827. ORAZIO, Atto IV., scena I.

23 Mar

ATTO QUARTO.
Scena I.

IL VECCHIO ORAZIO.
Mai nulla di quel perfido più ditemi in difesa;
Com’anzi ai consanguinei di lei la fuga ha presa,
Fugga da me: a proteggere quel sangue che l’accora,
Se il mio sguardo non evita, nulla ha intrapreso ancòra.
Sabina può farvi ordine, o ch’io di nuovo attesti
Alla potenza massima delle schiere celesti…

CAMILLA.
Vogliate, oh padre, assumere più dolci sentimenti;
Presto Roma medesima far vedrete altrimenti;
E in qualunque catastrofe l’abbia il cielo piombata,
La valentia assolvere dal numero schiacciata.

IL VECCHIO ORAZIO.
Come Roma ne giudichi, Camilla, è poco a me;
Padre mi trovo ad essere, e un padre ha dritti a sé.
Come virtù veridica sia so fin troppo bene:
Può sopraffarla il numero, ma gloria non ne ottiene;
E il suo maschio resistere, senza ceder d’un passo,
Senz’alla forza cedere da quella è posto a basso.
Tacete; e che desideri Valerio ora ascoltiamo.

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