829. ORAZIO, Atto IV., Scena III.

24 Mar

Scena III.
IL VECCHIO ORAZIO, CAMILLA.

IL VECCHIO ORAZIO.
Non più, non più di spargere pianti son queste l’ore,
Figlia, che poco addicono dove rifulge onore:
Le perdite domestiche è male il deplorare
Dove a vittorie pubbliche servirono a portare.
Che Roma seppe vincere Alba è bastante a noi;
Male non v’è, comprandosi a tal prezzo, che ci annoj.
E’ d’un uomo la perdita nell’amante, pur caro,
Per cui in Roma facile sarà trovar riparo:
Dopo quest’atto splendido, non vi sarà Romano
Che non avrà carissimo il darvi la sua mano.
Io a Sabina ho l’obbligo di recare la nuova;
Per lei, è indubitabile, sarà una dura prova.
I tre fratelli spentile da suo marito stesso
Le faran, più che meriti il vostro, il cuore oppresso;
Ma spero non difficile dissipar la tempesta,
E se quella grandanime la prudenza ammonesta,
Potrà presto conquidere quel nobile suo cuore
Clemente amore, debito al grande vincitore.
Da voi intanto si soffochi questa vile tristezza;
Se viene, ricevetelo con meno debolezza;
Sorella ancòra siategli, da uguale grembo tratta,
Avendo ambi origine da un’identica schiatta.

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