834. ORAZIO. Atto V., Scena I.

25 Mar

ATTO V.

SCENA I.

IL VECCHIO ORAZIO, ORAZIO.

IL VECCHIO ORAZIO.
Dalla vista togliamoci di queste cose infeste,
Qualche lode per sciogliere al giudizio celeste:
La gloria il petto enfiandoci, sa bene come fare
Il fasto per confondere che s’osa troppo alzare.
I piaceri più amabili sempre han qualche tristezza;
Le virtù in noi intorbida segno di debolezza,
E s’accorda sporadico alla nostra ambizione
Il puro onore, & integro, di qualche buona azione.
Camilla non so piangere; gli atti suoi sono rei;
Io sono più a compiangere, piango te più che lei:
Io, d’un cuore l’origine così poco romano;
Te perch’hai coll’ucciderla sporcato la tua mano.
Te iniquo non considero, troppo la pena pronta:
Ma figlio, risparmiartene potevi bene l’onta:
Per quanto enorme, il crimine suo, e di morte degno,
Meglio dai colpi incolume, che dei tuoi colpi segno.

ORAZIO.
Il sangue mio prendetevi, per legge è in voi il padrone;
Il suo mi parve un obbligo versarlo alla nazione.
E se da voi si giudica lo zelo mio dannabile,
E se devo riceverne condanna interminabile,
Il mio braccio col rendere ontoso e profanato,
Con un detto è possibile a voi troncarmi il fato:
Tutto il sangue prendetevi di cui la mia viltà
Compiendo il brutto crimine bruttò la purità.
Al braccio era insoffribile un reo nella sua schiatta;
Dov’Orazio ebbe origine, via sia la macchia tratta.
E’ quando fatti avvengono che macchiano l’onore
Che ha interesse a prendervi un tale genitore:
L’amore ha in lui da spegnersi s’è inutile ogni scusa;
E quando ne dissimula, da sé lui stesso accusa;
La sua gloria medesima a trascurar si trova
Dal punire esimendosi quello che non approva.

IL VECCHIO ORAZIO.
Non sempre vuol ricorrere a un rigoroso eccesso;
Pensa coi figlj indulgere sovente per sé stesso;
La sua vecchiaja amabile trova ad essi appoggiarsi,
Spesso non castigandoli solo a non castigarsi.
D’altr’occhio ti considero che non veda tu stesso;
Io so… Viene avanzandosi il re, alle guardie appresso.

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