807. Pietro Cornelio. ORAZIO trasportato in italiano. Atto Primo. Scena prima.

16 Feb

ORAZIO.

TRAGEDIA.

***

PERSONAGGJ.

TULLO, re di Roma.

IL VECCHIO ORAZIO, cavaliere romano.

ORAZIO, suo figlio.

CURIAZIO, patrizio d’Alba, amante di Camilla.

VALERIO, cavaliere romano, innamorato di Camilla.

SABINA, sposa d’Orazio e sorella di Curiazio.

CAMILLA,amante di Curiazio e sorella d’Orazio.

GIULIA, signora romana, confidente di Sabina e di Camilla.

FLAVIANO, soldato dell’esercito d’Alba.

PROCOLO, soldato dell’esercito di Roma.

 

La scena è in Roma, in una sala della casa d’Orazio.

***

ATTO PRIMO.

Scena prima. Sabina, Giulia.

SABINA.

Accetta ch’io sia debole, tollera il mio dolore;

Non meno ne rimerita un tanto grande orrore:

Quando si vede scendere su sé tale saetta

Anche ai più fermi animi lo smarrimento spetta;

E il cuore più incrollabile, cui più fermezza avanza,

Non può senza disordine dar prova di costanza.

Benché il mio cuore s’àgiti in questi duri istanti,

Non possono i suoi palpiti nulla sopra i miei pianti,

E in mezzo a quegli aneliti che al cielo il cuore invia,

I miei occhj obbediscono alla costanza mia.

Far che il male dell’anima colà sia vinto & domo

E’ far da più che femmina, se è far men che da uomo.

Comandare alle lagrime, al colmo del terrore,

Dato il sesso, è bastevole ìndice di rigore.

 

GIULIA.

Può darsi sia bastevole per comune natura,

Per cui scarso pericolo è colmo di sventura;

Ma d’esser così debole ha in onta un grande cuore,

In cui speranza, in esiti dubbj benché, non muore.

I due campi s’eressero sotto queste muraglie;

Ma non apprese a perdere Roma le sue battaglie.

Non già si deve fremere per lei, uopo è esaltarsi:

Essa sta per combattere, dunque per ampliarsi.

In bando, in bando vadano timori così vani;

Da voi voti si formino più degni dei Romani.

 

SABINA.

Sono Romana, oh spasimo, perché Orazio è Romano;

Ne ricevetti il titolo dandogli la mia mano;

Ma sarei per tal vincolo schiava io incatenata,

Se mi rendesse immemore del luogo in cui son nata.

Alba, ove prima scorgere potei del dì il fulgore,

Alba, il mio amatissimo paese, e primo amore;

Tra noi e te nell’ardere di guerra, sono afflitta

Sia vittrice pensandoti, sia al crederti sconfitta.

Roma, se mi rimproveri che infida in ciò son io,

Nemici allora scegliti più adatti all’odio mio.

Se alle mura l’esercito loro e i nostri soldati

Tre miei fratelli mostrano contro il mio sposo armati,

Che voto posso sciogliere? come, senz’empietà,

Sia mai che al cielo mendichi la tua prosperità?

Ne sono consapevole, lo Stato tuo nascente

All’armi senza correre non può farsi potente;

So ch’esso deve accrescersi, e i grandi suoi destini

Non possono aver limite tra i popoli Latini;

So gli Dèi ti promisero l’impero della terra,

E ad ottenerlo il tramite solo sarà la guerra:

Lungi dal fare ostacolo al nobile tuo ardore,

Che il decreto dei Superi segue, e va a farsi onore,

Coronati gli eserciti veder di già vorrei

Con vittorioso incedere calcare i Pirenei.

Verso l’Oriente spingere tu puoi i tuoi battaglioni;

Del Reno in riva erigere puoi bene i padiglioni;

Far le colonne d’Ercole tremare ai passi tuoi;

Ma la città che Romolo diede oltraggiar non puoi.

Ingrata, ben ricordati che al sangue dei suoi re

Nome e mura si devono, e leggi, oggi da te.

In Alba è la tua origine; pensa, ferma le squadre,

Ché il ferro va a configgersi nel seno di tua madre.

Trionfante, ad altro termine il braccio tuo s’appiglj;

E brillerà di giubilo nel giubilo dei figlj;

Cura di madre a prendersi si rivedrà concessa,

Vorrà quel che desideri, se non sei più contr’essa.

 

GIULIA.

Detti che mi sorprendono, se rammento che quando

Contro Alba ed il suo popolo ci venivamo armando,

Voi mostravate d’essere per essa indifferente

Quasi traeste origine da romano ascendente.

Virtù per me ammirevole, che aveva preferito

Ai suoi scopi medesimi gli scopi del marito;

E asciugai quante lacrime allora voi spargeste,

Credendo Roma l’unico motivo onde temeste.

 

SABINA.

Finché non si scontrarono se non in lievi risse,

Non atte acché un esercito tra i due più ne patisse,

Finché lenì il mio palpito di pace un’illusione,

Volli dar tutta d’essere Romana l’impressione.

Se veder Roma prospera mi diede qualche pena,

Di quel moto recondito tosto frenai la piena;

E se, tra sfavorevoli esiti, ebbi ribelli

Contro di lei aneliti in pro dei miei fratelli,

A soffocarli, sùbito di ragione m’armai,

E, la gloria adornandone i tetti, mi lagnai.

Ma oggi è inevitabile che o l’una o l’altra cada,

Che Alba sia tratta in vincoli, Roma in rovina vada,

D’una battaglia al termine di cui più non avanza

Né al vincitore ostacolo, né al vinto la speranza:

Odio invero colpevole avrei al mio paese

Tutta Romana d’essere s’avessi altre pretese,

Ed il Romano ai Superi chiedessi vittorioso

Se tanto sangue spargere deve, che m’è prezioso.

L’interesse d’un singolo non sia per me più soma;

Alba non ho a difendere, non sono più per Roma:

E l’una e l’altra fremere mi fa, al gran giorno presso;

Vorrò il partito prendere, poi, di chi cada oppresso.

Resto per ambe equanime, infino alla vittoria;

Io parte ai mali prendere voglio, non alla gloria;

E serbo, in mezzo all’impeto di tanti aspri rigori,

Ai vinti le mie lacrime, e l’odio ai vincitori.

 

GIULIA.

Spesso si vedon nascere in simili tormenti

In differenti spiriti, passioni differenti!

Di Camilla coll’indole quanta v’è discordanza!

Suo fratello v’è coniuge, il vostro ne ha fidanza;

Ma ella con dissimile occhio ha da voi guardato

Da un lato il consanguineo, dall’altro il proprio amato.

Voi mostravate spirito romano, interamente;

Il suo appariva ondivago, ed indecisamente

Temeva d’ogni minimo conflitto la tempesta,

Del predominio trepida di quella parte e questa;

Degli sconfitti al perdere tributando ogni pianto,

A pena interminabile condannandosi intanto.

Ma jeri l’informarono che il giorno era fissato

In cui doveva essere lo scontro ormai ingaggiato:

Di gioja subitanea tosto schiarando il viso…

 

SABINA.

Giulia, ah!, per me è temibile scarto così improvviso!

Jeri lieta mostrandosi disse a Valerio cose;

Rivale cui, non dubito, mio fratello pospose.

L’animo suo, che scuotono di quest’oggi gli affanni,

Non può trovare amabile chi assente è da due anni.

Ma di fraterno palpito scusate i falli miei;

Poiché per lui io dubito, tutto temo da lei;

Su basi troppo labili io formo i miei sospetti;

Giorno così terribile mal può scaldare petti;

Di rado sono l’anime prese da nuovi amori,

In dì così temibile ben altro ingombra i cuori;

Pure altri non eguagliano tali intrattenimenti,

Né v’hanno comparabili ai suoi dolci contenti.

 

GIULIA.

Come per voi, l’origine di ciò mi resta oscura;

Né a persuadermi è valida nessuna congettura.

In tanto gran pericolo grande costanza pare

Il vederlo, l’attenderlo, non starsi a disperare;

Certo mi pare eccedere dar mostra d’allegria.

 

SABINA.

Un buon genio a proposito ecco che ce l’invia.

Su questo punto pròvati a farla un po’ parlare:

T’ama tanto che l’animo non ti vorrà occultare.

Ti lascio. Mia carissima, con Giulia un poco state:

Io tanto melanconica non voglio mi vediate,

E il cuore mio, che opprimono mille e mille martirj,

Vorrebbe in solitudine celare i suoi sospiri.

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