821. Immortalato 2. [la vendetta]?

16 Mar

Nel frattempo sto prendendo copiosi appunti – magari non TANTO copiosi, ma spero succosi, ricchi di informazione & dirigenti a soda pietà. Dato che in quel cesso di biblioteca di Grosseto (una città che è un cesso, in genere, di per sé; che cosa pensare di una città la cui mappa contempla una via “Riccardo Leoncavallo”? Che cosa di una città che nella sua toponomastica comprende una “piazza Bettino Craxi” [priva di panchine, peraltro. Che siano tutte ancòra a Hammamet?]? Che cosa di una città che come unico ponte sull’Ombrone, che avrebbe bisogno di altri transiti, ha il “ponte Benito Mussolini”?), nonostante quanto spergiurato dal sito circa le 10. postazioni internet, non esiste possibilità di connettersi a terminale, ho dovuto aspettare di trovarmi in questa ridente Orbetello – ridente davvero; è molto bellina. Non scherzo – per riportare quanto da me registrato per il vii.iii:

«Mi sono alzato non prestissimo e mi sono fatto il caffè. Sono andato in v. Urania, alla Coldiretti; magari coll’ajuto di qualche indicazione. Mentre venivo in qua ho intercettato un giovine uomo dall’aria tossica, frusta, e anche un po’ da psicofarmaci, che fumava una sigaretta venendo nella mia direzione. Gliene ho chiesta una. Me l’ha data. Poi mi ha detto: “Se vuoi posso darti anche una moneta, per il caffè”. “Sì?”, ho chiesto; “grazie, se vuoi”. Ha annuito, ha tratto un borsello perlinato e ne ha estratto un euro. Ha detto: “Per un caffè, se vuoi, o più tardi una cosa da mangiare, una merendina, un estathé”. “Grazie”, ho detto, e me ne sono andato. Devo avvertire che se il richiamo all’estathé sembra troppo specifico, in effetti quella bevanda è bevutissima, a quel che pare, in tutta la Toscana meridionale. La vedo in mano a tutti, specie giovani.

Sono rimasto sotto il porticato in attesa dell’apertura (pioveva, a tratti), scroccando ogni tanto qualche sigaretta; come ad un ragazzo biondastro e grosso, molto gentile, o (senza successo) a una signora col cane, dura come un uomo e vestita come un ragazzo. Poi, dato che avevo un euro in mano, me ne sono andato al cesso del rondò, e mi sono preso un caffè (non nel cesso, ma all’uscita dallo stesso).

Al ritorno era aperto; cioè mi hanno aperto dall’ufficio a fianco, che non è della Coldiretti, e mi hanno fatto passare nella stessa. C’era una ragazza dietro la scrivania che parlava con un ragazzo e una donna di mezz’età, magari madre & figlio; ho sentito che ci sono agevolazioni per giovani imprenditori agricoli, vale a dire sotto i quarant’anni. Solo che a me non me ne potrebbe frega’ di meno. Quando hanno finito sono entrato, e ho chiesto alla ragazza, peraltro gentile, se alla Coldiretti sono in grado di dare indicazioni quanto a lavoro. Ha detto che non è còmpito loro, ma che alla sede centrale (quello è un distaccamento di fresco aperto) forse si possono trovare bigliettini, o qualche impiegato informato di. La sede centrale è in via Roccastrada, mi ha detto; e mi ha fatto anche il disegnino su come passare a nord della rotonda e proseguire non in direzione del mare, no, ma in quell’altra direzione, insomma, diritto a sinistra. Ora, io non so se questa ragazza fosse scema tutta o semplicemente si fosse confusa per aver cambiato recentemente ufficio, o magari perché le avevano cambiato direzione della scrivania, ma mi sono ritrovato impelagato nella zona industriale, che ho percorso per un bel po’ fino all’Eurospin, dove ho approfittato per chiedere a un’anziana signora che mi diceva di via Roccastrada – “E’ dalla parte opposta della città. Qui è Tutte Nazioni”, così m’ha detto -, e poi per guardare il retro dell’Eurospin. Roba, per dire, ce n’era, solo che ero arrivato tardi; c’era un vecchietto col furgone che stava finendo di caricare tutta la munnezza. Però ha avuto pietà di me, e mi ha regalato una rete di arance. Marce.

Mentre se ne andava ho frugato a mia volta, e ho trovato – là dove lui non poteva arrivare – alcuni pomodori. Li ho messi nel sacchetto, ho fatto il giro dell’Eurospin e me ne sono tornato indietro. Poco prima dello snodo ho intercettato un ragazzo e una ragazza, cui ho chiesto se riuscivano a darmi indicazioni un po’ precise su via Roccastrada. Mi hanno detto al fondo di v. Uranio. Ah, ecco.

Senza più alcuna fiducia nella Coldiretti (a parte che è un covo di reazionarj, ma questo si sapeva da una vita &mezza) mi sono spostato verso via Roccastrada quasi insensibilmente. L’entrata, donde sono passato, era poco visibile, sicché mi sono ritrovato ad occhieggiare da dietro il vetro di una porta col maniglione antipanico, ma dalla parte opposta del maniglione. Sicché ero chiuso fuori. Dentro alcuni addetti prendevano il caffè alla macchinetta. Una ragazza occhialuta, dall’aria sbrigativa, non appena m’ha visto ha spinto il maniglione e ha detto: “Prego”. Io sono entrato. Ho chiesto quel che dovevo chiedere. Gli addetti si sono guardati. Poi la ragazza ha detto: Vai all’ingresso, chiedi alla ricezione, magari lei sa dove indirizzarti, sennò in qualche modo troviamo come ffà”. La ragazza della ricezione mi ha mandato sù all’ufficio della *** [non ho nemmeno registrato il cognome, magari Radicofani o Crisafulli, ma non ha nessuna importanza]. Salito, ho trovato la ragazza occhialuta dietro un bancone; mi sarebbe piaciuto che fosse lei la luminare, ma purtroppo mi ha passato in un ufficio lì accanto, dove un donnone bruno e grosso ha detto che loro conoscono solo le aziende i cui proprietarj portano lì i lavoranti a registrare. Quindi solo gente che ha già trovato gente, che l’ha già sistemata. Si suppone, penso, che siano gli ultimi a cercare, dato che hanno già trovato. Altrimenti provare al collocamento, sive centro per l’impiego, zona scuole (c’è una specie di lager, in effetti, a sud della città, dove tengono ingabbiati tutti i ragazzi che fanno finta di studiare). Me ne sono uscito mormorando “Sì, ma io mi sono rotto i coglioni”, e me ne sono andato a fare un giro. Magari se dicevo qualcosa a Quattrocchj mi si commoveva e qualcosa faceva saltar fuori, ma non so, non credo.

Mi bruciavano i piedi. Mi sono spostato verso via Orazio Coclite, e mentre due bangla tracannavano birra sotto il gazebino mi sono lavato i piedi con quell’ottimo vagisil (che però sta finendo, disdetta), alla fontana. E’ sopraggiunta, saranno state le 12.15., una macchina bianca, un tale di mezz’età con la faccia da sbirro mi ha detto: “Quella è acqua potabile, non si può!”. “Mi scusi”, dico gentilmente, aspettando che esibisca il distintivo, “non lo sapevo”. Non  ha esibito nessun distintivo, non ancòra, e si è rivolto ai due bangla raccomandandosi che buttassero le lattine vuote, una volta finito. Poi s’è rivolto nuovamente a me, ero sicuro per mostrarmi il documento di riconoscimento. Invece no, ha insistito che quello che stavo usando era sapone liquido, che dovevo lasciar pulito. “Sì, sì”, ho detto, nella paziente attesa che esibisse il distintivo. “Però, sa”, dico, “non ho alternative”. “Ma c’è la Caritas!”, ha detto. A questo punto ero sicuro che avrebbe estratto il distintivo – la faccia era quella giusta. Mentre mi rimettevo le scarpe, e lo sbirro si rivolgeva ai due bangla chiedendo se sapessero dov’era la Caritas, noto che l’altro sbirro, chiatto e cogli occhiali, sta filmando tutto con un ipad bianco, levato come le ampolle di s. Gennaro. “Ma sta registrando?”, chiedo stupidamente. “Sì”, dice lo sbirro numero 1., “stiamo facendo un servizio sul degrado”. Da quando in qua le forze dell’ordine fanno “servizj”? Lo sbirro n. 1., che ancòra non ha esibito un cazzo beato, mi dice di portar via tutta la roba, poi dopo. Gli dico: “Sa, è il mio zaino, mica lo lascio qui”. Lui, rabbonito, dice: “Sì, massì, lo so. Ciao”. E invece di mostrarmi che bel distintivo ci ha rimonta in macchina col chiatto. Faccio due passi verso loro, mi sa che se ne vanno. “Siete della polizia?”. Il chiatto annuisce gravemente. Lo sbirro n. 1. dice no. “Carabinieri? Vigili?”. Lo sbirro n. 1., ormai alla guida e chiusa la portiera, fa all’altro: “Ho capìto che vuol dire, questo”, riapre e mi dice: “Siamo cittadini”, e spara alcune cazzate da indignazione civile & grillina. Mi faccio avanti dicendo: “Spero che quelle immagini faranno un buon fine” [ma quanto sono coglione]. “Certo faranno buon fine, saranno mostrate ad altri cittadini…” “Io sto cercando lavoro, non mi sembra bello mettere alla berlina la gente in questo modo. Vi sembra giusto?”. “Aspetta lì, allora, aspetta lì”, m’ha detto, & è sfrecciato via.

E io ho preso la targa, DM854ZP. Prendo le mie cose, mi faccio indicare da una negoziante vicina dove sono i carabinieri. La negoziante dice anche, invariabilmente, che c’è da camminare, come sempre nelle città piccole le distanze sembrano chissà che; invece ci arrivo in una decina di minuti. Parlo con il carabiniere al banco, mi dice che avrei fatto bene a chiamare il 112.; gli dico che ho una sim buona solo per dirmi l’ora (nemmeno il giorno!), e comunque gli lascio il numero di targa. Lo segna e dice che comunica alle volanti che c’è qualcuno che fa filmini ai giardinetti, di più non può fare. Il numero di targa, spiega, non serve; se non c’è la flagranza, se non è in possesso, al momento, delle immagini incriminate, &c. Non importa, il numero di targa intanto ce l’ho.

Mi sono spostato verso le mura medicee, in cerca della biblioteca. Ho intercettato un giovane padre campano, fulvo, bello, che mi ha concesso una sigaretta “proprio volentieri” e mi ha indicato la biblioteca in modo palloccolosissimo, così che non potessi sbagliarmi neanche fossi stato il doppio deficiente di quel che sono. In Comune, perché il palazzo cui ero stato indirizzato è quello del Comune, mi ha detto l’usciere che non c’è la biblioteca, ma un punto prestito che funziona poche ore la settimana. La biblioteca vera & propria è in v. Bulgaria, a nord della città. Mi faccio dare la mappa e ci vado, passando per i quartieri squallidi che sono la cifra di questa squallida città [persino Bergamo è più bella di Grosseto]. Qui giovani entrano & escono; al primo piano parlo con una donna dentro una specie di guardiola, che risponde alle mie rimostranze (dico persino che quello è “un guajo. Grosso”) “Lei ha ragione, signore, è che purtroppo non abbiamo postazioni, funziona solo il wifi… Abbiamo una postazione fissa che…” “Dov’è il cesso?” “… Di sopra”. Vado di sopra, non rispondo al saluto delle due chiattone di guardia, mi chiudo dentro sbattendo la porta, bevo un ettolitro di acqua, piscio, mi lavo le mani, mi asciugo, esco, scendo le scale, sbatto la porta d’uscita e me ne vado.

Torno in Comune, chiedo all’usciere dov’è la Caritas (non sapevo, in effetti, che ce ne fosse una; non tutti gli stronzi vengono per nuocere), mi dice via Ferruccj. Ci vado sùbito per localizzarla. Devo addentrarmi in un’ospizio e intercettare una rumena che mi c’indirizzi esattamente, perché infatti non è propriamente in via Ferruccj, ma dietro, davanti al parcheggio. E’ un edificio enorme, grigio; l’ingresso è in fondo alla piazza. Un vialetto interno conduce alla portina di un seminterrato. Il vialetto è pieno di maghrebini che bevono birre & tavernelli, sono tutti allegri, uno mi dice: “Prego, signore!” forse tentando di toccarmi il culo. Parlo con una ragazza robusta, in nero. Mi dice che aprono domattina alle 9.00., per la doccia, ma di farsi trovare prima perché prendono solo i primi dieci.

Gironzolo. Il tempo è brutto, ma non dovrebbe piovere. O forse sì.

Per dormire mi metto sotto il gazebino. Durante la notte si mette a piovere; il tettuccio regge. Tanto meglio».

Ora, a parte il fatto che non so quante centinaja di torinesi, savonesi, pisani, piombinesi e va a sapere quant’altri mi avranno visto lavarmi i piedi a una fontana, se lavarmi i piedi è degrado, che cosa sarebbe se smettessi di lavarmeli del tutto? Punto secondo, che lavoro fa questo signore, che a mezzogiorno da poco passato del lunedì mattina ha agio & tempo di fare il guardone coi disgraziati?

Ero certo che postasse su youtube, e infatti mi è bastato digitare “Grosseto degrado” e l’ho trovato, è questo qui, si chiama Lorenzo Mancineschi. Mi sono dovuto sorbire la poor pornography di ogni clip nella vana ricerca dei miei piedi, ma non li ho trovati. Beh, adesso almeno avete il suo numero di targa – dovesse servire.

***

Ah, ecco: dovrebbe essere questo: un investigatore privato. Rimasto disoccupato, evidentemente.

***

Ah, no, ecco: lèggere qui chi è e che fa, con la connivenza delle forze dell’ordine (e il compiacimento della stampa), evidentemente contentone di tirare stipendj e non fare quello che devono. E ha pure un figlio (quattordicenne; dice che è per la preoccupazione che prova per il futuro del figliuolo che fa tutto ciò. Che dire? Speriamo che muoja trombato da un plotone di spacciatori, così almeno il padre finalmente si dà una calmata).

***

E’ pure in politica, il fascistone; vedi qui, è il xii. candidato della lista de La destra.

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