzandoti nella regolarizzazione dei clandestini. Hai lavorato ancóra in questa direzione, in questi ultimi anni? O ti piacerebbe farlo?

R: La cosiddetta diversità non mi spaventa. Nulla di ciò che è diverso da me mi spaventa… anzi mi arricchisce. Nel mio piccolo sono molto vicina a coloro che hanno difficoltà di accoglienza nel nostro Paese.

  • Mentre eri ancóra in piena tempesta mediatica, Giovanni Mondelli, presidente dell’Assoimprese di Milano, ha espresso la volontà di averti come consulente. Com’è andata?

R: Ero andata a presentare il mio libro al Maurizio Costanzo Show. Giovanni Mondelli mi ha visto in TV e mi ha contattato per offrirmi un lavoro da consulente legale per l’Assoimprese. Essere una consulente legale non vuol certo dire esercitare la professione forense. Anzi, tanto per chiarire la vicenda che all’epoca destò un ulteriore clamore, l’Assoimprese ha uno studio legale che patrocina le sue cause. Io studio i casi, esamino una controversia, esprimo un parere e poi lo studio legale sceglie se accettare la mia linea di condotta su un processo o preferirne un’altra. Ammetto che fino ad oggi lo studio legale ed io siamo stati sulla stessa lunghezza d’onda. E poi sono stata fortunata ad aver incontrato sulla mia strada avvocati che non hanno sentito il peso della mia mancata laurea e che hanno gurdato a me solo umanamente e professionalmente. Oggi, oltre all’Assoimprese, sono consulente anche di una società che sta per apririsi al mercato. E se qualcuno si sente offeso per questo, non è un problema mio.

  • Hai scritto la storia della tua vita, un romanzo che ancóra aspetta di vedere la luce e un programma televisivo. Ti vedi come scrittrice a tempo pieno?

R: Se non avessi la necessità di mettere insieme tanti soldi, si….sarei una scrittrice a tempo pieno. Ma non me lo posso permettere, anche se dedico molta parte del mio tempo libero alla mia anima creativa.

  • Di che cosa racconta il romanzo? Lo hai già proposto a qualche editore?

R: Il nuovo libro racconta di una donna che vive la medesima esperienza in una sola settimana ma con due stati d’animo differenti. E’ un po’ la storia di un viaggio per arrivare in un luogo aperto ma sicuro dentro di sé. L’ho proposto… attendo riscontri.

  • È cambiata la tua percezione della legge, dopo che ti sei costituita? Pur amandola sempre, la vedi diversamente?

R: Vedo la legge esattamente come la vedevo prima. La legge non è sempre giusta e spesso è amministrata con estrema superficialità, tanto dai Magistrati che dagli Avvocati. Devo, però, dire che ci sono Avvocati che sanno fare molto bene il loro lavoro e che hanno passione da vendere. Pochi i giovani, molto di più gli Avvocati con i capelli bianchi.

  • Hai sempre avuto il pregio di curarti poco dei soldi, al punto di vedertene passare quantità enormi per le mani e nulla trattenere per te. Ma anche al punto di trattare il denaro altrui con eccessiva disinvoltura?

R: Ho uno strano rapporto con il denaro. Se potessi vivere in una comunità in cui si baratta sarei appagata. Forse sono stata un po’ disinvolta con il denaro altrui, ma è vero anche che finchè ho potuto ho restituito e anche con somme tre volte più alte di quante me ne erano state date. Ciò la dice lunga su quanto volessi essere disinvolta fino in fondo con il denaro altrui.

  • È cambiato il tuo modo di vedere le persone, in genere? T’è risultato più difficile crederci, amarle?

R: Ma no. Io amo il genere umano, amo la complessità dell’animo umano, amo dare e ricevere fiducia a prescindere da un errore commesso. Credo che avere la predisposizione a calarsi nei panni altrui permetta di vedere e sentire più cose. Mi sento una privilegiata da questo punto di vista. Sto leggendo un libro in questi giorni che mi insegna una cosa importante: ciascuno di noi interpreta delle sceneggiature nella propria vita per tenere sotto controllo la realtà. Poi, d’un tratto, la realtà di ribella ad esse… e presenta il conto. Così come è accaduto a me, accadrà a tanti e molti. Ma io non ho paura dei conti degli altri, anche quando sono salati.

  • Per soldi sei stata smascherata, e per soldi sei stata condannata. Molti soldi: un milione di euro. Non rispondere se non ti va: a che punto sei?

R: diciamo che non è proprio facile arrivare in cima e che la scalata è piena di ostacoli, ma sento che ce la faccio e che ce la farò.

  • A te, stando a quello che racconti di te, è sempre piaciuto viaggiare, eppure non hai mai pensato alla fuga. Quando la tua vicenda giudiziaria si concludesse in modo per te positivo e i debiti fossero appianati, rimarresti ancóra in Italia? Hai mai pensato di averne abbastanza, di voler cambiare aria definitivamente?

R: Sono fuggita per anni da me stessa, David. E non è stato un bel viaggio quello. Amo l’Italia anche se è difficile un po’ per tutti, credo, vivere qui. Ma sono molto patriottica, nonostante le grandi storture di questo Paese. Ciò che conta per me è sentirmi a mio agio dove vivo, aver trovato finalmente un posto in cui poter abitare, e quel posto è dentro di me. Quando ci si sente così come mi sento adesso io, il viaggio ha un sapore diverso ed ogni luogo sa di accoglienza.

  • Nel libro descrivi diverse personalità femminili interessanti, con le quali hai avuto rapporti di amicizia molto intensi e all’insegna del rispetto reciproco, e diverse storie d’amore con uomini piuttosto squallidi: il depresso ed egoista “Marco”, il superficiale e volgare “Luca”, il cinico “Adriano”, l’infantile e dipendente “Giacomo”. L’hai smessa di farti male?

R: oltre ad essermi fatta male, ho anche provocato sofferenza agli altri e sarebbe poco utile per me se non lo ammettessi. Le mie storie d’amore sono come quelle di tante donne, nulla di più nulla di meno. Per quanto riguarda “Giacomo”, il mio ex marito, a differenza di te non lo considero affatto un infantile né un dipendente da me. Lui, più di tutti, ha avuto la sua buona dose di dolore da dover gestire quando tutto è venuto a galla. Ho una grande stima di lui e un immenso affetto ci lega. Ci siamo concessi la possibilità di ritrovarci nella reale essenza di noi, spogliandoci del passato e imparando a guardare alle nostre vite in maniera finalmente libera. “Giacomo” resta e resterà uno degli uomini più importanti della mia vita.

  • Nel libro ti rifiuti di assumerti interamente la responsabilità di quello che è successo. Parte di colpa l’hanno avuta i genitori che ti hanno gravata di responsabilità, il primo avvocato presso cui hai lavorato con la sua superficialità, tuo marito con la sua (m’è parso) dipendenza da te, e via di questo passo. Provi rancore per qualcuno, oggi?

R. Aver riconosciuto le mie responsabilità non mi permette di attenuare quelle che credo ci siano anche negli altri. Mi interessa poco che gli altri abbiano il coraggio di assumersele, l’importante per me è sapere che non tutto è dipeso da me, anche se io sono stata protagonista di questa storia in prima persona. Non provo rancore, il rancore è un sentimento assente dalla mia vita. E non lo provo, perchè credo che noi tutti siamo il prodotto non solo delle nostre azioni ma anche di quelle degli altri.

Ho una domanda io per te:

D: Ma in fondo in fondo, un po’….ti sono simpatica?

  • Secondo te?

 

***

Ultimi sviluppi.

  • 2011. GR pubblica il romanzo Via dell’anima.
  • 30 ottobre 2013. I reati ascrittile cadono in prescrizione, con gran disdoro del PM Mazzei.
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: