832. ORAZIO, Atto IV., Scena VI.

25 Mar

Scena VI.

ORAZIO, PROCOLO.

PROCOLO.
Che faceste?

ORAZIO.
Ebbi a compiere qui di giustizia un atto;
Chiede un supplizio simile un simile misfatto.

PROCOLO.
Trattarla v’era d’obbligo con durezza minore.

ORAZIO.
In lei né consanguinea, né una sorella muore.
Non più costei consideri mio padre come figlia:
Chi il suo paese abomina rinuncia alla famiglia;
Nomi così amorevoli non gli sono concessi;
Nemici suole rendersi cari i parenti stessi:
Li arma quel medesimo sangue in odio al reato.
N’è il colpo, quant’è rapido più, più lodato;
E l’auspicio esecrabile, per quanto sia impotente,
E’ un mostro che si soffoca quand’appena è nascente.

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